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DTP con WinWord i
Lotus 1 -2-3/3: i
ragionare in 3D A
T schede SuperVGA
I AlcrosoH Basic 7.( I
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Pc HP Vectra:
ritratto di famiglia.
K31 HEWLETT
mL'nM PACKAfìO
NEL
NUMERO
96
MAGGIO 1990
Indice degli inserzionisti
6
Posta
34
News a cura (J; Massimo Trusce/fi
42
MacWorId Exposition
di Marco Mannacci e Valter Di Dio
81
Stampa estera di Paolo Ciardelh
86
Starlite: luci e computer diventano spettacolo
di Massimo Truscelh e Paolo Ciardelli
93
Prova: 7 Schede Super-VGA a confronto
di Giorgio Amane e Gabriele Romanzi
116
Prova: Compao DeskPro 486/25
di Corrado Giustozzi
126
Prova: Sound Blaster
di Paolo Ciardelh
134
Prova: Microsoft Basic 7 0
di Ralfaello De Masi
138
Prova: Autodesk Animator
di Francesco Patroni
146
Prova: Zanichelli, la Divina Commedia su Floppy Disk
di Corrado Giustozzi
154
Spreadsheet di Francesco Patroni
Lotus 123 rei 3... ma non solo. Ragionare nella
terza dimensione
158
DTP di Francesco Ps/rom e Gianni Catani
Word per Windows- prova su sirada delle funzioni DTP 164
DTP di Mauro Gandini
DesignStudio Tamico del grafico 170
MCmicro CAMPUS
a cura di Francesco D'Angelo e Gaelano Di Stasio 176
IntelliGIOCHI
Probabilità, paradossi e computer di Corrado Ciustoui ISO
Playworid: di Francesco Carla
Awenimemo, 8.1 S (Best In Sollwarel,
Inside Readsr, Videoprim, Panorama 184
PO Software
Shell per la gcsiionc di file e programmi
di Gabriele tornami 197
Archimedes di Bruno Rosati
RIsc-Osi OverView sul Kernel 203
L Arm Hardware 206
Macintosh di Ralfaello De Masi
TrueForm 208
ADPnetwork- Low-laveI auloconfig di Andrea De Prisco 216
I Font- loro uso e abuso di Massimo Novelli 220
Programmare in C su Amiga 1221 di Dano de Judicibus 224
Atari ST di Vincerne Folcarelli
dBMAN V Database Relazionale 232
Appunti di Informatica di Giuseppe Cardinale Ciccotli
Architettura e programmazione
dei sistemi multiprocessore 238
Intelligenza Artificiale di Rallaello De Masi
A cosa serve un Sistema Esperto
C di Corrado Giusroisi
Gelopl
Turbo Pascal di Sergio Pohni
Come il DOS comunica con i programmi residenti
Turbo Prolog di Ralfaello De Masi
Finestre e gestione dello schermo con Prolog
MSX di Maunzio Mauri
I tasti di funzione
Software Amiga a cura di Andrea de Prisco
Il Console.device
Software Atari a cura di Vincenio Folcarelli
Pro-Function 1.0
Tratteggio di poligonali in Autolisp, CMouse. SP Build
Software C-64 a cura di Tommaso Paniuso
Software di MC disponibile su cassetta o miniflc^ply
Guidacomputer
Micromarket - micromeeting
Mierotrade
246
260
256
258
262
268
274
279
281
304
Moduli per abbonamenti - arretrati • annunci 305
MCmicrocomputer n. 96 (numerazione editoriale}
Indice degli Inserzionisti
58 4 Bytes srl - Via Lorenzo il Magnifico, 65
00162 Roma
58 A.P.C. -EX AAR - Via Magenta, 13/15r
50123 Eirenze
40 ACCA srl - Via Michelangelo Cianciulii, 41
83048 Montella
40 ACTEAM - International Marketing corp. - P.O. Box
82-1 53 Taipei - Taiwan R,O.C.
90 Advanced Technology snc - Va Luca Ghini, 107
00172 Roma
74*75 AEG Olympia Italiana spa - Via Stephenson. 94
20157 Milano
65 Autodesk SoHTrade A,G. - Guterstrasse, 137
4053 CH 4053 Basel
II cop.-3 Borland Italia srl - Va Guido Cavalcanti, 5
20127 Milano
70*71 Buffetti Data spa • P.le V. Bottego, 51
00154 Roma
38-39 C.B,S. Control Byte System srl - Va Comelico. 3
20135 Milano
45-47*49 C.D,C. spa • Via Toscoromagnola, 61
56012 Fomacette
8-9 Chicony - Taiwan
19*51 Clup seri - P zza Leonardo da Vnci, 7
20133 Milano
237 Com. Int, sas - Va E. All’Angelo, 7
42100 Reggio Emilia
90 Comesa srl - Via Fratelli Rosselli, 22 - 48018 Faenza
196 Computer Center - Va Forze Armate, 260/3
20152 Milano
88 Computer Time sas ■ Via Garibaldi, 83
96014 Floridia
64 Convert snc - Via G. Tornasi di Lampedusa, 9
00144 Roma
III cop. Cosmic srl - Via F Patrizio da Cherso, 30
00143 Roma
125 CST - Taiwan
Inserto 99/ D-Mail srl - Vale Corsica, 92 - 501 27 Firenze
114
41 Data Automation srl - Milano Fiori Strada. 4 pai. A2
20094 Assago
56 DigKron srl - Va Lucio Elio Seiano, 1 5
00174 Roma
21 Disitaco spa - Via Arbia, 60 - 001 99 Roma
66-67 E.GI.S- • Via Castro de’ Volsci, 42
00179 Roma
231 Easy Data - Via Adolfo Omodep, 21/29
00179 Roma
48 ECS - Via Casarini, 3/C-40131 Bologna
63 Elettronica Centostelle srl - Via delle Centostelle
5/a-b - 50137 Firenze
88 Elettronica Monzese snc - Va Azzone Visconti, 37
20052 Monza
299 Executive dì Ascoli & C snc - Via Buozzi, 23
22053 Lecco
53 Executive Service sas - Via Savigno, 7
40141 Bologna
115 ExpoEdit-Copia - Via Domenichino, 11
20149 Milano
145 Fantasoft - Via O. Targioni Tozzetti. 7b
57126 Livorno
242 Ropperia srl • Via Montenero. 31 -20135 Milano
27 Focus - Taiwan
22*40 Fora -Taiwan
57 H.H.C. Italiana srl - Via S. Maria Goretti. 16
00199 Roma
4 Hewlett Packard Italiana spa - Va G. DI Vttorio. 9
20063 Cemusco sul Naviglio
71-202 Info.Sist - Va Malta, 8 - 00198 Roma
Informatica Italia srl - Corso Re Umberto. 1 28
10128 Tonno
Ing. C. Olivetti e C. spa - Stampanti - Via Jervis, 77
10015 Ivrea
Italsoft srl - Via Dottor Palazzolo, snc - 9401 1 Agirà
I.E.S. - Via Cassia, 701 - 00189 Roma
Jen Elettronica srl - Va Ravenna. 98 - 65122 Pescara
Kyber Calcolatori srl - Via L. Ariosto. 18-51100
Pistoia
Logitech Italia srl - Centro Direz. Colleoni Pai.
Andromeda - 20041 Agrate Bhanza
Longshine - Taiwan
Luigi Buffetti spa - Va Banco di Santo Spirito. 56
00186 Roma
M. & M. Studio sas - Corso Vinzaglio. 12-10121
Torino
M3 Informatica sas - Via Forlì, 82 - 10149 Torino
Mannesman Tally srl - Via Borsini, 6 - 20094 Corslco
Media Disk • Va Ciociana, 12 - 00162 Roma
MG Elettronica snc- Va G Negri, 2/f -20100 Novara
Micro Spot della London Limited srl
Via Acilia, 244 - 00125 Roma
Microforum - 944, St. Clair Ave. West - 00000
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Microlink srl • Via Montegrappa, 177 - 50047 Prato
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Multiware snc - Via S. Sanvito. 60
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Nicola Zanichelli Editore spa - Va Irneno, 34
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Renate
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Porta Portese • Via di Porta Portese, 95
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Sisoft srl - C.so Sempione, 8-20154 Milano
Softcom srl - P.za del Monastero, 17 • 10146 Torino
Technimedia - Via Carlo Perrier, 9 - 001 57 Roma
Technitron Data spa - Il Girasole - pai. Cellini, 305/b
20084 Milano Lacchiarella
Tecnodiffusione srl - Via Savelli, 3-35129 Padova
Telcom srl - Via M. Civitali, 75 - 20148 Milano
Titan ■ Via G. Jannelli, 218 - 80131 Napoli
Twinhead - Taiwan
Unibit spa - Via di Torre Rigata. 6 - 00131 Roma
Unidata srl - Va S. Damaso, 20 - 00165 Roma
Uniware srt - Via Matera. 3-00182 Roma
Zenith Data Systems Italia srl - Via Conservatorio,
22-20122 Milano
280
87
80
255
89-91
18-54-57
56
195
301
64
137
215
62
303
16-202
14-15
55
41
67
59
179-273
85
72
26
92
304
30-31-33
20
52
133
187-189
73
10-11
23-25-124
68-69
12-13-17
43
28-29
24
34-35-60-61
36*37
69
76-77
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Se ti abboni o rinnovi l’abbonamento
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computer di classe laptop
principalmente hanno bisogno di una
velocità di calcolo elevata, altri
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elaborazioni grafiche, altri ancora
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scrivere portatili e così via.
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HD40
HD 180
CONFIG.
HD40
HD180
CONFIG.
HD40
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SKDUAL
2.390.000
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SK DUAL
2.990.000
4.120.000
SK DUAL
4.220.000
5.350,000
SKVGA
800x600
2.500.000
3.630.000
SKVGA
800x600
3.100.000
4.230.000
SKVGA
800x600
4.330.000
5.450.000
SKVGA
1024x768
2.600.000
3.730.000
SKVGA
1024x768
3.200.000
4.330.000
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sparmiare
tempo, videoterminali ASCII e
ANSI a colori e monocromatici
per "risparmiare" anche la vista
dell' operatore.
Prendete il sistema WYSE 3225.
che può essere server di rete,
worìcslation o piattaforma multi-
uienza.
Solo Wyse poteva far sposare la
potenza all' eleganza.
Con Logitech arriva-
no gli optionals. .sem-
pre più indispensabili
e meno optionals.
11 mouse, così piccolo
e sensibile, il nuovissimo Tracie-
Man, un tuttofare che lavora anche
senza pia-
ni d’appog-
gio ed infine
lo ScanMan
che disegna,
taglia, stam-
pa, colora e
inverte in modo instancabile.
ministrazione e la grafica, e a laser
daga 11 PPM.
Ma a pane PanaSOIliC
gli aghi, il
laser, il modello e le prestazioni,
tutte le stampanti hanno una cosa in
comune; il cognome.
E Panasonic
10 dà solo a
prodotti fles-
sibili. affida-
bili e super-
accessoriati. Eperestrema gentilez-
za sono anche accompagnati dalia
manualistica in lingua italiana.
Ci sono personal computer che
stanno bene solo in ufficio. Quelli
della Sharp no. Loro adorano
essere
porta SHARP
11 e tra-
sportati, viaggiare neH’apposita
borsa a tracolla e usare la batteria
addizionale. Un personal compu-
E ANCHE DOPO
lOBinCH
ter SHARP, dai Note-Book al 386
a colori, è piccolo, leggero, velo-
cissimo.
Anche per agevolarvi. Sharp,
sempre a portata di mano.
Il vostro impiamosoffre di distur-
bi continui? Tende ai collassi per
improvvisi cali di tensione?
Nessun ^
proble-
ma. un gruppo di continuità con
filtro Dumper della Easy-Power vi
stabilizzerà le i
onde sinusoi-
dali, senza ru-
more nè da- I
mori. Perchè
Easy - Power
risolve con facilità i problemi del
vostro impianto, con
gruppi di continuità
senza confronti. Dei
veri angeli custodi.
E ancora Finesse, il più efficente
DTP da tavolo o il CachWord che
legge anche le parole. Non fatevi
ingannaredaile imitazioni; dovec'è
un occhio e una freccetta, solo il c'è
la qualità Logitech.
Rrchi cerca una stampante. ..ecco
l'ineguagliabile assortimento
Panasonic. Ce ne sono ad aghi (9 o
24) per l' Office Automaiion, l’am-
Tecnodiffusione è la rete di distri-
buzione delle più prestigiose mar-
che nel campo deH'infonnatica.
Facendo parte di una grossa orga-
nizzazione di vendita, il rivendito-
re Tecnodiffusione mette adisposi-
zione il meglio deH'informatica nel
modo più professionale ed accurato,
occupandosi di procurare il pro-
dottogiuslo alla persona giusta. Per
questo diciamo "ci occupiamo di
lui prima che sia tuo". E se per
caso ci dovessero essere incon -
venienti, ma succede raramente, ci
pensa il nostro centro a fornire
l'assistenza tecnica e il servizio di
Hot-line.
Per questo diciamo "anche dopo".
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ch’è si caro
come sa chi per lui rete rifiuta
Mi rendo conto che. scherzando e ridendo, sono più di 6 mesi che tralascio di prendermela
seriamente con la SIP e con il Ministero peri ritardi e l'arretratezza della telematica italiana.
Ed in effetti ci sarebbero ottimi motivi per rinnovare la nostra eterna querelle: la
deregulation telematica, più volte intravista dietro l'angolo Isolo quello del Maurizio
Costanzo Show, owiamenteì, non riesce a vedere la luce.
Questo nonostante gli interessi della Società Concessionaria e della alfabetizzazione
telematica siano lo. come dirà, fossero) largamente coincidenti: l'abolizione dell'iniqua
tassa sul macinato, quelle 200.000 tire/anno che un qualsiasi utente pubblico o privato deve
lo dovrei piuttosto dire «dovrebbe« ?! pagare per fischiare con un modem (compreso quello
del Fax) lungo i fili del telefono, rappresenta una spina nel fianco della SIP che. costretta ad
imporre il pagamento, finisce coll'essere meno concorrenziale dei privati nella vendita di
hardware telematico.
Ed anche le 50.000 lire/anno (4. 1 66 lire/mese. 8.333 lire/bollettal del canone di concessione
Videotel rappresentano lo forse rappresentavano) un'ulteriore spina nel fianco di una
società che. pur di promuovere un servizio anacronistico, noleggia terminali Videotel sulla
soglia della remissione: 84.000 lire/anno, manutenzione compresa, sono cerramente
poesie.
Già. perché è lecito cominciare a sospettare che l'abolizione del canone di Concessione
Ministeriale non sia più per ia SIP obiettivo di un qualche rilievo: il congiunto disposto della
distribuzione del terminale a 7.000 lire/mese, della tendenza del grande pubblico verso
attività ludiche subculiurali (lo straordinario successo di Colpo Grosso è la più lampante
dimostrazione della correttezza di questa qualunquistica affermazione), della scarsa
attitudine della gente comune a farsi due conti e. last but not least. un pizzico di italica
furbizia, ha finalmente prodotto un risultato straordinario: il Videotel é decollato alla grande '
Eh si. perché, come é capitato a me. i venditori SIP fendono a sottolineare che il terminale
Videotel costa solo 7. 000 lire al mese, dimenticando di aggiungere che per via del canone di
Concessione Ministeriale le spese fisse in bolletta sono in realtà pan a 22.333 lire, cui
bisogna aggiungere uno scatto per ogni chiamata, più tremila lire/ora di costo base del
collegamento, più il costo delle pagine fornite dai «fornitori di informazionei^ ovvero quello
dei vari gateway su base oraria. A parte ciò, se un utente Videotei si azzarda a consultare
l'annuario alberghiero, è facile che a 600 tire a pagina per trovare un alloggio in Dolomiti
spenda 40.000 lire in meno di un'ora; se tenta il collegamento con un servizio francese
spende da un minimo di W.200 lire/ora (ino a 33. 720 lire (562 lire/minuto) e solo perché /
servizi 3629 da 2.250 lire/minuto non sono ancora stati attivati.
Che dire poi delle 5.000 lire addebitate (ancora prima dell'invio dei datili!) per il «responso
delta sibilla», delle 999 lire a pagina per 9 pagine (totale 899 1 lire) del «breve corso di lettura
delta mano» di pagina 555005). delle 5.000 lire per farsi fare una previsione sull'attesa di
vita?
Ma il massimo lo raggiungono quanti si collegano ad uno dei 25 Chat attualmente ^ipertóf fivi
su Videotel spendendo senza battere ciglio altre 10.200 lire/ora 1)70 lire/minutol).
Non c'é che dire: un utente Videotel che non si limiti all'utilissimo (ancorché farraginoso)
servizio 12 finisce per trovarsi addebitate in bolletta svariate decine di migliaia di lire
tendenti a diverse centinaia di migliaia; e senza rendersene conio.
Certo dopo aver visto la prima bolletta, se é proprio interessato alla telematica ed al chatting
SI munirà di modem e passerà a spendere assai meno su rete commutata.
Ammenoché. . . l'italica furbizia e radio-hacker non gli abbiano fornito il codice giusto per far
addebitare i propri consumi sulla bolletta di qualcun altro (possibilmente un ente pubblico
che non se ne accorge e quindi non protestai se non addirittura la regoletta per scoprire il
codice di accesso dei neo abbonati cosi sprovveduti da non aver ancora cambiato i 4
caratteri di password di loro competenza.
Che accadrà il giorno In cui, con la completa conversione ail'elettronica delle centrali in
decade uno e la conseguente possibilità di riconoscere l'utente sulla base del numero
chiamante piuttosto che di una password, tutto il costo del Videotel finirà ingiusta evidenza
sulla bolletta dei chattoni?
Paolo Nuti
maggio 1S90
L 7.000
Oirettora:
Paolo Muti
Condirettore:
Marco Menrracci
Bo Ainkiil
Andrea de Prisco
Collaboratori:
Massimo Tiosceili.
Paolo Ciardelli, Gioigio Amene.
Francesca Carlà. Qianni Caiani,
Francesco F Castellano. Giuseppe
Cardinale Ciccotli, Marco Ciuchini,
Francesco D'Angelo. Rallaello De
Masi. Dario de Judiobus. Valter Di
Dk). Gaelano Di Stasio. Canrìelo
Genovese. Enoco M Ferran,
Vincenzo Folcaielli. Corrado
GIUSIOZ2I. Maunzio Maun.
Tommaso Paniuso. Claudio
Petrom, Francesco Peironi, Elvezio
Petrozzi. Sergio Polim. Gabriele
Romanzi. Bruno Rosali. Luigi
Sandulli. Andrea Suaioni.
Pietro Tasso
Segreteria di redazione:
Paola Pujia (responsabile).
Massimo Albarello.
Francesca Bigi.
Franco Fulignoli,
Giovanna Molman
Grafica a impaginaaione:
RoDeno e Adriano Saltarelli
Maurizio Zinolli
Manna Durand de La Penne
Roberta Grande. Rosane Melis
Segreteria materiali:
Alessandro Lisandri Manna Pnnapi
32
MCmicrocomputern. 96 - maggio 1990
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Garantito 5 anni in contezione originale e con manuale utente
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Garantito 5 anni in confezione onginale e con manuale utente.
758.000
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902.020
EH Coprocessore matematico Intel 80237*25
Garantito 5 anni in confezione originale e con manuale utente.
953.000
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Posta
Da zero a... PhiI Kahn
Sono un ragazzo di 21 anni che de sempre
legge la vostra professionalissima rivista (a
quei tempi avevo il Commodore 64 e legge-
vo solamente le pagine di PlayWorId). ora
sono passato a miglior vita grazie alla lettura
dei vostn articoli: pian piano mi sono avvici-
nato al pianeta K ed ora ho coronalo il mio
sogno acquistando un computer più profes-
sionale che non fosse un home-computer
Infatti ora sono il felice possessore di un
compatibile IBM con due disk drive I720K +
360k), un hard disk da 20 mega, monitor a
colon, scheda grafica e una stampante'f'
Voi vi starete chiedendo perché vi vengo a
raccontare tutto questo, ma é molto sempli-
ce: questa è una lettera di ringraziamento nei
vostri confronti, grazie per avermi informato
sul meglio di ciò che offre il mercato del-
l'hardware e del software, questo progredire
insieme con voi é stato veramente significati-
vo per la mia esperienza nel campo informa-
Spero di non annoiarvi con questi insoliti
complimenti, ma io credo fette era quaS' un
dovere per me farvi sapere quanto siete stati
fondamentali nella mia crescita informa-
tica'"
Nel concludere questa cosi inusuale lette-
ra di ringraziamento spero, anzi ne sono
sicuro, che continuerete a migliorarvi con il
passare degli anni e possiate essere una
guida cosi determinante per chi si affaccia
per la prima volta nel mondo informatico,
cosi determinante come lo siete stati per
Grazie MC
Mauro Ferrante,
Castellammare del Golfo (TP)
Questa é una lettera che fa piacere non
tanto perché contiene dei complimenti al
nostro lavoro, ma soprattutto perché esem-
plifica esattamente ciò che MCmicrocompu-
ter vorrebbe essere per i suoi lettori. Il nostro
lavoro consiste nel cercare di informare più
correttamente e completamente possibile su
quanto riguarda il mondo dell'informatica
(personale, ma oggi questo termine ha forse
perso di significato) Questo dovrebbe servi-
re, nelle nostre intenzioni, ai lettori sia per
operare nel modo migliore le proprie scelte
(grazie alle indicazioni sul mercato e sui pro-
doitil. sia per migliorare le proprie conoscen-
ze lariicoli di cultura e applicazione nei vari
settori) E un giovane che comincia leggendo
le recensioni di PlayWorId. e che poi passa
ad applicazioni piu «sene» (senza nulla voler
togliere alfa serietà dei giochi ), e un fatto
emblematico e sicuramente positivo per lui e
per noi Noi che non abbiamo la presunzione
di essere stati gli artefici di questa evoluzio-
ne. ma che crediamo comunque, e ne siamo
lieti, di aver dato almeno un qualche contri-
Quando rivedo PhiI Kahn (per chi non lo
sapesse, il fondatore della Borland) giuro che
gli chiedo se da ragazzino leggeva qualche
rivista, e se leggeva le recensioni dei giochi .
chissà che fra I nostri lettori più giovani, che
oggi magari si limitano a PlayWorId, non si
celi qualcuno destinato a diventare personag-
gio di tal calibro?
POP inviate francobolli!
er ovvi motivi di tempo s spazio sulla
rivista, non possiamo rispondere a tutte le
lettere che ncevlemo ne, salvo in cast del
tutto eccezionali, fornire risposte private
per tale motivo, preghiamo 1 Lettori di non
accludere francobolli o buste affrancate
Leggiamo tutta la corrispondenza e alle
lettere di interesse piu generale diamo ri-
sposta sulla rivista Teniamo, comunque,
nella massima considerazione suggerimen-
ti e critiche, per cui invitiamo in ogni caso i
Lettori a soriverol segnalandoci le loro opl-
Computer nell'handicap
Siamo un gruppo di studenti delle classi
quinte deiri T.C.S A. Volta indirizzo matema-
tico-informatico di Bagno a Bipoli in provincia
di Firenze
La nostra scuola, nata da soli 6 anni, ha
instaurato rapporti con importanti aziende
quali la Ashton Tate, m collaborazione con la
quale abbiamo svolto lavori utilizzando dBIV
e FrameWork III, la Microsoft, che lo scorso
anno ha nominalo il nostro istituto «Micro-
soft Excellence Center Ad Honoremu e t'E-
LEA che a ha formio Xi-Plus per la realizza-
zione di Sistemi Esperti
Questi contatti Ci hanno permesso di intra-
prendere delle attività di lavoro extrascolasti-
che, grazie alle quali abbiamo acquisito note-
voli conoscenze arca le problematiche del
mondo del lavato
Una particolare attenzione la abbiamo rivol-
ta ad attrezzature HW e SW per portatori di
handicap, più specificatamente per i non
vedenti, poiché abbiamo avuto l'opportunità
di usufruire di un laboratorio già attrezzato a
CIÒ. in funzione presso la scuota media infe-
riore di Bagno a Bipoli realizzato dal comune
per un ragazzo non vedente che frequenta
tale scuola.
Nel periodo estivo alcuni di noi hanno
tenuto un corso di infomatica di arca dieci
lezioni agli insegnanti di sostegno delle scuo-
le medie inferiori del Comune di Bagno a
Bipoli su come lavorare con un computer e
sulle principali funzionalità del sistema opera-
tivo MS-DOS
Biteniamo che Tmformatica possa essere
un valido aiuto per i portatori di handicap ed
abbiamo deciso di dedicare a questo settore
alcuni degli elaborati da presentafe all'esame
di maturità.
I T C.S A. Volta. Bagno a Bipoli (FI/
Ho omesso le parti della lettera nelle quali
SI accenna tecnicamente al lavoro svolto,
perché con il prof Giuliano Marullo. che
rappresenta il gruppo di studenti, siamo già
d'accordo sul fatto che dedicheremo a breve
scadenza, a quanto realizzato, uno spazio più
ampio di quello che sarebbe possibile trovare
qui nella posta
Ringrazio per ora il gruppo dell’I.T.C.S. (e
tutti gli altri lettori che hanno inviato segnala-
Rivenditori
r/NlBlT
che aderiscono
airìnizìativa
Uli'c |iro(liiili\i‘.
34
/PERMUTARE
PER (CREDERE
I Rivenditori
Unibit
ti danno almeno
1 . 000.000
(un milione)
di motivi
(di lire)
per buttar via
il tuo vecchio
computer.
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soiM) ['t'rumt’ivf
si. \/fj/JO(j<’nf’iosi. Perche
incanìhindel fi io l'f'rrh/o
rofjipuK'r f/tiSfii'ra <’ (f/iifci
(jnrJii'iion /un-
Kioiìaive. ri regalano al-
meno uiì milione tiìiù IVA)
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l\Ai. fxjiraiOiXniisiareadesemiiicjunnuovoL'nibir
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dii2o,\H>, .US/KJS* 4.0J. OU’ Bus/r' eU’i/idou’s®
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risparmio sarò più grande.
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pnj^css/oj it/k' riw’ ilo li st/o punfo f ii/orz(i nei /nicrf>
prort’ssori' Ho.38f>.S.\’.- grazie alla sua moderna
archiieiiura consente di ulilizzare i nuovi e po(«ifi
pr< Kjro/71/ni st 'iluppaii ;«*r i microprocessori tSTHL
it 1)2 l)it. oirrinit'ii/i /lon ufi/iz/:ci/«7i su roniiiuter di
fi;w ) XT* e ,'\T* o su iv tmpuiernon ,\iS DOS. «uifore
poi il tuo uccfii/o com/njier. se .MS DOS. significa
anche rotìservare tutti i vecchi, cari lìrogrammi e
velocizzarli poiché l'L ’nibii l\:l)il 3Hf»SX iut <ora a I a
.MHz.
ti se invece non iiui un ro/n/iuf/r nio l’uoi
roni/ndorcronunm't’rojn/’nfi'rronomH'o. qursfo
('oi’i’ionn’nft'iinio/rK'nfomipi/ori'/jcr froi 'ameuno
Ixiono, usato, presso / /-{/l'ejKi/iori i'nil)it.
fìn/enOilon ella adenscano a'i'imialtva
ATTENZIONE:
i/aliOa Uno al JOgiugna ISSO pressoi!
KIri- protlutiive.
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Questo non è un
semplice slogan pub-
blicitario. è una veri-
tà; una verità Unida-
ta che si è affacciata
sul mercato informa-
tico nel 1983 e che,
con il passare degli
anni, si è attestata ai
primi posti con una
produzione al massi-
mo delle prestazioni
e della qualità, co-
prendo. con una
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positamente proget-
tati e sviluppati, una vasta area applicativa.
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80387/Weltet<
IMB 16MB
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zioni. tutte prese m considerazione), rinno-
vando l'invito alla collaborazione per mettere
in comune le esperienze di chi ne ha Credo
sta particolarmente utile in un seitorg" che ne
ha bisogno, ed in un paese m cui alcune cose
fondamentali sono Irop^ lasciate all'iniziati-
va individuale L’Italia è un bel posto, ma .
per chi sia bene Tanto per non fare parago-
ni. in Giappone ho visto con i miei occhi un
signore senza gambe entrare, senza troppi
problemi, nella metropolitana.
Appuntamento a presto per il resoconto
del lavoro dei ragazzi dell'I.T C.S di Bagno a
Bipoli
Multitasking e Multi Finder
Speir. Redazione di MCmicrocompuler.
alla luce di un passalo recente che mi ha
vista allibila testimone di salaci quanto sterili
alterchi fra possessori di Amiga o Alan, desi-
dererei tare i/n 'importante precisazione a!
duplice scopa di fugare ogni possibilità di
malinteso o comunque di erigere un valido
baluardo contro gli eventuali strali di qualche
recidivo guerrafondaio, che magari ravvisi
nella mia lettera chissà quali intenti di ziz-
zanma
Questa mia vuole infatti rz^giongere un
innocuo scapo: quello di comprendere una
presunta dicotomia della logica di funziona-
mento della modalità "multitasking» da me
riscontrata su due diversi computer, Amiga e
Macintosh Nessuna polemica fra le righe
quindi, tanto più che l'eco deH’apoteosi del
tale o tal'altro personal fatta da un ultimo e
indefettibile paladino si sta forse finalmente
affievolendo e non vorrei certo essere io la
bellicosa mnescaince di una nuova e depre-
cabile diatriba: quella fra gli "epigoni» di
Amiga e Mac. Cosa molto improbabile, lo so.
perché si tratta di due computer che si
collocano in fasce di prezzo completamente
diverse determinando cosi una notevole di-
versificazione di utenza, ma é «me/ius abun-
dare Inelle precisazioni) quam deficere»
Concluso questo lungo lerminus a quo.
passiamo a! dunque
è cosa risaputa che il sistema operativo
dell'Amiga, a prescindere dalle susseguenti
migliane apportate, sia leggermente claudi-
cante e comunque perfettibile, altrettanto
trito é il fatto che per zittirne i detrattori basta
pronunciare una magica parola, "multita-
sking». caratteristica di tale levatura da offu-
scare in un sol battito tutti i difetti e / bug
dell'Amigados Ricordo succintamente il fun-
zionamento in ambiente Amiga di questa
miracolosa panacea a parte l'avanzamento
di altri programmi durante i tempi morti ge-
nerali da richieste di input/output, il tempo
macchina della epu viene suddiviso in piccali
t/me slice. al termine di ognuno dei quali
viene di volta m volta verificata la possibilità
di cedere il controllo a qualche altro task, il
tutto in base ai confronti di priorità effettuati
da Exec.
In questo modo, grazie alla tecnica lime
slicing della cpu. viene data l'impressione di
un avanzamento parallelo e simultaneo dei
vari programmi
E fin qui nulla da eccepire, i dubbi sano
sorti quando ho avuto la possibilità di lavora-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
POSTA
re su Amiga in emulaiione Mac e di utilizzare
il Multifinder. nuovo s.o multitasking che
supporta applicazioni in background.
Dopo aver caricata altri due programmi,
MS Words e Microsoft Basic, ho potuto
notare una vera e propria condivisione delle
risorse, ovvero di porzioni di memoria, sotto-
programmi e procedure di utilità generale,
non solo del tempo di cpu.
Nella fattispecie mi sono servita di stru-
menti come «cut, paste, copyu, utilizzali per
trasfenre dati da un programma all'altro: ho
notato come l’interazione dell'utente con un
programma é automaticamente trasparente
agli altri programmi in multitasking e sincera-
mente, poter lavorare in un ambiente cosi
logico e strutturato lascia quantomeno elet-
trizzati
Di primo acchito sembrerebbe quasi di
trovarsi di fronte ad una duplice interpretazio-
ne delta modalità multitasking: da quella, un
po’ più clamorosa, effettuata nell'Amiga, de-
riverebbe una predilezione alla realizzazione
più propriamente tecnica delta modalità,
mentre da quella nel Mac deriverebbe piutto-
sto una concentrazione di sforzi diretti a
ottemperare m pnmis le esigenze di comodi-
tà e chiarezza dell'utente, privilegiando per-
ciò, a quanto ne ho potuto vedere io. l'otti-
mizzazione della condivlsione delle risorse e
trasparenza di interazione
Perciò la mia domanda é la seguente: quali
sono I requisiti necessari e sufficienti affin-
ché SI possa parlare di multitasking?
Se la risposta fosse la possibilità di esecu-
zione quasi parallela di vari task con condivi-
sione del tempo di cpu, se ne evincerebbe
che il multitasking dell'Amiga è perfettamen-
te rispondente alla definizione (mentre non
conoscendo esattamente la procedura di fun-
zionamento del multitasking in Mac. non
posso trarre alcuna sicura conclusione in
propositol.
Ma se cosi non fosse, se per parlare di
multitasking si dovesse necessariamente fa-
re riferimento a una efficiente e completa
condivisione di risorse e ad una trasparenza
di Interazione con l'utente comune a tutti i
task, che ne sarebbe del multitasking del-
l'Amiga?
Nadia Prizzon, Prata di Pordenone IPNI
Il multitasking non nasce per ottenere un
avanzamento parallelo e simulato dei vari
programmi in esecuzione ma essenzialmente
per ottenere uno sfruttamento maggiore del-
ia principale risorsa di qualsiasi sistema di
calcolo, ia CPU. E in un sistema multitasking
allo stato puro, non esiste nemmeno il con-
cetto di time slicing proprio, invece, dei siste-
mi lime sharing In pratica in multitasking un
processo (o task) resta in esecuzione fino a
quando non effettua una operazione che
comporterebbe attesa attiva da parte del
processore, tipicamente una operazione su
una periferica. In pratica ogni processo può
stare solo m uno dei seguenti tre stati: in
esecuzione, m stato di pronto o in stato di
attesa. Un processo passa dallo stato di
esecuzione a quello di attesa quando nchie-
de una operazione che comporterebbe atte-
sa attiva su un particolare evento, da stato di
attesa a stato di pronto quando l'evento
atteso SI è verificato e da quest'ultimo a
stato di esecuzione quando la CPU ha appe-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
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mory. Ethernet alte pre-
stazioni ISA/EiSA con
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face- Sistemo UNIX X38&486
LAN SERVER
Incluso sistema operatì-
bo di rete Nouell NetWa-
re 286 (8/100 utenti) o
NetWare 386.
Linea di sistemi server per
reti locali di alte prestazio-
ni, utilizzano CPU a 32 bit
80386 e 80486 con ar-
chitettura ISA o EISA con
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prestazioni ESDI o SCSI.
Realizzali per reti tipo Et-
hernet e Token Ring con
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niti con sistema operativo
di rete Novell NetWare o
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OS già installati.
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su ciascuna ima singola prova di acquisto.
Cffltituisce prova di aquisto il triangolo a destra
in basso (con la mascotte CIAO) presente in ogni
confezione R’Jl FILAI ^ qualunque tipo e fer-
ie cartoline di partecipazione sono disponibili
presso i rivenditori di floppy R’JI FILM.
Fra tutte le cartoline pervenute entro il giorno
precedente l'estrazione (il terzo giovedi ì ogni
mese) ne verranno estratte sette a cura del Rappre-
sentante dell’Intendenza di Finanza di Milana.
Il partecipante corrispondente alla cartolina pri-
ma estratta vincerà:
- 2 biglietti per le partite inaugurale o di semifi-
nale o di finale;
- 2 viaggi MR in aereo o treno (1‘ classe) per le
città sedi delle partite;
- 2 soggiorni in alberghi a 5 stelle dal giorno
prendente la panila ai giorno dopo la panita.
I panedpanti corrispondenti alle successive 6 car-
toline estratte vinceranno un biglietto dello sesso
tipo e per le stesse partite della cartolina l' estrat-
ad una probabilità
ta avverrà per lel^
nomi dei vincitori saranno anche pubblicali s
i stampa (compreso i messaggi pubblicitari re
Mal concorso),
l concorso, che dura sene mesi consecutivi, ini;
,elnov^bre’89 e termina nel maggio '90.
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OFFICIAL FLOPPY DISK OF WORLD CUP 1990
Collaborano per la
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dell’operazione i
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M.I.P.S. I
Il 705300
POSTA
na posto In stato di attesa II processo In
esecuzione e preleva un nuovo lavoro dalla
lista, appunto, dei processi pronti (per l'ese-
cuzione). Se al multitasking cosi congegnato
aggiungiamo anche «una goccia» di lime
sharing otteniamo un sistema misto come
l'Amiga m cui un processo, oltre ad essere
sospeso per aver richiesto una operazione di
I/O. può essere sospeso (in questo caso,
però, posto in stato di pronto) allo scadere
dei time slice per dare modo ad altri processi
pronti di mandare avanti la loro elaborazione.
Detto questo, c’è un'altra precisazione da
fare: il Multi Finder non ha nulla a che vedere
né col multitask né col time sharing. Non si
ha mai avanzamento parallelo dei processi,
ma il programma attivo m quel momento ha
tutta la CPU che gli serve (anche per fare
gustosissime attese attive) e continua ad
utilizzarla fino a quando l’utente non click-a
su un altro programma (o su una sua fine-
stra).
Terminata la «doverosa» introduzione, ve-
niamo alla sua lettera. Non credo che si
possa ancora parlare di bug di AmigaOos ma
solo di difetti. L'Amiga funziona. Il problema
è che non sanno farlo funzionare i program-
matori Amiga. Il perché è presto detto: non è
facile programmare un computer multitask.
Specialmente quando (difetto, non bug!)
questo non dispone di sufficienti meccanismi
di protezione atti a parare le relative «porche-
rie» dei programmatori inesperti. Mi riferisco,
ad esempio alla memoria protetta: un mec-
canismo che permette di controllare (tramite
una MMUj gli accessi alla memona da parte
dei processi in esecuzione impedendo a que-
sti di accedere ad aree di memoria allocate
da altri processi. Ma si tratta, ripeto, di
proteggere il sistema dagli errori dei pro-
grammatori che troppo facilmente utilizzano
puntatori come fossero biglie di vetro con cui
giocare senza curarsi minimamente degli al-
tri. L'integrazione logica dei programmi del
Mac (disponibile anche senza MultlFinder) è,
sinceramente, la cosa che invidio maggior-
mente di tutto il mondo Mac. Consideri però
che il Mac è nato prima di Amiga e solo ora
si cominciano a vedere anche per questo
programmi tra loro interfacciati. In più, l'usci-
ta a giorni del nuovo Amiga 3000, rivolto
principalmente ad una (nuova?) utenza pro-
fessionale dovrebbe spingere le maggiori
software house a produrre sempre più soft-
ware di qualità, maggiormente integrati tra
loro, grazie anche ad ARexx, l'Interfaccia di
comunicazione inter-process ora inclusa nella
nuova release de! sistema operativo 2.0. E si
parla anche (ormai i tempi sono più che
maturi) di standardizzare le interfacce pro-
gramma-utente imponendo una sorta di de-
calogo per attribuire a tutti i programmi Ami-
ga un look uniforme indipendentemente dalla
natura del software stesso, sia esso uno
spreadsheet, un wp, un animator, o un pro-
gramma di modellazione tridimensionale. Per
concludere: sicuramente l'Amiga risponde
perfettamente a tutti i requisiti di macchina
multitasking (da migliorare, sicuramente, la
gestione delle risorse hw) e c'è solo da
sperare che la forma di multitasking alla
quale accenna lei (in un certo senso dell'u-
tente. che riesce a fare facilmente più cose
insieme) non rimanga prerogativa del solo
Mac. ma sia presto disponibile anche su
tutte le altre macchine.
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NEWS
a cura di Massimo Truscelli
Nelle News
di questo
numero
si parla di:
Alpha Team Software sas Via Cicioni 10, 06100 Perugia
Amstrad Spa Via Riccione ia. 20156 Milano
Borland Italia srl Via Cavalcanti 5. 20157 Milano
Channel srl Via Bruztesi 27. 20146 Milano
Commodore Italiana Spa Via f Ih Gracchi 48. 20092 Cinisello Balsamo IMI)
Consoraio Arision c/o PATMS Via Artagnina 203. 00040 Roma
Oigrtron srl Via dei Quinti 7. 00700 Roma
DMC Data Management Consult srl Cerbata, Citta di Castello IPGI
Editrice Italiene Software Spa Via Fieno 8. 20123 Milano
Fujitsu Italia Spa Via Melchiorre Gioia 8. 20 124 Milano
Hewlett Peckerd fteliene Spe Via G. Di Villoho 9. 20063 Cernusco S/N IMII
i-Com idìome Communications P O. Box 5125- 102 43 Slockhoim Sweden
IBM Italia Via Rivoliana 13. San Felice. 20090 Segrale IMO
J. Soft srl V le Resielli 5. 20124 Milano
Kyber Calcolatori srl V. L Anosto 18, 57700 Pistoia
LAN Systems srl Via Rancati 9. 40134 Bologna
Letraset Itelia srl V. Mano Pagano 37, 20145 Milano
Logitech Halle srl Centro Dir CoHeom. Pel Andromeda. Via Paracelso 20. 20041 Agrate Brianza IMII
Lotus Development Europeen Corp. Via Lampedusa 11/A, 20141 Milano
Olivetti Spe V G. Jervis 77. 10015 Ivrea
Point Line AG Zurchersirasse 27. 5402 Baden Swìizerland
SCO (The Senta Cruz Operation) UK Croxiey Cenue. Halters Lane, Watford WD1 8YN. United Kingdom
Siemens Data Spa Vie Monza 347, 20126 Milano
Solco srl Via Borghese 14, 20154 Milano
Sony Microsystems Halia Centro Direz. Colleoni, 20041 Agrate Bnanza IMII
Soundware srl Via Mazzini 12. 21020 Cesaago (VA!
Telcom srl Via M. Civilali 75, 20148 Milano
Unibìt Spa Via di Torre Rigata 8. 00131 Roma
Hanno callaborato:
Giorgio Amane
Francesco F Castellano
Paolo Ciardelli
Andrea de Prisco
Carmelo Genovese
Corrado Giustozzi
Hewlett Packard:
nuove stampanti per Macintosh
La Hewlett Packard ha presentato la gam-
ma di stampanti in versione compatibile Ma-
cintosh. Della nuova serie fanno parte le
laser HP LaserJet III, IID e IIP. la DeskWhter
e la PaintWriier XL a colori
Tra le caratteristiche innovative la nuova
tecnologia HP RET (Resolution Enhancement
Technology), la possibilità di stampa fronte/
retro della HP LaserJet IID, la compatibilità
con il software per Macintosh e una ricca
dotazione di serie costituita da 35 famiglie di
caratteri standard per la stampa PostScript,
l’utilizzo condiviso tramite l'interfaccia stan-
dard industriale Apple Talk ed infine la dupli-
ce funzionalità: ambiente PC o Mac.
Le versioni per Macintosh delle stampanti
LaserJet dispongono dell’interfaccia standard
industriale Apple Talk in versione HP. della
cartuccia PostScript e della memoria neces-
saria alta gestione del linguaggio di stampa
PostScript.
La stampante HP LaserJet III produce testi
e grafica con contorni più netti, punti più
nitidi ed intersezioni di linee più pulite. Risul-
tato ottenuto con l'adozione della tecnologia,
sviluppata in casa HP, Resolution Enhance-
meni Technology IRET), che regola in manie-
ra automatica la densità e le dimensioni dei
punti, limitando l'effetto della scalettalura.
L'implementazione della tecnologia RET è
stata ottenuta con lo sviluppo di un circuito
ASIC (Application-Specific Integrated Circuit).
L'ASIC intercetta i dati ed analizza ciascun
punto prendendo m considerazione quelli
adiacenti. Ciò comporta la decisione di stam-
parlo più a destra o più a sinistra, piu piccolo
0 più grande. La velocità di stampa non viene
ridotta con l'adozione dei RET, né si rende
necessario il caricamento di alcun software.
La stampa fronte retro è la peculiarità della
HP LaserJet IID La LaserJet IID ha una
capacità di stampa di 8 pagine minuto ed è
dotata di due cassetti per un totale di 400
fogli. In più dispone di un accessorio per la
stampa di 50 buste
La silenziosità e la compattezza fanno della
LaserJet IIP un prodotto entry levei per il
mercato delle stampanti laser PostScript. Do-
tata di un cassetto multiformato della capaci-
tà di 50 fogli, regolabile anche per quattro
formati di buste, la stampante produce quat-
tro pagine minuto e può esser condivisa da
due o tre utenti.
La nuova HP DeskWnter viene fornita con
urta dotazione di quattro famiglie di caratteri
che possono essere nscalati firto al corpo
250, con incrementi di un punto tipografico,
e con driver selezionabile per il software
QuickDraw, Questo driver garantisce la com-
pleta compatibilità con una vasta gamma di
applicativi per II mondo Mac II prezzo della
HP DeskWnter con AppleTalk è di 2.300.000
lire.
La stampante a colon PainiWriter XL é
destinala ad essere usata come risorsa con-
divisa da utenti Macintosh interconnessi con
una rete AppleTalk La capacità della
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1 990
42
mova generazione, il mondo a colori.
Alla vasta samma di scanners prodotti
dalla Microtek si assiunse ora il nuovo
"Color-sray MSF-300Z’’.
Gli scanners Microtek sono i più utilizzati
nel mondo del DTP, del riconoscimento
ottico dei caratteri, del CAD e nella cat-
tura delle immasini a conferma di un pri-
mato tecnologico.
Perché la scelta è Microtek?
Perché oltre all’alto grado di affidabilità
dei prodotti, Microtek offre prestazioni
superiori e produttività elevata.
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do Microtek rivolgetevi ai nostri rivendi-
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Fax 02/48705355 Fax 011/3160715 Napoli -Tel. 081/7703026 Palermo -Tel. 091/526715 Modena056/315a9e-Rrenze05S/350471.Bari080/331562
NEWS
PaintWfiier XL, che è corredata delle porte
AppleTalk/seriale RS-422, è di una pagina a
colori in un minuto e mezzo.
Di serie sono installate quattro famiglie di
caratteri contornati scalabili mentre a richie-
sta possono essere fomite ulteriori sette
famìglie, sia separatamente che come colle-
zione completa.
L'alimentazione dei fogli avviene con un
caricatore continuo di pellicole trasparenti o
di carta. Il formato di stampa è sia A4 che A3
(tabloid). Il software sfruttabile da questa
stampante a colori è il QuiclcDraw, Power-
Pont, Word ed Excel, MacWnte II e Mac-
Draw II. Persuasion e FreeHand, Full Impact
ecc La disponibilità delle HP LaserJet sara
resa possibile entro il secondo trimestre del
1990, mentre per le altre é immediata
Junior LogiMouse Pilot
un mouse Logitech per 99.000 lire+IVA
Leader mondiale nel mercato dei disposi-
iivi di input per personal computer, la Logi-
tech ha deciso di commercializzare anche
in Italia il nuovo mouse Pilot, presentato m
febbraio a Parigi nel corso del PC Forum e
di CUI avevamo dato notizia nel numero di
marzo. In Italia il Pilot si chiama Junior
LogiMouse Pilot, e viene commercializzato
al prezzo di 99 000 lire più IVA. È un
prodotto che la Logitech vede come indiriz-
zato soprattutto ai principianti e agli stu-
denti, ma che noi preferiamo considerare
più in generale adatto a chi non vuole
enunciare al mouse ma non ne fa un uso
cosi continuo ed impegnativo da giustifica-
re la spesa più elevata per entrare in pos-
sesso del Sene 9, che rimane di fatto il
prodotto per la fascia professionale. Non
che, nel Pilot. ci sia alcuna rinuncia alla
qualità, che anzi in occasione della presen-
tazione in Francia abbiamo avuto modo di
apprezzare e di giudicare come decisamen-
te elevata per un prodotto cosi economico.
Un ottimo «entry poini» per poco più di
centomilalire. un prodotto economico di
una casa blasonata; e. magari, un punto di
partenza dopo il quale decidere t'acquisto
del mouse Serie 9 o. meglio secondo noi,
del TrackMan, che personalmente trovia-
mo decisamente più comodo ed efficace
del rnoose (provare per credere ma, per
favore, se siete abituati ad usare il mouse
non desistete dopo i primi cinque se-
condi.../.
Il Pilot ha due soli bottoni, uno in meno
del Sene 9, e come quest'ultimo é total-
mente compatibile Microsoft. Si collega
all'interfaccia seriale con un connettore a 9
poh Ima viene fornito di sene l'adattatore
per I 25 poli); la dotazione comprende il
manuale in italiano, il
software di gestione
commercializzare il prodotto m Italia. Que-
sto a fa ovviamente molto piacere e. ci fa
venir voglia di auspicare il rilascio di un
TrackMan per il Macintosh. Il Mac benefico-
rebbe sicuramente, m una grossa quantità
di applicazioni, dell'uso di un dispositivo
statico al posto net povero topolino, destina-
to regolarmente a finire chissaddove sul
tavolo di lavoro, generalmente sotto a chis-
sacché. E, visto che é proprio la Logitech ad
aver realizzato l'ottimo track del Macintosh
portatile, il tutto ovviamente non comporte-
rebbe alcun problema tecnico.
Speriamo che anche questa volta qualcu-
nociascolti... mm
(sia i
3.5"
5.25") ed il programma
grafico PaintShow Plus
Ci è stalo detto che
le nostre pressioni han-
no contribuito ad acce-
lerare la decisione, da
parte della Logitech, di
, From
fhe Worid's
fading
"louse fxperts.i
CatchlVord per PC
e ScanMan 32 per Macintosh
CatchWord é un package di riconoscimento intelligente
dei caratteri (tCR) per ambiente MS-DOS e PS/2, studiato
appositamente per l'uso congiunto con lo scanner manuale
ScanMan Plus per una facile e rapida acquisizione dei testi
La modalità di apprendimento veloce dei caratteri (fino a
2.000 al minuto) e le capacità omnifont di CatchWord
evitano le fasi di apprendimento caratteristiche dei software
OCR Dopo aver digitalizzato il testo con lo ScanMan Plus,
l'utente lancia il modulo di nconoscimento. che trasforma i
caratteri in un testo ASCII, con un livello di accuratezza fino
al 99% per i corpi da 6 a 20 punti tipografici. Il testo
originale può essere stato prodotto da una stampante a
matrice di punti, da una macchina per scrivere o fotocompo-
sto e contenere caratteri di qualsiasi tipo; dal corsivo al
sottolineato, straniero o accentato. Il file ASCII che si
ottiene può essere editato con un qualsiasi pacchetto di
elaborazione testi.
CatchWord ha tre diverse modalità di digitalizzazione del
testo: orizzontale, verticale o a foglio intero II pacchetto
ignora tn maniera automatica i caratteri grafici e quelli che si
trovano ai di fuori dell'incolonnamento. Costa 390 000 lire
(■HVA),
Lo ScanMan 32 é la nuova versione dello scanner
manuale per ambiente Macintosh Deriva direttamente dal
modello per ambiente MS-DOS compatibile, provato sul
numero 94 di MCmicrocomputer; rispetto al modello prece-
dente beneficia quindi deH'aggiunla dei piccoli rulli di gom-
ma sulla superficie inferiore, che assicurano un più agevole
mantenimento di un percorso rettilineo. La risoluzione è
regolabile da 100 a 400 punti per pollice: si possono
visualizzare le immagini digitalizzate con 32 livelli di grigio su
uno schermo a colori, od ottimizzare le mezzetinte con una
tecnica di «error diffusionii se si usa un monitor monocro-
matico. Si possono inoltre eseguire modifiche delle immagi-
ni, in un qualsiasi dei numerosi livelli di ingrandimento
disponibili, li software è totalmente compatibile con il prece-
dente scanner, e verrà spedito gratuitamente a tutti gli
utenti registrati.
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
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tACIONE SOOAIE
NEWS
IBM: cresce la famiglia PS/2
Sette nuovi modelli di personal computer
della famiglia PS/2 ampliano la gamma di
Personal System/2 basati sul processore
80386 e 80386SX
Quattro modelli estendono verso l'alto la
famiglia dei modelli 80, con il tradizionale
assetto da pavimento, disponibili con proces-
sore 80386 nelle versioni con frequenza di
clock a 20 e 25 MHz con memoria cache,
disponibili con hard disk da 1 20 e 320 Mbyte
Quest'ultimo m grado di offrire una velocità
di accesso ai dati di 12.5 ms
Due nuovi modelli, denominati 65, esten-
dono la gamma dei sistemi equipaggiati con
il processore 80386SX Disponibili con unità
a disco da 60 0 120 Mbyte sono i primi
sistemi IBM 386SX ad essere offerti in confi-
gurazione da pavimento.
La gamma dei personal portatili si estende
verso il basso con il modello P70 386 dispo-
nibile ora con una unità disco da 30 Mbyte ad
un prezzo di poco superiore ai 9 milioni di
lire.
Un video a colon da 14", in grado di offrire
una risoluzione di 1024 X 768 pixel, ed una
nuova unità disco ottico, installabile interna-
mente o esternamente, della capacità di 600
Mbyte, costituiscono due ulterion novità che
integrano l'annuncio deH'adattatore SCSI
iSmall Computer System Interface! in grado
di espandere significativamente le possibilità
di collegamento di dispositivi periferici al bus
MicroChannel mediante l'occupazione di un
solo slot che permette il collegamento di fino
a 7 dispositivi di I/O in cascata con una
velocità di trasferimento dati di 8 3 Mbit a 1 6
bit e 16.6 Mbit nella versione a 32 bit
L'annuncio dell'espansione della gamma
PS/2 è stato dato in concomitanza con l'an-
nuncio di una sene di soluzioni hardware e
software destinate ad applicazioni «multime-
diali” basate sulla medesima piattaforma.
La soluzione IBM per l'informazione self-
service in uffici pubblici, banche, aeroporti, si
compone di una serie di moduli rappresentati
da. Ave (Audio Visual Connection), che offri-
rà la possibilità di acquisizione di immagini
statiche di qualità fotografica e suono stereo
mediante gli adattatori Video-Capture e
Audio-Capture Playback; la possibilità di ela-
borazione e miscelazione con testi, grafici,
effetti speciali, per la realizzazione di prodotti
multimediali di qualità; Action Media 750,
sviluppato congiuntamente con la Intel e
utilizzante la tecnologia DVI (Digital Video
Interactive), per la realizzazione di applicazio-
ni con immagini in movimento sfruttando
supporti relativamente economici come le
CD-ROM, M-Motion Video per l'integrazione
di videodischi nella stazione PS/2 m modo da
AMIGAIIery in Svizzera
Nella Galleria Flaiana di Via Varenna 45 a
Locarne, nella Svizzera Italiana, per tutto il
mese di aprile si è svolta, organizzata da
Rinaldo e Lorenzo Bianda, con la collabora-
zione deH'architetto Matilde Pugnetti, una
rassegna dedicata ad AMIGAIIery 89 ed al
gruppo CRAUS di Bologna
Le opere grafiche di AMIGAIIery erano le
medesime, selezionate tra le oltre mille per-
I venute alla redazione di MCmicrocomputer,
che già parteciparono a Barcellona P.G (ME)
al VConvegno Nazionale "Computere Video
Arte"
Un premio speciale del Club di Locamo è
stato assegnato al pittore Andrea Sciavarello
di Catania
L’interscambio Italia Svizzera e. più preci-
samente. Nord Sud si dimostra efficace e
consiglia un rinnovo del Concorso di MC,
come è nella volontà del dinamico Rinaldo
Bianda e nostra.
É opportuna una riflessione critica su
I quanto abbiamo rivisto, in mostra, a Locar-
no. in una suggestiva cornice
Le trenta opere di AMIGAIIery sono frutto
— almeno per la maggioranza — di dilettanti i
quali però dimostrano notevoli doti tecniche
e. alcune volte, anche artistiche. Ricordiamo
che al concorso di Roma parteciparono orca
mille immagini, pervenute da tutta Italia, e la
selezione fu notevole. Nell'assieme s'è no-
tato che l’mtroduzione del Personal Compu-
' ter Amiga ha forse incrementato molti a
cimentarsi nel campo dell'arie. A nostro pa-
rere non è un male m una nazione, la nostra,
dove ie scuole artistiche sono — non poche
— asfittiche, chiuse nell’orbita d'una didatti-
I ca tradizionale, che teme l’avvento di nuovi
strumenti e nuove idee. E siamo oltre la
soglia della cosiddetta «Intelligenza Artifi-
Ben venga allora il computer se si nesce a
scardinare un’smmuffita didattica. D'accor-
doi II computer è. e rimane, uno strumento
anche quando sarà introdotto nelle aule sco-
lastiche Ma intanto si amplia l’interesse per
l'arte
Di tutt'altro peso è un'altra nostra riflessio-
ne se rivolgiamo l'attenzione alle immagini
dinamiche, a quelle digitali In questo caso
l'uso de) computer è determinante, specie
dell'Amiga che, con lo scorrimento dei colon
ed altre varianti, produce effetti dinamici as-
sai efficaci
Con questa tecnica sono in mostra inte-
ressanti lavori di S. Chinni, S, Lisei, S. Lodovi-
ci, V. Romualdi, S. Sordelli e D. Zerbini. Con
altri lavori di Aquino, Fontana, Gherardini,
Lottici e Ranuzzi la panoramica, prospettata
nella ridente città della Svizzera italiana. Lo-
camo. è singolare.
Un’ultima riflessione è sull’immagine elet-
tronica in genere, dove le possibilità della
telecamera, dal registratore video, dei digita-
lizzatori, del computere delle sue periferiche
danno nuova linfa alla Computer e Video Arte
che diventa sempre più popolare anche in
Italia. Cosi come opere come quelle di Matil-
de Pugnetti danno nuovo vigore ed interesse
alle Immagini Elettroniche Si tratta di una
«vera» video scultura in virtù della trasforma-
zione di uno schermo televisivo che, immes-
so in un cubo di specchi, deforma le immagi-
ni cinetiche televisive con artistica sugge-
Carmeio Genovese
46
poter utilizzare filmati di elevata qualità e
banche dati di immagini.
L’ActionMedia 750 (DVI) offre una velocità
di compressione/decompressione delle im-
magini di 30 fotogrammi al secondo con un
rapporto di compressione/decompressione di
1:120.
La memorizzazione di ogni fotogramma
nchiede 5 Kbyte ed ogni CD-ROM puO offrire
72 minuti di filmato
ReadyNet by Corvus Systems
La ReadyNet prodotta dalla Corvus Sy-
stems. e commercializzata sul territorio na-
zionale dalla LanSystems srl. è un versatile
sistema di intercollegamento di personal
computer, di facile installazione, come il no-
me tende a sottolineare, e rappresenta un
prodotto entry levei dei sistemi per reti locali
Il kit di installazione, disponibile nelle ver-
sioni PC 286 e PC 386. comprende due
schede con bus a 8 bit compatibile XT/AT, i
cavi di collegamento, il software di gestione
ed I manuali completamente tradotti in lingua
Italiana.
La velocità di trasmissione dei dati è di 4
Mbit/secondo e l’utente puO espandere la
rete fino a 12 elaboratori
Le caratteristiche significative della LAN
ReadyNet sono le connessioni automatiche,
la Virtual console, il sistema di sicurezza,
supporto MS-DOS, spooler di stampa, posta
elettronica e gestione della memoria
La Virtual console consente di prendere in
mano le risorse di un'altra stazione di lavoro
in modo totale o trasparente; il sistema di
Sicurezza consente una completa configura-
zione di password o accessi limitati ad aree o
directory; il funzionamento in ambiente ope-
rativo MS-DOS non crea problemi e perciò
vengono supportati programmi come MS
Word, Wordstar. dB 111, Lotus 123 e Sym-
phony, WordPerfect ecc; ie periferiche di
stampa funzionano in background rispetto
all'elaboratore che le pilota ed in modo se-
quenziale.
La gestione della memoria da parte della
LAN ReadyNet sfrutta la EMS lasciando una
cospicua parte libera per programmi applica-
tivi e TSR
La versione PC 386 in configurazione ser-
ver passa da 491 Kbyte liberi (sotto MS-DOS
4.01 e scheda VGA) a 601 Kbyte (scheda
CGA 0 Hercules e MS-DOS 3.3). In configu-
razione WorkStation si passa da 640 Kbyte
liberi (scheda CGA o Hercules e MS-DOS
3.31 a 541 Kbyte (sotto MS-DOS 4.01 e
scheda VGA)
La PC 286 in configurazione server senza
EMS ma con ReadyRam (scheda di espan-
sione Corvus Systems) lascia 480 Kbyte libe-
ri con scheda CGA o Hercules e MS-DOS
3.3).
La scheda di espansione ReadyRam Ideila
quale si é già parlato in questa stessa rubrica
sul numero 94 di MC) aggiunge 64 Kbyte di
memoria completamente utilizzabile al di la
del limite dei 640 Kbyte del DOS ReadyNet
oltrepassa la barriera permettendo l'accesso
alle locazioni di memoria dall'indirizzo AOOOO
all'indihzzo AFFFF Quest'area solitamente
riservata al video è inutilizzata con schede
monocromatiche o CGA.
MCmicrocomputer n 96- maggio 1990
News
Amstrad:
ALT -286, ALT-386SX & PC 1386
la società inglese Amstrad ha presentato
sul mercato internazionale due nuovi portati-
li: l'ALT-286 e ALT-386SX ed ha arricchito la
gamma dei 386 con II modello desktop PC
1386. I due nuovi laptop si distinguono per il
dispaly (80 colonne per 56 righe) a cristalli
liquidi e retroilluminato.
Sono basati rispettivamente sui micropro-
cessori Advanced Micro Device 80L286 e
Intel 80386SX con clock a 16 MHz. Sfruttano
una memona RAM di 1 Mbyte e un floppy
disk dnve da 3.5 pollici da 1.44 Mbyte for-
mattato.
L'ALT-286 dispone di un hard disk da 20
Mbyte mentre l’ALT-386SX di uno da 40
Mbyte. L'alimentazione di ricarica delle batte-
rie è autoconfigurante tra i 1 10 e 230 volt per
mantenere una portatilità ai massimi livelli e
può avvenire sia m modo veloce che di
mantenimento (2 ore o 48 ore) I consumi
sono contenuti tramite la possibilità di spe-
gnimento deITLCD e dell'hard disk.
Oltre alle porte parallele e senati, i due
nuovi iaptop permettono il collegamento di
una tastiera AT like ed un monitor a colori
VGA.
L'ALT-286 viene venduto al pubblico a
3.990.000 lire e l'ALT-386SX a 4.990.000 IVA
esclusa.
Per quanto riguarda la gamma dei 386. il
modello base è rappresentato dai PC 1386
SD, 1 Mbyte di RAM, 1 floppy disk drive da
1,44 Mbyte da 3,5 pollici con monitor mono-
cromatico VGA. Il prezzo é di 2.990 000 lire
IVA esclusa.
Le possibilità di espansione di questo mo-
dello sono molte e comprendono la possibili-
tà di espansione fino a 16 Mbyte di RAM e
l'adozione di un disco rigido da 240 Mbyte.
Novità Letraset Graphic
Design Software
La gamma di prodotti software Letraset
per la piattaforma Macintosh dedicati ad ap-
plicazioni di editoria assistita dal computer si
é arricchita con una sene di nuovi prodotti
comprendente Studio Line COROM, Design
Studio Separator. Color Prep, Design Script
& Shapes.
Studio Line CD-ROM rappresenta la raccol-
ta completa sul supporto ottico del set com-
pleto di programmi fin qui prodotto da Letra-
set: DesignStudio per rimpaginazione pro-
fessionale, ColorStudio per il ritocco e la
manipolazione di immagini a colon, Image-
Studio per il ritocco e la manipolazione di
immagini a toni di ghgio, FontStudio per la
creazione di font e logotipi personalizzati,
LetraStudio per la manipolazione, rotazione,
distorsione dei font di caratteri
DesignStudio Separator permette di otte-
nere la selezione dei colon a partire da un
documento prodotto con DesignStudio ga-
rantendo l'output su dispositivi PostScript
come le unità Linoironic 300 La separazione
dei colori può avvenire anche su elementi
importati nel documento m formato TIFF,
RIFF, P1CT2 e EPSF. Il metodo utilizzato è
quello standard CIE per la conversione dei
dati dal formato RGB al formato CMYK
Un’opzione permette di regolare l'angolo
ECS Computers Casarìni n. 3!c 40131 Boiata Tel. 051 522391
Tutti i prodotti sono corredati di MS-DOS 4.01 in Italiano originale ed un annodi garanzia j j C€rC3SÌ RlV6ndìtOrÌ
48
MCmicrocomputer n 96 - maggio 1990
MvCùxu
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CPU
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QIERHE INFORMATICA s.r I
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NEWS
delle linee che compongono il retino per
evitare effetti di moiré mentre altre opzioni
permettono di regolare altri parametri
ColorPrep è un programma che fornisce
una sene di tavole di stampa in grado di
definire con precisione le caratteristiche del
dispositivo di stampa m modo da adattarne i
parametri al fine di ottenere stampe il pu
possibile fedeli per resa cromatica all'imma-
gine originale.
DesignScript é un linguaggio di comando
per l’interfacciamento dei moduli Letraset
con DesignStudio al fine di ottenere in ma-
niera automatica la produzione di cataloghi,
listini, elenchi ed ogm altra pubblicazione
basata su uno schema di impaginazione
fisso
Shape. infine, è una completa raccolta di
immagini di completamento per ColorStudio.
I nuovi prodotti, alcuni dei quali già disponi-
bili sul mercato statunitense, sono stati pre-
sentati all'inizio di questo mese alla mostra
specializzata Drupa svoltasi dal 30 aprile a
Duesseldorf.
Lotus torna alla ribalta
Dopo un periodo di relativa calma la Lotus
Development Corp., società americana fon-
data nel 1982. leader nello sviluppo di soft-
ware applicativo e uno dei più importanti
fornitori di servizi informativi su CD-ROM, ha
annunciato delle novità sia nel campo del
software che nel campo delle alleanze com-
merciali
La Lotus Development Corp e la Novell
Ine. hanno siglato il 5 aprile scorso una
lettera di intenti circa la fusione delle due
società.
La Lotus emenerà 1.19131 azioni ordinane
per ciascuna azione ordinaria Novell. Il crite-
rio di scambio si basa sulla quotazione di
mercato di ciascuna società, rilevata in data
30 marzo 1990 Secondo tale criterio la Lotus
emetterà circa 41 6 milioni di nuove azioni
Le due società si sono accordate per la
fusione dei rispettivi consigli di amministra-
Altro annuncio dato congiuntamente da
Lotus e IBM consiste nel rilascio della versio-
ne del popolare pacchetto di spreadsheet per
IBM Svstem/370,
La versione Lotus 1-2-3/M è basata sulla
precedente release 3 per ambiente personal
computer Integrando i fogli elettronici di
lavoro Ira PC e Host, l’elaborazione aziendale
permette a tutti gli utenti di un'azienda di
creare applicativi e di accedere a risorse
comuni come database relazionali IBM
Lotus 1-2-3/M funge da perno come foglio
elettronico aziendale, al quale poter collegare
dei terminali 3270 o PC multipli dotati delle
vane versioni di Lotus, comprese le 2 01.
2.2. 3 e 1-2-3/G
Il pacchetto software sviluppato dalla Lo-
tus Development Corp sara commercializza-
to ed assistito dalla IBM
Ultimo annuncio é la disponibilità della
versione 2.2 del pacchetto integrato Sym-
phony 2.2. La nuova release comprende il
file linking con file Symphony e Lotus 1-2-3
(versioni 2.01 e 2.2), la tecnica di visualizza-
zione del Magellan per l'analisi preliminare a
video ed un migliore uso della memoria
espansa.
inoltre è presente l'integrazione con l'add-
in Base della Personic Corp. che amplia le
funzionalità del modulo database
Non è stato dimenticato il lato dell’editona
personale che semplifica le funzioni di de-
bugging delle macro ed offre nuovi driver per
stampanti e video
Nuovo rivale
per i coprocessori Intel
Una giovane società californiana, la Inie-
grated Information Technology, ha recente-
mente prodotto dei coprocessori matematici
a tecnologia CMOS compatibili a livello hard-
ware e software con gli Intel 80287 e 80387
I chip, rispettivamente IIT-2C87 e IIT-3C87.
Dalla Borland il Turbo C++ e nuovi toois
C on una conferenza stampa tenuta a Milano il
23 aprile scorso da David Inersimone in per-
sona, la Bortartd ha presentalo alia stampa specia-
lizzata od agli sviluppatoti alcune interessantissime
novità nel settore dei linguaggi In sintesi l'annun-
cio comprende un nuovo lirrguaggio (Turbo C-f-i-).
un nuovo tool di supporto alla programmazione
(Turbo Profilerl. un nuovo ambiente integrato (Pro-
grammer s Plalform), le nuove versioni del Turbo
Assemblei e del Turbo Debugger La presentazio-
ne e avvenuta in ameprma mondiale in quanto
l'annuncio ufficiale dell'uscita di questi prodotti
verrà dato m LISA il 14 maggio, praticamente in
concomitanza deH'uscila in edicola di questo nu-
mero di MC Ladisponibililà in Italia del Turbo C-I--I-
e dei van tool di supporto é prevista poco prima
David Iniersimone 6 coluichem Sorland svolge il
difficile ruolo di liambasciaiore dei linguaggm. nel
senso che e colui che si occupa di tenere i coniaili
con gli sviluppatori e la stampa tecnica di tutte ii
mondo Lo avevo conosciuto lo scorso novembre
sempre a Milano in occasione della presentazione
del Paiack» Engine, e mi ha fallo mollo piacete
incontrarlo nuovamente per chacchiersre un po' di
OOP In Borland, come lo stesso Philippe Kahn ha
sottolinealo con vigore, si crede molto all efficacia
delle metodologie di programmazione onemata
agli oggetti come naturale evoluzione della filosolia
di programmazione degli anm scorsi Se gli anni '80
sono stati caratterizzati dalla programmazione
sirulluraia, gli anni '90 vedranno il successo della
programmazione per oggetti fumea che può con-
sentire una facile gestione di progetti complessi
grazie alla grande modificabilità e riusabililà del
codice Borland ha applicato questa nnetodologia
per prima cosa a! suo stesso interno, ad esempio
per realizzare il fantastico Ouatiro Pio. ed ora con
l’annuncio del compilatore Turbo C-t-n- mette a
disposizione dell'intera comunità di programmalon
C la possibilità di passare senza traumi a questo
nuovo vantaggioso concetto di programmazione
Assieme perché senza traumi’ Perché il Turbo
C-h-i- suc^ria pienamente anche il unormale» C
ANSI, e dunque non costringe il programmatore a
passare bruscamente al C-I--I- magli permette una
evoluzione graduale a seconda del suo proprio
ritmo personale II Turbo C-h -i- tra l'altro non è un
preprocessore ma un vero compilatore, in grado di
generare direttamente eseguibili MS-DOS, me-
diante alcuni xswilch» lo si può far diventare un
compilatore C e addirittura scegliere il tipo di C Fra
K&H. Unix System V e ANSI Per quanto riguarda il
linguaggioC-f-i- va sottolineato che esso é assolu-
tamente conforme a quello che è lo standard di
fatto, ossia la versione 2 0 dell’ AT&T, il che garanti-
sce la massima portabilità del codice fra sistemi
diversi Inlersimone ha tenuto fra l'altro a sottoli-
neare che nessuna parte del compilatore é stata
licenziata dalla AT&T, ossia esso astato interamen-
te sviluppato m casa con know-how e tecnologie
pregne Da notare anche il fatto che la Borland fa
ufficialmenle parte del comitato XEJI6 deli'ANSI.
recentemente formato, il quale ha come compito
pregno la standardizzazione del linguaggio C**
CIÒ assicura che anche le future versioni del compì-
mitato di standardizzazione
Assieme al nuovo compilatore, Intersimone ha
presentato una nulnts sene di strumenb che mi-
gliorano la produttività e la qualità del lavoro dei
programmatori. Il pii importante, a mio avviso, é il
Turbo Profiler Chi lavora su grossi sistemi e soprat-
tutto sotto Unix sa sicuramente cosa sia un profiier
e quanto esso sia utile durante lo sviluppo e l'olln
mizzazionediun programma Tuttavia questo stru-
mento. considerato forse di uso troppo «professio-
mondoDOS Edeungravepeccatopetché. ripeto,
esso e utilissimo perche consente al programma-
tore di capire meglio il codice che produce Un
profiler lil termine fu proposto da Knulh nei pnmi
anni ’70| é uno strumento in grado di analizzare le
prestazioni a run-iime di un programma, eviden-
ziando come e dove esso spende il suo tempo di
esecuzione Le statistiche da esso raccolte risulta-
no preziosissime per poter ottimizzare in modo
•scienlificon, ossia con cognizione di causa, i pro-
pri programmi
Una legge della programmazione dice piu o me-
no che il 20% del codice è responsabile per l'80%
del tempo di esecuzione, un profiler permette di
sapere qual e questo 20% critico e come esso
influisce sulle prestazioni globali del programma,
dando al programmatore chiare indicazioni sui pun
Il che necessitano di intervento Conirariamenleai
profilar da mainframe, che sono strumenti batch, il
Turbo Profiler é completamente inicrallivo, la sua
interfaccia utente, basata su finestre sovrapponibi-
li, e analoga a quella del Turbo Debugger
Gli altn tool comprendono un ambiente integrato
(Programmer's Pletform) che coordina il lance dei
vari programmi, nonché le nuove ve rs eri potenzia-
te di Turbo Assembler e Turbo Debugger Di lutti
saremo in grado di parlarvi piu ditf usamene nel
prossimo numero quando avremo una versione
preliminare del software
Iniersimone sarà nuovamente m Italia a setterrr-
bre per iniziare una sene di seminari di una gemala
mirali ad illustrare ai programmatori i vantaggi e le
tecniche consigliate della programmazione m
C-I--I- Ciò dimostra ulteriormente quanto la Bor-
land abbia a cuore l'educazione della comuniià di
programmalon Tali corsi verranno tenuti ir Euro-
esperti internazionali di OOP
Corrado Giusrozri
50
MCmicfocomputer n. 96 - maggio 1990
ài presenta:
LAPORTA
DEI PESI PIUMA
Compaq stabilisce una nuova dimensione per i personal com-
puter laptop e dimostra che un piccolo computer può essere
molto potente. Vi presentiamo i personal computer Compaq
LTE/286 e Compaq LTE.
La dimensione: 21,6 x 27,9 cm. per un peso di solo 2.8 Kg.
La potenza; microprocessore 80C286 a 12 MHz (microproces-
sore 80C86 a 9,54 MHz per LTE), disco fisso da 40 o 20 Mb
(20 Mb per LTE), possibilità di estensione delia RAM da 640 Kb
a 2,6 Mb (1 Mb per LTE) con una scheda di memoria addiziona-
le, schermo retroilluminato leggibile con ogni condizione di lu-
ce. potente batteria ricaricabile con autonomia di oltre 3 ore.
Solo un leader della tecnologia come Compaq poteva introdur-
re tante innovazioni in così poco spazio.
Compaq LTE/286
Compaq LTE
Concessionario Autorizzato
camPAa
Clup Doife[rmifiD(ga]
Via Ampère 57 20131 Milano
Tel 26680700 2367086 Telefax 2363925
. ... X--
□ Sono interessato a ricevere la óocumentazione sui prodotti COMPAQ (indicare modello)
□ Vorrei essere aggiornalo sulle novità COMPAQ
Nome Cognome
Soaela Citta
Indirizzo
Teielono Telefax
NEWS
S.€.€omputers
58MHz
sono compatibili sia a livello pm che come
set di istruzioni, ed inoltre richiedono un
minore numero di cicli di clock per eseguire
lo stesso numero di istruzioni con prestazioni
supenori del 50% rispetto ai rivali Intel Non
solo hanno migliori prestazioni, ma anche un
set aggiuntivo di istruzioni: possibilità di ri-
manere m «sleepii per abbassare il consu-
mo; trasformare matrici 4x4 per applicazioni
CAD 3D; tre banchi di 8 registri per memoriz-
zare temporaneamente i dati durante la ma-
nipolazione di metrici
I prodotti della Integraied Information
Technology sono distribuiti dalla Digitron srl.
f
Continuano le offerte S.I.O.A.
se 58/407 L. 6.000.000
Cabinet Tower, con maniglia e serratura, pulsanti di Reset e
Turbo, clock-display, 80386 "vero", clock di base 58 MHz LM,
clock separato per il coprocessore e per gli slots, 4 Mbytes di
RAM espandibile a 16 Mbytes, configurabile come Shadow,
Espansa EMS, Estesa, 2 Cache Memory di 32 K, 2 seriali installa-
te, 1 parallela, 1 Drive da 1,44 Mbytes, 1 Drive da 1,2 Mbytes, 1
Hard Disk da 40 Mbytes con transfer-rate di 700 Kbytes/sec.,
Scheda VGA 1 024x768 non-interloced con 51 2 Kbytes di RAM
ed il Bus a 1 6 bit, MS-Dos 4,01 e GW-Basic originali e licenziati, in
italiano.
se 58/100: L. 7.290.000
come rSC58/40, ma con Hard Disk ESDI da 100 Mb
Novità del mercato: Computers interamente
progettati e costruiti dalla INTEL CORPORATION
INTEL 300SX: L. 4.000.000
Cabinet Desk-Top, 80386SX, 16 MHz 0 Wait State , 2 Mbytes di
RAM espandibile a 4 Mbytes on Board, Cache Memory , 2 se-
riali installate, 1 parallela, 1 Drive da 1,44 Mbytes, , 1 Hard Disk
do 40 Mbytes 1 9ms (1 2 ms con Coche), Scheda VGA 800x600
con Bus a 16 bit, 1 P.to Mouse tipo PS/2,
Contattate il ns. Distributore: EXECUTIVE SERVICE s.a.s.
V, Sovigno 7, Bologna - tei. 051 -6232030 - fax 051 -6232006
V, Fermi 4, Cast. S. Pietro T,{BO) - tei, e fax 051-943500
Hot-Line per i Sigg. Rivenditori: 051-943794
MuitiWare.386
Il paccheito Muluware386 della Ailoy di-
stribuito in Italia dalla società Sofeo srl è un
sistema multiuiente, multitasking DOS che
permette il collegamento fino a 21 posti di
É composto da una scheda hardware con
bus compatibile AT o MCA, con 2 o 8 porle
di uscita a cui collegare terminali o personal
computer con una memoria minima di 256
Kbyte RAM e di un pacchetto software
Basa il suo funzionamento sul protect mo-
de del processore 80386 in lime shanng e
CIÒ gli consente di lavorare sotto DOS.
Supporta I più diffusi pacchetti di software
sia che siano stati rilasciati in versione mo-
noutente che multiutenie con certificazione
Ailoy
La versione disponibile gira sotto MS-DOS
3 3 mentre la versione per il DOS 4 0 verrà
rilasciata a fine 1990.
AdLib Music Card
La Soundware srl distribuisce per il settore
computer shop la linea Computer Music del-
la Roland Questa linea di prodotti compren-
de la AdLib Music Card Tale scheda inserita
in uno slot di un sistema IBM. o IBM compa-
tibile. riesce a gestire Imo ad 11 differenti
suoni contemporaneamente e può essere
utilizzata con molti giochi, molti dei quali
sono distribuiti dalla società Leader, e può
inoltre essere impiegata per comporre ed
eseguire musica
I titoli di software che gestiscono la sche-
da comprendono tra gli altn F-14 Torneai e
Ghostbusters 11 della Aciivision, Where is
Carmen Sandiego della Broderbund: Indiana-
polis 500, Kmgs of thè Beach e 688 Aitack
Sub della Electronic Arts; Indiana Jones &
thè last crusade della Lucas Film Games, F-
15 Strike Eagle II e F-19 Stealih Fighter V 3.0
della MicroProse. Leisure Suit Larry della
Sierra
Alcuni prodotti della linea Roland che per-
mettono di sfruttare pienamente le caratteri-
stiche della AdLib sono i pacchetti software
specifici per questa scheda, come Visual
Composer per comporre musica, Visual
ComposerfMiDI per gestire la scheda AdLib
tramite la porta MIDI, Instrument Maker per
creare nuovi suoni; Music Campionship *1
Cercasi Distributori per zone libere
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
NEWS
game musicale, Pop-Tunes per far suonare
delle canzoni mentre l'elaboratore svolge al-
tre azioni, MSC Programmer's per creare
programmi per la scheda AdLib,
La scheda AdLib Music Card viene vendu-
ta al pubblico al prezzo di 379,000 Lire IVA
esclusa.
i-Com nuovo servizio di out-dial
europeo
Il servizo i-Com. della società svedese Idio-
ma Communications, mette a disposizione
dell'utenza europea dei punti d’accesso loca-
le loutdial) per collegarsi 24 ore su 24 ai
servizi telematici statunitensi La connessio-
ne può avvenire a qualsiasi rete sia fonia/dati
che a commutazione di pacchetto al costo
orano di 25 dollari per ora piu la chiamata
locale. Nessun sovrapprezzo è previsto per il
volume di traffico impegnato
Il servizio i-Com è ideale per utenti di
piccola dimensione per scaricare programmi
dagli USA e mantenere i contatti con perso-
ne 0 associazioni culturali d'oìtreoceano, te-
nuto conto del costo di abbonamento mensi-
le di 8 dollari.
Tra 1 vari servizi disponibili sull'host i-Com
oltre ad uno di posta elettronica, è possibile
reperire informazioni utili sulle Bulletin 8oard
Services (B8S) americane senza perdere
l'occasione di essere informati sui nuovi pro-
grammi free-ware e share ware disponibili
sul mercato
Il pagamento del servizio può essere effet-
tuato tramite carta di credito Visa. Master
Card 0 Eurocard
Il centro di smistamento di Milano nspon-
de al numero 02/26412450 con i seguenti
parametri di connessione; 300/1200/2400
baud E-7-1
SCO Open Desktop
sulle workstation Siemens
La nuova famiglia dì workstation WX200
prodotte dalla Siemens AG e distribuite in
Italia dalla Siemens Data adotterà Open
Desktop, il sistema operativo grafico prodot-
to dalla SCO (The Santa Cruz Operalion)
comprendente il sistema standard SCO Unix
System V/386 versione 3.2
La Siemens, membro fondatore sia di X/
Open che di OSF, preinstalla le workstation
WX200 con Sinix Open Desktop, versione
ampliata da Siemens stessa di SCO Open
Desktop
Secondo una dichiarazione di Giuseppe Di
Bella, direttore marketing di Siemens Data,
Open Desktop offre un sistema operativo
grafico integrato e completo che abbinato
alla famiglia di workstation WX200 offre van-
taggi Significativi sia in applicazioni tecniche
che commerciali
Sinix Open Desktop si basa sul supporto di
un sistema di gestione database SQL distri-
buito integrato dall’interfaccia grafica GUI e
EXECUTIVE
SERVICE
Distributori prodotti
Schneider
ccmjTER amori
I nuovi modelli arrivati dal CEBIT di Hannover:
EuroXT: 80c66, clocko 10 MHz, 768 Kb RAM, 1 Dr. 3’1 12 do 720 K, 1 HO da 21 Mb. 1 Seriole.
1 PorollelQ. 1 P.to Mouse, Tostlero 102 Tosti ITA, Schedo Video Her-CGA o VGA, MS-DOS 3.3
EuroAT: 80286. clock O 16 MHz LM, 1 MbRAM, 1 Dr, 3‘l/2 do 1 .44 Mb. 1 HD do 42 Mb, 1
Seriole, 1 Porollelo, 1 P.tO Mouse, Tosi. 102 Tosti ITA, Schedo Video Her-CGA o VGA, MS-DOS 3.3
VGA-40: 80286. clocko 16 MHz LM. 1 MbRAM, 1 Dr. 3’1/2 do 1 .44 Mb. 1 HD do 42 Mb. 1
Seriale, 1 Parallelo, 1 P.to Mouse. Tosi. 102 Tosti ITA, Scheda Video VGA 1024. MS-DOS 3.3
SX-40: 80386SX.ClOCko21 MHzLM. 1 MbRAM'SM. 1 Dr. 3‘1/2do 1 .44 Mb, 1 HDdO 42 Mb,
1 Seriole. 1 Poraiieio. l P.to Mouse, Tost, 102 Tosti ITA, Schedo video VGA 1024, MS-DOS 3.3
VGA-70: 80286, clock a 16 MHzLM. 1 MbRAM, 1 Dr, 3*1/2 do 1.44 Mb, 1 HD do 68 Mb. 1
Seriale. ! Parallelo, 1 P.to Mouse, Tost. 102 Tosti ITA, Scheda Video VGA 1024. MS-DOS 3.3
SX-70: 8038ÓSX, clock o 21 MHzLM, 1 MbRAM*5M. 1 Dr. 3*1/2 do 1.44 Mb, 1 HOdo 68 Mb,
1 Seriole, 1 Porollelo. 1 P.fo Mouse, Tost. 102 Tosti ITA, Scheda video VGA 1024, MS-DOS 3,3
SX-Portable: 80386SX, clock o 21 MHz LM, 1 Mb RAM'SM. 1 Dr. 3*1/2 do 1.44 Mb. 1
HD do 42 Mb. 2 Serioii, 1 Porollelo. 1 P.fo Mouse. Tost, con Tost. Num. Sepo/oto. Schedo video
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MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
V
NEWS
dall'implerrieniazione del protocollo TCP/IP.
di LAN Manager e NFS networking con capa-
cita di esecuzione di applicazioni DOS
La Siemens ha riadattato il prodotto origi-
nale SCO Unix System V/386 versione 3 2
secondo le esigenze dei propri utenti ed ha
sviluppato l’emulatore di terminale MX, lo
strumento CASE grafico DOMINO ed il soft-
ware per l'editoria Framemaker Plus espres-
samente per l'ambiente Sinix Open Desktop
Basato sulle piattaforme di microprocesso-
re standard 386 e 486, Open Desktop e Smix
Open Desktop sono conformi agli standard
internazionali SVIO, X/Open (CAEI, IEEE. Po-
six e FIPS
Point Line
3D Stereo Display
Point Line CADO è un sofisticalo sistema
por l'architettura ed il disegno di interni pro-
dotto dalla svizzera Pomi Line AG di Baden
Composto dai moduli 2D/CADD e 3D/So-
lids. Point Line CADO offre opzioni per il
rendering degli oggetti e la modellazione dei
solidi oltre a funzioni di animazione
Sviluppato per essere utilizzato su piatta-
forme hardware basate sui processori 80486
e 80386/87 equipaggiate con adattatori video
EGA c VGA, il modulo 3D/Solids offre ora
una funzionalità supplemeritare costituita dal
3D Stereo Display in grado di creare sul
video delle immagini tndimensionali
La generazione delle immagini tridimensio-
nali è stata resa possibile grazie alla coopera-
zione svolta dalle società Melheus Corpora-
tion di Beaverton (Oregon) e Stereographics
Corporation di San Rafael (California)
La prima ha reso disponibili i propri adatta-
tori video UGA 1224 e 1228 stereoready.
mentre la seconda ha realizzato il Crysta-
lEyes. uno speciale occhiale munito di lenti a
cristalli liquidi che opportunamente pilotali
funzionano da otturatore elettronico e visua-
lizzano alternativamente le immagini per l'oc-
chio destro e quelle per l'occhio sinistro ad
una elevata velocita di flickermg perfetta-
mente sincronizzata con la frequenza di scan-
sione del monitor.
Il risultato consiste in una perfetta visualiz-
zazione tridimensionale di quanto e presente
sullo schermo Grazie alle possibilità di ani-
mazione offerte dal Pomi Line CADO è possi-
bile creare dei percorsi aH’interno di oggetti
architettonici passeggiando all'interno o vo-
lando tra gli elementi circostanti.
Oltre ai prodotti CADO della Pomi Line,
insieme alio Stereo 30 possono essere im-
piegati anche I prodotti Paint della stessa
società, mentre la dotazione dello speciale
sistema di visualizzazione è parte integrante
della versione 5 5 di Point Line CADO
Fujitsu Etherstar MB86950
Si chiama Etherstar MB86950 4 comrotler
LAN (Locai Area Networkl della Fu|itsu m
grado di supportare sia il protocollo IEEE
802 3 CSMA/CO da 10 Mbil/sec Ethernet,
Sia il protocollo StarLAN da 1 Mbit/sec
Tale elemento costituisce il cuore della
scheda di interfaccia di rete, o NIC (Network
Interface Card) Ethernet, denominata Tiara
LANCard/É, che in alcun test comparati di
valutazione delle prestazioni svolti presso i
laboratori Nellabs con l'impiego del program-
ma Novell Perform 2. è risultata superiore a
tutte le altre schede analoghe esaminate
Il controller MB86950 può essere connes-
so al bus del sistema centrale senza genera-
re conflitti con la CPU host per l’uso del bus
stesso
La Tiara LANCard/E, basata sull'impiego
del controller MS86950 Fu|ilsu, ha raggiunto
una capacità di elaborazione di aggregali pan
a 957.5 Kbyle al secondo con un carico
massimo di nove workstation, mentre la
scheda seconda classificata ha raggiunto i
697,6 Kbyte
L’MB86950 offre numerose funzionalità
tra le quali la capacità di configurarsi per
ampiezze di percorso dati da 8 a 16 bit. il
trasferimento simultaneo di blocchi di dati da
e verso un sistema host e la trasmissione e
ricezione di blocchi di dati da e verso mezzi
La vostra professMnaliia' ha bisogno \
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di difendersi dalle mani di "mprowisatori", \
f e' semplice da usare e assicura il vostro software
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preparaziwK alla vendita. / VJ/
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Questo difatti è il danno più grave: la perdita /
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di immagine. /
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MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
Microsoft C Professional Development System.
Il Souw BroivjitT includo nel Microsoft Programmer’s
WorkBench IPWB) rende semplice rintraccàre i rife-
rimenti a funzioni e variabili globAli io ogni codice; può
addirittura visualizzare le chiamate funzionali in una
struttura ad albero.
Microsoft CodeView, ii debugger di terza generazione,
oltre a mostrare automaticamente le variabili locali a fun-
zioni dà oggi la possibilità di dereferenziare i valori dei
puntatori e di visualizzare intere strutture complesse o
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il vostro linguaggio,
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chiamata FASTCALL consente di passare
fino a 3 parametri in registri del processore,
con ritorno dei valori (loating point sullo
stack del coprocessore.
• Qmtrollo sulle ottiminacioni attivabili/
disamvahili a livello di singola funtione.
• inregratione del codice Assembler
direttamente nel axlice C {inline
assembler).
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su 79 test "Plum Hall" superati).
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ambiente MS-DOS che in ambiente OS/2.
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editing, compilazione, linking e debug sia
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di sviluppo, sul linguaggio C, sulle librerie
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dell’equivalente utilit>- M.AKE nel mondo
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compresa l'indicazione dell'ambiente di
,lf-tina:ione, sono specificabili e accessibili
senza dover uscire dall’ambiente di sviluppo.
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programmi in MS-DOS Ji qualunque
dimensione, grazie al fatto che CodeView
iiccupa solo 15 dei 640K di memoria
convenzionale.
• Debug contemporaneo di più files.
• Vedute contemporanee dei valori in
memoria e dei registri.
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strutture complesse.
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variabili locali m subroutines.
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LAN; inoltre permette la trasmissione auto-
matica di pacchetti di dati durante le collisioni
con un conseguente risparmio di ampie2za di
banda sul bus. mantiene traccia di lutti i
puntatori di aree di memoria buffer su hard-
ware per ridurre le condizioni di overhead del
software e supporla i trasferimenti DMA
Il controller indirizza 8, 16, 32 o 64 Hbyte di
memona buffer dedicata SDRAM o DRAM
ed incorpora un’architettura di gestione buf-
fer in grado di arbitrare tutti gli accessi ai dati
di memoria e allocare automaticamente le
aree di memoria buffer ai blocchi di dati m
arrivo
L'MB36950 è disponibile in package plasti-
co quadruplo a profilo piatto da 80 pm o in
PLCC plastico J-Bend da 84 pin. la tecnolo-
gia impiegata è la bimetallica CMOS con un
consumo tipico di soli 25 milliampére.
Kyber distribuisce Aiis & Letters
Con un accordo di distribuzione in esclusi-
va per l'Italia concluso con la società ameri-
cana Computer Support Corporation, la Kv-
ber di Pistoia distribuirà il noto software di
illustrazione e grafica pubblicitaria Arts &
Letters
Il software, tra i piu potenti nello specifico
campo di applicazioni per la piattaforma hard-
ware IBM e IBM-compatibile, dispone di
numerosi tool grafici, tra i quali le curve di
Bezier, ed è fornito di un set di font e simboli
(piu di 20.0001 di grandi dimensioni
Previsto per operare in ambiente MS-Win-
dows. Aris & Letters gestisce i disegni come
oggetti ed ha la possibilità di interfacciarsi
con numerose periferiche: digitizer, mouse,
scanner a colon e B/N, telecamere.
Importa file nei formati TIFF, WMF, PIC,
SLD. PCX, CPI e TGA
Un programma di conversione iDecipher)
permette di operare la conversione dal for-
mato PostScript a quello proprio di Arts &
Letters e viceversa.
Tra gli strumenti più interessanti sono di-
sponibili un convertitore da bil-map a vetto-
riale mollo veloce, una sezione che provvede
alla separazione dei colon secondo i formati
RGB, HUYES e CMYK, una sezione dedicata
all’acquisizione di immagini da scanner a
colon e da telecamera nel formato Targa
Arts & Letters e anche dotato di funzioni
avanzate nella gestione dei testi come auto-
kerning e microspaziatura
Il programma è inoltre in grado di gestire
immagini a 24 bit per una resa cromatica a
tono continuo 116 milioni di colon) ed e
dotato di una funzione xScreen Capiuren pei
importare immagini visualizzate sullo scher-
mo da qualsiasi applicazione in ambiente
MS-Windows
L'accordo di distnbuzione permetterà agli
utenti Italiani di avvalersi di numerose opzioni
semplicemente spedendo la speciale Regi-
stration Card, contenuta m ogni pacchetto,
alla Kyber
Le opzioni previste comprendono la dota-
zione, completamente gratuita per gli acqui-
renti Italiani registrati, di 2700 simboli con
La gamma ShineNet Ethernet
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NEWS
servito
e assistito
relativo manuale e d> dO Font di carattere;
l'up-grade software per l'impiego del pro-
gramma SUI sistemi dotati di coprocessore
matematico; la dotazione del programma di
conversione Deciptier (PostScnpt/EPS/Arts &
Letiers); un manuale aggiuntivo riguardante
le migliaia di Clip-Arts opzionali; un servizio di
supprorio tecnico e di Hot Line fornito dalla
Kyder, la dotazione dei manuali italiani, non
appena disponibili, e gli aggiomamenii gratui-
ti alle nuove versioni del software per un
Superbase 4:
Dbase sotto Windows
La J,Soft ha presentato il pacchetto soft-
ware Superbase 4 deila Precision Software, il
database in ambiente MS-Windows che ac-
comuna testo e grafica.
Le attivila di Superbase 4 sono organizzate
in menu pulì down ed alcune come l'editing
dei testi sono gestite con Finestre separate.
Le finestre di dialogo sono interattive e gui-
dano l'utente attraverso le opzioni di basso
livello. Per selezionare un oggetto basta pun-
tarlo con il mouse, anche se e sempre possi-
bile agire da tastiera in maniera classica
Di nuova concezione é la visualizzazione e
la selezione dei record che avviene tramite
un pannello di controllo, disegnato come
quello di un videoregistratore (avanti, indie-
tro, avanti veloce, indietro veloce, stop,
pausa, ecc. Con questo pannello é possibile
scorrere il contenuto dei record in qualsiasi
sequenza, limitando il campo d'azione se si
desidera considerare un sottoinsieme di re-
cord 0 di campi,
Superbase 4 incorpora tra l'altro la possibi-
lità di importare file grafici in formalo PCX,
TIP, IMG e il Windows metafile WMF
La creazione dei report avviene a video
COSI come la si vorrebbe sulta carta, con
intestazioni, pié di pagina su piu linee, gruppi
per subtotali, funzioni statistiche e finanziare
ecc. Superbase 4 esporta file verso dBase,
Lotus ed Excel o file di standard ASCII o DIF.
In più è implementato il protocollo Microsoft
DDE per lo scambio dinamico di dati tra te
applicazioni in ambiente Windows II DDE
può essere predisposto per operare via Clip-
board o sotto il controllo di un’applicazione e
trasferire file tra elaboratori remoti
Comunque Superbase 4 non esporta solo
verso dBase ma accede in maniera diretta a
file ed indici
Oltre alle funzioni di un sistema di databa-
se incorpora strumenti grafici il disegno di
linee, figure geometriche ed aree colorate, il
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(VlCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
NEC annuncia la nuova stampante P2 Plus
Se siate nniovemio i primi passi nel mondo
del PC ma non volete rinunciare alla qualiià
di stampa, sceglicie fin dall'Inizio una stam-
pante professionale:
la NI-.C Pinwriier P> plus.
l-iSlia della famosa NEC P 221)0, la P2 c
ancora più veloce quasi 200 cps in qualità
bozza e 96 cps in Iciter qualiiy e più silen-
ziosa. Con la sua testina a 24 agiti ganmtisce
una qualità di stampa ormai proverbiale fint)
alla risoluzione di .^60 x ,y6() punti.
Professionale è anche requipaggiamento di
serie della P2 plus: Trattore per il iraseina-
niento del modulo continuo. Funzione di
caricamento frontale di fogli singoli e naiu-
ralnieme parcheggio carta.
Offre di serie 8 diversi font di caratteri.
Se poi le vostre esigenze auntenicranno. la
P2 plus crescerà con voi grazie alla .sua vasta
gamma di accessori.
I driver della P2 plus la rendono compatibi-
le con qua.si tutti i pacchetti software. E la
garanzia NEC di 12 mesi (testina di stampa
compre-salvi dà una sicurezza ineguagliàbile,
l.e earaiteristichc vi sembrano interessanti?
Che dire allora del prezzo a sole
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Il computer
sorveglia la lettera
Entro due anni e su tutto il territorio
nazionale, una rete di computer distribuiti
negli uffici postali renderà più sicuro inviare
la corrispondenza in Italia. Si potrà infatti
"inseguire" la corrispondenza (assicurata e
raccomandata) durante l’intero viaggio, dal
mittente al destinatario. Come funziona?
Su ogni busta sarà incollata una targhetta
con un codice a barre, che verrà letta dal
dipendente delle poste con una penna otti-
ca e quindi memorizzata nell'elaboratore
Man mano che la corrispondenza si sposte-
rà verso il luogo di destinazione, sarà "sor-
vegliata" da tutti I computer che incontrerà
nel suo percorso. Un elaboratore centrale
di raccolta dati riceverà tutte te informazio-
ni provenienti dalle vane sedi In ogni mo-
mento. quindi, Sara possibile interrogare il
sistema e conoscere la posizione della rac-
comandata, se é arrivata, se è ancora m
viaggio o se é andata persa. In questo
ultimo caso sarà possibile individuare il
luogo esalto in cui la busta si é «bloccatali
e quindi provvedere in mento. Tutto molto
interessante, ma tra due anni
Telecamera con vista...
nell'ombra
E stato messo a punto, da ricercatori
dell'Istituto Israeliano Tecnologie, un nuovo
sistema per l'elaborazione elettronica delle
immagini Questo sistema é in grado di
emulare le capacità di adattamento dell'oc-
chio umano di fronte a forti contrasti di
illuminazione o in scarsità di luce II nuovo
sistema, denominato «Smarlscann è adat-
to per impieghi particolari quali apparecchi
per controlli a distanza, sorveglianza e ro-
bot. É a tutti nota l'inadeguatezza della
pellicola fotografica a far fronte a contrasti,
come un controluce, con l’inevitabile perdi-
ta di dettagli. Anche chi abbia usato una
telecamera avrà notato la grande quantità
di luce richiesta per ottenere nprese accet-
tabili Oggi questi problemi possono essere
risolti con lo «Smartscanu e getta le basi,
attraverso l’elaborazione elettronica di cui il
sistema è dotato, di una nuova sene di
strumenti di ripresa con prestazioni prossi-
me a quelle dell’occhio umano
Un chip SuperVGA
con 1 Mbyte di RAM
La Tndent ha iniziato la produzione del
chip Tndent TVGA 8900 Questo chip riuni-
sce in sé tutte le funzioni di una VGA
ampliandole con risoluzioni che arrivano
fino a 1024x768 con colon che vanno da
16 a 256 (alla risoluzione di 1024x768 in
256 colon non interallacciato è richiesto un
MegaByte di DRAM) Sono disponibili dri-
ver software per: Lotus 123, PageMaker.
Ventura Publisher, Word Perfect, Word-
Star, Microsoft VVindows, GEM. Frame-
work II ed AutoCAD
Il prezzo in USA del TVGA é di $359
Per informaziorii rivolgersi a:
Tndent MicroSystems Ine., 321 Segue/
Way, Sunnyvale. CA 94086
Un programma
per la gestione di file su rete
PerfectSolution è un sistema per la ge-
stione di documenti su reti di computer
IBM o compatibili Esso permette di ma-
neggiare qualsiasi tipo di file ed é compati-
bile con gli attuali software di rete; le sue
particolari prestazioni si devono ad una
tecnica di indicizzazione su un file di tipo
compresso che al massimo raggiunge la
dimensione del 5 % del file originale É
possibile altresì gestire un profilo per ogni
datafile. Il programma deve risiedere sia
sul server di rete che sulla workstation
DOS.
Il prezzo in USA è di $2 495 per il server
e $295 per la workstation
Per informazioni nvofgersi a.
SottSotutions Ine . 625 South Stale. Orem.
UT 84058.
NEC Intersect CDR-35
La NEC Home Electronics presenta il
primo CD-ROM portatile, un piccolo gioiello
del peso di appena 996 gr (1,36 kg con le
batterie), completamente compatibile con i
lettori di CD-ROM standard.
Il NEC Intersect CDR-35 legge i medesi-
mi dischi ottici da 540MB del formato
standard, con una capacità di trasferimento
di 150k per secondo. L’unica differenza
degna di nota é il tempo medio di ricerca
che é di 1.5 secondi, tre volte più lento dei
lettori standard. Quando finalmente la tec-
nologia CD ROM Sara abbastanza diffusa,
rintersect, per le sue prestazioni, mimmo
ingombro e quindi di estrema portatilità.
ma soprattutto per il suo prezzo, sarà di
uso comune negli uffici Potrà essere di
estrema utilità a quei professionisti che
viaggiano con grosse moli di informazioni
su prodotti e servizi, e che magan di ritorno
a casa in aereo vorranno rilassarsi ascoltan-
do un brano di musica dal loro CD prefe-
II prezzo é di $599 (piu $199 per la
scheda SCSI), a cui si possono aggiungere
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i portatili:
t e le vostre idee hanno ridefìnito ^ 1
PCbil V30. Non solo portatile.
U- tilmensioni sono qiielk- di un’agenda, ina II l'C'bii V.ìO è mollo
più di un portatile leggem, Infatti è un personal computer completo,
potente coinè e più di molti sistemi da uivolo. Il suo niicroproces-sore
V5H. a 16 bit e a IO .Mhz. rende que.sto PC di classe XT \ ekx-e come
alcuni sistemi AT
La sua ttmpia dotazione di hardware e software ttr.i cui 1 porte
seriali e una par.tllcla nonché l'MS DOS •l.Dl e il OVC Ba.sici, le
baitene ricariiubili con autonomia superiore alla due ore di lavoro
continuo e lo «chemio di ttpo AGC ad allo contrasto e pcrfetui
visiisllttà, anche In condizioni di luce non ottimale, fanno del Piibit
V.^d Ltno strumento di lavoro ottimo dtir.inte gli s[X)stamenti e
notevolmente efficiente anche nel caso sia de-stinato ad es.serc il
voslni "unico" personal.
In (|uesio ca.so le opzioni di.sponibili, quali l’uscita per un monitor
eslem'o a colori AOC e la porta per un tlrive aggiuntivo, In rendono
ancora più utilizzabile.
Il PCbil V,^> in entramlx; le .sue versioni, tutte con 1 ,Mb di
memoria KA.M, ablwtie. poi, le vecchie barriere di prezzo e diventa
finalmente appetibile c. quindi, realmente utile. Nella versione con
un dove da .S.A" da 1, I4 .Mh, infatti, co.sta solo l.HdUOUO lire più iva,
mentre nella versione con disco rigido da 20 Mb. tintala anche di un
potente software di collegamento ,id altri l’C, cix«a 2.‘Wlì,0(X) lire più
PCbit 286/'VGA e SX/VGA. Anche portalilL
Potenti sistemi da tavolo anche portatili, ti portatili in grado di
confrontarsi con i desktop piti avanzali? Ceno che il PCtiil 28(i VGA e
il PCbil SX'VGA risultano all'avanguardia t|ualunque sia il lemiine di
paragone seello.
impiegano, rispettivamente, I mieroprrxc-ssori H()2H(> e SO.^i SX
alla frec|uenza di 16 .MHz, eon la pussiliiliià di montare il rispettivo
ctiprocessore matematico. La memoria R.A.M, di 1 .Mp espandibile a 3
o t ,Mf). è ulilizzafiile eon la miissima flessibilità grazie al gestore
integralo di memoria l-.MS UM l.O. Lo scliemio è a cTìslalli liquidi, re-
Iroilluminato e di tipo "pa]X-r vvhile", ha una ri.viluzioile VGA
((>i0x480). come voluto anche cbi computer da tavolo di cla.s,se
supenore. e può exsere rimos-so eon un solo gesto, per collegare un
eventuale monitor esterno a colori. Due pone seriali, una ponti
parallela, uscite per monitor esterno e drive esterno, uno slot di
e.spansione a 16 liii compatibile Toshilia T.-MOO garamivono le più
ampie po.ssibililà di interfacciamento.
Enirambt i sistemi sono dotati di drive da 3,5" con ctipacità di I , ì4
Mlie di disco rigido da -tO .Mb o, pi-r le esigenze più ,ivanzate, addiril-
tur.i da KKl Mb. Con il pacco di liuterie (oftzionalc). infine, l’incredi-
bile potenza del PCbil 286 - V<;a e del PCbil SXA’G.A può veramente
essere sfruttata dappenulio.
K i prezzi sono semplicemente paragonabili con cjuelli di com-
spondemi si.qemi da tavolo: cxm di.sco da -to Mh il PCbil 286A’G.A
co-sla S.stKMMJO lire più Iva. e il PCbit SXVGA 6.3(X).0(HI lire piu Iva.
Se aggiungiamo che entrambi i mixielli sono fomiti ixin .M.S 1X3-S
t.Ol. GW Basic e 'S'inclovvs e che II peso è inferiore ai 6 Kg. cxvxi
rukimo perché del dilemma Iniziale: facile da n.solvere, .i vostro
Portatili Unibit.
li modo migliore di muovere le idee.
NEWS
Isegue da oag 68)
posizionamento di testi e campi jtilizzando
svariati font, dimensioni e colon, l'inserimen-
to di logo aziendali e di immagini digitalizzate
all’interno del modulo al fianco degli altri dati
rendono possibile la creazione di moduli di
alta qualità.
Non manca l'implementazione di un lin-
guaggio di programmazione: il OML (Data
Management Languagel simile al Basic II
DML é dotato di circa 200 funzioni e coman-
di eseguibili direttamente o tramite program-
mi e permette di risolvere semplicemente
problemi di sviluppo di applicativi.
Sony News
il primo LapTop UNIX
La Sony Microsystems ha presentato al
CeBit il primo computer LapTop con sistema
operativo UNIX. Il nuovo portatile pesa 8 kg e
basa le sue potenzialità su un microproces-
sore Motorola 68030 con clock a 25 MHz
coadiuvato dal processore matematico Moto-
rola 68882.
La memoria RAM base é di 8 Mbyte
espandibili fino a 12 e sfrutta un disco rigido
della capacità d 240 Mbyte oltre ad un floppy
disk drive da 3.5 pollici da 1.44 Mbyte for-
mattati
La visualizzazione delle informazioni é resa
possibile grazie all’adozione di uno schermo
a cristalli liquidi delle dimensioni di circa 12
pollici con una risoluzione di 1120 x 780 pixel
che lo pone al vertice di altri display della
stessa categoria.
Come altri modelli della linea Sony News,
improrìtati ad impieghi multimediali, anche il
LapTop UNIX viene fornito di sene con una
interfaccia audio a 1 6/8 bit con convertitori A/
D e D/A in mono e stereofonia, oltre ad
interfacce Ethernet, SCSI, serale e parallela
Centronics.
DMC GITA
Si chiama GITA, acronimo di Gestione Inte-
grata Terntorio Ambiente, il software propo-
sto dalla DMC (Data Management Consulti
di Cerbara-Città di Castello (PGl per la gestio-
ne di dati grafici e descrittivi del territorio
Adatto allo studio ed alla gestione del
territorio dal punto di vista geologico, am-
bientale, sismologico, forestale, climatologi-
co, idrogeologico, catastale, GITA offre fun-
zioni di cartografia numerica e tematica, la
gestione di banche dati e di sistemi informa-
tivi terntoriali, la gestione di reti tecnologi-
che, analisi socio-economiche ed ambientali,
la progettazione di piani di sviluppo e funzioni
di topografia
Il programma aggancia automaticamente
un data base relazionale in modo compieta-
mente trasparente realizzando una gestione
integrata delle informazioni grafiche ed alfa-
numeriche
Gli archivi cartografici sono organizzati con
una struttura gerarchica che consente di or-
ganizzare le informazioni in raggruppamenti
omogenei offrendo la possibilità di operare
Sia su singoli elementi grafici che oggetti
complessi
GITA permette la costruzione automatica
di strutture poligonali a partire dalle linee di
contorno con raccordo automatico o guidato
di linee in vane modalità
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chica dei dati grafici e l'organizzazione rela-
zionale dei dati descrittivi consente di «inler-
rogare" il sistema indifferentemente da una
selezione suH'archivio grafico o da una rela-
zione descrittiva ottenendo l'individuazione
dei dati complementari
Tutte le fasi del lavoro sono selezionate da
menu mentre le principali informazioni globali
sono visualizzate su un'apposita finestra di
stato senza alcun inten/ento da parte dell’u-
L’utente può definire simboli cartografici
disegnandoli a video e associandoli successi-
vamente alle primitive grafiche desiderate
GITA permette il prelievo automatico di
informazioni catastali dagli archivi prodotti dai
programma PREGEO e la produzione auto-
matica del link dei punti quotati linangolil, la
generazione interattiva deile isoipse con pos-
sibilità di feedback immediato sulle linee di
link inopportune.
Unibit al CeBIT
Nel padiglione Italia allestito da ICE (Istitu-
to per il Commercio Estero), in collaborazio-
ne con l'Unione degli Industriali di Roma ed il
Consorzio Romano per l'Elettronica (CORELI
in occasione del CeBIT 90 svoltosi dal 21 al
28 febbraio ad Hannover, la Unibii Spa. che
partecipava per la prima volta all'importante
mostra internazionale del settore informati-
co. ha presentato una sene di prodotti, alcuni
dei quali erano già stati annunciati m antepri-
ma nel corso di una convention svoltasi a
febbraio a Sorrento, nel settore dei portatili,
dei sistemi da tavolo e nelle schede per reti
locali
Per I portatili sono stati presentati il 286/
VGA. l'SX/VGA ed il “notebook" V30 (già
provato su MC numero 94), basato sul pro-
cessore V30 (compatibile 6086) del peso di
soli 3 kg. dotato di 1 Mbyte di memoria
RAM, display LCD retroilluminato e floppy da
1 44 Mbyte o hard disk da 20 Mbyte.
I prezzi del V30 sono di 1.890.000 lire per
la versione con disk drive da 3 6" e
2.990.000 lire per quella con hard disk.
Nel settore dei sistemi della linea PCbit
professionale, di particolare interesse sono
due nuovi sistemi 386 a 25 MHz, con o
senza cache memory, ed un 386 a 33 MHz
con cache memory
Annunciate anche le prime macchine dota-
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
Addi
spiegate
...con Autodesk
materiali didattici,
simulazioni di tipo
meccanico o scientifico e
produzioni video perso-
nali. Vi renderete presto
conto deirìmpatto sul
pubblico che un tale
strumento è in grado di
produrre.
E' sufRciente un solo
scherme
Autodesk Anìmator
è in grado di integrore
gli strumentì piu polenti
dell'animazione ol
altro oggetto cornpleta-
mente dìiFerente. Il
controllo di temporizza-
zione, velocitò del movi-
mento e prospettiva
permette di ottenere
effetti porticolormenfe
suggestivi.
Coiour cycling mette o
disposizione una gamma
di colori personolizzobile
e permette di influen-
zorne la temporizza-
zione (Kr una coloro-
Titiing oggiunge alle
^^utodesk
Animotor - il proorom-
mo interottivo di desktop
video per i creotivi del
Personal. Animotor, il
nuovo prodotto dello
Autodesk, è un software
dalle coratterrstiche
uniche, in grado di dar
vita o oratiche o colori,
testi e lotogrofie tra-
sformondoTe in anima-
zioni al computer di atta
qualità, il tutto sul vostro
personoi.
Progetti un tempo confi-
noti nel mondo della
fantasticheria possono
finolmenle diventare
reoltó. Potete creare
presentazioni e dimo-
strazioni commerciali,
onimozioni pubblicitarie,
computer con le funzioni
più avanzate di elobo-
roziofse immagini in
un'interfaccia semplice e
intuitivo. Menù o rotolo,
riquadri di dialogo,
borre indicatrici e fine-
stre scorrevoli vi permet-
tono di orlentorvi nel
mondo deH'onimazione
e dell'elaborazione di
immagini.
cassetto video. Le vostre
produzioni possono
essere coricate e visuo-
lizzate da un qualunque
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te del processore i80486 il PCbiI 486 ed <1
TSX 4000, quest'ultimo dotato in opzione
anche del chip RISC Intel 80860
Nel settore delle schede di rete, nel quale
la Unibit ha mostrato la volontà di fornire
prodotti di qualità adatti ad un mercato in
forte espansione, sono state presentate due
schede: la ArcLAN e la EtherLAN
Unibit ha confermato la propria politica di
espansione rivolta al mercato estero, in parti-
colare ai paesi del Sud Europa e del bacino
mediorientale: un'espansione confermata
dalla collaborazione di partner commerciali
stranieri come la Micanografichi, fortemente
attiva come distributore per la Grecia, e di
altn distributori in fase di consolidamento in
Portogallo, Spagna e Turchia
Unibit è fornitore di sistemi nel mercato
della grande utenza dove annovera clienti
come Selenia e. direttamente o tramite i
propri rivenditori, importanti organizzazioni
come II Centro Nazionale Opere Salesiani,
l'Università di Camerino e, di recente, anche
la Guardia di Finanza con una commessa di
oltre un miliardo di lire.
Norton Utilities per Macintosh
La Peter Norton Computing Ine di Santa
Monica ha presentato il primo prodotto Peter
Norton sviluppato per l'ambiente Macintosh:
te Norton Utilities per Macintosh.
Il pacchetto, progettato tenendo conto del-
la piattaforma hardware e delle caratteristi-
che dell’ambiente operativo offerte dal Ma-
cintosh. impiega 45 differenti tipi di controllo
degli errori m grado di recuperare dati e
nriparare» i più danneggiati dischi Macintosh
con tempi notevolmente inferiori rispetto a
quelli attualmente necessari con programmi
analoghi disponibili per il Macintosh
Il menu principale del software, fornito di
una interfaccia utente nello stile Macintosh,
offre 4 opzioni distinte in grado di diagnosti-
care e riparare i guasti sul disco, recuperare
file danneggiati o cancellati, recuperare dati
da un disco ngido formattato accidentalmen-
te, ottimizzare e organizzare i dati sul disco
Norton Disk Doctor diagnostica e ripara
automaticamente 45 tipi di errori logici o
fisici, Unerase integra tre diverse tecniche di
rcerca e recupero dei file danneggiati' Quick
Unerase, Scelta per tipo di file e Ricerca
testo Nel primo modo il disco viene scandito
ed I file danneggiati recuperati automatica-
mente. nel secondo modo é possibile ricer-
care più di 40 tipi di formati di file specifici tra
I quali Microsoft Word, WingZ, Pagemsker;
infine, con l'ultima opzione si può ricercare in
qualsiasi settore del disco una stringa di
Format Recover/File Saver permette il re-
cupero dei dati da un hard disk formattato
accidentalmente File Saver scrive su disco la
struttura della directory mentre Format Reco-
ver la usa per recuperare i dati del disco e
farli funzionare m pochi minuti
Speed Disk permette di organizzare i dati
sul disco ponendo tutti i dati di uno stesso
file in posizioni contigue e riscrivendoli se-
condo le pnorità dei file. L'utility mostra a
video una mappa a colon di tutti i file e
permette la scansione del disco a livello di
singolo bit: nel caso di improvvisa inierruzio-
na dell'alimentazione lo Speed Disk recupera
tutti I dati
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156.000
MOTHER BOARD 386 28 MHZ
1.330.000 COLORE COMMODORE 1084420.000
FLOPPY 1,44 MB
158.000
HARDISK 20MB SEAGATE ST225
310.000 COLORE EGA
586.000
VGA 640 x 480
184.000
HARDISK 20MB MINISCRtBE 3 1/2 28 MS
340.000 COLORE VGA
586.000
VGA 600 x 800
270.000
HARDISK 20MB SEAGATE ST124
340.000 COLORE MULTYSINCH
770.000
CGA/HERCULES
70.000
HARDISK 40MB ST 151 3 1/2 24 MS
630,000 MULTYSINCH MITSU8ISH
924.000
VGA 1024 x 768
330.000
HARDISK 40MB SEAGATE ST251
610.000 MULTYSINCH NEC II A
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,218.000
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168.000
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NEWS
Per gli esperti è possibile eseguire opera-
zioni di recupero mediante le funzioni del
Norton Disk Editor, utilizzabile dai program-
matori per trovare informazioni dettagliate
sul disco, cambiare gli attributi dei file o
cambiarne contenuto e allocazione
Oltre ai tool descritti le Norton Utilities
offrono anche un gruppo di accessori dispo-
nibili dal menu «Me-
la» del Macintosh
FastFind riduce di
5 volte le operazioni
necessarie per trova-
re ed aprire qualsiasi
documento rispetto
al Find File Apple
<eyFinder visualiz-
za il set completo di
caratteri estesi e indi-
ca le sequenze di ta-
sti per potervi acce-
Directory Assisten-
ce migliora il selezio-
natore di file standard
Macintosh e Desk-
Light crea un'icona
che indica l’accesso
in corso al disco
Le Norton Utilities
per Macintosh sono
compatibili con il Ma-
cintosh Plus, SE, SE/
30, II, llx. Ilcx. Ilei operanti con le release 4.2.
6.0.2. 6 0.33 e 6.04 del sistema operativo.
La configurazione minima richiesta é di alme-
no un Megabyte di memoria RAM
La disponibilità è assicurata dalla Editrice
Italiana Software, che distribuisce in Italia i
prodotti Peter Norton Computing, a partire
dall'Inizio del mese in corso (maggio 1990)
Telcom distribuisce
Storage Dimensions
È iniziata da parte della Telcom la distribu-
zione in Italia dei sottosistemi a dischi ottici
cancellabili della Storage Dimensions
La famiglia LaserStor comprende sottosi-
stemi in grado di fornire un tempo medio
d'accesso di 35 ms ed un tasso di trasferi-
mento medio dei dati di 10 Mbit/sec, presta-
zioni praticamente equivalenti a quelle della
maggior parte degli hard disk I sottosistemi
integrano il drive magneto-ottico Tahiti I della
Maxoptic Corp. sussidiaria della Maxtor
Corp,
I drive Storage Dimensions supportano gli
ambienti 286/386 DOS. PS/2. Apple Macin-
tosh e Novell NetWare. L'espandibilità e
compatibilità con altri sistemi è garantita dal-
l’impiego di apposite interfacce SCSI.
Impiegano una tecnica di registrazione a
velocità angolare costante (CAVI, che forni-
sce rapidi tempi di ricerca e trasferimento
dati ed una alta densità dei dati in un drive
ottico cancellabile da 5.25"
La cartuccia LaserStor da 1 Gigabyte forni-
sce la più alta capacita disponibile su disco
da 5.25 pollio, ma è disponibile anche una
cartuccia da 650 Mbyte, compatibile con lo
standard ISO che rende possibile lo scambio
dati con drive di altri costruttori
In ambiente PC-DOS/MS-DOS dalla versio-
IL PUNTO DI ARI
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Siete pronti per i’editìone ISSO di AMIGAIIery?
Le novità di quest'anno consiste nella dividane in due sezioni: una per le
Immagini statiche^ una per quelle dinamiche (cioè per ì tilmati).
Per la sezione dedicata alle immagini statiche, è necessario inviare sia le
immagini (diapositive, foto o stampe), sia il dischetto: la giuria selezionerà le
immagini direttamente dal monitor; inoltre, le Immagini pubblicate e quelle
esposte alla mostra saranno tutte fotografate e stampate a nostra cura.
Per la sezione dedicata alle immagini dinamiche, inviate una videocassetta
in formato VHS; non è necessario, in questo caso, allegare il dischetto. I filmati
devono avere una durata massima contenuta entro i 5 minuti.
Naturalmente, tutto il materiale deve essere originale...
Fra tutti i lavori pervenuti entro il 30 giugno, la giuria sceglierà quelli che
parteciperanno alla mostre che si terrà nel mese di agosto nell'isola dì Salina
(Eolia). La mostra si concluderà con un convegno, al quale sarà invitato
l'autore di quello che la giuria avrà ritenuto il migliore fra i lavori pervenuti.
Nel prossimo numero preciseremo meglio sia la date, sia le modalità
secondo le quali saranno ricompensati gli autori dei lavori prescelti.
Nel frattempo iniziate a lavorare e... In bocca al lupo a tutti.
ne 3 0 alla 4.01 I sottosisiemi cancellabili
LaserStor includono radatlatore Host Bus
Storage Dimensions SCSI ed il software Spe-
edStor. Il drive può essere indirizzato come
partizione singola o suddiviso in volumi multi-
pli. I sistemi Macintosh sono supportati dal
software di installazione MacinStor ed il loro
collegamento al LaserStor avviene diretta-
mente mediante la porta SCSI della quale
sono dotati.
BIS distribuisce Hercules GB1024
Ben 16 milioni di colon ed un Megabyte di
RAM video, espandibile fino a 2 Mbyte, a
supporto del processore grafico Texas Instru-
ments 34010 operante ad una frequenza di
clock di 60 MHz rappresentano solo alcune
delle caratteristiche della scheda Hercules
Graphics Station Card GB1024 distribuita m
Italia dalla Editrice Italiana Software
La nuova scheda rappresenta la soluzione
per I computer 286 e 386 dedicati ad applica-
zioni grafiche che richiedono un processore
grafico ad alte prestazioni
La nuova scheda assicura una velocita fino
a cinque volte superiore a quella di una
comune scheda VGA, ospita il processore
Intel 82706 VGA compatibile a livello di regi-
Per portare in alto il vostro
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re nel vostro raggio d'azione tutte le soluzioni hardware e software che un grande no-
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RAM 1 MB-FDD I .2
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MULI. 14" ID24x7f)8 DP0.28 799.000
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Sin con l'adaliatore VGA IBM ed è m grado
di emulare i 17 standard video IBM compresi
CGA ed EGA
La dotazione del processore 34010 Texas
Instruments la rende molto versatile grazie
alla capacità di gestione di innumerevoli modi
e registri grafici
In emulazione VGA a 8 bit la GB1024 offre
256 colon 0 toni di grigio per una risoluzione
di 640 >! 480 pixel; con la medesima risolu-
zione. ma con un controllo dei registri a 16
bit per pixel si può contare su un output di
elevata qualità adatto ai monitor a colon VGA
analogici In questa modalità 1 bit di memoria
overlay controlla le operazioni grafiche ese-
guite dal processore.
Con una risoluzione leggermente minore
(512 X 480 pixel) si pud contare su una
gestione del colore a 24 bit (16 milioni di
colon) in grado di restituire immagini di quali-
tà fotografica. In tale modo 4 bit di memoria
overlay sono riservati al controllo delle opera-
zioni grafiche eseguite dal processore
L'ultimo formalo, denominato 8514, offre
una risoluzione di 1024 X 768 pixel ed una
gestione a 8 bit m grado di restituire 256
colon sia in modalità interallacciata che nor-
male.
In questo modo operativo la scheda Grap-
hics Station Card diviene compatibile con
una vasta gamma di monitor grafici
Per la GB1024 la Hercules fornisce un
interprete di comandi TIGA, il linguaggio di
sviluppo standard per la grafica ad alto livello
Il vantaggio offerto da TIGA consiste nella
possibiliie di creare software in grado di
essere eseguito su qualsiasi adattatore grafi-
co ad alte prestazioni aderente alto standard
senza dover modificare i codici sorgente del
programma.
La scheda Hercules Graphics Station Card,
disponibile con molta probabilità dalla fine di
questo mese, sara offerta con una garanzia
di due anni al prezzo di 1 8S0 000 lire IVA
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Laserdrive acquista ISI
Laserdnve Ltd. la società costituita da una
joint venture tra Olivetti e Eastman Kodak,
con sede a Santa Clara (California), specializ-
zata nello sviluppo, produzione e commercia-
lizzazione di lettori di dischi ottici, ha acqui-
stato la società ISI ■ Information Storage Ine
di Cotorado Spnngs, operante nel medesimo
settore.
La Literal Corp progetterà, produrrà e
commercializzerà una linea di dischi ottici
cancellabili e di tipo WORM (Wnte Once
Read Many) assumendo la posizione di lea-
der del settore negli Stati Uniti
Inoltre, la Kawasaki Steel Corp è entrata
nella ;oint venture Olivetti/Kodak con un ap-
porto di capitale m seguito al quale e divenu-
ta licenziataria per la produzione e commer-
cializzazione di lettori di dischi ottici sviluppati
dalla Literal Coqi.
Olivetti, Kodak e Kawasaki sosterranno la
nuova società tramite accordi commerciati
con l'obiettivo di aprire opportunità su nuovi
mercati
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trasformato il bagno, ho rinnovalo i colori della casa e
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avete nini usiilo UordHerreel allora ne siete ...ancora lontani! Perelié, nella luiovu ver.siime 5.1. VVordPerreel. il
\vord]mu'essor pili vendulu »l moiulii. si è avvicinalo anecira ili più al senso del suo nome: le novità inralti .sono molle e
liiite imporlaiilissime. Coiiiìiidando da un supporto eoniplelo del mouse e de! li'itekball. dai menù a tendina e dalt'lielp
eontesliiiile alla ruiizione attiva sempre pronto a sotrorrervi (ma non ee n'è bisogno perché WanlPeiieel è etiiaro.
ehiarissimo).
Ancora più perfect,
cimi WordPerfeel 5.1 oggi è possibile eollegarsi a file di logli elellronici e realizzare tabelle die si aggioniatio
atilomalieameiile ogni qiiiilvolta si modinea il file originale.
K inolliT grazie ad una speciale funzione è possibile scrivere ecpiazioni ulilizzanilo ludi i simboli iiiatemullci. Come
nelle \ersiotii preceileiili \\ ordPerfecl .sa nnliiralinente scrivere in bello siile (nndie in greco, ni.sso e giapponese), sil-
labare. correggere l'orUigrafia. generare indici e numerare. Dialoga con estrema fadiilà con più di 450 stampanti - molte,
l'onie molte sono le lingue iti cui è disponibile U nrdPerfecI: ben 53; e si ncconlenis di poca metnoria perché gli sono
.sufficienti 584 Kb. ^ ^
sempre piu
K poi imporin e impagina jinmagini in tpialunque furmalu (eil ha una sua biblioteca di ligure realizzate con
Draivl'erfei'l) e lavora in simonia con i suoi fraielli PlnnPerfecl. DnlaPerfeel, Office e DrawPerfed. al quale é possibile
accedere direllnmenlc da WordPerfeel senza passare dal si.slema operativo. K' l'unico wordpmccssor a conoscere, olire
.li .sinotiimi, i contrari cd è disponibile in diver.se versioni per tutti i sistemi operalivi/pialtaforme luirdw.ire (MS DOS' .
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WordPerfect.
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WordPetfect 5.1
Wordftrfecf
NEWS
Arision: il maggiordomo elettronico
Il consorzio formato dalla Fatme, Isi e
Merloni Elettrodomestici ha presentato An-
Sion, tl sistema telematico per l'automazio-
ne, il telecomando e la sicurezza della casa.
Arision è un classico prodotto della na-
scente "domoiromca” (elettronica dome-
stica). il quale permette di gestire, tramite
la sua elettronica, l'accensione di apparec-
chiature eleitnche, segnalare fughe di gas
0 incendi, attivare un sistema di allarme in
caso di furio Pud inoltre essere utilizzato
come segretena telefonica, come agenda e
sveglia elettronica, oltre che come normale
telefono
Un esempio di accensione di apparec-
chiature elettriche può essere rappresenta-
to dal telecomando a distanza e non dell'in-
natfiatoio delle piante sul terrazzo o della
caldaia della casa in montagna e senza
andare troppo in là, l’uso intelligente come
gestore degli oran di accensione della lava-
trice 0 dello scaldabagno
L'apparecchio di produzione degli stabili-
menti Palme é composto da una console di
comando con telefono incorporato, dise-
gnata da Makio Hasuike, e da una unità
centrale della grandezza di un vocabolario
Le periferiche di input, i dispositivi di attiva-
zione a distanza e i rilevatori di sicurezza
sono stati progettati e realizzati dalla Ave di
Brescia e dalla Coelte di Como.
I dispositivi di attivazione a distanza (at-
tuatori) consentono di comandare delle ap-
parecchiature domestiche tramite appositi
cavi di collegamento o utilizzando onde
convogliate trasmesse attraverso la rete
elettrica dell'appartamento.
Dal lato della sicurezza Arision è un sofi-
sticato sistema di controllo in quanto m
caso di fughe di gas. perdite d'acqua o
principi di incendio interviene interrompen-
do l'erogazione del gas e dell'acqua. Oltre
a ciò l'unità offre anche una sua funzione di
antifurto. In tutte queste emergenze Ari-
sion può inoltre rintracciare il proprietario
grazie alla possibilità di memorizzare fino a
cinque recapiti differenti.
Può altresi rispondere al telefono, regi-
strare telefonate, mandare messaggi utiliz-
zando la voce sintetizzata (da un vocabola-
rio di 240 parole] o quella del proprietario.
Può chiamare 50 numeri memorizzati, ripe-
tendo la chiamata a inten/alli regolari in
caso di linea occupala.
II costo dei sistema varia a secondo del
numero di applicazioni collegale e una con-
figurazione delle piu complete può costare
circa 6 milioni, comprese le spese di instal-
lazione Il sistema Arision é coperto da
brevetto e le funzioni telefoniche sono Sta-
te approvale dall'Istituto Superiore delle
Poste e Telecomunicazioni
Il Servizio
Globale di
AEG Olympia
AEG Olympia tiene lede alla sua
reputazione di offrire, da sem-
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gicamente più avanzali, questo
significa assistenza ai Clienti
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Personal Computer e delle
Stampanti, ma un concreto sup-
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massimizzare le prestazioni dei
nostri prodotti.
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diata questa offerta di aiuto, ab-
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e di Olympia di fare buoni - anzi, ottimi
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costante di progettare prodotti migliori,
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mazione deirufficio ma per una vera
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soprattutto prodotti “solidi” ed affidabili.
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Tech” 286, ovvero Olystar 60, e il 386sx
Olystar 70, dedicati a manager, giorna-
listi, consulenti finanziari: i potenti
Olystar 80/20 ed Olyst^ 80/25, con
“cuore" 386 a 20 e 25 Mhz e memoria
da 100 Mb in su, per calcoli ingegneri-
stici od architettonici con applicazioni
CAD, per ricercatori e gestioni finanzia-
rie, oppure come file-sen/er di rete.
Né potevano mancare i lap-top:
Olyport 20, Olyport 40 ed Olyport 80,
con capacità di 20, 40 e 100 Mb e pro-
cessori 80C88, 80C286 e 80C386 ri-
spettivamente; sicuramente fra i più
piccoli, leggeri, “belli" e potenti oggi di-
sponibili.
Ai PC Olystar si spesano perfetta-
mente le stampanti AEG Olympia: una
gamma che va dai modelli tradizionali a
matrice alle nuovissime Quietstar 4 e
Colourstar {4 colori nelle testine) a car-
tuccia a getto di inchiostro, alla su-
per-stampante Laserstar 6 da 6 pagine
al minuto.
AEG Olympia, via Stephenson 94,
20157 Milano. Punti di vendita in tutta
Italia, consultare le Pagine Gialle alla
voce "Macchine per ufficio Vendita».
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OLYMPIA
I iggiWHl di I
J j) J>J Jì, J
Quando sei qui con me, questo ufficio non ha più pareti.
ZBNITH
Con MinisPORT, il più piccolo
portatile della gamma dei P.C.
Zenith, il lavoro esce dall'ordina-
rio per entrare in una nuova
dimensione: praticamente quella
di un'agenda, per andare al
passo con i tempi accompagnati
ovunque dalla vostra professio-
nalità ed esperienza.
,ì
Illuminati dal sole o retrollluminati
in ufficio, tutti i modelli Minis-
PORT vi consentiranno di lavora-
re con intelligenza ed entusiasmo
dove e quando deciderete e di
scambiare dati con qualsiasi altro
computer. Con un "ufficio da
viaggio" così, potete anche
godervi il panorama.
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Per noi, invero, non si tratta proprio di
una novità. Non vi abbiamo potuto dire
nulla nel reportage della Developpers Con-
ference di Parigi del febbraio u.s. avendo,
ahinoi, firmato un accordo di non divulgazi-
ne, ma il 3000 non solo l'avevamo già
visto tre mesi orsono, ma abbiamo anche
avuto l'opportunità di provarci sopra ADP-
network, perfettamente funzionante.
Per chi non lo sapesse (forse pochi,
date le innumerevoli voci che circolavano
a riguardo) si tratta della nuova macchina
Amiga dotata di microprocessore Motorola
68030 a 16 o 25 MHz coadiuvato, rispetti-
vamente, da un 68881 o 68882 (e un CPU
expansion connector che sa tanto di
68040!!). fino a 2 mega di chip ram e 4
mega di fast ram disponibile on board,
nuovo bus di espansione Zorro III full 32
bit compatibile con il bus dell'Amiga 2000,
hard dis): interno da 40 o 100 mega, ECS
(Enhanced Chip Set) e nuovo sistema ope-
rativo 2.0 (ri .4 ribattezzato) disponibile al-
l'Interno della macchina.
Completamente rinnovata anche l'esteti-
ca: la nuova macchina è addirittura più
piccola dell'ormai vetusto Amiga 1000, di-
spone sul frontale dell'interruttore di ac-
censione. e può montare fino a due mec-
caniche da 3.5" per floppy disk disponibili
sul frontale e mentre i'HD interno non
occupa posti-floppv- I connettori per
mouse e tastiere non sono più situati sul
frontale come per il 2000 ma lateralmen-
te: in questa posizione, e chi ha il 2000 mi
capirà sicuramente, danno molto meno fa-
stidio quando si sposta la tastiera. Sul
retro del nuovo nato si moltiplicano anche
le connessioni disponibili. Innanzi tutto le
eventuali schede di espansione (in numero
massimo di 4, ma con tutta la roba sulla
scheda madre ci sarà ben poco da espan-
dere...) sono disposte orizzontalmente co-
me in altri personal particolarmente com-
patti come il 30(X). Oltre alle canoniche
interfacce seriale, parallela, floppy disk
esterno, video e audio, troviamo un con-
nettore SCSI per periferiche aggiuntive di
questo tipo (I'HD interno segue questo
interfacciamento) e un connettore per mo-
nitor esterno VGA per visualizzare i nuovi
output video dell'ECS’ in particolare i modi
non interlacoati a 512 linee e il producivity
mode a 480 linee.
Facilitata, inoltre, anche l'installazione
dei drive da 3.5" vero tallone d'Achille
dell'Amiga 2000: pare che ora l'operazione
non impegni per più di cinque minuti e
che sia necessario avvitare una sola vite
per fermare una meccanica.
Come detto prima, con la nuova macchi-
na arriva anche il nuovo sistema operativo
2,0 che ha un nuovo look decisamente più
professionale delle precedenti versioni, e
dotato di nuove caratteristiche interessanti
tra CUI il funzionamento asincrono del
Work Bench che non si paralizzerà più
durante le operazioni di lettura/scnttura sul
disco. Ora il Fast File System è disponibile
su ROM anche per i floppy disk e il siste-
ma riconoscerà automaticamente il forma-
to utilizzato. Nuovo anche il pacchetto sw
AmigaVision che permette di produrre con
facilità presentazioni grafiche di dati utiliz-
zando tutte le capacità originane di Amiga:
rnultitasking, funzioni video, sonore e gra-
Infine i prezzi: al momento di andare in
stampa non conosciamo ancora la uvaluia-
zione» Commodore Italiana riguardante
l'intera gamma ma solo il prezzo di listino
del mcxlello base, con clock a 16 MHz,
HD da 40 mega, due mega ram, senza
monitor: 5.500.000 più IVA.
Amiga 3000:
presentato ufficialmente al Sicob
11
Fora LP-286L
di Massimo Tnjscelh
S i estende l'offerta di portatili laptop
grazie alla Alpha Team Software di
Perugia che rende disponibili i portatili della
Fora, una società sussidiarla del gruppo
taiwanese Acer che ne detiene la quota
azionane di maggioranza II modello LP-
286L è già stato presentato sullo scorso
numero di MC nella rubrica News. Si pre-
senta con un’estetica caratterizzata dal co-
lore grigio-verde che gli conferisce una
connotazione militaresca; le sue dimensio-
ni approssimative sono di 30 X 40 X 8 cm
(larghezza per profondità per spessore),
mentre il peso è di circa 7 chilogrammi
Una maniglia inserita insolitamente nella
parte posteriore del computer assolve an-
che alla funzione di supporto per l'inclina-
zione del laptop quando esso viene impie-
gato come postazione fissa In posizione di
riposo la maniglia nasconde i connettori
corrispondenti alla porta parallela Centro-
nics ed aH’uscita per un monitor esterno
Sul fianco destro sono disponibili due porte
serali RS232C dotate di connettore D69 e
miniDIN ed un connettore miniDIN per il
collegamento di una tastiera esterna. Sullo
stesso lato è presente un disic drive da
3.5" della capacità di 1 44 Mbyte
Sul fianco sinistro è invece alloggiato il
Fora LP-2S6L
Fora International Corp. Taipei Taiwan
Alpha Team Software
Via adoni 10 - OBÌOO Perugia
Prezzi UVA esclusa):
LP-2B6L 40 L. 4.300.000
LP-286L 20 L 4.060.000
connettore per l'alimentazione e per la rca-
rica degli accumulatori entrocontenuti, sor-
montato da una piccola feritoia circolare
corrispondente ad una ventola di raffredda-
mento. La tastiera a 82 tasti offre anche un
tastierino direzionale con il medesimo
layout delle tastiere estese, ma adotta una
disposizione discutibile per i tasti FuNction,
ConTRoL, Shift e Caps Lock sul suo lato
sinistro; il tastierino numerico é logicamen-
te compreso all'interno della tastiera alfa-
numenca.
Il display LCD supeitwist e backlit di
buona qualità, del quale il contrasto può
essere regolato con un apposito slider,
assicura i modi di visualizzazione Hercules,
CGA e MDA commutabili direttamente
eseguendo alcune sequenze di tasti.
Sotto al display una serie di indicazioni
luminose fornisce una sene di informazioni
sull'attivazione della modalità turbo, sul
funzionamento di hard disk e disk drive,
suirinserimento dei tasti Num Lock e Caps
Lock, sull'attivazione del modo reverse vi-
deo e sull’attivazione di un monitor ester-
no Due tasti permettono il disinserimento
dell'hard disk e l'inserzione del reverse
video, per la prima (unzione una spia lumi-
nosa inserita all'interno del tasto indica
chiaramente la presenza dell'alimentazione
per l'hard disk
Caratteristiche e uso
Il processore impiegato é logicamente
l’80286 con frequenza di clock a 12 MHz
commutabile a 6 MHz agendo sui tasti
ALTernate, Shift e Down (oppure Upl, que-
st'ultimo logicamente del tastierino direzio-
nale Una caratteristica di rilievo è rappre-
sentata dal fatto che nonostante le dimen-
sioni sufficientemente ridotte e possibile
inserire nel laptop due schede corte, una a
8 e l'altra a 16 bit.
L'operazione necessita della rimozione
del coperchio superiore ottenibile svitando
tre viti presenti sul fondo del computer
mentre l'accesso ad eventuali connettori
presenti sul dorso metallico delle schede
avviene mediante un piccolo sportellino sul
fianco destro del portatile.
La dotazione di memone di massa com-
prende anche hard disk da 20 o 40 Mbyte
con un transfer rate di 1 MB/sec e tempi di
accesso massimo dell'ordine dei 50 ms,
Nella configurazione del Fora LP-286L é
compresa una comoda e pratica borsa per
it trasporto, particolarmente utile se si con-
sidera che utilizzando la maniglia della qua-
le il portatile è fornito è pressoché impossi-
bile appoggiare il computer in posizione
verticale a causa della mancanza di una
base di appoggio piana
A sinistra il display in
lumionamenio
imormaleii, sono
visibili gli indicaton ed
internitlori disponibili
per il controllo di tasti
speciali, funzione
turbo, hard disk e
display A destra sono
visibili I connellon per
le vane interfacce
disponibiti, mentre in
basso SI nolano i due
slot di espansione per
78
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1990
La configuraiione comprende anche il
Microsoft DOS 3.3 e GW-Basic completi di
relativi manuali. Il Fora LP-286L si usa in
maniera agevole in guanto offre pratica-
mente le medesime prestazioni di un siste-
ma desktop, compresa la possibilità di in-
senre un coprocessore matematico 80287
ed espandere la memoria RAM fino a 5
Mbyte mediante apposite schede.
Il BIOS di produzione AMI permette di
riconfigjrare il sistema secondo le esigen-
ze dell’utente selezionando, mediante il
programma di setup SETNEAT3. che agi-
sce sul chip-set N£AT adottato dal Fora,
l’attivazione della Shadow RAM per l’incre-
mento di velocità negli accessi al BIOS e
l’attivazione della memoria Shadow Video,
Logicamente è possibile destinare parte
della memoria a memoria estesa e, se
possibile, a memoria espansa (EMS).
La procedura per settare la memoria nel
modo più opportuno si avvale di una serie
di file di pre-configurazione corrispondenti
a differenti organizzazioni della memoria
estesa ed espansa.
È sufficiente caricare il file corrisponden-
te alle proprie necessità dal SETNEAT3 per
avere immediatamente la configurazione di
memoria desiderata e più adatta alla quan-
tità di RAM installata.
É logicamente possibile agire secondo le
procedure tradizionali sedando individuaF
mente i parametri inerenti il tipo di dock
del processore e del bus, nonché i( numero
di cicli di attesa per la consultazione delle
pagine della RAM e numerosi altri parame-
tri tipici del menu di configurazione avanza-
to disponibile su tutti i sistemi 286.
La compatibilità con il software è assicu-
rata con la maggioranza dei pacchetti an-
che se con alcuni pacchetti che utilizzano
in maniera massiccia la grafica, bisogna
prestare attenzione a settare correttamen-
te il modo video più adatto tra Hercules e
CGA,
Conclusioni
Uno dei fattori che decretano in misura
maggiore il successo di un prodotto come
questo è logicamente il prezzo: quattromi-
lionitrecentomila lire per la versione con
hard disk da 40 Mbyte e quattromilionicin-
quantamila lire per quella con hard disk da
20 Mbyte. Il prezzo ci sembra decisamente
buono e ben rapportato alle caratteristiche
generali del computer, il quale presenta
forse il solo difetto di avere dimensioni non
proprio contenute cosi come del resto non
sono contenute le dimensioni dell'alimen-
tatore esterno.
In definitiva si tratta di un portatile in
grado di garantire le medesime prestazioni
di un sistema desktop con in più il vantag-
gio della portatilità ad un prezzo piuttosto
conveniente.
Channel
La Channel, società che distribuisce vari
pacchetti inerenti la grafica nelle sue varie
forme informatiche, ha rilasciato recente-
mente la nuova versione dello StatGraphics.
ed un programma per la cattura delle imma-
gini (Hot Shot).
Il pacchetto di grafica e statistica interatti-
va StatGraphics é giunto alla reiease 4.0, a
soli otto mesi dal rilascio della 3.01 . La
versione 4.0 automatizza procedure ricorrenti
tramite la creazione di macro da tastiera
complete di messaggi personalizzati, di con-
trollo dei dati (esistenza di variabili e valori di
variabili), di lettura e scrittura di file, di
stampa.
Nello svolgimento dell'attività é possibile
implementare intervalli di pausa e la creazio-
ne di schermate d’aiuto.
La gestione della memoria si avvale di
quella estesa (XMS) e espansa (EMS) rispet-
tivamente di 70 Kbyte e 50 Kbyte aggiuntivi.
È stata aitresi facilitata la configurazione delia
grafica e delle periferiche direttamente all'in-
terno del programma e sono stati aggiunti
nuovi driver di stampa.
Tra le prestazioni aggiunte c’é la rappre-
sentazione grafica mediante barre con devia-
zione standard, deviazione standard memo-
rizzabile in una variabile per successivi richia-
mi, importazione di file ASCII con delimitatori
diversi dalla virgola mobile o dagli spazi,
nuovo operatore EVAL che permette il calco-
lo del valore di una espressione successiva-
mente utilizzabile in altre procedure, una
procedura riscritta interamente per la Trasfor-
mata di Fourier (Fast), più un rapporto sulla
stessa pagina stampata, caratteri intemazio-
nali.
Il pacchetto StatGraphics viene venduto al
prezzo di 1 .980.000 Lire IVA esclusa, mentre
per le università che intendano comprarlo
verrà praticato un prezzo particolare:
1 190.000 Lire per copia singola o 2.600.000
Lire per quattro pacchetti con un solo set di
manuali.
Il pacchetto software Hot Shot permette di
gestire una vasta area applicativa che spazia
dalla cattura delle immagini da video, alla loro
manipolazione grafica e/o del testo.
Un’immagine catturata con Hot Shot, o
con altri programmi, si pud modificare ag-
giungendo linee, testi, cerchi, archi, rettango-
li, simboli, ecc.; fonderla con altri testi, gene-
rare reverse video, zoom in e zoom out,
manipolare II pixel, eseguire operazioni di
"taglia ed incolla».
Il programma riconosce automaticamente,
e quindi salva di conseguenza, l’immagine in
formato testo o grafico e fornisce l'ulteriore
possibilità di convertire un file in formato
ASCII, PCX, IMG, TIFF. EPS e Printer Ready:
il formato ASCII sostituisce i caratteri non
riconosciuti in spazi bianchi ed il formato
Printer Ready crea un file stampabile diretta-
mente dalla stampante definita nel set up.
con il semplice uso del comando DOS
COPY
La versatilità dèi prodotto lo propone sia
come strumento nel DTP, che come conver-
titore di formato. Il prezzo di vendita è di
440.000 Lire IVA esclusa.
MCmicrocomputer n. 96-maggio 1990
79
EPSSEN
àlTA^lita
^TiT:
1 iM :7‘ìl É É IH m 3
■ dice che non si può
cambiafe il mondo?
È quanto si è chiesto John
Sculley, nel discorso con il quale
ha inaugurato a San Francisco
l'edizione 1990 di MacWorId
Expo.
La., sacrosanta ma impegna-
tive affermazione compariva su
un'immagine prodotta con un
Mac e proiettata su una dei due
grandi schermi alle spalle dell'o-
ratore, come si vede nella foto
che ritrae, appunto. John Scul-
ley in un momento della confe-
renza. Alla frase faceva da sup-
porto una simpatica immagine
della terra con, su un lata, il
caratteristico morso Apple.
Ecco. Voglio saltare qualsiasi
altra parte del discorso de! lea-
der della Apple (che in ogni caso
non é stato, per il resto, partico-
larmente denso di spunti signifi-
cativi), preferendo soffermarmi
propno sul senso e sulla fonda-
tezza di Questa affermazione,
come dicevo impegnativa ma
solo apparentemente presun-
tuosa.
Apple ha cambiato il mondo.
Apple ha cambiato il mondo al-
meno due volte.
Apple ha cambiato il mondo
che non aveva il personal com-
puter: non perché sia stata la
pnma ad inventare il personal
computer, ma perché per prima
ne ha commercializzato uno ef-
fettivamente utilizzabile, che
non fosse un super-giocattolo:
l'Apple II.
' Qualche tempo dopo i «gran-
di» dell'informatica cominciaro-
no, uno dopo l'altro, ad entrare
nel settore Significativo fu l'an-
nuncio con il quale, nella sua
campagna pubblicitaria, la Apple
dava il benvenuto alla IBM nel
settore dei personal, «perché a
aiuti a vendere»: intendendo
che, con il suo blasonato nome,
la IBM avrebbe contribuito ad
infondere, nel potenziale grosso
pubblico, fiducia nel personal
computer.
L 'avvento della IBM non cam-
biò il mondo (se non per il fatto
che fu il punto di partenza per la
diffusione di massa del pc) ma
si limitò, purtroppo, a mortificar-
ne l'evoluzione, imponendo uno
standard che tutti seguirono:
l'MS-DOS per 8088, per molti
versi emanazione del vetusto
CP/M per Z-80. Le successive
evoluzioni sono state significati-
ve dal punto di vista delle pre-
stazioni, ma non si può dire che
abbiano rappresentato un'evolu-
zione culturale, un'innovazione
nel mondo del personal.
Attraverso una gestazione
che passa per il Lisa, nel frat-
tempo la Apple, timidamente
ma non troppo, tira fuori dal
cappello il rivoluzionano Macin-
tosh. Con lui, il manager (o co-
munque l'utente), grazie alla co-
siddetta «metafora della scriva-
nia» Idi cui. peraltro, su MCmi-
crocomputer si era parlato fin
dal lontano 1982) si mette a
giocare con le figurine sullo
schermo: crea e apre cartelle,
sposta file e programmi (che per
lui sono disegnici di fogli e vi-
gnette), getta nel cestino quan-
to non gli serve. Compie, magari
senza capire, gesti che altri
(chissé. forse senza capire
ugualmente...) chiamano MD,
CD. DEL. NAME. COPY Ma ci
riesce, e rapidamente. Anche gli
altri ci riescono ma, se non sono
predisposti, imparano molto più
lentamente. I denigraton del si-
stema naturalmente non manca-
no: ricordo di aver risposto un
paio di anni fa fri. 73. aprite 88)
su queste pagine alla lettera di
un lettore che mi chiedeva cosa
pensassi dell'affermazione «reai
men don't use icons». falla da
non so quale personaggio im-
portante. Continuo a sostenere
che questo signore non aveva
capito granché, e a distanza di
anni sembra che i fatti mi stiano
dando sempre più ragione
Per la seconda volta. Apple ha
cambialo il mondo: questa vol-
ta. Apple ha cambiato il mondo
che già ha il personal computer.
Che si potessero vendere più
Macintosh che MS-DOS non
era. probabilmente, neppure
pensabile, ed infatti ovviamente
non é cosi. Ma il fatto che «il
resto del mondo» stia pratica-
mente cercando di seguire il più
possibile (magari senza ammet-
terlo...) la strada tracciata da Ap-
ple non é certo da poco, ed in
un ceno senso é molto di più.
Mettendo per un attimo da
pane il discorso MS-DOS. che
comunque é il più impanante da
guasto punto di vista, comincia-
mo col notare che Commodore
Amiga ed Alari ST usano un'in-
terfaccia utente che non é forse
canno, ma neppure del lutto in-
fondalo definire «una bruita co-
pia di quella del Mac».
E venendo all'MS-DOS, met-
tiamocelo in testa: tutte le volte
che sentiamo parlare di «inter-
faccia urente", m panicolare
quando si parla di renderla il più
familiare possibile all'utente non
esperto, in qualche modo lo
dobbiamo ad Apple. Si é comin-
ciato con ( programmi applicati-
vi, con il desk top publishing: si
é cercato di emulare il più possi-
bile l'ambiente Mac. o comun-
que il modo di lavorare tipico
dell'ambiente Mac Fra utilità e
aggiunte, più o meno blasonate.
S! è finiti a sistemi operativi che.
compatibili si con l'MS-DOS,
stozzano non poco l'occhio alle
bistrattate figunne del Mac Mi-
crosoft ha compiuto encomiabili
salti mortali, che apprezziamo
molto, net mettere a punto un
sistema come Windows (ora
molto migliorato, giunto alla ver-
sione 3), ed il sempre più atteso
OS/2, con Presentalion Ma-
nager.
Questi interessanti sviluppi, di
cui il mondo MS-DOS si troverà
sicuramente a beneficiare, cosa
sono se non riconoscimenti alla
validità deli'idea e delia imposta-
MCmicfocompuler n. 96 - maggio 1990
81
MACWORLD EXPOSITION
Valanga di podalilil Sia onginali ncan/iiali. gumdi senza nessun problema. Che compafiM, senza le ROM. che vanno prelevate da un Mac. Il DynaMee 6 un SESO
con disco interno da 200 Mb lavata letto bene’), display eletrroluminescente e FAX/Modem. Due modelli invece per il COL8Y: SE e SE30. display LCD e disco
interno a scelta 42/90/180 Mb. Esteticamente mollo bello e ohgmale l'Oulbound con la CPU che fa parte del dispiaY LCD e la tastiera staccabile che la da
coperchio. L ’Outtiound monta lo stesso microprocessore del Mac portatile ma non ha le ROM che vanno prelevate da un Mac Plus o SE. hjaturalmenie i display
non sono paragonabili a quello del Mac portatile, ma anche il prezzo é più abbordabile
MACWORLD EXPOSITION
L'uso del Mac in ambiente MIDL sta ormai diventando uno standard per i musiasti professianisli. Un intero settore di MacWorId. Ira l'altro molto afiollaio. era
dedicato al software e alle espansioni musicali. Nella prima loto le pixole Base autoamplihcale con la mela nel marchielto e il colore in tinta. Nella seconda la
Passport produtliice tra l'altro del programma PRO 4, presenta un nuovo modo di ascoltare la musica: si compra un discbello con il file MIDI e lo si ascolta con un
expander cosi, se non gradile l’arrangiamento o gualche assolo, lo potete modificare a piacere. Nella letta foto Vexpander Roland CM $4 al lavoro con un gruppo di
folclonstici suonalon
Una stampante a colon a Iraslenmenla termico dedicala unicamente al Mac non sarebbe una novità, non se la casa che la presenta non fosse la Hewlett Packard
produttrice dei Veclra MS-DOSi La HP PaintWnter XL é stala progettala appositamente per supportare QuickDraw e si collega tramile la rete AppleTalk Inoltre la
HP ha aggiunto la possibiliia d‘ usare m AppleTalk tutta la sene completa di stampanti ink /et e laser, inclusa la LaserJet Ili che stampa in fronte/retro.
MACWORLP EXPOSITION
£ lui o non é lui^ Direbbe un tamoso mirallemlore
televisivo Ma si’ E propno lui, Peter Norton
Approrialo al mondo Mac con le sue famosissime o
diffusissime Norton Uuhlias Chissà so replicheran-
no Il successo otferufo in ambiente MS-DOS^
La Ashion Tate, creatrice di Obese, é entrata nel
mondo Mac con uno spreadsheet e un Word
process: Full Impact e Full Wnte Originale la
campagna di lancio se restituire il vostro attuale
programma pagherete i programmi Ashion Tale
come Upgrade.
LaserFeeder LF890. alimentatore di logli per la
laser Apple Pealasati dalla BDT si possono connet-
tere in cascata Ise avete un tavolo abbasiama
lungol per avere un'ampia scella di lormali o una
grande guantilà di carta tutta dello stesso formato
Dalla Sharp TFIandY Color Scanner Piccolo scannerà colon del formato Wx I5con200dpi e lirroadSbit
per pixel Oltre ad altri due scanner a cohn. uno economico ed uno professionafe la Sharp ha presentato
una stampante a colon ink ibi a 48 «aghi-
ColorSludio della Letreset a cui e stata aggiunta la
possibilità di lavorare con uno stilo sensibile alla
pressione, sviluppato dalla Wacom
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
- OtL fono
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pidità e amichevo-
lezza la ricerca di un
documento esplo-
rando gli 8 repertori
contenuti sul CD.
Il documento trovato
può essere stampato
su carta o memorizzato
su file esterno per essere
poi letto e «trattato» con qual-
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lità di rapida consultazione a vi
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opere della linea Dizionari
^nichelli. Utile a chiunque
scriva e debba perciò af-
frontare dubbi e problemi
che possono sorgere nel
corso della traduzione o
della redazione di un testo.
Il programma di Interroga-
zione può essere usato in mo-
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richiamare in qualsiasi momento,
mentre si lavora con un word prò
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resident, che consente di:
consultare in pochi secondi,
ciascuno dei 18 dizionari, voce
per voce;
visualizzare le sole traduzioni
di ciascun lemma;
cercare in modo rapido e
automatico, parole e locuzioni
all'Interno di ciascuna voce;
tradurre parole da una lingua
all’altra tramite l'inglese (che è
lingua comune a tutti i dizionari);
elencare sinonimi;
visualizzare le parole CINESI e
GIAPPONESI In caratteri Kanij.
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Stampa Estera
di Paolo Ciardelli
«To DOS or Not to DOS?»
Non inizia cosi amleticamente
l'anicolo della nvista "Byleu di
marzo 1990 dedicato alla nuova
gamma di Mobile Computers
(MCsI MC200, MC400 e
MC600, ma leggendolo forse il
titolo sarebbe stato più appro-
priato.
La Psion é nota ai lettori italia-
ni per aver introdotto l'Organi-
ser. un misto tra una calcolatri-
ce, un computer ed un data
bank che la mise in concorrenza
con concorrenti agguerriti come
la Casio e la Sharp. Nel settem-
bre del 1989 la Psion seguendo
la sua linea di produzione decide
di dare un colpo al panorama
dell'informatica portatile introdu-
cendo la linea dei Mobile Com-
puters, che SI inserisce tra i Lap-
Top ed i Notebook.
Gli MCs della Psion incorpora-
no nuove caraneristiche alta-
mente tecnologiche come un
mouse touchpad, sintesi vocale,
e l’uso della Flash Memory a!
pan di un floppy disk allo stato
solido.
Per rendere la Flash Memory
in grado di emulare un disco
DOS, la Psion ha dovuto unire le
proprie forze a quelle della Mi-
crosoft per sviluppare un siste-
ma completamente nuovo di fi-
ling System denominato Rash-
light che altre industrie sfrutte-
ranno in seguito.
Alla base però rimane il quesi-
to del titolo: un utente di un
computer portatile ha bisogno di
una compatibilità DOS? La
Psion ha scelto la strada della
macchina compatibile all’MS-
DOS e proprietaria al tempo
stesso. Infatti il modello top deF
la linea, l’MC 600 che dovrebbe
essere commercializzato a bre-
ve. sarà un PC compatibile.
Il sistema operativo si baserà
sul sistema operativo MS-DOS
Rom 2.0, che gira compieta-
mente in ■Rom, permettendo alla
macchina su cui risiede di non
copiare nulla in Barn ai boot di
sistema. GII altri due MCs sono
rispettivamente l'MC200 e
l'MC400, che sfruttano un'inter-
faccia utente grafica proprietaria
WIMP (Window/icon Mouse Po-
inter) ed un sistema operativo
multitasking sviluppato intera-
mente in casa Psion.
Le ragioni del sistema proprie-
tario sono duplici. La prima è
che la Psion vuole un ambiente
operativo dall'approccio più
semplice che il DOS non può
dare. Con ciò attirare un target
d'utenza che immagina il com-
puter come una agenda elettro-
nica che incorpora l'uso di altri
gadget.
In secondo luogo il sistema
operativo DOS non è stato pro-
gettato per funzionare su com-
puter alimentati a batteria Al
tempo stesso i tre modelli della
Psion sono basati su Intel
80C86, che proprio per la sua
costruzione a tecnologia CMOS,
può essere mandato in stato di
riposo con tutti i suoi registri
intatti fermando gli impulsi di
clock e riabilitato invertendo l'o-
perazione. Di ciò il sistema ope-
rativo Psion fa profitto e riesce
ad aumentare l'autonomia degli
apparecchi.
Mentre la CPU è inattiva un
sistema di controllo spegno il
tutto con evidenti risultati:
l'autonomia dell'MC 200 è di 75
ore che sceitdono a 60 per il
modello MC400.
In più é stata economizzata
l'occupazione della memoria
che consente all'MC200 di gira-
re con 128 Kbyte RAM e
all'MCAOO con 256 Kbyte a con-
fronto dei 768 Kbyte dello
MC600 sotto DOS.
Alle applicazioni classiche per
questo tipo di prodotto (word
processor, data base, sveglia e
calendario) si aggiungono quelle
di emulazione terminale, calcola-
trice ed una versione custom
del noto pacchetto della Travel-
Itng Software LapLink, per il ra-
pido interscambio dei dati con
un personal computer DeskTop.
Il set di programmi è residente
nella Flash EPROM (in pratica
una EPROM che la Intel ha volu-
to ribattezzare)
A parte il discorso sui pro-
grammi interamente residenti
nella Flash EPROM, c'è un parti-
colare importante che nell'arti-
colo non viene sottolineato ab-
bastanza, ma che ha del futuribi-
le: il circuito di elaborazione vo-
cale ISDN compatibile. L'add on
OSP basato su di un chip della
Texas tnstrument, rende possi-
bile l'uso degli MCs come regi-
stratori portatili, da abbinare ai
nuovi servizi pubblici ISDN Le
potenzialità sono molte in quan-
to la compressione del parlato
avviene con un rapporto di
100:1 cosi che un'ora di voce
diventa circa 300 Kbyte. Il file
che si ottiene si può agganciare
ad un file di dati e trasmetterlo
ad un corrispondente. Il funzio-
namento è semplice, come
quello di un WalkMan
La Psion quindi si affaccia ad
un mercato con tre nuovi pro-
dotti: l'MC200 venduto a 545
sterline, l'MCAOO a 845 sterline
e l’MCeOO a 1 495 sterline.
L'MCeOO lo ricordiamo è un
compatibile DOS che perciò do-
vrà scontrarsi con concorrenti
come la Compaq, Nec, Toshiba
e la schiera di piccole e medie
industrie cinesi e non solo più
con la Casio e la Sharp. Il prezzo
delle memorie Flash è di 69
sterline per le 128 Bbyte, 115
per quelle da 256Kbyte e 195
per le 512 Kbyte, un prezzo che
dovrebbe diminuire con l'avven-
to di quelle a 4Mbit. In definitiva
la Psion riuscirà nel suo intento
di crearsi una nicchia di mer-
Wordstar 6
Ben tornato Wordstar 6. L’in-
glese PC User dedica la coperti-
na alla accoppiata HP Laserjet
Plus 'III ed al redivivo Wordstar.
Una nuova versione del popola-
re pacchetto di elaborazione le-
sti è sempre un evento, vista sia
la lunga strada percorsa dal pac-
chetto della MicroPro che la
schiera di aficionados
ITCiUSERi
Al tempo stesso mentre la
differenza tra la versione del 5.0
e 5.1 del pacchetto concorrente
WordPefect è notevole e so-
stanziale. le differenze tra la 5.5
e la 6 del Wordstar non lo sem-
brano ai più.
In sintesi le maggiori differen-
ze si notano nelle gestione dei
font di caratteri scalabili Non ci
sono grandezze predefinite e
non c'è nessuna limitazione po-
sta sll'utente nel definirli, tranne
quella riconducibile alle caratteri-
stiche della stampante che va a
pilotare.
Non si possono visualizzare in
modo esatto caratteri con gran-
dezza superiore ai 72 punti tipto-
grafici. In sintesi la larghezza di
un carattere è reale mentre l'aF
tezza rimane di 72 punti. Per
ovviare al tutto l'occupazione
degli stessi in altezza è segnala-
ta dal salti di riga ed eventuali
salti di pagina In questo il
Wordstar 6 é superiore al 5.5
che non visualizzava caratten di
grandezza elevata.
Le stampanti supportate dai
nuovi font di caratteri scalabili
sono sia le PostScript che la
nuova HP Laserjet III In special
modo la laser Hewlett Packard
che ha collaborato m maniera
stretta con la MicroPro, per po-
ter far emergere il linguaggio
PCL 5 (Printer Communication
Language) che dovrebbe entrare
in concorrenza con il linguaggio
PostScript In ogni caso questa
dovrebbe essere la prima di una
serie di collaborazioni con altre
società produttrici di pacchetti
software.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
IL TUO PC MERITA UNA STAMPANTE PROFESSIONALE
Le stampanti
che ogni PC vorrebbe avere
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patto, alla DM :i09 per il trattiimenlo di talmlati e moduli mulficopia,
alia [)M H24 a 24 aghi, modello multifunzionale che garantisce una
(jualilà di starnila molto elevata
sia [ter testi ohe per grafici.
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f ilivetli ha creato una stampante,
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DM 99
:! liraft i|U<lllii
la Ri di»), unica nella siiacategoria per caratteristiche e prestazioni.
ÌXj iJUt) è iitiasUimpante moduiare che si nmipoiie di un modello ha-
.se espandibile con svariale opzioni, trasformandosi cosi in lina laser
su misura: da una pimila stamjiante ad un potente sistema Posi
.Script. Le stamisiiiti Olivetti, frutto ilellii lecmologia avanzala del (liù
iinporlafite eosiruitnre europeo del .settore, sono la risposta profes-
sionale alle (esigenze dei piemli e
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to livello di s(»rvizio e assisten
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8087-2
8 MHz
INTEL
L.
237.000
8087-1
IO MHz
INTEL
L.
313.000
80287-6
6 MHz
INTEL
L.
247.000
80287-8
8 MHz
INTEL
L.
379.000
80287-10
IO MHz
INTEL
L.
430.000
8UC287A12
12 MHz
INTEL
L.
533,000
80C287A20
20 MHz
ITT
!..
612.000
80387SX16
16 MHz
INTEL
L.
588. (KK)
80.387-16
16 MHz
INTEL
L.
660.000
80387-20
20 MHz
INTEL
L.
753.000
80387-25
25 MHz
INTEL
L.
947.000
80387-33
33 MHz
INTEL
L.
1.150,000
80C387-I6
16 MHz
UT
L.
660.000
80C387-20
20 MHz
UT
L.
749.000
80C387-25
25 MHz
UT
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Amiga 2000
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Siampanie MPSI.S(K)C colore
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.\T 286 case desktop. l2MHz. Sk video
5I2K. Drive 1.2MB. HD 40MB
L. I.8.A(UHK)
.186 s\. UiMHz. case desktop. Sk video
IMB. Drive 1.2MB. HD 40MB
L. 2..1.S0,I)(X)
.186. 20MHz. case baby lower. Sk video
2MB, Drive I.2.MB. HD40MB
L. 1.25I).<KK)
.186. 25MH/ .12 cache, case baby lower. Sk video
4MB. Drive 1.2MB. HD40MB
L.4.5(X).(HX)
Scheda VGA 8 bit
L, 220.0(K)
Scheda VGA 16 bit
.. ll.S.fXX)
Monitor monoemmaiico dual
.. 2I5.0IK)
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,ELETTRONIC^
fiMONZESE*
Da rtcordare che altre società
hanno tentato la stessa strada
con risultati diversi, come Man-
nesmann Tallv con la sua stam-
pante laser venduta insieme a!
pacchetto WolksWnier della Li-
feTree
Fare fronte
alla diversità
Sempre su “Byte» di marzo,
nella sezione «In Oepth» viene
colta l'occasione per una sene
di articoli di ampio respiro sul
problema della memoria dei si-
stemi MS-DOS A parte le di-
squisizioni su chi verrà incorona-
to imperatore, OS/2 o UNIX,
vengono presi in considerazione
molti aspetti di come si può
economizzare in tema di me-
lo spazio su disco natural-
mente si può economizzarlo con
I vari tipi di compattatori come il
Pkzip 1 02 che nesce a compri-
mere 1 dati di un buon 40%.
La pane piu interessante della
monografia non era quella che si
riferiva alla memoria ma alla
convivenza di vari tipi di elabora-
ton: «Fare fronte alla diversità»
Quando si hanno a disposizio-
ne due tipi di elaboratore con
diverse configurazioni e sistemi
operativi prima o poi si giunge
alla necessità di farli uparlare»
tra loro. Questa richiesta comu-
nicativa può essere motivata
dalla necessità di scambiare ar-
chivi memorizzati su dispositivi
di massa diversi come formato,
accedere agli stessi da due pro-
grammi uguali come funzionalità
ma operanti in due diversi am-
bienti operativi, lavorare con di-
versi elaboratori e condividere le
stesse risorse di massa o di
stampa ecc
La necessità principale è quel-
la di scambiare file residenti su
di una macchina ed un’altra di-
versa come sistema operativo.
La maniera più semplice per
scambiarsi file è quella di comu-
nicare tramite la porta seriale
con un cavo Nul-Modem, cioè
collegato incrociando il polo TX
con RX e cortocircuitando il
DTR.
La velocità di trasmissione si
aggira da pacchetto a pacchetto
dai 9 600 baud a 19 200 baud
ma oltre alla necessità di opera-
re sulle due tastiere per impo-
stare il lavoro, bisogna condivi-
dere lo stesso spazio, altrimenti
SI deve ricorrere ad un servizio
telematico
Per I più esigenti viene porta-
to come esempio il pacchetto
software LapLink della Traveling
Software dimenticandosi del po-
liedrico Norton Commander,
che va piu veloce e possiede
uria Shell con maggiori feaiure
Di LapLink ne esistono due
versioni La prima serve per in-
terconnettere due macchine
MS-DOS, la seconda per inter-
connettere un elaboratore MS-
DOS ed un Macintosh
La peculiarità maggiore del
pacchetto LapLink è quella di
vedere < dischi dell’elaboratore
remolo come propri, con il mo-
dulo Device Driver, attraverso
un’interfaccia grafica simile a
quella del Norton Commander
La velocità di trasferimento di
1 1 5 Kbaud, e per il modello fun-
zionante tra due elaboratori MS-
DOS sale a 500 Kbaud tramite la
porta parallela. Unico neo é la
lunghezza del cavo, solo dai die-
ci 01 trenta metri per la versione
seriale che si nducono drastica-
mente per la versione parallela
Da ricordare che il Norton
Commander, provato su MCmi-
crocomputer n 93. possiede un
modulo di comunicazione tra
due elaboratori MS-DOS deno-
minato Link, che permette io
scambio di file attraverso la por-
ta seriale a 115 Kbaud II siste-
ma è simile all’ambiente locale
del Norton Commander che
apre perciò le due finestre, una
riferita al computer Master ed
una al computer Slave (rispetti-
vamente trasmittente e rice-
vente)
Naturalmente c’e anche la so-
luzione finale del mettere i vari
computer in rete per adoperare
le stesse periferiche di stampa
o memorie di massa in poche
parole condividere le risorse.
Tramile Elhernei con sistema
operativo NetWare, si possono
collegare anche macchine Apple
Macintosh e farle colloquiare
tramite AppleTalk Una soluzio-
ne ottimale in funzione dello
sfruttamento da parte del mon-
do MS-DOS della stampante
Apple LaserWriter
Le schede Ethernet sono di-
sponibili anche per Commodore
Amiga 2000, non m emulazione,
ed Archimedes
Le possibilità offerte poi da
una rete di questo tipo sono
molteplici e vanno oltre quelle
descritte finora La velocita di
trasmissione è altissima (10
Mbit secondo), è possibile la
condivisione di risorse m am-
bienti diversissimi ed usufruire
dei servizi connessi alla posta
elettronica
Lo scambio dei file comunque
rimane una cosa semplice fin-
ché SI genera un file di testo
(ASCII) 0 fo SI trasforma in un
file intermedio come DCA o
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1990
STRUMENTI ITAUTORE
Un pezzo d’antore
richiede strumenti d’autore.
Il TWIX 486E è il nuovo sistema LEMON basato sul
microprocessore 80486-25 di Intel che. in aggiunta ad
una potenza doppia rispetto all'80386, incorpora una
memoria cache di 8 Kb ed un coprocessore matematico
corrispondente alJ'80387.
Tali caratteristiche innovative, unitamente al chip set di
Intel per bus EISA, proiettano il TWIX 486E verso un
futuro molto prossimo fatto di potenti Work-station e Ser-
ver versatili.
11 bus EISA rappresenta la nuova generazione di stan-
dard industriale e consente Tutilizzo tanto di schede ISA
a 8 0 16 bit che di potenti schede EISA a 32 bit con
transfer rate Tino a 30 Mbps.
Il TWIX 486E prevede in configurazione standard, ol-
tre ad una memoria Sam di 8 Mb. anche un controller
SCSI di tipo EISA con 4 Mb di Ram per Tutilizzo di di-
schi ad alte prestazioni ed alte capacità sotto i più noti
sistemi operativi.
Il nuovo Super Personal TWIX 486E rappresenta la ri-
sposta più avanzata in fatto di innovazione e tecnologia;
un sistema dotato di grandi caratteristìche per grandi pre-
stazioni. che lo pongono ai vertici del merc^o.
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vO DistrihutorePrincipale:
COME5A8-r.l.FaenzaRA*Q546/31130
STAMPA ESTERA
RTF, 0 il programma salva in un
formato standard come quelli
grafici |PIC, LBM, GIF, PCX.
PCM ecc), 0 la soluzione caval-
cabile rimane quella di operare
nei diversi ambienti operativi
con programmi che tengono
conto della possibile esporta-
zione.
I pacchetti di elaborazione te-
sti a parte la possibilità di salva-
re tutto in ASCII pensano ad altri
ambienti.
Word e WordPerfect ne sono
un esempio. Il pacchetto della
Microsoft in ambiente Apple ai
momento di salvare ci chiede il
formato che va dallo standard
Word, all'ASCII, DCA, e MS-
DOS. Quest’ultimo permette di
non perdere gli attributi di for-
mattazione. WordPerfect poi es-
sendo disponibile per ambienti
Apple, MS-DOS, Amiga, Atari
ed altri superiori, assicura la
completa trasportabilità dei pro-
grammi.
Nel campo dei pacchetti inte-
grati, come Lotus 123 eSympho-
ny aH'ìnterno c'è un modulo di
traduzione verso formati inter-
medi o di importazione diretta pe-
rò in ambiente MS-DOS- All’oc-
correnza vengono però incontro i
pacchetti di altri ambienti operati-
vi come il PipeDream Archime-
des che salva e legge tabelle ge-
nerate da Lotus.
Lo scambio di file può diven-
tare anche più complesso se
non SI vogliono solo usare gli
archivi ma anche gli eseguibili. A
questa necessità le uniche solu-
zioni sono l'emulazione softwa-
re 0 hardware.
Per gli utenti Atan il mondo
MS-DOS è avvicinabile tramite
alcuni programmi di emulazione
(PC-Ditto ecc.l o con l'intervento
hardware La trasformazione
può avvenire sia internamente
che esternamente, quest’ultima
consigliabile a chi non è esperto
con il saldatore e lo stagno
L'emulazione in ogni caso é
totale e la differenza delle carat-
teristiche si nota solo a livello di
velocità di elaborazione. Le me-
morie di massa sono viste in
modo trasparente e la stampan-
te laser può essere utilizzata im-
mediatamente, anche se è pilo-
tata in maniera non ortodossa.
A parte l'emulazione per via
software del sistema operativo
MS-DOS tramite il pacchetto
Transformer sull’Amiga 500, è
possibile inserire neH'Amlga
2000 una scheda hardware per
passare il ponte.
La scheda Janus A2083 e
2086 per Amiga 2000. trasforma
l'elaboratore della Commodore
rispettivamente in un computer
compatibile XT o AT. Le diffe-
renze sostanziali a parte la velo-
cità di elaborazione dovuta ad
un diverso processore (808S e
802661 è nella gestione di un
floppy disk drive da 5.25 pollici
da 360 Kbyte se si parla della
versione XT e da 1 ,2 Mbyte se
si parla della versione AT. La
memoria di massa rimane la
stessa, in quanto viene fornito
come controller una scheda del-
la Western Digital con bus dati
Acorn, la sola possibilità di emu-
lare il mondo MS-DOS è per via
software La velocità della mac-
china non è elevatissima, ma
l'emulazione è completa.
Gli utenti della mela per entra-
re nel mondo MS-DOS in modo
iiduroii saltando il fosso del-
l’hardware, possono optare sul
montaggio di una scheda all'in-
terno del Macintosh SE o 11
L’AST ad esempio mette a
disposizione due tipi di scheda
di emulazione hardware MS-
DOS: la Mac86 per Macintosh
SE e la Mac286 per Macintosh
II. Come SI può capire dal nome
le due schede sono basate n-
spettivamente sull'Intel 8086 e
suH'80286 con caratteristiche
tecniche e di velocità differenti
La Mac86 gira a 8 MHz e
supporta un’unità floppy da 5,25
pollici esterna. L'emulazione vi-
deo è limitata alla IBM MDA
IMonocrome Display Adapterl
ed alla IBM CGA (Color Graphics
Adapter). La stampante Laser o
altra Apple viene vista su rete
AppleTalk in emulazione Epson
FX80, mentre sempre la La-
serWriter viene pilotata diretta-
mente se collegata alla porta
seriale del Macintosh SE In
emulazione MS-DOS il funziona-
mento e simile a quello di un
computer compatibile solo che
a schermo viene aperta una fi-
nestra, nella quale si digitano i
comandi Al di fuori di questa
finestra valgono le regole del-
l’ambiente Apple. Si possono
copiare file o unire dei file di
testo fra le finestre
La Mac286 può esser monta-
ta su di un Macintosh IL gira a 8
MHz e supporta una unità flop-
py da 5,25 pollici esterna il co-
processore matematico 80287
Monta on-board 6d0 <byte e
emula il mouse Microsoft con il
mouse Macintosh L'emulazio-
ne video è sia monocromatica
Hercules che IBM CGA (Color
Graphics Adapter). Le stampanti
sono pilotate come con la sche-
da Mac86. In emulazione l'MS-
DOS viene visto come un’appli-
cazione con tutte le possibilità di
cui abbiamo parlato prima
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
3
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Pensate ad un computer, un computer che quotidianamente siamo abituati ad
utilizzare in casa e negli uffici, ma che in una applicazione cosi diversa dal solito come
è quella che andremo a vedere, sembra acquistare una nuova dimensione pur sapendo
che è il medesimo modello e tipo di quello che sulla nostra scrivania usualmente
Impieghiamo per scrivere gli articoli.
Avrete modo di capire che spesso il nostro computer è sottoutilizzato rispetto alle sue
reali possibilità e soprattutto capirete che su uno sfesso computer
possono essere basati un numero incredibilmente elevato di soffosisfe/Di' specializzati
in grado di risolvere una gamma molto ampia di applicazioni specifiche
Starltte: luci e computer
diventano spettacolo
di Massimo Truscellt
T utto ha avuto inizio con il Festival
di Sanremo. Cosa c'entra il Festival
di Sanremo direte voi... C'entra,
c'entra.
C'entra perché le casse monitor del
palco erano state realizzate dalla LEM
con la collaborazione di Renato Giussa-
ni della nostra consorella AUDIOreview,
e perché a Sanremo la LEM ha curato
anche l'impianto luci compulerizzato.
Cosi, un giorno che Francesco Penolaz-
zi della LEM era in redazione di
AUDIOreview, è nata l'idea di dedicare
un servizio alla gestione delle luci tra-
mite computer. Anziché andare fino a
Sanremo, ed approfittando del fatto
che si tratta di un impianto praticamen-
te standard, che viene montato in varie
occasioni per concerti e spettacoli di
ogni tipo, abbiamo coito l'occasione di
una presentazione Peugeot svoltasi alle
porte di Roma, per la quale la LEM ha
usato lo stesso sistema impiegato al
Festival di Sanremo.
E così un bel giorno siamo andati
agli stabilimenti cinematografici Pathe
Studios. sulla statale Pontina, per dare
un'occhiata allo Starlite, un sistema
computerizzato di gestione delle luci, di
produzione anglo-americana, esatta-
mente della lasco Communications
Ltd di Londra, disponibile in Italia e nel
Sud-Europa grazie, appunto, alla LEM
MCmicrocompuier n. 96 - maggio 1990
93
STAHLIT5
LUCI E COMPUTER DIVENTANO SPETTACOLO
Professional Division di Tavullia (PS).
Siamo entrati dunque nel teatro di
posa numefo 1 (dove vengono normal-
mente girati dei film) trasformato e
suddiviso per l'occasione in due aree
distinte: in una, un vero e proprio tea-
tro costituito da palcoscenico, quinte,
schermi di proiezione in alto ed ai lati
del palco stesso e le gradinate per il
pubblico: nell'altra area, una zona riser-
vata agli incontri sociali degli operatori
della manifestazione.
L’atmosfera del palco prima dello
spettacolo ha qualcosa di affascinante
poiché si respira un'aria, scusate il gio-
co. nel vero senso della parola, elet-
trica.
Si incontrano tecnici indaffarati a
stendere gli ultimi cavi ed a controllare
gli ultimi particolari in un groviglio di
attrezzature che conferiscono all'insie-
me un'atmosfera da rampa di lancio
prima della partenza di un razzo vetto-
re, anche per merito della sottile neb-
bioiina prodotta artificialmente per valo-
rizzare le luci.
Le attrezzature elettriche ed elettro-
niche che contribuiscono con il loro
apporto alla realizzazione dello spetta-
colo ed alla sua ripresa televisiva o
Uno dei pannelli di
gestione del software
Movmg-Light relativo
nel caso specifico al
proiettore numero 14.
Nella finestra sono
visibili, ira le altre, le
selezioni nguartìanli il
goboes, la potenza
luminosa, l'apertura e
la veloalà
deirolluralore
cinematografica spaziano da telecame-
re fisse e mobili, quest'ultime montate
su strani carrelli attrezzati con quel si-
stema di elevazione chiamato nel ger-
go degli uomini del cinema «dolly» e
montati su speciali binan, a telecamere
mobili montate su queirinfernale attrez-
zo, costituito da un'imbracatura bilan-
ciata che smorza qualsiasi movimento
dell'operatore, che si chiama «Steady-
cam». Sul pavimento del palco sono
ben visibili i segni che corrispondono
alle posizioni degli artisti e dei presen-
tatori durante lo spettacolo; posizioni
delle quali in seguito vedremo il signifi-
cato, ma che in ogni caso devono es-
sere rispettate in maniera ferrea.
Lontano, in cima alla gradinata ap-
prontata per l'occasione e costruita con
una impalcatura metallica rivestita di
Quando niluminazione diventa intellisente
di Paolo Ciardelli
I l progresso tecnologico nel campo
dell'elettronica in senso generale è
iniziato con la scoperta prima della pila
elettrica da parte di Alessandro Volta
seguita dall'invenzione e relativa fabbri-
cazione della prima lampadina Sicura-
mente Edison, come tanti altri scienzia-
ti, non si rese conto allora degli enormi
sviluppi che quel filamento di tungsteno
reso incandescente dallo scorrere della
corrente elettrica avrebbe poi dato nel
futuro più 0 meno contemporaneo.
Lasciando da parte la strada che l'e-
lettronica prima con i tubi a vuoto e coi
semiconduttori poi. ha intrapreso ren-
diamoci conto di come la fonte lumino-
sa elettrica ha cambiato sia il suo modo
di far luce che il nostro quotidiano. Dal
filo incandescente siamo passar/ a; tubi
fluorescenti ad accensione rapida con
reattore e starter incorporato e la luce si
é fatta meno ^costosa».
Anche negli spettacoli la luce si è
fatta sempre più protagonista. Dalle
La console Starine si presema come un vero e
proprio »mixer‘ per le luci La sene di slider e
sormontata da alcuni display alfanumerici, sono
visibili il monitor ed il mouse Microsofi
94
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
STARLITE
LUCI E COMPUTER DIVENTANO SPETTACOLO
Una delle vsie
importale da AutoCAD
nel Moving-Lighi
permette di
posirione di ogni
proiettore sulle
americane e nspetto
al palcoscenico.
Le modalità di
visualiaaiione
permettono anche la
luminosi proiettali sia
in modo uhi di lerroi
legno e moquette, sulla quale sono
montate le poltroncine per il pubblico,
si vedono, con il loro intreccio di cavi
ed apparecchiature, le regie audio e
video: ancora più in alto, su una balco-
nata che corre lungo tutta la parete
detl'enorme ambiente e della quale non
si comprende dove possa essere l'ac-
cesso, SI intravedono i banchi di regia
destinati alla gestione delle luci.
Alzando la testa mentre si è in pros-
simità del palco si ha una visione da...
«incontri ravvicinati del HI tipo» . Una
presenza incombe sul palco: si tratta
delle «americane» e di tutto il ben di
dio che esse offrono.
Intendiamoci, le americane non sono
delle procaci figliole piuttosto compia-
centi, ma è il termine che gli addetti ai
lavori hanno dato ad un particolare tipo
di incastellatura metallica, costituita da
tralicci e che deve il suo nome al pae-
se di provenienza, cioè gli Stati Uniti,
che viene montata a terra e sollevata
con un sistema di argani elettrici com-
pleta di fan, luci e di tutti gli effetti
luminosi e non, necessari per lo spetta-
colo.
A ben guardare le americane, si pos-
sono notare anche un certo numero di
videoproiettori ed una quantità indefini-
ta di casse acustiche di dimensioni rag-
guardevoli, praticamente sospese nel
vuoto.
Ogni tanto l'accensione di un faro
provoca un secco rumore di commuta-
zione sulla nostra testa, dovuto all'im-
provvisa potenza resa disponibile sulla
lampada.
Saliamo con «Cecco» (Penolazzi) sul-
la balconata dalla quale, dietro ad una
una sene di console, si gode di una
visione di tutto il palco.
Una delle console in particolare ci
colpisce per la presenza di un monitor
a colori nel quale è possibile vedere un
ambiente familiare, l’ambiente operati-
vo MS-Windows- Un mouse Microsoft
ed una tastiera estesa disponibile in un
cassetto a scomparsa ci confortano in
candele antistanti II proscenio, le lampa-
de ad olio ed infine i riflettori ad arco
voltaico (denominati comunemente Bru-
ti per la loro grandezza e bruttezza) che
alimentarono le abitudini goliardiche dei
veterani dello spettacolo nei confronti
dei nuovi addetti ai lavori. Chi infatti ha
passato un po' di tempo in questo am-
biente almeno una volta ha ascoltato la
frase: «...vai a comprare un fiasco di
corrente. ..compra una scatola di pro-
speri per accendere il Bruto.../’.
L'elettronica neirUluminazione
L'elettronica nel campo dell'illumina-
zione è cominciala ad entrarci in manie-
ra massiccia negli anni '60 con la produ-
zione dei diodi controllati a silicio. Di
questa schiera di componenti elettronici
di potenza fanno parte gli Scr. i Triac, e i
Diac. La peculiarità di questi semicon-
duttori è data dalla dotazione di una
porta di controllo denominata gate, che
permette di mandarli in conduzione a
comando In linea di principio possiamo
immaginarli come un interruttore azio-
nabile con una forza molto piccola ma
che va ad attivare un'apparecchiatura di
consumo enormemente superiore.
La loro applicazione civile la troviamo
nei regolatori di intensità luminosa, spe-
cialmente in abbinamento con lampade
Biogene dall'emissione luminosa molto
intensa, effettuata prima da trasforma-
tori variabili o reostati di dimensioni
notevoli oggi da molto più compatti
dispositivi chiamati dimmer.
La maneggevolezza di questi tipi di
semiconduttori è data dalla possibilità di
regolare l’emissione luminosa, dell’ordi-
ne delle decine di kilowatt, impiegando
al tempo stesso una potenza di controK
lo bassissima. Ma soprattutto la quanti-
tà di potenza e perciò del calore da
dissipare si è notevolmente ridotta, co-
sa che non era possibile prima con altri
prodotti di regolazione.
La console Starlìte
Con l'avvento di questi regolatori di
tensione le applicazioni nel campo dello
spettacolo sono state molteplici, fino ad
arrivare alla costruzione di veri e propri
«mixer» per le luci.
Il sistema che al momento è il più
avanzato nel campo dello spettacolo
musicale è lo Starlite. Il suo funziona-
mento SI basa principalmente su di un
continuo processo di comunicazione tra
la console vera e propria ed i singoli
proiettori di luce. Ogni proiettore quindi
esegue gii ordini che gli vengono impar-
titi dalla console. L’intero sistema hard-
ware della console si avvale di un per-
sonal computer IBM (basato sul micro-
processore Intel 80286), installato all'In-
terno del banco di regia. Tutte le funzio-
ni di input sono demandate ad un
mouse e la tastiera rimane nascosta in
un cassetto. Naturalmente è presente
una sene di potenziometri a slider, si-
tuati sotto una serie di display alfanu-
merici che mostrano un nome o un
particolare di riconoscimento veloce per
l’operatore. Un po’ il nastro adesivo
telato che si adopera sui banchi mixer
audio per ricordarsi a quale entrata corri-
sponde il potenziometro.
La potenzialità dello Starlite è data
soprattutto dalla informatizzazione delle
luci, che però rimane di semplicissimo
uso.
Il sistema Starlite utilizzando una spe-
cifica interfaccia software, denominata
«Moving-Light» in ambiente operativo
MS-Windows, lavora in parallelo con
una unità di codifica dati per ogni singo-
lo faro pilotato da unità di potenza (dim-
mer) il cui tempo di inten/ento è di soli
tre secondi.
Il segnale in uscita dalla console vie-
ne trasmesso in maniera multiplexata
ad una velocità di 30 ms. con una
risoluzione d'uscita su tutti i canali di 10
byte, ovvero ogni singolo faro può muo-
versi in ogni direzione sia lentamente
che velocemente, in maniera indipen-
dente dai movimenti o dalle scene che
gli altri fari stanno creando.
Il sistema di distribuzione dell’alimen-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
95
STARLITE
LUCI E COMPUTER DIVENTANO SPETTACOLO
questo ambiente cosi diverso dalie no-
stre scrivanie.
Lo Starate
In tutto questo trambusto abbiamo
dimenticato Dario, il nostro fotografo
che nel frattempo sta sistemando le
sue attrezzature per «immortalare»
questo strano banco di regia dove l'in-
formatica si confonde con lo spettacolo
entrando a pieno diritto a farne parte.
Si tratta dello Starlite, un sistema com-
puterizzato in grado di gestire fino a 36
proiettori luminosi con un insieme di
memorie suddivise in 4 banchi di 24
pagine per un totale di 2880 scene alle
quali si aggiungono 3 tracce (chase)
indipendenti per 2880 sequenze, ognu-
na in grado di eseguire 99 passi di
programmazione per un totale di 8640
scene.
Tutte le scene sono memorizzate su
una memoria di massa che rappresen-
ta, attualmente, l'unica limitazione alle
possibilità del sistema, almeno per
quanto riguarda i passi di programma-
zione delle sequenze.
Per fare un esempio, tutte le condi-
zioni di luce legate ai momenti salienti
Una veduta d'msieme
del palco da dietro ;
tjanch di regia luci,
dire allo Slarlile laulla
sinisiral é presente
anche una console
Calco Gold 90. runica
esistente m Italia. Si
faro può produrre luce
di colore diverso
indipendentemente
dagli altri
di uno spettacolo possono essere im-
postate precedentemente allo spetta-
colo. memorizzate nelle varie pagine
disponibili nei quattro banchi e richia-
mate all'occorrenza dai regista sola-
mente premendo un tasto o eseguite
completamente in automatico. Ciò è
quanto riguarda gli effetti di luce stati-
ci: per quanto riguarda gli effetti lumi-
nosi dinamici, la loro realizzazione è
affidata ai cosiddetti chase.
Anche in questo caso il computer
viene usato in maniera massiccia per
stabilire le posizioni dei fari, il loro mo-
vimento, la velocità di esecuzione degli
spostamenti, il tipo di goboe da impie-
gare (il goboe è una gelatina vanamen-
te disegnata proiettata dal faro), il colo-
re, l'apertura del diaframma, la potenza
luminosa e la sua velocità di variazione.
Mentre il fotografo sfrutta la collabo-
razione di Marco Benetti (una delle tre
persone che si occupano della pro-
grammazione del sistema mediante
una evoluta interfaccia grafica, basata
su MS-Windows e su alcuni layout del
tazione tra la console Starlite ed i fari
comunica con un solo cavo a quattro
capi, dove scone un segnale di circa 10
volt.
Sul palco sotto l'impalcatura all'ameri-
cana c’è un centralino di smistamento
che smista il segnate multiplexato verso
un box a sei linee di uscita. Questo box
si trova installato sull’Incastellatura e da
li si inizia a dialogare in alta tensione
con I fari.
Tale sistema permette inoltre anche il
controllo di altre unità Starlite che crea-
no giochi di luci dall'effetto fantasmago-
rico. I fari utilizzabili sono moltissimi,
come altrettanti sono i giochi di luce
disponibili.
Il faro si può muovere, ruotando di
360 gradi e cambiando la sua inclinazio-
ne verso il basso in un arco di 270 gradi,
con un tempo di intervento di 100 ms e
con una velocità di movimento di circa
tre secondi.
Il colore della luce viene variato inter-
namente. I filtri sono dicroici e montati
su quattro dischi formati ciascuno da
cinque vetri colorati.
Sempre ali’interno si possono monta-
re delle mascherine (goboes), cinque
standard più gli speciali a richiesta, che
creano disegni come stelle, ellissi, grap-
poli di cerchi, cerchi concentrici, ecc. In
più è possibile concentrare la luce del
faro tramite un opportuno diaframma
che si apre a piacimento come l’ottura-
tore di una macchina fotografica, II fuo-
co regolabile con il diaframma ha un
range minimo di fuoco di 4 a 25 gradi e
massimo di 1 a 15 gradi. I fan montano
speciali lampade allo xenon Osram HTI-
400 che vengono innescate a partire da
una tensione di 55 volt ed hanno una
emissione luminosa di circa 29.500 Lux.
La temperatura colore delle lampade è
di 5.600 gradi Kelvin, paragonabile alla
luce solare, per cui se si vogliono scat-
tare delle foto, bisogna usare una pelli-
cola a luce diurna pena una resa azzur-
rina.
Naturalmente anche l’incastellatura
può muoversi, non nello spettacolo a
cui abbiamo assistito, abbassandosi, al-
zandosi 0 inclinandosi da un lato alla
moda dei gruppi musicali «metallari».
Tutto il sistema funziona a 110 volt
sia perché è un apparecchio per il mer-
cato americano, sia per essere al riparo
da ogni imprevisto. La tensione infatti
viene convertita e stabilizzata da un
gruppo di trasformazione che come tut-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
palco importati da AutoCAD) per !a rea-
lizzazione delle foto che vedete qui
pubblicate, ottenute tra l'altro in condi-
zioni di equilibrio molto precario sulla
balconata dove il sistema é ospitato,
chiedo qualche informazione a Pierluigi
«Gigi» Braghittoni. un altro dei tre ope-
ratori che hanno seguito un corso di un
mese presso la lasco Communications
per apprendere l'uso del sistema e le
procedure relative alla manutenzione e
nparazione.
Gigi è piuttosto elusivo ogni volta
che gli viene rivolta qualche domanda
un pochino troppo specifica sul tipo di
interfaccia utilizzata per collegare i
proiettori (ognuno del peso di 25 Kg) al
banco di regia ed al computer IBM in
esso celato; per fortuna Paolo Ciardelli,
del quale leggerete le note più tecni-
che relative al sistema, sembra aver
trovato maggiore disponibilità.
Un sistema come lo Stariite necessi-
ta di parecchie ore di preparazione del-
lo spettacolo e logicamente anche di
prove sul campo con gli artisti per gli
STARLITE
LUCI E COMPUTER DIVENTANO SPEHACOLO
inevitabili «aggiustamenti» che contri-
buiscono alla perfetta resa dello spetta-
colo stesso-
II problema consiste nel fatto che
trattandosi di un sistema per certi
aspetti insolito e diverso dalla norma,
molti artisti non riescono a capire le
richieste di Marco, Gigi e di Franco
Deagazio (l'ultimo operatore, assente in
questa occasione) che vorrebbero ese-
guire le prove degli effetti luce separa-
tamente dalle prove audio e di altro
genere.
Per le caratteristiche dello Stariite e
soprattutto per la precisione con la
quale vengono eseguite tutte le scene,
ogni minimo spostamento non preven-
tivato di uno degli artisti sul palco pro-
voca la non corrispondenza tra quello
che avviene sul palco e quello che lo
Starine esegue. Ecco spiegato il perché
delle posizioni rigidamente segnate sul
palco.
Per fortuna, in qualche caso, la pos-
sibilità di intervenire manualmente sul
sistema risulta molto utile e Marco, per
farci un esempio, cì racconta di una
volta che un faro era stato programma-
to per compiere un certo percorso in
modo da seguire il protagonista della
te le altre parti elettroniche dell'appa-
recchiatura è rivestita come un baule da
viaggio alla Louis Vuitton. con i bordi
rinforzati e le cerniere a vista. Il colore
però è meno frivolo, tutto nero fumo, in
quanto come tutte le apparecchiature
degli spettacoli non devono riflettere
luce.
Gli aspetti innovativi del sistema Star-
lite si possono sintetizzare principal-
mente nello spostamento dei dimmer
presso il punto di emissione luminosa,
l'uso di cavi a bassa tensione e chiara-
mente l'uso di un personal computer.
I primi due aspetti sono di ordine
tecnico e comportano la riduzione dei
costi dei conduttori elettrici e la riduzio-
ne in maniera sensibile dei disturbi elet-
trici; il terzo invece permette una ge-
stione veramente intelligente di tutti gli
effetti scenici.
L'uso di un personal computer svin-
cola l'operatore da tutta una serie di
procedure, permettendo inoltre una me-
morizzazione di situazioni sceniche pre-
cise. Inoltre l'uso del mouse e dell'inter-
faccia utente Windows è notevole. Sul-
lo schermo è possibile «muovere» le
luci con il mouse, selezionarle per grup-
pi, ed operare come si fa con un pac-
chetto di grafica pittorica.
Oltre a ciò un elaboratore permette
una maggiore flessibilità d'uso nel tem-
po e modularità di sistema, con la possi-
bilità di eseguire degli up-grade succes-
sivi.
Infine, dislocando i dimmer, fino a
512 utenze indipendenti, presso la fon-
te luminosa, si riescono ad evitare i
problemi derivanti dal passaggio di fasci
di cavi elettrici di grosse dimensioni in
quanto gli unici cavi di collegamento
con la regia sono a bassa tensione.
A breve tra l'altro saranno disponibili
dispositivi di regolazione pilotati anche
tramite una interfaccia MIDI, e di co-
mando vocale. Infatti tra le varie poten-
zialità offerte dal programma software
della console Stariite. c'é la possibilità di
chiamare una certa posizione del palco-
scenico con un nome. Dunque chia-
mando il nome della zona da illuminare i
fari interessati andranno a posizionarsi
sul punto preciso.
Poi per seguire gli artisti che non se
la sentono di arrivare al «segno» , c'è il
nuovo modulo Avoqm-Strand-Galaxy.
Avoqm-Strand-Galaxy tramite un sen-
sore, si presume un radiotrasmettitore,
seguirà l'artista tenendolo sotto una
cappa di luce.
Niente più problemi perciò con stelle
del calibro di Michael Jackson o Ma-
donna che sovente se ne vanno a
spasso per il proscenio, facendo impaz-
zire l'operatore alle luci che deve se-
guirle almeno con uno speciale proiet-
tore chiamato occhio di bue.
La scatola magica
Sulle opzioni future e sui segreti della
console Stariite, «Cecco», a) secolo
Francesco Penolazzi, era un po' abbot-
tonato. In fondo per usare a fondo la
console la Tasco Communications li ha
tenuti un mese a Londra per un training
abbastanza pesante. Poi un po' per as-
secondare la mia curiosità professionale
e un po’ perché gli ho raccontato un
paio di aneddoti di quando lavoravo co-
me fonico in teatro a Torino insieme ad
Erminio Macario si é lasciato convin-
cere.
Penso che soprattutto sia stato l'a-
neddoto dell'elettricista in teatro che
veniva sempre richiamato da Macario
perché le luci erano troppo forti a fargli
esclamare: «Vieni che ti faccio vedere
la cassa degli attrezzi».
Già perché per riparare un apparec-
chio del genere non bastano un paio di
forbici da elettricista ed un po' di nastro
adesivo, ma tutta una serie di tool elet-
tronici.
In un baule provvisto di vari cassetti
oltre agli attrezzi classici ci sono le
schede di potenza di ricambio, le lampa-
de dei tari, un tester digitale, un oscillo-
scopio ed un IBM 24 ore. per testare i
fan uno per uno.
E lì seduti sulle matasse di cavi «cal-
di» con tutta la corrente che scorreva ci
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
97
LUCI E COMPUTER DIVEDANO SPETTACOLO
scena impegnato in una passeggiata
sul palco; il caso volle che un leggio
che rappresentava il punto di arrivo del-
la passeggiata fosse stato posizionato
in maniera errata e che di conseguenza
il faro alla fine delta sua corsa si fer-
masse in un punto che a causa dell'er-
rore di posizionamento del leggio non
aveva più alcun nesso con fa nuova
posizione del protagonista.
"Per fortuna mi sono reso conto in
tempo che qualcosa non andava per il
verso giusto e sono riuscito ad essere
più veloce del faro reimpostando la se-
quenza di movimento del proiettore e
facendo fermare ta sua corsa nella nuo-
va posizione. È stata una bella soddi-
sfazione. ma non sempre è possibile
risolvere i problemi in tempo reale: bi-
sogna tener conto della velocità opera-
tiva del computer impiegato e dei tem-
pi di risposta del programma: se ci
sono troppe finestre da aprire e troppi
parametri da inserire il rischio che il
sincronismo tra l'effetto luminoso e la
scena che si svolge sul palco vada
letteralmente alle ortiche è piuttosto
elevato... A Sanremo avevamo a di-
sposizione ogni giorno dalle tS.OO alle
6.00 del mattino successivo per ese-
guire le prove ed apportare le modifi-
che dopo ogni prova, perciò ci è andata
abbastanza bene!»
Con questi sistemi è chi calca la
scena che si deve in un certo senso
adeguare alle esigenze del tecnico del-
le luci: per dirla in breve non è il faro
che insegue l'artista, ma è l'artista che
segue il percorso tracciato dal faro.
Uno dei grossi vantaggi di questi si-
stemi consiste nel fatto che ogni arti-
sta. anche straniero (uno di loro è Mi-
chael Jackson), abituato a lavorare con
sistemi come questo, o analoghi a que-
sto (esistono altri due o tre tipi di con-
sole di marche diverse, logicamente in-
compatibili tra loro per motivi commer-
ciali), in una tournée all’estero non ha
bisogno di recare con sé tutta l'appa-
recchiatura, ma basta che utilizzi quella
disponibile in loco e fornisca il disco
contenente il software con le sequenze
preimpostate.
Inoltre il parco lampade può essere
dimezzato e grazie ad una console ge-
mella è possibile ottenere due sistemi
Stariite distinti, ognuno capace di pilo-
tare separatamente 1 8 proiettori.
Il fatto di impiegare un computer dal-
lo standard largamente diffuso, come é
quello dei personal computer I8M ba-
sati sul processore 80286, permette di
risolvere facilmente qualsiasi problema
di manutenzione e di eseguire, se ne-
cessario, la completa sostituzione del-
l'unità centrale con grande facilità e
senza bisogno di particolari ricerche
dell'elemento in questione.
Punzecchiato su un argomento che
sembra averlo stimolato, Gigi è ora più
disponibile: «In Italia ancora non esiste
una cultura dello spettacolo delle luci
per le ragioni già descritte, ma contia-
mo di riuscire ad imporla. Per la fine
del mese di maggio (quello di uscita
del numero di MC che state leggendo)
abbiamo in programma una rappresen-
tazione teatrale di «Aspettando Godot»
al Teatro Goldoni di Venezia; Giorgio
Gaber (Direttore Artistico de) teatro in
questione), direttamente coinvolto nella
rappresentazione, sembra aver apprez-
zato le caratteristiche dello Stariite, per-
ciò contiamo di fare delle belle cose».
Tra un po' dovrebbe iniziare lo spet-
tacolo di presentazione delTammiraglia
Peugeot per la quale lo Stariite é stato
scomodato- Salutiamo velocemente
Marco, Pierluigi e Francesco che stan-
no prendendo posizione alle loro posta-
zioni e scendiamo dalla balconata per
assistere allo spettacolo e scattare se
possibile qualche altra foto.
Da domani avrò maggior considera-
zione per il 386 che uso abitualmente
in redazione.
Peugeot 605
Festa grartde alla Peugeot per la presenta-
zione di questa ammiraglia della casa france-
se, che la fa debuitare net segmento «auto di
gamma» Venduta in cinque modelli: 605
SVI e 605 SVI Plus motore benzina di due litri
con una potenza sviluppata di 1 30 CV (DIN) a
5.600 gin/min, 605 SV24 sempre motore
benzina di tre litri con una potenza sviluppata
di 200 CV (DIN) a 6.000 giri/min, 605 SVDT e
605 SVDT Plus con motori turbo diesel con
una cilindrata di 2, 1 litri ed una potenza ditto
CV (DIN) a 4.300 giri/min. Naturalmente la
605 SV 24 rappresenta il top di questa nuova
gamma di automobili. Descritta come la
«vetrina tecnologica» dalla casa madre, le
peculiarità sono le 24 valvole ed il sistema di
aspirazione a flusso pilotato. É stata adottata
la soluzione tecnica delle quattro valvole per
cilindro superando i problemi insiti nella
soluzione stessa. Infatti un numero cosi
elevato di valvole é sinonimo di potenza ad
alti regimi ma non è garanzia di coppia
elevata a basso regi-
me Gli accorgimenti
adottati sono nell’a-
spirazione a flusso pi-
lotato che permette di
adattare il volume di
riempimento ottimale
dei cilindri al regime
del motore. Il tutto é
supervisionato da un
microprocessore Che
controlla esattamente
la quantità del carbu-
rante necessario ad
ogni cilindro, iniezione
sequenziale multipo-
int. Per il guidatore
Significa una maggio-
re resa non solo alle
alte prestazioni e so-
prattutto una sobrietà
nei consumi.
p.c.
siamo messi a raccontarci ie esperienze
passale in un gergo composto da termi-
ni intraducibili come luci leccate, spap-
polate. bandiere francesi, gobbo e so-
prattutto dei problemi da risolvere al
volo. Come quello di cui parlavamo pri-
ma: gli artisti che non arrivano alia posi-
zione assegnata con le crocette dise-
gnate dal nastro telato bianco che ti si
appiccica alle suole come la gomma
americana, o che al momento giusto si
inventano qualcosa, di un mondo di
eterni «Zampano» (NDR Zampanò è il
personaggio dell'artista ambulante inter-
pretato da Anthony Quinn nel film di
Federico Fellini «La strada» ).
«Certo che sarebbe bello avere delle
luci che ti seguono», ho detto «un qual-
cosa magari comandato da una radiotra-
smittente». «Certo, si chiamerà Avoqm-
Strand-Galaxy e poi puoi anche avere un
saltimbanco in scena e non hai più
problemi di andargli appresso.. .».
Tanti automatismi però non convinco-
no «Cecco» che rimane sempre un
fautore della manualità dell’operatore al-
le luci, della possibilità di poter dare il
«tocco» del professionista allo spetta-
colo.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
VENDITA PER CORRISPONDENZA
Se non ricevete regolannente il nostro CATALOGO GENERALE potete richiederlo telefonando al 055-352.141. Vi verrà' Inviato GRATUfTAMENTE al vostro Indirlao
AT-Zenith 248
Dopo II grande interesse suscitato dall' offerta del nostro precedente catalogo sul prodotti Zenith (I computer Zenith sono di fabbrica*
alone Usa) siamo oggi In grado di proporre questa macchina In tre conflgura^onl che possono soddisfare le piu' diverse esigenze.
Dal gestionale all' hobbistica, daH'archivIzione dall alla grafica.
Questi computer sono disponibili nelle tre configura^oni sottodescritte, potrete effettuare eventuali variazioni direttamente da soli
utilizzando le schede o I drive presenti su questo catalogo. Attenzionell! Il monitor non e' compreso nella fornitura.
I Microprocessore Intel S0266 a 16 bit con Clock a 6 Mhz
I 512 Kbyte di ram espandibile fino a 6 Mbyte
I Tastiera internazionale 64 tasti con tastierino numerico
I Scheda video EGA 640*480
i Possibilità' di emulazione video CGA • Hercules
I Porta parallela Centronics per il collegamento di stampanti
I Porta seriale Rs-232 con connettore 9 poli maschio
I Zoccolo per coprocessore matematico 80287
I Uno slot di espansione a 8 bit + Quattro slot di espansione a 16 bit
I Cabinet predisposto per 2 drive hali-height e due drive full-height
I Alimentatore 200 Watt
data
Systems
H0S5
con 2 drive 5,25' 360Kb
I 1 drive 5,25“ 360Kb + 1 Hard-disk 40 Mbyte
H059
ì 1 drive 5.25" 360 Kb -f 1 Hard-disk 40 Mbyte
I Streaming tape 40 Mbyte
L. 1.390.000
(p. listino L .4.200.000)
L. 1.890.000
(p. listino L 5.400.000)
L. 2.190.000
(p listino L. 6.300.000)
LAP-TOP
HEWLETT
PACKARD
Vectra Ls/12
Il massimo della tecnologia e dell' affidabilita' in un computer veramente portatile. Se le tue necessita' sono quelle di avere a
disposizione un computer veloce, affidabile con un hard-disk di grande capacita’ questa a’ sicuramente la soluzione Ideale.
Grazie ad uno schermo tipo LCD retroilluminato con una risoluzione di 640*400 può' essere utilizzato in qualsiasi ambiente di lavoro.
Completo di hard-disk, batterla ricarlcabile e caricabatterie.
I Microprocessore 80c236 a 16bit con clock a 12 Mhz ^ h h l'i A
I Possibilità' di montare coprocessore matematico 80c287 irìì
I 1 Mbyte di ram espandibile a 2, con gestione EMS II II l!=!l
I 1 floppy Drive 3,5' 1,44 Mb
I Hard-Disk da 20 o 40 Mb
I Possibilità' di collegare un drive da 5.25" esterno
I Video orientabile LCD retroilluminato con risoluzione 640*400 e 8 ton. di grigio
I Risoluzione tipo CGA con doppia scansione per migliorare la leggibilità'
I Possibilità' di collegare un monitor RGB esterno
I Tastiera 79 tasti typo-OWERTY con 4 tasti cursore con Caps Look, Num look, Pad Look
I Uscita Rs-232 standard configurabile come COMI o COM2 con connettore 9 Pin
I Uscita parallela Centronics con connetore 25 poli femmina
I Batterie ricaricabili da 48 Vl^r al NiCad con Caricabatteria • alimentatore
H051 con Hard-disk 20 Mb
H052 con Hard-disk 40 Mb
L 2.950.000
(p. listino L. 6.950.000)
L. 3.600.000
(p. listino L 8.750.000)
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COMPUTER MS-DOS
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I E)=iiaii] Il
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AT Z286LP
Se le lue esigenze sono quelle di un computer VELOCE, AFFIDABILE, con una GRANDE CAPACITÀ di MEMORIA RAM, una
CAPACITÀ di HARD-DISK. COMPATTO, con una scheda video ad ALTA RISOLUZIONE, non tl puoi sbagliare questo è il tuo c
Costruito negli USA secondo la linea dei più recenti desk-top (vedi Ps2) questo computer abbina un' alta tecnologia con u
Imbattibile.
Microprocessore 80286 a 16bit con ciock a 8 Mhz Ovvait (equivalente a tOMhz)
■ 1 Mbyte di ram con SIM
■ Espandibiie on-board fino a 6 MegaByte
■ Tastiera internazionale da 101 tasti Tastierino numerico separalo
■ Zoccolo per coprocessore matematico 80287
■ Diagnostico e Setup direttamente su rom
■ Scheda video VGA COn 256 Kbyte di ram
■ Emulazione CGA, MCGA EGA MOA Hercuies, VGA,
■ Risoiuzione 640*480 in 16 coiori con paiette di 256.000
■ 3 siot AT compatibiie
■ Uscita stampante paraiiela Centronics -f 2 Uscite seriali Rs-232
■ Misure; 35*38*10’
■ Ms-Dos originale V 3.30 Plus
H056
con 2 td 1.44Mb
HOXX
con 1 fd 1.44Mb + 1 Hard-disk 20 Mb
H029
con 1 fd 1.44Mb -f 1 Hard-disk 40 Mb
L 1.590.000
(p.listino L. 2.990.000)
L. 2.090.000
(p.listino L 3.990.000)
L 2.290.000 '
(p.listino L 4.900.000)
MONITOR Zenith ZCM-1390A VGA - COLORE 13’
Monitor ad aita risoluzione a colori con schermo da 13 pollici. Grazie alla banda passan-
te di 28 Megahertz consente una risoluzione a colori di 640*480 punti senza nessuna
limitazione di colori.
Può' essere utilizzato su con computer con schede VGA o EGA con uscita analogica.
Le risoluzioni possibili sono:
Ideale per per I computer Zenith Z236LP
■ 640 punti * 480 linee (Zenith , VGA)
■ 640 punti * 480 linee (MCGA)
■ 640 punti * 350 linee (EGA)
■ 320 punti * 200 linee (CGA)
■ 720 punti * 348 linee (MDA)
B 720 punti * 350 linee (Hercules)
■ 720 punti * 400 linee (VGA)
■ Completo di cavo di coilegamento con connettore 15 pin SubD
(prezzo di listino 1.100.000) L.
590.000
Streaming Tape ALLOY 40 Mbyte
Per chi utilizza II computer per archiviazione di dati o per fini contabili, la sicurezza dei dati e' un
problema fondamentale. Oggi e' molto diffusa la tecnica dei FAST backup che consentono di effet-
tuare copie in tempi abbastanza brevi, ma con risultati che spesso mettono in crisi quando, dopo
magari aver perso dei file si tenta di recuperare dei dati dai dischetti. Questa unita’ di backup che
può' essere installato su qualsiasi computer At MS-Oos.
Utilizza come controller quello dei floppy e viene installato in modo molto semplice come se fosse
un normale drive da 3'. Il software fornito gestisce tutte la funzioni del drive, dalla formattazione
della cassetta al backup vero e proprio alla verifica e naturalmente all’eventuale restore.
Acune caratteristiche:
■ Drive da 3 pollici da collegarsi come drive B
■ Capacita' fino a 40 Mbyte con Cassetta tipo 0C2000
■ Software di gestione ResQ e manuale di Istruzioni (in inglese)
ResQ
Long lèrm Dala BackMi
(prezzo di listino 1.250.000)
399.000
•••
Coprocessori MATEMATICI
intel^
I coprocessori matematici s
garanzia intei di 5 anni.
La lentezza di calcolo ma-
tematico e scientifico in ge-
nerale nei personai compu-
ters e' un problema noto a
tutti i possessori di PC IBM
a compatibili.
Con il semplice inserimento
del COPROCESSORE MA-
TEMATICO nell'apposito
zoccolo aH'intemo della
scheda del Vostro personal,
VI renderete conto che I mi-
nuti prima necessari per le
piu' complesse operazioni si
trasformano in secondili!
in seatoia con certificato di
Codice
Tipo e computer
Prezzo
A241/5
8087 xt fino a 5 Mhz
220.000
A241/8
8087/2 xt fino a 8 Mhz
289.000
A241/10
8087/1 xtfinoa lOMhz
349.000
A242/8
80287/8 at fino a 12 Mhz
390.000
A242/10
80287/10 affino a 16 Mhz
520.000
A242/12
80c287/12atelaptop
con clock fino a 16 Mhz
620.000
A335/SX
80387/16 at386 SX
750.000
A335/16
80387/16 at386a 16 Mhz
780.000
A335/20
80387/20 at386 a 20 Mhz
880.000
A335/25
80387/25 at386 a 25 Mhz
990.000
A335/33
80387/33 at386 a 33 Mhz
1.287.000
Acceleratori Pc-lbm e Compatibili
Ai computer PC IBM e compatibili possono essere sostituiti I proces-
sori per aumentare la velocita' operativa senza quindi la necessita' di
complesse e costose schede. Velocizza infatti con un guadagno fino
al 40% sfruttando in modo ottimale I cicli di attesa del processore.
Ad esempio con un PC che disponga di un processore a 4,77 Mhz,
utilizzando II test di prova NORTON UTILITY avremo un rapporto di
velocita' pari a 1 In versione base. Sostituendo II processore con un
V20/8 questo rapporto diventa 1 ,S.
A169 NEC V20/8 {per XT fino a 8Mhz di clock) L. 20.400
A192 NEC V20/10 (per XT fino a lOMhz di clock) L 40.450
I NEC serie V30 sostituiscono I microprocessori tipo 8086 ad esem-
pio quelli montati su Olivetti M24
A193 NEC V30/8 (per XT Ano a 8Mhz di clock) L 27.000
A194 NEC V30/10 (per XT Ano a lOMhz di clock) L 45.600
ESPANSIONE DI MEMORIA EMS
1-2Mb PER AT
Espansione di memoria per At della Micron Technologies. Già' com-
pleta di 1 Mbyte di ram può' essere espansa fino a 2 con dei chip
41256. Viane fornita completa di Software di gestione per una com-
pleta compatibilita' EMS.
Può' essere utillzzta su qualsiasi tipo di AT.
Completa di Manule di istruzioni (inglese)
K003
L. 349.000
NO-SLOT CLOCK
li NO-SLOT CLOCK e' un orologio calendario
con banerie al litio che consentono una autono-
mia di almeno 10 anni e che può' essere utiliz-
zato su qualsiasi computer.
■ Non richiede l'installazione su di uno slot
ma viene montato su di uno zoccolo a
28 piedini porta eprom-rom
■ Se non e' disponibile uno zoccolo libero
può' essere montato sono una rom
■ Le funzioni orologio sono trasparenti alle
operazioni della rom
■ Supporla gli anni bisestili
■ Può' essere utilizzato oltre che su Com-
patibili IBM anche su Apple
■ Fornito con un dlscheno per il funziona-
mento su IBM-PC e compatibili e su Apple
■ (Completo di manuale di istruzioni in inglese.
■ Può' essere installato su tutti quei computer che non hanno slot
disponibili (Eazy Pc-Zenith, Amstrad, Pel ecc.)
PC034
L 54.000
Monitor BIM 12 HANTAREX
Monitor TTL 12 pollici a fosfori Verdi da utilizzare su computer Xt o
Al con schede video tipo Mono o Hercules.
Completo di cavo di collegamento al computer con connenore 9
GENIUS GM-6000
TURBO MOUSE TM10
HIT-MOUSE CAD
L035 (rosso)
L036 (trasparsale)
ACCESSORI MS-DOS
ACCESSORI STAMPANTI
■■■tfiiiai
■•■■■■■■■■■■■■■■■■■
EHJilal]
CONVERTITORI Seriale-Parallelo
Parallelo-Seriale
Queste Interfacce permettono la con-
versione dei protocolli da SERIALE a
PARALLELO (Centronics) o viceversa.
Potrete perciò' colisgare ad esempio
una stampante seriale RS-232 ad un
computer con uscita parallela Centro-
nics 0 con l'altro modello una stam-
pante PARALLELA CENTRONICS ad
una uscita seriale RS-232.
E' possibile selezionare la velocita di
trasmissione per quanto riguarda la
RS-232 da 300 a 19200 baud, Il con-
trollo di parità’, la lunghezza parola da 5 a 8 bit e il OCE/DTE mode.
Monta un connettore DB-25 femmina e un connettore 36 poli Centro-
nics maschio.
L053 Parallelo-Seriale
L054 Seriale-Parallelo
L 120.000
L 120.000
RS-232 DATA BOOSTER
Questo semplice ed economico BOO-
STER (amplificatore di linea) consente
di raddoppiare le distanze di collega- >
mento di apparecchi con interfaccia
seriale garantendo un segnale filtrato
da interferenze.
La massima distanza alla quale potete
normalmente collegare due unita' RS-
232 e' di 15 metri con del normale ca-
vo schermato e di 50 metri con cavo
speciale.
■ Monta due connettori Maschio/Femmina
■ Consente interfacciamenti secondo lo standard EIA RS-232 C.
L051 L 69.0C
CENTRONICS DATA BOOSTER
Con questo amplificatore di linea po-
trete collegare stampanti fino ad una
distanza di 15 metri.
Normalmente la massima distanza al-
la quale può' essere collegata una
stampante parallela ad un computer
e' di 5-6 metri.
■ Amplificazione sia dei DATA ohe degli HANDSrlAKE.
■ Connettori SUB-D 25 poli femmina
■ Completa compatibilita' CENTRONICS e IBM-XT/AT
L052
COMMUTATORE PER STAMPANTI
COMMUTATORE PER STAMPANTI
Questo commutatore si differenzia dal
precedente per il tipo di connettori che
monta.
Sono difatti montati su questo commu-
tatore 3 connettori vaschetta 36 poli
femmina, gli stessi che sono normal-
mente sulle stampanti parallele Centro-
nics
L010
L. 42.000
POCKET BUFFER
Il BUFFER risolve il problema della lentez-
za delle stampanti immagazzinando fino a
64000 caratteri e rispedendoli alla periferi-
ca, lasciando libero il computer per altre
operazioni.
Nonostante la tecnologia delle stampanti
sia sempre piu’ evoluta rimane il problema
della velocita' di stampa che e' comunque
sempre inferiore alla velocita' di elabora-
zione del computer. Se poi utilizzate una
stampante a margherita o una stampante
ad aghi in LETTER QUAUTY dovrete atten-
dere normalmente dei tempi abbastanza lunghi prima che la stampa
sia terminata e che ìi computer sia nuovamente disponibile per altre
operazioni.
Oltre alla funzione BUFFER permette di effettuare un TEST di stam-
pa e di poter ripetere una stampa automaticamente per un certo
numero di copie.
Non necessita di installazioni particolari, basta inserirlo tra l'uscita
del computer e il cavo stampante.
L050
L. 220.000
COMMUTATORE STAMPANTI
AUTOMATICO
Questo commutatore permette il collegamen-
to di due computer con una stampante e si
differenzia dagli altri tipi per la commutazio-
ne, che in questo caso e' automatica. Non
dovrete perciò' spostare nessun interruttore o
inviare nessun comando dal computer per
collegare la stampante, basterà' inviare i dati
in stampa normalmente e automaticamente
viene effettuata la commutazione.
E' disponibile in due versioni: SERIALE RS-
232 e PARALLELQ CENTRONICS
La versione per stampanti parsile richiede un alimentatore esterno
da 9V DC ,200mA tipo Cod, P002
Questo apparecchio serve per poter col-
legara due stampanti parallele o seriali
ad un singolo computer selezionando
LOSS Per stampanti parallele
L056 Per stampanti seriaii Rs-232
L. 99.000
L. 130.000
due posizioni. ^
Se avete II problema di collegare due
CAVI & ADATTATORI
Codice
Descrizione
Prezzo
portare modifiche al vostro software, questo è l'accessorio che vi
E017
Cavo con 2 connettori DB-25 M/M dritto
12.000
occorre.
L011
9.S00
Potrete anche utilizzarlo per collegare due computer a una stampan-
B9470
Cavo per stampanti 1 DB-25 M -f 1 Va-
9600
■ Provvisto di un connettore femmina 25 poli, collegato ad un
commutatore la cui uscita va a due connettori 25 poli.
L012
schetta 36 poli Maschio
Cavo con 2 conn. Vaschetta 36 p. maschio
16.500
L027
Gender changer DB-25 Maschio/Maschio
8.000
L026 L. 42.000
L028
Gender chanqer DB-25 Femmina/Femmina
8.000
EHMJ
iiiSSSSitaaflissaiiiiBSSSS
••■■■■■■
■■■■■■■■
•■•••■•a
aaaaaaaa
aaaaaaaa
aaaaaaaa
aaaaaaaa
aaaaaaaa
ACCESSORI PC-IBM & COMPATIBILI
Codice
Descrizione
XT
AT
Prezzo
PC005
Scheda video Hercule -t- CGA-f Printer con uscita per monitor TTL o RGB
•
98.000
PC008
Scheda video EGA risoluzione 640*480 con uscita per monitor RGB o Multisync o TTL in emulazione
Hercules
•
249.000
PC009
Scheda video VGA 800*600 a 8 bit con 256Kbyte di rem Uscita VGA analogica o RGB TTL
•
310.000
PC028
Scheda video VGA 800*600 a 16 bit con 256Kbyte di ram
no
390.000
PC029
Scheda video VGA 1024*768 a 16 bit con 512Kbyte di ram
no
480.00Q
PCOIO
Interfaccia Rs-232 singola - uscita con connettore 25 poli
36.800
PC011
Interfaccia RS-232 doppia • uscita su due staffe con
connettori 25 Doli
48.000
PC030
Interfaccia parallela Centronics - uscita con connettore
25 Doli - duo' essere utilizzata come seconda corta
•
27.000
PC012
Scheda orologio XT
no
49.000
L001
Scheda Game ( per il collegamento di joystick) con 2 connettori DB 15
29.000
PC026
Controller floppy drive per 360Kb 720Kb 1 .2Mb 1 .44Mb permette II collegamento di drive con formatta-
zione MFM anche su XT
119.000
PC022
Controller Hard-disk con possibilità' di formattazione sia MFM che RLL
no
129.000
PC024
Controller Kard-disk ■¥ floppy per At - permette II collegamento di 2 Hard -t- 2P1oppy
no
260.000
PC003
Roppy drive 5,25‘ 350 Kbyte mezza altezza
160.000
PC004
Roppy drve 3,5* 720 Kbyte completo di staffe e cavo per l’installazione al posto di un cinque pollici
160.000
PC013
Floppy drive 5,25’ 1.2 Mbyte mezza altezza *(puo' essere montato anche su XT con il controller
PC026)
180.000
PC014
Roppy drive 3,5" 1.44 Mbyte carenato 5,25“ *(puo' essere montato anche su XT con il controller
PC026)
249.000
K005
Hard-Disk 20Mbyte 3,5“ 65 msec. di tempo di accesso - Miniscribe 8225xt completo di controller per
xt
490.000
K006
Hard-Disk 40Mbyte 3,5' 40 msec. di tempo di accesso - Miniscribe 6450- formattazione RLL
590.'000
L057
Modem DATATRONICS 1200H interno 300/600/1200 Bell103/212A -V21 - V22
189.000
L058
Modem DATATRONICS 1200C■^ esterno da collegare su Rs-232 300/600/1200 Bell103/212A -V21 -
V22 fDuo’ essere utilizzato anche su Amiaa)
259.000
L0S9
Modem DATATRONICS 1200A esterno da collegare su Rs-232 300/600/1200 8ell103/212A -V21 -V22-
V23 (permette il collegamento con Videotel)
iouo' essere utilizzato anche su Amiaat
• I 359.000
GeniScan GS-4500
Per chi si occupa di grafica sia per hobby che a livello professionale GeniScan GS-4500 e'
sicuramente uno strumento indispensabile.
Con una risolu 2 ione variabile da 100 a 400 DPI (punti per pollice) e’ possibile riprendere
sia immagini al tratto che con sfumature di grigio. E' possibile già’ in fase di lettura sovrap-
porre una ratinatura per evitare quello che comunemente viene chiamato ‘impastamento
dei grigi’ in fase di stampa.
GeniScan e' fornito in oltre di ben 3 pacchetti software;
ScanEdit II per la lettura e la manipolazione In modo immediato di Immagini
Dr. Genius un favoloso programma di grafica che oltre alla possibilità' di leggere imma-
gini tramite scanner consente anche una manipolazione completa di file in grafica, con la
possibilità' di gestire vari formati (.cut , .img, .tif) e la possibilità' di completare la presenta-
zione delle immagini con scritte di qualsiasi dimensione o disegni.
Prodigy OCR con questo programma potrai rileggere documenti scritti con qualsiasi
tipo di caratteri da un foglio e riportarli in modo testo in file da poter rileggere con un
qualsiasi word-processor. Prodigy OCR può' imparare a riconoscere qualsiasi tipo di carat-
tere anche con spaziatura proporzionale.
GeniScan GS-4500 viene fornito completo di scheda di collegamento da poter utilizzare su
qualsiasi computer Ms-Dos
■ Risoluzione 100-400 punti per pollice selezionabile tramite switch
■ 32 sfumature di grigio selezionabili -<■ possibilità' di lettura In lettere mode
■ Larghezza di lettura 105mm - e' possibile tramite il software fornito comporre letture fi-
no a 300mm di larghezza.
GS-4500
PC019
L 450.000
!: ACCESSORI MS-DOS
i: PRODOTTI DI CONSUMO
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©-Ma]]
NASTRI PER STAMPANTI
Cod. TIPO STAMPANTE IPz 5Pz lOPz
Amstisd DPM 31S0
Am«IrM DMP9000
AiTidiBd DPM 4000
' Amsirsd PCW 8S12
Amsirad PCW 9512
D024 Appio Scribo
. Centionic»GLP3l01,GLPU
. CeMicinics MD30Q1
Contionics 12O-122-1S0-1S2
Comrpodore MPS 501-
Comrmodofo MPS 802*
CommpdwcVC 1526.40:
I CommodCKa MPS 503
Commodoro Mps 1000
1 Commodoro MCS601-W
' Commodoro UCSeoi-col. 33.C
Commodoro 1230
O Commodoro 1200
I Commodoro 64
Commodoro 60
Commodoro SO
! Comrrtodoro
I CHl4or< Mspia-2(M0'S0
I C»llzon Msp1S-2S-4S-SS
D033 Cilizon Hqp 40
0034 CAIzorr HqP 45
D035 CUizon Tributo 224
5.200
SZOO
&>»on M« 50-52-85-90
' Spoon F< 800-850-
Epoon M< 100-105
Epson Fx 185-286-1000
Cod. TIPO STAMPANTE IPz SPz lOPz
D033 Epson LO se
D034 Epson U3 1000-1050
D03S Epson U3 2500/2550
0 Q«r>sral Etodrlc 3-
ni DM90 -DM100
ni DM 105 BLACK
ni DM 260-290-292
D039 Stai LC 10
D040 Star LC 24
arRadlx 10- SPIO
arNLtO-NDIO-NPIO
arNR-10-NXlQ
PORTADISCHI
Poriadischetti da S" 1/4, contiene 90 dl-
scheRi. Parie superiore in plexiglass tra-
sparente, chiusura con serratura a doppia
chiave.
E024 L19.000
Portadischi per discheRi da 3‘ 1/2, contie-
ne 40 dischi.
Separatori in plastica. Parte superiore In
plastica trasparente, chiusura con serra-
tura e doppia chiave.
E094 * _ L. 18.000
Porta discheRi da 3‘1/2 , può contenere
100 dischi.
G002 L. 19.000
CUBO DISK
Porta dischi di forma nuova, può’ contenere 15 di-
scheRl da 3 pollici e mezzo. Viene fornito completo di
coperchio anteriore in plastica trasparente che oltre
a chiudere il portalloppy ne blocca l’apertura.
COPRICOMPUTER
Copricomputer In materiale plastico
trasparente. Proteggono il computer
dalla polvere e da urti accidentali.
Codice
Tipo di computer
Prezzo
E027
C64 Vecchio modello
7,900
E028
C64 Nuovo modello
15.000
E070
CI 28
13.000
E106
Amioa 500
15.000
::::::: EHMaj] ««
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BORUNDi
Borland e' sicuramente uno del nomi piu' conosciuti nei settore
software Ms-Dos. Con una politica a liveilo mondiale di prezzi
bassi e alte prestazione e' riuscita a superare In gran parte il
problema delle copie Illegali.
Alcuni pacchetti sono ormai diventati per migliala di utenti di
uso quotidiano.
Fondamentali sla a livello di utiizzo per la programmazione professionale che a livello didattico sono i linguaggi
e I compilatori. Turbo Pascal e' sicuramente il piu' diffuso compilatore di questo linguaggio disponibile In Me-
Dos. Grazie poi ai ToolBox disponibili in abbinamento con questo linguaggio potrete sfruttare a pieno le poten-
zialità’ sia di grafica che di archiviamone dati del vostro computer.
Tutti I programmi sono forniti con manuali autoespllcativi e consentono sla una semplice installazione che un
apprendimento graduale delle procedure.
Alcune procedure sono disponibili solo con manuale In inglese, ma grazie ai numerorsissiml esempi riportati non
comportano alcuna difficolta' di utilizzo.
Codice
5.25'
3.5'
Descrizione
Tipo programma
Versione
Manu.
Prezzo
S100
Sin
Turbo C
Linguaggio di programmazione
t.5
ING
54.000
S101
S112
Turbo Pascal
Unguaggio di programmazione
4.0
ITA
99.000
S102
S113
Trubo Pascal Database
Libreria di routines da utilizzare con Tur-
bo Pascal per la creazione di archivi
3.0
ITA
49.000
SI 03
S114
Turbo Pascal Graphix
Ubreria di routines da utilizzare con Tur-
bo Pascal per la gestione della grafica
e delle finestre
3.0
ITA
49.000
S104
S115
Turbo Pascal Tutor
Corso interattivo di Turbo Pascal
3.0
ITA
49.000
S105
S116
Turbo Pascal Editor
Editor per la realizzazione di program-
mi Pascal
3.0
ITA
49.000
S106
S1t7
Turbo Pascal Game-
works
Libreria di Utilities e funzioni per la rea-
lizzazione di giochi in Pascal
3.0
ITA
39.000
S107
S118
Paradox
Database relazionale
2.0
ITA
290.000
S108
S119
Sidekfck
Utility di gestione archivi, calcolatrice,
agenda, da utilizzare in sovrapposizio-
ne con altri programmi
1.5
ING
59.000
S109
S120
Reflex Workshop
Gestione grafica e tabellare di database
1.0
ING
49.000
SUO
S121
Turbo Assembler
Editor -1- Assemblatore per la realizzazio-
ne di programmi in LM.
1.0
ITA
89.000
S089
—
Quattro
Foglio elettronico professionale
1.0
ING
190.000
m
♦
LOTUS 1-2-3 V2.01
Chi possiede un personal computer I
sicuramente ha almeno sentilo parla- |
re di LOTUS 1-2-3.
Divenuto uno standard a livello mon-
diale dei tabelloni elettronici e' s
temente II programma piu' conosciu- 1
to e utilizzato per le piu' svariate ap- |
plicazioni. E' praticamente entrato |
nel linguaggio corrente di utilizzatori I
di computer dire ' ho fatto questo |
con Lotus * intendendo per Lotus u
qualsiasi tabellone elettronico.
Versione ORIGINALE completa di di-
schetti, manuale, licenza d'uso e
ranzia che ti proponiamo ad un prez-
zo che e' 1/3 di quello normale di
mercato.
La confeziona comprende:
* Set dischetti con i programmi,, i driver per tutti I tipi di stampanti
(compreso quelle con postscript), un corso per l' apprendimento
di Ictus 1-2-3
B Un manuale (in inglese) diviso in 5 parti - Come Iniziare - Tuto-
rlal - References - Quick references - Licenza e garanzia
B Un raccoglitore ad anelli con le buste portafloppy e ie etichetta.
S065
Superbase Ms-Dos
+i ai '—1 aa
“□aaQ'a';
^PE1SDNÌUq"t
^ jmliià syàBf Q
Se devi creare un archivio
qualsiasi tipo di dati e elaborarli in
modo semplice ed efficace. Super-
base è quello che ti occorre.
Superbase à sicuramente uno dei
più conosciuti database per Home
e Personal computer.
Realizzato sotto Gem (il Gem erigi
naie viene fornito Insieme Superba-
se) ti offre una serie di possibilità
che normalmente non sono dispo-
nibili sui data-base tipo OBIII.
strutturato difatti in modo relazio
naie e tutte le opzioni sono dispo
nibili in forma molto semplice. ~
sta un click del mouse per selezio
archivio o impostare
praticamente limitate solo
dalla capacità del tuo disco.
La confezione comprende:
^ Il sitema operativo GEM originale Digital Reserch
B II programma SupeBase
B II manuale di istruzioni di oltre 200 pagine in italiano
IQ Q
Q Q CJ c
stampa. Le dimensioni degli archivi ^ f. _J
L. 290.000
!= SOFTWARE MS-DOS
iVIS-UUi» & XENIX
■Il ■■■■■■
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LOGISTIX MS-Dos
I tabellone elettronico è sicura- ;
mente uno del programmi più uti-
lizzati su Personal Computer. I
Quando si parla di spreadsheet si I
fà normalmente riterimento a prò- .
grammi tipo Lotus 123 o a Multi- I
pian ma ne esistono altri sviluppati [
sulla stessa filosofia che pur co-
stando molto meno offrono le stes-
se possibilità del più famosi i
qualche volta anche possibilità su-
periori.
Logistix e sicuramente uno di que- I
sti. Completamente ITALIANIZZA- |
TO, sia per quanto riguarda I
mandi e gli Help da video, sla per
il manuale molto completo (oltre
200 pagine).
Principali funzioni:
”i Tabellone elettronico
I Database - per la gestione di archivi tabellari
I Time Planning - per la planificaczaione del tempo
■ Grafica per la presentazione dei dati sia su video che si
S055 L
XENIX SCO 286
Se avete la necessita' di utilizza-
re il computer con piu' posti di
lavoro Xenix-Unlx e' sicuramente
Il sistema piu' sicuro e piu' adat-
to. Creato al contrario di Ms-Dos
appositamente per una gestione
Multiutente consente di sfruttare
a pieno le potenzialità' della
macchina dando la possibllta' di
creare un sistema modulare e di
altissima affidabilita'.
Potrete utilizzare il computer ol-
tre che come multiutente anche
come MULTITASKING far cioè'
“girare* piu' programmi contepo-
ranearneme sulla stessa macchi-
na senza necessita' di altro hHardware aggiuntivo.
Xenix e' stato sviluppato come prima versione dalla Microsoft e suc-
cessivamente implementato secondo gli standard UNiX dalla SCO
(The Santa Cruz Operatlon). Oggi Xenix e' Il sistema operativo instal-
lato In oltre I' 85% del sistemi che operano In ambiente UNIX.
Potrete installare Xenix in una partizione del Vostro Hard-disk utiliz-
zandolo In alternativa con Ms-Dos. Grazie alle Utilities fornite con il
sistema operativo potrete trasferire dati direttamente da Dos a Xenix.
CONTABILITA’ BANCARIA
Completamente modulare ed autoinstallante. Gestione: Conti corren-
ti Conto anticipi -Salvo Buon Rne
Numeri giorni dell’ anno diversi e dimensionabill per calcolo Interessi
attivi e passivi.
Numero illimitato di conti di tipo diverso e di movimenti per singolo
conto. Causali automatiche ma con possibilità' di cambiare condizio-
ni, costi, valuta per la singola operazione.
Calcolo della valuta automatica in funzione delle condizioni preimpo-
state per quel conto e con possibilità' di variazioni sul singolo movi-
mento. Spese variabili sul singolo movimento. Condizioni personaliz-
zabili per ogni conto. Tassi attivi e passivi oscillanti a partire da qual-
siasi momento. Ordinamento automatico per data e valuta. Chiusu-
re per periodi selezionati, mese, trimestre, semestre, anno. Chiusure
automatiche con riporto a nuovo di numeri ed Interessi. Chiusura per
data valuta e/o data documento. Possibilità' di simulazione delle
chiusure In qualsiasi momento. Calcolo Commissione sul Massimo
Scoperto e calcolo della ritenuta fiscale come variabili Indipendenti.
Estratti conto a video e stampa. Controllo globale liquidità' presente
e futura. Estratti conto Immediati senza necessita’ di ordinamenti
preliminari.
XENIX 286 Operating System
Questa e' la parte principale del sistema operativo. E' costituita da
tutti quei programmi che consentono la gestione la configurazione
del sistema e l'editing del file.
■ Xenix richiede un minimo di 1 Mbyte di ram piu circa 512 Kbyte
per ogni ulteriore posto di lavoro. E* da tener presente che Xenix
vede e gestisce tutta la memoria presente sul computer, senza il
limite dei 640 Kbyte.
■ La spazio da riservare sull' Hard-disk e' di 10 Mbyte per il siste-
ma operativo + altri 10 Mbyte per ogni ulteriore posto di lavoro.
La confezione comprende un set di tre manull :
■ Operating System - Run Time Environment 1 volume
■ Operating System - User's Guide 2 volumi
■ 7 dischetti In formato 96 tpl (5.25* 1 ,2Mb)
■ La versione e' la 2.2
S091
(prezzo di listino 1.300.000) L 590.000
PS200
10.000
WINDOWS 286
n un semplice programma
e proprio ambiente di lavo-
Realizzato dalla Microsoft per facilitare r
l'utilizzo del computer da parte di chi
non e’ esperto, mette a disposizione tut-
fna serie di possibilità' che vanno dal
trattamento testi, alla grafica inseribile
9i testi, alla gestione di archivi in modo
semplice ed efficace, oltre ad una serie
di Utilities come Note pad, Terminal, “
Clock. Calculator.
La confezione comprende la seria completa di dischi da 3.5“ e
manuali in inglese
S124
XENIX 286 Development System
Lo SCO XENIX System V Development System contiene tutte le Utili-
ties per la creazione e la gestione di programmi in *C e in "Assem-
bler* .compreso il compilatore ‘C e il Masm Macro assembler.
Sono comprese nel pacchetto tutta una serie di toois che consento-
no anche la creazione di programmi da far girare in ambiente DOS
La confezione comprende un set di tre manuali :
■ Development System - Programmer’s Guide 2 volumi
■ Development System - Programmer’s REferences 1 volume
■ 11 dischetti In formato 48 tpi (5.25' 360Kb)
S122
(prezzo di listino 1.700.000)
L. 490.000
SII
XENIX 286 Text Processing Sys. V
Lo SCO XENIX System V Text Processing Systen contiene tutta una
serie di Utilities per la preparazione e la formattazione di testi. Potre-
te cioè’ preparare le stampe di testi o manull In forma semplificata
rispetto ad un normale Text editor. E’ compreso anche uno Spelling
check per II controllo degli errori,
■ La confezione comprende un manuale e 4 dischetti da 360 Kb
S123
L 290.000
ìHDsOJ
Pezzi di ricambio ORIGINALI per COMPUTER
(Commodore — Sinclair — IBM compatibili)
A04»-10eSOCIO CPU-10MH2
A23e^8S0iaCPU-8MHZ (1)
A0S2 6364 PAgiA
A06Q UKKWSE
A066 GARy
2S2127/01 90.700
2S2126A91 AS.SaO
3180Tai01 16.300
A337 6372 Big fai Agnus
. 8570 COMTR TASTIERA
FOM KICKSTART 1.3
3010: un ullis 'upòsls’ chs pM'
ÌÒOO-2000 In velodiA t grafica.
NUOVO C-64
At01 6500 M>croprocas9ors (1)
A120 MEMORYCOWmOL
A16B-12aiAM-120N/S
251016/02 :
251913/01 :
3ieoi2«i :
318027/01 i
316013/01 :
251715«1 :
Commodore C-64
RF MODULATI»
ROMBASC
fOMFSWAL
ROM CHAR. GEN.
6701 CLOCK gsnsie
7408/7416 BUFFER INV.
4066 C QUÌ10 SWITCH
7605 REGOLATORE
7812 REGOLATORE
CFfratAi. 17.734 MHZ
ALIUEf/TATORE ORIGINALE
ALIMENTATORE ORIG. 2.SA
901226/01 i
901227/03 :
801225/01 1
906108/01 !
906112/01 '
906107/01 :
906111/01 ‘
908114/01 •
251527/02 '
901522/08
Commodore C-128/128-D
i3 CRT CONTROL
908150Aa
310389/01 :
315012/01 :
315014/01
318009/01
315020/01
318018/03 24
318016A33 -•
318020/04
251918/02 37
I ROM 128 CMAR GEMER.
I ROM BASIC £4000
ROM BASIC £8000
I ROM KERNAL SCODO
I RF MOOULATOR
I 7407/7417 BUFFER
i ROM 64 KERNAL BASIC 251813A31 ;
i KITUPGRAOEROMSiaajl)
COMPLETO (3 ROM'®
l/l ROMn.1 ICTUPGRADE 318016KM .
A07S/2 ROM n2 I9T UPGRADE 318019/04
A07S/3 ROM n.3 )CT UPGRAOE 318020/05 .
(1) Cori questo ICT si alimir>ar>o lutti I probMffll del s.O.
la ROm!*ATTEn'SoN& LE TFbEROfTDEVi^ ÉsS-
RE SOSTITLirTE CONTEMPORANEAMENTE.IN CASO t>
GUASTO DI UNA SINGOLA ROM DEL NT. È POSSIBILE
SOSTITUIRLA imuZZANDO PER L'ORDINE I SINGOU CO-
DIO INDICATI SOPRA.
PRODOTTI PER IL C-16/PLUS4
! 8501 CPU Microproces. 251536/02 19.200
l 8360 VIDEO CONTROL 251535KI2 19.200
’ 77WKHCPLA 251641/02 13,000
A088 TED KERNAL 8005-039 316004/05 19.500
I TED BASC 8005405 318006/01 19.500
I 6S29B KI840/03 12.300
Vie 20
ROM BASIC 2384-063
ROM KERNAL 2364-085
ROM CHAR GEMER.
RF MOOULATOR
8502 MICnOPROC MV
801486/01
901488/06 26
801460/03
1001027/04 25
901435/02
901437/01
81 S8C VIDEO CHIP 90199041 30
19 2K'8-200N/S 8
96 IC OUAD SV/fTCH 901502/01 2
A043 AUMENTATORE
REGISTRATORI 1530/1531
DRIVE 1541 - 1541C
325572/01 25.600
325302/01 19.500
IEM401/C04 29.200
TESTINA OV 12
LAG 670 MOTOR CONTR 600422/75
DRIVE ASSY
(NEWTfiONICS MECO. FLOPPY
PCS Assy Molor Conirol 60r
ROM (SOST. 251968/01) 251
DRIVE 1570-1571
AOSa ROM DOS 310654/05
(SoslHulsce 310654/03) (1) 15.600
A245 WD 1770 18.250
STAMPANTE MPS 801
AITO Sdanoide Hlofnoearrsl
A172 Motore tposlamanlo lai
STAMPANTE MPS 802
A190 Mdors sposi. Il
314582/01 :
801200/48 :
601200/30 :
601200/53 1
STAMPANTE MPS 803
A154 Cinghia sposL lesllna
A307 NT NUOVI CARATTEf*
' 601020/22 50.700
601020/95 35.70
601020/1» 10.401
601020/10 18.20
CONNETTORI
«Icai
leius.
, , >n pori Vio30) 8000
22 7 22 passo 2,54 (eapansicn peri eS4-t28>.a»
43-I-43 passo 2,54 {axoanslofl pori Amiga} 8.000
CaioUaparf^7-i2(A0^ 240)
6 poli maschio yo^ies-monllor) 1,400
9 poli femmina (Jc^llck.monlloi} 1.600
23 poli maschio (Amiga) 3.000
23 poli lammina (Amiga) 3.000
25 poli maschio (parallels 1Pm,Rs-232) 2.000
2S poli femmina (Rs-232, Modem) 2.4»
SPECTRUM-SINCLAIR
TO68RANASPECTRUM PLUS
MEMBRANA QL
AA80 ULA LA 15 PER INTERFACCIA
A079 MODULATORE
CMV»7 MICBODRIVE(SENZA INTERF.l)
PRODOTTI VARI
AMD 7911 (MODEM)
EPROMS DA PROGRAMMARE
A071 2784 8K*8-250N/S
A072 27128 16K*8-460 N/S
A136 27258 32K*8-250 N/S
12.5V
12SV
(CMOS)
VELOCIZZATORI
COPROCESSORI PER IBM
A188 NEC V20 UPO 701064 (8 MHZ)
A192 NEC V20 UPD 701M-10 (10 MHZ)
A183 NEC V30 UP0 701184 (6MHZ)
A1S4 NEC V30 UPO 70118-10 (10MHZ)
A241/S 8087 pMHZ} Coprdcatsore male
A241/8 8087-2 (BMHZ)
A241/10SU7-1 (lOMH^
A242-W 60287-8 (8-12Mhz)
A242-1030287-10 (l2-ieMh2)
A242-12B0C287-12 [laplop 12-16Mfu)
A335-SXB0387-SX (16Mhs SOLO SX)
A33S-ieS03a7-IS {18Mh4
A335-20 80387-20 |20Mn2)
A335-25 80387-25 (2SMhs)
A335-33 80367-33 (33M>u)
(1) I coptoer
tal a granila IrM di 5 ar
390.0»
520.0»
A147464125846 80ns
A147-1041256-10 100ns
A147-1241256-12 120ns
A093-I24I84-12 120ns
A»3-154164-1S ISOru
A18e08414B448 BOhs
A186-1041484-10 l»ni
A340-» 4425648
A340-I044258-10
A336-03S11000-»
A338-10S11000-10
(ST-RAM)
(ST-RAM)
(ST-RAM)
MODUU SIM
A20e-»SIM 256K-9
PEZZI DI RICAMBIO
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BaaaaaaaaBBBaaaBBBa
aaaaaaaaaBBBaaaBBBB
BBaBBaaBBBBBBBBBBBB
aaaaaaaaaBBBBBBBBBB
BBBBBBaaaBaaaaBaaBB
aBaaaaBaaBBBBaBBaBB
BBBBBBBaBBBBBaaaBB
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ROBOTARM Svi 2000
Un' opportunità' uni-
», dato il prezzo ec-
cezionale, per impa-
a conoscere ed
utilizzare le tante
possibilità' della ro-
botica.
Con questo piccolo
robot di addestra-
mento e' possibile
imparare II pilotaggio
tramite computer di
apparecchiature
esterne.
Braccio robot seml-
professionale costrui-
realisticamente
per scopi didattici e
pratici. Mobile su 5
assi, zona d’azione
180 gradi in verticale
e 270 in orizzontale.
i Montaggio Intercambiabile di pinza, paletta o magnete.
I Provvisto di lampadina incorporata. Rattaforma stabile con 4
ventose.
I Pilotaggio tramite due joysticks con prese a 9 poli.
■ Pilotabile dal computer con interfaccia L004 (non compresa).
I Dati tecnici; Funzionamento a batterie (torcia • il vano batterie si
trova nella piattaforma)
I Robot di colore giallo, con piattaforma nera
I Misure: 380x280x195 mm.
I Peso Kg, 1,75
I Nella fornitura NON sono incluse batterie e joysticks.
INTERFACCIA ROBOTARM
Questa interfaccia ti offre l'opportunità di pilotare il tuo ROBOTARM
SVI 2000 tramite il C64 o il 0123 (D).
Basta semplicemente programmare il computer e vedrai come ti sa-
rà facile controllare il robot senza bisogno del Joystick.
L'interfaccia consiste di una cartuccia testata pronta per l'inserimen-
to nella USER-PORT del 064 o 0128 (D),e di un cavo di collegamen-
:o di circa 1,4mt.
Fanno parte della fornitura:
n un programma dimostrativo in basic
I una lista di comandi
I un manuale di istruzioni in Italiano
I una descrizione tecnica deH'interfaccia.
L004
L 75.000
o
o
oc
o
co
co
UJ
o
o
<
Con questo accessorio po-
trete montare verticalmen-
te Il vostro PC In modo da
rendere più ottimale la si-
stemazione della vostra
scrivania.
SI adatta a tutti I tipi di
PC XT e AT.
E019
SCHERMO ANTIRADIAZIONI
I tubi catodici del moni-
tor, pur essendo creati
per una bassa emissio-
ne di radiazioni danno-
se alla vista, causano
comunque dei proble-
mi sla di affaticamento
che di disturbo vero e
proprio del nostro siste-
ma visivo.
Questi schermi realiz-
zati con delle speciali
lastre acriliche, oltre a
migliorare la leggibili-
tà', riducono fino al
95% r emissione di ra-
diazioni dannose alla
vista.
Si adattano sia a monitor che a terminali sia di 12 che di 14 pollici.
Si fissano con del velcro e possono essere rimossi per la pulizia
grazie ad uno speciale incastro.
PROTEGGI LA TUA VISTA!!!
GOOS
FILTRO ANTIRIFLESSO
Di semplice installazione
su tutti i tipi di monitor,
lo schermo antiriflesso è
realmente una necessità
per tutti coloro che tra-
scorrono molto tempo
davanti al video. Evita in-
fatti affaticamento visivo,
emicrania, stress ed il
conseguente calo di effi-
cienza, eliminando il 90% dei riflessi e diminuendo al tempo stesso il
fastidio causato dallo sfarfallamento dei caratteri, con notevoli v
faggi In termine di leggibilità.
E075(per monitor 12”)
E111(per monHor 14“)
SUPPORTO GIREVOLE
PER MONITOR
Se usi un computer o
Word-processor, sai bene é 7 ' ^
cosa significa avere il moni- n __ Vi
tor posizionato male: affati- j 1 v
camento della vista, del yff '
collo, della spina dorsale j ^
La soluzione? //
Con il nostro supporto gire- j-"* '
vole, con un semplice mo- K.
vimento potrai posizionare
il monitor nel modo più fa-
vorevole per la tua VISTA e la tua schiena. I due modelli che presen-
tiamo si adattano a tutti I tipi di monitor.
E112 (per monitor 12”)
E113 (per monitor 14")
S888g8S88888888888888888888888|8S8S8Sr********
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BUSICALC II (SuperSoft)
BUSICALC tu (SuperSoft)
Busicalc li un foglio elettronico di 999 righe * 125 colonne, con
22500 caratteri di memoria disponibili da utilizzare in 2500 caselle.
Possibilità di ricalcolo automatico su tutto o parta del foglio, formule
statistiche preimpostate per calcoli di medie, deviazione standard,
campo di variazione, arrotondamenti.
Permette la gestione di una stampante con Interfaccia Centronics
attraverso la User-Pori.
■ Fornito completo di manuale in Italiano.
S070 versione disco L.12.000
Rispetto alla versione II consente di lavorare su di un tabellone di
dimensioni più grandi 999 righe * 200 colonne, permette 1' archivia-
zione dei dati e la rilettura da e su flles di testo sequenziali In modo
da poter trasferire i dati su altri programmi. Permette la gestione dì
tabelle tridimensionali, offre la possibilità di utilizzare tutto o una par-
te del tabellone come DataBase con possibilità di ordinamenti.
Maggiore velocita' di calcolo rispetto alla versione II.
■ Disponibile solo su disco con manuale In Italiano
S073 L16.000
ZOOM PASCAL (Abacus)
ZOOM Monitor (SuperSoft)
Se vuoi programmare in PASCAL sul tuo C64 adesso non hai più
problemi. Questo veloce e versatile compilatore tl permette di poter
utilizzare questo linguaggio sia a livello di studio che per la realizza-
zione di programmi che una volta compilati potrai eseguire diretta-
mente. Sono stati implementati oltre 70 comandi che ti permettono
di gestire qualsiasi tipo procedura, compresa la gestione di archivi,
■ Fornito su disco con manuale In Italiano
S074 L.12.000
Monitor assembiatore/disassemblatore indispensabile per creare o
modificare routine o programmi in linguaggio macchina. Può essere
facilemente rilocato (trasferito) in qualsiasi zona di memoria.
Visualizza il contenuto di qualslaslasi zona di memoria mostrando
oltre ai valori esadecimali anche quelli in ASCII. Permette la conver-
sione di valori da esadecimale In decimale e viceversa, permette di
Inviare comandi aH'unità a dischi,
■ Completo di manuale in Italiano.
5071 versione disco L12.000
5072 versione nastro L 12.000
SYNTHY (Abacus)
Consente di creare e di memorizzare brani musicali sul C64, agendo
sulla forma d'onda di ciascuna delle tre voci dei SID per ottenere dei
brani polifonici. Con la possibilità di agire sull'inviluppo, sui filtri, sul
volume e sulle modulazioni dei segnali, permette di simulare qual-
siasi strumento. E' In oltre possibile variare la velocità di esecuzione
del brani memorizzati.
■ Completo di manuale in Italiano.
5075 versione disco LI 2000
5076 versione nastro Li 2.000
SCREEN EDITOR (Commodore)
Chiunque programmi in basic con II C64 conosce il problema della
gestione dello schermo. Creare delle ’videate' di presentazione o
delle routine di Input controllato non è certo una cosa semplice e
rapida. Questa utility ti permette di risolvere questo problema. Potrai
disegnare delle 'videate' direttamente sullo schermo con i simboli
grafici e i cursori, senza preoccuparti dì creare linee di print e, allo
stesso tempo definire 1 campi dove effettuare l’Input dei dati in mo-
do controllato. Cioè potrai definire dove immettere dati numerici, al-
fanumerici, di lunghezza predefinita. Grazie a 6 nuovi comandi basic
potrai realizzare 1 tuoi programmi in modo molto più veloce e profes-
sionale.
■ Fornito su disco completo di manuale in Inglese.
S067 L12.000
CADPAK (Abacus)
Questo programma permette di poter disegnare sul video per mezzo
della penna ottica (non Inclusa),
Puoi memorizzare poi 1 tuoi disegni e stamparli in due diverse di-
mensioni : e' compatibile con quasi tutte le stampanti a matrice
comprese quelle con interfaccia Centronics.
■ Disponibile solo su disco, completo di manuale In Italiano
S084 L. 12.000
OXFORD PASCAL
GRAPHIC DESIGNER 64 (Abacus)
C64, Grazie all' ottimizzazione della compilazione consente di otte-
nere programmi eseguibili fino a 20 volte piu' velocemente di quanto
non sla possibile In basic. Completo di un potente editor ti permette
la creazione e la modifica di programmi In modo molto semplice.
Sono state Implementale tutta una serie dì istruzioni che consentono
lo sfruttamento delta grafica e dei suoni del 64 In modo ottimale.
La versione disco del programma consente di sfruttare tutta la me-
moria del computer,
B Completo di manuale in italiano.
S077 versione disco L19.000
Con questo utilissimo programma puoi facilmente realizzare dei di-
segni in alta risoluzione (64.000 punti). Potrai disegnare con II joy-
stick, 0 con la penna ottica, oppure direttamente da tastiera. A fine
lavoro potrai sia memorizzare II disegno. In modo da richiamarlo In
qualunque momento, sia stamparlo. Il disco comprende Inoltre un
programma di utility che si chiama SUDE SHOW
■ Completo di manuale in italiano, su disco.
SOBO L. 12.000
SOFTWARE C-64
I: ACCESSORI C-64
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aaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaaaaaaaa
aaaaaaaa
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Insilai) I:;
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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Espansione di Memoria 256 Kbyte
Commodore 1764 per C-64
Periferica faciiissima da
connettere, e' utile per
chi vogiia ampiiare la
memoria del proprio C-
64. Infatti, moltiplica
per 5 la memoria del
C-64, aggiungendo
256)< di memoria Oltre
all' utiliz 20 come esten-
sione deila memoria
per i programmi che la
prevedono (come il ge-
05} e’ possibile memo-
rizzare dati 0 program-
mi nell'espansione
stessa e richiamarli, uti-
lizzandola come drive
virtuale.
LA CONFEZIONE COMPRENDE:
■ La cartuccia di espansione 1764 RAM
■ Il RAM DISK DOS, un Sistema Operativo che permette di usare
l'espansione come un drive 1541. con LOAD e SAVE quasi imme-
I Programmi dimostrativi delle funzioni del 1764 i
I Driver per GEOS 1.3
test diagnostici
L 99.000
MOTHER-BOARD 64/128
Su questa MOTHER-BOARD da
inseriisi nella porta di espansione
possono trovare posto contempo-
raneamente fino a 5 cartucce,
che potranno essere selezionate
singolarmente per mezzo di com-
mutatori.
E' provvista di tasto di Reset, in
modo tale che si possa passare
da un programma o da quanto
memorizzato sugli eventuali car-
tridges ad un altro, senza spe-
gnere Il computer.
Indispensabile per tutti coloro che
dispongono di piu' cartucce e
non desiderano inserirle e toglier-
le continuamente, anche perche'
a lungo andare questa manovra
provoca il guasto o comunque il
malfunzionamento dèlia porta di espansione.
DATI TECNICI:
■ 5 0 3 slot disponibili
■ Selezionabili singolarmente attraverso gli Interruttori.
■ Tasto di Reset.
B9501 (per 5 cartucce)
B9565 (per 3 cartucce)
L 59.000
L 44.000
Ordini Telefonici
055 - 352.141
Programmatore EPROM "GOLIATH"
C64. Programma tutte It
GOLIATH
*EPROM
Programmatore di Eprom da utilizzare coi
Eproms del tipo 2716 fino a 27512
comprese le versioni C-mos con tensio-
ne di programmazione di 12,5/21/25
Volt.
Viene inserito nell'user port del C64
Le funzioni disponibili sono:
■ Lettura Eprom
■ Verifica a vuoto
■ Programmazione o copia di Eprom
■ Programmazione della memoria
con metodo standard o con algorit-
mo veloce
■ Confronto tra il contenuto della
Eprom e la memoria
■ Generatore di autostart per pro-
grammi in linguaggio macchina e
in Basic. Contiene un generatore di
programmi che permette di mette-
re programmi su cartuccia.
■ Memorizzazionedel contenuto di ui
■ Monitor in linguaggio macchina
■ Software su disco da 5"
■ Zoccolo Forza Zero per un facile inserimento delle memorie
B965S L 96.7
a eprom si
Cancellatore per Eprom
Ti permette di cancella-
re le Eprom già' pro-
grammate. che posso-
no poi essere riutilizza-
te. Indispensabile a tutti
coloro che usano un
programmatore di
Eprom. Ha custodia di
plastica con lampada
ad ultravioletto da 4 W e
interruttore di accensio-
ne che si attiva chiuden-
do il coperchio.
Tempo di cancellazione
da 3 a 5 minuti
220 V.
USER PORT EXPANDER
Questa scheda di espansione per I' user port
permette di collegare contemporaneamente si-
no a 3 diversi apparecchi sulla porta. Utile
quindi a tutti coloro che possiedono fino a 3
apparecchiature accessorie come REX dos o
Programmatore di eprom, e che Intendono te-
nerli sempre inseriti.
Dati tecnici:
■ Circuito stampato da inserire sull' user
port con riportati I tre connettori di uscita.
■ Pulsante di reset
II!
iii::i::iiiii!!iiiiiiiiii!i
::::: j!!::iii
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aaaaaaaaaBaaBaaBaaaaaBBiai
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iiiiiBBBBBBa
i’jjiiiiii
::ii:;i:::i
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C64-CENTRONICS HOT-SHOT
Questa interfaccia serve per il collegamen-
to di stampanti PARALLELE CENTRONICS
an II Commodore 64.
I Interfaccia Centronics compatibile con
stampanti parallele.
I Accetta tutti I comandi Commodore
per stampanti.
I Emulazione Commodore MPS801-803
I Compatibile con le più comuni stam-
panti,
I NLQ Incorporato.
I Concepita per stampare in grafica.
I Otto interruttori per la selezione del ti-
po di stampante.
I Buffer Interno di 8K in opzione.
C64-SERIALE RS-232 S.P.I.
Questa interfaccia grazie all' utilizzo di un microprocessore permette
una gestione completamente trasparente di una stampante seriale
RS-232
■ Interfaccia seriale RS-232 compatibile con tutte le stampanti se-
riali.
■ SI collega al C-64 o 128 tramite la normale porla seriale (non co-
ma le normali rs-232 che s) collegano alla user-pori)
■ Grazie alla connessione sulla serlal-port e' compatibile con tutto
il software disponibile per II C64.
■ Velocità di trasmissione selezione con dip-switch da 76 a 19200
baud.
■ Possibilità di stampa del simboli grafici Commodore su stam-
panti Epson-compatibili
■ Possibilità di stampa sla in grafica che in modo testo
■ Selezione di vari tipi di stampanti tramite dip-switch
L033
L 69.000
C64 - IEEE-488 DAMS
STAMPANTE CBM 6400 P
Questa interfaccia consente di utilizzare tutte le periferiche Commo-
dore (serie Petj con il C-64, senza modifiche al software esistente.
Il cartridge Inoltre include tutte le possibilità dello standard IEEE-488,
con l'accesso a tutte le periferiche IEEE, es. drive 2031.2040,8050,
ecc., stampanti come la 8023, 6024 ecc.
CHV011
L 19.000
C64 > RS'232 Omnitronics
Se utilizzi II computer con un Word Processor o, hai necessita' di
una stampa di qualità' questa e' la soluzione ai tuoi problemi,
Questa stampante, costruita con prestazioni professionali può' esse-
re utilizzata programmando la spaziatura verticale anche per i modu-
li 'USO BOLLO' . Consente Infatti di Inserire II foglio protocollo aper-
to, per cui potrai con appositi programmi riempire direttamente le
due colonne dei fogli.
Questa stampante può' essere collegata direttamante a Pc-lbm e
compatibili e a tutti I computer con uscita Parallela CENTRONICS
.oppure tramite una interfaccia al Commodore tipo C-64, C-128
Interfaccia per C64, C128, C128D, da collegare alla User-Pon con-
sente l'Interfacciamento secondo lo standard Rs-232.
I Fornita con cavo e connettore maschio tipo Canon a 25 poli
standard Rs-232.
I Può essere utilizzata per il collegamento con Pc-lbm per il trasfe-
rimento di dati e programmi
I Utilizzabile anche per pilotare Modem, Stampanti o altri tipi di
apparecchiature utilizzanti questo standard di Interfacciamento.
B9626
L 46.6
TRASFERIMENTO DATI
Commodore 64- MsDos (e viceversa)
Questa procedura e 'stata messa a punto per trasferire I dati da
computer Commodore 64 e 128 a computer MS-DOS e viceversa.
Per II collegamento fisico dei due computer e' necessario disporre di
a Interfaccia RS-232. Sono selezionabili velocita' di trasmissione,
bit di stop, bit di dati e parità’ per un perfetto sincronismo.
La procedura Inoltre permette la memorizzazione, la visualizzazione
durante la trasmissione e successivamente T archiviazione su disco.
E' possibile la trasmissione da tastiera fra un computer e l' altro.
Può' essere utilizzata anche per II trasferimento di programmi BASIC
in formato sorgente da C64 a PC.
S029
L 16.400
Assistenza Tecnica
055 - 676.010
ALcun.e .csEatteristiche tecn iche:
■ Stampante a margherita
■ Numero di copie: 1 originale -f 2 c
■ Nastro a cartuccia in tessuto
■ 40 caraneri al secando
■ Margherita fornita : Courrler 10
■ 136 colonne con margherita Pica
■ 163 colonne con margherita Elite
■ Interfaccia Parallela Centronics
■ Alimentazione : 220V
■ Spaziatura orizzon. minima 1/120 di pollice
■ Spaziatura verticale minima 1/48 di pollice
■ Peso 14Kg
■ La confezione non comprende l' Interfaccia per Commodore 64
■ Dato il peso e il volume verrà' spedita solo per corriere.
H005 L. 270.00C
INTERFACCE COMMODORE
CAVI PER COMPUTER :
Hii
l!l[l:i!|;!lHd8:ni:Sli|li|lli!ilnn2jljlHlsllilll:IÌiili:Hi:::i
sgastsaoBoaDBaDaBBOBssai
■aaaBBOBBoaaaooBBaaatBii
BBBBBBiaiSaBBBaaOI
!l!l8i38!3i:i!i3:i
■BBBBBBB
SEGRETERIA TELEFONICA
Basta inserire le prese, elettri-
ca e telefonica per non per-
dere la telefonata che atten-
devate.
Registrate da soli la vostre ri-
sposte su una memoria a mi-
croprocessore e la segreteria
e' pronta a ricevere e memo-
rizzare i messaggi In arrivo
su di una comune cassetta
■ Messaggio di risposta sintetizzato elettronicamente
■ Batterie tampone in caso di mancanza di energia
■ Alimentazione 220V
■ Possibilità' di collegamento In parallelo con un telefono
■ Manuale di Istruzioni in italiano
P02S
INTERFONICO A 3 CANALI
Interfonico a 3 canali
senza necessita’ di in-
stallazione di fili. E' suffi-
ciente Il collegamento al-
la rete elettrica per effet-
tuare il collegamento.
Viene cioè' sfruttata, con
il sistema delle "Onde
convogliate' la linea di
corrente 220v per la tra-
smissione dei dati. ~
Grazie ai tre canali potre-
te comunicare con diver-
si punti dell'edificio spostando solo II commutatore.
Possibilità' di funzionamento in modo AUTOmatIco cioè' senza ne-
cessita' di premere nessun pulsante. Potrete utilizzarlo anche per
ascoltare quello che avviene In un'altra stanza
■ interfonico a onde convogliate
■ Funzionamento in modo manuale e automatico
■ Alimentazione 220V
■ Manuale di istruzioni in Italiano
■ Viene fornito a coppie
P027 (la coppia)
5.000
AMPLIFICATORE TELEFONICO
LNIIIssImo amplificatore telefonico.
Può' essere utilizzato con qualsiasi
tipo di apparecchio e non necessita
di nessuna Installazione. E' suffi-
ciente appoggiare un sensore sul
vostro apparecchio e potrete sentire
la comunicazione attraverso l'alto-
parlante.
E' alimentato con una batteria a SV
e si spegno automaticamente do
trenta secondi dal termine delia co-
municazione.
Ordini per FAX
055 - 353.642
SEGRETERIA TELEFONICA
Segreteria telefonica com-
pleta di telefono con com-
binatore a tastiera.
DI semplice installazione
permette la registrazione
del messaggio di risposta
da soli e effettua la regi-
strazione su normale cas-
setta audio.
Consente anche di ascol-
tare le telefonate in arrivo
senza essere sentiti.
■ Messaggio di risposta sintetizzato elettronicamente
■ Batterie tampone per l'utilizzo anche in mancanza di energia
elettrica
■ Alimentazione 220V
■ Telefono con combinatore a tastiera
■ Registrazione delle chiamate su normali cassette audio
■ Manuale di istruzioni in italiano
■ Permette la registrazione di conversazioni telefoniche
P026 L 119.01
BABY SITTER ELETTRONICA
Coppia di apparecchi da inserire nella presa di corrente che vi c
sentono di sentire quello che avviene in un'altra stanza.
Potrete sentire se I bambini in camera da letto stanno dormendo o
ss qualcuno ha bisogno di voi.
■ Non richiedono nessun tipo di Installazione.
■ Grazie ad un sistema di onde convogliate permettono la comuni-
cazione da qualsiasi punto della casa.
L 49.000
P028 (la coppia)
Computer da BICICLETTA
Uno Strumento indispensabile per la tua bicicletta. Infatti, oltre
ad indicare tutta una serie di dati utili per chi pratica questo
sport di professione, visualizza anche la velocita' (max. 60
km/h). E' quindi l'unico computer da bicicletta con display multl-
plolll
Adatto a qualsiasi bicicletta con ruote da 20/24/26/26'.
La memoria visualizza i chilometri fatti, l'ora, il cronometro (1/10
sec.) con segnale acustico ed II tempo medio.
E' possibile rimuovere l'apparecchio (per evitare furti).
061 L53.000
a Arr.FSSORI CASA
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■ PER POSTA indirizzando a:
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Via Luca Landucci 26
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■ PER TELEFONO : tutti I giorni dai Lunedi'
ai Venerdi daiie ore 9 aiie ore 19 chiaman-
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■ PER FAX ; tutti i giorni della settimana
24h chiamando lo 055-353.642
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presso II nostro punto vendila in Via Luca
Landucci 26 a Rrenze con il seguente ora-
rlo: 9-13 . 15-19
ATTENZIONE IH In caso di spedizione posta-
le il tempo massimo di giacenza e' di 3 giorni,
dopo di che 11 pacco verrà' rispedito al mitten-
Chi desideri la fattura deve indicarlo chia-
ramente al momento dell' ordine con tutti
I dati necessari. NON SARANNO EMES-
SE FATTURE SUCCESSIVAMENTE AL-
LA SPEDIZIONE DEL MATARIALE.
II materiale fornito e’ della migliore quali-
tà' e prima di essere spedito e' stato con-
trollato. Se comunque esistono dei proble-
mi di funzionamento che non derivino dal-
r uso e dalla spedizione, i prodotti essen-
do in garanzia, possono essere restituiti
entro 8 giorni dal ricevimento nel loro IM-
BALLO ORIGINALE e noi provvederemo
alla loro sostituzione nel minor tempo pos-
sibile. Non si accettano comunque resi di
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ISXPOISDIT'Qn
COP\M. C/U
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7 Schede Super-VGA
a confronto
di Giorgio Amone e Gabriele Romarìzi
N el numero di febbraio ci erava-
mo lasciati (nell'articolo "Lo
standard VGA») ripromettendoci
di riprendere gli argomenti trattati con
una serie di prove «sul campo» di alcu-
ne schede video.
Fedeli alla promessa, eccoci quindi
ritornare sul discorso delle schede grafi-
che per PC. proponendovi 7 distinti mo-
delli di 5 costruttori diversi.
Non daremo nel corso dell'articolo dei
giudizi comparativi tra le varie schede in
quanto non si tratta di una campionatu-
ra omogenea (né tanto meno esaustiva!
del mercato, ma ogni scheda ha delle
caratteristiche peculian che inficiereb-
bero qualsiasi termine di paragone con
le altre; vedremo invece, nelle conclu-
sioni. di collocare ogni modello nella
fascia di mercato più idonea, sia per
quanto riguarda il prezzo che le presta-
zioni.
Ci soffermeremo comunque maggior-
mente su quei parametri, soprattutto
tecnici, che sono più significativi all'atto
dell'acquisto di una scheda VGA e che
ora rivedremo brevemente, rimandando
per maggiori dettagli al citato articolo.
Innanzitutto la prima scelta da opera-
re al momento dell'acquisto é tra sche-
da VGA e multistandard, ovvero tra una
scheda che opera esattamente come la
sezione video della linea dei PS/2 IBM
ed una scheda che a queste funzionalità
ne aggiunge di proprie, sia per quanto
riguarda le risoluzioni disponibili che il
116
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
7 SCHEDE SUPER-VGA A CONFRONTO
numero di colori visualizzabili.
Queste ultime, inoltre, sono in grado
di emulare il modo di funzionamento
delle schede CGA, EGA e Hercules,
permettendo in questo modo all'utente
la più ampia compatibilità verso il bas-
so; in virtù di questo fatto abbiamo
deciso di analizzare le schede multistan-
dard in quanto offrono un più ampio
ventaglio di parametri di scelta rispetto
alle semplici VGA ed ormai si stanno
affermando come il nuovo punto di rife-
rimento nel mercato delle schede video
per PC in ambiente MS-DOS.
Le schede multistandard inoltre han-
no ormai raggiunto un rapporto prezzo/
presra^/oo< estremamente competitivo
il che ha spinto i produttori a concen-
trarsi maggiormente su questo tipo di
scheda che dà loro la possibilità di inse-
nre un "valore aggiunto» che li distin-
gua sul mercato.
Un'altra cosa di cui occorre tener
conto al momento dell'acquisto della
scheda é il fatto che mentre il modo
video a risoluzione 640x480 della VGA é
diventato uno standard industriale spin-
to dal nome IBM. i cosiddetti modi
estesi (800x600 e 1024x7681 non hanno
delle specifiche univoche ed ogni co-
struttore li implementa nel modo che
più ritiene opportuno (in funzione anche
del chip grafico utilizzato!.
In soldoni questo cosa vuol dire? Che
per quanto riguarda le risoluzioni della
VGA il produttore del singolo pacchetto
software conosce esattamente a priori
le specifiche dell'hardware con cui avrà
a che fare e quindi sarà lui stesso ad
implementare le routine di visualizzazio-
ne in questi modi video: di contro, a
risoluzioni maggiori, occorre che il co-
struttore della scheda video si faccia lui
carico di implementare le opportune
routine di visualizzazione: queste vanno
sotto il nome di «driver», ovvero una
parte software che funge da interfaccia
tra l'applicativo e la scheda video alle
suddette risoluzioni.
È quindi importante che si faccia be-
ne attenzione al momento dell'acquisto
che insieme alla scheda siano forniti i
driver per i programmi che si intende
utilizzare e che sia fornito un supporto
per il cliente che permetta di riceverne
gli aggiornamenti per le nuove versioni
al momento in cui verranno rilasciati.
Passiamo ora ad analizzare gli aspetti
più legati all'hardware della scheda, ini-
ziando con delle considerazioni sul fab-
bisogno di memoria RAM.
Le risoluzioni tipiche dello standard
VGA richiedono 256 KByte di memoria
video: sulle schede multistandard é in-
vece quasi sempre possibile espandere
la quantità di memoria fino a 512 KBy-
te: questo raddoppio della memoria in-
stallata è necessario per la visualizzazio-
ne dei modi VGA con più colori rispetto
allo standard e dei modi ad alta risolu-
zione (da 800x600 in poi).
In merito al conneffore del bus (quel-
lo da inserire nello slot, per intenderci)
vogliamo ribadire che non é assoluta-
mente vero che le schede a 16 bit siano
indispensabili per computer a clock ele-
vato (dove invece si deve tener mag-
giormente conto della velocità del chip
di memoria) e quelle a 8 bit per compu-
ter di classe XT; le schede multistan-
dard sono infatti in grado di adattarsi
all'ambiente ospite, quindi una 16 bit
può lavorare se necessario ad 8 bit cosi
come è possibile installare una scheda
a 8 bit in un PC con bus AT senza che il
degrado di prestazioni sia significativo.
Un ultimo fattore, ma non certo me-
no importante, di cui si deve tener
conto é l'interfaccia con il monitor; una
scheda multistandard necessita di un
monitor multisync per poter lavorare, a
meno di non volerla sottoutilizzare in
semplice modalità VGA con un più eco-
nomico monitor VGA.
Tutte le schede video VGA e multi-
standard hanno almeno il connettore
d'uscita DB- 1 5 per il segnale analogico:
alcune multistandard prevedono anche
un'uscita digitale (per un massimo di 16
colori visualizzabili) tramite un conneffo-
re DB-9.
A questo punto, dopo questa veloce
panoramica introduttiva sui criteri da
seguire nella scelta di una scheda vi-
deo. non rimane che passare all'esame
delle singole schede, raggruppate se-
condo la casa produttrice: AST. Genoa.
Orchid. Puretek e Video Seven.
PRODUTTORE
DISTRIBUTORE
2121 Alton Avenue
Irylne. CA
FAST ITALIA
Via Flaminia 8B6
00191 ROMA
DELTA ar-L
Viale Aguggiarì 77
21200 Vareae
San Jose, CA 35131
' Quotha32
Via Accursio 2
50125 Firenze
VQA6300
L. 650.000
VQA6400
LB50.000
Magic S.r.L
Via Eschllo 191
00125 ROMA
Ultia-VQA 512K/Sbit
L 340.000
:ra-VQAS12K/16bit
VIDEO SEVEN
Fremortt, CA 94538
VegaVQA
L. 680.000
VOA 10241 2S6K
L 750.000
VGA 10241 512K
L 930.000
DRAM VOA Kit
L 280.000
Orchid Technology
45365 Northport
Loop West
_ Framont, CA 94538
JSoft
la RestalllS
20124 Milano
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
117
A ST è uno dei marchi più famosi nel
campo dei computer operanti in
ambiente MS-DOS e non poteva certa-
mente essere assente nel campo delle
schede video compatibili VGA; la sche-
da oggetto di questa prova, benché
definita come VGA, è in grado di lavora-
re a risoluzioni maggiori (fino ad
800x600 in 16 colori) allineandosi cosi
agli altri prodotti di questa casa che non
si limitano a riprodurre le prestazioni dei
personal IBM ma aggiungono delle ca-
ratteristiche proprie a quelle originali.
La scheda è di tipo corto (8 bit) e può
quindi essere utilizzata anche su perso-
nal di classe XT: se installata su un AT
permette di risparmiare uno slot di tipo
lungo, sempre prezioso in un computer
di questa classe.
La scheda viene fornita in una confe-
zione quadrata di cartone grigio metalli-
zato contenente anche i manuali ed i
floppy (quattro) con le utility ed i driver
in dotazione.
La manualistica comprende uno
User's Manual (corredato da un Adden-
dum con la correzione di alcune pagine)
oltre ad una serie di fogli ed opuscoli
con informazioni dell'ultimo momento e
notizie utili sul servizio di supporto agli
utenti; la documentazione é molto ben
fatta e dettagliata ed è adatta per utenti
di qualsiasi livello di conoscenza nel
campo dei PC,
Se non si vuol perdere tempo a leg-
gere I manuali si può passare subito al
foglio denominato «Quick Installation»
che permette, a chi sa già dove «metter
VGA
le mani», di installare in pochi minuti la
scheda: essendo dotata del solo con-
nettore di uscita D8-1 5 analogico é pos-
sibile collegarla ad un monitor per PS/2
oppure ad un multisync e nei caso
quest'ultimo abbia un connettore d’u-
scita a 9 poli viene fornito lo schema di
collegamento con cui poter creare l’ap-
posito adattatore.
Tutte le informazioni necessarie all’in-
stallazione sono comunque riportate in
dettaglio nel manuale utente, sia per
quanto riguarda la parte hardware che
quella software, da questo punto di
vista i driver forniti in dotazione coprono
I programmi più diffusi (per la prima
volta troviamo un driver anche per Fra-
mework) e nelle trenta pagine del ma-
nuale vengono spiegate tutte le proce-
dure necessarie per usufruirne.
Le utility fornite in dotazione alla
scheda consistono in un programma di
diagnostica, per verificare la corretta
installazione della scheda ed I vari modi
video supportali, ed in un programma
per sellare in maniera interattiva o
«command-line» il modo video con cui
sì vuole operare.
In modalità testo la scheda AST-VGA
è in grado di visualizzare fino a 132
colonne per 43 righe mentre in modalità
grafica, come accennato in precedenza,
è in grado di arrivare fino alla risoluzione
di 800x600; questa scheda é in grado di
emulare le schede CGA, MDA, Hercu-
les, EGA e naturalmente VGA; la dota-
zione di memoria della scheda é di 256
Kbyte RAM e non è ulteriormente
espandibile.
Siamo rimasti un po' sorpresi nell’a-
prire la confezione in quanto la scheda
arrivataci per la prova differisce legger-
mente da quella nella foto dell’Involu-
cro; in quest’ultima. infatti, si può chia-
ramente vedere che il chip VGA è di
produzione Paradise (altro nome storico
nel campo delle schede VGA) mentre
l'esemplare in nostro possesso è equi-
paggiato con un chip di provenienza
diversa, probabilmente realizzato su
progetto delia stessa AST.
Evidentemente in un primo momento
l'AST ha preferito affidarsi ad un produt-
tore esterno di sicuro affidamento salvo
poi modificare la dotazione di chip della
scheda in funzione del know-how acqui-
sito.
Di contro la scheda in nostro posses-
so è dotata dei noto convertitore D/A
delta Bt. nel modello a chip quadrato
viste le ridotte dimensioni generali delta
scheda: l’unica uscita presente per il
video è di tipo analogico con connettore
DB-15 e. contrariamente al solito, non
sono presenti dip-switch per il settaggio
(l’unica operazione da compiere è spo-
stare uno jumper nel caso s> voglia
coliegare la scheda ad un monitor multi-
sync piuttosto che a quello di un PS/2).
Una volta installata nel computer uti-
lizzato per le prove (dotato di monitor
multisync) la scheda ha cominciato a
«lavorare» senza intoppi, distinguendosi
per un discreto segnale d'uscita oltre
che per una caratteristica particolare:
mentre le altre schede in prova visualiz-
zano i 640x480 punti del modo VGA
sulla parte centrale dello schermo (di
dimensioni massime 800x600), l’AST-
VGA tende sempre a «riempire» tutto lo
spazio disponibile sullo schermo, indi-
pendentemente dalla risoluzione attual-
mente selezionata, rendendo quindi mi-
gliore la visualizzazione.
La scheda si è comportata egregia-
mente con tutti i programmi utilizzati
per la prova, denotando oltre tutto una
ottima velocità; è possibile inoltre in-
stallare un apposito driver nel CONFIG-
.SYS (denominato FASTVGA.SYS) per
incrementarne ulteriormente le presta-
Nelle schermate del programma di
test della scheda, presente in uno dei
floppy delle utility, si evidenzia l'ottima
qualità del segnale in uscita; i caratteri
sono sempre nitidi e ben delineati, sen-
za impastamenti, ed i colori sempre
brillanti (soprattutto nelle modalità m cui
è possibile visualizzarne 256 contempo-
raneamente). caratteristica questa co-
mune alle schede che adottano in usci-
ta il convertitore della 8t.
Una scheda quindi senza troppi fron-
zoli ma che fornisce prestazioni all’altez-
za del nome blasonato che porta, per-
mettendo. in congiunzione ad un moni-
tor multisync 800x600, di ottenere pre-
stazioni di ottimo livello.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Genoa Super-VGA
6300/6400
I l marchio Genoa ha da sempre signifi-
cato schede compatibili VGA di otti-
ma qualità ed è stata questa una delle
prime case a produrre schede video
non solo compatibili con il nuovo stan-
dard introdotto dai PS/2 IBM ma con
caratteristiche che dessero un certo
“plusii al prodotto (come ad esempio i
modi video ad alta risoluzione in modali-
tà testo con i driver per poter essere
sfruttati con programmi quali Lotus 1-2-
31.
Le schede oggetto di questa prova
appartengono alla famiglia delle Super-
VGA della serie 6000 e differiscono tra
di loro soltanto per la quantità di memo-
ria RAM installata: 256 Kbyte per la
6300, 512 Kbyte per la 6400.
Come detto all’inizio di questo artico-
lo ciò comporta l'impossibilità da parte
della 6300 di lavorare alle più alte risolu-
zioni e. alla risoluzione 640x480, di vi-
sualizzare 256 colori: nel prosieguo ana-
lizzeremo le caratteristiche comuni ai
due modelli come se si trattasse di un
unica scheda, segnalando le eventuali
differenze quando necessario.
Nella confezione, oltre alla scheda
video, troviamo un floppy con i driver e
le utility in dotazione (su cui ritorneremo
più tardi) oltre ad un manuale di più di
30 pagine in cui vengono descritte le
modalità di installazione, sia hardware
che software, in maniera sintetica ma
abbastanza semplice anche per un
utente non particolarmente esperto.
La prima cosa che salta all'occhio è il
fatto che il chip VGA é di produzione
propria contrariamente all'abitudine cor-
rente di alcune case di sfruttare compo-
nenti di produzione esterna.
Si tratta di un integrato dalle dimen-
sioni ridottissime (forse il più piccolo
chip VGA che ci sia mai capitato di
vedere) ma nonostante ciò è del tipo a
montaggio superficiale (SMT); alla sua
destra, spostate leggermente verso il
basso, sono presenti le due ROM con-
tenenti il BIOS VGA, in questo caso
prodotto dalla Award Software su speci-
fiche Genoa (per i meno esperti ricordia-
mo che la Award Software è una delle
principali produttrici mondiali di BIOS
per computer in ambiente MS-DOS).
Il convertitore D/A utilizzato su questa
scheda è un Triad ed è posizionato
immediatamente al di sotto del connet-
tore a 13 contatti, destinato a future
implementazioni delle schede VGA in
congiunzione con schede dotate di mi-
croprocessori per grafica avanzata: la
Genoa Super-VGA è dotata di bus di
collegamento a 16 bit e di connettore di
uscita DB-15 (analogico) per il collega-
mento con il monitor: immediatamente
a! di sopra di quest'ultimo è presente
un banco di 8 dip-switch (accessibile
dall'esterno dei computer a scheda in-
stallata) tramite i quali è possibile setta-
re il tipo di monitor collegato, la possibi-
lità di accedere alla RAM ed al BIOS
nelle due modalità a 8 o a 16 bit e la
possibilità di lasciar gestire direttamen-
te alla scheda le modalità di emulazione
nei modi CGA. MOA e Hercules (senza
dover intervenire con una delle utility
fornite in dotazione).
Nella parte opposta della scheda ri-
spetto ai connettore d'uscita sono pre-
senti i due banchi di memoria da 256
Kbyte ciascuno, il primo montato diret-
tamente sulla scheda ed il secondo su
zoccoli: ci sentiamo di muovere un ap-
punto sulle memorie installate nelle
schede giunteci per la prova poiché
sono da 120 nanosecondi mentre, a
nostro giudizio, non si dovrebbe supera-
re il valore di 100 nanosecondi specie
se la macchina ospite è un 386.
Una volta installata, la scheda presen-
ta un segnale d'uscita non particolar-
mente elevato: come consigliato dal
manuale abbiamo lanciato un program-
ma contenuto nel floppy delle utility,
denominato ATUNE, che ottimizza le
prestazioni della scheda in (unzione del
computer in cui è stata montata: é
possibile comunque intervenire manual-
mente tramite l’utility TUNE che per-
mette di settare un valore a proprio
piacimento per quanto riguarda il «per-
formance ratio», un parametro non me-
glio specificato net manuale (a questo
proposito nella manualistica vengono
date per scontate tutta una serie di
nozioni di cui spesso un utente non
particolarmente esperto può non essere
al corrente).
Tramite l’utility GVGA è possibile, in-
vece. settare uno dei possibili modi
video a cui la scheda può operare: in
funzione del monitor attualmente colle-
gato vengono mostrati i vari modi video
disponibili.
Caratteristica particolare di questa
scheda video, inoltre, è il modo cfi fun-
zionamento a frequenza verticale di «re-
fresh» di 70 o 75 Hz (invece dei 60 Hz
soliti), in congiunzione con monitor che
siano in grado di supportarla, quale il
NEC 3D: settabile tramite l'utility Hl-
REF, questa modalità di lavoro produce
un'immagine più stabile e con minore
«flickering» alla risoluzione 640x480 in
16 colori (modo 12). grazie ai 10 o 15
quadri in più per ogni secondo di visua-
lizzazione.
I driver fomiti in dotazione con questa
scheda sono aggiornati alle ultime ver-
sioni dei pacchetti software più diffusi:
in modalità grafica è possibile arrivare
(modello 6400) a risoluzioni di 1024x768
mentre in modalità testo possono esse-
re visualizzate fino a 132 colonne per 60
righe (Lotus e Symphony in queste mo-
dalità assumono un altro aspetto, sem-
pre che sì riesca a leggere nelle celle!).
II produttore assicura la compatibilità
della scheda oltre che con il sistema
operativo MS-DOS anche con OS/2,
Unix e Xenix.
MCmìcrocomputer n 96 - maggio 1990
N on poteva mancare in questa pano-
ramica di schede grafiche un mo-
dello con gli «occhi a mandorla»; degna
rappresentante di questa categoria è la
VGA-Ultra della Puretek. una scheda
multistandard dalle caratteristiche molto
interessanti basata sul chip grafico pro-
dotto dalla Tseng Labs e compatibile a
livello di registri con VGA. EGA. CGA,
MDA e Hercules.
Pnma di passare all'analisi dettagliata
di questa scheda vorremmo soffermarci
un attimo sul citato chip grafico Tseng,
un elemento che contraddistingue, per
le sue caratteristiche, molte schede vi-
deo Super-VGA anche di produzione
non orientale.
Questo chip basa la sua fortuna, oltre
che sul suo buon livello di compatibilità
con I vari standard, su una caratteristica
peculiare che lo rende molto appetibile
nel campo della grafica avanzata; si
tratta della possibilità di effettuare le
operazioni di zoom, windowing e pan-
ning direttamente via hardware e quindi
in maniera estremamente veloce.
Ciò è ottenuto installando un piccolo
programma TSR (Terminate and Stay
Residenti che alla pressione di un op-
portuno tasto permette di effettuare,
tramite la tastiera, le operazioni elenca-
te in precedenza sull'immagine attual-
mente caricata in memoria video; si
tratta di un’opzione molto comoda
quando si opera con programmi quali
Àutocad in quanto é possibile analizzare
anche i più piccoli dettagli dei disegno.
Questo che potrebbe sembrare sol-
tanto un «gadget» per abbellire la sche-
da con un qualcosa di effetto (soprattut-
to nei programmi di demo) si rivela
invece uno strumento preziosissimo
nelle mani di un programmatore, in
quanto (e questa è la cosa veramente
importante) l'utente può scrivere i pro-
pri programmi in modo che possano
sfruttare queste caratteristiche del chip
grafico.
Nel manuale fornito in dotazione (di
circa 110 pagine) vengono elencate tut-
te le chiamate al BIOS relative a queste
funzionalità e per ognuna di esse è
riportato un esempio in linguaggio As-
sembler e C; per queste sue funzionali-
tà il chip Tseng è oramai diventato uno
standard e viene previsto in molti pro-
grammi di grafica.
Veniamo ora ad un'analisi più detta-
gliata della scheda Puretek; é disponibi-
le sia nella versione a 8 che a 16 bit e
permette di essere espansa fino a 512
Kbvde di RAM video: in questa configu-
razione può arrivare a visualizzare
1024x768 punti in 16 colori scelti in una
palelle di più di 256.000, oltre alla pos-
sibilità di lavorare ad 800x600 in 256
colori.
In modalità testo mette a disposizio-
ne dell’utente dei modi avanzati di vi-
sualizzazione che vanno dalla modalità
ad 80 colonne per 50 o 60 linee fino alla
modalità a 132 colonne per 25. 28 o 44
linee.
Per poter passare da un modo di
visualizzazione all'altro (sia grafico che
di testo) ci sono due possibilità legate
ad altrettante utility, fornite in dotazione
con la scheda: DMODE (che opera con
un menu di scelta in maniera interattiva)
e VMQDE (che accetta i parametri rela-
tivi al modo video da settate sulla riga di
comando).
Sempre tra le utility fornite in dotazio-
ne troviamo FEDIT, un font-editor che
permette di creare nuovi font di caratte-
ri e/o modificarne di esistenti; le infor-
mazioni sui vari font sono memorizzate
in appositi file con il suffisso FNT e
possono essere caricate tramite l'utility
FLOAD,
Completano la dotazione di utility il
device driver VANSI.SYS (che sostitui-
sce l'ANSI.SYS del DOS), il device dri-
ver FASTBIOS.SYS (che velocizza le
operazioni del BIOS fino a 2 volte e
mezza) ed i due programmi HOTKEY/
HOTZOOM necessari, rispettivamente,
per sellare il tasto che richiama le fun-
zionalità di zoom hardware e per instal-
lare il programma residente che lo im-
plementa.
Essendo di progetto abbastanza re-
cente la scheda è dotata di driver ag-
giornati alle ultime versioni dei program-
mi. soprattutto per quanto nguarda la
risoluzione 1024x768, alla quale é possi-
bile lavorare con Windows/386, GEM,
Ventura e WordPerfect; é inoltre possi-
bile utilizzare Lotus (e quindi Symphony)
in modalità testo fino a 132x44 o
100x75.
Vediamo ora un po' piu da vicino le
principali componenti hardware di que-
sta scheda.
Abbiamo detto che il processore gra-
fico è il noto Tseng; alla sua sinistra
(guardando la scheda dal lato compo-
nenti) trovano posto i banchi di memo-
ria (da 80 nsec nell'esemplare in prova)
mentre al di sopra troviamo i quarzi
necessari a generare le frequenze di
riferimento per tutte le parti della
scheda.
Nella parte destra troviamo, nell’ordi-
ne dall'alto verso il basso, il convertitore
D/A. una prima ROM su cui è posta
un’etichetta con la scotta VGA-Sync ed
una seconda ROM con il BIOS necessa-
rio alla gestione dei vari modi (sia grafici
che di testo). Per il collegamento con il
monitor sono disponibili due connettori,
uno per l'uscita analogica ed uno per
quella digitale; nei mezzo tra i due è
montato un dip-switch a quattro levette
necessario per indicare alle vane com-
ponenti della scheda quale monitor è ad
essa collegato, il modo di operazione
desiderato all'accensione e quale di-
splay deve essere utilizzato se alla mac-
china ne sono collegati due.
Molto intelligentemente il banco di
dip-switch è montato m modo che le
levette siano accessibili dall'esterno del
computer una volta che la scheda è
stata installata in uno slot, in modo da
non dover riaprire la macchina qualora si
voglia cambiare configurazione «al
volo».
Nella parte alta della scheda trovia-
mo, come è consuetudine ormai ricor-
rente in queste schede multistandard. il
connettore a 13 contatti destinato a
future connessioni con schede dotate,
ad esempio, di processori grafici evo-
luti.
La scheda Puretek ha dimostrato du-
rante le vane prove un elevato grado di
compatibilità, dtsimpegnandosi egregia-
mente sia con prodotti grafici che non;
il segnale in uscita arriva ad una fre-
quenza verticale di 60 Hz.
Il vero punto di forza di questa sche-
da è comunque nel rapporto prezzo/
prestazioni su cui ritorneremo nelle con-
clusioni; per il momento ci limitiamo a
sottolineare il fatto che nonostante il
suo nome non sia (ancora) blasonato
essa non abbia nulla da invidiare alle
schede concorrenti.
120
MCmicrocomputern. 96 - maggio 1990
Video Severi
VEGA VGA e 1024i
S e si chiede ad un normale utente
MS-DOS di elencare 5 nomi di co-
struttori di schede video per PC, quasi
sicuramente tra queste esso includerà il
nome Video Seven, casa che si è sem-
pre distinta per essere all'avanguardia
per le particolari soluzioni tecnologiche
adottate.
I modelli giuntici per la prova sono la
VEGA VGA e la VGA 1024Ì; la VEGA è
una delle prime schede multistandard
realmente compatibili che sono state
introdotte sul mercato, mentre la 1024i
rappresenta l'ultima generazione delle
schede VGA ed è uno dei modelli di
punta di questa casa; come vedremo
questi due modelli non tolgono nulla
l'uno all’altro in termini di utenza a cui
vengono offerti.
La VEGA VGA è una scheda di tipo
half sim con bus di collegamento al
sistem.i ad 8 bit; i componenti sono
quasi tutti del tipo a montaggio superfi-
ciale (SMT), solamente la EPROM che
contiene il BIOS è montata su di uno
zoccolo, cosa che ne permette la sosti-
tuzione per un eventuale upgrade.
In alto a sinistra si notano gli 8 chip di
memoria che formano i 256K necessari
per la RAM video, senza però possibilità
di espansione a 51 2K; vi sono poi tre
quarzi, ed il posto per un quarto quarzo,
che però non è stato montato, ma che
nella foto della confezione si vede, sinto-
mo di un'evoluzione del progetto.
I chip VGA in questo caso sono 2,
entrambi custom, con il marchio Video
Seven; un connettore denominato «fea-
ture» è posto in alto al centro ed è di tipo
diverso da quelli delle più recenti schede
VGA compatibili, che lo hanno sotto
forma di connettore a pettine posto in
alto a destra (come per la 1024i),
In alto sulla destra, per concludere la
descrizione del lato componenti della
scheda, troviamo il convertitore D/A del-
la INMOS (abbastanza comune su que-
sto tipo di schede), mentre sul lato
esterno vi sono i due connettori di usci-
ta: in basso per quella digitale ed in alto
per quella analogica; ancora un po' al di
sopra SI trova il banco di switch necessa-
rio alla configurazione della scheda.
Nella confezione troviamo un manuale
di 69 pagine, un foglio di garanzia e 2
floppy da 5" 1/4 di cui uno da 360k
contenente le utility, i diagnostici ed i
driver più comuni, ed uno da 1.2M per i
driver di Windows 386 a 800x600; la
garanzia è di tipo un po' particolare:
infatti la Video Seven sostiene che que-
sta scheda è in grado di lavorare corret-
tamente con qualsiasi tipo di software
che operi con uno degli standard CGA,
EGA, VGA ed HERCULES, e se per
qualche motivo si dovessero aver dei
problemi il produttore si impegna di
risolverli in trenta giorni salvo rimborsare
I soldi spesi per l'acquisto.
Il manuale è suddiviso in quattro se-
zioni che coprono i vari aspetti del setup.
sia hardware che software, e la descri-
zione dell’Installazione dei vari driver per
gli applicativi supportati; è di facile con-
sultazione sia per l'utente più esperto (a
cui è dedicato un uQuick Start» ) che per
l'utente alle prime armi, a cui vengono
spiegati nel dettaglio i vari passi per
effettuare una corretta installazione.
Passiamo ora ad analizzare la 10241,
che si presenta come una scheda di
dimensioni 2/3 di lunghezza e con bus
per il collegamento con il sistema a 16
bit; si nota immediatamente come an-
che per questa scheda la tecnologia
utilizzata per l'assemblaggio sia molto
avanzata (anche in questo caso quasi
tutti i componenti sono di tipo SMT),
Proseguendo l’esame visivo della
scheda troviamo due banchi di memorie
RAM da 256K (da 100 nanosecondi), di
cui uno saldato direttamente sulla sche-
da e l’altro montato sugli zoccoletti (è
possibile quindi effettuare facilmente
l'espansione a 512K aggiungendo i chip
necessari); ci sono quindi, alla destra del
chip VGA, le 2 ROM con il BIOS (anche
esse montate su zoccoletti) ed il conver-
titore D/A di produzione Triadi sul lato
destro della scheda trova posto il solo
connettore analogico, con al di sopra il
banco di switch per il settaggio, anche
esso accessibile dall' esterno (cosa que-
sta molto comoda).
Come unica particolarità dal punto di
vista hardware si nota che vi è un solo
quarzo; infatti tutte le frequenze neces-
sarie alle varie modalità di visualizzazio-
ne vengono ricavate per divisione da un
apposito integrato marchiato Video
Seven.
La dotazione della scheda appare a
prima vista veramente notevole e di
buona fattura; ci sono ben 5 floppy disk
da 5" 1/4 che contengono i vari driver
(per le dotazioni e le versioni rimandiamo
alla tabella) e le utility sia di diagnostica
che di utilizzo. Il manuale di 98 pagine
più le vane appendici ci sembra piuttosto
ben fatto ed esauriente; in particolare è
possibile reperire delle informazioni as-
sai utili per il programmatore che vuole
utilizzare i modi video estesi; notiamo
anche come i driver per i programmi
inclusi in questa scheda siano molteplici,
in particolare è stata ben curata la sezio-
ne dedicata al CAD e, particolarità unica
tra le schede provate, è presente il driver
ad alta risoluzione per OS/2 PRESENTA-
TION MANAGER,
Come chiaramente indicato dal nome,
questa scheda è in grado di lavorare a
risoluzioni fino a 1024x768 (a differenza
della VEGA che arriva fino ad 800x600) e
grazie ai driver forniti in dotazione (i più
aggiornati e completi tra tutte le schede
provate) è possibile, se fatta lavorare in
congiunzione con un monitor che ne
valorizzi te prestazioni, ottenere degli
ottimi risultati.
Le due schede non presentano parti-
colari problemi per quanto riguarda l'in-
stallazione ed al momento del boot vi-
sualizzano in un angolo dello schermo il
logo Video Seven; il segnale di uscita in
entrambe le schede non è molto alto
anche se denotano una buona velocità
nella scrittura video.
A questo proposito la 10241 è in grado
di lavorare con il meccanismo di caching
della memoria tipico di un’altra scheda
Video Seven; la FastWrite VGA; questo
meccanismo, brevettato dalla Headiand
Technology (che è anche la produttrice
materiale delle schede), permette di ri-
durre gli stati di attesa per accedere alla
memoria virtualmente al valore zero, con
conseguente incremento delle presta-
zioni ottenibili-
MCmicrocompuier n. 96 - maggio 1 990
121
Orchid ProDesigner
VGA Plus
L a Orchid ProDesigner VGA Plus si
distingue dalle altre schede oggetto
di questa prova per due caratteristiche
peculiari: la sua forma e la possibilità di
lavorare in modalità non interatlacciata.
Cominciamo dalla forma: la scheda è
di tipo lungo ed è di altezza pari a metà
del normale: in questo modo è possibi-
le installarla anche su particolari modelli
di computer (quali i PS/2 modello 30)
che hanno il cabinet di altezza molto
ridotta.
Per quanto riguarda la possibilità di
lavorare in modalità non interallacciata
occorre aprire una parentesi per spiega-
re, in maniera succinta dato lo spazio
che abbiamo a disposizione, la differen-
za tra questa modalità di funzionamento
e quella tipica (interallacciata) delle altre
schede Super-VGA.
Una scheda video ha al suo interno
un particolare circuito che si occupa di
trasformare i bit della memoria video in
segnali in grado di pilotare il pennello
del cinescopio del monitor: nell'Interval-
lo di tempo che intercorre tra un «fre-
me» (quadro) ed il successivo il pennel-
lo deve scandire tutti i pixel dei video,
una riga alla volta.
All'aumentare della risoluzione (e
quindi del numero di punti da visualizza-
re per ogni schermata) aumenta la
quantità di dati presenti nella memoria
video ed il numero di linee da scandire
neH'intervallo di tempo: i monitor muiti-
sync di tipo tradizionale, di contro, han-
no un limite massimo di linee scandibili
dal pennello nell'unità di tempo.
Questa discrepanza tra numero di li-
nee da visualizzare e numero di quelle
effettivamente visualizzabili è un proble-
ma che può essere risolto utilizzando
monitor con frequenze di lavoro (e ban-
da passante) maggiori, che sono però
più costosi, oppure utilizzando una tec-
nica, delta appunto di «interallaccia-
mento» che consiste nel far scandire al
pennello video dapprima le sole linee
dispari e quindi, nell'intervallo di tempo
immediatamente successivo, quelle
pari.
Se questa doppia operazione viene
compiuta in maniera sufficientemente
veloce l'occhio umano non riesce ad
accorgersi del «trucco», grazie anche
alla persistenza dei fosfori del monitor
(cioè il tempo necessario al singolo pi-
xel per spegnersi dopo che il pennello
lo ha acceso).
Utilizzare la tecnica deH’interallaccia-
mento permette quindi di non far lievita-
re i prezzi necessari per poter installare
in un computer una scheda grafica ad
alta risoluzione, permettendo di utilizzar-
la in congiunzione con monitor, quali i
multisync, i cui prezzi non risentono più
delle spese di sviluppo ormai ammortiz-
zate dalle società produttrici; il rovescio
della medaglia è che naturalmente c'è
da pagare uno scotto nell'utilizzare que-
sta tecnica, in quanto la chiarezza e
luminosità dell'immagine ne risente in
qualche maniera (in termini tecnici é il
cosiddetto problema del «fiickering» |.
Tornando all'analisi della Orchid Pro-
Designer, abbiamo detto che questa
scheda è in grado di lavorare in modalità
non interallacciata e precisamente alle
risoluzioni 800x600 e 1024x768; per chi
non volesse affrontare la spesa di un
monitor non interallacciato viene co-
munque fornita una utility che permette
di far lavorare la scheda in modalità
interallacciata.
La scheda è costruita intorno al chip
Tseng (di cui abbiamo diffusamente par-
lato nell'analisi della scheda Puretek)
con il quale é possibile effettuare delle
operazioni di zoom hardware; le utility
fornite in dotazione alla scheda sono di
conseguenza analoghe a quelle della
Puretek.
La ProDesigner Plus è dotata di
512Kbyte di memoria RAM e di un solo
connettore d'uscita DB-15 per il collega-
mento a monitor con input analogico
come i VGA o i multisync.
Il bus di collegamento con il sistema
è a 16 bit ma la scheda può essere
anche installata in uno slot a 8 bit; la
ProDesigner è in grado di determinare,
in maniera automatica, in quale tipo di
slot é installata, a quale tipo di monitor
è coliegata e quale modo video è richie-
sto dal particolare applicativo, in modo
da adattare le varie componenti hardwa-
re alla specifiche necessità.
La manualistica in dotazione alla
scheda é molto completa per quanto
riguarda le modalità di installazione ed é
divisa in due manuali: lo User's Manual,
per quanto riguarda la parte hardware,
ed il Orivers Manual, per la parte soft-
ware comprendente le utility ed i driver
per i modi ad alta risoluzione per i
principali pacchetti applicativi: una nota
negativa a proposito delta manualistica
è il fatto che, a differenza di altri produt-
tori che adottano il chip Tseng, la Or-
chid fornisca le infomiazioni necessarie
per poter scrivere programmi che sfrut-
tino le capacità di questo chip soltanto
su richiesta ed a pagamento.
Abbiamo già detto della quantità di
memoria installata sulla scheda e del
chip grafico utilizzato: proseguendo nel-
l'analisi visiva notiamo nella parte supe-
riore la presenza del connettore per
future espansioni (ormai uno standard)
e, nella parte bassa tn prossimità del
BIOS, una ROM in cui sono memorizza-
te le informazioni necessarie a fornire
una compatibilità a livello di registri nei
modi CGA, MDA, Hercules ed EGA
quando la scheda viene collegata ad un
monitor analogico a frequenza fissa
VGA (31.5 KHz).
Installare la scheda è abbastanza faci-
le, grazie anche al fatto che non sono
presenti dip-switch di settaggio; al mo-
mento in cui si accende la macchina
viene visualizzato sul monitor, per il
breve periodo di tempo antecedente il
bootstrap da disco, il logo a colon della
Orchid in un angolo dello schermo. La
scheda presenta un segnale di uscita
molto alto e pulito, con un'ottima defini-
zione dei caratteri: tramite il programma
VMODE (presente su uno dei tre dischi
di utility e dnver forniti con la scheda) ci
siamo divertiti a sellare i vari modi di
emulazione possibili con questa scheda
senza che si siano verificati problemi di
sorta per quanto riguarda la compatibili-
tà. Si tratta senza dubbio di una scheda
dalle ottime caratteristiche adatta per
un sistema dalle prestazioni «top» .
122
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Conclusioni
Eccoci quindi arrivati al momento di
trarre delle conclusioni sulle schede
provate in questo articolo, che riassu-
mano un po' I fattori finora analizzati
sotto forma di numeri e termini tecnici.
Cercheremo di riassumere in queste
ultime righe alcune considerazioni sui
fattori di cui tener conto al momento
dell'acquisto, in funzione del tipo di uti-
lizzo a cui la scheda sarà dedicata: non
ci sarà quindi una graduatoria di merito
tra le varie schede ma piuttosto un'ana-
lisi della fascia di mercato in cui ognuna
di queste può essere collocata.
La prima domanda da porsi quando si
deve acquistare una scheda video è la
seguente: con quali programmi dovrà
essere utilizzata?
Se pensate che il vostro word proces-
sor preferito sia (tanto per fare un
esempio) Word per Windows allora una
scheda VGA è quasi d'obbligo. per po-
terne sfruttare appieno le potenzialità
grafiche: se invece con il vostro compu-
ter dovete tenere (altro esempio) la
gestione del magazzino con un pro-
gramma scritto in DBIII allora potete
tranquillamente risparmiare soldi prezio-
si in quanto una scheda CGA (o Hercu-
les) è più che sufficiente.
Esiste chiaramente tutta una casistica
che si pone a metà tra questi due
estremi, di computer su cui sono mon-
tati più programmi, ognuno con una sua
specifica necessità in termini di modali-
tà video supportata; in questo caso una
scheda multistandard (in grado cioè di
lavorare in emulazione dei vari standard,
dalla CGA alla VGA) è la scelta ideale, in
quanto permette di non avere limitazio-
ni nell'utilizzo della macchina e rappre-
senta un investimento destinato a dura-
re nel tempo.
Nel caso invece si voglia avere «una
marcia in più», soprattutto dai program-
mi di grafica, occorrerà indirizzarsi su
schede dotate dei driver appositi: in
tutte queste considerazioni si deve co-
munque tener sempre conto del fatto
che più è sofisticata la scheda, più alto
sarà il prezzo del monitor a cui dovrà
essere collegata per poterne sfruttare
appieno le potenzialità (VGA. multisene,
interallacciato o meno, con risoluzione
fino a 1024x768, ecc...).
Passiamo ora ad analizzare le varie
schede anche alla luce del loro prezzo
(... le dolenti note...); in una tabella a
parte abbiamo riassunto i driver forniti
in dotazione a ciascuna di esse, in mo-
do che possa essere di ausilio per indi-
viduare quella più adatta agli scopi che
ognuno si è prefisso.
Cominciamo dalle due schede a 8 bit:
VEGA VGA e AST-VGA; la prima ha un
prezzo di listino di seicentottantamila
lire mentre la seconda di seicentocin-
quantamila lire, quindi quasi simile.
Queste due schede praticamente si
equivalgono in termini di prestazioni e
mentre la VEGA VGA può vantare la
presenza di due connettori d'uscita, la
AST-VGA annovera driver più aggiornati.
Piuttosto, una stretta concorrenza a
queste due schede la fa la Genoa 63(X)
che. per un prezzo di seicentocinquan-
tamila lire, offre un bus di collegamento
a 16 bit. il connettore di espansione
superiore, la capacità di lavorare con
una frequenza verticale di refresh di 70
Hz e la possibilità di essere espansa in
un secondo momento a 512 Kbyte di
memoria RAM.
Un discorso a parte merita la Puretek
VGA-Ultra, il cui prezzo è veramente
sbalorditivo: dalle trecentoquarantamila
alle trecentonovantamìla lire (a seconda
del tipo di bus) per una scheda vera-
mente completa, cifre che la rendono
appetibile sia dall’hobbista, che non
vuole sobbarcarsi un esborso monetario
eccessivo ma al tempo stesso non vuo-
le rinunciare a determinate prestazioni,
sia da chi deve utilizzare il PC per scopi
più professionali ed è quindi alla ricerca
di un prodotto sicuro ed affidabile che
gli garantisca un investimento non de-
stinato a diventare obsoleto in breve
tempo. Ad essa va sicuramente asse-
gnata la palma della scheda con il mi-
7 SCHEDE SUPER-VGA A CONFRONTO
glior rapporto prezzo/prestazioni tra
quelle provate in questo articolo.
Nella fascia delle 800/900.000 lire si
fronteggiano la Genoa 6400 (850.000
lire) e la Orchid ProDesigner Plus
(800.000 lire); quest'ultima ha dalla sua,
oltre al prezzo più basso, anche la possi-
bilità di lavorare in modalità non interal-
lacciata, il che rappresenta un investi-
mento proiettato al futuro, quando pro-
babilmente i monitor in grado di lavora-
re in questa modalità subiranno un ab-
battimento dei prezzi.
Entrambe valgono comunque il loro
prezzo, trattandosi di ottime schede
prodotte da case che hanno segnato da
sempre i punti più significativi nell'evo-
luzione delle schede video per PC in
ambiente MS-DOS ed a cui si sono
spesso rifatti gli altri produttori come
pietra di paragone.
La scheda più moderna come proget-
to e con i driver più aggiornati è la Video
Seven 1024Ì (novecentotrentamila lire),
ma è anche la più costosa del gruppo;
sicuramente sul prezzo di questa sche-
da influiscono i costi di progetto (non
ancora completamente ammortizzati) e
la particolare modalità di gestione della
memoria, caratteristica delle schede vi-
deo dell’ultima generazione prodotte da
questa casa. Comunque questa scheda
è l'unica, attualmente, a fornire i driver
per lavorare con l'OS/2 Presentation
Manager a risoluzioni maggiori di quelle
permesse dallo standard VGA e chi ope-
ra quotidianamente con questo sistema
operativo sa come lò spazio su video
non sia mai abbastanza.
La parola finale nella scelta della
scheda video più idonea alle singole
esigenze resta in ogni caso nelle mani
(... e nelle tasche) di ognuno di voi;
speriamo che questa panoramica sia
servita almeno a chiarirvi un po' le idee
sull'argomento e contribuisca a farvi fa-
re un buon investimento. ac
AUTOSHADE
OENERIC CAPO
LOTUS 1-2-3
wiNDOWs/aas
WORDPERFECT
WOHOSTAR
I driver software
disponibili per
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
123
Orologi
LE MtSURE DEL TEMPO
INTEGRATI PER ECCELLENZA
La maggior parte dei produttori hanno
rabiiudine di mettere assieme
un’assortimento di parti di computer e di
annunciare al tempo stesso che sono
“produttori di sistemi”. E può’ andargli
bene, qualche volta. Non sempre. Le
schede possono essere strambe, arrecando
al produttori e di conseguenza a voi, una
somma di problemi di incompatibilità'.
La CST Corporation si e' costruita una
eccellente reputazione sulla base di una
propria industria produttiva, che fabbrica
ogni parte dai PCB al complesso PC
Systems.
Proctlcol solullons Irom
CST
I nostri sistemi coprono la gamma dei
286, 286 e le unita' da ufficio 486 oltre al
laptop NEAT286 per gli uffici del futuro.
Con il nostro controllo della produzione
della componentistica dei sistemi, siamo in
grado di testare i prodotti completamente
e meglio della concorrenza.
Di conseguenza, siamo in grado di
mettere d'accordo ireliabilily bene come la
compatibilita'.
I sistemi CST sono progettati
sistematicamente, e cosi' eseguono il
lavoro come vi aspettate.
Senza errori.
H«8d office:
Chiing Shmg Technics Cofponuior
rZF. Na 123. S«c2. Chung Hsiao
laip», taiwan. R^bltc o1 Chela
IW. BSS-Z.aZZ-SOSe. Fac 886-2-
% Republic o< CI
13-6421-2
06-6946
CST Computerà lAustraltai Rrv.
1 Highgaia Siraat, AuOurn
Room 1904. Sta> Cantre
443-461 Caatia Peak Rd
Kwai Chung, N.T. Hong Kong
Thaiisnd bfsnch:
Chung Srung Tecrvtica Corporation
4F. Boonmrtr BIdg.. 138 Silsm Rd.
Sangkok 10600. Thakand
Tèi: 66-2-235-0421 -4
Fu: 66-2-236-4734. e6-*2.336.0207
Crtung Siiing Technics Corporation
2009 Dewtorrv Court
Wastlake Villaga. CA 91361. USA.
1-805-497-3606
PROVA
Compaq DeskPro
486/25
di Corrado Giusiozzi
I l primo personal basalo su 80386 ad
essere slato provato su queste pagi-
ne. forse molti lo ricordano, è stato
un Compaq. Si trattava di uno dei primis-
simi esemplari giunti m Italia di DeskPro
386. una macchina con clock a 16 MHz.
I MByte di RAM e 40 MByte su disco.
Eravamo ad aprile 1987 ed il caso ha
voluto che la prova fosse pubblicata
proprio nel mese in cui l'IBM annunciò a
tutto il mondo i PS/2 e l'OS/2. Quel
prodotto Compaq, coraggioso per certi
versi e prudente per certi altri, segnava
per la prima volta la perdita del monopo-
lio di fatto che la IBM aveva conquistato
col PC ed era nuscita a mantenere per
sei anni. Era la prima macchina di qualità
a sfruttare l'allora nuovissimo processo-
126
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
COMPAQ DESKPRO 486/25
re Intel e sembrava destinata a rivoluzio-
nare il mondo della informatica perso-
nale.
Da allora, e tutto sommato sono tra-
scorsi solo tre anni anche se sembrano
molti di più. il mercato della piccola
informatica ha fatto passi che non é
retorico definire da gigante. Tanto che
oggi siamo qui a presentarvi la prima
prova su MC di un personal con 486. E
sia il caso oppure no. anche questa volta
SI tratta di una macchina Compaq. Si
chiama DeskPro 486/25 e. come dice lo
stesso nome, si basa sul più recente
prodotto di casa Intel, il microprocessore
80436 con clock a 25 MHz. Dispone di
sene di 4 MByte di RAM espandibili a
100. nonché di un disco da 120. 320 o
650 MByte. E inoltre, ulteriore grande
primizia, adotta il nuovo bus EISA (Ex-
tended Industry Standard Architecture)
al posto del convenzionale ISA (Industry
Standard Architecture) nato con l'IBM
AT come estensione del bus del PC
originale.
Cosa dire di fronte a questa macchi-
na? Secondo noi essa riflette in certa
misura la crisi generale di identità che
oramai da tempo attanaglia il mercato di
quelli che una volta si chiamavano Per-
sonal Computer e che oggi non si sa più
come definire. La sua tecnologia sfavil-
lante. le sue prestazioni addirittura esa-
gerate rischiano di rimanere in certa
misura troppo fini a sé sfesse, sterili
tecnicismi che soffrono della drammati-
ca carenza sul versante del software.
Perché é evidente che il sistema operati-
vo standard di questa macchina è
quell'MS-DOS di cui già tre anni fa
lamentavamo i problemi e gli acciacchi:
Compaq DeskPro 486/2S
Costruttore:
Compaq, USA.
Distributore;
Compaq Computer SpA
Milanofiori Strada 7 Palazzo ft
20089 Razzano IMO
Prezzi UVA ascluaal:
DeskPro 48675 mod. 120
DeskPro 486/25 mod. 320
DeskPro 436/25 mod. 6S0
Monitor colori VGA
Monitor colorì avanzato
L 23.000.000
L 28.500.000
L. 33.000.000
L 2.200.000
un sistema operativo a sedici bit che
sfrutta un processore quale il 486 ad un
decimo delle sue possibilità, rinnovando
un misfatto già atrocemente perpetrato
ai danni dell'80286 prima e deH'80386
dopo. Ma di questo ovviamente non si
può dare colpa alla Compaq la quale, dal
canto suo. ha tutto l'interesse e la capa-
cità di mantenere e consolidare la sua
brillante Immagine di costruttore hard-
ware leader nelTinnovatività e nella tec-
nica. Ecco dunque che questo DeskPro
486 é un concentrato di alta tecnologia
tutta tesa al massimo sfruttamento delle
enormi capacità operative del nuovo mi-
croprocessore. Esempio eclatante é la
presenza di una cache memory di secon-
do livello (ossia esterna a quella di 8
Kbyte incorporata nel processore) costi-
tuita da ben 128 KByte di RAM statica ad
altissima velocità e dotata di un proprio
cache controller separato, che contribui-
sce a mantenere sempre npiena» la
cache principale aumentando le presta-
zioni del processore. Le memorie di
massa, installabili in numero massimo di
sette, hanno un transfer rate di 12 o 15
MByte al secondo con tempi medi di
accesso fisico inferiori a 19 millisecondi
mentre la memoria centrale, realizzata
con architettura interleaved. è espandibi-
le a 100 MByte su di una sola scheda. Il
risultato globale di tutto ciò è una mac-
china che. nonostante il clock di «soli»
25 MHz. ostenta prestazioni agghiac-
cianti al cui confronto i 386 impallidisco-
no. E se nell'articolo di tre anni fa
chiamavamo scherzosamente II 386/16
<rcucciolo di mainframe» in questo caso
dobbiamo dire che il 486/25 fa realmen-
te concorrenza ai mainframe di non molti
anni fa e anche a qualcuno di quelli
attuali.
Descrizione esterna
La cosa che per prima stupisce di
questa macchina è il fatto che sia carroz-
zata in un contenitore desktop. Sincera-
mente non comprendiamo il motivo di
una simile scelta che è senz'altro inferio-
re a quella dei contenitore tower in
quanto a praticità d'uso. Il DeskPro 486
ha infatti un ingombro di ben 49x17x45
cm (Ihp) per un peso variabile dai 18 ai
21 kg circa in funzione del modello (più
altri 15 0 18 kg per il monitor a colon).
L’estetica del tutto è ovviamente sena
ed imponente, aiutata in ciò dal colore
beige e dalie generose dimensioni.
Il pannello frontale, caratterizzato da
un vistoso marchio Compaq e da due
piccole scanalature orizzontali, è relativa-
mente spoglio; esso comprende infatti
solo le unita di memoria di massa
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
127
COMPAQ DESKPRO 486/25
estraibili (fino a tre o quattro a seconda
se del tipo a mezza altezza o ad un terzo
di altezzai, l'interruttore di alimentazione
e le minuscole spie di accensione e di
attività dei dischi interni. Nella parte
inferiore della macchina corre una sene
di minuscole fessure per il ricambio
d'aria all'intemo.
Il pannello posteriore è interamente
ncoperto da una mascherina in plastica
che ne rende la finitura curata come
quella del frontale. Su di esso si trovano
ovviamente tutti i connettori necessari al
funzionamento della macchina, raggrup-
pati ed allineati in un incavo posto oriz-
zontalmente nella parte bassa del pan-
nello. Da sinistra a destra vi si trovano: i
due connettori DIN subminiatura per la
tastiera e per il mouse, il D6-25 per la
stampante parallela, il DB-9 della porta
seriale, il DB-15 miniatura del monitor
VGA. All'estrema sinistra si trova la pre-
sa di ingresso della rete, a vaschetta
secondo norme lEC, purtroppo sprovvi-
sta di uscita asservita. A destra invece
sono disposte le feritoie di accesso agli
slot di espansione, in numero di otto. In
alto a sinistra è collocata la serratura di
sicurezza che svolge la sola funzione di
protezione meccanica mentre in alto a
destra campeggia orgogliosa una tar-
ghetta su cui sono riportati i numerosi
visti degli enti di controllo qualità dei
principali paesi, i quali attestano fa ri-
spondenza di questa apparecchiatura al-
le rispettive norme nazionali. Infine al
centro, coperta da un pannellino a griglia
che può essere estratto a saracinesca in
assenza del coperchio, si trova l'area in
corrispondenza alfa quale sono montate
le memorie di massa interne.
La tastiera è del consueto tipo avanza-
to in versione nazionale italiana. Essa è
caratterizzata da un ingombro ridotto
nonostante le dimensioni standard ed è
dotata di un cavetto staccabile che può
essere fatto uscire sia dal lato sinistro
che da quello destro a seconda delle
esigenze di posizionamento sul tavolo di
lavoro. I tasti, del tipo ad azionamento
silenzioso, sono dotati degli speciali rilie-
vi tattili sulla P. la J ed il 5 del tastierino
numerico-
Al computer, che dispone di una VGA
incorporata, possono essere collegati tre
tipi di monitor, uno monocromatico e
due a colori. Quello che abbiamo ricevu-
to è il modello intermedio, ossia un
I anienore e poslenore
analogico non muHisync con banda pas-
sante di 30 MHz capace di una risoluzio-
ne massima di 640x480, (Il modello
superiore, un multisync cor 40 MHz di
banda passante, arriva fino al modo
1024x768). Si tratta di un monitor di
pregio, molto preciso e perfettamente
leggibile. Peso ed ingombro sono pur-
troppo elevati. É compresa comunque
l'indispensabile base orientabile che
consente di inclinare o ruotare lo scher-
mo secondo le necessità dell’operatore.
Descrizione interna
Per aprire il OeskPro 486 basta sbloc-
care. a mani nude o con un cacciavite, le
due grosse viti godronate poste alle
estremità del pannello posteriore e quin-
di estrarre il coperchio. Naturalmente
per compiere questa operazione occon’e
anche assicurarsi che fa serratura di
sicurezza sia in posizione di aperto.
AH’interno ci attende una costruzione
in consueto stile Compaq: razionate,'
precisa, robusta, accurata, pulita. Nulla
da dire, sia l'ingegnerizzazione che l’as-
semblaggio sono di ottimo livello. La
proverbiale rigidità meccanica dei com-
puter Compaq è assicurata anche que-
sta volta da un più che generoso impie-
Panicolare
delle connessioni
sul pannello
posteriore.
go di lamierini di acciaio e viti Torx, che
fanno di questo oggetto quasi un appara-
to a norme militari.
L’organizzazione dello spazio interno,
cosi come è stata introdotta dall’IBM
con i suoi PS/2, prevede tre fasce funzio-
nali parallele alle fiancate del mobile. In
quella di destra si trova lo schermatissi-
mo alimentatore, che è di tipo switching
da 300 W continui e si adatta da solo alle
diverse tensioni di rete, in quella centra-
le trovano posto le varie memorie di
massa che possono essere fino a sette a
seconda dei tipi. In quella di sinistra
infine resta io spazio libero per l’alloggia-
mento delle schede di espansione inter-
ne. Una generosa ventola di aerazione,
posta verso il frontale della macchina
davanti agli slot di espansione, stabilisce
un corretto flusso di aria per il raffredda-
mento del computer e delle eventuali
schede installate. Il solito tocco di classe
Compaq è costituito dalle targhette ade-
sive che riportano con chiarezza il signifi-
cato delle principali sezioni delia piastra
madre e le funzioni dei diversi jumper su
di essa presenti.
La piastra madre si trova come di
consueto sul fondo della macchina, par-
zialmente coperta dai dischi. Nella parte
visibile SI trova il microprocessore
80486, vicino al quale i progettisti della
casa texana hanno posto uno zoccolo
destinato ad accogliere il coprocessore
numerico ad alte prestazioni Weitek
4167 (ricordiamo che il 486 comprende
al suo interno l'equivalente di un copro-
cessore 80387), La memoria centrale
non si trova sulla piastra madre bensì su
di una apposita scheda inserita su di uno
128
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Installazione e
funzionamento
speciale connettore a 32 bit; essa può
montare svariati tipi di moduli basati su
differenti tipi di chip fino ad arrivare ad
un massimo di 100 MByte (di cui 4
fomiti di serie). Sulla piastra madre si
trovano invece i 128 KByte di RAM
statica ad alta velocità usati come cache
di secondo livello.
La piastra madre del computer com-
prende ancora tutti i circuiti relativi alle
porte di interfaccia, alla VGA ed al con-
troller per i floppy ed un Winchester non
ESDI Tuttavia nei modelli superiori, che
montano per l’appunto drive ESDI, tale
controller integrato è disabilitato e sosti-
tuito da un controller ESDI separato che
viene montato su uno degli slot di
espansione. La scheda relativa é di tipo
ISA ma si sa che uno dei vantaggi del
bus EISA è appunto quello di poter
alloggiare indifferentemente schede ISA
0 EISA grazie al suo speciale connettore
dotato di doppi contatti. La macchina da
noi ricevuta per la prova è il modello
intermedio con drive ESDI da 320 MBy-
te e dunque, come si vede nelle foto, è
dotata di questo controller esterno. Da
notare che il disco, nonostante l'elevata
capacità, è del tipo a mezza altezza:
esso lascia dunque moltissimo spazio
libero aH'interno della mac-
china per l’installazione di
eventuali ulteriori dischi
supplementari.
tori delle schede. Diciamo tuttavia che
alla prima accensione di solito non vi é
necessità di configurare schede partico-
lari e dunque le cose vanno avanti in
modo semplice: basta bootstrappare
dall’apposito dischetto di servizio e se-
guire le istruzioni a video con le quali si
forniscono al computer, al solito, l’ora e
la data esatte e cose del genere.
La seconda operazione di preparazio-
ne consiste neH’installare il sistema ope-
rativo sul disco rigido, previa formatta-
zione ed eventuale ripartizione dello
stesso. La macchina della prova d è
arrivata senza DOS (né installato né a
parte) e dunque abbiamo dovuto arran-
giarci con un DOS 4 Microsoft: la Com-
paq tuttavia consiglia di usare la propria
versione customizzata del DOS che è in
grado di sfruttare al meglio le particolari
esténsioni hardware e firmware di cui il
computer è dotato. Da notare che oltre
al DOS dovrebbero essere disponibili il
fantomatico OS/2, sempre in versione
customizzata Compaq, nonché lo Unix
System V della SCO. Ricordiamo a tale
proposito che la Santa Cruz Operation ha
stretto un accordo con la Compaq per
realizzare versioni del suo prodotto parti-
colarmente adattate ai computer della
casa texana (è questo il caso della spe-
ciale versione biprocessor dello SCO
Unix specifica per il nuovo Compaq
System Pro).
Passo opzionale ma non da trascurare
è quello che consiste in un »giro» dei
diagnostici, giusto per essere sicuri che
tutto sia a posto. E poi il lancio del
programma INSPECT, preparato dalla
stessa Compaq, che fornisce dati di
servizio sulla propria macchina utili da
tenere come riferimento per future mo-
difiche.
A questo punto tutto è pronto ed in
effetti la macchina può lavorare. Tuttavia
conviene, se si lavora sotto DOS. perde-
re ancora qualche minuto a copiare sul
disco rigido i programmi speciali forniti
dalla Compaq per una migliore gestione
del sistema (ossia i vari driver per la
memoria estesa/espansa, per Windows,
per i dischi supplementari o il NetWare
Novell, il programma di cacheing verso il
disco e via dicendo) e quindi inserire nel
proprio CONFIG.SYS i device driver più
opportuni in funzione di ciò che si desi-
La prima cosa da fare
dopo aver effettuato i ne-
cessari collegamenti elet-
trici fra computer e perife-
riche consiste nella confi-
gurazione della macchina.
Questa si rende necessa-
ria sia alla prima accensio-
ne che ad ogni variazione
nel numero o nel tipo di
schede di espansione in-
stallate. Le schede EISA
infatti necessitano di una
configurazione particolare,
differente da scheda a
scheda, in quanto parzial-
mente «intelligenti». La
configurazione serve a co-
municare al computer qua-
li e quante schede esisto-
no sul bus e quali funzioni
svolgono, in modo da sta-
bilire una volta per tutte le
modalità di condivisione
del bus stesso ed i relativi
livelli di priorità. Niente
paura, tale operazione è
molto più semplice a farsi
che a dirsi: pensa a tutto
un apposito programma,
aiutato magari dagli appo-
siti file di configurazione
specifici forniti dai produt-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
129
PROVA
COMPAQ DESKPRO 486/25
dera fare con la macchina.
Consigliabile in ogni caso l'installazio-
ne del programma di cacheing del disco
che nella maggior parie delle attività
consente di risparmiare un sostanziale
numero di accessi fisici in lettura adope-
rando parte della RAM (ce ne sono 4
mega!) come buffer contenente gli ulti-
mi settori acceduti. Sempre a proposito
del disco notiamo che tutti i modelli usati
hanno una doppia configurazione fisica e
logica per evitare problemi al BIOS; ad
esempio quello montato nella macchina
provata ha 1744 cilindri fisici suddivisi
ciascuno in 7 superfici con 52 settori per
traccia, ma siccome il BIOS non prevede
più di 1024 cilindri il controller rimappa
questa struttura facendo apparire il drive
come un'unità da 872 cilindri con 14
facce e 52 settori per traccia.
Notiamo ancora che, sotto DOS 4, è
possibile formattare l'intero disco in
un'unica partizione (nel nostro caso da
320 MByte); ciò è generalmente preferi-
bile rispetto agli schemi basati su drive
virtuali multipli, però ha un piccolo incon-
veniente; il DOS, per rispettare il proprio
limite interno per cui il massimo numero
di cluster consentiti é 65536, è costretto
a formattare il disco raggruppando ben
16 settori per ogni cluster. Ciò significa
che ciascun cluster lispreca» in ogni
caso 8 Kbyte di disco anche se i dati che
esso contiene logicamente sono di me-
no. Nella maggioranza dei casi dò può
non essere un grave problema (e 320
MByte sono in ogni caso parecchi), tut-
tavia un tale spreco può giustamente
dare fastidio in linea di principio e denun-
cia ancora una volta le oramai insoppor-
tabili carenze dell’MS-DOS-
Impress/oni d'uso
Già sappiamo cosa volete sentire per
prima cosa su questo mostro di velocità.
E allora vi accontentiamo subito, ma non
senza spiegarvi prima qualcosa a propo-
sito dei benchmark. Noi siamo general-
mente contrari ai benchmark e questo
crediamo sia oramai noto. Abbiamo già
spiegato più volte il motivo per cui
riteniamo poco significativo, se non pro-
prio concettualmente errato, assegnare
un giudizio di merito sulle prestazioni di
un computer basandosi su una manciata
di numeretti. Noi crediamo che il bench-
mark ((assoluto» non esista: ciascuna
macchina si comporta meglio o peggio a
seconda dei vari compiti che le si sotto-
pongono é non è possibile generalizzare
estrapolando comportamenti globali. Un
risultato operativo medio è un concetto
privo di senso: le prestazioni di un com-
puter sono strettamente legate a ciascu-
na particolare attività e non sono facil-
mente sintetizzabili con un indice magi-
co in quanto le possibili attività sono
tantissime, perlomeno tante quanti gli
utenti. L'unica cosa che crediamo abbia
realmente senso è verificare la maggiore
0 minore rispondenza di una certa mac-
china alla attività che si intende farle
svolgere; e ciò lo si fa solo prendendo il
computer e facendogli girare sopra, caso
per caso, l'applicazione in questione. In
altre parole l'unico benchmark attendibi-
le consìste nel lavorare sui serio con un
computer.
Venendo ora al caso particolare della
prova del DeskPro 486, tali discorsi si
fanno piuttosto delicati. Consideriamo
infatti che stiamo parlando di una mac-
china basata su un microprocessore ed
un'architettura progettati per favorire so-
prattutto applicazioni di tipo multitask e
multiutente. Il fatto di usarla sotto DOS,
che è un sistema operativo monotask,
monoutente e per giunta scritto per
l'8088, falsa drammaticamente il risulta-
to del test in quanto non si fa lavorare la
macchina al meglio delle sue possibilità.
D'altronde non è neppure chiaro quale
sia la «applicazione tipica» per questa
macchina: il word processing? il CAD? la
multiutenza? il server di rete? Ed ancora,
l'architettura basata su due livelli di ca-
che memory rischia di falsare di grosso i
risultati di ogni benchmark sintetico. Un
programma di prova lungo qualche deci-
na Kbyte entra sicuramente nella cache
esterna, e molto probabilmente le sue
routine critiche entrano in quella interna
del processore che, lo ricordiamo, é di
ben 8 Kbyte. Così esso finisce per
essere eseguito interamente «nel» pro-
cessore, esibendo risultati da fanta-
scienza che però non sono validi in
quanto ottenuti in situazioni non rea-
listiche.
Forti di questi argomenti abbiamo la-
sciato perdere i vari benchmark più o
meno standard ed abbiamo testato il
DeskPro facendogli svolgere compiti
reali di tipo soprattutto numerico. A dire
il vero ci sarebbe piaciuto anche control-
larne il funzionamento in una situazione
operativa stressante quale la multiuten-
za sotto Unix, ma un po' la mancanza di
tempo un po' la mancanza di un'opportu-
na scheda multiporta ce lo hanno impe-
dito. Tuttavia abbiamo ottenuto dei risul-
tati ugualmente significativi che ora
esponiamo rapidamente.
Cominciamo con un caso esemplare
che chiarisce come e perché i numeri
dei benchmark siano da prendere con le
molle. Uno dei compiti teoricamente più
pesanti che abbiamo assegnato al no-
del comouter
sono della fon Uxk,
una dilla
speaalazaia
di sicurezza
130
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
PROVA
COMPAQ DESKPRO 486/25
Il controller ESDI con bus ISA
Siro DeskPro è stato quello del calcolo di
un certo numero di immagini grafiche
sfruttando la tecnica del Ray Tracing.
Come si sa questo tipo di applicazione
nchiede molta potenza di calcolo e so-
prattutto una grande velocità nello svol-
gere operazioni numeriche in floating
point. Una CPU anche veloce ma priva di
un opportuno coprocessore matematico
nschia di impiegare dei giorni nel calcolo
di queste immagini, le quali richiedono in
media lo svolgimento di diversi milioni di
operazioni m virgola mobile. Come mac-
china di confronto per la prova abbiamo
usato un niente affatto disprezzabile
«super-ATi> con 80286 a 16 MHz e
coprocessore 80287 a 10 MHz. Eccovi
dunque i dati ottenuti per il calcolo della
medesima immagine: tempo impiegato
dalla macchina di riferimento circa un'o-
ra e mezzo, tempo impiegato dal Desk-
Pro 486 meno di sei minuti! 1 numeri
precisi sono 342 secondi contro 5.674,
che evidenziano un rapporto drammati-
co di uno a sedici ovvero un risparmio di
tempo di circa il 94 per cento. Ciò vuol
dire che il DeskPro 486 è sedici volte più
potente della nostra macchina di riferi-
mento? Prima di affermarlo vediamo di
capire il perché di tale risultato in modo
da renderci conto del suo significato.
Innanzitutto occorre osservare che il
compito di calcolare un'immagine in Ray
Tracing risulta particolarmente congenia-
le all’architettura del 486. Il motivo risie-
de nell'innato parallelismo interno del
486, il quale censente al processore di
svolgere grosso modo «più operazioni»
insieme. In particolare sono proprio i
calcoli in virgola mobile a poter andare
avanti contemporaneamente alle restan-
ti operazioni sfruttando quelle che In
effetti sono due CPU separate, ossia un
80386 ed un 80387 nello stesso chip. É
vero che un certo parallelismo esiste
anche nelle altre famiglie di processori
quali 8086-1-8087. 80286-f80287 e
80386+80387. ma l'efficienza globale di
queste pur potenti accoppiate é forte-
mente ridotta da tre fattori: innanzitutto
il clock inviato al processore matematico
é generalmente sincrono con quello del-
la CPU. il che impedisce al coprocessore
di sovrapporre per intero le sue operazio-
ni a quelle del processore primario: in
secondo luogo tale clock vale solo i due
terzi del clock del processore primario,
impedendo cosi l'esecuzione delle ope-
razioni matematiche a velocità piena;
infine la stessa comunicazione fra due
chip separati impone un certo overhead
che rallenta ulteriormente l’elaborazio-
ne. Nel 486 invece le due CPU virtuali
viaggiano entrambe a clock pieno, lavo-
rano in modo asincrono ed hanno minori
problemi di comunicazione essendo di-
rettamente collegate tra loro; di modo
che sì realizza in pratica il massimo
parallelismo possibile nell’esecuzione
delie rispettive operazioni. A ciò va ov-
viamente aggiunta la maggiore efficien-
za intrinseca del coprocessore interno al
486, maggiore sia di quella di un 387 sia,
ancor più. di quella di un 287. Un altro
fattore estremamente positivo è poi rap-
presentato dal fatto che la tipica elabora-
zione compiuta da un programma di Ray
Tracing consiste in un loop relativamen-
te breve iterato numerosissime volte. Se
ricordate il discorso sul benchmark di
poco fa, questo é proprio il caso tipico di
programma molto avvantaggiato dalla
presenza della cache: in pratica il seg-
mento di programma contenente il loop
ha altissime probabilità di trovarsi per
intero nella cache interna, dove viene
eseguito a velocità fantastica. Per di più
l’intero programma di calcolo, che nel
caso particolare è lungo solo una ses-
santina di Kbyte, a sua volta con tutta
probabilità risiede in gran parte nella
cache dì secondo livello da dove i suoi
vari segmenti possono all'occorenza es-
sere reperiti ad alta velocità. Ecco dun-
que perché il risultato globale di tale test
è cosi eccezionale. Ci troviamo di fronte
al tipico programma «adatto alla macchi-
na». dai risultati del quale dunque non è
del tutto lecito generalizzare un compor-
tamento universale. Diciamo più corret-
tamente che tale test rappresenta una
sorta di limite superiore a ciò che possia-
mo attenderci come incremento di pre-
stazioni nel passaggio ad un 486 ed a
questo Compaq DeskPro in particolare.
Ed in effetti ie altre prove effettuate
hanno dato risultati più «normali»: ovve-
ro sempre interessanti, intendiamoci,
ma non altrettanto eccezionali. Diciamo
dunque che il DeskPro si comporta ge-
neralmente in modo da risultare da una e
mezzo a tre volte più veloce di un 386 a
25 MHz a seconda delle applicazioni. Il
che comunque non è affatto poco, con-
siderando che sta andando anche lui a
tale frequenza di clock. Ricordiamo pe-
raltro che il 486 standard dell'Intel saran-
no quelli a 33 e 50 MHz (ancora non in
produzione) e dunque gli attuali 486/25
sono i «cuccioli» delia famiglia, un po'
come sono ora i 386/1 6 nei confronti dei
386/33. Se questo è il cucciolo figurarsi
l’esemplare adulto!
Per quanto riguarda il comportamento
del resto del sistema non possiamo non
sottolineare l’eccellente prestazione del
Winchester. Le nostre prove hanno rive-
lato un comportamento sempre migliore
rispetto alle specifiche di targa che pure
sono di tutto rispetto, il bassissimo tem-
po fisico di accesso ai dati e l’elevato
transfer rate ne fanno un’unità adatta
soprattutto ad applicazioni di tipo multi-
task (sotto OS/2 o Unix) o come server
di rete nelle quali il Winchester, sollecita-
to contemporaneamente da più richieste
di I/O indipendenti, se non è più che
veloce rischia di diventare il collo di
bottiglia di tutto il sistema. Anche la VGA
ci è sembrata assai veloce nella risposta,
a tutto vantaggio di una ottima efficienza
dei programmi più fortemente orientati
alla grafica. In generale dunque dobbia-
mo dire che il sistema nel suo comples-
so offre prestazioni di estremo rilievo e
soprattutto molto equilibrate, ossia è in
grado di garantire un throughput più che
soddisfacente in praticamente tutte le
situazioni operative.
L'unico escluso dalla prova è stato
purtroppo il bus EISA in mancanza, al
momento, di schede adatte. Natural-
mente intendiamo tornare presto sulla
questione in quanto la soluzione EISA ci
sembra l’unica efficace alternativa al
MicroChannel IBM. Tutto cièche possia-
mo dire è che le schede di espansione
ISA hanno funzionato regolarmente nel
DeskPro 486; ma questa non dovrebbe
essere una novità visto che uno degli
obiettivi principali del team di progetto
EISA era proprio il mantenimento della
compatibilità all'indietro verso ii bus ISA.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
131
PROVA
COMPAQ DESKPRO 436/25
L'unico appunto per cosi dire filosofi-
co che ci sentiamo di muovere alla
realizzazione di questo DeskPro è relati-
vo alla precisa scelta di progetto che lo
vuole computer monoutente. Secondo
noi una macchina del genere è sprecata
come semplice personal anche se usata
con OS/2 che come noto impegna molta
della potenza di calcolo del computer. Il
486 con la sua potente architettura inter-
na é, come già il 386, un microprocesso-
re destinato alla più robusta multi utenza:
utilizzarlo per far girare a velocità tanto
stratosferica quanto (spesso) inutile le
solite vecchie applicazioni DOS o Win-
dows ci sembra piuttosto mortificante.
Per un computer desktop nella maggior
parte dei casi basta e avanza un 386
quando non addirittura un 286, Vero é
che da un lato ci sono delle applicazioni
tipicamente monoutenti per le quali la
potenza non è mai abbastanza (tipica-
mente il CAD), mentre dall'altro ci sono
certi utenti i quali per puro spirito di
principio pretendono sempre il meglio di
ciò che c'é in circolazione. Tuttavia alme-
no il cabinet da scrivania poteva essere
sostituito con un più pratico e meno
ingombrante allestimento tower: non è
più l'epoca degli scatoloni da venti chili
sulla scrivania, no?.
Conclusioni
Quando si parla di macchine Compaq e
si deve infine passare ai prezzi il discorso
SI fa delicato. Sappiamo infatti tutti che,
pur con validissime giustificazioni tecno-
logiche e realizzative, le macchine del
costruttore texano si situano sempre nel-
la fascia di maggior costo. Quando poi il
prodotto è a sua volta un oggetto di pun-
ta, particolarmente avanzato in quanto a
contenuti tecnici, il listino prezzi sembra
raccontare storie da fantascienza. È il
caso ovviamente di questo DeskPro 486/
25 che attualmente è il desktop più po-
tente del mondo. Quanto costa? Ventot-
to milioni e mezzo nella versione da noi
provata, cui si debbono aggiungere altri
due milioni e rotti per il monitor ed il costo
del sistema operativo di propria scelta.
Insomma oltre trentasei milioni con l'IVA,
assai più di una berlina di media cilindrata.
Il modello più piccolo d’altro canto costa
«solo» ventitré milioni mentre quello
maggiore addirittura trentatré.
Ha senso a questo punto giudicare il
prezzo di una macchina del genere? Tutto
sommato crediamo di no. E non in quanto
tale prezzo è visibilmente al di là della
portata di qualsiasi utente normale, piut-
tosto perché è la macchina stessa ad
essere decisamente peculiare. Al mo-
mento essa é forse la massima espres-
sione della strana contraddizione che ca-
ratterizza il mondo dei personal. Si tratta
infatti, per progetto e realizzazione, di una
macchina strettamente monoutente, ad-
dirittura da scrivania; ma impiega le tec-
nologie più avanzate, quelle orientate alla
più sfrenata multiutenza, e costa come
un mini dipartimentale. Non è certamen-
te una macchina normale, anche perché
le sue prestazioni di calcolo sono proba-
bilmente sovrabbondanti rispetto alle esi-
genze di un utente normale. E dunque
non c'è niente di strano nel fatto che costi
una somma fuori del normale. Più inte-
ressante é il discorso da farsi in merito ai
probabili acquirenti di questa macchina.
Chi potrà mai acquistarla? Qualche
sceicco, forse: ma oramai stanno in crisi
anche loro. 0 altrimenti qualcuno che ha
bisogno della più potente stazione CAD
disponibile sotto DOS, dato che come
abbiamo visto è proprio il CAD ad essere
il cavallo di battaglia del DeskPro. Certo é
un pubblico ristretto, ma indubbiamente
questa é una macchina di élite. Chi non la
comprerà sarà invece colui che necessita
di un vero sistema dipartimentale per
multiutenza; benché la potenza vi sia é la
struttura stessa del DeskPro a collocarla
come macchina monoutente. Ma d'al-
tronde per la multiutenza esiste il fanta-
stico SystemPro che, tra l’altro, contiamo
di poter provare a breve. Un ultimo com-
mento ancora, questa volta di carattere
più generale. Noi speriamo naturalmente
che i 486 scendano presto di prezzo,
proprio com'è successo ai 386 e prima
ancora ai 286 (comunque un primo effet-
to all’introduzione dei 486 sarà ovviamen-
te la riduzione di prezzo delle macchine
386 che diverranno popolari quanto ora
quelle col 286). Ma ancor di più speriamo
che arrivi presto e per davvero un siste-
ma operativo in grado di sottrarci final-
mente dalle oramai insopportabili limita-
zioni deH'MS-DOS. foss’anche il fanto-
matico OS/2 promessoci oramai da oltre
tre anni. L'MS-DOS ha sicuramente tanti
meriti ed ha fatto storia, ma oramai su
una macchina come questa e come quel-
le che seguiranno è veramente e definiti-
vamente fuori di luogo. ac
132
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Personalmente
preferisco
ACER.
Ecco i 5 perchè:
ACKR
4I5V
ACICR il 16. lUOC
Microprocessore NEC V20 8
K MH/
Il computer di ingresso del
mondo MS-DOS professiana-
le cd educativo.
Microprocessore 80286 a 12
Rapptescniano due modelli di
in tutte le appUcadoni profes-
Microprocessore 60386SX a
16 MHz. interfaccia video
VCAcfinoaKMHsu scheda
Il sislema d'ingresso nel mon-
do 386 per non rinunciare,
adesso ed in futuro, a tutte le
sto microprocessore.
Microprocessore 80386 a 16.
20e2S MHz con memoria ca-
che nei modelli 20 e 25.
É la gamma intermedia della
famiglia 386 In grado di adat-
tarsi alle st>ccifiche esigente
degli utenti in termini di pree-
Microprocessore 80386 a 33
MHz. 32 KB di memoria ca-
che. memoria RAM espandi-
bile fino a 24 MHe fino a 1,4
Gigabyte di memoria su di-
schi. Il mauimo delle presta-
zioni consctililc dal 386 perle
uteme. server di relè o work-
station CAD.
Acer: affidabilità, compeiiiiviià, esperienza, risultati. Acer: un nome a cui affidarsi quando si pretende il meglio.
Sia dal punto dì vista del valore, sia da quello d’impiego. Nel momento di .scegliere un personal computer, Acer
rappresenta una guida, un suggerimento verso una direzione razionale, valida nel tempo. I concessionari SHR so-
no a disposizione deirutenie per rispondere a ogni esigenza con lutta la loro professionalità ed assistiti dal grande
know-how SHR nel campo delle reti locali, dei sistemi in multiutenza, delle comunicazioni c del .software applicalivo.
lina empietà lincadi prodotti che include reti locali
ca/iuni, soitosivlcmi video ad alla rlsuluzionc. scan-
ner c vtampami laser, l.c presla/ioni piu elevate
consentono rincremcmo della produitivith cdcirvl-
si iiuó aircrmqre che Acer rappresenta uno dei mi-
gliori rapporti ijualilà prezzo disponibile sul mcrs-aio.
WIIR
ChiedcicadSIIKil
La parola per dire valore
r.l. ■ S lu Kui-n
ICC /uruttiiil lKA)-’lcl. 0544 4632INI (16 lince r.a.l- fa
[)544.450375-(R..r
I.M> 6X75162)
PROVA
Sound Blaster
di Paolo Ciardelli
I l primo videogame installato in un
bar fu «Pong», una semplice pallina
che rimbalzava da un lato all'altro
emettendo un «pong» appunto. Pong fu
creato da Nolan Bushnell, fondatore poi
della Atari. La popolarità di questo vi-
deogame fu immediata nel vero senso
della parola. Il pnmo giorno di installa-
zione Nolan Bushnell dovette interveni-
re perché «Pong» aveva smesso di fun-
zionare. ma non per un guasto bensì
perché il casseitino delle monete era
pieno fino all'orlo.
Quel pnmo videogame come altri che
uscirono nello stesso periodo, per
esempio Breakout, erano abbastanza
primitivi e strano a dirsi la qualità del
suono era superiore a quella delle im-
magini. Dai bar i videogame passarono
ai personal computer e la qualità delle
immagini ha superato di gran lunga
quella del sonoro, grazie soprattutto alle
modifiche costruttive delle interfacce vi-
deo. Il sonoro però é rimasto tale, affi-
dato ad un altoparlantino di pochi centi-
metri di diametro e a poche istruzioni
sonore.
In altri campi al tempo stesso la ne-
cessità di usare il computer per scopi
diversi dall'elaborazione personale, co-
me nel campo musicale, ha fatto nasce-
re le interfacce MIDI e i campionatori
sonon. Pertanto anche per la gioia delle
orecchie ecco una scheda che sembra
far riguadagnare il «sonoro» perduto:
Sound Blaster costruita dalla società
Creative Lab ine. ed importata per il
mercato italiano dalla MegaByte srl.
La Sound Blaster
Il mondo dei videogame per personal
computer, per ottenere un sottofondo
musicale ha messo a punto le schede
AdLib Music Card e Game Blaster, che
134
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
SOUND BLASTER
devono considerarsi lo standard di mer-
cato. come le schede video CGA, Her-
cules 0 VGA.
La Sound Blaster si presenta come
una scheda «lunga» piena zeppa di inte-
grati dalle sigle non commerciali e per
10 più custom. Si inserisce in un qualsia-
si slot libero a otto bit compatibile con
bus PC, XT. AT e AT/386.
Spicca tra gli altri uno strano «chip»,
cuore di tutto il circuito, contrassegnato
DSP-1321 . La sua strana conformazione
é dovuta ad un montaggio aggiuntivo
superficiale di un modulo a componenti
discreti che dovrebbe celarne le caratte
ristiche elettriche ad occhi indiscreti.
Interventi significativi sulla scheda
non se ne devono effettuare tranne
quelli di settare opportunamente i due
banchi di jumper che settano l'indirizzo
della porta di I/O e l'interrupt usato.
Il sistema è quello già visto con altri
tipi di scheda di acquisizione dati, come
quella dello ScanMan provato sul nume-
ro 94 di MC.
Nella fase dì installazione, ci viene in
aiuto sia il manuale che il software
stesso. Per la parte hardware, in gene-
rale, c'è da cambiare il settaggio un solo
lumper, andando per esclusione: il nu-
mero 2 se possediamo un elaboratore
di classe AI, il 3 se pilotiamo una
periferica seriale tramite la COM2 e
cosi via. Nella configurazione scelta per
la prova, abbiamo escluso la seconda
porta seriale, in quanto sull’interrupt
della seconda parallela agisce la scheda
di rete Ethernet.
Volendo si può disinstallare anche fa
porta Joystick D81 5. sempre che sull'e-
laboratore sia già presente una scheda
Game I/O.
Sulla parte metallica che si affaccia sul
retro dell'elaboratore c'è oltre alla porta
MIDI/Joystick già citata, l'entrata in bas-
sa frequenza microfonica e l'uscita ste-
reo di potenza ambedue a jack da 3.5
mm. Il cavo in dotazione è terminato con
un jack da 3.5 mm stereo, da un lato e
due pin jack di colore rosso/nero dal-
l'altro.
Tra le due prese audio troviamo il
regolatore di volume manuale.
11 software
Il pacchetto software a corredo è
molto «nutrito» e sfrutta le possibilità
musicali della Sound Blaster.
I programmi contenuti sui due floppy
da 5,25 pollici o sul floppy 3,5 pollici (per
venire incontro alle due configurazioni)
sono: Test-sbc, Parrot Talking, Intelli-
gent Organ e VoxKit.
II primo serve appunto per testare gli
indirizzi disponìbili sut computer per in-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Produttore:
Creslive Lab ine.
Pietri butore:
MegsByte Via Casiallo
2S0ÌS Desemano del Garda IBrescial
Prez 20 (IVA esclusa):
Sound Blaster L. 399.000
Stallare la scheda Sound Blaster, mentre
Effect serve per effettuare un check
sonoro e visivo del funzionamento della
scheda.
Parrot Talking è un simpatico pro-
grammino che visualizza un «cocorito»
parlante che muove il becco e ripete le
parole che l'utente tramite microfono gli
insegna. Un vero e proprio volatile che si
esprime in un discreto «pappagallesco».
Al caricamento del programma l'unica
attenzione è quella di settare la soglia di
rumore ambiente, rilevabile a video da
Ecco la schermala del
ripete le parole m
input da microlono.
/Volevo/l sono le
capacità musicali e
sonore del programma
Inietligent Organ che
é un vero e proprio
programma di
emulazione di un
organo elettronico,
con ! van registri,
ritmi, accordi e
melodie
135
PROVA
SOUND BLASTER
una scala graduata. Le capacità musicali
e sonore «hand made» vengono dimo-
strate però dai programmi Intelligent
Organ e Voxkit.
Intelligent Organ è un vero e proprio
programma di emulazione di un organo
elettronico, con i van registri, ritmi, ac-
cordi e melodie. Può essere azionato
tramite tastiera del personal computer, o
tramite l'interfaccia MIDI con una vera e
propria tastiera. Per il collegamento fisi-
co di una tastiera MIDI bisogna però
munirsi di un optional: il MIDI connector
Box. La presa MIDI è la medesima porta
a cui SI può collegare un joystick.
Voxkit invece è un programma che
sfrutta la capacità della scheda Sound
Blaster di digitalizzare una sorgente so-
nora, anche tramite un input microfoni-
co, a cui fanno capo degli altri moduli per
la gestione del sonoro registrato.
In pratica campiona la sorgente sono-
ra, la registra sotto forma di file e la fa
riascoltare. Si possono registrare più file,
agganciarli gli uni agli altri ed eseguirli ad
un dato volume.
Di particolare rilievo è la frequenza
vanabile di campionamento che varia in
un range che va da 5.000 Hz a 1 3.000 Hz
e la triplice possibilità di selezionare il
modo di comprimere i dati in memoria
Specifiche elettriche
Entrando nel particolare tecnico le
principali potenzialità sono le 24 voci,
paragonabili a 24 strumenti che suonano
contemporaneamente, di cui 1 1 Fre-
quency Modulation (FM) AdLib Music
Card compatibili. Ciò significa che l'altez-
za della sinusoide in uscita viene modifi-
cata in funzione di una nuova frequenza,
ottenendo un effetto «visivo» simile ad
una cresta d’onda marina.
Ulteriore compatibilità è assicurata
dalle 1 2 voci stereo compatibili Creative
Music System (C/MS) e Game Blaster e
una DAC per I/O di suoni campionati.
Quindi voci umane, versi di animali,
effetti speciali come faser, spari e rombi
di motore (apprezzati in game come
Indianapolis 500).
Lo standard C/MS supporta svariati
pacchetti musicali come C/MS Intelli-
gent Organ (a corredo), Sing Along II.
Composer. Pop-Up Music. Presentar
ecc.
Le caratteristiche elettriche si esauri-
scono con l'uscita in bassa frequenza
che è sostenuta da un amplificatore
stereo con potenza da 4+4 watt che
può pilotare mini-casse acustiche o cuf-
fiette 0 di un amplificatore Fli.Fi.
Con i videogame
Si va bene, con la scheda Sound
Blaster ci si può suonare, ascoltare la
propria voce campionata ripetuta da un
pappagallo elettronico, farla funzionare
come un organo con una tastiera MIDI
0 non. ma in accoppiata con i videoga-
me studiati appositamente come si
comporta?
In modo semplicemente stupendo.
Per attivarla non bisogna far altro che
mandare in esecuzione il gioco con l'op-
portuno switch (esempio indy /a o Ihx
adiibsound) ed il suono esce prorom-
pente dagli altoparlanti, con il suo fasci-
no che però rimane sempre in mano
alla capacità del programmatore di vi-
deogame.
Considerazioni finali
La scheda Sound Blaster viene ven-
duta al pubblico a 399.000 lire IVA
esclusa per cui non è di costo elevato
se paragonata ad altre schede di add-in
per personal computer
A suo favore gioca l'uscita in bassa
frequenza (un amplificatore stereo con
potenza da 4-1-4 watt più che sufficien-
te per assicurare un discreto pilotaggio
di mini-casse acustiche o cuffiette o di
un amplificatore Hi. Fi.) mentre un neo
è l'interfaccia musicale MIDI che per il
completo funzionamento va corredala
da un MIDI Connector Box venduto
separatamente.
Altro neo è la parte di conversione
analogico digitale che non è paragona-
bile a quelle usate in impianti Hi. Fi.
potendo contare su una frequenza di
campionamento che varia da 6 kHz e
13 kHz.
Al tempo stesso però la sezione digi-
talizzatrice ha la possibilità di compri-
mere i dati per risparmiare l'occupazio-
ne sulle memorie di massa, che torna
utile a chi vuole utilizzare il personal
computer per comporre musica.
In più questa scheda è una scheda
con interfaccia MIDI e joystick per cui il
panorama di utenza dovrebbe essere
vasto.
In ultimo dobbiamo confessare che
c'era venuta la voglia di fotografare
qualche azione di gioco come Indiana
Jones e l'Ultima Crociata. Indianapolis
500, LHx Attack Chopper, Gosth Bu-
ster II, con una didascalia del tipo:
«Vorremmo farvi ascoltare il coinvol-
gente effetto di questi videogame, ma
vi dovrete accontentare di guardarli»,
ma fa battuta era troppo sfruttata e ci
accontentiamo di esprimere il parere
più che positivo su di una scheda vali-
da per lo scopo e per le necessità.
136
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
La nuova stampante MT 130/9,
con la gemella MT 131/9 a
carrello lungo, ha una
incredibile versatilità nel gestire
la carta.
Provare per credere.
- MT 130-131/9 -
- 80 e 13tì colonne
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Microsoft Basic 7,0
di Raffaello De Masi
I l Basic, fin dalla sua comparsa, fu
sinonimo di prestazione di lerz'ordi-
ne, lentezza, groviglio senza fine con
spaghetti-program inestricabili. Vero o
falso? Non tocca a me dirlo: o forse
tocca a me dire qualche parola a propo-
sito dell'atteggiamento che ho avuto nei
confronti di questo sondaggio.
Chi ha letto altre prove, su questo
idioma, da me eseguite sa quanto ap-
prezzi questo linguaggio e come abbia
sempre cercato di dimostrare come i
suoi detrattori avessero torto. Nel caso
della prova comparata del Turbo-Quick
Basic evidenziai come programmazione
strutturata e chiarezza di codice erano
possibile e molto più semplici con i
Basic oggi a disposizione, col vantaggio
dell'interattività che altri non hanno:
cercai di far vedere che chiarezza e
linearità del codice sono frutto della
«pulizia» del programmatore e non pre-
rogativa di questo o queU'idioma.
Oggi, a costo di scatenare procelle
sul mio capo mi sento di affermare che
con questo Basic in mano un program-
matore esperto può dare del filo da
torcere a tutti i linguaggi di questo mon-
do. il tutto con la facilità proverbiale del
Basic. Non ci credete? Se chi mi legge
non ha preconcetti verso questo idio-
ma. non ha che da seguirmi in questa
prova 0 magari passare da un rivendito-
re per un esame sul campo; si ritroverà
a maneggiare un attrezzo capace di fare
cose apparentemente impensabili e non
solo per un Basic. Come si dice: «pro-
vare per credere»!
Il pacchetto
Altro che pacchetto, il pacco é il caso
di dire! Tutto ii materiale del Basic 7 è
racchiuso in una grossa scatola che
contiene due ciclopici manuali legati in
raccoglitori ad anelli e da un volume
rilegato: completa il tutto un manualet-
to di «getting started» e i dischetti del
software, ben dodici, raccolti in due
buste chiuse con la solita clausola «Se
apri accetti. -.i>-
Ma cosa è o meglio che cosa rappre-
senta; alla Ferrini possiamo dire che la
stessa definizione lo dice: il nome com-
pleto del pacchetto è infatti « Microsoft®
Basic 7.0 Professional Development Sy-
stem»; il suo compito-fine é quello di
permettere di creare e perfezionare am-
138
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
MICROSOFT BASIC 7.0
pi e sofisticati programmi capaci di gira-
re sotto MS-DOS e OS/2. Il pacchetto è
composto dei seguenti moduli:
• il completo ambiente di sviluppo Mi-
crosoft QuickBasic Extended (QBX)
• il compilatore (BC)
• una sene di utility e tool come:
— il Microsoft Segmented-Excecutable
linker (LINK)
— il Microsoft Library Manager (LIB)
— il Microsoft Program-Maintenance
Utility (NMAKE)
— il Runtime Module Build Utility
(BUILDRTM)
— il Microsoft HelpFile Creation Utility
(HELPMAKE).
• Una serie di librerie precostituite co-
me il Data-Tlme. il Financial e il Format.
• Una serie di ToolBox precostituiti,
come MatrixMath, Presentation Grap-
hics e User Interface.
• Il Microsoft CodeView debugger e
una sene di tool di sviluppo rappresen-
tati da routine in diversi linguaggi.
• Una documentazione che, prenden-
do spunto dal supporto stampato, forni-
sce una documentazione oniine com-
pleta.
Parliamo per un momento della docu-
mentazione cartacea: la suddivisione in
quattro blocchi non è peregrina; si parte
dal Getting Started, che mette l’utente
iniziale in condizione di lanciare il lin-
guaggio e di entrare in ambiente. Il
manuale prevede che l'utente abbia al-
meno alla lontana utilizzato anche solo
sporadicamente il QuickBasic: a tal uo-
po il primo paragrafo di questo manua-
letto é dedicato a mostrare come e in
che modo questo nuovo linguaggio sia
migliorato rispetto alle precedenti ver-
sioni. Il secondo paragrafo (che per la
verità dovrebbe essere il primo ad esse-
re letto prima di eseguire l'installazione,
consente di eseguire il «setup», l’instal-
lazione su disco rigido, con tutte le
clausole destinate ad ottimizzare la
grandezza e la velocità del programma.
Il capitolo 3, più specialistico mostra
come ottenere il meglio del sistema
attraverso l’uso di memoria estesa o
espansa. L’ultimo fornisce una breve
introduzione al nuovo sistema di Help
on-line.
Il primo manuale vero e proprio è la
Programmer’s Guide, vero e proprio tu-
lorial del linguaggio (anche se. giusta-
mente, certa informazione di base è
saltata a pié pari). La prima parte mette
a fuoco le caratteristiche del Basic, in-
cluso alcune caratteristiche specialisti-
che come strutture di controllo di flus-
so. manipolazione di numeri e stringhe,
gestione e recupero delle situazioni
d’errore, ecc. La seconda parte dello
stesso manuale è invece dedicata alle
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Microsoft® Basic 7.0
tof IBM Personal Computer and Campaiibles
Microsoft Corporation
Costruttore:
Compaq. USA.
Microsoft Italiana
Via Cassartese, 2Zt Pai. Tìepolo
20090 Sagrate IMI)
Frazzo UVA esclusa): L. 850.000
Utility esterne di sviluppo fomite assie-
me al linguaggio, con una accurata disa-
mina delia sintassi e delle opzioni di
comando per ogni utility, con una serie
di rapidi ma efficaci esempi d’uso delle
stesse. Una serie di appendici, in fondo
al manuale, richiamano le definizioni di
base del linguaggio Basic.
L'altro grosso manuale è il Basic Lan-
guage Reference. contenente a sua vol-
ta tre parti principali: la prima, una vera
e propria guida di riferimento del lin-
guaggio. descrive le funzioni del Micro-
soft Basic, le istruzioni, i comandi e i
metacomandi. La seconda «Add-On Li-
brary Reference» descrive le funzioni
comprese nelle librerie aggiunte, la ter-
za «Basic Toolbox Reference» infine le
procedure contenute nei toolbox.
Oltre a questa documentazione carta-
cea, come già abbiamo accennato pri-
ma, MS Basic 7 mette a disposizione
del programmatore una compieta base
di dati contenente la maggior parte del-
le istruzioni presenti nei manuali; il tutto
è gestito attraverso il Microsoft Advisor
on-line Help System; si tratta di un Help
cosiddetto context-sensitive che spazia
139
PROVA
MICROSOFT BASIC 7 0
dalle caratteristiche generali del linguag-
gio Basic al QBX alle opzioni del compi-
latore, ai messaggi d’errore, alla nota-
zione simbolica possibile nel linguaggio.
Le carstterìstiche specifiche
del linguaggio
Per la verità, parlare di linguaggio è
davvero molto restrittivo. In questo ca-
so di fronte a un vero e proprio tool di
sviluppo che, prendendo le mosse da
un ambiente QuickBasic like si sviluppa
verso caratteristiche, capacità, efficien-
za e prestazioni mai cosi riunite in un
linguaggio di programmazione. Si tratta,
per questo, di un package che offre il
meglio solo in mano a programmatori
professionisti, ma che mantiene, co-
munque, la facilita e la disponibilità d'u-
so di idiomi meno avanzati, come Tur-
bo, Ouick o Better Basic, tanto per
citare i più recenti presenti sul mercato.
Nonostante questi straordinari miglio-
ramenti Basic 7 non è caduto nella
trappola della specializzazione: esso ri-
mane un linguaggio di uso molto gene-
rale e passa senza problemi (come lo
evidenziano, tra l'altro, anche i numero-
si esempi forniti) dall'area business a
quella scientifica. Le migliorie presenti
sono elencabili in una serie di categorie
cosi individuabili:
— subpackage ISAM. Si tratta del nuo-
vo Indexed Setjuential Access Method
(da cui l'acronimo), che lavora solo in
DOS (non in OS/2), ed è in breve (ne
parliamo altrove) un veloce e semplice
metodo per la ricerca di record in ampi
e complessi database, con operazioni
complesse e congiunte di selezione,
ordinamento, manipolazione e trasferi-
mento di informazioni.
Il package contiene una serie di utility
molto interessanti, come ISAMCVT.E-
XE, che consente di leggere e converti-
re file dBase in formato ISAM, ISAMRE-
PR.EXE che ripara in maniera molto
rapida ed efficace i file ISAM guasti.
ISAMPACK.EXE che compatta i file fino
al 30%, ISAM10.EXE che converte file
ASCII in ISAM e viceversa. Parleremo di
tutto ciò fra poco.
Operazioni specifiche del DOS: il
linguaggio contiene una serie di coman-
di DOSTtke che consentono di acquisire
operatività proprie del sistema operativo
senza uscire dall'ambiente; esempi so-
no DIRS, CURDfRS, CHDRIVE, dalle
funzioni analoghe a quelle dei corrispon-
denti comandi di sistema operativo.
— Opzione CDT (Currency Data Type)
che permette di conservare la precisio-
ne della notazione in virgola fluttuante,
con il vantaggio della velocità della nota-
zione intera. Il vantaggio, derivante dalla
rappresentazione interna come interi
anche delle cifre decimali si apprezza
soprattuto nelle operazioni di addizione
e sottrazione.
— Completa e articolata gestione strut-
turata delle condizioni di errore; si tratta
forse del miglioramento più marcato e
avanzato. Rispetto alle precedenti ver-
sioni. è stato completamente modifica-
to il principio di manipolazione dell'e-
vento; nelle precedenti versioni, infatti
le routine di error-handiing erano gestite
a livello di modulo; quando una handle
di errore era attivata, esso restava attivo
per tutte le procedure all’interno del
modulo.
Con Microsoft Basic é invece possibi-
le la gestione dell'errore a livello di
modulo 0 a livello di procedura. Lo
stesso evento può invocare diverse
routine di manipolazione d'errore, a se-
conda di quale procedura è in corso.
Ad esempio, è possibile invocare di-
verse routine di manipolazione dell'erro-
re per il codice ERR 54 [Bad file namei,
in quanto questo evento ha differenti
significati a seconda delle diverse ope-
razioni su file.
— Nelle precedenti versioni del lin-
guaggio. era possibile creare strutture
di dati contenenti tipi di dati numerici e
di stringa statici usando l'istruzione TY-
PE ... END TYPE. In questa versione le
cose migliorano in quanto è possibile
adottare array staticlìe in addizione ai
tipi già nominati, cosa che consente di
costruire strutture di dati più flessibili.
— Nelle versioni precedenti (e, a quan-
to mi risulta, in tutti i Baste tuttora
circolanti) in caso di errore di timeout di
una periferica non era possibile sapere
quale periferica lo aveva generato o da
quale linea proveniva l’errore. Con que-
sta nuova versione informazioni più ac-
curate circa questo tipo d'errore posso-
no essere ottenute attraverso le funzio-
ni ERDEVS e ERDEV. La pnma indica la
porta su cui si è verificato l’errore, la
seconda indica il tipo di errore occorso,
che può essere più particolanzzato at-
traverso le opzioni di analisi dell'hand-
shaking e del timing (CDx. CSx. DSx.
OPx) tutte controllabili nel più generale
uso della più nota istruzione OPEN
COM.
Nuove librerie; tra queste offrono
particolari vantaggi quelle di tempo-da-
ta, quelle finanziarie, e quelle di forma-
to. Si tratta di utility che mettono a
disposizione dell'utente tool già disponi-
bili su pacchetti specializzati e su spre-
adsheet. come la trasformazione di va-
lori di data in numerici, il calcolo di tutta
una sene di valori finanziari, come de-
prezzamento valore presente e futuro,
calcolo degli interessi, ecc. C'è da preci-
sare, però, che queste funzioni hanno
un range differente da quello accettato
da MS Excel.
— Nuovo toolbox dedicato al calcolo
matriciale; esso contiene una sene di
codici sorgenti, già immediatamente uti-
lizzabili, per diverse operazioni matema-
tiche su matrici Tra queste ricordiamo
le quattro operazioni, l'inversione, il cal-
colo del determinate, e. udite udite, la
soluzione delle equazioni simultanee
usando la regola di Gauss.
Infine, ma non ultimo, il linguaggio
dispone di un completo toolbox di pre-
sentazione. capace di trasformare in
chart e grafici statistici i dati ricavati dai
programmi; è possibile produrre grafici
a torta, a barra, a linea e accatastati,
oltre a combinare tra loro gli stessi. Lo
stesso toolbox include, inoltre, un set di
font grafiche di particolare accuratezza
— Possibilità di adozione di una inter-
faccia utente personalizzata; si tratta di
un notevole miglioramento di tutto
quanto già visto sul mercato; oggi è
possibile costruire applicazioni dotate di
140
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
MICROSOFT BASIC 7.0
menu, box di dialogo, finestre multiple,
gestite magari dal mouse.
Le migliorìe alle caratteristiche
già esistenti
Miglioramenti delle prestazioni
Olire a queste novità, gli implementa-
toti di questo eccezionale linguaggio
hanno rivisto praticamente tutto il lin-
guaggio; ben poche cose sono state
lasciate prive di migliorie; ne citiamo
solo alcune, tra le più utili.
Nelle precedenti versioni del linguag-
gio (e non solo nel caso del Basic)
esisteva una barriera insormontabile
che era quella dell'area di stoccaggio
delle variabili- Tutte le stringhe a lun-
ghezza variabile erano consen/ate nella
cosiddetta «near memory» [memoria
prossima], una relativamente piccola
porzione di memoria (64 kb) che doveva
anche conservare le altre variabili sem-
plici (intere, in virgola fluttuante, e in
stringa fissa). Anche in caso di modera-
to uso delie variabili e di accurato lavo-
rio di garbage collection era facile supe-
rare. in programmi appena appena più
complessi, questi limiti.
Questa versione del Basic supporta le
cosiddette «far stringa, le stringhe lon-
tane, esiliate; con questo sistema le
stringhe a lunghezza variabile sono de-
positate fuori dalla memoria prossima,
in un'area di memoria che. pittoresca-
mente viene definita memoria remota;
la cosa è davvero raffinata se si consi-
dera che questa è organizzata e gestita
in maniera abbastanza simile a quella
prossima: come esiste un modulo prin-
cipale di 64K. è possibile costruire auto-
maticamente diversi addizionali blocchi
da 64K, a seconda dell’effettiva neces-
sità che. mano a mano si verifica nel
programma.
Altra raffinatezza, anch'essa già pre-
sente ma qui resa ancora più sofistica-
ta, è la possibilità di creare programmi
in overlay; con questa tecnica é possibi-
le costruire codici di lunghezza ben su-
periore a quella effettivamente residen-
te in memoria (ad esempio, anche con i
più miseri 640K é, in teoria, possibile
maneggiare programmi lunghi fino a 16
mega. Con una versione dì programma
di tipo overlay, parti di codice sono
residenti fuori dal programma principa-
le. e sono caricate solo se ce n'è biso-
gno. Questa possibilità, unita alla miglio-
rata iigranularità» (possibilità di spezzet-
tare il codice in parti individualmente
accessibili) delle routine di runtime con-
sente di scrivere codici e applicazioni
davvero piccole e agili, evitando di cari-
care routine e librerie mutili. Come se
non bastasse il compilatore-linker è do-
tato di un sistema di gestione ottimizza-
ta del processo, che permette di co-
struire codici finali di minuscole dimen-
sioni. Inoltre, utilizzando una apposita
tavola software di settaggio delle opzio-
ni di compilazione è possibile ottimizza-
re il codice per macchine dotate di
processore 80286 (e successivi), che
trarrà vantaggio dalle più avanzate istru-
Che cosa
Microsoft Basic 7 mette a disposizione la
potenza e la flessibilità del Metodo di Ac-
cesso Sequenziale Indicizzato (ISAM) attra-
verso una serie di comandi diretti, inseriti
già nel linguaggio di base; come già detto
nel testo, attraverso ISAM si ha a disposi-
zione un metodo semplice ed efficiente
per accedere a specifici record in ampi e
complessi database.
Quando un programma usa o modifica
record inseriti in un file, molto spesso é
chiamato a raggruppare, riordinare, revisio-
nare le registrazioni in vario modo. Quando
il file é complesso e articolato è ben nota la
difficoltà di costruire un codice efficiente
per la manipolazione di tali esigenze Molto
spesso è richiesto un codice di programma
piuttosto lungo, con relativi tempi di reda-
zione estesi e sovente estremamente no-
iosi.
ISAM rappresenta un approccio differen-
te al problema in quanto consente la crea-
zione e raggiomamento*in uno speciale
data file nel quale i record non abbisognano
di un continuo riordino per mantenere, mi
si perdoni l’assurdo, una struttura ordinata.
Oltre a ciò. un file ISAM contiene infor-
mazioni che descrivono e facilitano l'acces-
so a ogni record. Molte di queste informa-
zioni sono contenute in tabelle e «indici»
zioni proprie di queste macchine. Inoltre
un pacchetto matematico integrato, de-
stinato a chi non possiede un coproces-
sore matematico, può portare a notevoli
miglioramenti della velocità complessi-
va del codice (fino al 40% in caso di
calcoli ricorsivi del tipo spreadsheet).
Accanto a questo package esiste un più
convenzionale emulatore di coprocesso-
è ISAM
Ida cui il nome); le tabelle servono a diversi
usi, tra cui l'accesso a ognuno dei valori di
uno specifico record di dati, gli indici invece
sono le vie principali per la ricerca e l’ordi-
namento dei record presenti nelle tavole.
Le funzioni e le istruzioni del pacchetto
ISAM manipolarlo, organizzano e modifica-
no dati presenti in file particolari, i file
ISAM appunto. Gli algontmi tipici di questo
ambiente consentono tutte le operazioni di
sort e di ricerca attraverso algoritmi estre-
mamente efficienti, per cui l’uso di questo
pacchetto si risolve alla fine in un risparmio
di tempo nella fase di programmazione e in
una maggiore efficienza del programma.
Per applicazioni di tipo database (l’ambien-
te di utilizzo ideale) i file ISAM sono più
convenienti ed efficienti dei file ad accesso
causale in quanto é possibile accedere ai
record stessi anche se essi sono ordinati in
maniera differente.
La sezione dedicata all’ISAM, nella «Pro-
grammer's Guide» è molto ben strutturata
e particolareggiata; costruire un program-
ma database-like. o leggere uno degli
esempi presenti è cosa facile e agevole:
un esempio, breve, di programma, conven-
zionale e ISAM-type mostra che il codice
prodotto è nel primo caso lungo quasi il
triplo rispetto all’altro.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
141
PROVA
MICROSOFT BASIC 7.0
re in matematica IEEE, che addirittura
migliora le prestazioni di macchine già
in possesso di 8087.
Miglioramenti dell'ambiente
L'ambiente specifico di programma-
zione. il QBX, offre caratteristiche alta-
mente professionali, come il supposto
di memoria espansa. Con tale sistema
QBX supera in maniera del tutto traspa-
rente la barriera dei 640K, usando la
memoria espansa, se presente, per
qualsiasi parte del programma più pic-
cola di 16K di grandezza. Una serie di
comandi specifici, raggruppati nelle sub-
routine di View, permette di determina-
re quante e quali parti di programma
(codici di modulo o procedure) vanno a
finire nella memoria espansa.
Lasciando per adesso da parte l’uso
del CodeView lo stesso Basic dispone
di un editor avanzatissimo con (final-
mente) una serie di comandi UNDO-
REDO bufferizzati; è possibile eseguire
ordini UNDO per ritornare fino a 20
passi indietro nella scrittura del codice.
Non manca un menu di utility cuslo-
mizzabile in cui assegnare comandi di
DOS. shortcut, intere linee di comandi o
altro. Inoltre esiste una vera e propria
sezione finalizzata alla customizzazione
dei tasti funzione. Ad esempio, se si
preferisce usare un set di comandi di
editing cui si é già abituati (molti ad
esempio usano un word processor per
redigere i programmi) invece di quelli
specifici di OBX (che sarebbero preferi-
bili, comunque, essendo senz’altro più
potenti e finalizzati) è possibile caricare
uno dei quattro keyfile precostruiti che
possono essere comunque customizza-
bili; se proprio uno è davvero inconten-
tabile può crearsi tutto a suo piacimento
con l'utility MKKEY. Ancora è possibile
eseguire output su stampanti multiple,
controllare completamente una serie
estesa di opzioni del compilatore, e
gestire un on-line Help di caratteristiche
estremamente raffinate.
Utilizzabilità del sistema
e montaggio del linguaggio
Microsoft Basic 7 richiede la seguen-
te configurazione minima:
• un calcolatore delia classe XT (mini-
mo) con DOS 3.0 o successivo o OS/2
versione 1,1, o successiva,
• un Hard Disk,
• almeno 60K di memoria RAM.
Sono completamente supportati Mi-
crosoft Mouse e ogni altra periferica del
genere (trackball o altro) compatibile
con le specifiche di Microsoft Mouse.
Tutto l’ambiente di sviluppo, come
avevamo accennato precedentemente,
è racchiuso in dodici dischetti da 5"1/4;
non è possibile semplicemente copiare
i programmi sull’hard disk in quanto
molti dei file presenti sono in forma
compattata. Occorre a tal uopo usare II
programma SETUP.EXE che scompatta
i file (usando il programma UNPACK.E-
XE). costruisce le librerie e esegue una
serie diversa di operazioni per rendere
utilizzabile l'ambiente di sviluppo. Il file
SETUP.EXE è compreso nel disco 1 e
può essere utilizzato in uno dei seguenti
modi:
• installare il package completo, inclu-
so l'ambiente QBX. i tool di sviluppo di
linguaggio misto, le utili^ e le librerie;
• eseguire una installazione mirata, ad
esempio escludendo dalla installazione
librerie o tool di cui non si prevede un
utilizzo 0 un bisogno immediato.
La seconda opzione, indubbiamente,
consente di risparmiare un bel pezzo di
memoria, ed è preferibile per chi desi-
dera accedere alle caratteristiche del
linguaggio in maniera graduale e siste-
matica; infatti Setup è sempre nlancia-
bile per aggiornare l'ambiente mediante
l'installazione selettiva di altre caratteri-
stiche non incluse nella prima installa-
zione.
Il lancio è del tutto autodocumentan-
te: esso contiene tutte le informazioni e
gli HelpScreen necessari al completo
processo di installazione self-tailored. É
possibile, attraverso di esso, specificare
path e directory, specificare librerie e
moduli di runtime. selezionare i file da
installare (nel caso di installazione selet-
tiva 0 di file specifici o di parti di MS
Basic). L’installazione avviene in circa
un’ora per macchine basate sull'8086
per ridursi a mezz’ora su macchine della
classe 386. La velocità di installazione è
condizionata molto dalla presenza in
memoria di programmi residenti (come,
ad esempio, GRAPHICS), che è oppor-
tuno deinstallare dalla memoria prima
del lancio del SETUP.
La quantità di disco rigido occupata è
ovviamente funzione del materiale che
si desidera installare. Ovviamente la pri-
ma volta che si installa il linguaggio, può
sorgere qualche dubbio sul materiale da
caricare; in questo caso è prevista una
installazione di default, pilotata attraver-
so un menu, che consente anche di
eseguire modifiche a precedenti instal-
lazioni. Ancora, durante una installazio-
ne, vengono posti nelle vane directory
una serie di file di tipo .EXE, .LIBE e
.OBJ, come esempi o documentazione
che è possibile cancellare per far posto
sull’Hard Disk.
La gestione della memoria
e l'uso di applicazioni complesse
Con un ambiente di tali dimensioni è
ovvio che il problema più complesso da
affrontare è quello della corretta gestio-
ne della memoria. La manipolazione di
questa da parte di QBX può avvenire in
maniera estremamente complessa, ap-
pena appena si desideri scrivere un
programma un po’ più grande di qual-
che pagina. L'ambiente QBX e il blocco
ISAM, insieme, richiedono 450K di
ROM (il solo QBX ne abbisogna di 300);
con una macchina di 640K di memoria
convenzionale possono essere suppor-
tati programmi di grandezza solo mode-
rata; per «pièces» di maggiore esten-
sione può essere necessario l'uso della
142
MCmìcrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
MICROSOFT BASIC 7.0
memoria estesa, specie quando si usa il
blocco ISAM.
Il problema di disporre della massima
memoria possibile può essere affronta-
to in vario modo; premessa la rimozio-
ne di tutti i programmi residenti in me-
moria, occorre affidarsi a memoria ag-
giuntiva installata attraverso l'aggiunta
di moduli o schede. QBX sposta blocchi
di circa 64K del suo codice fuori della
memoria convenzionale (quando espan-
sioni di memoria sono disponibili) in
maniera del tutto trasparente. Inoltre è
possibile utilizzare la memoria espansa
come buffer ampio fino a 1.2 mega,
come supporto per i programmi utiliz-
zanti riSAM. L'utilizzo della memoria
espansa avviene a mezzo di driver ap-
positi (uno di questi [HIMEM.SYS] è
fornito col package, ma é possibile uti-
lizzarne altri, preferiti dal programmato-
re), ma, come prevedibile, solo un dri-
ver alla volta può essere presente; inol-
tre l'uso di emulatori di memoria espan-
sa interferisce con i driver presenti per
cui occorre scegliere tra l’uno o l'altro. È
possibile inoltre utilizzare una opzione [/
nofrills, abbreviata /nof) per recuperare
memoria addizionale al programma.
L'uso di memoria estesa può avveni-
re. comunque, solo con macchine dota-
te di processore 286 o successivi; la
memoria estesa viene gestita inoltre
attraverso le specifiche di XMS [eXten-
ded Memory Specification). L'uso di
memoria espansa, invece, è possibile
con tutta la famiglia 8086; fino a 64K di
memoria indirizzabile vengono utilizzati
attraverso un meccanismo di paginazio-
ne della memoria. Il tutto viene gestito
attraverso le specifiche EMS [Lotus-
Intel-Microsoft Expanded Memory Spe-
cification], sia a mezzo dei driver fomiti
nel package [RAMDRIVE.SYS e
SMARTDRV.SYSj sia attraverso i driver
forniti direttamente dai produttori del-
l’hardware installato. 1 driver appena no-
minati consentono, attraverso una serie
di comandi con una sintassi piuttosto
articolata di creare anche una RamDtsk
memory e una area di disk-cache.
A/cune caratteristiche
tipiche di Basic 7
La vera particolarità di questo Basic è
quella di essere modulare; procedimen-
to già adottato in altri linguaggi e porta-
to a regola di vita nel «C» e nel Forth,
permette di caricare in memoria solo
una parte di tutte le istruzioni disponibi-
li. attraverso l'acquisizione di moduli
specifici. Vediamo alcune caratteristiche
interessanti dei diversi blocchi compo-
nenti.
Il modulo principale contiene il vero e
proprio Basic Standard; si tratta della
versione più evoluta, paragonabile in
gran parte con quanto già presente in
QuickBasic ultima versione; esistono i
più completi tool di controllo di flusso
[FOR...NEXT, DO. ..LOOP, WHILE
...WEND, SELECT...CASEI. di definizio-
ne di funzioni e procedure [FUNCTION,
CALL, SUB. DECLARE, COMMON], di
operazioni di I/O (che soprattutto per
quanto attiene alla gestione dei file so-
no sofisticate e molto funzionali, con la
disponibilità di comandi DOS-oriented
come quelli precedentemente descritti),
di manipolazione di stringhe (tra cui
alcuni inediti puntatori). La grafica è
purtroppo non molto di più di quella
vista in altre versioni e risente in manie-
ra pesante della gestione pixel-oriented.
Dove invece sono stati fatti passi da
gigante è nella gestione dell'event ed
error trapping; abbiamo qui a disposizio-
ne una ventina di operatori che vanno
dal più semplice [ON ERROR. ..GOTO]
alla più sofisticata gestione delle diver-
se modalità d'errore (anche di questo
abbiamo parlato già).
Il salto di qualità e di prestazioni av-
viene quando si accede alle add-on-
Itbrary (genericamente raggruppate nel-
la cateogria xxx.LIB o xxx.OLB), articola-
te in tre gruppi: DATE-TIME, FINAN-
CIAL e FORMAT. Tutte ricordano (e non
poteva essere che cosi) quanto già vi-
sto in Excel e consentono, le prime una
gestione numerica delle operazioni su
data, le seconde una serie motto poten-
te e articolata di funzioni finanziarie (es.
NPV, PV. FV. RATE#. DDL. e numerose
altre), le ultime, infine, una completa
operazione di formattazione sui tipi di
dati.
Il ToolBox. anzi per essere precisi i
file di ToolBox sono dedicati a operazio-
ni specialistiche di notevole livello; essi
sono raggruppati per categorie di utiliz-
zo e sono:
• procedure di matematica su matrici
• procedure di presentation graphic at-
traverso SUB e FUNCTION
• gestione di font
• gestione della interfaccia utente con
procedure finalizzate alla creazione e
utilizzo dei menu, finestre, mouse e
altro.
Addentrarsi in questo mondo di utiliz-
zo è per lo meno azzardato, con lo
spazio che abbiamo a disposizione. Ri-
corderemo, a braccio, tutta la serie di
operazioni su matrici e determinanti, la
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
143
PROVA
MICROSOFT BASIC 7 0
possibilità di creare grafici a torta e a
barra, con colon definibili dall'utente, la
costruzione di wìndow estremamente
personalizzate e correlate in maniera
articolata, la possibilità di creare coman-
di personalizzati attraverso l'uso di bot-
toni e di campi di input e di editing,
l'uso di wtndow mouse-sensitive. Ma
qui le cose divengono troppo lunghe da
descrivere e, probabilmente, il doppio
delle pagine che Marinacct mi ha messo
a disposizione non basterebbe.
Prima di chiudere qualcosa sul compi-
latore |BC1. Si tratta della edizione mi-
gliorata di quanto già visto precedente-
mente. piuttosto veloce (sebbene non
abbia trovato indicazioni sui manuali cre-
do che il traguardo delle 15000 linee sia
abbondantemente superato) accoglie
una sene di migliorie rispetto alia versio-
ne 6; tra queste ricordiamo l'opzione
/Fs (per l'immagazzinamento nella far-
string memory), /G2 (per gestire istru-
zioni specifiche del processore 80286;
mediamente un codice cosi compilato è
almeno il 30% più compatto di quello
partorito da un 8086), /Ot (che ottimizza
la chiamata alle procedure), /Ix (destina-
to ainSAM) /Fp e /Fpi (per la gestione
ottimizzata della matematica in virgola
mobile). La parte di manuale destinata
al compilatore è molto estesa e ben
commentata (come quasi tutto, d’altro
canto) e permette operazioni di compila-
zione che forniscono codice general-
mente più compatto di quello ottenibile
con Quick Basic. Anche le operazioni di
linking sono piuttosto semplici e agevoli
soprattutto in presenza di librerie redat-
te in altri linguaggi (tipicamente «C» e
Assembler; una possibilità da non scar-
tare è quella di «agganciare» librerie di
altri linguaggi, come ad esempio il Gra-
phix Turbo Pascal o similia. Anche qui la
documentazione è molto ampia e artico-
lata (circa 120 pagine) e guida in manie-
ra facile (nello spirito del linguaggio)
attraverso la non semplice selva del
procedimento.
Prima di concludere una occhiata al
Microsoft Code View; non è una novità
del linguaggio, certo è, ma è opportuno
spendere qualche parola su questo tool
talora insostituibile, specie in program-
mi lunghi e complessi.
Code View (per la precisione «Micro-
soft® Code View debugger and develop-
ment Utilities») è un potente debugger
simbolico, utilizzabile con codici prodotti
con compilatori Microsoft Basic. C, For-
tran. e Pascal, oltre che con Microsoft
Macro Assembler.
Con Code View è possibile tenere
traccia in maniera ordinata e non molto
complessa, attraverso una agevole in-
terfaccia window-oriented, degli errori
logici presenti in un programma. Il suo
compito, ridotto all’essenza, è quello di
mostrare il codice sorgente o assembly.
indicando quale linea viene eseguita,
quali variabili vengono modificate e qua-
li valori ad esse assegnate, quali scher-
mate vengono coinvolte nell'l/0, e mol-
te altre cose di tal genere. In tutto
questo l'uso di CV può essere di grande
aiuto, anche perché, per la verità, il suo
uso è davvero semplice e intuitivo. Ac-
canto a queste possibilità per così dire
immediate esiste la caratteristica di po-
ter intervenire sulle librerie e di poter
modificare il file oggetto in modo da
essere manutenibile più facilmente; e
infine, attraverso alcune utility proprio di
questo tool è possibile modihcare addi-
rittura direttamente l’ambiente DOS.
Dicevamo che Code View non è certo
né nuovo né specifico di QBX Esso,
comunque, in questa versione ha inca-
merato una sene di nuove caratteristi-
che che cosi possiamo riassumere;
• possibilità di controllo e di cross-
reference di array. puntatori e strutture
• valutazione automatica e trasparente
di espressioni multilmguaggio
• supporlo del 386
• supporto della memoria espansa
• emulatore di 8087, con acquisizione
di tutte le istruzioni e comandi della
sene 7
• compieta compatibilità con program-
mi che usano la tecnica di overlav
• una serie di nuovi comandi, de- ■ 'ati
anche alla redirection di I/O e a comandi
di startup.
Conclusioni
Massimo 35.000 battute, aveva rac-
comandato la Molinari. Come racchiu-
dere in cosi poco, così tanto? Per far
capire le dimensioni del leviatano che
abbiamo di fronte possiamo solo far
cenno alla monumentale documentazio-
ne e ai 10 e più mega di software
installabile. La conclusione è che qui
non si è più di fronte a un linguaggio ma
a un vero e proprio ambiente di pro-
grammazione.
Certo Basic 7 va m mano al program-
matore professionista; ma questo non
per gli stessi motivi che fanno dire la
stessa cosa di altri linguaggi; qui speci-
fica utilizzabilità professionale significa
anche difficoltà e estrema specializza-
zione dell'utente: in QBX anche il princi-
piante 0 chi ha giocherellato col GWBa-
sic si ritroverà in un ambiente amiche-
vole, facile da usare, ma che gli può
consentire di accedere alle vette più
alte e ai risultati più avanzati della pro-
grammazione. il tutto, lo ripetiamo, con-
fortati sempre da un supporto (docu-
mentazione, help, facilità di approccio)
del tutto impensabile in altri tipi di lin-
guaggio.
Per concludere vorrei solo dire che
adottare questa versione del linguaggio
impone molta umiltà, chi sposa questa
versione dovrà sapere che gli saranno
richieste ore. giorni o settimane di lavo-
ro e studio intenso per acquisire tutte le
potenzialità del linguaggio; Basic 7 non
è fatto per il programmatore occasiona-
le solo perché si ritroverebbe con qual-
cosa che utilizzerebbe solo in parte,
meglio in questo caso adottare il Ouick-
Basic (di CUI parleremo prossimamen-
te), meno costoso e più userfrìend. Ma
chi si avvicinerà col piede giusto a Basic
7 non avrà certo nulla da temere da
utenti di altri linguaggi, dal piu vecchio
Fortran al più avanzato «C» ac
144
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
r rn^c ' i ' ri "a ppai
• motherboard Suntac
• Landmark speed 16 MHz
• espandibile a 1/2/4 Mb
• gestione memoria EMS
• Award bios con setup
configurazione base con
cabinet da tavolo, 512 Kb
RAM, drive 1.2 Mb e tastiera
con hard disk 20 Mb
sk. dual L 1.630.000
sk. VGA 8 bit L 1.740.000
con hard disk 40 Mb
sk. dual L 1.840.000
sk. VGA 8 bit L 1.950.000
espansione 1 Mb + L 130.000
espansione 2 Mb + L 220.000
VGA 16 bit + L 100.000
MMEMi
• Landmark speed 37 MHz
• espandibile 16 Mb
• cache controller Austek
• AMI bios + cache bios
• 32 Kb 25 ns cache
configurazione base con
cabinet tower. 4 Mb RAM,
drive 1.2 Mb e tastiera
con hard disk 40 Mb
sk. dual L. 4.220.000
sk. VGA 16 bit L. 4.430.000
con hard disk 60 Mb
sk. dual L 4.720.000
sk. VGA 16 bit L 4.930.000
con hard disk 150 Mb ESDI
sk. dual L. 5.350.000
sk. VGA 16 bit L 5.560.000
• Landmark speed 21 MHz
• espandibile 8 Mb
• NEAT Chip&Tech chipset
• gestione memoria EMS
• Phoenix bios con shadow
configurazione base con
cabinet da tavolo, 1 Mb RAM,
drive 1.2 Mb e tastiera
con hard disk 20 Mb
sk. dual L, 2.180,000
sk. VGA 8 bit L 2.290.000
con hard disk 40 Mb
sk. dual L 2.390.000
sk, VGA 8 bit L. 2.500.000
espansione 2 Mb + L 90.000
scansione 4 Mb + L. 430.000
VGA 16 bit + L. 100.000
80386/33
• Landmark speed 53 MHz
• espandibile 16 Mb
• cache controller Austek
• AMI bios + cache bios
• 64 Kb 15 ns cache
configurazione base con
cabinet tower. 4 Mb RAM,
drive 1.2 Mb e tastiera
con hard disk 80 Mb
sk. dual L. 5.020.000
sk. VGA 16 bit L. 5.230.000
con hard disk 150 Mb ESDI
sk. duai L 5.650.000
sk. VGA 16 bit L. 5.860.000
disponibili anche 33 MHz Hauppaugel
configurazioni e prezzi di
20/25/33 MHz possono variare
• CPU 80386 32 bit
• Landmark speed 28 MHz
• espandibile a 8/16 Mb
• Phoenix bios con shadow
configurazione base con
cabinet da tavolo, 2 Mb RAM,
drive 1.2 Mb e tastiera
con hard disk 40 Mb
sk. dual L 3.090.000
sk. VGA 16 bit L. 3.300.000
con hard disk 80 Mb
sk. dual L 3.590.000
sk. VGA 16 bit L, 3.800.000
con hard disk 150 Mb ESDI
sk. dual L. 4.220.000
sk. VGA 16 bit L 4.430.000
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a par anifomliiaa - frazzi M nduso ■ kmli a rimìitori a par puonlilà
Autodesk Anìmator
V I confesso che aspettavo con una
certa impazienza questo prodotto
del quale avevo già letto qualco-
sa sulle riviste americane. I motivi di
questa attesa erano tanti.
Il primo é che Animator è stato rea-
lizzato dalla Autodesk, la casa che fino
ad ora è stata sinonlmq di Autocad. il
più diffuso prodotto di grafica tecnica, e
che è contornato da una serie di prodot-
ti di supporto, però sempre agganciati
all'Autocad.
Animator non c'entra nulla, o meglio
quasi nulla, con Autocad ed è quindi
interessante cercare di scoprire perché
e in quale direzione Autodesk, che é
una delle case di software più rigorose
e gelose della propria immagine, ha
allargato il suo raggio di azione.
Oltre a queste considerazioni sul pro-
duttore ci interessava vedere finalmen-
te un prodotto grafico dichiaratamente
finalizzato all'animazione, ma che ha.
per la prima volta nel mondo MS-DOS.
come target d'utenza non più solo il
tecnico 0 il grafico professionale, ma
l'utilizzatore normale di un personal.
Su macchine MS-DOS sono infatti
molto diffusi I prodotti di DeskTop Pre-
sentation. con i quali si possono rea-
lizzare delle belle immagini e delle sug-
gestive Slide Show, ma gli effetti che si
possono ottenere da questi prodotti in
termini di sequenzializzazione delle im-
magini sono ben lungi da potersi chia-
mare «animazione».
Ad esempio lo StoryBoard delTIBM.
che é il prodotto più diffuso per realizza-
re delle presentazioni su computer, per-
mette di realizzarle solo singole immagi-
ni e di visualizzare, intere o in porzioni,
in sequenza.
Se le immagini sono costruite ad hoc
e se I tempi del passaggio sono suffi-
cientemente veloci SI ha un «effetto
animazione».
Nel vero prodotto di animazione, qua-
le è l'Animator, la costruzione dell'effet-
to deve essere contestuale alla creazio-
ne delle vane immagini e il file prodotto
contiene non una sola immagine stati-
ca. ma una animazione, che può essere
considerata come un insieme dinamico
di immagini.
146
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
AUTODESK ANIMATOR
Che cosa è Animator?
Animalor è un prodotto per costruire
animazioni, il che significa, evidente-
mente, che e un prodotto per realizzare
sequenze di fotogrammi che vengono
poi visualizzati velocemente sullo scher-
mo per raggiungere l'effetto anima-
zione.
Lavora solo su PC classe IBM e solo
nella modalità video VGA 320 per 200 a
256 colon che risulta essere sufficiente-
mente veloce per ottenere un efficace
effetto di movimento.
Va subito precisato che in tale modali-
tà la bassa risoluzione (solo 320 per 200
punti) è ampiamente compensata dall'e-
levato numero di colori (256 scelti tra
262. lAA), con i quali si ottengono facil-
mente suggestivi effetti cromatici.
Diciamo subito anche che Animator è
un prodotto complesso, ben più com-
plesso da utilizzare di un tradizionale
prodotto di classe Painting o di classe
Drawing, Lo è per due motivi pnncipali.
II primo é che si opera non tanto sulle
Singole figure quanto sull'animazione
nel suo insieme, e questa può essere
anche composta da centinaia di foto-
grammi. E tra l'altro se la velocità di
visualizzazione è elevata con centinaia
di fotogrammi si realizzano, come noto,
solo pochi secondi di animazione.
Questo Significa anche che Animator
non può essere sostitutivo del vecchio
DeskTop Presentation, non fosse altro
che per il maggior impegno di memoria
richiesto per realizzare una animazione
di una certa durata.
Quindi in pratica si lavora contempo-
raneamente SU più immagini, che vanno
controllate sia individualmente sia nei
loro complesso. E questo secondo con-
trollo SI può eseguire solo andando, con
appositi e specifici comandi, avanti ed
indietro sui fotogrammi.
Il secondo motivo è che si tratta di un
prodotto... Autodesk, e quindi ogni fun-
zione di disegno, di colorazione o di
animazione diventa un sofisticato stru-
mento tecnico, basato su rigorose teo-
ne. che vanno conosciute se si vuol
arrivare a padroneggiare tutti i comandi.
E queste leone riguardano vane ma-
terie contemporaneamente, ed investo-
no I 22 strumenti per disegnare, i 26
strumenti per colorare, le 5 tecniche per
realizzare animazioni. Poiché, ad esem-
pio, è possibile anche muovere le im-
magini nello spazio, viene sfruttata, e
quindi non può essere ignorata dall'uti-
lizzatore, anche la grafica tridimensio-
nale.
Inoltre vengono pesantemente tocca-
ti argomenti ' cinematografici/televisivi,
nel senso che è possibile utilizzare nu-
merosi effetti ottici, grafici, cromatici sia
Autodesk Animator
Produttore:
Autodesk AG.
Distributore per l'ttalis:
J. Soft srl
Viale Reslelli 5, 20124 Milarto
Prezzi UVA esclusal:
Animator firìglasel L S95.000
Animator litalianol L 725.000
Animator laggiomamentil L. 175.000
sulle Singole immagini, sia nel passag-
gio tra un'immagine all’altra, già utilizza-
ti nelle regie televisive e cinematogra-
fiche.
Anche chi già conosce prodotti di tipo
Paint, che servono per realizzare imma-
gini singole, o al massimo delle Slide
Show, e che dispongono di menu ad
icone sia per gli strumenti di disegno
che per i colori, troverà in Animalor
poche somiglianze.
In Animator innanzitutto non esistono
icone (né sarebbe facile realizzarle), e
questo non semplifica il lavoro. Poi il
concetto di colore è rivoluzionato, in
quanto lavorando con 256 colori, non ha
più molto senso scegliere un colore per
disegnare un oggetto, ma invece ha
senso scelgiere un «effetto cromatico”.
Ad esempio è possibile creare degli
oggetti colorati con effetti di sfumatura,
più 0 meno sgargiante, oppure tracciare
degli oggetti con effetto di trasparenza,
per cui il colore finale è ottenuto dalla
somma del colore di sottofondo con
quello sovrapposto.
Altro aspetto «filosofico” non trascu-
rabile nell'utilizzo dell'Animator è che il
lavoro deve essere affrontato comun-
que con un minimo di preparazione.
Occorre predisporre, a tavolino, una sor-
ta di sceneggiatura, nella quale occorre
indicare sia le immagini da realizzare
che gli effetti da creare.
l file gestiti da Animator
I tipi principali di file manipolabili con
Animator sono due. Il file con la Picture,
che ha desinenza GIF (Graphic Inter-
change Format) è che è un formato
emergente, sviluppato da CompuServe.
147
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
AUTODESK ANIMATOR
che aveva necessità di un protocollo per
il trasferimento di immagini Bit-Map a
colon (GIF é anche noto agli utilizzatori
di MC-Link), e quindi non è legato ad un
prodotto specifico.
C'é poi il file con l'animazione che
comprende l’immagine di sfondo (in ge-
nere ogni animazione parte con uno
sfondo fisso) e tutti gli elementi mobili
Il file ha desinenza FU. ed é caratteriz-
zato dal numero di fotogrammi presenti
(al massimo 4.000).
I ritagli necessari sia per manipolare
elementi aH’interno di un'immagine, sia
per copiare elementi da un'immagine
ad un'altra, sia per realizzare fotogram-
mi con soggetti in movimento, sono
memorizzati in file di desinenza GEL.
Tale desinenza deriva da celluloide,
che è il materiale trasparente su cui i
disegnatori di cartoni animati tracciano i
vari elementi variabili che si sovrappon-
gono via via allo sfondo.
I font utilizzabili sia per inserire ele-
menti testuali nelle immagini, sia per
costruire delle animazioni con le scritte,
realizzabili con l’apposita opzione di me-
nu Titling, hanno desinenza FNT. I font
disponibili sono 18 .
t possibile memorizzare palette di
colori, indipendentemente dall’immagi-
ne sulla quale sono utilizzati. La desi-
nenza del file è COL.
Esistono infine altri tipi di file, neces-
sari per le ulteriori funzionalità, che per
problemi di spazio non citiamo.
II risultato finale di un lavoro con
Animator è quindi un'animazione che
può essere composta da Picture singo-
le. o da Flic. L'assemblaggio dei vari Flic
può essere fatto in un semplice file
testuale, che contiene i nomi delle Pic-
ture o dei Flic ed eventualmente contie-
ne delle istruzioni di temporizzazione, di
salto, di scelta di metodi di passaggio
tra un passo e l'altro.
Figura 5 Autodesk
Animator - Il menu dei
L Ammalor, m questa
prima versione, uliliiza
una sola modalità vi-
deo. che e la VGA a
256 colori, che. come
nolo, possono essere
scelti ira 262 144 In
tale modalità la nsolu
none e di 320 per 200
pixel, ma l'eUelto
L'animazione si manda in esecuzione
con un semplice comando direttamente
da DOS:
AAPLAY <NOMEANIM>
Il programma Aaplay è di pubblico
dominio e quindi è possibile duplicarlo,
senza autorizzazione da parte dell’Auto-
desk. per poterlo diffondere assieme
all'animazione realizzata.
Un altro programma di utilità presen-
te tra il materiale è il file Convert che
permette un limitato numero di conver-
sioni verso il formato GIF a 256 colori,
che è l'unico riconosciuto da Animator. I
formati traducibili sono solo il PCX. e il
GIF stesso, con alcune limitazioni, per i
prodotti MS-DOS e altri di provenienza
Amiga e Macintosh.
Altro programma di conversione è il
Filmaker, che traduce sia immagini
Autocad salvate come diapositiva con
desinenza SLD, sia immagini Autosha-
de, salvate con desinenza RND.
Il materiale in dotazione
Il materiale è racchiuso in un elegante
scatolotto di cartone che contiene i due
manuali e i quattro dischetti. Questi
contengono rispettivamente il program-
ma principale, i programmi di supporto,
esempi n, 1 e infine esempi n. 2.
Figure 3, 4 ■ Autodesk
Animator - Ritagli dei
pannelli Drewing e Ink
pannelli di dialogo Ri-
produciamo le hard
copy dei due pnnapa-
II, oltre a quella mina-
le. e che sono Toois
Panel e Ink Toois. Esi-
ste un ’nassuntO‘ Sul
pnmo pannello, che si
chiama Home Panel
Questi ultimi sono molto importanti
all'inizio, nella fase di apprendimento,
che, se si vuol giungere alla padronanza
del prodotto, deve essere abbastanza
lunga.
Nel materiale è presente anche una
videocassetta VHS. che mostra alcune
suggestive animazioni, altrettanto sug-
gestivamente sonorizzate, dell’Ani-
mator.
Il primo manuale è il Reference Ma-
nual. Le 320 pagine sono divise in sette
capitoli, sette appendici tecniche, un
glossario e una bibliografia. I capitoli
riguardano i seguenti argomenti:
What is Autodesk Animator? Un'intro-
duzione al prodotto, alla sua configura-
zione. alla sua filosofia di base.
Menu Bar. descrizione delle sette voci
del menu principale.
Panel, descrizione dei cinque pannelli
operativi, non trattati in capitoli specifici.
Color Palette, che parla del pannello
della Palette e delle voci di menu riguar-
danti la Palette.
Optics, voci e pannello riguardanti gli
effetti ottici.
Text e Titles, le funzioni di testo m un
prodotto di animazione diventano fun-
zioni di titolatura. Dispongono di voci di
menu e di un pannello specifico.
Flles, rassegna dei tipi di file manipolati
da Autodesk Animator (AA per gli amici,
e per l'eseguibile che lo lanci).
Alcune delle appendici sono molto
interessanti, sia in relazione all’uso di
Animator sia in assoluto come trattazio-
ne di un argomento, come ad esempio
Color Theory o il glossario che definisce
tutti i termini e i comandi utilizzati dal
prodotto.
Il secondo manuale è il prezioso Tuto-
rial. Prezioso perché le sue 160 pagine
e le sue sette lezioni rappresentano,
come detto, il modo più produttivo per
accostarsi ad Animator.
Un’installazione vera e propria non
esiste in quanto basta copiare il conte-
nuto dei primi due dischi su una subdi-
rectory. Gli altri due vanno caricati solo
se SI vogliono vedere o studiare gli
esempi.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 199U
Non esiste un programma di installa-
zione in quanto AA lavora con un solo
tipo di video e senza stampante. Dal di
dentro si può utilizzare comunque una
funzione di configurazione per il settag-
gio di alcuni secondari parametri di la-
voro.
Abbiamo subito, come sempre quan-
do vediamo un prodotto nuovo, fatto
i'un giretto», da soli, senza manuale,
fidando nella nostra esperienza. La sen-
sazione è stata di girare a vuoto, in
quanto buona parte dei comandi non si
può utilizzare se non nell’ambito di una
sequenza operativa ben precisa, che
non è possibile scoprire «da soli», e
quindi attivarli cosi, tanto per provarli,
non produce nessun effetto.
Il Tutorial illustra invece la corretta
sequenza dei passi operativi e quindi
permette di provare tutte le funzionalità,
anche quelle che consentono di creare
in modo semiautomatico decine di foto-
grammi. con immagini in movimento.
Non è la prima volta che mi capita di
apprezzare fa qualità dei manuali Auto-
desk. Anche di fronte a trattazioni non
del tutto semplici, sono fatti bene, nel
senso che sono comprensibili, sintetici
(che non si perdono in chiacchiere inutili
su argomenti scontati) ed esaurienti (ap-
profondiscono, anche con elementi tec-
nici, gli argomenti più importanti).
di tipo Screen Capture, ad esempio
quelli che si trovano nel mercato del
software di pubblico dominio.
Interessante è la possibilità di produr-
re da telecamera immagini GIF. Stiamo
provando una scheda di interiaccia il cui
software di gestione permette di salva-
re anche in questo formato. Si tratta
della Oculus 20 della Coreco, casa della
quale abbiamo, nel numero 90 di MC.
provato il modello «entry levei» Oculus
10.
Anche per stampare le videate grafi-
che realizzate con Ammator. occorre
rivolgersi a prodotti esterni di tipo Scre-
en Capture e Pnnt Screen.
In definitiva Ammator non dispone né
di procedure di installazione del dover
del video, in quanto ne usa un solo tipo,
né del driver della stampante, in quan-
to... non ne usa nessuna. Sia chiaro che
questa non è una critica ma una consta-
tazione.
Dei resto Ammator utilizza una sola
modalità video per cui anche il proble-
ma di eseguire una hard-copy del video
può essere facilmente ed economica-
mente risolto da uno dei vari programmi
che svolgono efficacemente tale com-
pito.
Infine citiamo la possibile utilizzazione
dell'Animator per la realizzazione di ani-
mazioni su supporto video. Questo é
possibile, indipendentemente dalla...
volontà di Animator, se si dispone di
una interfaccia con uscita PAL o RGB, o
comunque adattabile come Video in su
un Video Recorder.
Come si usa Animator
Descriveremo il prodotto seguendo le
indicazioni del manuale Tutorial che mai
Entrate ed uscite
da Autodesk Animator
Animator utilizza, come detto, imma-
gini in formato GIF. Questo formato è
uno standard nato nel 1987 per necessi-
ta del CompuServe ed è abbastanza
efficace in termini di possibilità di me-
monzzare qualsiasi risoluzione e colore,
e in maniera sufficientemente compat-
tata.
Le immagini create dal nulla con Ani-
mator vengono quindi salvate solo in
tale formato. Oppure si possono utiliz-
zare immagini provenienti dal mondo
esterno convertile con il Converi in do-
tazione. che è un po' (imitato, o con altri
convertitori indipendenti o con prodotti
Figure 7 e 8 - Auto-
desk Animator ■ £f-
lelti
Gli ellelti a disposaio-
ne per alterare l’aspet-
to di un'immagine so-
ni sono mollo spetta-
ne! soltomenu Oplics
e comportano la mani-
potórrone dei pixel op-
glio.
149
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
AUTODESK ANIMATOR
come in questo caso si è rivelato la
strada più corretta per imparare.
Il primo capitolo fa una prima panora-
mica deH'ambiente Animator e delle
sue principali funzionalità.
L'ambiente inizialmente è caratteriz-
zato in alto dalla barra con il menu
principale, che contiene sette opzioni,
ciascuna delle quali ha una sua tendina
con più scelte (fig. 2). É inoltre presente
l'Home Panel che presenta alcuni co-
mandi scritti in piccoli box con dentro i
nomi dei comandi stessi. L'Home Panel
può essere spostato su e giù sul video,
o soppresso del tutto, in funzione di
quale parte del video sottostante sì vuol
lasciare libera per il, disegno. .
L'Home Panel si divide in più zone. A
sinistra quella con i Toois di disegno, al
centro in alto due minipalette, una con
7 box di colore e una con un Cluster
(barretta) con una serie di colori, che è
possibile personalizzare e che sono ri-
presi da alcuni Ink Tool. In basso l'icona
dei fotogrammi (Frame Icon) caratteriz-
zata da freccette. Sulla destra la zona
con i Toois per gli inchiostri e all'estre-
ma destra alcuni indicatori di stato.
I Toois di disegno che appaiono sul-
l'Home Panel sono nove, tre dei quali
fissi e sei variabili.
I tre fissi sono Home, che serve per
spostare il pannello. Zoom che permet-
te di attivare lo Zoom, secondo più
svanenti di scala, e poi di tornare al
formato normale, e l'indispensabile
Lindo.
I sei Toois variabili si opzionano clic-
candoci sopra con il tasto sinistro del
mouse. Cuccando invece con il tasto
destro su uno dei sei Toois. appare un
menu sottostante comprendente una
barra scorrevole che permette di sce-
gliere altri Toois (fig. 3). In pratica ne
esistono 22 di cui solo 6 possono appa-
rire contemporaneamente sull’Home
Panel-
Ad ogni Tool possono inoltre essere
associati alcuni parametri, che vanno
scelti sempre dal menu soitostante.
Stessa modalità per intervenire sui To-
ois degli inchiostri, con la differenza che
sull'Home Panel ne appaiono 6 da sce-
gliere su ben 29,
I Toois di disegno servono per dise-
gnare oggetti di vario tipo e si chiamano
Draw. Box, Spirai, Ovai. Pelai. Text.
ecc. I Toois per gli inchiostri servono
per creare degli effetti tipo Opaque,
Glass. Gradient, ecc. (fig. 4).
La scelta del colore con il quale trac-
ciare un elemento può avvenire sulla
Minipalette presente sull'Home Panel o
su un apposito menu dei colori, sotto-
stante al Home Panel, richiamabile cuc-
cando sulla Minipalette con il tasto de-
stro (fig. 5).
La Frame Icon, che appare in ogni
pannello, serve per mandare avanti ed
indietro i fotogrammmi. Cliccandoci so-
pra con il tasto destro si sprofonda nel
menu e nella Palette delle frame che
serve per inserire fotogrammi, per im-
postare le velocità di proiezione, ecc.
Sulla estrema destra è importante il
Brush Icon, che serve per impostare lo
spessore delle linee tracciate. Anche in
questo caso l'operazione si può compie-
re utilizzando uno specifico menu sotto-
stante, richiamabile con il tasto destro.
Ad esempio per tracciare le figure
nella foto 6. sono state scelte, un po' a
caso, accoppiate Tool di Disegno e Ink
Tool, tra le circa... infinite possibili.
Sono infine presenti quattro bottoni,
presenti anche negli altri pannelli, che
indicano lo stato On/Off di alcuni
Switch.
F rende attivo il riempimento delle
figure chiuse. T. Time, indica che alcune
operazioni valgono anche sui fotogram-
mi successivi. M, indica l'attivazione del
Mask, che congela zone a scelta della
figura, che non vengono così coinvolte
da nessuna operazione di tipo Ink. Infi-
ne K, indica la condizione Trasparent/
Opaque nelle operazioni di taglia e cuci.
K significa che non viene tagliato e
cucito il colore Key, che è un colore
settabile, ad esempio quello di sfondo.
Oltre a questi strumenti sono sempre
attivabili le opzioni di menu, che per-
mettono di eseguire ulteriori operazioni
sull’immagine creata.
Ad esempio sotto l’opzione Animator
ci sono i comandi di File Manager. Op-
pure sotto Flic esistono opzioni che
permettono di eseguire effetti speciali
sull'intera immagine. Ne vediamo una
esemplificazione nelle figure 7 e 8.
Tali effetti speciali sono generati da
specifiche routine che manipolano i pi-
xel, ingrandendoli o rimpicciolendoli,
cambiandone secondo varie modalità, i
colori, ecc-
/ cinque tipi di animazione
in Animator sono possibili cinque tipi
di animazione.
La Animazione Tradizionale consi-
ste nel costruire uno per uno i vari
fotogrammi. In pratica i passi operativi
consistono nell’iniziale inserimento del
numero di fotogrammi voluti, poi nel
riportare in ciascun fotogramma e nella
posizione voluta il GEL. ovvero una figu-
ra fissa, oppure l’elemento variabile
Nel caso che la figura sia variabile e
occorra disegnarla a mano, fotogramma
per fotogramma, ci si può avvalere di
numerosi strumenti operativi che facili-
tano il lavoro. Ad esempio si può trac-
150
MCmicrocompuler n. 96 -maggio 1990
figura 11 - Aulodesk
Ammalar ■ Efletli di
ammaliane spanale
Uno degli elfetii più
spetlacolari é quello
vere, secondo una
traiettoria nello spazio,
una ligura piana Si en-
tra compleiamenie nel
mondo indimensiona-
le e tale argomento é
stalo tralialo, dai tec-
nici deil’Autodesk, con
Il dovuto rigore
PROVA
AUTODESK ANIMATOR
caso, come detto, dopo aver progettato
un'animazione ed averla controllata con
la funzione di Preview occorre eseguire
una operazione Render con la quale
Animator esegue le singole viste del-
l'oggetto (una per trame) e la memoriz-
za nel file FU.
Un'animazione più tradizionale, quella
con le GEL è abbastanza economica se
ad esempio si muovono pochi e piccoli
oggetti su uno sfondo fisso. Che ne dite
di un paio di uccellini svolazzanti in un
figura 12 ■ Aulodesk Animator - Il menu dei tempi
L'ammaiione si costruisce creando, a mano o automaticamente, tramite alcune lumionalltà
speciliche. una sene d lologrammi l/iamel In ogni pannello 6 poi presente una barretta che
vtsuahaa il numero del fotogramma, con a fianco delle freccette che funzionano come i
comandi di un registratore lAvanii, Indietm, Avanti Veloce, ecc,l Qui vediamo il pannello che
permette di indicare alcune specifiche dell'animazione generala automaticamente.
ciare un fotogramma intermedio tra altri
due riportandovi sopra le tracce del pre-
cedente e del successivo.
Anche questo metodo è preso da...
Cartoonia e si chiama Blue Frame. per il
fatto che il colore blue risulta invisibile
in certe operazioni di ripresa.
La Polimorfic Tweening è quella
che permette di definire di un poligono,
o di una figura vettoriale, la posizione
iniziale e la posizione finale, quest’ulti-
ma ottenuta spostando con il mouse,
uno per uno, i vertici del poligono. Poi si
indica ad Animator di inserire, tra i due
estremi, un certo numero di fotogram-
mi intermedi, inteipolati dai due (fig. 9).
Titling sono le funzionalità di gestio-
ne dei testi animati. Non quindi dei testi
fissi che si possono inserire in una
Picture come qualsiasi altro elemento
grafico, ma dei testi che appaiono in
movimento, alla stregua dei titoli di te-
sta o di coda di un film.
Sono presenti funzionalità di scrittura
0 importazione di un testo, A questo poi
si possono attribuire sia vari effetti di
introduzione sia vari effetti cromatici,
scelti tra quelli comunque disponibili
(fig. 10).
Color Cycling è la possibilità di far
variare nel tempo, a parità di immagine
visualizzata, i colori. Anche in questo
caso SI interviene sulle frame, solo che
il colore viene modificato, fotogramma
per fotogramma, da una funzionalità
automatica.
Infine Optics Effect permette di defi-
nire, per un elemento grafico contenuto
in un’immagine o per l'intera immagine
un movimento spaziale complesso.
Definito l'elemento e definito il tipo di
movimento e la sua traiettoria, si può
eseguire una Preview. quindi una simu-
lazione in cui SI vede il movimento del
solo profilo deH'elemento. La conferma
finale si fa con l'opzione Render che ha
sempre, anche per le altre animazioni,
lo scopo di costruire e di memorizzare,
nel file Flic, i vari fotogrammi (fig. 11),
Il meccanismo con il quale si costrui-
sce un'animazione comporta, in genere,
una preventiva operazione di creazione
di un certo numero di frame. e poi la
definizione delle singole frame, o una
per una, se si lavora «a mano» o «tutte
insieme automaticamente», se si lavora
con uno dei metodi automatici.
Per gestire la visualizzazione dell'ani-
mazione dell'ambiente Animator sono
presenti, come detto, in qualsiasi pan-
nello. comandi pressoché analoghi a
quelli presenti in un videoregistratore.
Play, avanza di un frame, indietro veloce
e Reverse.
La Icori Frame
Per realizzare un’animazione occorre
agire sulle frame. ovvero sui fotogram-
mi, Esiste quindi uno specifico pannello
che contiene i comandi che permettono
di aggiungere dei fotogrammi.
Occorre chiarire che Animator tratta
immagini statiche (i file con desinenza
GIF) e animazioni (i file con desinenza
FU). Un Flic è la memorizzazione del-
l'immagine iniziale e dei vari frame suc-
cessivi.
L'occupazione in termini di memoria
del FLI rispetto a GIF (eventuale) di
partenza dipende dal tipo di animazione.
Ad esempio se si realizza un Color
Cycling, Animator memorizza per cia-
scuna frame successiva solo le informa-
zioni relative alle variazioni di Palette.
Molto costosa è invece un'animazio-
ne in cui un oggetto complesso viene
fatto muovere nello spazio. In questo
boschetto con alberi e fiori? In questo
caso l'animazione riguarda una minima
parte dello schermo.
Una delle altre opzioni più importanti
è quella che permette di definire la
velocità di scorrimento. Questa è misu-
rata in una scala interna regolabile per
mezzo di una barra, la cui corrisponden-
za temporale varia in dipendenza del
tipo di computer e della velocità del-
l'hard disk (in caso di necessità è possi-
bile utilizzare dischi virtuali).
La velocità è un elemento della com-
posizione. Anche la funzione di tempo-
rizzazione ha un suo pannello (fig. 12) e
suoi specifici comandi.
Ad esemplo nel materiate in dotazio-
ne è presente un Flic che mostra una
ballerina su un palcoscenico. L'anima-
zione è composta da 44 frame che
rappresentano altrettante posizioni della
suddetta artista. Eseguendo l'animazio-
ne alfa massima velocità si ha un effetto
...can-can, diminuendola di. molto (ad
esempio passando da 1 a 20), non si
arriva ancora ad avere uno sgradevole
movimento a scatti, ma l'impressione
visiva è quella di un languido ballo tento.
Perché solo VGA a 256 colori?
Il secondo capitolo del Tutorial è dedi-
cato ai colori, che non sono più, come
nei vecchi prodotti, un elemento che
basta scegliere in una tavolozza per poi
tracciare un segno, ma un sofisticato
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1 990
151
figura ì3 Auiotìenk
Ammalar II ctu'cello
di Palelle II lormaio
gralico usalo dall'Ani-
malor è ‘I GIF IGralic
Interchange Formali
Questo comporla la
decessili di memota-
lare ancrie la Palelle
di colon ulth/iali f il
lormaio GIF conserva
le due inlormaiioni
nello slesso lile Ani-
malor permeile anche
di memomiare in un
lile sfrato la Palei
re. per poi umiliarla
luihiiare cioè gh stessi
256 coloiil m altri dise-
gni Velletlo nella lo-
to é realiiialo usando
una Palelle sbagliata
Figura 14 Autodesk
Animalor Macro
Aiiimalor e un prodol-
vano lioo variamenle
Cambmatuli ira di loro
Il suo apprendimento
non è immediato Tra
gli sirumenii minai-
mente a disposinone,
oltre al manuale Tulo-
iioni che coprono tulli
gli argomenti, ciliamo
una Macro dimostrati-
si possono momorii-
laiione di un'anima-
AUTODESK ANIMATOR
Strumento di composizione e di anima-
zione.
Come spiegato in un precedente arti-
colo (MC n. 88), la modalità di tratta-
mento dei colori consentito dalla VGA a
256 colon (questa modalità si chiama
anche MCGA) consente di poter dosare
I tre colon fondamentali Red, Green e
Blue, in una misura variabile tra 0 e 63.
Una dosaggio 0, 0. 0 quindi significa
nero. 63, 63. 63 bianco. I grigi possibili,
tra il bianco e il nero, sono i 62 ottenuti
con ugual dosaggio dei tre componenti.
63, 0, 0 è rosso puro, e così via.
I colon possibili sono quindi 63 alla 3,
quindi 262.144. In ogni immagine se ne
possono utilizzare solo 256, in quanto la
modalità MCGA utilizza 256 registri, in
CUI memorizza le 256 combinazioni dei
tre componenti.
La Palette può essere salvata separa-
tamente e quindi si può dissodare dal-
l’immagine, così come ad un'immagine
qualsiasi si può associare una Palette
che non le é propria (fig. 13).
Esiste anche la possibilità di ulavora-
re» il colore con la tecnica HLS, con la
quale si indica Hue, Luminance e Satu-
ration.
Noi siamo abituati a lavorare i colori
«a vista». In realtà il colore può essere
anche trattato in maniera matematica.
Ed è quello che Animaior permette in
tutte le sue funzioni di Tool tnic.
Ad esempio l'utilizzo deH'effetto tra-
sparenza comporta il calcolo di un colo-
re risultante ottenuto dal colore della
zona sottostante e da quello dell’ele-
mento che SI sta sovrapponendo.
Altro effetto molto appariscente è
quello che si chiama Gradient e che
consiste nel tracciare un effetto arcoba-
leno (in tale effetto viene utilizzata la
Minipatette Cluster) se i colon coinvolti
sono tanti, o un effetto sfumatura, più o
meno leggera, se sì scelgono colon
molto vicini, £ potendo utilizzare una
tavolozza cosi vasta non è difficile cre-
arlo.
La scelta di un’unica modalità video è
molto coraggiosa, ed è stata anche in
certi casi criticata.
A noi pare invece giusta. Primo per-
ché é una delle modalità possibili con le
schede video oggi standard di mercato
e quindi con le schede video oggi più
diffuse (la modalità VGA, sulle macchine
PS/2 deiriBM è invece, come nolo,
«cablata» sulla piastra madre). E Anima-
tor non vuole avere un mercato di spe-
cialisti.
Inoltre la ricchezza dei Tool Ink non
avrebbe senso (alcuni Toois sarebbero
addirittura incompatibili) con modalità
video con pochi colori, come i soli 16
permessi da EGA o VGA alta risolu-
zione.
Infine la risoluzione 320 per 200 com-
porta per le vane immagini, o le varie
sequenze, un’occupazione di memoria
abbastanza ridotta, rispetto alle risolu-
zioni più spinte, e quindi le operazioni di
lettura dei file non rallentano più di
tanto il risultato finale, che deve rag-
giungere un effetto antmazione.
Gli altri Tutorial
Il terzo capitolo tratta il GEL, che,
come anticipato, è il nome del «rita-
glio». Il ritaglio può essere utilizzato a
parità di immagine oppure sul secondo
foglio (Animator utilizza due fogli di lavo-
ro, uno reale e uno d'appoggio, lo Swap
Screen). Il ritaglio può essere infine
utilizzato nelle animazioni per trasfenre
pezzi di figure da un fotogramma al-
l'altro.
Per eseguire il Cut si utilizza il noto
sistema della «scatola elastica», per cui
il ritaglio può essere solo rettangolare.
Se poi SI attiva bottone K, nelle opera-
zioni di Paste, Move o Copy, non viene
riportato il colore key e si ha l’effetto
trasparenza.
Per lavorare anche su zone di qualsia-
si forma si può utilizzate la tecnica del
mascheramento di cui parleremo tra un
po'.
Esistono alcune funzioni di disegno
che lavorano anche sul secondo scher-
mo. Ad esempio é possibile sul primo
schermo eseguire degli «squarci» che
fanno apparire il contenuto del secondo
schermo.
Nel terzo capitolo viene trattato an-
che il Titling, che è la tecnica di anima-
zione che permette di far scorrere un
testo sullo schermo. Anche questa fun-
zionalità molto importante produce
automaticamente le frame di cui ha
bisogno.
Nel quarto capitolo del Tutoria! sono
trattati più argomenti, sia appartenenti
al trattamento dei colori (sono illustrati
altri Tool, ad esempio quelli che permet-
tono un trattamento individuale di un
colore), sia relativi alla scrittura dei testi,
della quale sono descritti i vari comandi
di Editing, sia infine relativi alle tecniche
di «mascheramento»
Lo strumento Mask serve per conge-
lare porzioni del disegno sul quale non
si vogliono cambiamenti di colore e per
poter quindi lavorare, tranquillamente,
sul resto del foglio.
Viene trattato anche il pannello Op-
tics, meglio e completamente sviluppa-
to nei sesto capitolo, che è quello che
permette di stabilire una traiettoria spa-
ziale per il movimento di un oggetto.
Si tratta di una delle funzionalità più
complesse anche per il fatto che ha più
152
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
AUTODESK ANIMATOR
S 62
ss: —
S52
^^ì^Iìon
varianti, in funzione anche del tipo di
■'Oggetto» cui si può applicare (un intero
Flic, un CEL, un Polygon e uno Sphne).
Nel quinto capitolo viene descritta la
tecnica del Tweening, che consente,
partendo da un elemento iitweenable»,
come un poligono, una stella, una spez-
zata, un pelalo, ecc. di creare un'anima-
zione alla fine della quale l'oggetto vie-
ne completamente trasformato.
Il settimo capitolo si intitola Composi-
ting and Joming. Descrive le varie tecni-
che di passaggio tra un Flic e il succes-
sivo. Può essere fatta una sorta di dis-
solvenza incrociata, che dura un certo
numero di fotogrammi, e per la quale va
scelta la Palette più adatta. Quella dei
primo Flic, quella del secondo, o una
nuova ottenuta mediando le due.
Questo passaggio comporta la doppia
esposizione (per dirla in termini fotogra-
fici) dei vari fotogrammi, in cui si so-
vrappongono due frame dai due Flic.
Esiste anche la possibilità di eseguire
delle piu semplici Joining, in cui la dis-
solvenza. 0 gii altri metodi, riguardano
solo il passaggio tra l'ultima frame del
Flic che finisce e la prima di quello che
inizia. Oltre alla dissolvenza sono possi-
bili effetti «veneziana», effetti di intro-
duzione circolare, ecc.
Va infine citata la possibilità di memo-
rizzare le sequenze di comandi in una
Macro. che può comprendere sia i co-
mandi di menu, sia le «mosse del
mouse». In tal modo é possibile co-
struirsi una «libreria» di effetti ottici,
cromatici, o di animazione facilmente
riutilizzabili in caso di necessità.
In figura '14 vediamo una fase dell’e-
secuzione della Macro fornita in dotazio-
ne con Animator.
Conc/usioni
Autodesk Animator si è rivelato uno
strumento sofisticato e potente, con il
quale è sicuramente possibile realizzare
delle presentazioni animate di grande
effetto.
Le tecniche, sia di disegno, sia di
manipolazione del colore, sia di anima-
zione, utilizzate in Animator sono rigoro-
se. basate su complessi algoritmi di
calcolo, che sarebbe bene non ignorare
per poterlo sfruttare al meglio.
In altre parole mentre per utilizzare un
«vecchio» programma di Paint o di
Draw bastava un po’ di intuito e un po’
di «manico» nel disegnare, con Anima-
tor a queste due doti, che servono
sempre, va aggiunta un po’ di prepara-
zione, sia pratica che teorica, sulle varie
tecniche utilizzate.
Un'eloquente ed incontrovertibile
conferma di questa affermazione la pos-
siamo trovare nei due Flic di esempio,
presenti nel materiale dimostrativo, che
ricadono neH'ambito della Business
Graphic.
Il primo è un diagramma a barre oriz-
zontali (fig. 15) in cui le barre nascono e
crescono da sinistra a destra, via via. in
maniera coordinata, nel senso che la
barra superiore si trascina dietro quella
inferiore, con un effetto di continuità.
Il risultato è estremamente spettaco-
lare, ma si paga. Occorre costruire, una
per una. anche se in maniera semiauto-
matizzata, alcune centinaia di frame. E
per quanto si possa essere padroni del
prodotto occorrerà sicuramente molto
più tempo di quanto ne occorra per
realizzare un semplice diagramma a bar-
re, di tipo «inanimato», o se preferite
«statico».
Molto più economico è invece il dia-
gramma che mostra, su uno sfondo
graduato fisso, un andamento tracciato
da una pallina da golf che segue una
linea. Questo effetto si raggiunge co-
struendo un solo sfondo, e una sola
pallina, che poi si sposta su una traietto-
ria con un semplice effetto ottico.
Dunque le numerose e potenti funzio-
nalità di Autodesk Animator si traduco-
no purtroppo in una effettiva difficoltà
d'utilizzo dovuta al fatto che bisogna
coordinare contemporaneamente i nu-
merosi Fattori in gioco.
A conferma di questa affermazione si
possono citare, sul prezioso manuale
Tutorial. I numerosi esercizi che implica-
no una dozzina di passi operativi da
eseguire in una sequenza pressoché
obbligatoria.
Per poterlo sfruttare bene occorre
quindi o padroneggiare tutti gli strumen-
ti di tutti i tipi, intuendone le varie
reciproche sinergie, oppure imparare «a
memoria», il che è un obiettivo ben più
difficile da raggiungere, le numerose
sequenze operative.
Queste considerazioni non le faccia-
mo a titolo di «critica», ma sono una
constatazione necessaria. Autodesk
Animator permette tanto, ma in cambio
vuole qualche cosa. Sono esclusi quindi
dal discorso i perditempo.
È comununque fuor di dubbio che chi
debba o voglia realizzare con il Personal
Computer delle vere e proprie animazio-
ni di efficacia mai raggiunta con questa
categoria di macchine, trova nell'Anima-
tor lo strumento adatto.
Impiegare qualche giorno in più per
imparare ad usarlo bene, è sicuramente
un buon investimento, trattandosi tra
l'altro di un prodotto che esce dalla più
nota casa di software produttrice di
programmi di computer grafica.
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
153
Zanichelli
La Divina Commedia
su Floppy Disk
di Corrado Giusiozn
I l buon Dante Alighieri aveva certa-
mente sia una buona fantasia che
una solida base di preparazione
scientifica, altrimenti non avrebbe certo
potuto scrivere un lavoro immortale co-
me la Divina Commedia, la quale è
contemporaneamente un poema dram-
matico. un trattato di filosofia e teolo-
gia. un compendio di astronomia e
scienze vane, un saggio di psicologia,
una raccolta di miti e mitologie, un
romanzo avvincente ed un sacco di altre
cose ancora. Ma ben difficilmente tutta
la sua fantasia e tutta la sua preparazio-
ne scientifica avrebbero potuto fargli
pensare che un bel giorno, quasi sette
secoli dopo la sua morte, il suo capola-
voro sarebbe finito su di un floppy disk.
Già: la Commedia che ottenne dai
contemporanei del poeta l'aggettivo di
••Divina» ed é stata stampata e riprodot-
ta nei più vari formali, illustrata dai più
grandi artisti, commentata dai più valen-
ti letterati, é ora disponibile perfino su
floppy disk. Ce l'ha messa Zanichelli, la
nota casa editrice italiana specializzata
in opere didattiche e di consultazione
154
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
PROVA
LA DIVINA COMMEDIA SU FLOPPY DISK
che. come già sappiamo da precedenti
prove, tiene in particolare considerazio-
ne le nuove tecnologie informatiche di
supporto alla diffusione e consultazione
dei testi. Perché ce l'abbia messa é
forse più difficile da capire e spiegare:
ed è proprio per questo che abbiamo
deciso di pubblicare questa inconsueta
•'prova» di un altrettanto inconsueto
prodotto.
La Commedia ed il floppy
Chiariamo subito che dicendo «Divina
Commedia su floppy» intendiamo in ef-
fetti che essa é «anche» su floppy.
Infatti questo prodotto Zanichelli, che
appartiene alla collana di strumenti di-
dattici realizzati in collaborazione con la
IBM, è formato principalmente da un
ponderoso volume tradizionale conte-
nente il poema ed i relativi commenti.
CUI si accompagna come supplemento il
fatidico dischetto. Quest'ultimo è in for-
mato MS-DOS del tipo, incredibile a
dirsi, a bassa densità: ossia da soli 360
KByte, che per la cronaca sono intera-
mente riempiti. Per ottenere questo no-
tevole risultato i canti della Commedia
sono stati registrati in un particolare
formato compresso, di tipo non stan-
dard e non documentato, che ha con-
sentito di contenere notevolmente la
dimensione totale dei dati da memoriz-
zare. I canti sono organizzati in ventuno
file ciascuno dei quali ne contiene cin-
que. Il programma di reperimento e
lettura si chiama DANTE.EXE, è lungo
una cinquantina di Kbyte e ad un'analisi
con un debugger è risultato scritto m
Basic. Di esso ovviamente parleremo m
dettaglio fra poco.
Parliamo invece subito dei volume, il
quale contiene oltre ottocento pagine
delle quali ben centottanta dedicate agli
indici. La sua impostazione generale é
didattica e chiaramente rivolta ad un
pubblico di studenti, in particolare degli
ultimi anni delle medie superiori. Ogni
canto, ampiamente commentato lungo
il testo, è preceduto da una introduzio-
ne che ne presenta e riassume il conte-
nuto nonché da un disegno che indica la
posizione geografica del luogo, cerchio
cornice 0 cielo a seconda della cantica,
nel quale si svolge l'azione narrata. A
chiusura di ciascun canto è riportato un
brano, di autore sempre diverso, che in
qualche misura commenta uno o più
aspetti direttamente o indirettamente
collegati al canto o ad eventi ad esso
relativi: ad esso seguono infine alcune
succinte indicazioni bibliografiche consi-
gliate per un maggior approfondimento
delle tematiche ispirate dal canto stes-
so, ed una sene di spunti di ricerca
La Divina Commedia su Floppy Disk
Produttore:
Zanichelli Editore
Via Imerio. 54
AOtZS Bologna
Prezzo UVA inclusa)
Libro più floppy: L. 9A.000
lasciati alla buona volontà del lettore.
Particolarmente ampia ed interessan-
te è la sezione relativa agli indici. Essi,
realizzati ovviamente mediante stru-
menti informatici, sono ben cinque e
precisamente; indice integrale delie oc-
correnze delle parole, indice inverso del-
le rime, indice dei nomi propri, indice
delle parole latine ed ebraiche, indice
dei nomi e delle cose notevoli (quest'ul-
timo tuttavia é stato realizzato in modo
tradizionale e non mediante elaborato-
re). La loro struttura e l'accuratezza con
la quale sono stati compilati consentono
al lettore di usarli non solo per la loro
funzione primaria, che è ovviamente
quella di ricercare qualsiasi occorrenza
nel testo di una particolare parola o
rima, ma anche per effettuare semplici
analisi o statistiche riguardanti la fre-
quenza e l'uso dei vari vocaboli nel
testo. In questo senso ci sembra assai
interessante, anche se meno diretta-
mente utile, la pubblicazione fra gli indi-
ci di una tabella delle occorrenze delle
coppie di lettere; essa riassume la fre-
quenza relativa ed assoluta con cui cia-
scun digramma compare nel testo di
Dante e, come ben sa qualsiasi appas-
sionato di crittologia, costituisce una
sorta di «impronta» del testo (o più in
generale di una lingua) assai ricca di
informazioni sulla struttura linguistica
che l'ha generata.
Il floppy ed il programma
dì ricerca
Passiamo ora a parlare del punto cer-
tamente più interessante di questo pro-
dotto, ossia il floppy contenente il testo
delta Commedia ed il programma di
lettura. Abbiamo già accennato al meto-
do con cui su di esso è stato compres-
so il poema di Dante. Vediamo ora
dunque come lo si installa ed usa.
I prerequisiti sono veramente minimi:
basta infatti un qualsiasi PC anche sen-
za disco rigido. L'installazione è sempli-
cissima o addirittura nulla in quanto il
programma può anche essere fatto gira-
re direttamente dal dischetto originale
(o meglio da una copia di backup). Nel
caso si disponga invece di disco rigido è
necessario creare su di esso una direc-
tory chiamata COMMEDIA nella quale
vanno semplicemente copiati tutti i file
presenti nella omonima directory pre-
sente sul floppy. Il programma di ricerca
può ovviamente risiedere in qualsiasi
directory citata ne) PATH.
Una volta lanciato, il programma mo-
stra una breve schermata introduttiva
impostata sulla medesima grafica della
copertina del volume e quindi passa a
visualizzare II menu principale. Questo
comprende sei opzioni; lettura a video,
stampa, registrazione su disco, ricerca
di una rima, ricerca di una sequenza di
caratteri, ricerca di una parola. La pres-
sione del tasto ESC termina il program-
ma e riporta al sistema operativo.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PROVA
LA DIVINA COMMEDIA SU FLOPPY DISK
Si vede che le prime tre scelte del
menu sono tutte relative alla decom-
pressione del testo ed al suo <iriversa-
mento» del medesimo in formato ASCII
su vari supporti, mentre le ultime tre
sono opzioni riguardanti le vare modalità
di ricerca operabili sul testo. Per quanto
riguarda le prime tre scelte va detto che
il testo da esse prodotto comprende
alcuni caratteri del set esteso IBM. in
particolare le vocali accentate ed i co-
siddetti «caporali» o virgolette alla fran-
cese (quelle che assomigliano appunto
ai gradi di caporale). Di ciò occorre
ovviamente tenere conto perché non
tutte le stampanti sono in grado di
riprodurli, né tutti i programmi non euro-
peizzati sono in grado di gestirli se li
trovano in un file. Le parti di testo che
neH'originale compaiono in corsivo ven-
gono invece racchiuse fra asterischi.
Benché possa essere simpatico e tal-
volta perfino utile poter leggere a video
0 stampare brani della Commedia, è
tuttavia chiaro che il piatto forte del
programma Zanichelli sta nelle possibili-
tà di effettuare ricerche lessicografiche
nell'intero testo del poema o in singoli
canti. Vediamo dunque in dettaglio co-
me si svolge questa operazione. Il mec-
canismo generale con cui essa avviene
é il medesimo qualsiasi sia la voce di
menu dalla quale essa viene lanciata.
Ciò che differenzia tra loro le tre modali-
tà di ricerca prima citate è solo l'oggetto
della medesima il quale può essere
rispettivamente rima, sequenza o paro-
la. Per rima si intende naturalmente
ogni sequenza di caratteri posta al ter-
mine di un verso. Durante la ricerca per
rima vengono ignorati gli eventuali se-
gni di interpunzione ma non gli eventua-
li spazi bianchi presenti nel verso, che
dunque debbono essere inseriti al posto
giusto se necessario. Con la locuzione
«sequenza di caratteri» il programma
indica invece ciò che noi diremmo più
brevemente «stringa»: ossia una qual-
siasi successione di caratteri eventual-
mente comprendente spazi bianchi e/o
segni di interpunzione. • Il programma
ricerca la stringa indicata anche nel
mezzo dei versi e non solo alia fine. La
ricerca di parole, infine, prende in consi-
derazione solo le parole intere ossia
tutte quelle stringhe delimitate da spazi
bianchi o segni di interpunzione, ovvero
che si trovino in fine del verso.
Le regole lessicografiche rispettate in
ciascuna ricerca prescindono general-
mente dalla presenza degli accenti toni-
ci e dal fatto che i caratteri (sia quelli da
ricercare che quelli del testo) siano
scritti in minuscolo od in maiuscolo.
Tuttavia nel solo caso della ricerca di
parole ha importanza la presenza o l'as-
senza di un eventuale accento sull'ulti-
ma lettera: in particolare se si introduce
una parola scritta senza accento non
verranno trovate quelle eventuali parole
che SI scrivono alla stessa maniera ma
vogliono l'accento o viceversa: per cui
ad esempio ricercando «ché» non viene
trovato «che», mentre ricercando «che»
non viene trovato «chó». Non ha invece
importanza l'indicazione del tipo di ac-
cento (grave od acuto): ad esempio
ricercando «ché» (accento grave) viene
trovato anche «ché» (accento acuto) e
viceversa.
Una volta richiesta una ricerca ed
impostata la relativa chiave il program-
ma chiede in quale sottoinsieme del
testo vada effettuata la ricerca stessa.
Si può indicare un solo canto ovvero un
range di canti, anche da una cantica
all'altra (in particolare dunque si può
ricercare su tutto il poema in una volta
soia). I risultati delia ricerca vengono
mostrati a video man mano che vengo-
no trovati; nel caso della ricerca su piu
canti può accadere che i versi repenti
siano parecchi e dunque che ad un
certo punto i primi ad essere stati iden-
tificati vengano fatti scorrere fuori dal
video dagli ultimi. Per evitare ciò è
possibile far si che il programma si
fermi al termine di ciascun canto per
ripartire solo alla pressione di un tasto
da parte deH'operatore.
Impressioni d'uso
Con buona pace del grande padre
Dante dobbiamo innanzitutto dire che la
Divina Commedia su floppy è soprattut-
to divertente, naturalmente grazie alle
svariate possibilità che si hanno di ricer-
care parole o rime nel testo. In partico-
lare saranno contenti gli amanti del più
bieco nozionismo da telequiz, i quali
troveranno in questo dischetto la solu-
zione ai loro più inconfessabili quesiti:
quante volte Dante nomina Beatrice? In
quale canto compare per prima una
rima in «uto»? Quante volte nel testo
viene usata la preposizione «per»? Cer-
to, la presenza nel volume cartaceo di
tanti begli indici che consentono ugual-
mente di dare una risposta a queste
domande toglie un po' il gusto alla
cosa; ma volete comunque mettere la
soddisfazione di vedere la ricerca scor-
rere sullo schermo sotto i propri occhi?
A proposito, c'è da dire che effettiva-
mente le ricerche sono molto rapide,
specialmente quando vengono effettua-
te da hard disk; diciamo che su un
computer mediamente veloce stiamo
attorno al minuto per cantica (tre minuti
per tutto il poema), veramente poco
considerata la mole di lavoro che il
programma deve fare.
Di contro all'efficienza nelle ricerche
dobbiamo tuttavia lamentare alcuni di-
156
MCmIcrocomputer n, 96 - maggio 1990
PROVA
LA DIVINA COMMEDIA SU FLOPPY DISK
< ricerca per paiola
Petti collaterali dei programma, piccoli
nei operativi che però stonano se posti
a confronto con la generale cura impie-
gata nel resto dell'opera. Critichiamo
soprattutto due cose: la rigidità del pro-
gramma e la sua scarsa «amichevolez-
za», che ne rendono l'uso un po’ fasti-
dioso. Ad esempio troviamo scomodo
che i file dati debbono obbligatoriamen-
te risiedere in una directory chiamata
COMMEDIA e posta immediatamente
sotto alla directory corrente. Tra l'altro
non solo tale posizione non è configura-
bile, ma il programma addirittura aborti-
sce in malo modo se non trova i file
dove crede che siano. La gestione dello
schermo è un po' povera: ad esempio
durante la lettura a video non si può
scorrere il testo una riga alla volta ma
solo una pagina alla volta; e tra l'altro il
programma non riconosce gli oramai
comuni modi video EGA e VGA a 43 o
50 linee ma impone quello a 25 linee
non sempre gradevole o pratico da usa-
re. Da notare poi che all'uscita dal pro-
gramma il video rimane impostato al
colore di fondo blu anche nella sua
cornice più esterna toverscan). dove per
pulirlo non basta il semplice clear scre-
en del DOS ma occorre qualcosa di più
«energico».
Per quanto riguarda le ricerche ci
sembra un peccato che i risultati, spe-
cie se relativi a più canti consecutivi,
non possano essere altro che visualizza-
ti; tra l'altro il formato con cui vengono
presentati a video spreca diverse righe
anche in caso di chiave non trovata e
dunque è assai frequente vedersi scor-
rere via dallo schermo un risultato prima
di averlo potuto leggere. La ricerca
«controllata», a tal proposito, non è di
molto aiuto in quanto si ferma stolida-
mente ad ogni fine canto anziché, come
sarebbe più logico, dopo aver visualizza-
to ogni verso soddisfacente la chiave di
ricerca. Ci sarebbe piaciuta almeno la
possibilità di inviare i risultati di una
ricerca ad un file o alla stampante.
Anche la struttura dell'interfaccia
utente ci sembra un po' farraginosa ed
approssimativa, Ed é un peccato perché
invece il «motore» delle ricerche è po-
tente e ben realizzato. Sicuramente è
possibile fare di meglio, anche senza
ricorrere a mouse e menu a tendina che
adesso vanno tanto di moda. Crediamo
che basterebbe poco per migliorare il
programma rendendolo un tantino più
versatile e soprattutto più «user-friend-
ly»; ora come ora invece esso appare
meno curato di molti programmi share-
ware 0 PD, cosa che sicuramente non
gli rende affatto giustizia. Ripetiamo, si
tratta di difetti collaterali e non sostan-
ziali: ma una volta fatto trenta perché
non fare trentuno?
Conclusione
Siamo arrivati alla fine senza aver
chiarito la domanda che ci eravamo
posti aH'inizio: a chi può interessare
questa particolare edizione delia Divina
Commedia? La risposta scontata è: a
tutti. Perché? Beh, innanzitutto perché
costa appena 94.000 lire, che potrebbe
essere il prezzo del solo libro ed invece
comprende anche il floppy ed il pro-
gramma di ricerca. Ma andiamo oltre e
vediamo. Per gli studenti ci sembra un
compendio didattico piuttosto interes-
sante: il ragazzo cui la Divina Comme-
dia piace troverà ulteriori spunti di inte-
resse nelle possibilità di ncerca. mentre
quello cui essa non piace troverà forse
un pretesto in più per provare a studiar-
la o comunque cominciare a familiariz-
zarcisi. Uno studioso di lingua o lettera-
tura italiana non può lasciarsi sfuggire la
possibilità di studiare il testo del poema
al computer, anche se le va detto che le
ricerche effettuabili sono solo quelle
basiche e non quelle più sofisticate che
si rendono necessarie per effettuare
analisi realmente significative. Chissà,
forse il dischetto solleticherà anche gli
appassionati di enigmistica che potran-
no «giocare» a piacere col testo di
Dante; e, perché no, qualsiasi «norma-
le» appassionato di letteratura in gene-
rate e della Commedia in particolare.
Senza pensare a qualcuno che potrebbe
trovare simpatica l’idea di disporre della
Divina Commedia sul suo hard disk, non
foss'altro come curiosità per stupire
qualche amieoi
Scherzi a parte é chiaro che un pro-
dotto del genere non è destinato ad una
diffusione da videogame in quanto è
orientato ad un'utenza in certa misura
particolare, Però l'esperimento non ci
sembra affatto disprezzabile, ed anzi ci
auguriamo di cuore che abbia successo
e possa essere proseguito con altri clas-
sici. A questo proposito dobbiamo loda-
re la Zanichelli e le sue coraggiose
iniziative editoriali che stanno aprendo
anche per la grande massa delle vie di
maggiore interazione con le grandi ope-
re di letteratura o di consultazione. Con-
testualmente ci piacerebbe però che il
programma di ricerca venisse maggior-
mente aggiornato nel rispetto di quelle
che oramai sono le prestazioni minime
irrinunciabili di qualsiasi software di
buon livello.
In conclusione dobbiamo dire che. a
nostro avviso, pur nella sua peculiarità il
prodotto è sicuramente interessante e
stimolante; inoltre ha un costo assai
contenuto in rapporto a ciò che esso
offre, sia in quanto carta che in quanto
disco, tanto da meritarsi l'acquisto an
che come puro gadget. ^
MCmicrocomputern. 96 - maggio 1990
157
SPREADSHEET
Lotus 123 rei. 3 ... ma non solo
Ragionare nella terza dimensione
di Francesco Petroni
L'idea di questo articolo mi è
venuta maneggiando il Lotus
123 Release 3.0. ed in
particolare sperimentando le
nuove modalità operative
permesse dai vecchi comandi
(quelli che lavorano anche sul
foglio bidimensionale) nel
nuovo ambiente a tre
dimensioni
Un argomento immediatamente con-
seguente. per lo meno per me che su
questa rivista tratto anche temi grafici,
è quello che consiste nell'individuare
quali siano gli elementi concettualmen-
te legati alla terza dimensione, quindi
indipendenti non solo dal tipo di pro-
gramma che si sta usando, ma anche
indipendenti dall'uso del computer.
In altre parole ci si può porre la do-
manda: in che misura la tridimensionali-
tà può essere trattata in modo astratto
e da quale momento invece, portata su
un computer, comincia a dipendere dal-
la tipologia del prodotto che si sta
usando?
Altro argomento che emerge, legato
m particolare al Lotus 123 rei. 3. è in
Figure I. 2 iolus 123
Grato d; r/ptogo XY
Le problemavche sol-
msianti la grafica inai-
mensiona/e sono ri
conduabili a sempha
espressioni trigono
metriche, facilmente
espiimibtli con qualsia
SI strumento software
in grado di eseguire
dei calcoli tngonome-
inci e pò di visualn^a-
te delle linee Un fo-
glio elettronico può
elaborare degli insiemi
di valori paremolriiiati
e pud visuali/jare li-
lesiano mediante la ti-
pologia di grafico XY
158
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SPREADSHEET
quali situazioni operative possa essere
utile la terza dimensione, intesa sia co-
me stratificazione di problematiche bidi-
mensionali. sia come ambiente spaziale
a tutti gli effetti.
Il cubo di Rubik
Come oggetto sul quale ragionare uti-
lizzeremo il cubo di Rubik, che é stato
per molti un modo per accostarsi alle
problematiche tridimensionali. Non ci in-
teressa ovviamente il problema connes-
so al suo utilizzo, ma solo l'oggetto in
sé. l’oggetto statico, inteso come «por-
tatorei» di elementi tridimensionali.
Una prima caratteristica del cubo di
Rubik é quella che per maneggiarlo non
si può operare totalmente a vista, nel
senso che oltre alle facce che si vedono
occorre immaginare quelle che non si
vedono.
Questo è lo stesso limite che si trova
quando si disegna su un foglio o con un
computer un oggetto spaziale. La parte
visibile del disegno è sempre insuffi-
ciente per comprendere completamen-
te come è fatto l'oggetto.
Se SI maneggia il cubo lo si può
ruotare per vedere anche le facce po-
steriori. se invece lo si disegna, per
poterlo mostrare completamente occor-
re eseguirne più viste.
Un'altra caratteristica dal cubo dì Ru-
bik è che si tratta di un oggetto total-
mente modulare, e quindi ben si presta
ad essere elaborato con un computer.
Comprende ventisette cubetti, di di-
mensioni uguali, e quindi complessiva-
mente 162 facce, 216 vertici. 324 spi-
goli (rispettivamente 27 per 6 facce. 8
vertici e 12 spigoli per ogni singolo
cubetto). Delle 162 facce. 54 sono visi-
bili dal di fuori e sono colorate.
I singoli cubetti rispetto al cubo totale
possono essere vertici, oppure spigoli
oppure elementi interni, e quindi rispet-
tivamente hanno tre. due e una faccia
colorata.
Insomma un bel concentrato di pro-
blematiche tridimensionali affrontabili
sia con prodotti normali con routine di
calcolo sia con prodotti grafici.
Rubik con l'123
Vi proponiamo dapprima un esercizio
di cui descriveremo subito la soluzione.
Successivamente parleremo di come si-
mulare, in modo non grafico, con la
versione 3, che é tridimensionale, il
cubo di Rubik utilizzando 27 celle distri-
buite su tre righe, tre colonne e tre
fogli.
L'esercizio iniziale consiste nel cerca-
figurs 3 - Lotus Ì23
Fumionalilà di Irsspo-
siziooe.
La funzione di Iraspo-
produce l'inversione di
righe con colonne,
l'asse X quindi divente
asse Y Eseguita due
lo stalo iniziale. Hon si
traila quindi di una ro-
tazione. che non esi-
ste come funzionalità
diretta, ma che può
comunque essere rea-
lizzata iin più mosse»
trasponendo ogni ca-
lvamente tre dimensioni La tridimensionalità, i.
ù complessi nell'ambiBnie tridimensionale som
e assi del loglio
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
159
SPREADSHEET
rose simmetrie del cubo e le funzioni
grafiche del Lotus 1 23 di qualsiasi ver-
sione, o dei prodotti di pan categoria In
particolare debbono utilizzare la tipolo-
gia XY che permette anche, in pratica,
di tracciare linee in un piano cartesiano.
Lasciando dei vuoti alTinterno delle
zone con i numeri da rendere in forma
grafica si otterranno le necessarie di-
scontinuità nelle linee.
I due vertici delle varie linee saranno
tracciati elaborando i dodici spigoli di
ciascuno dei ventisette cubi, ottenuti
elaborando un cubo di partenza tramite
dei semplici coefficienti di spostamento
che lo replicano nelle vane direzioni
nello spazio.
Questi esercizi possono essere ese-
guiti con un qualsiasi prodotto software
che disponga della tipologia di grafico
XY.
Funzioni tridimensionali
sul foglio di calcolo
La versione 3.0 dein 23 é tridimen-
sionale nel senso che le celle sono
disposte nello spazio e sono individuabi-
li tramite le tre coordinate di foglio,
colonna e riga. Ad esempio la cella
G:E4 corrisponde alla quarta riga della
quinta colonna del settimo foglio.
I "liiliyiij i fe
160
SPREADSHEET
quante sono le colonne o le righe. Quin-
di nel bidimensionale è possibile ese-
guire, indirettamente e quindi in «più
mosse», delie rotazioni.
Se è possibile nel bidimensionale lo è
anche nel tridimensionale. Anche in
questo ambiente occorre appoggiarsi al-
la funzione di trasposizione,
La funzione di trasposizione nello spa-
zio ha tre varianti a seconda dì quale
asse SI voglia invertire con quale altro
asse. Inoltre varie sottovarianti permet-
tono di trasporre sia zone tridimensiona-
lisi sia zone bidimensionali.
Parlando con una terminologia geo-
metrica risulta in definitiva possibile,
sfruttando la funzione di trasposizione,
eseguire qualsiasi tipo di rotazione, sia
di elementi solidi (zone di celle a tre
dimensioni) sia di elementi plani, sia di
elementi lineari rispetto a qualsiasi asse
di rotazione.
L'unico vincolo è che, evidentemen-
te. le vane rotazioni, comunque esegui-
te, avvengono con un angolo di 90
gradi. Il che facilita di un bel po’ la
comprensione del movimento.
Nelle figure a corredo possiamo ve-
dere un esempio, eseguito su un solo
foglio, di rotazione a 90, 180, 270, 360
gradi di una zona, ottenute tramite tra-
sposizioni successive (fig. 3).
Nella figura 4 vediamo invece le tre
trasposizioni possibili di una zona spa-
ziale 3 per 3 per 3. A seconda che si
inveilano righe con colonne, colonne
con fogli e righe con fogli.
Infine nella figura 5 lo stesso esem-
pio di prima realizzato partendo da una
zorta iniziale piana (3 per 3 per 1).
È evidente però che le difficoltà non
sono tanto operative, in quanto i co-
mandi sono sempre gli stessi, quanto
concettuali, in quanto non siamo abitua-
ti a «pensare» e tanto meno ad «opera-
re» nello spazio.
Applicazioni tridimensionali
Si possono quindi manipolare nello
spazio zone di celle di qualsiasi dimen-
sione (mono, bidi e Iridi), ma non è che
lo si debba fare per forza. Anzi l'even-
tualità che lo' SI debba fare è abbastanza
remota.
Citiamo invece ora alcune esigenze
applicative più frequenti, sia di tipo
«consolidamento», sia di tipo spaziale e
quindi realmente tridimensionale.
Per Consolidamento si intende quel par-
ticolare problema in cui occorre sovrap-
porre più fogli strutturalmente ed orga-
nizzativamente identici, ma contenutisti-
camente differenziati.
L'esempio più classico é quello di un
resoconto mensile che occorra sovrap-
porre a lutti quelli dei mesi precedenti
per ottenere, in cima, con una somma
generale, i totali di tutti i mesi. Non si
tratta quindi di tridimensionale, ma di
bidimensionale «stratificato».
Un prodotto «specializzato» per risol-
vere tali problematiche è il Borland
Quattro Professional, che permette di
lavorare a finestre, comunque posizio-
nate sul video, in ciascuna delle quali è
presente un foglio (ad esempio un me-
se). Il Quattro poi permette di scrivere
delle formule di calcolo, anche comples-
se. a cavallo tra un foglio e l’altro, ad
esempio per calcolare delle percentuali
rispetto al mese (e quindi foglio) prece-
dente oppure per eseguire delle som-
me per trimestre.
Infine dispone di due funzionalità che
riorganizzano la disposizione a video
delie vane finestre. La Tiling che riparti-
sce equamente il video tra le varie
finestre attive e la Stack che le impila in
modo che si vedano tutti i nomi delle
finestre sottostanti (figg. 6, 7).
Tornando al Lotus 123 Release 3.0
citiamo la possibilità di eseguire un
Cross Tabulation 30 Ad esempio se
abbiamo una serie di dati in cui esistano
tre elementi di raggruppamento nel no-
stro caso Zone d'Italia (Nord. Centro e
Sud), codice Prodotto (Al, A2...) e tipo-
logia Cliente (A. B, C....) e un importo X,
si può, con la funzione DATI TABELLA 3
combinata ad una formula Cq DBSONIMA.
ottenere la distribuzione dell’importo X
per Zona. Prodotto e Tipo Cliente, con
un’unica operazione (fig. 8).
Questo è uno di quei casi in cui può
essere anche funzionalmente utile la
terza dimensione, oltre che organizzati-
vamente.
Va infine detto che qualsiasi applica-
zione tridimensionale deve comunque,
prima di essere stampata o visualizza-
la, essere ridotta in una o più viste
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
161
SPREADSHEET
piane. Il che. nel nostro esempio, equi-
vale a fare delle «sezioni» del cubo con
dati. E a seconda deH'orientamento del-
la Sezione si realizzano dei CrossTafa
bidimensionali in cui il terzo valore è, in
quella sezione particolare, fisso.
Uso di prodotti grafici
non tridimensionali
Prima di passare ad Autocad che, con
la versione 10, é lo strumento più ido-
neo per realizzare «The Reai 3D Rubik's
Cube», vediamo alcuni altri casi interes-
santi.
In figura 9 vediamo una vista assono-
metrica del cubo eseguita con un pro-
dotto Drawing molto diffuso, il Freelan-
ce Plus della Lotus.
Anche in questo caso e stata sfrutta-
ta al massimo la modularità del sogget-
to, che è stato realizzato costruendo un
finto cubetto formato da un quadrato e
due rombi, successivamente duplicato
in vari esemplari. Tempo di esecuzione,
circa cinque minuti.
In questo caso si tratta di un prodotto
rigorosamente «bidimensionale» ed i
problemi che si incontrano nel disegna-
re la rappresentazione piana di un og-
getto spaziale sono principalmente lega-
ti alle linee e superfio nascoste.
In altre parole occorre realizzare i van
moduli partendo., da dietro, in modo
che quelli più vicini all’ossen/atore co-
prano gli altri.
Nella successiva figura 10 vediamo
una funzionalità «mista» dell’AutoDesk
Animator. di cui presentiamo la prova in
altre pagine di questo stesso numero
Mista sta a significare che in questo
caso SI può stabilire per un soggetto
bidimensionale, e che rimane bidimen-
sionale. un movimento lungo una traiet-
toria spaziale. Il soggetto può quindi
essere spostato e ruotato nello spazio e
in tal modo assume un aspetto schiac-
ciato 0 deformato.
Come ulteriore esemplificazione di
problematiche pseudo-tridimensionali
citiamo un prodotto di Business Gra-
phic, tra i tanti che permettono effetti
tridimensionali.
Si tratta del Boeing Graph. che per-
mette anche una tipologia PILA. Per
ottenere tale grafico vanno impostati
necessariamente più fogli di dati, cia-
scuno di essi appartiene ad una riga, ad
una colonna e ad uno strato (foglio).
Figura 1 1
Nelle Business Graphic la tridimensio-
nalità è sempre un effetto esclusiva-
mente estetico. E che risponda a finalità
esteriori risulta evidente anche conside-
rando il fatto che la leggibilità dei dati è
in pratica nulla. Ben altra leggibilità
avrebbe una versione bidimensionale
dello stesso disegno nella quale le barre
sarebbero apparse affiancate e quindi
complanari tra di loro.
162
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SPREADSHEET
Autocad
Lavorando con un prodotto realmente
tridimensionale i problemi cambiano. Si
disegna nello spazio e quindi è un po'
più difficile operare In compenso non
occorre occuparsi delle Viste, in quanto
è il prodotto che le crea sulla base delle
indicazioni dell'operatore,
Quindi se si disegna con un prodotto
bidimensionale si traccia direttamente
la vista del soggetto e quindi occorre
risolvere in proprio il problema delle
linee e facce nascoste. Se si opera con
il prodotto 3D si disegna nello spazio e
poi SI eseguono del soggetto più viste,
ed in questo caso si può scegliere il
comando Nascondi che esegue il testo
delle linee nascoste.
Per disegnare con Autocad si inco-
mincia da un quadrato di altezza pari al
lato e SI tracciano poi le due facce
superiore ed inferiore. In tal modo si
hanno sei quadrati, anziché dodici spi-
goli.
La cosa si nota dalle figure a corredo
dove appare evidente che uno spigolo
appartiene a due quadrati è quindi viene
disegnato due volte, e conserva il colo-
re dell'ultima volta che é stato tracciato.
Disegnato il primo cubo lo si duplica
nove volte sul piano con il comando
Serie e i nove cubetti, si duplicano,
stavolta lungo l'asse Z, altre tre volte
(figg. 12 e 13) Per utilizzare il comando
Sene anche lungo l'asse Z, occorre defi-
nire un piano utente (funzione UCS) che
contenga quest'asse.
Tracciati i ventisette cubetti si passa
a colorarli. Ma tale operazione poteva
essere eseguita durante i passaggi in-
termedi.
Per ottenere la rotazione di una sezio-
ne centrale del cubo di Rubik basta
isolare i cubetti di una fetta, nel nostro
caso una fetta interna e ruotarli rispetto
al centro, con l’apposita funzione. E il
gioco é fatto.
Il cubo che vedete nelle varie foto è
stato eseguito costruendo il cubo con
sei quadrati per poter passare il lavoro
ad Autoshade che lavora solo su qua-
drati e triangoli. Non é stata utilizzata la
funzione 3D che produce ugualmente
un cubo ma non ne individua le facce.
Con Autoshade, che. come più volte
mostrato in queste pagine, rielabora i
file prodotti con Autocad, poi si realizza-
no delle viste realistiche del soggetto
posizionando nella scena un osservato-
re e alcune fonti luminose (fig. 14).
In definitiva abbiamo visto tre modi di
riprodurre l'oggetto Cubo. La prima tra-
mite una vista assonometrica risolta «a
spese» deH’osservatore. La seconda la-
vorando nello spazio in modalità fil di
ferro e quindi lasciando irrisolto il pro-
blema della colorazione degli spigoli,
che appartengono sempre a due facce.
E infine la vista realistica, che. se si
sono preparati i dati in maniera corretta,
riproduce esattamente il soggetto.
Conclusioni
Prima di concludere citiamo la inva-
sione della tridimensionalità anche nel
campo dei giochi, sia con giochi tridi-
mensionali «puri» come il Flight Simula-
tor che ha senso in quanto non può che
funzionare nello spazio, sia con giochi
convertiti in versioni spaziali
Mostriamo il classico Tetris, molto
diffuso negli ambienti... parastatali, in
CUI gli oggetti geometrici che si accu-
mulano sul fondo del contenitore pos-
sono essere, durante la caduta, spostati
lungo due direzioni e ruotati secondo i
tre assi cartesiani (fig. 15).
Rispetto alla versione a due dimen-
sioni i movimenti sono passati da tre a
cinque e questo dà un'indicazione di
quanto sia molto più complesso operare
nello spazio di quanto io sia nel piano.
Concludiamo constatando come la
possibilità di lavorare nello spazio si stia
sempre più diffondendo sia nei prodotti
grafici, sia net prodotti piu tradizionali, e
come in questi ultimi possa assumere
varie forme.
La tridimensionalità è comunque, in
qualsiasi situazione sia utilizzata, un po-
tente ed efficace strumento operativo,
che però deve essere padroneggiato
innanzitutto concettualmente, per po-
terne sfruttare al meglio ta grande po-
tenzialità.
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
163
DTP
Word per Windows
Prova su strada delle funzioni DTP
di Francesco Petroni e Gianni Caiani
Riprendiamo il discorso
iniziato sul numero scorso di
MC. in cui abbiamo pubblicato
la prova del Word per
Windows, per completarlo,
presentando una ulteriore
prova, questa volta del tutto
pratica, finalizzata alla
produzione direttamente con
WinWord di due o tre pagine
delta rivista
Una tale prova ha ovviamente il difet-
to di evidenziare solo alcune delle fun-
zionalità del prodotto, in particolare
quelle proprie di un DeskTop Publisher,
funzionalità che rappresentano in un
certo senso solo il lato esteriore del
prodotto WinWord, che è invece anche
un Word Processor evolutissimo.
Dispone infatti non solo di tutte le
funzionalità tipiche di un' Word Proces-
sor delle ultimissime generazioni (in pra-
tica contiene in toto il Microsoft Word
5, che è oggi il WP di gran lunga più
venduto in Italia), come la possibilità di
utilizzare Dizionari, Glossari, Fogli Stile,
la possibilità di conservare le varie revi-
sioni del documento e di aggiungervi
note esterne al testo, la possibilità di
fare una sorta di Information Retrieval
sui documenti memorizzati (queste due
ultime funzionalità sono molto impor-
tanti in un uso aziendale), ma anche
altre funzionalità del tutto nuove per un
WP.
Citiamo la funzione di creazione e
gestione delle Tabelle che può risolvere
in modo semiautomatico buona parte
dei problemi di tabulazione e di impagi-
nazione di parole, numeri, paragrafi.
ecc. su più colonne. Poi le funzioni di
importazione e di conversione sia di
testi che di grafici che di tabelle già
costruite, prelevabiii praticamente da
qualsiasi ambiente esterno. Figura 1.
Citiamo l'assoluta novità dell’introdu-
zione del concetto di Campo, che é lo
strumento con il quale dare vita al docu-
mento. Si tratta di un elemento che va
posizionato nel tempo e che può ese-
guire una azione, calcolare una formula,
lanciare una operazione di import, inse-
rire un dato, ecc.
Citiamo inoltre la presenza di un vero
e proprio linguaggio di programmazione,
ulteriore evoluzione del concetto di Ma-
cro. con il quale scrivere delle procedu-
re che possono elaborare dati, importa-
re testi, figure e tabelle, che possono
interagire con un operatore, e che han-
no come finalità ultima quella di produr-
re, in una maniera procedurale, un do-
cumento anche molto complesso.
Anzi è proprio nella produzione di un
documento complesso che tali funzio-
nalità ed automatismi diventano co-
modi.
Altro elemento "novità", abbastanza
connesso a tutto il resto, è il concetto di
164
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
DTP
Tempiale {in italiano si chiamerà Docu-
mento Modello). Con tale strumento
l'ambiente di lavoro può essere perso-
nalizzato, sia sulla base delle necessità
dell’utente, sia sulla base delle necessi-
tà del... documento. Il Modello contiene
il Foglio Stile, i Glossari, figure e testi
fissi, le varie Macro, il sistema di menu
con eventuali rami e voci personalizza-
te. insiemi di campi predefiniti, ecc.
Un esempio di semplice Macro po-
trebbe essere questo.
Occorre realizzare spesso delle tabel-
le di cinque colonne e dodici righe, con
filettature all’interno ed una cornice om-
breggiata e con le dimensioni delle co-
lonne sempre uguali. Per evitare di rie-
seguire ogni volta una serie di operazio-
ni conviene confezionare una Macro,
che si può in seguito lanciare con un
semplice comando.
Operativamente il modo più semplice
per costruire la Macro è quello di accen-
dere il "registratore di Macro" (coman-
do Macro Record), eseguire via via le
operazioni tramite Menu e Finestre di
Dialogo, e alla fine, spegnere il registra-
tore (Macro Stop Recorder). In tale ma-
niera la Macro è stata registrata e la si
può richiamare per leggerne la armassi,
ed eventualmente per perfezionarla, o
per rieseguirla.
La Macro può essere memorizzala in
una Libreria Generale sempre richiama-
bile oppure direttamente nel Modello,
ed é quindi richiamabile solo dall'interno
di questo.
Un esempio di Modello è invece rap-
presentato da una Relazione Mensile
che viene periodicamente (ogni mese)
pubblicala in ogni Azienda. Questo do-
cumento è sempre un collage di vari
testi, figure, tabelle, realizzate con vari
prodotti e importate in varie modalità.
Se I vari file componenti hanno sempre
lo stesso nome, e non si vede perché
non possa essere sempre uguale, la
produzione può essere completamente
automatizzata.
DTP CON
MICROSOFT
WORD PER WINDOWS
165
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
liiiiiif i;
DTP
WM
Melatile ICCMI che si
lormalo standard per i
tonale e c/>e. come si
può vedere dai nsulia-
e quindi si usa per scrivere il testo, si
può continuare ad usare la tastiera an-
che per attivare le funzionalità non di
mera scrittura, in quanto i vari comandi
di menu sono duplicati sulla tastiera
Con il mouse si eseguono quindi tut-
te le operazioni di selezione di blocchi di
testo, tutte (e operazioni di copia, movi-
mento e cancellazione di blocchi, di
tabelle, di figure. Con li mouse si attiva-
no inoltre le vane finestre di dialogo che
presentano bottoni, barre di scorrimen-
to, scorribili con il mouse, ecc. E fin qui
L'ambiente operativo
di WinWord
Il Word Processor notoriamente è
stato inizialmente realizzato a somiglian-
za dei vecchi Sistemi di Videoscrittura,
che a loro volta sostituirono le ancor più
vecchie macchine per scrivere, per cui
potremo dire che i WP discendono dalia
tastiera.
E in un computer la tastiera svolge,
ancora oggi, l’importante funzione di
Input, anche se può venire coadiuvata
e, in certe situazioni, sostituita dal
mouse.
Con il passare del tempo e con l'evo-
luzione dei prodotti WP, sono stati adot-
tati svariati sistemi per attivare le nume-
rose funzionalità presenti. Quella princi-
pale. che è la scrittura dei testo, é
comunque {e lo sarà ancora per molto)
basata sull'uso della tastiera
Le altre Funzionalità possono basarsi
sull’uso di brevi sequenze di tasti Con-
trol (Wordstar) o di tasti funzione (Word
Perfect), o sull'uso di un menu ad albe-
ro (Word).
WinWord, come rappresentante del
mondo Windows, adotta il più possibile
l'interfaccia grafica basata sull'uso del
mouse, con il quale si possono sia
selezionare le zone del documento sul
quale inten/enire. sia scegliere, o sulle
tendine del menu o sulle finestre di
dialogo o sulle due barre di Icone, pre-
senti sotto la barra del menu, le funzioni
volute.
Si può tranquillamente affermare che
tutto ciò che non è semplice digitazione
di testo SI può eseguire via mouse.
Questa possibilità, che esemplifiche-
remo ulteriormente, è molto importante
soprattutto se si usano prevalentemen-
te le funzionalità di impaginazione e/o
quelle di collegamento con il mondo
esterno.
Se invece si fa del WinWord un uso
più vicino a quello di un WP tradizionale.
166
1990
DTP
niente di nuovo, se non il fatto che si
tratta del primo prodotto WP, e non
solo DTP, in cui si possa operare così
pesantemente con il mouse.
Molto interessante é la possibilità di
Far apparire, immediatamente al di sotto
delia barra di menu, due barre operative
ad Icone (fig. 4).
La prima, che nel menu si chiama
RUBBER, permette di scegliere Font,
nonché dimensioni ed attributi del Font.
Le varie impostazioni vengono poi ripor-
tate sulle porzioni di testo che sono
Figura 3 - MS Win-
Word - Fase di realia-
zaiione di un lago di
MC WinWord irova
suoi naturali alleali, ol-
tre che nel Microsoft
Excel, anche nei tanti
prodolli grafici che
glia MicroCralx tDraw.
In-A-Vision e Desi-
gner! 0 nel famoso
Corel Draw con il qua-
le abbiamo realurzaro
un lago “non origina-
le' della nostra rmsta.
Il lago é stato quindi
convertito in un forma-
to leggibile da Win-
Word
state preventivamente selezionate.
La seconda barra, che si chiama RU-
LER, si divide orizzontalmente in due.
La parte inferiore é il Righello vero e
proprio e quella superiore è una striscia
con Scritte ed Icone, con le quali si
possono definire gli allineamenti, le in-
terlinee, le spaziature superiore ed infe-
riore del paragrafo, ecc. Inoltre sempre
dal Ruler si può assegnare uno stile
predefinito, scelto tra quelli presenti nel
foglio stile, ad un paragrafo (ed è questa
la modalità dì lavoro più produttiva),
Clickando su alcune delle voci delle
due barre si provoca inoltre lo srotola-
mento di tendine con le opzioni, clickan-
do su altre due volte e velocemente, si
aprono delle finestre di dialogo altrimen-
ti richiamabili, in modo più tradizionale,
via menu principale.
Il righello serve per definire, anche
qui a vista, spostando con il mouse
sullo stesso righello appositi simboli, i
margini destro e sinistro, le posizioni dei
rientri e le tabulazioni delle quali si può
ovviamente anche scegliere il tipo.
Anche se si lavora su strutture com-
plesse, quali una tabella, si può interve-
nire sul righello (clickandoci sopra si
passa da una funzionalità all'altra) per
definire dimensioni, margini e rientri di
ciascuna colonna, riga o addirittura di
ciascuna cella della tabella.
Rubber e Ruler sono quindi il ponte di
comando dal quale si attivano buona
parte delle funzionalità che non siano di
mera scrittura del testo. Ci si lavora
bene in quanto il tutto è ben organizzato
al punto che dopo pochi minuti i singoli
comandi risultano facilmente ed intuiti-
vamente raggiungibili.
Operatività sulle tabelle
La funzione da attivare si chiama Ta-
ble, ed è presente sotto l'opzione di
menu INSERÌ. Inoltre, per lavorare sul
formato e sull'estetica delle tabelle, esi-
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
167
DTP
Hgwa 4 MS Win-
Word - Ambienre ed
icone Buona parte
delle tumion operati-
ve SI attivano ricorren-
do alle due barre oriz-
zontali, cJoore d! scrii-
mediatamente a! di-
sotto della barra delle
opzioni di menu Tali
banette, che si chia-
mano rispetln/amenle
RUBBEH e RULER,
permettono di esegui-
re tutte le operazioni
d' formattazione del
testo Iscelta dei font e
degli attributi, impo-
Ftgura 6 - WinWord
Importazione da Auto-
cad e da Autoskeich
La classica figura del
Columbia é notoria-
matenale dimostrativo
dello Xerox Ventura
PutXisher. che legge il
tonnato SLD di Aulo-
cad. Anche WinWord
ha buoni rapporti con
Autocad di CUI legge
però I formati di uscita
su periferiche, e quin-
di I formati HPGL e
ADI La barca a vela
ste la opzione TABLE nel menu FOR-
MAT e per inserire/eliminare celle, righe
o colonne di tabelle già costruite, esiste
il comando EDIT TABLE
Nelle nostre pagine vediamo una ta-
bella, realizzata con WinWord, in cui è
riportata la programmazione di alcuni
cinema di Roma, e un’altra importata
direttamente dal Lotus 123.
Si tratta di uno strumento molto po-
tente che permette sia di costruire dei
“mini spreadsheet", in cui si possono
usare anche funzioni di calcolo, sia d<
allineare paragrafi scritti su più colonne,
sia, per dirla con termini più generali,
per distribuire in un modo organizzato
sulla pagina testi, numeri, figure, ecc.
La struttura della tabella (il contenito-
re) può non essere visualizzata per nul-
la, 0 può invece essere tracciata in vane
modalità grafiche.
La tabella può anche essere generata
del tutto automaticamente per mezzo di
una importazione fredda daH'123 e dal-
l'EXCEL. In pratica si tratta di una sem-
plice copia di dati, che "arrivati" in
WinWord vengono automaticamente
piazzati in una tabella su cui si può
successivamente intervenire con (e cita-
te EDIT e FORMAT.
Con l'importazione calda invece si
stabilisce una "regola" per il trasferi-
mento dei dati. Per cui la tabella, qual-
siasi sia il suo contenuto, può essere
rinfrescata ogni volta che occorre.
Import dei grafici
L'import di grafici si esegue in varie
tappe. La prima tappa si svolge durante
l'installazione del prodotto, e consiste
nell'indicare quali formati grafici si vo-
gliono importare in WinWord (vedi di
nuovo fig. 1).
Conseguentemente vengono cancati
dei file di conversione.
Successivamente, durante il lavoro su
WinWord, occorre scegliere il comando
INSERT PICTURE, e quindi il nome del
file. La desinenza di default corrisponde
al formato bit-mapped TIFF, e questo
formato viene caricato direttamente
senza convertitore.
Se il file indicato è riconosciuto cor-
rettamente viene caricato, altrimenti ap-
pare un messaggio di errore e bisogna
rinunciare all'operazione. Questo acca-
de quando non si è installato il converti-
tore oppure quando il sottotipo del for-
mato (purtroppo i vari formati hanno
spesso vane versioni) non sia quello
giusto.
Sull'immagine, una volta caricata,
possono essere eseguite alcune opera-
zioni descritte nelle pagine di prova.
I formati caricabili sono quelli più dif-
fusi. inoltre tramite il Clipboard di Win-
dows può essere prelevato qualsiasi
altro tipo di disegno visto da qualsiasi
prodotto sotto Windows-
WinWord ha buoni rapporti con Auto-
cad, come si può notare dalle immagini
168
MCmicrocomputern. 96- maggio 1990
DTP
a corredo (fig. 8) di cui legge però i
formati di uscita su periferiche, e quindi
I formati HPGL e ADI. La figura del
Columbia ha notoriamente origine Auto-
cad, mentre la barca a vela proviene
invece dall’AutoSketch versione 2.0,
che é una specie di mini-Autocad bidi-
mensionale. I due prodotti dell’Auto-
desk sono peraltro tra di loro compatibili
attraverso il formato intermedio DXF.
La nostra prova
La nostra prova si è concretizzata
nella realizzazione delle pagine che po-
tete vedere pubblicate per intero. Ab-
biamo cercato di seguire un minimo i
criteri di impaginazione di MC, in termi-
ni di colonne, margini, modalità di inseri-
mento figure e tabelle, ecc.
I vari componenti inseriti nelle pagine
sono ''autocommentati", per cui le va-
ne indicazioni su che cosa è stato fatto
e come è stato fatto le potete leggere
direttamente.
La prova é stata eseguita con un IBM
PS/2 70, con 6 mega di memoria RAM.
vista da! Windows 386. Tale computer
è un modello abbastanza veloce (386 20
MHertz). e quindi particolarmente adat-
to ad applicazioni cosi impegnative.
Su macchine meno dotate si perde in
velocità, e inoltre, in caso di non dispo-
nibilità di memoria estesa o espansa,
non SI può caricare contemporanea-
mente Excel e WinWord, cosa che noi
abbiamo fatto per poter utilizzare il
DDE.
La Stampante è una OkilaserLine 6,
che è una Laser HP Compatibile, ma
che é possibile settare direttamente dal
menu di Printer Setup del WinWord.
I font utilizzati sono stati in prevalenza
in corpo 10 per poter poi ridurre le tre
pagine, realizzate in formato A3, su due
colonne della nvista. Speriamo che an-
che I testi scritti in corpo 8 continuino,
anche dopo la riduzione, ad essere leg-
gibili.
Non ci siamo posti il problema di
rispettare un Layout unico, per le tre
pagine, anche perché abbiamo voluto
provare un po' tutte le possibilità.
Conclusioni
La prova pratica ha confermato le
prime impressioni. WinWord è un sofi-
sticatissimo Word Processor, in cui si
sommano le funzionalità più evolute og-
gi presenti nei prodotti di trattamento
testi con le funzionalità DTP prima pre-
senti solo nei prodotti specifici di Edito-
ria da Tavolo.
Come Word Processor è analogo a
Word 5. anzi abbiamo "letto" da Win-
Word documenti complessi realizzati
con Word 5. e sono stati caricati corret-
tamente. fogli stile compresi.
Possiede inoltre funzionalità per la
automazione della produzione, che sono
una novità assoluta in tale tipologia di
prodotti, e che in taluni casi, come ad
esempio aH’interno delle Aziende, po-
trebbero risultare risolutive.
Come DTP, infine, risulta abbastanza
efficace in termini di risultati raggiungi-
bili. L'adozione dell'interfaccia Windows
però comporta due inconvenienti che
vanno, durante il lavoro, tenuti ben pre-
senti.
Il primo é che nessuna delie viste
possibili, né la Page né la Preview, né
tantomeno la Draft, permettono un con-
trollo realmente WYSIWYG e questo in
un documento complesso può dare de-
Figurs 8 - Windows
Campionano di Font
Una delle anme cose
da fare quando si usa
un piodoUo tendente
a! DeskTop Pubhshng
è quella di reatiaiare
Font permessi dall'ac-
coppiata Videa/Pnntet
In WinWord, come Or-
mai in tutti ! prodotti di
WP e DTP. crii coman-
da 6 la stampante, e
quindi sono uhlK^atuli
solo I font permessi
dalla pentenca Anche
nella tendina nella
quale si sceglie il Font
appaiono solo quelli di-
sponibili per quella
stampante
gli inconvenienti.
Il secondo é che i tempi di reimpagi-
nazione sono, sempre ovviamente in
caso di documento complesso, lenti. E
questo comporta la necessità di dover
lavorare in due fasi, prima la scrittura
eseguita nella modalità veloce, e alla
fine rimpaginazione.
Occorre peraltro considerare che si
tratta comunque di un prodotto ancora
alla prima versione, e che troverà il suo
reale ambiente operativo nell'atteso
Windows 3.0 e nel Presentation Ma-
nager.
Oggi non può sicuramente costituire
un classico Word Processor Character
Oriented per la produzione di documen-
ti molto lunghi.
Può però essere preso in considera-
zione se non si debbono produrre molte
pagine. Altro campo di utilizzazione pro-
duttivo potrebbe essere infine quello di
impaginatore ufficiale di Word 5.
MCmicrocomputer n. 96 -maggio 1990
DESK TOP PUBLISHING
DesìsnStudìo: Tamìco del grafico
di Mauro Garìdini
Quando i computer
entrano con le loro
applicazioni in qualche
nuovo campo, si
riscontrano sempre
differenti reazioni da parte
degli addetti ai lavori.
Soprattutto le società del
settore «invaso» sono
restie a muoversi,
impreparate come sono
nella maggior parte dei casi
ad affrontare un nuovo
mondo
DesignStudio
UuT'iCiiHlr
Lfltraset
Questo è successo anche nel mondo
della tipografia e della grafica: nel caso
della tipografia la rivoluzione è stata
forse meno cruenta visto che questo
settore negli ultimi 20 anni ha vissuto (e
sta ancora vivendo) una grande rivolu-
zione. Se pensiamo che nel 1970 prati-
camente la fotocomposizione non esi-
steva ancora, ci rendiamo conto che
l'introduzione di questa nuova tecnolo-
gia aveva già in qualche modo sconvol-
to il rumoroso mondo delle tipografie
10/15 anni orsono (rumoroso per via
delle vecchie compositrici linotype con i
caratteri a piombo) e che quindi l'arrivo
del desktop publishing viene vissuto un
po' come il giusto prosieguo della prima
rivoluzione.
Per il mondo delta grafica questa rivo-
luzione arriva ora: è vero che già da
tempo esistono computer in grado di
fare della evolutissima grafica compute-
nzzata, ma è altresì verità che questi
sistemi costavano (e costano ancora in
alcuni casi) centinaia di milioni. La grafi-
ca computerizzata sulla scrivania di tutti
sta arrivando solo ora e quindi una vera
e propria rivoluzione sta avvenendo sot-
to I nostri occhi.
Chi ha sempre vissuto da leader in
questo settore ha dovuto immediata-
mente prendere coscienza della situa-
zione. Ma non tutti dopo aver preso
coscienza, hanno subito inforcato que-
sta nuova «bicicletta» e si sono messi a
pedalare. Chi fa eccezione è Letraset.
Letraset è senza dubbio leader indi-
scussa del settore grafico, avendo in
catalogo una vasta gamma di prodotti
per i grafici professionisti, a iniziare dai
famosi trasferibili disponibili ormai in
centinaia e centinaia di forme differenti.
Ora una società di tale caratura avrebbe
potuto vivere di riflesso questi momenti
di rivoluzione, stando magari alla fine-
stra per vedere come si evolvevano le
cose. Ma non è stato cosi alta fine de!
1986 Letraset decide che non si può
stare a guardare e come primo passo
acquista i diritti per la commercializza-
zione di un prodotto specifico di dtp.
appena sfornato in una nuova versione.
Ready, Set. GO! Dopo questo passo si
è buttata decisamente in questo settore
con idee molto chiare e precise sui
settori di intervento. A poco più di tre
anni dal suo arrivo sul mercato, Letraset
dispone di un invidiabile catalogo con
sei prodotti per la grafica computerizza-
ta e il dtp, più una invidiabile famiglia di
font specifici per l'utilizzo con program-
mi come LetraStudio. Troviamo cosi
programmi dedicati alla gestione della
pagina come Ready. Set. GO! e Design-
Studio, programmi dedicati alla elabora-
zione e miglioramento delle immagini,
sia in bianco e nero che a colori (Image-
Sludio e ColorStudio), e programmi per
(a gestione ed elaborazione di font e
grafica ad essi legata (FontStudio, Letra
Studio e LetraFont). Tutti prodotti per
l'ambiente Macintosh: in effetti questo
potrebbe essere l'unico appunto gene-
ralizzato da fare a Letraset. di non aver
ancora pensato a trasportare questi pro-
dotti nell'ambiente MS-DOS.
Veniamo a noi
DesignStudio è uno degli ultimi pro-
dotti presentati dalla Letraset: la prima
volta che si é parlato del software è
stato durante l'edizione dello scorso
SMAU. Le funzioni di questo software
sono legate alla generazione e gestione
della pagina: dobbiamo subito osserva-
re che l'interfaccia con cui si presenta
all'utente è molto simile a quella di
Ready, Set. GO! Chi è abitualo ad utiliz-
zare questo programma non troverà al-
cun problema ad utilizzare Design-
Studio.
La confezione si distingue da quella di
altri prodotti già illustrati sulle pagine di
MC: infatti mentre Ready, Set. GO! e
LetraStudio offrono una scatola con uno
OesignStudio v.1.0
Importatore:
Letraset Italia spa - Via M. Pagano. 37/39
Milano. Tel. 02/462.451.
170
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
DESK TOP PUBLISHING
sfondo sfumato in grigio più degli inseri-
menti di colore che cambiano da pro-
dotto a prodotto. DesignStudio vuole
già illustrare dal suo contenitore cosa è
possibile fare con il programma. Come
scritto sulla confezione infatti il design
della stessa é stato realizzato da Cle-
ment Mok, proprio con DesignStudio,
La confezione da noi provata era an-
cora un ibrido: infatti il programma, co-
me é visibile dalle fotografie a corredo
di questo articolo, era in italiano mentre
I manuali fornitici erano ancora in lingua
inglese (la traduzione non era ancora
terminata, ma per darci la possibilità di
esaminare in anteprima il prodotto, Le-
traset è stata cosi gentile da fornirci
subito quanto era disponibile). Nella
scatola troviamo due manuali, la guida
per l'utente (raccoglitore ad anelli) e il
manuale per il tutorial di apprendimen-
to, una busta sigillata contenente 4 di-
schetti, un depliant di esempio (che è
esattamente ciò che si otterrà seguen-
do il tutorial) e un catalogo di tutti i
prodotti Letraset per la computer gra-
fica.
L'installazione del prodotto avviene in
maniera molto semplice creando una
cartella nella quale si riverserà il conte-
nuto dei vari dischetti. Il primo dischetto
contiene il solo programma (non è pos-
sibile farci stare altro visto che occupa
da solo quasi 740K); il secondo disco
contiene i file per l'autoapprendimento
e il terzo consente di aggiornare te
proprie nsorse di stampa: attenzione,
se non siete sicuri di quale versione di
driver per la stampante laser avete in-
stallato nella cartella di sistema, prima
di travasare il contenuto di questo disco
accertatevi per maggior sicurezza di
avere copia dei driver che andate a
sostituire.
Infine l'ultimo dischetto contiene
l'Annex Polder una cartella che contie-
ne. sotto forma di programmi aggiuntivi,
alcune funzioni accessorie per una ge-
stione ancora più professionale della
pubblicazione (kerning e tracking perso-
nalizzati, font stripper, gestione delle
eccezioni di sillabazione, identificazione
delle figure utilizzate lungo tutta la pub-
blicazione). Queste funzioni si vanno a
sommare a quelle proprie del program-
ma: con tutta probabilità il problema dei
progettisti è stato quello di creare una
applicazione che stesse tutta su un di-
schetto da 800K, ma arrivati ad un certo
punto avrebbero dovuto lasciare fuori
qualcosa. Così hanno pensato di ricorre-
re a questo stratagemma: il programma
quando viene fatto partire va a controlla-
VitìeelB di presentazione del grogramma
Possibilità di modificare e migliorare la qualità delle immagini imgartate da
scanner
Possibiliià di visualizzazione sullo schermo del documento: è anche gossiCnie Le specifiche di «torcterora» che consentono di dare più professionaiiia ai tesa
avere le minialure, cioè lutto il documento rappresentalo da piccole pagine sopraltutlo a quelli con il solo allineamenro a bandiera sinistra
(VlCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
171
DESK TOP PUBLISHING
re se è presente l'Annex Polder e se in
esso sono disponibili le applicazioni rela-
tive alle varie funzioni. Se non lo trova,
avverte l'utente e prosegue: ovviamen-
te queste funzioni non saranno rese
disponibili dall'interno dei menu.
Il programma è protetto dalla copia:
infatti, appena fatto partire il program-
ma registrato sul disco rigido del Macin-
tosh, vi viene chiesto di inserire il di-
schetto originale per il controllo della
protezione Questa operazione deve es-
sere effettuata solo alla prima apertura
del programma dopo aver acceso o
resettato il Macintosh
Dopo alcuni secondi DesignStudio
mostra la videata di presentazione del
programma e apre poi automaticamen-
te una nuova pubblicazione Senza Tito-
lo. Come si può vedere dalla foto il
video SI presenta in maniera pratica-
mente identica a Ready, Set, GO! E
anche operativamente il programma si
utilizza nelle funzioni principali esatta-
mente nella stessa maniera La pagina
può contenere dei box di testo e dei
box di figure, tutti elementi che posso-
no essere importati direttamente da al-
tri programmi. Inoltre è possibile dise-
gnare elementi grafici come linee, ret-
tangoli, ovati, poligoni, ecc.
Le cose nuove
La gestione della pagina da parte di
DesignStudio avviene attraverso delle
griglie proprio come avveniva su Ready,
Set, GO! A questo punto inizierete a
domandarvi cosa fa di differente questo
programma: allora decidiamo drastica-
mente di rimandarvi ai nostri precedenti
articoli pubblicati su MCmicrocomputer
per lutto quello che riguarda la gestione
della pagina attraverso le griglie, la ge-
stione dei box di testo e delle figure
(MC 75 per RSGI4 e MC 88 per
RSGI4.5) per partire ora a descrivere ciò
che consente di fare DesignStudio
Pensavamo che questo programma,
vista la destinazione di elaboratore grafi-
co più che di dtp puro, potesse gestire
un numero limitato di pagine. Invece
siamo riusciti a creare addirittura una
pubblicazione di 1000 pagine: oltre non
si può proprio andare.
Ma proseguiamo per gradi e iniziamo
a scoprire nei menu le novità introdotte
da questo programma. Il primo menu
File contiene tutte le solite funzioni per
l'apertura, la chiusura e il salvataggio
dei documenti oltre che gestire l'impor-
tazione dei documenti di testo (per que-
sti è anche possibile l'esportazionel,
delle immagini e la stampa dei docu-
menti. Le due voci «Imposta Pagina n e
«Imposta Stampa» consentono di defi-
nire il formato della pubblicazione e
altre cose del tipo se inserire i crocini di
registro e nome del colore per le pubbli-
172
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
DESK TOP PUBLISHING
cazioni a colori.
Inoltre prima della stampa è possibile
richiedere delle opzioni di stampa come
la stampa in ordine inverso delle pagine,
le sole pagine pari o dispari, la stampa
delle segnature; è possibile persino
stampare in Formato ridotto le pagine su
un foglio per avere un colpo d'occhio su
tutta la pubblicazione; le pagine riprO'
dotte possono essere da due a 64 per
foglio. Si fratta praticamente di una
estensione in fase di stampa della fun-
zione Miniature già presente in RSG!
Nel menu Comp. (abbreviazione di
Composizione) troviamo i soliti taglia,
incolla e annulla l’ultima operazione.
Troviamo anche le funzioni per la ge-
stione dei formati e dei fogli stile che
consentono di rendere più veloce la
gestione del documento. L'ultima voce
di questo menu, consente di gestire le
immagini in mezzatinta, modificando lu-
minosità, contrasto, ecc.
Il menu Documento consente di sce-
gliere le progne preferenze (come devo-
no essere indicate le misure, ciò che
deve essere mostrato, ecc.) e di visua-
lizzare il documento a pagine affiancate
o meno e a differenti grandezze (lutto a
video, 50%, 75%. grandezza naturale,
ingrandito al 200%). Troviamo anche la
voce che consente di applicare al testo
uno stile 0 crearne di nuovi. In questo
menu abbiamo il gestore dei glossari
che possono essere sia testuali che
figurativi.
Sempre nel menu Documento trovia-
mo la possibilità di gestire la sillabazio-
ne (solo se la cartella Annex è presen-
te), la giustificazione e la cosiddetta
bordatura. Queste due ultime opportu-
nità sono una novità poiché consentono
di gestire in maniera molto professiona-
le il testo. Il controllo della giustificazio-
ne consente di gestire in maniera preci-
sa gli spazi che intercorrono tra le singo-
le lettere e tra le parole. Il controllo della
bordatura (traduzione un po' strana a dir
la verità) consente di regolare la lun-
ghezza delle righe nel caso di testi non
giustificali; è un'opzione molto comoda
nelle applicazioni grafiche poiché con-
sente di gestire la percentuale di spazio
coperto da un certo testo, ampliandola
0 comprimendola al massimo.
Un'altra novità di questo menu è la
possibilità di richiedere al programma
l'ordinamento delle finestre che conten-
gono le diverse pubblicazioni: le due
possibilità sono quella di avere le fine-
stre una sopra l'altra oppure di averle
tutte aperte in formato ridotto sul video.
Il menu successivo non contiene par-
ticolari novità; di chiama Pagina e con-
sente di inserire nuove pagine o elimi-
narne, saltare ad una determinata pagi-
na. Le altre funzioni sono relative alle
griglie e delle guide per gli allineamenti
e alTutilizzo delle pagine mastro.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
173
DESK TOP PUBLISHING
Nel menu successivo Oggetto trovia-
mo delle interessanti novità di grande
utilità per chi deve creare dei prodotti
con grafica evoluta. Allinemento, Dupli-
ca e Muovi consentono rispettivamente
di allineare tra loro differenti oggetti (per
esempio un testo e un'immagine}, du-
plicare N volte un oggetto, imprimendo
uno spostamento dopo ogni copia, e
muovere con precisione un oggetto.
Arriviamo cosi a Specifiche: questa
funzione dà per ogni oggetto tutte le
caratteristiche presentando un box di
dialogo ricco di informazioni nella mag-
gior parte dei casi modificabili a piaci-
mento. Le quattro informazioni principa-
li ci danno l’esatto posizionamento del-
l'oggetto indicandoci la posizione verti-
cale e orizzontale d'inizio e le relative
larghezza e altezza. Questi elementi so-
no comuni sia a oggetti come i blocchi
di testo che alle figure e sono modifica-
bili dall'utente per ottenere posiziona-
mento e dimensionamenti perfetti. Ab-
biamo poi una serie di indicazioni che
sono proprie dei box di testo piuttosto
che delle immagini. Per esempio nel
caso dei testi abbiamo la possibilità di
scegliere la posizione del testo rispetto
allo spazio disponibile nel box di testo,
possiamo inoltre decidere se il testo
deve essere gestito come testo o come
istruzioni in PostScript.
Per quanto riguarda le immagini ab-
biamo un numero superiore di opportu-
nità: possiamo infatti decidere anche la
percentuale di ingrandimento o rimpic-
Fguia ; - Bsem(uo effetto specchio ciolimenlo verticale e orizzontale sepa-
ratamente (cosi è possibile ottenere
una deformazione controllata delle im-
questa immagine deve essere aggirata
dal testo o meno: nel caso il testo
debba aggirarla si potrà decidere se
deve seguire il box rettangolare che
identifica ogni immagine oppure seguire
i contorni veri e propri della figura. Altre
due opzioni proprie delle immagini sono
la possibilità di essere gestite come
immagine «ombra» durante l'elaborazio-
ne del documento (praticamente si ri-
sparmia tempo poiché Macintosh non
deve sempre ricostruire le immagini
ogni volta che le deve visualizzare) e la
possibilità di stampare le immagini in
formato Pict2 con le tonalità di grigio.
In effetti prima abbiamo indicato solo
alcune delle caratteristiche comuni che
possono avere gli oggetti come i testi e
le immagini: ne esistono altri che vista
la novità abbiamo deciso di trattare a
parte. Prima di tutto le rotazioni: De-
signStudio consente di specificare per
qualsiasi oggetto una rotazione, testi
compresi anche se a blocchetto. Que-
sto é possibile anche con uno strumen-
to apposito di rotazione presente nella
barra degli strumenti. Ma questo è an-
cora nulla: arriviamo alla più succulenta
novità introdotta da Design Studio,
DesignStudio consente di applicare
ad ogni oggetto una forma selezionabile
tra le 16 a disposizione. Oltre al classico
rettangolo abbiamo l'ovale o cerchio, il
rettangolo ad angoli smussati, il rombo,
trapezi con varie inclinazioni e triangoli
con tutte le possibili posizioni. Per le
immagini questa possibilità è senza
dubbio utile, ma mai quanto per il testo.
Poter inserire il testo in uno di questi
contorni e poi, per esempio, ruotarlo é
in assoluto una delle cose più comode
che si possono avere a disposizione.
Nelle figure potete vedere alcuni simpa-
tici esempi di cosa DesignStudio con-
Figum 2 - Lo stesso Uocco eh testo nelattoreto più volte con differenti profili e inchnetnom sente di Ottenere molto facilmente.
174
MCmicrocomputer n, 96 -maggio 1990
DESK TOP PUBLISHING
Altra possibilità che si applica sia ai
testr che alte immagini è la possibilità di
scegliere i retini da applicare a testi e
immagini per la generazione delle pelli-
cole da stampa: il programma consente
di scegliere l'inclinazione di questi retini,
se elaborarli a punti o linee e la risolu-
zione in linee per pollice.
Sempre nel menu Oggetto troviamo
la possibilità di portare avanti o mandare
dietro I van oggetti: interessante l’op-
portunità di movimento attraverso il ta-
sto option e I tasti -he - che fanno
passare l'oggetto da una posizione di
sfondo ad un primo piano scavalcando
gli altri oggetti uno per volta.
Sempre in questo menu troviamo la
fuzione che consente di raggruppare più
oggetti tra di loro o separarli e protegge-
re le loro caratteristiche (posizione, incli-
nazione. ecc-). E ancora troviamo nel
menu Oggetto la possibilità di invertire
gli oggetti scambiandone la destra con
la sinistra o il basso con l'alto: questo è
applicabile anche al testo che risulterà
cosi invertito e leggibile, per esempio,
solo con uno specchio.
L'ultimo menu normalmente visibile è
Disegno ed é relativo agli oggetti gene-
rati dagli strumenti di disegno (rettango-
li, ovali, ecc.): esso contiene tutte le
possibilità di scelta relative agli sfondi e.
al disegno delle penne con cui gli ogget-
ti sono generati. Simpatica la possibilità
di generare delle frecce personalizzate:
il programma consente infatti di modifi-
care la punta delle frecce variandone
l'apertura, la lunghezza, ecc.
Abbiamo detto «l'ultimo menu nor-
malmente'! visibile in quanto ne esisto-
no altri due che appaiono solo nel mo-
mento in cui si sta trattando del testo:
questi due menu consentono pratica-
mente la completa gestione dei testi
con funzioni del tipo carattere, formato,
giustificazione, colore, tinta (% di colo-
re), tabulatori, spaziature tra I paragrafi,
kerning. tracking, trova e sostituisci.
correzione ortografica, conversioni (mi-
nuscole, Maiuscole, ecc.}, sillabazione,
scelta della lingua con cui si sta lavoran-
do. inserimento di eventuali stacchi tra
le colonne.
Altre caratteristiche varie
Come già accennato il programma
permette di gestire il colore consenten-
do una vasta gamma di Pantoni già
pronti all'uso o consentendo di genera-
re colori personalizzati. Ma tutto questo
è pari pari preso da RSG.
Un'altra possibilità fornita ai grafici è
quella di poter copiare una parte di
testo ed effettuare un incolla come Im-
magine: l'utilità di questa funzione è
quella di poter trattare questo testo
come una qualsiasi immagine applican-
do per esempio compressioni, espan-
sioni e deformazioni a piacere.
Nel campo dei disegno DesignStudio
consente di generare poligoni irregolari
e andare poi a modificarli aggiungendo-
ne lati o modificandone a piacimento i
punti di arrivo dei lati. Sempre nel cam-
po del disegno, il programma dà una
simpatica possibilità di gestione degli
strumenti: vi sono infatti a disposizione
solo 4 icone che rappresentano gli stru-
menti di disegno, ma essi sono dì più.
Cosi le ultime due icone sono variabili e
l'utente può cosi scegliere di avere a
disposizione gli strumenti che più gli
sen/ono.
Conciusioni
Anche per questa volta pensiamo
proprio di essere arrivati in fondo: in
effetti questo programma, che potreb-
be sembrare cosi simile a Ready. Set,
GOl, non lo è più di tanto. Certo Letra-
set ha curato che l'operatività tra i due
sia notevolmente simile e questa è una
buona cosa.
Se dovessimo consigliare chi ha due
postazioni di lavoro da attrezzare, senza
dubbio proporremmo di acquistare un
Ready. Set, GO! e un DesignStudio: ciò
consentirebbe di avere la massima fles-
sibilità nel lavoro. Inoltre DesignStudio è
in grado di leggere e convertire i docu-
menti già elaborati con RSGI: speriamo
che in futuro le possibilità di interscam-
bio siano completate da un nuovo RSG!
in grado di leggere file in formato De-
signStudio.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
175
t^CAt^io^oCM^9^^S
I SOFTWARE & UNIVERSITÀ' a
a cura di Francesco D'Angelo e Gaetano Di Stasio
N-Math: routine di calcolo
in precisione multipla
Cos'è la precisione multipla?
Quando si lavora con un sistema di
calcolo in campo scientifico si devono
fare i conti con il livello di precisione
che si desidera per i risultati. Infatti ì
numeri reali non possono, in generale,
essere rappresentati in macchina con
tutte le cifre decimali, per cui le neces-
sarie approssimazioni alla lunga, se ripe-
tute a cascata e senza opportuni con-
trolli. possono compromettere il buon
funzionamento del programma stesso.
Per aggirare questo ostacolo esistono
due strade: la prima consiste nello scri-
vere algoritmi che tengano conto dei
"danni" provocati dalle successive ap-
prossimazioni; la seconda risolve il pro-
blema lavorando con un numero di cifre
decimali superiore a quelle richieste, in
modo da ammortizzare le approssima-
zioni che comunque vengono effet-
tuate.
Generalmente questo secondo meto-
to é più facile da implementare, ed é
anche per questo che la maggior parte
dei linguaggi ad alto livello, primo fra
tutti il Fortran, permettono agli utenti di
lavorare con numeri in Doublé Preci-
sion; mentre un numero Reai viene
rappresentato con otto cifre decimali, in
Doublé Precision esse grosso modo
raddoppiano.
Spesso però anche questo accorgi-
Chi vuole entrare m possesso di «N-Math:
routine di calcolo in precisione multi-
pia», può trovare il tutto su MC-Link o
acquistare il dischetto presso la redazio-
ne a! prezzo di L 30.000. L’importo può
essere inviato tramite assegno o c/c po-
stale. si prega dì specificare il tipo di
supporre 15" 1/4 o 3" 1/2) desiderato.
mento si rivela insufficiente e per tale
motivo gli autori hanno pensato di rea-
lizzare. come tesina per l'esame di Cal-
colo Numerico e Programmazione, delle
routine che permettesséro di eseguire
alcune operazioni fondamentali quali
somma, sottrazione, moltiplicazione, di-
visione e radice quadrata, utilizzando
numeri reali rappresentati con un oppor-
tuno numero N di cifre decimali.
Lo scopo di questo lavora è puramen-
te didattico in quanto le routine imple-
mentate sono difficilmente utilizzabili in
programmi applicativi, causa la loro len-
tezza; infatti, pur essendo state ottimiz-
zate al meglio, non possono competere
(in termini di efficienza) con altri metodi
molto più complessi, quali ad esempio
l'utilizzo deila F.F.T. (Fast Fourier Tran-
sform) nella moltiplicazione. Il lavoro
resta comunque un buon esercizio di
programmazione che può anche rivelar-
si, da un punto di vista dimostrativo, di
una certa utilità.
Principi di funzionamento
delle routine
La gestione dei reali aventi un elevato
numero di cifre decimali non può esse-
re fatta utilizzando i metodi tradizionali,
quindi si deve cercare una strada alter-
nativa.
Supponiamo di avere il numero 7295
e un vettore A di dimensione quattro;
se assegnarne una cifra di 7295 a cia-
scun elemento di A, otteniamo il vetto-
re; A(1)=7; A(2)=2; A(3)=9; A(4)=5.
Inoltre, per risparmiare memoria e velo-
cizzare i calcoli, possiamo lavorare in
una base maggiore della base dieci, ad
esempio nella base 10000, e associare
ad ogni cifra in base 1 E04 un vettore A,
A questo punto siamo in grado di fare le
quattro operazioni elementari su tali og-
getti utilizzando gli algoritmi che ci han-
no insegnato fin da piccoli.
Questa base è stata scelta perché,
dovendo lavorare con non più di nove
cifre significative, era necessario utiliz-
zare operandi del tipo INTEGER*4; in-
fatti solo cosi non viene persa alcuna
informazione quando si esegue una
qualsiasi operazione elementare' ad
esempio nella moltiplicazione, caso più
problematico, ci accorgiamo che il nu-
mero di cifre necessarie per rappresen-
tare il risultato può raddoppiare (p.e.:
32*32=1024); per cui appunto con no-
ve cifre significative è possibile al piu
moltiplicare tra loro due numeri di quat-
tro cifre.
Si vogliono a questo punto sottolinea-
re i motivi che giustificano l'impiego
deH'aritmetica intera: oltre ad essere
più veloce di quella in Floating Pomt
essa permette di aggirare i problemi
inerenti alla rappresentazione dei nume-
ri in macchina. Inoltre quando si lavora
in virgola mobile si é soggetti ai noti
errori di round off (arrotondamento)
che. propagandosi durante operazioni in
cascata, avrebbero reso incerti i risultati
e quindi inaffidabili le routine. Invece, in
teoria, con l'aritmetica Intera si potreb-
be lavorare in precisione "infinita" dal
momento che il risultato di una qualun-
que operazione elementare è esatta-
mente rappresentabile.
L'ultima cosa da dire riguarda il for-
mato con cui si rappresentano i numeri
in macchina; per semplificare la gestio-
ne degli incolonnamenti é stato utilizza-
to quello a virgola fissa. Vediamolo in
dettaglio: la filosofia dell'elaborato é ov-
viamente orientata verso la gestione di
numeri molto piccoli, quindi il range
della parte intera è stato limitato a tre
176
MCmicrocomputern. 96- maggio 1990
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
Cifre (m base 1E04} e quello della parte
decimale varia da 1 a 250. Perciò pos-
siamo lavorare fino a 1000 (250*4) cifre
decimali "esatte" dopo la virgola. In
generale sarà quindi possibile rappre-
sentare un numero minore, in modulo,
di 1E12. con una precisione di macchina
uguale a circa 1E-999. Questi fattori
sono comunque arbitrari e potrebbero
essere modificati qualora ce ne fosse la
necessità portando la precisione a lE-
99999 e oltre.
Infine spendiamo qualche parola ri-
guardo la gestione dei segni; supponen-
do di rappresentare nel vettore A il
numero X, tutte le subroutine di N-Math
assumeranno come segno quello del
primo elemento non nullo di A partendo
dal più significativo.
N-Demo
Gli autori hanno pensato bene di non
presentare le routine di N-Math da sole,
dal momento che sono scritte sotto
forma di sottoprogrammi e quindi non
eseguibili senza che ci sia un program-
ma principale che le richiami. Cosi si è
completato l'elaborato con N-Demo, un
main dimostrativo il cui compito é quel-
lo di illustrare le meraviglie dei calcoli a
precisione multipla.
Il funzionamento del programma ri-
chiama vagamente una calcolatrice da
tavolo: dopo aver scelto la precisione in
cui lavorare, ovvero il numero di cifre
decimali, si possono dare in input valori
numerici ed usarli come operandi per le
operazioni in precisione multipla, con-
servando eventualmente il risultato per
calcoli successivi. Ogni operazione può
essere ripetuta più volte per valutare
meglio il tempo medio con cui vengono
eseguiti i calcoli, tempo che viene sem-
Realizzstori: Fabrizio Ermini, Stefano
Marapodi. Mario Marini.
Sviluppato in un mese di lavoro come
pane integrante del corso di Calcolo Nu-
merico e Programmazione tenuto presso
il c.d.l. m Ingegneria Elettronica durante
l'A A. ’89/‘90 presso l'Università degli
Studi di Firenze, Facoltà di Ingegneria.
Docenti del corso; prof. F. Fontanella,
prof ssa fl Morandi.
Sistema utilizzato:
MS-DOS su svs XTeAT
Linguaggio: Fonan 77
Pacchetti sw: compilatore MS Fonran
versioni 4.0OA e 4.Ì0.
pre e comunque indicato affiancato al
risultato deM'operazione.
Inoltre si sono aggiunti due esempi
pratici di come le routine possano veni-
re utilizzate in calcoli più compiessi co-
me nella determinazione del "p greco"
e del numero "e" (numero di Nepero)
con la precisione inizialmente indicata.
Note tecniche
Per la realizzazione delle routine gii
autori si sono serviti del compilatore
Microsoft Fortran versioni 4.00A e 4.10,
utilizzando opportunamente tutte le ca-
ratteristiche dello standard Full Langua-
ge. uscendo anche, qualche volta, dal
rigido standard ANSI.
Lo sviluppo del progetto è stato por-
tato avanti con il metodo bottom-up in
quanto i componenti sono stati svilup-
pati a partire dalle strutture e funzioni
più semplici e poi progressivamente ag-
gregati fino a costituire strutture e fun-
zioni più complesse: si è prima diviso in
blocchi il problema e poi si sono scritte
unità di programma messe a punto sin-
golarmente fino a costruire (a libreria di
Testala
el programma
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
177
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
MCmicroCAMPUS; elenco software disponibile
Codice
Titolo
MC n.
Prezzo
DMC/01
Net Solver System
88
30.000
DMO02
PRECOMP; precomplicatore Fortran
89
30.000
DMD04
Un tentativo di stima del consumo di energia
elettrica in dalia
90
30 000
DMC/05
Melod. elaboratore di semplici composizioni
melodiche
91
30.000
DMC/03
YANKEE. Yet ANother Knowledge Engineering
Environment
92
30 000
DMC/06
INT FL; interprete di un linguaggio funzionale
93
30 000
DMC/07
MTA; Mathematica! Three Algoritbm
9d
30 000
DMC/08
Breve introduzione alle banche dati
95
30 000
1 DMC/09
N-Math: routine di calcolo m precisione multipla
96
30.000
Bibliografia
Donald E Knuth. The An of Computer Programming. Il ed. ■ voi. 2, Seminumerical
Atgorithms Addison - Wesley Publishing Company. London.
Aguzzi. Gasparo, Macconi, Fortran 77: uno StrumerMo per il calcolo scientifico. Ed
Pitagora. Bologna.
Cristiano Teodoro, L'aritinetica in precisione multipla, in MCmicrocornputer n. 56 ed
Technimedia srl, Roma.
Jonathan M. Borwein - Peter B. BonAiem, Rantanu/an e pi-greco, in Le Scienze, n. 236
Ed. Le Scienze spa. Milano.
subfoutine che costituisce il centro di
tutto l'elaborato- La maggior parte di
questi sottoprogrammi sono di tipo
Subroutine ed hanno come argomenti
muti gli operandi, il risultato, e la dimen-
sione con cui si sta lavorando.
Si é inoltre sfruttata la possibilità,
offerta dal compilatore, di definire la
lunghezza in byte delle singole variabili
m modo da occupare meno memoria
possibile; inoltre, cronometro alla ma-
no, si é constatato che accorciare le
variabili di controllo dei cicli da INTE-
GER»4 a INTEGER*2 permette di mi-
gliorare le performance in alcuni casi
anche di un 10% (1!).
Per migliorare l'interfaccia utente si è
poi ricorsi aH'utilizzazione delle sequen-
ze ANSI per la pulizia dello schermo e
per il posizionamento del cursore; que-
sto comporta l'inserimento, nel file
CONFIG.SYS, dell'istruzione DEVICE
=ANSI.SYS affinché il tutto funzioni
senza problemi.
Il programma eseguibile é stato testa-
to su vane macchine compatibili MS-
DOS in vane configurazioni senza ri-
scontrare nessun problema di compati-
bilità, gli autori esortano però l'utilizzato-
re a lavorare su macchine veloci {di
classe AT) e, in ogni caso, è caldamente
consigliato l'uso di macchine dotate di
coprocessore matematico 80x87. Infatti
il programma è in grado di accorgersi
della presenza o meno della FPU e. in
caso affermativo, di utilizzarne appieno
le potenzialità con notevole incremento
della velocità operativa; in caso contra-
no l'eseguibile si limita a emulare le
funzioni del coprocessore.
É importante evidenziare che i calcoli
in precisione multipla non sono lenti per
natura; a titolo d'esempio infatti gli
autori hanno scritto un semplice pro-
gramma, Celer-E, per il calcolo del nu-
mero "e" che è stato particolarmente
ottimizzato, non essendoci i problemi di
generalità prima presenti in N-Demo.
L'idea di fondo è sempre quella di utiliz-
zare l'aritmetica intera e i vettori per
rappresentare il numero reale, ma la
semplicità del problema consente di
evitare controlli e normalizzazioni ridon-
danti ottenendo un significativo aumen-
to della velocità rispetto all'equivalente
in N-Demo (350% circa), che pure usa
la stessa serie. Infatti in Celer-E le pri-
me 1000 cifre vengono calcolate in una
manciata di secondi per cui il limite
massimo di cifre esatte dopo la virgola
è stato portato a 1 0000.
Norme per la partecipazione
— Possono partecipare tutti i lavon/studi scientifico-ecortomici non
tesi di laurea (a fondo informatico) realizzati in ambiente universiiario
ed ultimati a partire dal settembre 1985.
— Ognuno di essi dovrà essere accompagnato dalle generalità del-
l'autore. recapito telefonico, università di appartenenza, matricola,
carso in cui il lavoro é stato sviluppato e norme del docente di corso.
— La documentazione relativa dovrà essere inviata su supporto sia
cartaceo sia magnetico, accompagnata da un commento scritto dal-
l'autore come presentazione dell'opera, costituito da orca cinquemila
caratteri Nel commento dovrà essere sintetizzato l'argomento trat-
tata. indicati I sistemi hardware e i pecchettr software utilizzati, le
eventuali difficoltà incontrate, il modo in cui sono stale superate, il
tempo di sviluppo, la bibliografia (se non presente nella documenta-
zione allegala al lavoro) ed ogni altra eventuale notizia o commento
degni di nota.
— Essendo la partecipazione limitata ai lavon non tesi di laurea
realizzati in ambiente universitario, é gradita una breve dichiarazione
del docente con il quale la tesina è stata sviluppata.
— Fra tutti I lavon pervenuti via via. ne saranno scelti dieci da una
prima commissione interna alla redazione di MCmicrocornputer Quo-
SP saranno argomento di altrettanti articoli che ne descnveranno
caratteristiche e potenzialità I lavori non saranno pubblicati in quanto
tali sulla rivista, ma i lettori interessati potranno entrarne in possesso
con le modalità che saranno rese note.
— Al dieci autori o gruppi di lavoro sarà cornsposto un compenso di
300 000 lire, perché comunque appartenenti alla fascia dei lavori più
qualificati
— Fra questi dieci lavon una commissione di esperti ne sceglierà uno
che sarà ricompensato con ultenon 700.000 lire.
— E d'obbligo l'invio del sorgenti e della documentazione tecnica e di
utilizzazione, sia su supporto magnetico che cartaceo.
— Non è prevista la restituzione del matenale inviato
— Con l'invio del lavoro, l'autore ne autorizza la pubblicazione e la
diffusione gratuita come materiale didattico.
178
MCmicrocornputer n. 96- maggio 1990
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Nessun campo della matematica é cosi ricco di trabocchetti e paradossi come il
calcolo delle probabilità. Per fortuna oggigiorno abbiamo a disposizione il nostro fido
personal col quale, in breve tempo e con poco sforzo, possiamo verificare
analiticamente i problemi paradossali nonché effettuarne delle simulazioni che ci
permettano di analizzarti empiricamente
Probabilità, paradossi e computer
di Corrado Giustozzi
I l grande filosofo e mate-
matico tedesco Wilhelm
Leibnitz, creatore tra l'altro
del calcolo infinitesimale,
credeva che la probabilità di
ottenere un 1 1 e quella di
ottenere un 12 ai dadi fos-
sero uguali. E non è il solo
fra I grandi della scienza ad
aver avuto «problemi» con il
calcolo delle probabilità. Ad
esempio Jean d'Alembert,
famoso fisico, pensava che
nei giochi ad estrazione (dal-
ia testa e croce al lotto) una
uscita fosse tanto più proba-
bile quanto maggiore era il
tempo intercorso dal suo ul-
timo verificarsi- Questi fatti
dimostrano come nel mon-
do della probabilità sia pur-
troppo facile, anche per
menti brillanti, giungere a
conclusioni errate ma appa-
rentemente sensate. Come
se non bastasse, in questo
campo è facile imbattersi
anche in eccezionali para-
dossi: ossia casi nei quali
l'analisi teorica porta a risul-
tati che appaiono in forte
contrasto con quanto viene
invece suggerito dal sempli-
ce senso comune.
Sene: questo mese, co-
me avete già capito, ho pen-
sato di parlarvi appunto di
paradossi della probabilità.
In particolare ho preso co-
me soggetti due famosissi-
mi trabocchetti probabilistici,
uno usato in passato come
gioco d’azzardo e l'altro
spesso sfruttato nei party
come giochino di società,
molto interessanti per la lo-
ro struttura teorica. Ma sic-
come questa rubrica è an-
che e soprattutto una pale-
stra pratica ho pensato an-
che di accompagnare alla
descrizione astratta di questi
paradossi alcuni concreti
programmini di verifica. Nul-
la di sofisticato, si intende:
solo uno spunto per suscita-
re il vostro interesse su ciò
che si può fare se si è ar-
mati di un buon personal.
L'idea di fondo che ha ispi-
rato il tutto è la seguente:
siccome credo che. a pre-
scindere dall'interesse for-
male dell'analisi teorica dei
problemi, sia assai più sti-
molante procedere ad una
loro simulazione empirica
per vedere se l'andamento
ottenuto “dal vero» bene si
accorda con quello previsto
dai calcoli a prion. ho scritto
per ciascun problema due
diversi tipi di programmi di
verifica. Il primo permette di
ricostruire numericamente la
dimostrazione formale per
controllarne l'esattezza; il
secondo invece effettua una
simulazione operativa del
problema per verificare
quanto la realtà si discosti
dalla teoria. Gli esempi che
ho preso come spunti sono
solo due per mancanza di
spazio ma potrebbero esse-
re di più. Sta ora a voi, se
volete, realizzare altri pro-
grammi del genere e man-
darmeli affinché io li possa
pubblicare in una futura pun-
tata.
If gioco dei tre dadi
Il primo trabocchetto di
questo mese é un vecchio
gioco d'azzardo basato sulle
puntate ai dadi. Secondo il
solito Martin Gardner, che lo
ha descritto una trentina
d’anni fa su «Scientific
American», esso era piutto-
sto comune in passalo nelle
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
INTELLIGIOCHI
case da gioco e nelle fiere
paesane degli Stati Uniti do-
ve veniva chiamato «Gabbia
per Uccelli» (perché i grossi
dadi venivano fatti rotolare
in una gabbia metallica), ed
anche in certe zone del Re-
gno Unito dove invece era
noto come «gioco della Co-
rona ed Ancora» (perché ve-
niva spesso giocato con da-
di dalle facce conrassegnate
con cuori, quadri, fiori, pic-
che, corona ed ancora).
Il gioco si svolge nel se-
guente modo. Il banco di-
spone di tre dadi a sei facce
che vengono gettati tutti as-
sieme: prima del lancio cia-
scun giocatore effettua la
propria puntata scegliendo il
valore di una faccia (da uno
a sei). Il giocatore vince se il
numero da lui giocato esce
su almeno uno dei dadi,
mentre perde in caso con-
trario. In caso di vittoha egli
ottiene dal banco il rimborso
della puntata più una vincita
pari alla puntata stessa mol-
tiplicata per il numero di da-
di su CUI è uscito il numero
scelto. In pratica il giocatore
ottiene complessivamente il
doppio della posta se il nu-
mero da lui scelto esce su
un solo dado, il triplo se
esce su due dadi ed il qua-
druplo se esce su tutti e tre
I dadi.
A prima vista questo sem-
brerebbe un gioco equo, os-
sia a probabilità eguali fra
giocatori e banco; ed anzi
ad un sguardo più approfon-
dito sembrerebbe addirittura
favorire leggermente il gio-
catore piuttosto che il ban-
co. Si può infatti ragionare
nel seguente modo: la pro-
babilità che il numero da me
scelto esca su un solo dado
è di 1/6; siccome i dadi so-
no tre. la probabilità com-
plessiva diventa 3/6 cioè V
2, e dunque il gioco é equo.
Però le possibilità addizionali
che il numero scelto esca
su più di un dado contem-
poraneamente non fanno
che aumentare le probabilità
a mio favore e dunque ren-
dono il gioco più a mio van-
taggio che a vantaggio del
banco.
Ciò naturalmente è ciò
che il gestore del gioco vuo-
le che la gente pensi, in
quanto nella realtà le cose
sono ben diverse I Ma prima
di dirvi altro vi invito a pro-
vare a verificare da soli qua)
è la reale attesa di vincita da
parte del giocatore. Se inve-
ce siete pigri o curiosi vi
dico che in effetti si dimo-
stra che la vincita attesa per
il giocatore é, seppur di po-
co. inferiore alla puntata; os-
sia alla lunga il giocatore vin-
ce complessivamente meno
di quanto ha complessiva-
mente speso per giocare, fi-
nendo così per arricchire il
banco. Per la precisione il
vantaggio per il banco è. in
media, leggermente inferio-
re all'otto per cento del va-
lore delle puntate incassate.
Come si può dimostrare
ciò? Analiticamente basta ri-
correre alla «forza bruta»; si
elencano tutte le possibili
combinazioni di tre dadi e si
contano quelle favorevoli al
giocatore, compilando infine
un sommario «conto profitti
e perdite» . Cosi facendo si
scopre che. di 216 possibili
configurazioni dei tre dadi,
75 sono di vincita unitaria,
15 di vincita doppia e una
sola di vincita tripla. Pertan-
to dopo 216 partite differen-
ti, giocate tutte con la me-
desima posta unitaria, il no-
stro giocatore avrà vinto
complessivamente 199 lire
avendone nel contempo
spese ovviamente 216 per
giocare. La sua perdita netta
sarà dunque di 17 lire in to-
tale corrispondenti a circa
0,079 lire per lira giocata, le
quali rappresentano l’equiva-
lente guadagno per il banco.
In altri termini si può dire
che, per ogni lira giocata, la
vincita attesa per il giocato-
re è di 0,921 lire. E dunque
il gioco non è affatto equo
come sembrava ad un’anali-
si superficiale.
Passiamo ora alla tastiera
e verìfichamo innanzitutto la
dimostrazione teorica. Il pro-
gramma DAD11 (listato 1) fa
esattamente questo: calcola
la vincita del giocatore per
ciascuna combinazione dei
tre dadi e fornisce le cifre
globali. Errori di arrotonda-
mento 3 parte si vede (in
figura 1) che esse ovvia-
mente confermano l'analisi
manuale. Il programma DA-
DI2 (listato 2) svolge invece
la simulazione di una sessio-
ne di scommesse al gioco
dei tre dadi lungo una serie
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
181
INTELLIGIOCHI
Figura 3 ■ Esacunone del programma COMPL I per la
venfica aralilica del paradosso del comploanno in
gueslo caso viene calcolalo il numero minimo di perso-
' " ' la data pioOabililà di comcidema
1X1 f < 1 1 1 d '
■ alOJi «r«y| Il ■
Figura 4 - Ssocuiione dal programma
COMPL2 per la verifica anahlica deipara
dosso del compleanno. In queslo caso
viene invece calcolala la probabilità di
cainatìen^a dato il numaro di persone
di turni la cui durata é deci-
sa dall'utente. Per ciascun
turno viene simulata la scel-
ta della puntata da parte del
giocatore, vengono gettati i
dadi e viene calcolata la vin-
cita 0 perdita del giocatore
stesso nei confronti del ban-
co. Al termine delle vane
partite vengono calcolate le
tendenze medie riscontrate
nel gioco. Nell'esempio (fi-
gura 2) si vede che, dopo
1000 colpi, il giocatore ha
perso 94 lire del suo capita-
le iniziale (1000 lire); la sua
attesa di vincita a questo
punto é di circa 0,91 lire,
molto vicino al valore teori-
co di 0,92 sopra ricavato.
Il paradosso
del compleanno
coincidente
Voi ed un vostro amico
siete invitati ad andare ad
una festa assieme ad altre
ventiquattro persone che
non conoscete. Il vostro
amico vi propone di scom-
mettere sul fatto che, nel
gruppo degli altri invitati, ve
ne siano almeno due che
compiono gli anni lo stesso
giorno. Accettate la scom-
messa 0 no? Detto in altre
parole: qual è la probabilità
che, in un gruppo di venti-
quattro persone scelte a ca-
so, ve ne siano almeno due
il CUI compleanno risulti co-
incidente?
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
INTELLIGIOCHI
Sembra impossibile ma si
dimostra che tale probabilità
e superiore al cinquanta per
cento! Per la precisione è
del 54% e dunque, dovendo
scommettere, é di gran lun-
ga preferibile puntare sul si
piuttosto che sul no. Se poi
le persone non sono venti-
quattro ma ventisette la pro-
babilità che vi siano almeno
due compleanni coincidenti
sale al 60%. e diventa del
70% con trenta persone e
addirittura deH'80% con
trentacinque. Oltre le cin-
quanta persone la coinciden-
za di due 0 più compleanni
diviene infine un fatto pres-
soché sicuro.
Questo risultato è sor-
prendente in quanto si scon-
tra con l’intuizione: tuttavia
esso é verissimo, come si
dimostra non solo in teoria
ma anche in pratica. Potete
anzi constatarlo da soli con
semplici esempi per i quali
non c’è bisogno di raggrup-
pare fisicamente 24 perso-
ne: basta dare una scorsa
ad un qualsiasi elenco di da-
te di nascita o morte di per-
sone scelte a caso.
Come si arriva alla dimo-
strazione teorica del risulta-
to che ho citato poco fa?
George Gamow, i! famoso
matematico e fisico contem-
poraneo, lo fa in un modo
molto elegante partendo dai
calcolo della probabilità op-
posta. ossia di quella che
non vi siano compleanni co-
incidenti. Se le persone so-
no due la probabilità che i
loro compleanni siano diffe-
renti è ovviamente 364/365
(perché 1/365 è quella che
essi siano coincidenti), Ag-
giungendo una terza perso-
na, la probabilità che il suo
compleanno sia differente
da quello delle prime due é
di 363/365: quelle di una
quarta persona sono di 462/
365 e cosi via fino alla venti-
quattresima persona (per le
quali le probabilità di non co-
incidenza sono 342/365).
Ora la probabilità che tutti i
ventiquattro compleanni non
siano coincidenti è data dal
prodotto di queste ventitré
frazioni il quale, sviluppato e
semplificato, si riduce a 23/
50; così la probabilità oppo-
Pigura 5 - Esecuiione del programma
■ COMPL3 per la verrlica empirica del
paradosso del compleanno. Viene si-
mulalo l'inconlio di piu persone con
date di nascila scelle a caso Imo a
che non si giunge ad una coiiki-
sta. quella cioè che vi sia
almeno una coincidenza, ri-
sulta essere 27/50 corri-
spondente appunto al 54
per cento.
Per poter verificare tale ri-
sultato teorico e calcolare
l'andamento della probabilità
in funzione del numero di per-
sone ho dunque preparato
due semplicissimi program-
mmi: il primo, COMPII
(listato 31, calcola i( numero
mimmo di persone necessa-
rie al raggiungimento di una
certa soglia di probabilità
mentre il secondo, COMPL2
(listato 4), calcola la probabi-
lità di coincidenza dato il nu-
mero di persone. Nelle figu-
re 3 e 4 vedete gli output
rispettivi di tali programmi. I
risultati non sono precisissi-
mi per via degli arrotonda-
menti numerici (ho didattica-
mente preferito non riorga-
nizzare i calcoli in modo da
non oscurarne il significato)
ma come si vede conferma-
no in modo assai preciso i
risultati dell'analisi teorica.
Per vedere invece cosa
succede nei casi reali senza
dover necessariamente tele-
fonare ad amici e parenti ho
preparato un terzo program-
mino questa volta di simula-
zione. Esso si chiama
COMPL3 (listato 5) e come
si vede non fa altro che ge-
nerare successivamente del-
le date di nascita casuali fi-
no a quando non si verifica
una coincidenza, ossia fino a
quando l'ultima data genera-
ta non risulti uguale ad una
già generata in precedenza.
(Con «datan ovviamente in-
tendo solo il giorno ed ii
mese, ed infatti il program-
ma genera le date come in-
teri casuali compresi fra 1 e
365) In seguito alla collisio-
ne il programma si arresta
dicendoci quante persone
sono state fino a quel mo-
mento generate. Come si
vede dallo stralcio di calcoli
riportato in figura 5 il valore
medio gravita fra le 18 e le
25 unità con una sola punta
di 44. Chiaramente cinque
sole esecuzioni sono un po'
poco per consentirci di as-
sumere tale risultato come
certo, però esecuzioni ripe-
tute un maggior numero di
volte confermano con mag-
giore evidenza le indicazioni
della teoria.
Conclusione
I numeri sputati fuori dai
cinque programmini di que-
sto mese sembrano sugge-
rire una cosa interessante:
la prossima volta che andate
ad una festa con più di una
ventina di ospiti mettetevi in
tasca tre dadi ed organizzate
qualche sessione di puntate
a «Gabbia per Uccelli», ov-
viamente facendo voi il ban-
co, e poi, per arrotondare la
serata, scommettete con
qualcuno sulla coincidenza
dei compleanni degli invitati.
Se la dea bendata vi sarà
propizia come le leggi della
probabilità fanno ritenere,
riuscirete a tornare a casa
con più soldi di quanti ne
avevate al momento di
uscirne!
Se invece non vi capitano
feste potete sempre restare
a casa ad esplorare col vo-
stro PC I paradossali risvolti
del calcolo delle probabilità.
In questo caso, sempre che
provvediate poi ad inviarmi i
vostri lavori, c'è la possibilità
che vediate il vostro nome
pubblicato in queste pagine
su qualche numero futuro
della rivista. Tanto per co-
minciare potete giocherella-
re coi programmini minimali
che vi ho proposto questo
mese.
Essi sono scritti in C stan-
dard e dunque adatti (o
adattabili) a qualsiasi am-
biente e compilatore.
I più pigri possono anche
prelevare da MC-Link il file
PROBAB-ZtP che contiene i
cinque brevi sorgenti ed i
relativi eseguibili per MS-
DOS, compilati oltretutto in
modo da utilizzare automati-
camente un eventuale co-
processore numerico 80x87
se presente.
A risentirci fra trenta
giorni. mc
183
HayWoiH
di Francesco Cada
Cari gentleman simulati,
nonché fedeli lettori di
queste povere righe
stampate, vorrei darvi il mio
più umile e servile
benvenuto ad un altro
numero di Playworid. Uso
queste espressioni di
modestia e serenità per
entrare nel clima che deve
pervadere questa edizione. Il
clima del Budokan. del
tempio delle arti marziali
giapponesi, ameno luogo di
canne e giunchi nel roboante
centro della più moderna
città del mondo reale, cioè la
nota Tokyo. Al Giappone
millenario e digitale, sempre
velox e denso di futuro, é
dedicata la parte più
Budokan
Ftay Tobey, Michael Kosaka,
Rick Tiberi lUSAI
Electronic Aris lUSAI
PC (CGA/EGAA/GA) Amiga
Iscreen dalla versione Amigal
CTO (manuale in italiano)
Di questo software dell’E-
lectronic Arts dovrei avervi
già lievemente parlato all’u-
scita della versione PC e
cioè tre o quattro mesi fa.
Ho deciso di riparlarne e di
dedicargli addirittura un Av-
venimento perché è appena
uscita questa deliziosa ver-
sione Amiga in tutto simile a
quella PC. Fate due passi
con me nei Budokan.
Ci sono in giro moltissimi
software dedicati alle arti
importante di PlayWorId e
cioè l'Avvenimento. Sono
poi orgogliosissimo di
ospitare la prima iniziativa
europea dell' Electronic Arts.
forse la più importante
company simulata del
mondo, che coinvolge anche
l'Italia. I miei lettori possono
leggere il bando e sapere
che corrono il rischio di
recarsi in Giappone "a
gratis " nei prossimi mesi.
Ma prima dovranno recarsi a
Londra dove la
manifestazione si terrà.
Vorrei anche dirvi che sono
appena tornato da Londra
mentre vi scrivo e che ivi ho
avuto modo di sapere che il
simulmondo sta prendendo
marziali, Anzi dovrei dire che
le arti marziali sono da sem-
pre uno dei generi di massi-
mo successo nell'interactive
art. Il primo che mi viene in
mente è il bellissimo Karate-
ka della Broderbund, uscito
nel 1984, capace di raccon-
tare una bellissima favola si-
mulata di principesse in diffi-
coltà e di guerrieri disposti a
tutto per liberarle. Più o me-
no nello stesso anno usciva-
no due indimenticabili titoli
della Melbourne House che
sarebbero diventati presto
forma simulata in alcune
macchine di prossima
uscita. Due sono il GDI della
Philips e della Sony di cui vi
parlo da anni (anzi mi
piacerebbe sapere che fine
hanno latto i miei amici del
GDI Philips italiani che non
sento da un po'...) e altri
due sono i GD ROM della
Gommodore (Amiga con il
GD ROM) e dell'IBM.
Qualcuno setferà lo
sfandard del simulmondo
prossimo venturo. Gli
americani il simulmondo lo
chiamano cyberspac e/o
hiperspace. Sempre dieci
lettere: più tecnico, ma
meno poetico.
Nel sommario anche un
altrettanti classici: The Way
of thè Exploding Fist e Figh-
ting Warrior. È probabile che
dovrei ricordare anche i se-
guenti The Last Ninja della
System 3 e il bellissimo
Windwalker della Origm
uscito da poco. Ci sono poi
moltissimi altri titoli, alcuni
anche meritevoli, usciti nelle
arcade e a volte convertiti
per gli home computer, e tra
questi mi va di rammentare
Ye Ar Kung Fu per la velocità
dell'azione e il realismo del-
l'animazione. È probabile.
•TRUE VICTORV tS SELF VJCTORY"
bellissimo Inside Reader su
It Game from thè Desert e
la rubrica Videopnni che
riprende. Gommcia la nuova
rubrica B.I.S. (Best In
Software) che nasce per
ospitare e presentare ai più
giovani, in stretto ordine
alfabetico, le case più
importanti della stona di
questo medium. In questo
numero A come Accolade.
Toma anche la Simulposta
con alcune lettere dì ottimo
delirio interattivo. Infine, poi.
uno strettissimo numero di
Panorama, giusto per le
new più determinanti. Mi
incarico di conferirvi i miei
migliori auguri di buona
lettura. Davvero.
però, che questo Budokan li
superi tutti per una sene di
caratteristiche assolutamen-
te originali che sto per rac-
contarvi. Vi prego di conti-
nuare a leggere.
Nel 1964 a Tokyo, in occa-
sione delle Olimpiadi orga-
nizzate per quell’anno in
Giappone, fu costruito anche
il Budokan, palazzo delle Arti
Marziali, tempio da allora in
poi dello spirito marziale del
Sol Levante. Oggi, ventisei
anni dopo, siamo stati invita-
ti a diventare i nuovi eroi del
Budokan. Dovremo passare
attraverso numerose prove
fisiche, tecniche e soprattut-
to spirituali, per convincere il
nostro corpo e la nostra
mente delle sue reali possi-
bilità. L'allenamento conti-
nuo e dedito è il segreto di
qualunque successo. Di più
ancora quando si tratta di un
successo sportivo. Cosi pos-
siamo testare di persona i
benefici che trarremo da
questo training. Possiamo
seguire una pratica di allena-
mento in due modi diversi a
loro volta poi articolati in sub
sezioni. Si tratta di un primo
184
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1390
Electronic Arts cerca in Italia
uno «spirito marziale» di Budokan
L'Electronic Arts ha organizzato
per la prossima estate a Londra nel-
la sua sede europea, una gara di
abilità a Budokan fra gli acquirenti
del software nella versione PC e
Amiga nelle edizioni italiana, fran-
cese, inglese e tedesca. L'Electronic
Arts ha chiesto a Playworld di aiu-
tarla a trovare un vero spirito mar-
ziale fra i suoi lettori che siano an-
che acquirenti di una copia originale
della versione italiana PC o Amiga
di Budokan. Questo spirito marziale
sarà colui il quale manderà per pri-
mo la cartolina di registrazione del-
l'Eiectronic Arts compresa in ogni
confezione, timbrata dal negozian-
te, unitamente con il manuale in
italiano originale di Budokan e con
il suo nome co;inome indirizzo e mime-
rò di telefono. Sulla cartolina dovrà
essere compresa la risposta esatta
alla seguente domanda:
Chi è l'avversario che s'incontra
nel match numero dieci
nel torneo di Budokan?
Il primo acquirente del software
che invierà manuale originale, car-
tolina timbrata dal negoziante, no-
me cognome indirizzo e numero di
telefono e risposta esatta (farà fede
la data di ricevimento) in busta
chiusa raccomandata espresso con
ricevuta di ritorno a; Playworld/
Budokan, MCmicrocomputer, Tech-
nimedia. Via C. Perrier 9, 00157 Ro-
ma, avrà la possibilità di partecipare
a Londra alle finali di questa inizia-
tiva dell'Electronic Arts. Altri trenta
partecipanti avranno una maglietta
dell'Electronic Arts.
Alle finali a Londra ci saranno un
italiano, un francese, un tedesco e
un inglese.
11 più forte spirito marziale vìnce-
rà un viaggio in Giappone di una
settimana per due persone, tutti gli
altri finalisti avranno l’intero catalo-
go Electronic Arts.
MCmicrocomputer n. 96 -maggio 1990
185
PLAYWORLD
tipo di training solitario, con
avversari inesistenti, che ci
consente di capire bene le
possibilità dei vari stili (è an-
che una scusa per capire co-
me funziona il joystick e ve-
drete che funziona a dove-
re ) e di un secondo genere
di allenamento con maestri
simulati, maestri ognuno
specializzato m uno dei quat-
tro stili (non VI ho ancora
detto che gli stili sono il Ka-
raté. il Kendo, il Bo, il Nun-
chaku..,) e capaci di tre di-
versi e progressivi livelli di
bravura e quindi d'impegno
delle nostre capacita.
Dopo aver ben preparato
le nostre forze simulate in
tutti e quattro gh stili, può
essere venuto il tempo di
affrontare gli avversari inte-
rattivi del Sudokan. Tornia-
mo nel cortile/menu iconico
e dirigiamoci, non senza
qualche travaglio digitale,
verso il tempio delle Arti
Marziali
Nel Budokan comincia il
torneo che ha regole sempli-
ci e molto coinvolgenti, si
comincia da Coro Suzuki,
esperto di Karaté, e, secon-
do le sue note biografie, più
bravo e veloce nel mangiare
il sushi che nell'arte del cal-
cio e del pugno Comunque
sia abbiamo a disposizione
tutti e quattro gli stili di cui
sopra e con uno di essi (ab-
biamo cinque prove con
ognuno degli stili numerate
dai puntini celesti conviene
gestirsele strategicamente
per non trovarsi ad affronta-
re un avversano temibile non
avendo più alcuna prova nel-
lo stile con il quale siamo più
preparati...) dobbiamo affron-
tare e battere (abbiamo tre
prove per farlo e cosi per
ogni successivo avversano.
Fallite le tre prove si viene
retrocessi aH'avversario pre-
cedente) il predestinato Co-
ro Suzuki Se ce la fate (non
ho dubbi in proposito...) tro-
verete altri, progressivamen-
te piu forti avversari, fino al-
l'avversario numero dodici,
lo, a! momento, sono giunto
solo airavversario numero
otto che è una cattivissima
donnelitna armata di una lan-
cia che rotea con grande ve-
locita e precisione. Purtrop-
po ci sono arrivato senza piu
alcuna prova con il Nuncha-
ku disponibile. Ho provato ad
affrontarla con il Kendo e
con il Bo. ma ella ha avuto in
entrambi i casi, e con rapidi-
tà, la meglio.
Su Budokan aleggia un
autentico spinto marziale
Che vogliate coglierne l'a-
spetto piu agonistico (il tor-
neo nel Budokan), che v'in-
teressi maggiormente la par-
te più quieta e meditativa (il
colloquio strategico con il
maestro spinturale Tobiko
Sensei), o che invece andia-
te pazzi, è il mio caso, per le
(unge pause che ricostrui-
scono il Ki nella lotta di
sguardi contro i maestri pre-
paratori, in ognuno di questi
casi sarete assolutamente
d'accordo con me che nes-
sun altro simulatore marziale
ha mai saputo cogliere pie-
namente tutti I Silenzi, il gor-
goglio della coscienza, la for-
za dello spinto che sprigiona
l'energia del corso, il dinami-
smo plastico e l'estetica
tranquilla delle arti marziali,
come Budokan, Dobbiamo
ringraziare di questo l'Elec-
tronic Arts e gli autori
ProyWorld
Le più
importanti case
delia storia
e i loro prodotti
come Accolade
Nata nel 1385 da una scis-
sione dell'Electronic Arts e
dell'Activision. la casa ameri-
cana è famosa soprattutto
per I suoi software sportivi. I
suoi primi due prodotti, usci-
ti nello stesso 1985, furono
Law of thè West, un diver-
tente e graficamente subli-
me adventure western, e
Hardball, lo standard in fatto
di baseball simulato.
Ma fu nel 1987 che l'Ac-
cotade fece il salto di qualità
e di popolarità. Il 1987, infat-
ti, è l'anno di Test Drive.
Disegnato dalla canadese Di-
stinctive Software, in segui-
to come vedremo autrice di
altri grandi game pubblicati
dall'Accolade, Test Drive ha
venduto più di 500.000 pezzi
in tutto il mondo ed é passa-
to alla stona come un inno-
vativo software di guida che,
specialmente nella versione
sedici bit Amiga e PC, ha
inaugurato un nuovo genere
poi molto imitato, in cut
automobili fantastiche e im-
possibili da acquistare per i
più (in questo caso Corvette,
Ferrari Testarossa, Lambor-
ghini Countach e Porsche...)
possono essere guidate per
via simulata con grande sen-
so del realismo e discreta
replica della loro originale po-
tenza e velocità
Nel 1988 l'Accolade bissa
il successo di Test Drive con
Il simulatore di F1 (anche
questo opera della Distincti-
ve) Gran Prix Circuit, che è
tutfoggi uno dei migliori
software di FI disponibili per
gli otto bit. Anche di Gran
Pnx Circuit se ne vendono
centinaia di migliaia di copie
e nella versione PC Ega di-
venta un must ricercatissimo
dai PC Users entertainment
oriented Nel 1989, criticato
perché utilizza molto della
versione con monoposto FI,
esce Cycles, dedicato al
campionato mondiale di mo-
tociclismo. Certo è che, an-
che se abbastanza ripreso da
GP Circuit, anche Cycles
vende molto e setta lo stan-
dard in fatto di corse in moto
in soggettiva
Ma il 1989 è stato soprat-
tutto l'anno di The Duel Test
Drive 2 Uscito a quasi due
anni dal primo, ne riprende i
temi e ne approfondisce le
qualità tecniche, estetiche e
interattive. L'animazione é
più fluida e veloce e soprat-
tutto SI simula per un obietti-
vo piu avvincente, obiettivo
ripreso dal famoso film di
Spielberg: duello contro
un'altra automobile potentis-
sima (noi possiamo scegliere
tra la Ferrari F40, un modello
nuovissimo della Porsche e
tra altre automobili sportive
186
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PLAYWORLD
di terribile grinta simulata, e
con I dischi dati Muscle Cars
e Supercars il range delle
auto SI allarga ancora!!!) e
contemporaneamente duello
contro automobili della poli-
ce estremamente decise a
darci un taglio, con il nostro
atteggiamento velocista. In
The Duel i paesaggi sono
accurati e più numerosi {an-
che per I paesaggi ci sono
alcuni dischi aggiuntivi in
uno degli ultimi che è appe-
na uscito nella versione PC
per ora, si può correre anche
sulle strade italichelll) e le
automobili diventano ancora
piu realistiche e sono visibili
perfino gli occupanti delie
auto che vengono in senso
contrario. E questo senza
che la velocità e la fluidità di
corsa ne abbia a soffrire.
Sempre nel 1989 era usci-
to il secondo simulatore di
golf (il primo era stato Mean
18 del 1987...) della storia
della Accolade; Jack Nick-
laus’ Golf. Abbinato al nome
del più celebre money win-
ner della storia del golf e
anche grazie alle sue qualità
simulatone, questo software
è sfato un altro grosso suc-
cesso della casa americana.
E come tutti i successi ab-
bondantemente replicato
con altri campi e corsi ag-
giuntivi. Sempre nel 1989
erano usciti Steel Thunder.
fortunato simulatore di car-
rarmati. Fast Break, non
troppo ben accolto, forse
perché incompleto, interatti-
vo di basket e Hardball 2.
sequel del già citato simula-
tore di baseball. Alla fine del
1989 aveva anche visto la
luce Blue Angels, primo si-
mulatore di volo di pattuglia
aerea acrobatica (le Blue An-
gels sono gli omologhi afne-
ricani delie Frecce Tricolo-
ri. .) uscito con successo an-
che per C64 cassetta e disco
oltre che per PC e da qual-
che giorno in circolazione an-
che per Amiga che mentre
scrivo non ho ancora avuto il
tempo di simulare e quindi
taccio.
A cavallo tra il 1989 e il
1990 la Accolade ha tentalo
una veloce sortita nel diffici-
le e travagliato modo degli
adventure. Lo ha fatto con
The Day Of The Viper e con
il recentissimo The Third
Courier. Confesso di non
avergli dedicato molto tem-
po e quindi preferisco non
avventurarmi in giudizi. Vi di-
rò soltanto che ricordano ab-
bastanza la fortunata sene
della Broderbund Carmen
Sandiego, la ricordano in
quanto ad interfaccia video.
Viper é una storia di fiction e
Courier é un simulatore di
spioni. Intanto usciranno due
nuovissimi titoli che mi sem-
brano interessanti per T
USA. simulatore vettoriale
solido di motoscafi superve-
ioci, e di Vietnam Gunboat,
simulatore di guerra in cui
comandiamo una barca su-
perarmata e affrontiamo
missioni pericolose in Viet-
nam e in Colombia (contro il
cartello della cocaina).
Sia Powerboat che Viet-
nam Gunboat saranno dispo-
nibili per PC, C64 cassetta e
disco e per Amiga e Atan
ST Tutti I prodotti Accolade
sono distribuiti in edizione
Italiana dalla CTO
Finisce qui il primo nume-
ro di B.I.S. Nel prossimo A
come Activision.
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
187
PLAYWORLD
Inside Reader
It Carne from thè Desert
Onemaware (USA!
Onemaware !USAI
Amiga 1MB ram
Leader
Americo Bonanni
Ritorna la rubrica dei lettori/
recensori Ami più che recenso-
ri, direi collaboraton interattivi
Questo mese Americo Buonan-
ni ha risposto all'appello simula-
to del doctor Bradley di II Carne
from thè Desert che invocava
un lieto fine digitale alla sua
avvenutura Leggete e forse
scoprirete che neanche stavolta
vissero felici e contenti. Gigan-
tesco potere della simula2ione
Prologo
Ir queste piccole città nel de-
serto la vita scorre sempre
uguale Le miniere, qualche ne-
gozio, li dnve-in, il pub, msom-
ma solite cose lo sono il dott
Creg Bradlev, geologo, sono qui
per le mie ricerche La gente è
simpatica, anche se un po' tutti
mi prendono per uno svitato
Comincio a dettare queste note
perché sento che qualcosa sta
per accadere
1/6/51
Questa mattina e venuto Ge-
ez, il vecchio cercatore d'oro Mi
ha portato dei campioni dalla
zona dove pare sia caduto un
grosso meteorite Geez aveva la
solita aria svanita Non gli ho
chiesto dove aveva trovato i
campioni Sarebbe stato mutile:
senza un goccio di whisky non
SI ricorda mai nulla.
Discuto col mio aiutante, BtfL
della cosa. Ad evitare guai gli
dico di mandare tutto al labora-
torio del governo I risultati delle
analisi arriveranno tra due giorni.
Telefono al uLizard Breath
Star», quello scassato giornale
diretto da Ben, un losco figuro.
Mi dice di andare da lui. Ci vado
Mi arrabbio come una bestia
perchè mi prende per un fattori-
no Poi gli spiego chi sono, cosi
lui mi invita ad accompagnarlo il
giorno dopo alla cava per appu-
rare qualcosa sul meteorite. Ac-
cetto. ma mi dimentico subito
dell'appuntamento
Il pomeriggio vado da Dusty.
alla radio locale. E una di quelle
ragazze che, con un sorriso, tra-
sformano l'aspetto di qualunque
luogo Chissà se potrebbe es-
serci qualcosa di piu di un'ami-
Tomo a casa e, dopo un po’,
risento Dusty al telefono. Ci dia-
mo appuntamento al pub alle
18 LI mi parla di un tale Reede-
mer e di una storia di mafia e di
killer. Anche qui. nel tranquillo
middle-west? Bah La cosa, co-
munque, mi interessa poco.
Vado a letto presto. La sera
non SI sa mai che fare qui
2/6/S1
Sveglia alle 6.4S. Vado verso
una delle fattone della zona per
raccogliere qualche informazio-
ne Sulla strada quel deficiente
di Ice, il bullo del paese, mi
costringe al gioco del pollo. So-
no un tipo pacifico' freno prima
deH'impatio e vado fuori strada.
Ice se la ride e mi dice che se
voglio vedermela con lui lo tro-
verò al Dnve-in Sono costretto
a tornare a casa
Qui Ci trovo Biff con uno
sguardo strano II motivo é una
formidabile ragazza (Jackie) dai
capelli rossi (altro che quella di
Charlie Brown) Ha i vestili
stracciati ed é coperta di lividi
Mi racconta che si trovava m
macchina con un'amica Dormi-
va sul sedile Ad un tratto si è
svegliata di soprassalto. La mac-
china era fuori strada e l'amica
era scomparsa
La accompagno sul posto del-
l'incidente. L'auto è sfasciata
Intorno c'e un liquido strano, ne
prendo un campione. Jackie tro-
va una scarpa della sua amica.
La cosa non mi quadra e mi
viene una gran voglia di scappa-
re Ma, per non fare la figura del
codardo, resto ad indagare an-
cora. Lei, forse colpita dal mio
coraggio, mi chiede di ospitarla
per un po' a casa mia Sento
puzza di guai, ma accetto
All'improvviso si sente uno
strano suono. Non c'é tempo di
scappare: é qui, di fronte a me
Una formica grossa come una
casa. Tiro fuori la mia pistola
convinto di averne le allucinazio-
ni (il sole gioca bruiti scherzi nel
deserto)
Mi viene in mente qualcosa
(un ricordo di qualche vita prece-
dente?) sulle antenne delle for-
miche Miro proprio li. Una la
colpisco subito Poi devo ricari-
care l'arma, La formica mi è
addosso. Sparo senza mirare.
Anche l'altra antenna é colpita. Il
bestione cade al suolo.
Ora ne arrivano altre, molte.
Ho dei candelotti di dinamite (in
una città mineraria e un materia-
le molto comune, quasi come il
whiskyl Sto attento a colpire
bene Ne uccido alcune, le altre
scappano sulle colline. Prendo
dei pezzi dai corpi degli insetti.
18,30 Vado al laboratorio
Piati, da don. H.G. Wells, uno
dei miei idoli scientifici. Gli la-
scio I campioni. Mi promette i
risultati per domani
13,00. Sosta al pub. Le chiac-
chiere di paese si sono scatena-
te Un tipo, sbronzo, al banco
dice «E un segno del cielo, qual-
cosa di miracoloso sta per acca-
dere» Il barman non appare
mollo impressionalo: «E un mi-
racolo se esci di qui con i tuoi
piedi» Poi il barista accenna a
alcune cose strane successe al-
la stazione di pompaggio 3, sul-
l'oleodotto. Ma l'argomento ca-
de subito
20.00 Tornando a casa passo
dall'ufficio di polizia II sergente
mi dice che l'unica cosa strana é
l'apparizione di luci alla stazione
3. Mi prometto di andarci
20,30. Vado a dormire. Doma-
ni voglio svegliarmi presto.
3/6/S1
5.00 Vado alia stazione 3
Viaggio a vuoto: non succede
mente
11.20. Tomo in paese II ser-
gente mi dice che sta succeden-
do qualcosa alla miniera d’oro
Corro come un fulmine.
12.43. Arrivo Ci sono proble-
mi alla miniera M1 Salto su un
treno e ci vado. MI è deserta
Ma arrivano le formiche Tutto
come il primo incontro. Uccido
la prima per un pelo Faccio una
strage delle altre con la dinamite
e riesco ad uscirne vivo.
17.20 Al pub parlano del ritor-
no degli spinti indiani alla pompa
3.
4/6/51
19.00. Casa Vado a letto.
3,35. Sveglia nel cuore della
notte Voglio avere tempo per
esplorare i dintorni
5.00. Vulcano di sud-ovest.
C’è un'enorme traccia nel terre-
no. Ne taccio un calco
8.25. Di nuovo in paese, dal
sergente. Hanno trovato un’auto
abbandonata Qualcuno stava
parlando in uno di quei registra-
tori portatili C'è uno strano suo-
no inciso. Prendo la cassetta.
9.40. Porto tutte le prove rac-
colte a Welles "É impossibile
Si tratta di formiche enormi», mi
dice, come se non me ne fossi
accorto! nQualcuno deve anda-
re dal sindaco subito!» Non ci
provo, per ora. Conosco l'intelli-
genza degli amministratori
11,55. Vado a casa Mentre
prendo il mio caffè arrivano i
risultati delle analisi sui campio-
ni fatte dal laboratorio governati-
vo. Sto per guardarli, ma arriva
Jackie (mi ero dimenticato che e
ospite a casa mia) Ha una luce
strana negli occhi
«Perché non mandi via Biff e
lasci che io li ringrazi adeguata-
mente per l'aiuto? Un pomerig-
gio di delizie e quello di cui hai
bisogno»
Mi dimentico dei risultali Ac-
cetto immediatamente
Lei mi SI avvicina. E come un
svenuto e mi porta in ospedale
L'infermiera dice che sono
completamente esaurito Delira-
vo quando sono entralo. Dicevo
«No, un’altra volta noM» Ma di
che è fatta quella Jackie? Forse
il vero mostro e lei (almeno m
Accetto di restare m ospe-
dale
5/6/51
8.47 Vengo dimesso e vado
subito alla polizia per informarmi
della situazione. C'é un cadave-
re alla «Neptune Hall»
9.45. Entro nel «Neptune»
Non ho capito bene cosa sia,
forse una setta II tipo che mi
accoglie é decisamente pazzo.
Qualcosa è entrato nel locale la
notte prima Anche qui c'e quel
liquido scuro. Prendo un cam-
pione. ma so già di cosa st
MCmicrocomputer n 96 - maggio 1990
PLAYWORLD
1 Ì.20 Faccio un salto dall'in-
dovina del paese, non si sa mai.
"Raggi caldi dalla pompa 3. Fa-
ranno ammalare la gente" Boh.
12.07 Casa. Entra Jackie. Ho
un brivido lungo la schiena Ri-
cordo cosa c'é stato tra noi e
temo che quella funa possa sca-
tenarsi ancora. Dice che un ope-
raio della cava mi vuole parlare.
Provo ad andarci. Ancora Ice
con il suo gioco del pollo. Fuori
strada con l'auto. Torno a casa
20.41 A letto
6 / 6/51
S.06 Ormai ho preso l'abitudi-
ne di svegliarmi presto.
5.48 Vado alla fattoria di Me
Williams e poi al vulcano nord.
Non c'è niente
10.40 Vado alla radio. Sono
terrorizzato al pensiero che Du-
stv sappia di Jackie. No. non sa
nulla. Mi dice che Siamo isolati,
l'autostrada è chiusa
12.04. Polizia II sergente dice
che il cadavere é staio identifi-
calo: la ragazza è morta da 5
giorni, è stata massacrata.
13.20. Mi decido ad andare
dal sindaco Tiro fuori le prove e
le analisi del don Wells. Non
vuole sentire ragioni e mi butta
fuori,
13.58. Casa, 8iff é fuori fino a
domani Geez bussa alla porta
Sta andando, con il suo bravo
Donkev ll'asino), alla stazione
mineraria M1 {dove era succes-
so uno dei primi guai). Se trova
qualcosa mi lascia un segno sul
terreno visibile dagli aerei
15.53. Nepiune II pazzo (stai-
volta è vestilo normalmente! mi
dice: «Stanno arrivando e non
C'é niente che tu possa farei"
La vedremo
17.57. Vulcano di sud-ovest
Arrivano subito le formiche. Fac-
cio un vero massacro Se ne
vanno appena in tempo’ mi ri-
mane solo un candelotto di dina-
mite. Il terreno è coperto dei
corpi di quelle che ho ucciso.
21.44. Casa A letto
7 / 6/51
Altri gir mutili per il deserto.
12,31. Aereoporto Prendo un
aereo per una ncc^nizione. ma
sbaglio manovra e devo rinun-
ciarci
Il pomeriggio è tutto calmo.
Dusty dice «troppo calmo» Al
pub parlano di Isteria collettiva
(«Si CI sono proprio degli intel-
lettuali in questa città»). Intellet-
tuali é in senso spregiativo, que-
sto lo so. Giorrtata vuota.
8 / 6/51
Mattino sprecalo a cercare
tracce. Sono andato anche al
centro del paese alle tre di not-
te. Se ammazzassi una formica
in mezzo alla strada il sindaco
dovrebbe credermi per forza.
Niente da fare.
11.08. Aereoporto. Stavolta
mi alzo in volo attraverso tutta la
Citta. Raggiungo il vulcano di
sud-ovest Con enorme soddi-
sfazione vedo dall'alto i cadaveri
delle formiche che ho ucciso
due giorni prima. Nel tornare
aH'aereoporto precipito a terra.
Ospedale. Sento ancora la
puzza di benzina dell'aereo.
9 / 6/51
8.52. Dimesso dall'ospedale.
.9,08. Giornale. «Colpo da pri-
ma pagina, diventerò famoso»
dice Beri. «Se sarai ancora vi-
vo» penso IO
fO, 73. Laboratorio. Wells non
c'é. É andato alla fattoria a sud
del paese per cercare tracce
delle formiche Quel pazzo é an-
dato da solo.
12.08. Arrivo alla fattoria giu-
sto in tempo. Wells scappa e io
uro fuori la pistola. Stavolta non
ce la faccio: colpisco solo un'an-
tenna
Di nuovo in ospedale La for-
mica mi ha ridotto veramente
male In compenso l'infermiera
continua a farmi l'occhiolino.
11 / 6/51
8,37. Esco dall'ospedale. Ce
n'è voluto di tempo per rimet-
termi in piedi.
Incredibile, il sindaco ha di-
chiarato lo stato di emergenza!
Adesso mi spiego tutto: una
formieona gli ha addentato la
macchina Però, coraggioso: an-
ziché scappare è tornato in uf-
ficio
9,43. Polizia. Aspettano ordini.
Prendo la mappa della situazio-
ne Abbiamo motti uomini e le
formiche sono poche
L'unico avvistamento è sul
vulcano di sud-ovest. Dispongo
quasi tutte le truppe e molli dei
contadini, poliziotti ed operai nei
dintorni Siamo pronti a tutto.
12.01. Dusty è calma Ma mi
dice; «Quando tutto sarà finito
andiamocene via. lontano, per
sempre». SI, lo faremo E al
diavolo quella Jackie.
17,44. Polizia. Ancora la map-
pa della situazione, niente di
nuovo.
Sera tranquilla.
12 / 6/51
6,20. Sveglia.
6.36. Polizia Non c'è nessu-
no Prendo la mappa. Le formi-
che sono comparse anche in
una delle fattone. Dio mio, forse
abbiamo aspettato troppo? Ma
no. sul vulcano di sud-ovest so-
no scomparse, forse c'è stato
un primo scontro ed hanno per-
so. É tempo che anche io
agisca.
Vado alla fattoria. Salto su un
carro armato, gli alto carri mi
proteggono. Le mettiamo in fu-
ga La prima battaglia è stata
vinta dal genere umano.
12.42. Miniera d'oro. Nuovo
scontro. Le mettiamo m fuga
ancora una volta.
Mi sento fiducioso. Eravamo
pronti. L'allarme é stato tempe-
stivo. AbbraccerO quel simpati-
cone del sindaco se ne usciamo
vivi. Ora é tempo di andare su
un'altra battag
Qui termina il resoconto del
dott. Greg Bradley La cassetta
registrata su cui lui stava dettan-
do SI interrompe Non sappiamo
cosa sia successo dopo Poiché
nessuno senti mai piu parlare di
formiche giganti, possiamo sup-
porre che Lizard Breath vinse la
battaglia La storia non è mai
diventata ufficiale. L'FBI. proba-
bilmente. insabbiò tutto
Quanto alla causa dell'interru-
zione del racconto. Bradley po-
trebbe essere rimasto ucciso
negli scontri.
Oppure potrebbe essere stato
fermato da qualche «GURU» in
meditazione (IMI.
Comunque a lui vada il nostro
ricordo più caro Ciao Greg. spe-
riamo che tu sia da qualche par-
te. lontano, felice, assieme alla
cara Dusty.
MOnicrocomputer n, 96 - maaoio 1990
189
PLAWVORLO
Toma, come suolsi dire,
a grande richiesta,
la rubrica delle
immagini videoprintaie
con la fantastica
Videoprinter della Hitachi.
Questo mese ho fatto
eseguire uno screenshot
da Dragon 's Lair 2:
Escape from Singe's
Castel
Un altro screen da
Afterburner USA. e un
paio di screen dal simulatore di motociclismo 500 CC
Motomanager di Simulmondo.
Buona visione.
Simulposta
Lacrime simulate
Caro Francesco Carla,
questa mia missiva vorrebbe
essere un telegramma, non
una lettera, in modo che tu
la possa leggere volentien
così da pensare un po' alla
mia proposta. Quindi bando
ai complimenti scontati, pe-
raltro del tutto meritati, per
arrivare al nocciolo.
Ho due caratteristiche che
mi rendono un lettore abitua-
le e quasi maniacale di
PlayWorld: possiedo un bel
computer (IBM PS/2 con
VCAI e sento bruciare in me
l'eterna fiamma dell'interattì-
vita. A questo punto vorrai
sapere qual é il mio proble-
ma. Ebbene io soffro moltis-
simo nel leggere le lue pagi-
ne. osservare le foto (peral-
tro stupende! delle versioni
per Amiga, sema sapere se
quel gioco c'é anche per il
mio rispettabilissimo MS-
DOS. Mi si straeia il cuore
quando mi giro verso il mio
computerino che mi guarda
tutto triste e pensieroso,
mentre lacrime simulate ri-
gano il suo schermo antiri-
flesso. «Potrei anch'io far gi-
rare quello stupendo ga-
me?» sembra chiedermi ed
IO mi perdo nei meandri del
dubbio sema abbozzargli
nemmeno una risposta
Ebbene io ed il mio amico
PC fi chiediamo umilmente
se puoi specificare se que-
sto gioco piuttosto che quel-
lo esistono anche in versio-
ne MS-DOS. oltre che per
Amiga e ST. le cui versioni
mi sembrano scontate
Ti ringrazio comunque, un
salutone per una volta non
Simulato da uno dei tuoi
adepti.
Luca Grioni
Carissimo Luca, da questo
mese ho cominciato ad ac-
contentarti. Cosi it tuo bellis-
simo PC con VGA e scher-
mo antiriflesso non righerà
più il video con le sue terribili
lacrime simulate
Qualche distributore
Preg mo Sig re Francesco
Carlà do MCmicrocomputer.
è da moltissimo tempo che
avevo deciso di scriverLe.
ma il fatto che leggendoLa
trapelava dalle Sue parale
l'enorme attivila postale cui
era sottoposto: il fatto che
molto probabilmente non
avrebbe risposto perche so-
vraccarico di lavoro; il fatto
che molto probabilmente le
mie richieste potevano sem-
brare non degne di conside-
razione. avevano ritardato la
nasata di questo scritto.
Oggi mi sono deciso per-
ché sull'ultimo numero di
MC. Lei fa riferimento a del-
190
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PLAYWORLD
le case editrici o distributrici
di videogame Ebbene ecco
la mia ricbiesta: potrebbe
pubblicare l'elenco delle ca-
se presenti m Italia con rela-
tivi indirizzi che distribuisco-
no magari per posta vi-
deogame?
Potrei aspettarmi una ri-
sposta del tipo: "Ma perché
non cerchi nella tua città?».
lo a ho provato ma figurati
se qui da noi trovi proprio
quello desiderato.
Mi risponderà personal-
mente? Lo spero tanto: nel
frattempo La ringrazio per
l'attenzione che avrà dato a
queste poche righe e nel-
l'augurarLe sempre maggiori
successi con i suoi articoli su
Playworid La saluto cordial-
mente
Vincenzo Antelmi
Mesegne IBR)
Credo che lei possa scri-
vere 0 telefonare a Pergioco,
Tel 02/808031. o alla Lago
Tel 031/300174. I loro cata-
loghi per corrispondenza
comprendono praticamente
tutti I titoli di software in
commercio.
Realtà... reale
e realtà simulata
Ti scrivo la MC accettate
ancora lettere scritte a ma-
no.. ?) perche sono un po'
preoccupato da uno dei pos-
sibili sviluppi del perfezioni-
smo incrementale che im-
perversa nella nobile e da te
tanto decantata ars simula-
toria.
Simuliamo, appunto, di es-
sere nel 21° secolo in un
anno qualsiasi in cui però
esistano Host centrali e ter-
minali così potenti, nonché
reti di computer super-capil-
larizzate. da giustificare l'im-
provvisa idea del solito Mi-
sterlMissIX.
«Dunque, il mondo fuori
è: inquinalo, caotico, violen-
do. etc. etc. e comunque a
me che sono un impiegato
riserva sempre il solito tran-
tran quotidiano, vorrei scor-
razzare per li mondo alla
grande ma al massimo rie-
sco ad andare a bere una
birra il sabato sera, vorrei
essere un grande giocatore
di basket ma sono troppo
basso, vorrei essere un
playboy ma come vedo una
bella donna mi prende il
morbo di Parkinson, vorrei...
Ah! Come vorrei una bella
doppia vita in cui un mondo
parallelo dove io posso na-
scere. morire, amare, lotta-
re. girare di notte ad Harlem
e salvare il mondo dagli alie-
ni cattivi ogni volta che mi
va. Heyl Ma se infilo in un
super Host la simulazione
3D di questo mondo e faccio
in modo che ogni persona
che SI collega con THost inizi
a vivere come e dove vuole,
nel mondo simulato, levo il
monitor e trasmetto le im-
magini direttamente sulla re-
tina. né joystick né tastiera
ma uno scafandro pieno di
sensori che restituisca al
mio io simulato lutto ciò che
faccio 0 dico... ma si! Ho
trovato dove vivrò il resto
della mia vita!
Mi vedrò con i miei amici
tutte le sere suH'Himalaya
mentre la prima simulazione
di bella pupa che rimorchio
me la porto sugli anelli di
Saturno, magari domani no
perché attacca Vega e consi-
derando che l'avevo avverti-
to di starmi tonfano il giovedì
va a finire che lo sjaacco tut-
to! Hey! Ma se perfeziono
per benino lo scafandro sen-
soriale nusarò ad acconten-
tare tutti I miei 5 sensi!...
mmh! Mi sa che passerò
molto tempo nel mondo si-
mulato, quella noia della real-
tà reale Ima che strano acco-
stamento...) la lascio a tutti
quelli che non hanno un ter-
minale (cioè nessuno nel 21°
secolo) io Tho sublimata!".
Ora ti voglio fare una do-
manda grande simulatore F.
Carlà. E piu ricco un super
miliardario o un operaio net
21° secolo? Considera che
entrambi hanno un terminale
a casa, e che nel mondo
simulato ognuno può essere
ricco quanto vuole (l'inflazio-
ne non ha senso). La rispo-
sta è il super-miliardario. La
spiegazione sta però in una
sfumatura: il miliardario é
ricco 24 ore al giorno, l'ope-
raio solo quando va a 300
kmh nella sua Testarossa si-
mulata. Già. ma a parte per i
bisogni più impellenti (input-
output corporeo, tra l'altro
non difficile da automatizza-
re) perché non stare sempre
nel nostro mondo simulato!
Chi rifiuterebbe un mondo
dove può fare tutto ciò che
vuole tranne farsi male? Fin-
ché non CI troveremo tutti
nel nostro ambiente simula-
to e nel mondo reale non ci
sarebbe più nessuno. Chissà
se a quel punto programma-
tori simulati reinventerebbe-
ro come game per le nostre
Simulazioni un mondo come
quelle reale? Già. ma come
SI fa ad autoprogrammarsi
per non essere piu noi
stessi?
Viva la tua rubrica perche
non sbagli (quasi) mai e a
volte sei anche divertente'
Stefano Buttarelh - Paliano
(FR)
Caro Stefano, devo dire
che sei sorprendentemente
integrato nelle mie atmosfe-
re simulatone. Le tue affer-
mazioni aprono un interes-
sante dibattito di sociologia
interattiva. Magari qualche
lettore vuole partecipare, lo
sono convinto che molte del-
le cose che dici sono assolu-
tamente possibili nella simu-
lazione totale, cioè nel simul-
mondo. Ma, come dice Pop-
per. un universo estetico e
interattivo, soffice e egualita-
rio, deve perdere un sacco di
tempo a cercare i suoi even-
tuali difetti, lo, dopo aver im-
maginalo le cose che scrivi
tu nel 1982. passo adesso
metà del mio tempo ad evol-
vere il simulmondo e metà a
cercargli le crepe. Esercitati.
E scrivimi ancora.
Questo mese Panorama andrà molto oltre la velocità del
some boom per evidenti ragioni di spazio. Quindi tutto quello
che posso fare è consigliarvi di allacciare le cinture
di sicurezza e di non fumare. Decollo.
Interstandard PC/Amiga/Atari ST/C64
Dalla Infogrames esce
questo fortemente carino
spaccato di un mondo di to-
pi, I Toyottes, personaggi
molto famosi in Francia e qui
ripresi nella loro frenetica at-
tività, con l'inedita prospetti-
va di tre dimensioni indivi-
duata dalla sezione del palaz-
zo in CUI abitano. Una stona
di topi interattivi. Per Amiga.
ST e PC Electronic Zoo è un
nuovo marchio che produce
e distribuisce interattivi in
Europa. Questa volta pubbli-
ca Treasure Trap che mi ha
colpito soprattutto per il bel-
lissimo prologo che utilizza
una dote che sta quasi
scomparendo nell'interactive
World, ovvero la creatività.
Poi c'è da perdersi e ritrovar-
si in un bel labirinto di pixel.
Per Amiga.
Dalla Cinemaware altre fa-
si della difficile vita del Dr.
Bradley in quei giorni degli
anni Cinquanta di cui vi ho
parlato nell' Avvenimento de-
dicato due mesi fa ad It Ca-
rne from thè Desert. Le urla
dei cittadini divorati dai for-
miconi, devono essere state
udite da qualche parte e così
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1990
191
PLAYWORLD
r
qualcuno ha ricreato Lizard
Breath per un'altra chanche
interattiva. A differenza del
popolo di Macondo descritto
da Garcia Marquez nel suo
bellissimo romanzo «Cen-
t’anni di solitudine», ai popoli
del Simulmondo si dà una
seconda e altri milioni di pos-
sibilità Il tennis sta vivendo
un momento di grande simu-
labilità proprio ora che si av-
Mr' TSERSIiF.^
/ \
' ' tiiiiiiiiii.iiiM niii
diretta a Pro Tour. In Tennis
Cup potete aumentare le vo-
stre pretese organizzando
anche significativi tornei di
doppio e lasciando perdere i
tornei wct e optando per la
più patriottica Davis Cup. Se
proprio volete un giudizio di-
rei che è piu 0 meno allo
stesso hello di Pro Tour e
che enfatizza sopratutto la
parte arcade e action del
tennis. Per Amiga e ST
Sempre dalla stessa casa
arnva Pinball Magic, di gran
lunga il miglior pinball simu-
lato a sedici bit. Giocate
autentiche interattive partite
a flipper, fingendo di essere
al cospetto di un vecchio bi-
gliardino elettromeccanico di
quelli che fanno la felicita del
mio Wiz, e cambiando spes-
so piano di gioco man mano
che risolvete i piccoli puzzle
vicina la stagione dei grandi TheToyaues.
tornei. Dopo l'acclamato Pro
Tour Tennis della Blue Byte,
escono quasi insieme GP
Tennis Manager di Simul-
mondo di cui vi parlerò nel
prossimo numero e che è
già uscito per il Commodore
64 e sta per essere pubblica-
to anche per Amiga, e que-
sto Tennis Cup della Loriciel
francese che é una risposta
192
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1990
PLAYWORLD
Tennis Cup
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1 9i
’IT
p
PLAYWORLD
«accendi/spegni nmbalza/ur-
ta» che il flipper vi propone.
Per finire vorrei parlarvi un
secondo di questo horrorsoft
della Horrorsoft, già da me
decantata per il bellissimo
Personal Nightmare del-
l'anno scorso, casa america-
na che ha in esclusiva i diritti
dt sfruttamento dell’Immagi-
ne di Elvira, la famosa mi-
stress of dark USA. e che li
utilizza in questo agghiac-
ciante Elvira, pubblicato in
Italiano da Antonio Farina e
dai SUOI collaboratori alla
S-C. di Casciago. In questo
software ci sono sequenze
davvero terribili e discutibili
{tipo il cavaggio dei nostri
occhi da parte di un rapace
volante o la tremenda scena
Allerbumer USA
della vampira assassinata
nella bara con il mitico palet-
to di frassino,..) Appena An-
tonio mi avrà fatto avere una
copia del software finito vi
farò sapere meglio cosa ne
penso. Amiga.
Chiuso questo Afterburner
USA che è uscito dall’Activi-
Sion in versione Amiga e PC
e che rimedia alla tremenda
prima versione organizzata in
fretta e furia in Europa per
sfruttare la licenza del mitico
game arcade della Sega. Qui
SI vola con la dovuta e richie-
sta potenza, e gli scenari si
articolano credibili e estetica-
mente apprezzabili, fi caccia
ruggisce sotto il joystick con
la cattiveria necessaria a tut-
to quello che avrei voluto
ancora è forse un volume di
fuoco paragonabile a quello
del simulatore originale. Ma
va bene anche cosi. Arnve-
derci.
AUDIOreview n. 94 maggio 1990
PROCEDURE FISCALI
INTEGRATE
KIT SOFTWARE E MODULI VSSl
Le nostre procedure integrate consenlentlo II
travaso dei dati comuni, facilitano la compila-
zione delle dichiara/ioni ed evitanti gli errori.
I programmi, composti di procedura carica-
mento dati e disco stampa, openino su PC in
amhiente MS-DO.S.
.Sul video uno schema riporla i quadri dei mo-
duli predisposti dal Ministero delle Finanze e
facilita rioscrimento dei dati.
E’ possibile la conversione delle dichiarazioni
l‘>89. il caricamento di nuovi dati e di nuove
dichiarazioni: inoltre sono inserite numerose
funzioni di utilità e stampe di servizio.
Tracciati Record
Tutti i programmi consentono di importare da
qualsiasi procedura gestionale i dati utili alle
dichiarazioni. Nelle note operative dei pm-
grammi sono inseriti i tracciati record che per-
mettono la possibilità di ctilicgamcnto tra le
dichiarazioni rtsculi Buffetti e le diverse pro-
cedure gestionali.
tm
II programma -stampa, sia sul modulo u 96"
che sui moduli a 4K". ì quadri ba.se (dichiaran-
te e coniuge), allegati, bu.ste. deleghe banca-
rie. calcolo degli acconti d'imposta.
La procedura stampa i quadri base A. B. D,
DI. le buste e le eeriitìeazioni |wr le riienule
d'aecomo operate. Gli archivi anagrallci degli
eroganti e dei percipienii possono essere abbi-
nati contabilmente.
LE APPLICAZIONI
VERTICALI
Questi programmi integrandosi con le prtK'e-
dura per le dichiarazioni permettono la compi-
lazione di moduli ad utilizzo spcvillco e con-
sentono di assolvere ad obblighi di carattere
compilativo.
Il pnigranima si collega agli archivi anagrafici
dei programmi IVA. 740, e 7.S0. permettendo
anche di caricare nuove dichiaraz.ioni. Il soft-
ware determina il reddito imponibile previsto
in base al quale l'ainminisirazionc rinanziaria
definirà i contribuenti soggetti all'accertamen-
to ìndiiiiivo.
IMHJ
La prix'cdura utilizza gli archivi dei program-
mi 740. 750 e 760 determina l'imposia e stam-
pa la dichiarazione e il bolieiiino di versanien-
TASSA SULLA SALUTE
Il programma stampa tutti i quadri della di-
chiarazione 760. le buste e le deleghe bancarie
ILOR a saldo e in acconto.
Questa prwedura integrandosi al programma
740 determina i eonlributi al servizio sanitario
nazionale; stampa il prospetto delie rate dei
versamenti per ogni singolo dichiarante.
I KIT
CONTENGONO
PROGRAMMA SU 5" 1/4
E MODULI
SONO DISPONIBILI
MODULI IN FACSIMILE
PER LE PROVE
DI STAMPA
IL SOFTWARE
E' DISPONIBILE
ANCHE SU
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PER A 2000 E ZORRO BIG BLUE
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DELLA CAPACITÀ INSTALLATA
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Tel. 02 ■ 8376087
il §§§l
PD SOFTWARE
Shell per la gestione
di file e programmi
di Gabnele Ramami IMC690V
Il sistema operativo MS-DOS ha
da sempre creato qualche
problema all'utente alle prime armi
a causa della sua interfaccia di tipo
acommand-line».
Al contrario di quanto accade sulle
macchine Apple, dove
un'interfaccia grafica ad icone
viene in aiuto all'operatore per
espletare le varie funzioni, nelle
macchine MS-DOS l'utente deve
ricordare a memoria i codici relativi
ai vari comandi e spesso, come
nel caso di operazioni coinvolgenti
path molto lunghi, digitare
comandi formati da lunghe
stringhe di caratteri
Per un utente di PC è sicuramente
più comodo un approccio guidato verso
la nuova macchina che sta utilizzando,
magari con l'ausilio di menu a tendina
con la spiegazione delle varie funzioni,
mentre per chi é più «smaliziato» la
possibilità di effettuare complesse ope-
razioni di copia o spostamento di file
soltanto con pochi «click» di mouse può
portare ad un più razionale utilizzo della
macchina con evidente risparmio di
tempo e minore probabilità di errore.
Sono stati cosi realizzati programmi
commerciali che aiutano l'utente a di-
stricarsi tra i vari comandi e facilitano le
normali operazioni quali la copia di file, il
lancio di programmi comunque dislocati
nella struttura ad albero delle directory
e che dispongono di una interfaccia
grafica che meglio rappresenta la strut-
tura logica dei dischi.
Dalle esigenze di ottimizzazione e di
facilità di utilizzo del proprio computer di
alcuni programmatori sono pian piano
nati, anche nel mondo del software
shareware, prodotti in questo settore
che, traendo spunto dalle quotidiane
esigenze del singolo utilizzatore di PC,
hanno portato alla realizzazione di pac-
chetti che poco hanno da invidiare a
quelli di software house ben più blaso-
nate; a volte, poi. si tratta di prodotti
unici nel loro genere che non trovano
eguali prodotti commerciali.
A seconda del loro impiego principale
questi programmi possono essere divisi
in tre distinte categorie: i veri e propri
«Shell» del S.O., che permettono di
eseguire in maniera guidata le operazio-
ni altrimenti eseguibili digitando uno o
più comandi dal prompt, i pacchetti per
la gestione dei file sui supponi di mas-
sa, per poter ad esempio gestire e
lanciare i vari programmi presenti sul
proprio hard-disk. ed infine i programmi
per la gestione di file particolari, quali
quelli compressi.
Nelle prossime pagine vedremo un
esempio per ciascuna di queste tre ca-
tegorie, Inizieremo con l'analisi di Stu-
penDOS, l'equivalente shareware di
prodotti quali Xtree o Norton Comman-
der, proseguendo con Hard Disk Mana-
ger. un completo pacchetto per la ge-
stione a menu dei programmi presenti
su un hard disk, e terminando la rasse-
gna con SHEZ, uno Shell per file com-
pressi secondo i più comuni programmi
di compressione.
Come per gli articoli precedenti di
questa rubrica, i programmi recensiti
possono essere prelevati da Mc-Link
(tabella 1 in ultima pagina dell'anicolo) o
acquistati richiedendo il relativo dischet-
to alla redazione di MCmicrocomputer
secondo le modalità riportate nell'appo-
sito riquadro.
MCmicrocomputer n. 96 -maggio 1990
197
PD SOFTWARE
StupenDOS
Il programma StupenDOS è forse
quello che più si rifa alla concezione di
Shell nel senso stretto del termine in
quanto è un prodotto che permette di
effettuare le normali operazioni dei DOS
disinteressandosi delia sintassi dei co-
mandi; basta scegliere i file interessati
dall'operazione e quindi scegliere que-
st'ultima; sarà StupenDOS ad incaricar-
si di come questa debba essere effet-
tuata.
Scritto in Turbo C 2.0 ricorda, per
come è suddiviso lo schermo e per la
modalità di gestione dell'interfaccia
utente, Xtree Pro; le operazioni che
vengono man mano effettuate interes-
sano soltanto I file preventivamente
marcati (tag) a meno di non decidere di
effettuare operazioni globali sull'intero
disco (molto interessante e difficilmen-
te presente in altrì prodotti analoghi è la
possibilità di cancellare in maniera auto-
matica tutti i file con suffisso BAK pre-
senti nella directory corrente o sull'inte-
ro disco).
Si hanno tre possibilità per impartire i
comandi: tramite tasti funzione, tramite
menu (di tipo pop-down) e tramite
mouse; a proposito di quest'ultimo ho
trovato molto intelligente il dedicare una
parte dello schermo (precisamente una
striscia centrale) ad un^ specie di «ta-
blet» dove sono riportati alcuni dei co-
mandi più comuni che possono essere
impartiti semplicemente posizionandovi
sopra il cursore del mouse e premendo
il tasto sinistro di quest'ultimo (il destro
assolve alla funzione di Escape).
In questo modo l'operazione di pas-
saggio da un disco all'altro può essere
fatta semplicemente con un «click» del
mouse sulla lettera relativa, cosi come
per far eseguire un programma basta
evidenziarlo e quindi puntare sulla paro-
la «EXECUTE».
La parte sinistra dello schermo mo-
stra il contenuto del disto attualmente
selezionato (di ogni file vengono riporta-
ti I dati caratteristici quali data e ora di
creazione, dimensione ed attributi)
mentre nella parte destra sono presenti
una serie di riquadri nei quali vengono
costantemente riportati i valori relativi ai
file selezionati, ai file cancellati ed allo
spazio libero disponibile sul supporto di
massa, oltre ad una serie di informazio-
ni sui menu ed il mouse.
Nel provare questo programma sono
rimasto molto impressionato dalla com-
pletezza delle funzioni presenti, soprat-
tutto se si tiene conto del suo prezzo
(35$) ben inferiore rispetto agli analoghi
programmi commerciali; se da una par-
te può essere più comodo, in una ope-
razione di copia di file, avere due fine-
stre aperte sui drive di origine e di
destinazione (come in PcTooIs o Norton
Commander) è anche vero che dispor-
re, come in StupenDOS, della possibili-
tà di operare direttamente con file ZIP e
di poter definire un programma a pro-
pria scelta per la visualizzazione di file di
testo 0 file grafici GIF è veramente
molto utile.
Per quanto riguarda i file ZIP é possi-
bile effettuare direttamente le operazio-
ni di estrazione (su disco oppure a vi-
deo) sia dell'intero contenuto deH'archi-
vio che dei file più recenti, è possibile
testare l’integrità delTarchivio e listarne
il contenuto (verbose).
Curiosando quà e là tra i vari menu,
oltre alle funzionalità sui file e sulle
directory tipiche di prodotti di questo
tipo, troviamo anche un file-finder, per
ricercare in maniera veloce file su di-
sco; attraverso un apposito menu è
possibile inoltre sostituire all’elenco di
file e directory nella window di sinistra
una rappresentazione grafica dell'albero
delle directory, da cui è possibile sce-
gliere quella in cui posizionarsi.
Attraverso le quindici voci del menu
SETUP é comunque possibile configura-
re il programma a proprio piacimento,
sia per quanto riguarda l’ambiente ope-
rativo che I colori.
Ritengo, in conclusione, che Stupen-
DOS sia un programma da tener in
considerazione qualora si voglia adotta-
re uno Shell per il sistema operativo
MS-DOS e non si voglia affrontare la
spesa necessaria per l’acquisto di un
programma commerciale, soprattutto
se SI può fare a meno di «gadget» non
strettamente necessari che inevitabil-
mente fanno lievitare il prezzo del pro-
dotto.
Hard Disk Manager
La necessità di un programma come
quello che sto per presentarvi mi sorse
il giorno in cui acquistai un nuovo hard
disk da 80 MByte e, come tutti i mania-
ci dell'informatica, cominciai a riempirlo
come un uovo con tutti i programmi in
mio possesso, oltre a decine e decine
di utility che tanto non avrei mai usato
in quanto era praticamente impossibile
ricordarle tutte a memoria.
Morale della favola; mi ritrovai nel-
l'imposstbilità di gestire tutti questi pro-
grammi a meno di non inserire nel-
TAutoexec una istruzione path che com-
prendesse praticamente tutte le direc-
tory che avevo nel frattempo creato, in
quanto non ricordavo più su quale disco
avevo caricato i pacchetti di grafica,
sotto quale directory avevo raggruppato
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
PD SOFTWARE
I wordprocessor e cosi via.
Inoitre la funzione MENU del Norton
Commander aveva ormai raggiunto la
fatidica linea 25. oltre la quale non può
visualizzare altri item e per far partire un
programma non mi restava che muover-
mi attraverso i vari drive e relative sub-
directory con il risultato che praticamen-
te premevo più tasti di quanti necessari
a scrivere il path e relativo nome del
programma {sempre che riuscissi a ri-
cordarli ...).
L'arrivo di Hard Disk Manager fu una
manna dal cielo; con questo program-
ma è possibile infatti gestire fino a 100
file menu ognuno di 10 pagine ed ogni
pagina potendo avere fino a 10 voci, per
un totale di 10.000 voci di scelta.
Basta selezionare una voce con i tasti
cursore (o il mouse) e premere II tasto
Enter (o il sinistro del mouse) per far
partire un programma, lanciare un file
batch o per eseguire un comando DOS;
la selezione di una voce può avvenire
anche digitando la combinazione lettera
+numero relativa (ad esempio. F6 corri-
sponde alla sesta voce della pagina F).
Una voce può avere anche una se-
quenza di passi da eseguire m succes-
sione che possono includere, oltre alle
possibilità citate in precedenza, anche
funzioni e macro proprie di HDM.
Il modo migliore per sfruttare le pos-
sibilità offerte da HDM è di suddividere
I propri programmi nelle vane pagine
secondo argomenti omogenei; ad
esempio, nella pagina A i programmi di
utilità, nella pagina B i wordprocessor.
in quella C t programmi di comunicazio-
ne e cosi via.
In questo modo sarà più facile punta-
re direttamente al programma o utility
che si vuole richiamare con fa sola pres-
sione di due tasti; se voglio richiamare
Word mi basterà semplicemente sce-
gliere la lettera della pagina contenente
i wordprocessor e quindi il numero da 0
a 9 corrispondente a questa voce.
Lo schermo è logicamente diviso in
tre parti; nella parte alta è presente la
barra dei menu pop-down (su cui ritor-
neremo tra poco) mentre la parte cen-
trale dello schermo è divisa in due parti
in senso verticale: a sinistra sono elen-
cati i nomi delle 10 pagine del menu
attualmente caricato in memoria men-
tre a destra sono riportate le 10 voci
della pagina correntemente selezionata.
Come potete vedere dalla foto a cor-
redo di questo articolo, è possibile scri-
vere in quest’ultima zona non soltanto i!
nome del programma ma anche un
commento che ricordi, ad esempio, a
cosa esso può servire; ciò si rivela
molto utile nel caso delle piccole utility
0 nel caso in cui ad una voce vogliamo
associare un comando del DOS (ad
esempio: il comando per la formattazio-
ne di un floppy da 720 KByte in un drive
da 1,44 MB^e. che richiede l’immissio-
ne sulla riga di comando dei parametri
relativi al numero di tracce e di settori).
Per la creazione della voce di un
menu viene in aiuto una maschera di
input, nella quale si inseriscono tutti i
dati relativi al programma in questione;
una cosa molto importante a questo
proposito, che rende HDM un prodotto
veramente completo, é la possibilità di
inserire dei parametri da associare al
programma al momento del lancio.
Cosa sono questi parametri? Innanzi-
tutto la possibilità di far apparire una
window con un messaggio che ricorda i
possibili parametri da passare al pro-
gramma che si sta lanciando, con la
richiesta di inserirne uno o più (se si
lancia un editor si può richiedere, ad
esempio, quali file di testo devono es-
sere caricati).
Un altro parametro può essere una
sequenza di comandi da inserire nel
buffer della tastiera una volta caricato il
programma, in modo da automatizzare i
primi passi, in genere sempre gli stessi,
che si compiono al momento di lanciare
un applicativo.
Mi spiego meglio con un esempio; io
ho installato HDM programmando la
voce l'Procomm Plus» in modo tale che
al momento in cui viene caricato il pro-
gramma automaticamente venga simu-
lata la pressione dei tasti necessari a far
comparire la dialing-directory, venga
premuta per tre volte di seguito la se-
quenza di tasti «barra spazio - freccia in
giù» per selezionare i tre numeri di Me-
Link e quindi venga premuto il tasto
Enter per effettuare la chiamata.
In questo modo una sequenza di ope-
razioni abbastanza lunga e complicata
viene eseguita alla sola pressione di
due tasti (o un unico «click» del mouse)
con conseguente enorme risparmio di
tempo: questo potrebbe rivelarsi molto
comodo anche sul posto di lavoro quan-
do si voglia far utilizzare dei programmi
a personale non particolarmente esper-
to di computer e li si voglia sollevare
dalla parte iniziale di caricamento dell’e-
seguibile e degli archivi (che magari
possono essere presenti in più versioni
personalizzate).
Se poi si hanno problemi di riserva-
tezza delle informazioni, HDM è in gra-
do di gestire codici utenti e password
per proteggere i programmi; si tratta di
una funzionalità accessibile da uno dei
menu pop-down, a cui è giunto il mo-
mento di dare un’occhiata.
La metà di questi menu sono dedicati
alla gestione delle voci inserite e delle
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
199
PO SOFTWARE
varie pagine in cui si articola l'ambiente
di lavoro, particolarmente interessanti
sono tre voci del menu «Global», e
precisamente:
— Phone parameters: HDM è in grado
di effettuare chiamate telefoniche se al
PC è collegato un modem Hayes (o
compatibile) e tramite questa opzione é
possibile indicare la porta seriale alla
quale è collegato e se la chiamata deve
essere effettuata a toni o impulsi;
— Screen save: è possibile definire un
intervallo di tempo dopo il quale, se non
avvengono eventi alla tastiera o con il
mouse, il monitor viene oscurato (in
modo che vengano salvaguardati i pixel)
ed un messaggio, definibile dall'utente,
viene visualizzato in maniera random in
diversi punti dello schermo ad inten/alli
regolari:
— Timed execution: è possibile, riem-
piendo una opportuna tabella, far ese-
guire a HDM una voce di una pagina di
un qualsiasi menu ad un orario prefissa-
to, potendo scegliere anche tra scaden-
za giornaliera, settimanale o mensile;
questa possibilità si rivela molto utile se
ad esempio si vuole programmare il
proprio computer perché esegua un
back-up del disco rigido durante la
pausa del pranzo in maniera del tutto
automatica.
Per concludere questa panoramica di
HDM occorre aggiungere che nel file
ZIP che lo contiene sono presenti anche
delle utility per la gestione degli stili di
stampa per stampanti Epson, IBM e
Nec, una copia del noto programma
LIST per la visualizzazione di file di testo
oltre ad un programmino per la gestione
di un albero genealogico (l’autore di
HDM deve proprio essere un maniaco
della gestione ordinata dei dati ...).
Il costo di registrazione del program-
ma è di 35$ e per le Tunzionalità che
comprende devo dire che li vale proprio
tutti; se siete alla ricerca di un prodotto
che vi aiuti a gestire ed automatizzare le
principali funzionalità della vostra mac-
china vi consiglio proprio di spendere un
quarto d'ora con HDM: non sarà tempo
perso.
SHEZ
La struttura tipica di un programma
per la compressione di file consiste in
uno 0 più moduli EXE {uno per la com-
pressione. uno per la decompressione,
uno per la creazione di file autodecom-
pattanti, ecc.) e non sempre è agevole
districarsi tra le varie opzioni da inserire
sulla linea di comando.
Per ovviare a questo inconveniente e
rendere più agevole il processo di archi-
viazione e recupero dei dati da parte
degli utenti è stato realizzato il program-
ma SHEZ (SHEH for Zip) che permette la
gestione di file compattati tramite i più
diffusi programmi di compressione.
Tramite questo programma potrete
esaminare il contenuto dei file compat-
tati, convertirli da uno dei vari formati
possibili a quello ZIP, estrarre, inserire,
stampare e visualizzare file oltre che
compiere le normali operazioni di copia
e spostamento; è possibile gestire inol-
tre I commenti associati ad un determi-
nato file ed il fattore di compressione.
I formati supportati sono: ZIP, ARC,
ZOO. LZH, PAK; tramite il programma
di installazione si deve indicare a SHEZ
dove sono memorizzati sul disco i mo-
duli relativi ai vari formati (Pkzip e Pkun-
zip per i file ZIP. ecc.); è possibile,
qualora lo si abbia a disposizione, richia-
mare dall'interno di SHEZ il programma
SCAN di Jon MacAfee per la verifica
della presenza di virus oltre ad un pro-
gramma per il lisiing di file ASCII, che
può essere lo stesso LIST visto nel
caso di HDM.
Una volta lancialo, il programma si
presenta con una inteiiaccia utente
molto curata: in una window vengono
elencati i file compressi presenti nella
directory corrente mentre in un'altra
vengono riportate le informazioni sui
path attualmente selezionati e lo spazio
disponibile su disco.
La maggior parte delle funzionalità
sono richiamabili tramite tasti funzione
(le CUI definizioni sono sempre riportate
sulla prima riga in basso dello schermo
e variano a seconda che si prema il
tasto CTRL 0 ALT) oppure tramite menu
pop-down nei quali le vane voci sono
raggruppate secondo funzionalità co-
muni.
L'utilizzo del programma è molto faci-
le ed Intuitivo e tramite esso é possibile
effettuare tutte le operazioni tipiche dei
programmi di compressione soltanto
premendo pochi tasti.
Vediamo come può svolgersi una tipi-
ca sessione di lavoro con SHEZ; suppo-
niamo di aver prelevato da un BBS una
serie di file compressi e di volerli analiz-
zare.
Entrati nella directory contenente i
file in oggetto basterà lanciare SHEZ
per ritrovarsi nell'ambiente di lavoro; se
si vuole visualizzare il contenuto di un
file basta evidenziarlo e premere il tasto
Énter: in questo modo sullo schermo
vengono elencati tutti i file contenuti
neH'archivio in questione con le infor-
mazioni relative (ampiezza prima e dopo
la compressione, metodo di compres-
sione utilizzato, data e ora di creazione).
La prima cosa da fare è verificare
l'eventuale presenza di virus; se é stato
installato il programma SCAN premen-
do un tasto verrà attivata la procedura di
controllo il cui risultato sarà visualizzato
in una Tinestra aperta sul DOS.
Accertatisi che non vi sono virus (al-
meno si spera!) si può passare a legge-
re la documentazione contenuta nei vari
file DOC o READMÉ sempre presenti;
ciò può essere fatto evidenziando il file
da leggere e premendo il tasto Enter:
SHEZ estrae il file di testo e lo passa al
programma LIST (o altro editor a vostra
scelta) per permetterne fa lettura.
Se il programma in oggetto si rivela
interessante lo si può copiare (o sposta-
re) in un'altra directory (o floppy) non
prima di averne eventualmente variato il
fattore di compressione o averlo con-
vertito da un formato ad un altro.
200
MCmicrocomputer n 96 - maggio 1990
PD SOFTWARE
Per tutte queste operazioni su file
SHEZ utilizza una directory provvisoria
che lui stesso provvede a cancellare
quando si dà il comando di uscita.
Da questo esempio si può vedere
come SHEZ abbia il pregio di integrare
in un unico ambiente tutta una serie di
funzionalità che inevitabilmente si ren-
dono necessarie quando si deve lavora-
re con file compattati.
Una pecca, a mio modo di vedere, di
questo programma è rimpossibilità di
essere gestito tramite il mouse: è vero
che non si tratta di una cosa drammati-
ca e che le varie funzionalità possono
essere richiamate tramite tasti funzione
(e loro combinazione con CTRL e ALT)
ma -vista la buona qualità del prodotto
questa possibilità non avrebbe certo
guastato.
Il programma è dotato di un modulo
di configurazione tramite il quale è pos-
sibile variare tutti i parametri del-
l'ambienie operativo tra cui i colori, i
percorsi di ricerca per i moduli esterni
(LIST, SCAN, ecc.) e i formati di archi-
viazione supportati; tramite una opzione
Tabella 1
HDMIV108 .ZIP
SD154 -ZIP
SHEZ53 .ZIP
di questo modulo è possibile inoltre
verificare l'integrità del file SHEZ.EXE,
operazione resasi necessaria dopo che
erano state caricate su alcuni BBS copie
di questo programma contaminate con
un virus.
Il costo di registrazione è di 25S; una
cosa curiosa da dire a proposito di que-
sto programma è la rapidità con la quale
l'autore rilascia nuove versioni: media-
mente ogni 15 giorni ne è disponibile
una nuova che differisce dalle prece-
denti, comunque, soltanto in piccoli par-
ticolari (o fissa alcuni bug emersi nel
frattempo).
Conclusioni
Ho voluto presentarvi un programma
per ogni tipo di shell scegliendo quelli
che ritenevo più significativi da un pun-
to di vista delle funzionalità disponibili e
della facilità di utilizzo, perché ritengo
che se uno shell deve essere di aiuto
all’utente deve necessariamente posse-
dere una serie di requisiti di manegge-
volezza e semplicità di funzionamento
che non provochino un risultato inverso
a quello per cui sono stati concepiti e
cioè la facilitazione nel compiere deter-
minate operazioni dalla tastiera di un
PC.
Come ai solito, nel salutarvi vi invito a
segnalarmi altri programmi shareware o
Public Domain che ritenete possano es-
sere di interesse generale e di cui si
può parlare su queste pagine, non sol-
tanto riguardanti l'argomento di questa
puntata: sarei interessato inoltre a co-
noscere il vostro parere sugli argomenti
che vorreste venissero trattati in questa
rubrica.
Appuntamento a presto.
/\ /\ ^ \ Elenco software di Pubblico Dominio
Per ovviare all' impossibilità dei lettori sprovvisti di un modem, di collegarsi a MC-Link, ÌACmicrocompiiiermeWe a
disposizione i programmi di pubblico dominio più signiflcattvi direttamente su supporto magnetico. Il numero della
rivista su cui viene descritto ciascun programma è indicato nella descrizione dei codici di ogni disco; consigliamo gli
interessati di procurarsi i relativi numeri arretrati utilizzando il tagliando pubblicato in fondo alla rivista, oppure
rivolgendosi al nostro Ufficio Diffusione.
Codice Deeenzione
Cosce OoKrulone
DP0M«1 (DIALER.ZIP, FF 62QZIP, LIST71AZP) BaOietoi'PKl 01^. RlePinOer. LW per
(Ile «1 leete. N* M: Urei 500C
OPOIiMS (B0MSSQUtZIP.CHK48OMB.ZIP. CHECKUP22)P, FICHECKSZIP,
FSP 16.ZIP, MAPMEM2e.ZIP, WPHD.ZIP) AralvIrv». N* E6; Uie 16000
DPDMAS (OWC-AS01.EXE.PK361.EXE, PKZ102.EXE) <De)CompaRaIorl. &S:
UelSOCO
OPDM/Dt ARC80Z.EXE. LH113C.EXE. PAK210.EXE. ZOO201.EXE) (DejConiMIIelcxl. N-
SS: Ue 16000
OPDM/06 {OMDMO-IZIP, QMDM40-2ZIP, OMOM40-3ZIP, QMDMA0-4.ZIP, OMDM40-
6.ZIP) PFOtrsmrradl comunlcaztone QMODEM. 86; LkelSCOO
OPDMX» (QT1S01_1.ZIP, GT1501 _2.ZIP. Gri501_3.ZIP. aTlS01_4.ZIP, GT1S01_5.ZIP)
Pidora/nmed comunicazione or POWER. N* SS; Uie 16000
DPDIiVOr (DSZIimZIP.PCPLUSTDZlP. RCOUMZIP) Prelocollo eelemo ZMODEM.
Proctmn PCPLUS Teei Drive. Remote Comm. N* B6; Urei 6000
DPDMXB (SOYAfMOAZIP, BOYAN40B.ZIP) Programma di conmicazione BOVAN. N‘ 88;
UelSOOO
DPDIibOe (FRAINTICO.Zf’.FRASflCSOZIPlGenetzloradl Frcatall, Soigemi generslaie
DPDM/10 (OEDirzoSZiPtEonoralineslre. t<’B7:Ure1SOOO
DPDM/11 (S00lll71.aP.ARCY I20ZIP. CZIP, PCW131ZIP, PCWM131.ZIP,
PCWSAMPZIP, PCWSAMPO.ZIP, PCWT131.ZIP) FormalM a 800 X. Snel Ite
corTpanal, Cambia dierciory, Ubrerle 0 per arrtrienie per window. N* 88; Lire
DPOMnZ (ITIOOSRC.ZIP) Sorgemi piogtamna BBS nallnk. N‘B6; UelSOOO
DPOM/13 (BAKERS12.ZIP, STAKEYZI.ZIP.TSRCOMZSZIPI Ulillly ‘BAeTa Oozen^
Qeellone BvHet laslieta, Qaelione programmi TSR. N*8S; Urei 6000
DPOM/14 (CXISMZIP. CXLSI-2ZIP.CSR-1.ZIP, CSR-2.ZIP, CSR-2ZIP,)LbrenaC
‘CXI.-. Lfcrma C C Spo< Run*. N* SO: Lire 16000
DPOM/15 (DCUHSE12ZIP, TESS-6ZIP. TESS-A.ZIP. TESS-C.ZIP, TESS-PZIP,
TESSI 10.ZIP) LbreMa C ‘dCurtee’. Arreienle di avUippo per programmi TSR.
SO; Llrel6O00
DPOM/ie (TCHK21ZIP, TCHK21EXZIP, TCHK2lNG,ZtP) UbrerlaCTCHIC, Esempi
Ibrerla ‘TCHK‘. Nonon Guide* ‘TCHK‘. Si* 90; Ure 16000
DPOM/17 (SUPER 1SO.ZIP, AECLIPZIP, LASTHELPZIP. PROCUP2ZIP,
CLiPGRAFZlP, PRNLB.ZIP) Ubreria Ctpper Super Ub. Lbrerla CIpper
AePp. Lbrerla Cllcper Laalhelp, Lbreda Cllppei ProCllp 2. Libreria CHppei
Grwhus. Lbreria Olcper Prinler. N’ 94; L6e16000
DPOM/18 (AWK212.ZtP, AWKSRC.ZIP, QAW210.ZIP, 02IOOOC.ZIP) Arrtilente di
sviluppo AWK.N* 96; Uro 16000
DPDM/1B (HDMVI08ZIP, SD1S4.ZÌP. SHEZS4.ZIP) Hard DM Managw, Sluoend DOS.
sneil per me* ZIP. UT 96: Ura 16000
£' Importante speciScare In seoe di ricniesia II supporlo desideralo, rappresen-
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MCmicfOComputer n. 96 • maggio 1990
201
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ARCHIMEDES
RISC-OS:
OverView sul Kernel
di Bruno Rosali
Dopo la presentd2Ìone del
Programmer's Reference
Manual, apriamo da questo
numero il “mini-corso"
all'apprendimento del RISC-
OS. Una serie di "dispense
mensili" da intendersi come
semplici OverView informative
alle quali sarà possibile
accedere da tutti i livelli di
utenza
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1 990
Reduced Instruction Set Computer
Operative System. Strutturalmente il
RISC-OS si compone del Kernel — con-
tenente le funzioni principali per la ge-
stione del sistema — e di un insieme di
moduli, per cosi dire addizionali che
completano (semplificandone l'operati-
vità) le potenzialità del Kernel stesso.
L'insieme di questi "moduli" è deno-
minato System Extension Modules e in
una raffigurazione "atomica" possono
essere esemplificati come tanti elettro-
ni che gravitano intorno al loro atomo.
Ovvero il Kernel che per quanto riguar-
da questo "mini-corso" rappresenterà
l'argomento centrale della prima sene di
"dispense mensili": dal Character
Output System (passando per l'esposi-
zione di altre parti quali il VDU, la gestio-
ne degli Sprite. i moduli niocabili, etc.)
fino alla gestione della memoria.
Gli elettroni, ovvero l'insieme dei mo-
duli di estensione — Filing System.
Wmdow Manager, il Sound System,
l'FPE e via discorrendo... — saranno a
toro volta analizzati successivamente.
Una ripartizione ideale degli argomenti
questa con la quale si cercherà di ri-
prendere nella pratica quella che è stata
appena accennata come la struttura lo-
Figum 7 Schemaoi-
2-a/ione della sirullum
del RISCOS Oall'elo-
mo-Kernel agli 'elei-
Ironr del System £x-
icnsion Modules
gica del RISC-OS. In realtà il nostro
modo di procedere sarà un pochino più
complesso
La prima parte (Kemell e la seconda
(System Extension Modules) invero sa-
ranno le prime ripartizioni di una piu
grande sezione di lavoro che chiamere-
mo OverView. In pratica, cosi come dice
il sottotitolo, il primo ciclo del corso.
In modo opposto a quello che è il filo
logico della trattazione effettuata dal
Programmer's Reference Manual, tutto
quello che tn esso si concentra — i
concetti delle chiamate SWI, quelli della
Generazione degli Errori, i Vettori Soft-
ware e quelli Hardware, gli Interrupts,
gli Events e i Buffers — a parte qualche
breve accenno, verrà quindi utilizzato
solo a partire da quello che sarà un vero
e proprio "Secondo Ciclo del Corso di
RISC-OS".
Allorché, dall'overview iniziale e pro-
prio grazie alla trattazione delle "routi-
ne" sopra elencate, ci porteremo ad
affrontare di nuovo gli argomenti "Ker-
nel" e "System Extension Modules"
entrando nei dettagli ed approfondendo-
ne la pratica all'uso.
Attraverso l'overview familiarizzere-
mo. se cosi SI può dire, con quella che
ARCHIMEDES
CORSO diRISC-OS
Primo Odo; OVERVIEW
figura 2 In quBslo
schema la suddivisro
ne generale degli ar
gomenii che andremo
ad allronlare nel ~Pn
ma Ciclo " del Corso di
RISCOS
, KERNEL I-
Charaefer InpuI
Time and Data
ConvenUns
Program Environaent
-j System Exienslon Modules \-
HourGlass
NbISUiis
CnioiBlnins
é la Struttura generale del RISC-OS. poi,
anche sulla scorta delle eventuali pun-
tualizzazioni che attraverso l'angolo del-
l'Archie-Mail vorrete fare, partiremo con
una sorta di "apprendistato pratico '
Se qualcuno si perderà per strada
torneremo a riprenderlo e se altri non
avranno più voglia di sentir parlare di
RISC-OS... la recensione dei vari appli-
cativi che dalla Delphi arriveranno in
redazione (e che certo non trascurerò)
potrà interessarli ai propri argomenti
preferiti. D'accordo?
OK, ora fate silenzio in aula.
Iniziamo la "prima lezione della prima
parte del primo ciclo del primo corso di
RISC-OS ni..."
Introduzione
Tanto per cominciare potremmo an-
che dire che il RISC-OS, può essere
considerato come l'insieme dei coman-
di disponibili e del CLI. il Command Line
Interface. La semplice gestione da ta-
stiera del sistema operativo necessita di
elementari regole sintattiche da osser-
vare e in contrapposizione ai pochi
svantaggi, offre una nutrita sene di
"prò"
A partire dalla facile assimilazione del-
l'effetto che il certo comando produce
per arrivare all'elasticità di esecuzione
Invero, la lunga sene di * command
che SI é tra l'altro sciorinato ne! vecchio
articolo di presentazione del RISC-OS
non è la sola fonte per attingere al
RISC-OS A completare il sistema sono
provviste le SWI-call Ovvero le chiama-
te di tipo Software (nterrupts.
La prima delle quali è la OS_CLI,
delegata dal RISC-OS al controllo del-
l'ambiente CU. Ogni volta che si digite-
rà proprio un "• command", questo
verrà difatti interpretato dalla OS_CLI e
convertito, a secondo della sua com-
plessità, in una o più SWI. In effetti,
quando subito dopo aver digitato un
comando si dà il return, l'istruzione non
viene eseguita immediatamente, densi,
proprio la OS_CLl. provvedera a farne
fare una traduzione utilizzando tutte le
SWI di CUI necessita. Solo dopo tale
conversione l'operazione richiesta verrà
svolta.
In pratica, quelli che noi usiamo e
conosciamo come *■ command altro
non sono che insiemi di SWI a cui viene
imposta una sintassi più semplice. La
"tassa" che l'uso dei * command ci
obbliga a pagare è nella perdita di po-
tenza e rapidità esecutiva rispetto alle
SWI originarie.
E allora che cosa sono queste SWI,
direte voi. Premesso che ne conoscere-
mo ed utilizzeremo l'effettivo valore (a-
nalizzandone tutte le potenzialità) solo a
partire dal secondo ciclo del corso, m
questo primo incontro possiamo e dob-
biamo comunque soddisfare la giusta
fame dell'utente introducendone perlo-
meno il concetto.
Le chiamate in "interrupts", ideali per
accedere direttamente ai parco-routine
del RISC-OS, in realtà sono delie istru-
zioni rese disponibili dall'ARM. Ogni vol-
ta che una SWI viene emessa, l'ARM
va subito a verificare ad una locazione di
memoria prefissata il codice del Kernel
del RISC-OS con il quale verrà esamina-
to quale esatto tipo di SWI è ricercata e
ritornata la sua esecuzione. Le SWI
possono essere richiamate sia nell'am-
biente dell'Assembler che in quello piu
amichevole dei BBC-Basic.
La struttura sintattica delie SWI è
molto chiara, essendo composte da un
prefisso Iche ne caratterizza il tipo e il
modulo di appartenenza) e dai tipo di
azione che eseguirà. Ad esempio, tutte
le SWI con il prefisso "OS" saranno da
intendersi come chiamate dirette al
RISC-OS, Parlando di Character Output,
più avanti si accennerà al significato
della SWI chiamata OS_WnteC Ebbene
è questa il classico esempio di chiamata
a RISC-OS e strutturalmente predispo-
sta a scrivere un carattere nello stream
di uscita.
OverView sul Kernel
La trattazione di questa prima parte
del ciclo sarà esclusivamente espositi-
va: spiegare la teoria sulla quale si
struttura il sistema (software) dell'Archi
medes. La figura 2 schematizza per noi
l'insieme dei moduli del Kernel e del
System Extension ed anche se la loro
ripartizione potrebbe far pensare ad una
suddivisione netta e ben distinta anche
a livello di sistema operativo, nell'appli
cabilita pratica del RISC-OS tale demar-
cazione non é quasi mai verificabile Le
caratteristiche dei vari moduli e sistemi
all'atto pratico non sono distinguibili fra
di loro.
Una suddivisione del genere è quindi
più che mai stabilita proprio al fine del-
i'apprendimenlo più corretto Quello
che e Kernel e quello che e l'insieme
delle estensioni
Prendiamo allora i dieci sistemi che
compongono il Kernel e vediamo che,
da quello per la gestione dei caratteri
(Input e Output) a quello degli Spnie, la
temponzzazione relativa, le conversioni,
la gestione del CLI, la funzionalità dei
moduli rilocabili, il Programma di con-
trollo e il management della memoria,
ma soprattutto attraverso la valenza del-
la Video Display Unit, il centrai core del
RISC-OS è già autosufficiente per una
prima gestione del computer
A prescindere dal Filing System, il
resto dell'implementato (dal Wmdow
Manager al sistema delle estensioni
Econet, Draw Moduie, Printer Drivers,
Font Manager, etc ) possiamo conside-
rarlo solo come la cornice di un bel
quadro che, quadro, lo è già di per sé!
Il banco di lavoro offerto dal CLI,
comandi e chiamate dirette all'O.S . i
sistemi di streaming, controllo della ta-
stiera e delle vane porte e periferiche,
tutto catalizzato attraverso i driver del
VDU Tanto per cominciare dall'inizio
prendiamo subito in esame il Character
Output System.
Character Oufpuf System
Primo fra i dieci sistemi che compon-
gono Il Kernel ad essere presentato sul
Programmer's Reference Manual, il si-
stema per l'Output dei Caratteri è quan-
to il RISC-OS dispone alla gestione del
flusso delle informazioni verso i diffe-
renti device di uscita configurati nel
204
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
ARCHIMEDES
Figurà 3 - Senjl Devi-
co L ’insiema delle
connessioni lalinbu
del conneliorel e l'e-
guivBlonte denomina-
irione osala dail'Acam
Sai Raaity
Request Ta Sand
Clear fa Sout
RInq InitcalDr
SERIAL PORI
valore ASCII
InterpretazioRe VDU
0-31 roaianiC VDU (9^1 e di co
3?- 1 26 CaraBeii STANDARD
127 DnlelE
120-130 Car^ten DEFNBLI
IKU-2SS CariOen NTERNA2K1NAI.I
1
VDU Dovice
tabella esemghlica-
I Ih corno ad ogni
ASCII, il VDU
ispondoro ptoducen
tane l'elleito lelalivo
valor
sistema. Il VDU — Video Display Unit
— la Porta Seriale, i file del Fìling Sy-
stem e l'eventuale stampante annessa
al sistema stesso.
Per ciascuno di questi device, il Cha-
racter Output è in grado di operare il
suo controllo con altrettante modalità di
lavoro, differenti fra loro e strettamente
connesse a quelle che sono le caratteri-
stiche dei singoli device.
Normalmente l'output-device (pensa-
te ad un qualsiasi programma che avrà
bisogno di visualizzare, stampare o scri-
vere informazioni) avviene attraverso
l’uso dello Stream System — con chia-
mate dedicate come la OS_WriteC — il
quale permette l'output di un singolo
carattere alla volta buffenzzandolo in
un'area della memoria a cui il program-
ma s'indtrizzerà per prelevare le infor-
mazioni contenute.
Il RISC-OS usa perciò bufferizzare tut-
ti I device controllati dallo Stream Sy-
stem, ovvero il Printer Stream. il Serial
Driver, lo Spool Driver e il VDU Driver. Il
perché del procedimento di buffenzza-
zione é presto spiegato con il fatto che i
programmi scritti sotto RISC-OS lavora-
no con un unico rate mentre lutti i
device compresi nell’hardware control-
lato dal sistema agiscono su valori diffe-
renti. Quello che si verifica e una moda-
lità operativa usualmente chiamata
"asincrona": ciò equivale a dire che
programma e device non sono sincro-
nizzati. Per non votare al "caso" il fun-
zionamento del sistema, il RISC-OS
provvede a creare delle zone di memo-
ria dette "buffer" — ovvero; paraurti,
se qualcuno vorrebbe chiamarle in italia-
no — nelle quali, ciascuna per ogni
device abilitato, il programma in run,
depositerà le sue brave informazioni
permettendo alle interruzioni di leggerle
in modo asincrono.
In pratica uno speciale punto di riferi-
mento che sia il programma che i vari
device, possono raggiungere per collo-
quiare in modo indiretto. Tutto questo
sistema di bufferizzazione viene control-
lato dal RISC-OS usando perlappunto lo
Stream System,
Il tipo di streaming piu conosciuto è
senz'altro quello eseguito in fase di
stampa con il Printer Stream. sub-
sistema dedicato che può usare un solo
device alla volta ed operante sia sulla
parallela (Centronics) che sulla porta se-
riale: nella gestione di un network (di
stampa of course) oppure convogliando
le informazioni verso il Printer Driver.
Il modo comunemente usato per con-
trollare la stampante è quello che passa
attraverso le informazioni a video del
VDU Driver che se disposto con il suo
stream principale, una volta ricevuto il
codice ASCII "chiave" (il 2, ovvero:
CTRL/B) provvederà ad attivare a sua
volta il VDU Printer Stream. A partire da
questo momento e fino all’invio del
codice contrano (ASCII uguale a 3) tutti i
caratteri mandati al VDU Driver e da
questo al VDU Printer Stream verranno
indirizzati alla stampante.
Semplice no? In effetti semplice
semplice proprio non lo è.
L’argomento difetti menta una tratta-
zione più particolareggiata e siccome
anche la SWI OS_WnteC è coinvolta in
maniera determinante in questa opera-
zione è il caso di rimandare il tutto al
momento in cui provvederemo ad am-
pliare il discorso sul Video Display Unit
e le sue enormi potenzialità,
Un passo alla volta. Per adesso ciò è
più che sufficiente. Tornando aH’elenca-
zione degli altri tipi di streamer, concen-
triamoci sul Serial Driver e sul Serial
Device. Il quale, a differenza del Printer,
risulta strettamente legato alto Stream
System tramite il Serial Driver il quale
prenderà i caratteri dallo Stream Sy-
stem stesso per quindi introdurli nel-
l’hardware.
Nel "blocchetto" della seriale poi av-
verranno tutte le modifiche che porte-
ranno a sostituire l'informazione logica
ricevuta, nell’equivalente tensione elet-
trica necessaria a comunicare verso l'e-
sterno. Ciò avverrà tra l’altro in modo
conforme allo standard, attraverso le
linee riportate sul connettore a 9-pin
che per comodità si é schematizzato in
figura 3.
Il Serial Device dispone di modalità di
controllo sia per la trasmissione che la
ricezione dei byte-informazione. Tali
controlli sono usufruibili attraverso le
chiamate a disposizione del RISC-OS, il
quale, a sua volta, è in grado di comuni-
care con la porta seriale attraverso due
distinte modalità. La prima con la crea-
zione di un buffer stream, la seconda
accedendo direttamente al Serial Driver
Quest'ultima modalità sarà la piu velo-
ce, giacché verrà saltato l’intero appara-
to delle routine di controllo dello Stream
System.
Altro device di uscita é lo Spool
Driver dedicato al trasferimento del ca-
rattere-informazione in un file su disco
sotto la gestione del Filing System. Lo
spool file che verrà aperto garantirà il
flusso sequenziale, carattere dopo ca-
rattere verso il file stesso.
Con il VDU Device infine si completa
il quadro dei device controllati dal siste-
ma per l’output, con i caratteri a venir
diretti verso lo schermo grazie all’equi-
valente valore del codice ASCII che ne
determinerà l’effetto. Osservando la ta-
bella di figura 4, possiamo renderci piu
facilmente conto dell’effetto che appun-
to deriva subito dopo la verifica del
valore trasmesso.
Se ad esempio verrà impartito un
comando con valore ASCII compreso
fra 0 e 31. il VDU Driver lo eseguirà
come tale. Se l'ASCII equivalente era
allora uguale a 7, il VDU sarà chiamato
ad emettere un segnale sonoro, mentre
se il valore, sempre esemplificando,
fosse stato uguale a 16, avrebbe dovuto
provvedere alla pulizia della finestra
video.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
205
ARCHIMEDES
I comandi con valori compresi fra 32
e 255 non faranno altro che impartire il
pnni del carattere equivalente al codice
inviato.
Poc'anzi SI accennava alle capacità
del VDU Driver dedicato al controllo
della stampante.
Secondo il modo di procedere che mi
sono dovuto imporre, questo è da ricon-
durre aH'argomento più generale del Vi-
deo Device Unii
Un argomento questo che oltre a
ricoprire un ruolo di massima importan-
za nella gestione sotto RISC-OS, è an-
che di estrema complessità. Non è
quindi possibile riassumerne le caratte-
ristiche in una oven/iew genericamente
dedicata al sistema per l'output dei ca-
ratteri.
In tal senso, il microcosomo VDU.
sarà analizzato, in modo completo e
(spero) esaustivo, in un prossimo artico-
lo unicamente dedicato alla gestione
video.
Una sorta di "inserto speciale" co-
munque compreso nel corso.
Character Input
Specularmente al Sistema per l'Out
put dei Caratteri, il Kernel dispone an-
che del Character Input System delega-
to dal RISC-OS a ricevere l’input dai
device annessi al sistema La tastiera
anzitutto e poi la porta seriale e i file
gestiti dal Filing System (che quindi
Piccola scheda tecnica:
d Bruno Rosali
i'ARM Hardware
Confemporaneamenfe al primo articolo riguardante il RISC-OS,
inauguriamo la sene delle 'piccole schede tecniche" con le quali si cercherà d'integrare
gh argomenti trattali nelle varie edizioni mensili
La pnma scheda tecnica e relativa alla configurazione hardware della macchina,
con particolare riferimento ai quattro chip principali che compongano l'ARM-set
L'architetiura degli Archimedes è basata
su di un ARM-set composto di quattro chip
dedicati
L'ARM (acronimo di Acoro RISC Machi-
nel, quale processore principale, il VIDC
(VIDeo Controller) dedicato al controllo delle
modalità di output sia del video che del
suono, lo lOC (Input Output Controller) pre-
disposto alla gestione degli interrupi nella
comunicazione con le periferiche connesse:
e dal MEMC (MEIVIorv Controller! il quale è
destinato all'azione d'mterfacciamento con
gli altri chip per la gestione della memoria.
Se osservate la figura 1 essa ci permette un
primo, schematico sguardo sulla struttura
hardware di un RISC-OS computer Come
semplice osservazione generale possiamo
già rilevare il tipo di connessione con cui
vengono organizzati i quattro chip Con
I ARM collegato direttamente al MEMC. bi
direzionalmente al data-bus e indirizzato ver-
so quello degli indirizzi.
Poi il VIDC. con la sua rispettiva connes-
sione al controller della memoria, al monitor
e aH'ulilizzatore sonoro verso i quali, attra-
verso I VDU driver, convoglia le informazioni
ricevute attraverso il data-bus La dislocazio-
ne dello lOC è costruita invece m modo piu
articolato, essendo tale controller addetto
alla gestione dell’Input-Ouiput, e stato owia-
menie reso disponibile un data-bus dedicato
Ichiamaio I/O data-busi al quale si annetto-
no. con linee bidirezionali, tutti i vari device
sopportabili dal sistema (unita a dischi, colle-
gamenti in rete, porte seriali e pedule vane),
Attraverso un lalch diretto lo stesso lOC è
quindi collegato al bus di sistema. Da notare
infine il solito interfacciamento diretto con il
MEMC Anche la RAM e la ROM contenen-
te il RISC-OS sono chiaramente connesse al
bus di sistema L'unico chip a non avere una
connessione diretta al bus di sistema è il
MEMC.
Interfacciato con tutti i c)iip-set e il RISC-
OS, risulta in connessione con la sola RAM
della quale opera la conseguente gestione
Dairinierprelazione dello schema ad una
breve scheda dei singoli chip de! set. passia-
mo ad introdurre I'ARM Un micro come e
ormai notorio, a ridotto set d'istruzioni, viag-
giante intorno ai 5 MIPS (Milioni d’Informa-
zione Per Secondo) che usa parole complete
da 32 bit. con un data-bus che completa un
giro d'istruzione con un solo ciclo ed un bus
d'indirizzamento a 26 bit che porta il totale
della memoria ai fatidici 64 Mbyte
I SUOI modi operativi sono quattro L'User
Mode Iquello usato nel programmi) il Super-
Visor Mode ISVC) usalo con le chiamate a
sistema SWI, l'Interrupt Mode lIRQ) dedito
alle periferiche ed il Fast Interrupi Mode
(FlQ) simile al precedente ma owiamenie
"piu fast" Escluso l'User gli alln tre modi
operativi si definiscono convenzionalmente
una macchina RISC OS
Si nonno in particolare le
connessioni ha i qii,iiim
componenii del chip-sel
con paiUcolare uteri
memo al MEMC miei
Ixcmio all AfIM. il VIDC
ciò lOC pel I quali gesti
sce la memoria disponi
206
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
ARCHIMEDES
operano la doppia funzione di I/O) sono i
tre device controllati (permettetemi l'ab-
breviazione) dal C.I.S.
La stessa caratteristica principale del-
rOuiput — ovvero la gestione tramite i
sistemi di stream — è valida anche per
l'Input. Uno stream per la tastiera, uno
per 1 file, urto per la porta seriale E se il
centro vitale del sistema streamer per
l'output è da assegnare alla chiamata
OS_WriteC. analogamente per l'Input,
sarà quella del tipo OS_ReadC. Lo stes-
so dicasi per il procedimento di bufferiz-
zazione.
Come SI diceva la tastiera è la base
principale per l'invio degli input e il
relativo Keyboard Driver riveste la
massima importanza.
Il funzionamento di una operazione di
input da tastiera, tutto sommato è abba-
stanza facile da comprendere. Partendo
dal fatto che ogni tasto premuto gene-
ra, 0 meglio: causa l'inserzione di uno
stato d'interrupt al sistema, il codice del
come "modi privilegiali" e risultano se li
citiamo è proprio per questo — usati abbon-
dantemente nella realizzazione del RISC-OS
in modo che quest'ultimo risulti il piu piossi-
bite prossimo al massimo sfruttamento del-
le caratteristiche del chip principale
L'ARM contiene Ira t’aluo 27 registri a 32
bit pieni dei quali solo t6 sono a disposizio-
ne dell'user che può accedervi attraverso la
selezione di uno dei quattro modi sopra
elencati
VIDC, ovvero il chip dedicato al controllo
del video e del suono m uscita Partendo
dall'informazione letta dalla RAM con relati-
vo trasferimento nel buffer del microproces-
sore - il VIDC dispone di tre differenti
Puffer. uno dedicato alle informazioni video,
uno a quelle del suono ed un terzo a quelle
dei movimenti mouse/puntalore - il dato
verrà prima processato e quindi convertito,
da digitale ad analogico, per rendere un
valore compatibile per pilotare il cinescopio
oppure il sistema di amplificazione del
suono
Il VIDC ha dalla sua l'elasticità operativa di
essere programmato, attraverso lo funzioni
proprie del RISC-OS. producendo diversi
formali di schermo Per l'esattezza, sotto
RISC-OS, sono possibili ben 27 screen-
mode
Lo lOC a sua volta svolge la propria
attivila, perlappunto di controllo, su inierrupt
e periferiche, attraverso il relativo I/O data-
bus operando attraverso un set di funzioni
predisposte estremamente elastiche e po-
in particolare e in grado di attivare quattro
diversi tipi di contatori a 16 bit Due dedicati
al controllo della tastiera e della porta seria-
le, un terzo utilizzato per temponzzare gli
eventi ed infine un quarto a completa dispo-
sizione del programmatore
La programmabiliià dei quattro contatori è
il segno del'estrema flessibilità della gestio-
ne generale dell‘l/0 delle macchine sotto
RISC-OS-
Per quanto nguarda il MEMC, come già
accennato, tale chip é connesso con tutti gli
altri componenti il set, il banco della RAM e
la ROM del RISC-OS
In pratica la funzione del MEMory Con-
troller e quella di gestire la distribuzione
della memoria che l'ARM, il VIDC e lo lOC
richiedono per svolgere la loro attività ese-
Una vera e propria "interfaccia intelligen-
te" posta fra te risorse del sistema e quelle
PHIYSICAL
RAMStze
PAC£Stee
Nunfaer
LOGICAL Pages
0.5 Mbyte
8 Kb^
4K
1 Mbyte
8 Kbyte
4K
2 Mb^
16 Kb^
2K
4 Mb^
32 Kb^
1K
Figura 2 - La laOefla * nleiimanto della memoria
intìmuabile dal MEMC. suddivisa nelle pagine
logiche che la versione attuale del chip é m grado
di conliollare
che sono le nspeitive attività dei componen-
ti il chip-set
Come valido esempio delta funzionalità
del MEMC possiamo riferirci ai tre buffer
del VIDC che m realtà vengono predisposti
ed organizzati proprio dal "controllore della
memoria" sotto i canali di accesso diretti
della memoria Ovvero i DMA Direct Me-
mory Access
Nel dettaglio si tratta di un circuito pei il
refresh del video, un buffer lineare per lo
"spme" del cursore e di un doppio buffer
per le informazioni sonore
Il MEMC, oltre a tale lavoro da "interfac-
cia", svolge l’importante compilo del map-
pmg della memora fisica, ridistribuendola e
catalogandola nei 16 Mbyte di logica equiva-
lente e visibile da una base di 32 Mbyte II
limite del MEMC, perlomeno nella sua ver-
sione attuale, e quello di imporre, al sistema
lutto, rindinzzamenio di non piu di 4MByte
di User-memory Tale memora viene usual-
mente mappata m 128 pagine (sempre rela-
tivamente alla zona della RAM) ciascuna
delle quali è siglata con un descrittore d'in-
gresso. in modo che la traslazione da logica
a fisica possa avvenire con un accesso il piu
rapido possibile.
Il rapporto che intercorre fra memoria
fisica e paginatura "pre-logica" è di tipo
proporzionale Più aumenta la memoria più
diminuisce il numero delle pagine Ne corv
segue, come é facilmente evidenziabile dal-
la figura 2. l'aumentata densità di ogni sin-
gola pagina
I limiti del MEMC nella sua versione at-
tuale sono, come già accennato, i limiti del
sistema RISC-OS. malgrado simile sistema,
sia già in grado di gestire fino a 256 pagine
Al riguardo sol Programmer's Reference
Manual si ipotizza una nuova versione del
MEMC in grado di "leggere" fino a 8 Mbyte
di memoria
determinato tasto che viene premuto,
verrà "preso" dal Keyboard Driver e
trasportato nel Keyboard Handler it qua-
le a sua volta provvederà a convertirlo in
una forma definitiva. O come carattere
ASCll-equivalente o come un tasto-fun-
zione. un cursore oppure un comando
effettivo.
Stabilitane la forma infine, il carattere
assegnato verrà immagazzinato nel buf-
fer di tastiera, dove resterà in "attesa"
fino a quando attraverso lo Stream Sy-
stem non si provvederà a copiarlo ed
eseguirlo. Trasformandosi nel carattere
(se il valore ASCII é equivalente a quello
di un certo carattere stampabile) oppure
eseguendo la determinata operazione
codificabile.
Una caratteristica peculiare del Cha-
racter Input System sono gli Events.
Ovvero particolari stati che si generano
ogni volta che ci si trova innanzi ad una
interruzione del sistema. Con una spie-
gazione sommaria (come dicevamo nel-
l'introduzione) il RISC-OS usa gli Eveni
per indicare che é accaduto qualcosa. Il
sistema dispone di 18 differenti tipi di
eventi riscontrabili.
Nel caso specifico del C.I.S. se ne
verificano cinque. Quello relativo all'av-
venuto riempimento dell'input-buffer,
l'inserimento di un carattere nello stesso
buffer, il premere o il rilasciare un tasto,
un errore occorso sulla serrale e la condi-
zione di escape relativa al tasto stesso.
Dalla tastiera (Keyboard Driver) alla
seriale, il sistema dell'input dei caratteri,
sempre gestito con il procedimento del-
la bufferizzazione è svolto attraverso
l'operatività del Serial Driver che sarà
addetto al controllo dell'input-buffer. La
sua azione sara quella di provvedere allo
stop della trasmissione dei dati ogni
qualvolta che il buffer sarà riempito, a tal
punto da non avere più spazio per accu-
mulare altri caratteri. Grossa importanza
nella gestione della seriale è ovviamente
quella rivestita dal settaggio dei Baud
rate e dei codici di controllo.
Ecco, facciamo che il Serial Driver si e
accorto dell'avvenuto riempimento del
"nostro" buffer e fermiamoci qui per
questa prima escursione nel RISC-OS.
Dopo esserci dedicati a tracciare per
grandi linee la necessaria programmazio-
ne degli argomenti inerenti il corso e
l'avvio della discussione sul Kernel con
Toverview sui sistemi per l'Input e
l'Output dei caratteri, il prossimo mese
ci sposteremo immediatamente sull’im-
portante argomento del Video Display
Unit che oltre a completare il discorso
iniziato con i sistemi appena descritti
amplierà la discussione indirizzandola
verso il completamento dell'argomento
Kernel e le prime escursioni verso quelli
che sono i moduli di estensione. ^
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1 990
207
MACINTOSH
di Raffaello De Masi
TrueForm
I calcolatori di una volta venivano ven-
duti tal quali, la maggior parte con
sistema operativo e un linguaggio, so-
vente su ROM. Chi comprava si trovava
nelle stesse condizioni dei gentleman
driver di una volta, che conoscevano la
loro auto m maniera completa, sapeva-
no metterci le mani e ripararne i guasti,
ottenere il meglio in fatto di durata e
prestazioni e parlavano di freni, di gom-
me e di oh lubrificanti con competenza
di provati meccanici.
Le case di allora erano vere e proprie
'case madri" nel senso che assisteva-
no I loro prodotti e soprattutto chi li
usava nel modo migliore; contatto diret-
to. informazioni accurate, disponibilità
ad accettare e a dare consigli; si com-
prava non solo la macchina, ma anche
tanto supporto.
Lo stesso é accaduto nel campo di
calcolatori, all'inizio si acquistava una
macchina ben consapevoli che il lavoro
era appena cominciato; ognuno, armato
di pazienza e di spirito di sacrificio,
affrontava il proprio lavoro con la co-
scienza che la cornucopia dei guai si era
appena aperta; chiunque abbia comin-
ciato a lavorare con i calcolatori prima di
dieci-dodici anni fa ricorderà, forse con
un poco di nostalgia, le giornate passate
alla tastiera ad ottimizzare uno straccio
di programma, magari scritto in Basic o
Fortran, che non ne voleva sapere di
girare a modo giusto. Allora si poteva
telefonare direttamente alla casa e chie-
dere informazioni su come fare, le rivi-
ste erano miniere di tool per risolvere
questi 0 quei problemi e I28K di memo-
ria centrale erano considerati uno sciu-
pio per chi magari riusciva a far entrare
li suo programma di contabilità semplifi-
cata in un paio di decine di K.
Poi il mercato cominciò ad assumere
un aspetto diverso e sicuramente più
logico: il software specializzato, sia oriz-
zontale che verticale, cominciò ad esse-
re la vera misura che determinava l'ac-
quisto. cominciò l'irresistibile declino
dei linguaggi (ricordo che per lo Spec-
trum, nel suo periodo migliore, erano
disponibili almeno 150 linguaggi diversi.
208
per quelli che conosco io), le cui funzio-
ni furono assunte, almeno in parte, da
una nuova generazione di pacchetti
multiuso, di cui un tipico esempio é la
generazione di DBase, di Lotus 123. e
di Excel. Accanto a questa tendenza
deputata a fornire all'utente programmi
polivalenti, capaci di adattarsi, in mag-
giore 0 minore parte, alle esigenze del-
l'utente. si è sviluppata una altrettanto
avanzata tendenza a fornire software
estremamente specialistico e raffinato.
Un caso é quello di Power Point
Microsoft (et similia); nessuno anche
solo cinque anni fa. si sarebbe sognalo
di mettere a punto un programma del
genere; oggi esistono programmi desti-
nati a produrre quasi esclusivamente
ioga pubblicitari, a leggere e interpreta-
re testi, a valutare, secondo diversi si-
stemi. la leggibilità e la migliorabllità di
un brano scritto o di un disegno. Segno
della specializzazione sempre più avan-
zata cui siamo arrivati è anche il pro-
gramma che esaminiamo in questa pun-
tata; una volta per le operazioni di cui
discutiamo, era ben più che sufficiente
un database; tanto per restare in am-
biente Mac, credo che gli USA siano
ormai tappezzabili di fatture create con
MSFile 0 FileMaker: oltre tutto ognuno
si dichiarava più che soddisfatto dei
risultati otteniÙMi, che per la verità erano
e sono ancora egregi; si aveva d'altro
canto a disposizione un pacchetto utiliz-
TrueForm'’”
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zabile anche per altre necessità; ad
esempio chi non aveva grandi problemi
di look poteva addirittura usare per fat-
turazione il buon Excel, e gli restava a
disposizione un attrezzo di calcolo dalla
potenza spaventosa.
Ma qualcosa doveva, nell'ottica di
quanto dicevamo prima, pur succedere:
ed é successo, ecco qui un programma
che, mi si perdoni la ripetizione, specia-
lizza la specializzazione; un programma
dedicato a utenti che devono emettere
"form ". un termine che comprende più
della semplice fattura, e che consente
di eseguire questa operazione nella ma-
niera più rapida, efficiente, pulita e ca-
ratterizzata possibile. È TrueForm. della
Adobe, il programma del quale andre-
mo ad illustrare le principali caratteri-
stiche.
Il pacchetto
In linea con la sua linea di presenta-
zione, dei prodotti, e, crediamo, nell’ot-
tica di "non é il che. ma il come".
Adobe presenta il suo TrueForm secon-
do il suo standard pulito, un tantino
severo, ma anche un poco dimesso. La
confezione è rappresentata da un ma-
nuale d'istruzioni, il "TrueForm User
Guide", di circa 130 pagine, da tre di-
schetti chiusi neH'ormai classica busta
"se mi aprite accettate le clausole d’u-
so stampate" contenente tre dischetti
da 800K, e da una serie di cartoncini
sottomano, illustranti le combinazioni di
tasti, gli "shortcut" principali (come se
tra Excel e Word avessimo la memoria
sgombra).
Il primo dischetto é costituito dal soft-
ware di base che è rappresentato da
due programmi principali, il TrueForm
Setup, e il TrueForm Fill-Out; con un
principio non privo di logica Adobe ha
diviso le due fasi di costruzione delle
form; da una parte la vera e propria
realizzazione del disegno e del layout di
base, dall’altra la fase di gestione e di
utilizzo corrente del prodotto del primo
programma. Completa il tutto un read-
.me dell’ultima ora, che riporta tra l’altro
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MACINTOSH
Il secondo dischetto contiene una se-
ne di form, in formato PICT e EPS, già
organizzate per poter essere importate
nel programma principale; il terzo di-
schetto contiene infine una serie di pro-
dotti. tra cui tra l'altro, uno finalizzato
all’uso di TrueForm combinato con 4th
Dimension. e una cartella con una sene
di driver per scanner di diverse marche.
Una curiosità che abbiamo già notato
in altri pacchetti; sebbene il manuale, i
dischetti e gli altri ammennicoli non
occupino più di 1,5 cm di spessore, la
scatola che contiene il tutto è alta il
doppio; per evitare che il contenuto
"sciacQui" all’interno è stata aggiunta
una grossa striscia di spugna sintetica,
che oltre tutto impiccia e dà gran fasti-
dio quando si rimette a posto il materia-
le nella scatola; come mai questa abitu-
dine, già vista, come dicevamo, altrove?
Forse che anche in America i libri si
misurano a volume e peso, e le carte a
metri quadrati?
Come funziona TrueForm
TrueForm è un programma sviluppato
in modo tale da non fornire all'utente
mezzi che non sono di sua stretta com-
petenza, nel senso che il disegno, inte-
so nel senso letterale della parola, di
base della fattura (consentiteci di usare
zione deil’utente Macintosh che spazia-
no dai semplici Paint e Draw per finire
ad Aldus FreeHand, oppure a lllustrator
della stessa Adobe.
In realtà TF è fornito di un certo
numero di strumenti grafici per l’elabo-
razione dei moduli, ma la sua caratteri-
stica principale consiste nel supporto di
tutti gli scanner dotati deH'interfaccia
scanner Apple, in modo da digitalizzare
eventuali moduli già in uso, evitando di
sostituire moduli già esistenti e soprat-
tutto di gettare moduli prestampati
Il programma legge i moduli salvati in
formato TIFF. ma è capace di importare,
con una sene di funzioni di collegamen-
to, I formati EPS (Encapsulated Post-
Script), PICT e MacPaint per l'insedia-
mento di immagini di alta qualità con le
quali personalizzare il modulo.
Il principio non è peregrino ed ha
consentito ai realizzatori del programma
di impegnarsi nello sviluppare un effi-
ciente filtro in grado di vettorializzare le
immagini acquisite con lo scanner e
soprattutto definire e posizionare corret-
tamente i campi corrispondenti ai dati
da inserire nel modulo.
Il pacchetto completo, come diceva-
mo prima, é essenzialmente rappresen-
tato da due programmi: TrueForm Se-
tup e TrueForm Fill-Out. Col primo si
parte da una immagine letta allo scan-
per riempirla con le informazioni neces-
sarie.
Le fatture sono riempite o diretta-
mente 0 importando dati prodotti da
altri programmi; il blocco delle fatture
può essere poi salvato (separatamente
dalla masler-form) in uno stack che può
essere poi riordinato, analizzato, suddi-
viso e stampato, oltre che essere usato
per esportare informazioni verso altri
programmi, il tutto, ovviamente, conser-
vando sempre il formato originale, che
può essere riletto, risistemato e addirit-
tura ricostruito, facendo poi in modo
che queste modifiche si riflettano sulle
fatture già costruite.
Ci eravamo chiesti il perché della se-
parazione dei due programmi, e la rispo-
sta l'abbiamo trovata in una frase del
manuale, che precisa che il secondo
modulo. TrueForm Fill-Out é disponibile
separatamente ad un prezzo molto più
ridotto rispetto al prezzo completo.
Questo può essere utile, ad esempio, in
una azienda che può acquistare un solo
primo modulo, utilizzato dal gruppo di
studio e ricerca per la stesura della
documentazione originale, e diversi Fill-
Out. da utilizzare negli uffici periferici
per la gestione ordinaria della fatturazio-
ne. In effetti è proprio cosi; il modulo di
Setup serve solo la prima volta, quando
si desidera costruire il layout della sche-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
209
MACINTOSH
La Ungsua inaiale, con msenia una lom già pracosinjita. a destra un esemoio d'uso del bollane delle inlormaàioni-condti’ioni
da (o magarr, successivamente, per ap-
portare modifiche): per l'uso di tutti i
giorni serve il secondo, il Fill-Out, che
ovviamente deve essere presente lad-
dove si utilizza giornalmente la scheda.
Rispettando la consuetudine, ormai
classica, di tutti i pacchetti Macintosh,
anche questo viene presentato, inzial-
mente, nel manuale d’istruzioni, attra-
verso un guided tour, che qui più pitto-
rescamente, viene chiamato Ten Minu-
te OverView. In esso vengono illustrate
le dieci (una per minuto) fasi per l'uso di
TrueForm, dall'inizio alla fine, che pos-
siamo qui riassumere:
— lancio di TrueForm Setup
— scanning o importazione di un dise-
gno di base attraverso gli opportuni
comandi dal menu File
— creazione dei campi di dati sul layout
presente sullo schermo
— modifica e adattamento dei campi in
base alle esigenze dell'utente
— salvataggio della form appena creata
e uscita dal programma
— lancio del programma di Fìll-Out
— inserimento dei dati nei campi, attra-
verso la tastiera
— salvataggio dei dati accumulati in
uno slack
— eventuale stampa delle fatture
— eventuale creazione di nuovi stack.
Uso di TF SetUp
É questa l'operazione più importante
e davvero nuova presente in questo
programma; come abbiamo avuto più
volte modo di far notare la sua realizza-
zione avviene in maniera del tutto ester-
na e indipendente dal programma. Im-
portato in una maniera o nell'altra, un
disegno di base nella pagina, il gioco è
parzialmente fatto.
La prima cosa da notare è che. alme-
no con le figure importate da scanner,
del formato TIFF tendono ad essere
molto ampie (una pagina a 300 punti
per pollice può raggiungere la grandezza
di un megabyte); questo è assoluta-
mente inaccettabile: così il programma
esegue una compressione molto effi-
ciente della figura che dipende soprat-
tutto. come prevedibile, dalla presenza
di ampie zone di grigio; come valori
assoluti, una pagina compressa può va-
riare dai 70 ai 700 kbyte, ma general-
mente si aggira intorno ai 150K per
quelle contenenti una piccola quantità di
figure (marchi, ad esempio), e intorno ai
100-120K per quelle con solo scritto.
Una volta realizzato il disegno comu-
ne di base il passo successivo è quello
di definire i campi di dati per ogni ele-
mento della form. Per giungere a ciò è
sufficiente usare il puntatore con la soli-
ta tecnica del trascinamento per defini-
re ampiezza e posizionamento del cam-
po stesso. Seguono le ben note tecni-
che di selezione di formato, grandezza e
tipo di caratteri; il nome del campo può
servire per indicare il contenuto del
campo stesso, e i campi possono esse-
re "legati" tra loro con tecniche simili a
quelle di uno spreadsheet.
Proprio per fare questo entrano in
gioco, in maniera decisiva, le particolari
caratteristiche di TrueForm, che rendo-
no praticamente unico questo program-
ma e soprattutto differente da quanto
è possibile ottenere da un comune da-
tabase, ancorché evoluto. A questa po-
tenza di mezzi concorrono tre elementi
diversi; la barra di menu, la barra dei
bottoni e la barra di descrizione del
campo.
La prima barra è quella classica, con-
tenente diversi comandi, di cui parlere-
mo tra poco, la seconda contiene due
bottoni sul lato sinistro. NAME e INFO,
e, sulla destra, i due simboli di formula
e di limitazione; al centro i noti simboli
di ENTER e di UNDO La terza barra é
formata da due finestre di testo, attiva-
te rispettivamente dai bottoni prece-
dentemente descritti; quella di destra
mostra una serie di dati correlati con i
bottoni di NAME e INFO; quella di
sinistra é legata alle informazioni inseri-
te con la formula o con l'area di limita-
zione. Ambedue le finestre si espando-
no a seconda della bisogna per acco-
gliere le informazioni contenute, fino ad
occupare tutto lo schermo.
Poiché la maggior parte dei comandi,
visibili anche nelle figure allegate, sono
abbastanza "soliti" è preferibile punta-
re l'attenzione su quelli specifici, ap-
punto di questo programma; la prima
grande possibilità (ricordate le note di
Excel) è quella di poter associare a
ogni campo una finestra automatica di
informazioni (ad esempio potrebbe es-
sere utile ricordare all'utente di intro-
durre, nel campo "Cliente" prima il co-
gnome e poi il nome, separato da un
virgola, ed escludendo titoli o prefissi)
Tutte queste informazioni possono es-
sere inserite in una finestra che si apri-
rà automaticamente, durante t'uso della
form. cuccando su INFO e battendo (e
informazioni necessarie, che saranno
poi visualizzate appena si utilizzerà il
campo stesso.
Altra opzione abbastanza specializza-
ta è la possibilità di utilizzare campi di
lunghezza definita (ad esempio per co-
dici IVA 0 per CAP); ancora è possibile
imporre formattazioni decimali, di data,
0 addirittura creare formati di tipo cu-
siom, che possono essere mostrati, in
esemplificazione, poma dell'uso. Oltre
210
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MACINTOSH
alle già note opztoni di formula (valori di
campo legati ad altri) é possibile usare
formule condizionali molto avanzate
(ben più di quanto visto, ad esempio in
FileMaker): ma il vero fiore all'occhiello
é rappresentato senza ombra di dub-
bio. dalla possibilità di imporre restrizio-
ni a un campo.
Cosa è una restrizione? Semplice!
Può essere necessario imporre delle
condizioni per un certo campo; ad
esempio un totale che non può essere
minore di zero, un campo data che non
può essere più avanti della giornata
corrente, un campo che valuta la de-
correnza di due date e richiama l'atten-
zione sul tempo trascorso, un campo
che esegue una verifica del Codice Fi-
scale del cliente.
Come nei caso delie formule, anche
nel caso delie "costrizioni" (chiamiamo-
le cosi, per usare un termine analogo
alla parola originale, "constram", parola
che comunque rende l'idea molto be-
ne) si possono fare collegamenti con
altri ampi, o che rifiutano valori non in
accordo con altri. Sotto questo punto di
vista la cosa è davvero molto specializ-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
zata. Infatti una "costrizione" può es-
sere definita in due modi; come impo-
sta o come di avviso; nel primo caso il
programma non accetterà mai il valore
se questo è difforme da quello che
deve ricevere, nel secondo caso, inve-
ce. verrà emesso un segnale acustico
e un avviso, ma il valore verrà accet-
tato.
Questo, unito alle speciali opzioni di-
sponibili per questo tipo di campi, co-
me ad esempio la possibilità di mostra-
re 0 stampare campi riservati, consen-
te di preparare documenti molto com-
plessi ed elaborati; si consideri ad
esempio la possibilità di messaggi di
attenzione diversificati, nel caso di fat-
ture non saldate da tempo diverso, e in
più differenti per clienti di diversa im-
portanza ("Se il diente XXXo da Mar-
co Marinacci e non salda la fattura da
più di tre mesi, e durante l'ultimo anno
non ha commissionato più di L.
YYY.YYY. dare un messaggio di avviso
e scrivere sul sollecito 'Siamo spiacenti
di dover sollecitare il saldo... ecc,
Molte fatture hanno gruppi di campi
strutturati alla stessa maniera; un
esempio e quello di un magazzino ri-
cambi che esegue fatturazione, ad uno
stesso diente e nella stessa giornata,
per diversi articoli; una speciale opzio-
ne permette di duplicare e raggruppare
elementi insieme, strutturandoli in ma-
niera ordinata e logica in righe e colon-
ne (che, come al solito, sarà possibile
correlare e "costringere" tra loro). E
non basta; una volta realizzata la form
di base è possibile costruire subform
cosiddette in sequenza, legate nella
stessa form principale, con caratteristi-
che diverse (un esempio è la costruzio-
ne di bolle di consegna con indicazione
della copia di prima fatturazione, di sta-
zione di destino, di destinatano. di co-
pia tracing, di originale diente, e cosi
via; collegando opportunamente tra lo-
ro i campi tutto quanto immesso nella
prima copia sarà riversato automatica-
mente nelle altre, salvo a voler nascon-
dere campi che, ai diversi destinatari,
possono non interessare).
Ancora, non ultima, la possibilità di
assegnare alla form due password; la
prima per inibire l’accesso alla struttura
della form stessa, la seconda per vie-
tarne l'uso, come mezzo di lavoro, col
programma successivo. Ovviamente,
per gli utenti che dispongono solo di
questo, l'accesso nell'uno e nell'altro
caso, sono automaticamente esclusi.
Uso di TF Fill-Out
Una volta prodotta la form di base,
questa viene per cosi dire passata all'u-
tilizzatore, che dovrà usarla nella ma-
niera più opportuna. Come abbiamo già
detto in precedenza, dati possono es-
sere introdotti battendo direttamente
questi alla tastiera, o ricavandoli da altn
211
MACINTOSH
Opemioni di impartaziono da alw hle, con la possibihia di stabilire la seqoema delle labulaiioni in relanone ai campi
(ile, 0 magari usando una combinazione
dei due metodi.
L'uso della seconde, ancora di più
della terza possibilità, non è immediata-
mente intuibile; ma mettiamoci nei
panni di un utilizzatore in un punto di
vendita piuttosto affollato; é preferibile
per il rivenditore inserire i dati in un
programma meno complesso, magari
costruito con un database, o meglio
ancora uno spreadsheet, frondafi da
una sene di dati inutili immediatamente
(come ad esempio dati anagrafici e fi-
scali)
La più ampia operazione di fatturazio-
ne può essere rimandata alla sera, e i
dati, importati da TF Fill-Out completati
con indirizzi, partita IVA, termini e tipi
di pagamento differenziati a seconda
del cliente; nel primo caso lo spread-
sheet potrà essere tenuto come un
brogliaccio o come una prima nota;
successivamente si passerà alla realiz-
zazione del documento contabile defini-
tivo. L'uso di Fill-Out, specie se la form
iniziale è stata ben costruita, è cosa di
estrema semplicità, poiché nessun pro-
gramma per quanto ben realizzato può
sostituire neppure alla lontana, la chia-
rezza di intenti di chi decide di utilizzar-
lo. l’uso diretto di Fill-Out é legato alla
precisione costruttuva della form di ba-
se, e all'uso corretto delle tecniche di
notazione, commento, collegamento
dei campi; sotto questo punto di vista
la dovizia di possibilità disponibili nell'u-
so di Setup porta, all'inizio, a strafare,
ad essere ridondanti nelTinserimento
delle condizioni, soprattutto, cosa che
non sempre è desiderabile nel tipo di
operazioni cui è chiamato ad assolvere
TrueForm. Ciò non toglie che. in base
al pnncipio che afferma che "Tale il
pero, tali le pere", un layout ben co-
struito e, soprattutto, ben commentato,
permette di affrontare con facilità e
velocità (soprattutto) la redazione di do-
cumenti anche molto complessi ed arti-
colati. In linea di massima in questa
seconda parte le operazioni dell'utente
sono abbastanza limitate nella scelta, e
ciò rende molto meno commentabile, a
livello di articolo, questo programma
Le fatture, costruite con Fill-Out so-
no conservate sulla memoria di massa,
come stack; si tratta del solito file ad
accesso casuale figlio di ogni program-
ma di database; la differenza qui è data
dal fatto che, in ogni caso, la forma di
origine e i dati a disposizione sono
tenuti separati; in questo modo è pos-
sibile creare stack multipli dello stesso
documento di base (ad esempio Iatture
ripartite per mese) consentendo una
verifica più semplice dei documenti
emessi (ad esempio in funzione delle
scadenze); in altre parole, stack diffe-
renziati hanno la stessa funzione di do-
cumenti simili in una cartella su di-
schetto-
Ma passiamo all’ultima (ma solo per-
ché rappresenta la fase finale) caratteri-
stica interessante di TF, la stampa. Es-
sa può essere attivata sia da Setup che
da Fill-Out; nel primo caso verrà stam-
pata la scheda di base che consentirà
di verificare la qualità e la bontà del
disegno, anche in funzione dell'aspetto
finale del documento, nel secondo ver-
ranno stampali i documenti completi di
dati generati da Fill-Out.
In ambedue i casi esistono tre tipi di
opzione di stampa. Page Setup, Pnnt
Dialog, e una finestra di opzioni specifi-
che di TrueForm.
Le prime due opzioni sono quelle già
ben note; la seconda contiene un bot-
tone che permette di accedere ad
un'altra finestra di opzioni particolari (v.
figure) specifiche di questo program-
212
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MACINTOSH
Costruzione del layoul del lieid. con. nell'ultima schermala, la oossibilia di dare uno sguercio alla pagina completa
ma. opzioni specializzate anche nel ri-
durre I tempi di stampa e migliorare i
risultati (soprattutto per quanto attiene
alle immagini lette da scanner). Opzioni
particolarmente raffinate sono rappre-
sentate dal "PostScript Printing" che
riduce anche di tre volte il tempo di
stampa su Laser, e da Cache Form
Image, vero capolavoro, con l'uso della
quale la form di base viene "deposita-
ta" nella stampante e riutilizzata conti-
nuamente importando dal file solo i
dati delle vanabili. Ancora è possibile
scegliere allineamenti particolari, forma-
ti di carta diversi dagli standard, "taglia-
re" limiti di stampa speciali, eventual-
mente "forzando" la stampa nei limiti
della carta per form fuori standard,
stampare etichette né più né meno di
quanto avviene in Excel o noi vecchio
buon Silicon Press, scalare l’immagine
separatamente in senso orizzontate,
verticale, ecc.
Una parola ancora sulla tecnica di
importazione ed esportazione dei dati;
niente di molto diverso da quanto visto
in altri setton. con la differenza che qui
è possibile stabilire una sequenza di
merging. vale a dire un ordine di insen-
mento di valori dei campi, sia in entrata
che in uscita. Non solo, ma può capita-
re (come succede ad esempio da dati
importati da spreadsheet) che sia ne-
cessario escludere dal merging dati in-
desiderati; ciò è possibile sia saltando
direttamente linee all'inizio del textfile,
sia usando delimitatori che "taglieran-
no" informazioni indesiderate {un tipico
esempio può essere quello d’uso di Me
213
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MACINTOSH
di testo di differente lunghezza).
Per quanto attiene ancora all'importa-
zione di dati, nel terzo dischetto é in-
cluso uno speciale programma che
consente di interfacciare TrueForm con
il pontentisissimo 4th Dimension; in al-
tri termini TrueForm può sfruttare le
estese capacità di questo programma
per generare complesse form senza
passare attraverso la trafila del texfile.
L'operazione avviene in tre fasi; instal-
lazione del modulo destinato alla stam-
pa, Setup di una form di TrueForm
compatibile con 4th Dimension, e crea-
zione di layout specifico per questo
programma. Si tratta di una serie di
operazioni non molto complicate, che
possono risparmiare, all'utente di que-
sto bel database, tempo prezioso. Da
notare che l'organizzazione del modulo
interviene su alcuni setup dei System,
cosa che può creare, ma solo al mo-
mento dell’installazione, qualche pro-
blema se, sulla macchina, sono in fun-
zione INIT antivirus.
Conclusioni
TrueForm lo specialista, si può dire
davvero! Il pacchetto é un tool estre-
mamente specializzato e dedicato alla
realizzazione di form (fatture, report,
schede clienti e tutto quanto individua-
bile in questa categoria di documenti),
il tutto in maniera assolutamente elasti-
ca e del tutto finalizzata ai desideri
dell’utente- Per questo non si può con-
siderare un database anche se di que-
sto tipo di pacchetto condivide la tecni-
ca di gestione e numerose caratteristi-
che (d'altro canto, con estrema onestà,
in diverse parti del manuale Adobe di-
chiara che TrueForm non può in alcun
modo sostituire un data base).
Si tratta, quindi, di un pacchetto mol-
to dedicato, e la categoria d'utenza può
essere individuata in enti, persone, so-
cietà che emettono documentazione
contabile e fiscale (note e bolle d'ac-
compagnamento, fatture, note spese,
rendicontazione. estratti conto) in gran-
de quantità, cosa questa che impedi-
sce di poter seguire attraverso le nor-
mali tecniche di protocollazione-classifi-
cazione il portafogli clienti. Il pacchetto,
proprio per la dualità del programma, si
rivolge inoltre a particolari strutture
che. ad un form di base, si agganciano
con diversi operatori. In questa ottica
manca (e crediamo sarà la prossima
irrinunciabile tappa del costruttore) la
possibilità di condividere in rete il pro-
gramma. per gli indubbi vantaggi che si
avrebbero nel gestire lo stesso file da
parte di diversi operatori; ma credo che
si tratti solo di attendere ancora un
pocol
214
MCmicrocomputer n, 96 • maggio 1990
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ADPnetwork:
Low-level autoconfìg
di Andrea de Prisco
O hibò. Ciuchini e Suatom parevano
proprio averci presa la mano. E
non mi lasciano più parlare. ..
Bando agli scherzi (e sottolineo scher-
zili questo mese torneremo a parlare di
ADPnetwork (vera e propria) ovvero de!
software di rete che permette la comu-
nicazione tra processi in esecuzione su
macchine diverse, fisicamente collegate
Ira loro, attraverso una architettura di
interconnessione circolare, formata da
tanti collegamenti dedicati quante sono
le macchine in rete. Come più volte
ribadito, non si tratta di un semplice bus
senale condiviso (come può essere ad
esempio quello dell'architettura Ether-
net) ma di una struttura di interconnes-
sione distribuita deterministica in cui
ogni macchina può iniziare il suo acces-
so alla rete indipendentemente dall'atti-
vità delle altre macchine sulla rete stes-
sa. Può anche succedere (e questo Et-
hernet... semplicemente se lo scorda)
che nello sfesso istante più macchine
eseguano scambio di file o. più in gene-
rale. scambio di messaggi E quando
dico “stesso istante" mi nfensco alla
sua accezione “fisica" del termine e
non semplicemente “logica". Eppure,
come per Ethernet, si tratta di un solo
filo che "visita" tutte le macchine in
rete. Dov’é il trucca? Nessun trucco:
solo illusionismo..
ADPnetwork vs Ethernet
Avevo detto che non scherzavo più e
invece ci sono cascato di nuovo. Ma
quale illusionismo??? Si tratta solo ed
esclusivamente di pura realtà (dei fatti).
Spieghiamoci meglio. La differenza so-
stanziale che intercorre tra ADPnetwork
ed Ethernet sta nel fatto che la prima è
una architettura di rete deterministica,
la seconda no. Per quanto vi possa
sembrare strano (posto che chi mi leg-
ge non sia esperto di reti a basso livello)
un nodo Ethernet quando accede alla
rete lo fa per tentativi. Nel senso che
prima di accedervi controlla che nessun
altro stia utilizzando la struttura fisica
(infatti una sola macchina per volta può
accedere al bus seriale in scrittura), ma
nell'attimo in cui decide di utilizzarla non
può essere certa di ottenerne l'uso
esclusivo Ci prova... se gli va bene può
iniziare la sua trasmissione, altrimenti
abortisce l'operazione e ritenuta dopo
un intervallo di tempo calcolato da un
algoritmo pseudocausale, infatti, nel
medesimo istante due o più macchine
possono avere la voglia di trasmettere
su Ethernet e quindi simultaneamente
testare la disponibilità del supporto fisi-
co ottenendo tutte esito positivo (sup-
porto disponibile) ma prima di iniziare la
vera e propria trasmissione è necessa-
rio un secondo test atto ad identificare
questo genere di collisioni II meccani-
smo in sé é abbastanza semplice; tra
l'altro ne abbiamo già parlato un bel po'
di mesi fa (forse anni!) in Appunti di
Informatica sotto il "capitolo" Arbitrag-
gio distribuito non deterministico. Il mo-
do più semplice per ottenere l'arbitrag-
gio é di disporre di una linea aggiuntiva
"di servizio" mantenuta bassa quando il
supporlo di trasmissione non é utilizza-
to e alta quando lo è, da parte della
macchina utilizzatrice. Ogni macchina
che intende utilizzare la connessione
testa la linea di servizio per vedere lo
stato. Se è "basso", la pone "alto" e
inizia a trasmettere, se è "alto" attende
la liberazione del supporto. Può succe-
dere, come detto, che simultaneamen-
te più macchine testino lo stato della
linea di servizio e, sempre contempora-
neamente, queste macchine, trovato lo
stato "basso", si approprino del bus
alzando tale linea di servizio e comin-
ciando a trasmettere. É chiaro che si
ottiene una bella collisione che deve
essere avvertita dalle stesse macchine
trasmettitrici che, man mano che man-
dano il loro messaggio, devono testarne
la "leggibilità" rileggendolo contempo-
raneamente. Ora. se rileggendo via via il
messaggio trasmesso non vi sono di-
screpanze tra quanto inviato e quanto
letto, vuol dire che la trasmissione pro-
cede bene ed effettivamente il bus é
stato acquisito dalla macchina. Se inve-
ce una macchina scrìve "pippo" e legge
"pluto" vuol dire che qualcun altro (cre-
dendo come quest'ullima di avere uso
esclusivo della connessione) sta tra-
smettendo simultaneamente: in questo
caso occorre abortire la trasmissione da
parte di tutte le macchine coinvolte
nella collisione ritentando la comunica-
zione dopo un intervallo di tempo calco-
lato grazie ad una funzione pseudo ca-
suale, possibilmente calcolata con algo-
ritmi diversi sulle vane macchine (onde
evitare, come i più attenti avranno intui-
to, continui rimbalzi).
Nel riquadro a fronte è illustrato un
metodo per ottenere la medesima fun-
zionalità senza linee aggiuntive ma tra-
mile il solo cavo coassiale (come avvie-
ne per Ethernet) che quindi funge sia da
bus seriale che da linea di controllo.
ADPnetwork, invece, è una architet-
tura distribuita, deterministica, ogni
macchina che intende accedere alla re-
te, può farlo in qualsiasi momento, sen-
za assolutamente curarsi del fatto se
nel medesimo istante altre macchine
accedono alla rete. E in caso di «grosso
carico» (ovvero di molte macchine che
accedono contemporaneamente alla re-
te) non c'é assoluto rischio che qualche
macchina non riesca ad effettuare la
sua trasmissione, ma solo che il suo
messaggio sia recapitato con un ritardo
maggiore rispetto al caso di «carico
leggero». Come detto piu volle, infatti,
ogni macchina è «proprietaria» del col-
legamento verso la macchina successi-
va e quindi può disporne (a meno di
riempimenti di buffer... ma questi, si sa,
sono problemi secondari!) della rete in
ogni momento, semplicemente inoltran-
do al «next node» il suo messaggio.
Contemporaneamente anche altre mac-
chine possono fare la stessa cosa e.
216
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
ripeto, il maggiore o minore carico del
sistema è evidenziato semplicemente
da un «naturale» degrado delle presta-
zioni. ma non c’è assoluto rischio di
attesa infinita (starvation) da parte di
qualche nodo. Di contro, ogni macchina
sarà interessata non solo ai pacchetti da
essa spediti o ricevuti, ma anche da
tutti I pacchetti in transito da una mac-
china «precedente» ad una macchina
«successiva». Considerato poi che
ADPnetwork per garantire una tolleran-
za ai guasti dovuti a caduta del supporto
fisico necessita di pacchetti di Ack che
confermano l’avvenuta ricezione del
pacchetto trasmesso (e il senso di cir-
colazione é sempre il medesimo) succe-
de che qualsiasi macchina trasferisca
un messaggio su qualsiasi altro nodo,
vengono coinvolte tutte le macchine
collegate in rete: o per recapitare il
pacchetto al destinatario, o per inoltrare
il pacchetto di Ack (la conferma) al
mittente. Quindi potenza sì, ma anche
ampio dispiego di forze.
L 'autoconfigurazione
a basso livello
Perché a basso livello? Semplice: per
distinguerla da quella ad alto livello. Ma
non credo affatto di essermi spiegato a
sufficienza. Infatti, per configurazione
ad alto livello intendo la capacità delle
singole macchine (già in rete, ovvero
configurate a basso livello) di conoscere
la conformazione dei singoli nodi: nomi
simbolici delle macchine e device ac-
cessibili via rete su queste, Ma l’argo-
mento non riguarda me, ma i «soliti»
Ciuchini e Suatoni che si stanno occu-
pando del Net-Handler e Net-Sen/er del-
la rete.
Ma torniamo ad ADPnetwork «allo
stato puro», ovvero quale mezzo «logi-
co» di comunicazione interprocess-in-
temodes.
Sono passati diversi mesi dall’ultimo
appuntamento riguardante il software di
rete propriamente detto, e molte modi-
fiche sono state apportate per aumenta-
Un cavo coassiale arbitro
NelI’sriicolo abbiamo parlato deH'arbi-
iraggio distribuito non deterministico (che
nulla ha a che vedere con ADPnetwork ma
con Ethernet) di un bus (seriale o parallelo)
effettuato grazie ad una linea aggiuntiva di
controllo In questo riquadro mostreremo
come Sia possibile effettuare la medesima
funzionalità senza ricorrere a strutture ausi-
liare ma al solo cavo seriale coassiale sul
quale normalmente viaggiano i dati un bit
dopo l’altro. Come detto è necessario im-
plementare un meccanismo che permetta
alle macchine in rete di capire «at volo» se
il supporto fisico è occupato da altre tra-
smissioni 0 è disponibile e. m questo caso,
prenderne possesso esclusivo.
Il tutto si basa su una opportuna termina-
zione del cavo seriale effettuata da una
coppia di resistenze, ad esempio da 26
ohm l’una (per un totale quindi di 50) da
sistemare alle due estremità del cavo
coassiale, tra calza e nucleo Ogni macchi-
na attaccata al supporto è collegala tanto
alla calza quando al nucleo in «parallelo» a
tutte le macchine In rete Se una macchina
intende utilizzare la rete applica una tensio-
ne continua V tra nucleo e calza del cavo e
immediatamente dopo verifica la differenza
di potenziale tra questi due punti. Nella
figura (al contenuta in questo riquadro, R1
e la resistenza totale delle due terminazioni
e R2 la resistenza interna dei generatore di
F.E.M. Se la macchina che tenta l’accesso
alla rete é. in quell'istante, unica, tra calza e
nucleo sarà presente una differenza di po-
tenziale pan a VRl/(R1-hR2) Se nello stes-
so Istante anche una seconda macchina
applica la sua DDP ed esegue il test, le due
macchine rileveranno una DDP tra calza e
maglia pan a 2VRl/(2Rl-i-R2) che è, ovvia-
mente. maggiore del caso precedente e
quindi rileveranno automaticamente la colli-
sione Naturalmente durante l'uiilizzo del
supporto la DDP rimane applicala in modo
da segnalare agli altri utilizzatori che la rete
é occupala Da notare, come più volte
ribadito nell’atticolo, che una macchina in-
tenzionata ad utilizzare la rete non disponi-
bile (perché usala in quel momento da un
altro nodo) non può fare altro che aspettare
un tempo «t» e ritentare sperando di esse-
re più fortunata Nel caso limite di molte
macchine che tentano accessi sulla rete,
può addirittura verificarsi che nessuna (nel
senso di «nemmeno una») macchina riesca
ad utilizzare il supporto sebbene non anco-
ra Impegnato
Fortunatamente, nel concreto, l'utilizzo
delle reti tipo Ethernet é ben più basso del
livello di saturazione, grazie soprattutto al-
l’alta velocità di trasmissione che permette
a tutti I nodi di impegnare sempre per
tempi brevi il supporto fisico
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AMIGA
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UMORO stampi :
DLONG ORC;
TEXT BodylSl:
Figura J
re le prestazioni generali del sistema. In
figura 1 è mostrato il nuovo formato dei
pacchetti di rete (in seguito denominati
frame per non confonderli coi dos pac-
ket di AmigaDos). La principale differen-
za rispetto alla {prefrelease 3.0 è che
ogni macchina é identificata a basso
livello ad un NetlD di 16 bit e a livello
del Net-Handler dal consueto nome
Simbolico di massimo 9 caratteri. E a
differenza, sempre, della versione pre-
cedente, ogni macchina sceglie auto-
maticamente un NetlD (attraverso un
algoritmo pseudo casuale) e nessuna
operazione é quindi richiesta da parte
dell'operatore per inizializzare il singolo
nodo" È chiaro, inoltre, che ogni nodo
non può semplicemente scegliere «a
casO" il suo NetlD. ma, in un certo
senso, deve sincerarsi che nessun’altra
macchina si chiama (o intende chiamar-
si) nello stesso modo
Se state pensando che ciò. in un
sistema completamente distribuito co-
me ADPnetwork, è assolutamente im-
possibile avete proprio ragione. E non
sto dando (ancora) i numeri. Si sa, infat-
ti. che in mancanza di un «distributore
centralizzato» di NetlD le singole mac-
chine non possono mettersi tra (oro
d’accordo in modo da avere ognuna un
NetlD differente in quanto nessuna po-
trebbe mai essere certa che l'ID scelto
anche temporaneamente da ognuna
non sia stato scelto contemporanea-
mente anche da altre. E non c'è niente
da fare a riguardo, se non scendere ad
opportuni compromessi.
Poniamoci nel caso minimale di due
macchine collegate in rete che stanno
autoconfigurandosi. Nessuna delle due
macchine ha un ID di rete e devono
ottenerne uno al termine della fase di
autoconfigurazione. Diciamo che la pri-
ma delle due macchine decide di chia-
marsi <i3123» e la seconda «15678».
Prima però di dare per valido il proprio
NetlD è necessario mandare un mes-
saggio circolare alle altre macchine con-
tenente la propria proposta di identifica-
tore per vedere se nessuna delle mac-
chine in rete ha da obiettare qualcosa
Allora, la macchina 1 manderà un mes-
saggio del tipo: «avete qualcosa in con-
trario a) fatto che mi chiami 3123?» e
messaggio analogo (ma con ID =
15678) io manderà la macchina 2. Pochi
istanti dopo i due messaggi giungono
alle macchine «successive» (essendo
sole due macchine, sono sempre te
stesse) e nessuna delle due macchine
obietterà, dato che l’ID proposto è di-
verso dal loro. All’istante successivo i
due messaggi giungono nuovamente ai
rispettivi mittenti avendo completato il
giro ed ognuna (riconoscendolo proprio
grazie all'ID proposto) «capisce» che
nessuno ha obiettato e che quindi quel-
riD va bene. Una roba simile, natural-
mente, non funziona. È chiaro, del re-
sto. Infatti, nel caso che tutt'e due le
macchine avessero scelto (pseudo-ca-
sualmente) lo stesso ID, ad esemplo
15678 e.. 15678, non appena la propo-
sta «dell'altro nodo» arriva, il nodo in
questione crede che sia la sua stessa
proposta che ha fatto il giro dell'intera
rete e lo prende per buono. Da questo
momento m poi due macchine si chia-
merebbero nella stessa maniera con
evidenti malfunzionamenti dell'intero si-
stema dato che non sarebbe più distin-
guibile la prima macchina dalla seconda.
É necessario, allora, istituire una for-
ma di riconoscimento «propria propo-
sta» ben più affidabile de! solo NetlD
che potrebbe essere uguale a quello di
un altro.
Ovviamente non esiste un metodo
assolutamente certo per riconoscere il
proprio messaggio proposta come tate,
ma possiamo spingerci al punto da ren-
dere particolarmente improbabile una
collisione di questo genere.
In figura 2 è mostrato il formato del
pacchetto di autoconfig. Il campo desti-
natario è, ovviamente, non significativo,
dal momento che tale messaggio è
diretto a tutte le macchine in rete. Se-
gue il campo mittente: qui ia macchina
che «vuole configurarsi» mette la sua
proposta di NetlD. Nei tre campi suc-
cessivi la macchina mittente mette al-
cune informazioni aggiuntive, come det-
to, per abbassare notevolmente la pro-
babilità che un’altra macchina in rete
prenda per suo il pacchetto in questio-
ne. Le informazioni riguardano l'am-
montare delia memoria libera in quell'i-
stante, l'identificatore del processo che
sta effettuando l'operazione e l'indirizzo
della porta sulla quale il processo di
autoconfigurazione aspetta l'esito. Oltre
a questo il NetlD è funzione sia di un
algoritmo pseudocasuale che dell'orolo-
gio interno delle singole macchine In
questo modo, per avere ancora una
collisione, è necessario che in due mac-
chine si verifichino contemporaneamen-
te i seguenti eventi: le due macchine
hanno esattamente la stessa architettu-
ra. stessa espansione dt memoria e
schede installate; hanno effettuato i lo-
ro rispettivi bool esattamente nello
stesso istante e i loro orologi interni
«tamponati» non sono sfasati temporal-
mente nemmeno di un solo tick di
sistema; le due macchine eseguono al
boot esattamente la stessa procedura,
lanciando i medesimi programmi con-
temporaneamente. Come dire che per
verificarsi una collisione «di vedute» ce
ne vuole davvero parecchia (di sfortu-
na). Il campo Stamp (implementato an-
che nel frame standard) permette a
qualsiasi macchina in rete di uccidere
eventuali «zombi» in circolazione. Se si
verifica ad esempio che una macchina
218
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1 990
AMIGA
immette un freme sulla rete e poi muo-
re (va in crash, ad esempio), tale frame
(o al più il relativo Ack) potrebbero finire
per circolare iiaH’infinito» sulla rete dato
che ogni macchina rimasta continuereb-
be a reinoltrarlo non riconoscendolo co-
me proprio. Per venire meno a questo
inconveniente, quanto un frame qualsia-
si passa per una qualsiasi macchina,
prima di reinoltrarlo (e posto che nes-
sun altro nodo abbia già provveduto) il
nodo «reinoltrante» lo marchia col suo
NetlD nel campo Stamp in modo tale
che se ripassa di nuovo da quel nodo,
vuol dire che la macchina destinataria
non esiste più e quindi lo si può tran-
quillamente uccidere (lett.: «non reinol-
trare»).
È chiaro che se oltre a morire la
macchina destinataria (o mittente) muo-
re anche la macchina che ha settato lo
Stamp il frame resterà corriunque in vita
e quindi in circolazione. É per questo
motivo (fig. 1) che nella struttura del
frame standard ho previsto addirittura
due Stamp distinti da far settare a due
macchine diverse: il «casino» é ancora
possibile, ma le probabilità che ciò si
venfichi scendono ancora....
Concludendo
Come avrete notato, per i soliti motivi
di spazio, non è stato possibile effettua-
re una trattazione più particolareggiata
Molti
IO chiesti, Ciuchini e
Suatoni compresi
quanto pare, perché duran-
te tutta la fase sperimentale di
ADPnetwork identificavo ogni macchina in
rete con il nome di un filosofo.
Tutto cominciò nel 1984, a lezione di
Sistemi di Elaborazione dell'Informazione II
del corso di laurea in Scienze dell'Informa-
zione presso l'università di Pisa. In questo
corso SI insegnano le tecniche di program-
mazione mullitak. la gestione di risorse
condivise, monitor, semafori, time sharing,
ottimizzazione dei dispositivi di I/O, teniche
anti deadiock e anti starvation, faimess e
e altre cosette davvero interessanti. E
n quel penodo sognavo un computer
vero (non certo un Apple II o MS-DOSI e
n consolavo col VIC-20, poi divenuto 64, a
lezione mi divertì molto il cosidetto proble-
ma dei filosofi che racchiude in sé interes-
santi problematiche proprie di quel corso.
Immaginate una bella tavola imbandita.
Jn certo numero di piatti (e quindi posti) e
jn pari numero di posate: meta forchette e
metà coltelli. La disposizione è quella mo-
strata nella figura contenuta in questo stes-
so riquadro.
I commensali sono tutti filosofi con l'ov-
/la caratteristica di stare seduti a tavola In
solo di questi
aue stati: un filosofo
mangia se dispone di
un coltello e di una for-
chetta altrimenti pensa (filoso-
feggia). E, ovviamente, se pensa solo e
non mangia mai muore di fame. In pratica i
filosofi sono processi utilizzatori e le posate
risorse condivise.
Ogni posata è una risorsa condivisa da
due utilizzatori. Il problema sta nello scrive-
re gli «n» processi «filosofi», gli «n/2»
processi forchetta e gli «n/2« processi col-
telli e lanciare il tutto senza provocare
(neanche a lungo andare) deadiock o ec-
cessivi «pensamenti» da parte di più del
50% dei filosofi.
Simpatico poi verificare la percentuale
media di utilizzo delle risorse e del filoso-
feggiamento dei filosofi al variare delle
possibili tecniche di condivisione delle n-
É chiaro, infine, che cercare di accaparra-
re al sopraggiungere della fame una delle
due posate e aspettare la liberazione del-
l’altra é il modo più banale .. per ottenere il
blocco totale del sistema dopo pochissimi
cicli alimentazione-pensiero. Non aggiungo
altro: il mese prossimo una possibile solu-
zione utilizzando, guardacaso. l’ADPmttb.
Della sene: ogni scarrafone...
lADPnetwork 3.1|
IT" I I I I
r~TT
I ITT
IWTT
XI
ConligFiame ai naie
del meccanismo di autoconfigurazione a
basso livello. Del resto, però, ad essere
onesti al 100%, non era nemmeno no-
stro intento un livello di dettaglio molto
maggiore, dato che ADPnetwork non
sarà un prodotto di pubblico dominio
(non cercatelo su MC-Link: discorso
analogo per l'ADPmttb) e non possiamo
certo svelarvi proprio-proprio tutto. Que-
sti articoli, comunque, hanno valore di-
dattico e chi volesse cimentarsi in im-
prese simili (magari per altre macchine,
cosi non ci fa concorrenza...) troverà
sicuramente (almeno speriamo) spunti
validi per risolvere facilmente un po’ di
problemi nemmeno tanto banali. Se poi
qualcuno intendesse interfacciarsi con
la nostra rete con macchine non Amiga,
inutile dirlo, avrebbe tutto il supporto
necessario all'operazione. Se qualcuno
è interessato: buon lavoro!
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
219
AMIGA
I Font:
loro uso e abuso
d< Massima Novelli
Vorremmo analizzare,
questa volta, il vasto e
contrastato panorama delle
capacità di stampa di
Amiga rispetto alla
fondamentale presenza di
strumenti adeguati a
questo scopo, nella
fattispecie parleremo di
font — disponibili ed
utilizzabili al meglio — .
Dopo questa apertura cosi
velleitariamente pervasa di
prosopopea, sarete tentati
di chiudere la rivista oppure
di cambiare aria, ma vi
assicuro che nel corso
dell'articolo in questione
avrete modo di rendervi
conto dell'importanza del
problema e. soprattutto, di
essere aiutati a sfoltire il
campo da prese di
posizione un po' troppo
presuntuose oppure errate
sulle soluzioni da adottare
Sappiamo tutti che i font normalmen-
te disponibili, e con cui abbiamo a che
fare spesso, sono rappresentazioni «bit-
map» del carattere alfanumerico, cioè in
sostanza costruite su matrici di pixel
accesi che ne rappresentano geometri-
camente l'aspetto.
Per loro natura, quindi, nel contesto
saranno assimilabili ad «immagini IFFi>
alia stessa stregua di un disegno e di
conseguenza facilmente trasportabili o
importabili in ogni ambiente — su carta
come su video-nastro, eco — . Il loro
limite é cosi dato dalla natura delle
stesse, soprattutto in riferimento alle
«cun/e» che le descrivono.
In stampa, infatti, anche con il più
sofisticato algoritmo di smoothing a cor-
rezione dell’effetto, tenderanno ad esse-
re sempre poco definite e non professio-
nalmente adatte allo scopo — mi riferi-
sco comunque ad ambienti evoluti quali
tipografie «elettroniche» o fasi di foto-
composizione computerizzate — .
Partendo da questi presupposti non
vorrei però generalizzare troppo: sappia-
mo benissimo che. rispetto ad altri siste-
mi, la loro presenza su video é quanto di
meglio si possa avere a questo prezzo e
la conseguente sofisticazione ha rag-
giunto livelli di indubbia qualità. Vi sono
letteralmente centinaia di font bitmap-
ped presenti sul mercato e tra di essi
potremmo citare la serie Kara Fonts
(Kara Computer Graphics), tra le migliori,
composta da decine di font tutti multico-
helvetica 24 bold
times 24 Italie bold
helvetica 24 bold
times 24 Italie bold
helvetica 24 bold
times 24 italic bold
helvetica 24 bold
times 24 italic bold.
Figura I - Tipico esempio di slampa a confronto: in alto un saggio in puro bil-mapped di foni PostScript tra i
più classici — Helvetica e Times de 24 punti segue lo stesso nella versione generata da Professional
Page 1.3 con font Compugraphic su stampante a 24 agni, il terso esempio é la versione generata da
PageStream. sempre a 24 aghi e l'ultimo ne ó il nsullato via LasetWnter PostScnpl I confronti sono
facilmente Quantificabili
220
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
lore. che spaziano dal classico all'ultra
moderno con la specificità di essere già
trattate, tramite «brush-ing», in molte
varietà diverse — esempio, le Marbie
che appaiono effettivamente come com-
poste da un gradevole tono di marmo,
oppure le Brick, composte da mattoni da
costruzione, ecc. — ; la serie é composta
da 10 dischi e continua ad essere aggior-
nata periodicamente; oppure parlare del-
la «Masterpiece Professional Font CoF
lection» (ARock Computer Services)
composta da 20 dischi 20! con dentro
tutto quello che potreste immaginare!
Anche nel Pubblico Dominio vi sono
decine di esempi facilmente acquistabili
ed in sostanza non c'è che l'imbarazzoo
della scelta.
Questo per quanto riguarda il panora-
ma di font bitmap presenti al momento;
ma il discorso, ahimè cambia radical-
mente provando a parlare di font diversi,
quindi di tipo strutturato e vettoriale, e
ciò tra l'altro ci induce a parlare di
PostScript,
Risparmiandovi la stona di questo lir>-
guaggio, e della società, la Adobe Sy-
stem, che lo ha crealo nel <ilontanoi>
1982, esso è lo «standard» per eccellen-
za in ogni parte del mondo coinvolta
nelle fasi di stampa o fotocomposizione
che sia. quindi nel mondo della stampa
in generale.
La sua genialità consiste principal-
mente nell'aver risolto due aspetti, al-
l'apparenza semplici da concepire ma
difficili da affrontare, in riferimento alle
possibilità presenti in quel periodo; la
prima soluzione è quella di aver inventa-
to un metodo per descrivere matemati-
camente una pagina grafica bidimensio-
nale — testo e grafica annessa — me-
diante «raster-izzazìone» della stessa,
scandendone le caratteristiche peculiari
— e ciò è già un grande risultato, e
questo spiega un poco perché il Post-
Script, come interprete, è «stampante-
residente» invece che «computer-resi-
dente» come molti altri linguaggi di pro-
grammazione — ed ecco risolto il secon-
do problema — .
Poiché altresì l'uscita di un file da un
programma PostScript è indipendente
dalla stampante, l'avvento di servizi pub-
Inlerfonl Designer by Sindesis. un polente strumento 9 nostra asposiiione che vettonaancto.
tramite tracaatura. il corpo del carattere ne farà un noggetton da poter esportare verso
Professional Page o più propriamente verso Professional Drevr. tramite InierChange.
Il buon vecchio Calligrapher. ancora tra i migliori font editor bitmap. con in evidenza le possibilità
di intervento via Sf^.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
221
AMIGA
blici di stampa «conto-terzi» a pagamen-
to è stato il tumultuoso risultato di
questa felice intuizione.
D'ora in poi chiunque, con il proprio
bravo fife proveniente da qualsiasi siste-
ma, potrà stampare a livello tipografico
semplicemente inviandolo al centro che,
con modica spesa, ne trarrà un eccellen-
te risultato. E scusate se è poco.
Da qui poi, tutta una generazione di
stampanti laser é nata per la nostra
felicità, e si è dato accesso a fasi di
stampa a più buon mercato che non con
sistemi tradizionali, creando un mondo
di editoria «personalizzala» abbastanza
diffuso che, in sintesi, ha fatto la fortuna
della Adobe e delle società coinvolte
nell'affare.
Tornando di nuovo a terra, uno dei
maggiori vantaggi del linguaggio è quello
di usare font cosiddetti strutturati, cioè
in sostanza descrizioni matematiche dei
caratteri alfanumerici tramite linee e cur-
ve, assimilandole al concetto di «ogget-
to», indipendenti da risoluzione video o
pagina grafica che sia. Esse si potranno
scalare in dimensioni senza perderne i
dettagli, impossibile con font bitmap-
ped, variare più facilmente il kernìng —
spaziatura — tra i caratteri come pure
operare distorsioni coreografiche e via
dicendo. Un gran bel vantaggio, non c'é
che dire.
Il set standard parla di 1 3 font, divisi in
3 famiglie — Times, Helvetica e Courier
— ognuna delle quali ha 4 sottotipi, più
un set di simboli — le Symbol appunto
— che consiste in un alfabeto greco con
segni matematici e tipografici e tutto ciò
è normalmente residente nella stampan-
te. Alla bisogna poi si potranno riversare
«soft-font», provenienti per esempio da
pacchetti DTP specializzati, nella stam-
pante per avere una più completa colle-
zione di tipi diversi, aumentandone enor-
memente le possibilità a patto che siano
scritte in modo compatibile.
PostScript contiene al suo interno
molti operatori logici che abilitano il pro-
gramma a descrivere le varie dimensioni
associate ad ogni carattere del font ed
esso, per usarlo m modo corretto, ne
dovrà quindi conoscere le caratteristi-
che, essi saranno inseriti in un file cosid-
detto metrico — ".metric" — presente
per ogni font che il programma potrà
usare — Font Width Table — . Al con-
tempo, per un vero WYSIWYG dovrà
essere presente anche la versione bit-
mapped degli stessi con le medesime
caratteristiche.
Questo in sintesi molto stringata è
foni-lAtorfcs, l'ultimo amv3lo. offre dec/samente un grado di sofislicaiione ben più e'evafo del
nva/e. si noti il comodissimo piano di lavoro con rutli gli strumenti di -•psinrin^- a disposiiiane.
mentre è in evidama il menu Effects, che ci tiara una sene tii elabo^zioni non comuni
quello che sen/e. ma attenzione, una
avvertenza importante; a parte il fatto di
dimenticarsi di fare lavori professionali
con l’uso di stampanti ad aghi — scorda-
tevi di fare «vero» DTP con una 9 oppure
24 aghii — . è necessario puntualizzare
un aspetto della questione: la stampan-
te — laser o altro in standard PostScript
— ha al suo interno un set di font
normalizzati, ed il programma che gene-
ra il file PostScript altrettanto.
Se non ci sarà coincidenza di esse è
assolutamente impossibile stampare
nella tipica risoluzione i font addizionali
che avremo eventualmente convertito in
formato ".metric". Un esempio lampan-
te lo abbiamo con Professional Page;
all'Interno di esso è presente un pro-
gramma, tale «PPage_Any_Fonts» che
consente di convenire caratteri bitmap
in metric ma tutto ciò, in pratica, servirà
a ben poco se non è presente la corri-
spondenza detta.
A questo punto dovremo passare alle
noti dolenti; parlare del supporto delle
varie società operanti nel campo è piut-
tosto sconsolante. A pane i pacchetti
DTP già presenti sul mercato — mi
riferisco alla serie Professional Page nel-
le varie versioni, oppure a PageStream,
City Desk, Professional Draw oppure
Express Paint, (dei WP abbiamo già
parlato in queste pagine), nessuna socie-
tà di un certo livello è presente con la
sua produzione.
La stessa Adobe, probabilmente, non
ha intenzione di rilasciare direttamente
alcun font in formato Amiga se non
tramite le sue licenziatane — quindi c'è
qualcosa dalla SoftLogik (PageStream) e
dalla S. Antony Studios (LaserUpI).
Il primo accenno ad una inversione di
tendenza si ha mediante la Gold Disk
(Prof. Page e Prof. Draw) che nella
continua evoluzione dei suoi pacchetti
ha concluso un accordo con la Compu-
graphic (AGFA) per il rilascio di font
compatibili PostScript, oppure della Pi-
xeiations (PixelScript) che ha contatti in
via di realizzo con la InType.
Parlare poi di editor di caratteri in
questo ambito è quantomai difficile; ef-
fettivamente SI sente la mancanza di un
simil-FontoGrapher Macintosh, che ci
permette di costruire o modificare font
anche in formato PostScript, ma attual-
mente per Amiga c’è un solo pacchetto
che può fare qualcosa del genere.
Con InterFont della Syndesis, infatti, si
potranno editare set di caratteri alla
stregua di un «structured-object editor»
ed anche se nato per usi diversi quali la
costruzione o conversione di caratteri
per tecniche di ray-tracing e rendering,
tramite il suo confratello InterChange si
potrà quindi esportare il suo risultato
verso Prof. Page o Prof. Draw mediante
moduli dedicati.
È un po' macchinoso procedere in
tutto ciò. ma attualmente è la sola risor-
sa disponibile — in ongi caso, a scanso
di equivoci, non avrete direttamente da
esso «roba» PostScript — .
Sul versante bitmapped invece le co-
222
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
se sono decisamente migliori; a comin-
ciare dal glorioso FontEditor presente
nei vari S.O. AmigaDOS — che peraltro
svolge il suo lavoro egregiamente pur
nei suoi limiti — . gli altri due'più rappre-
sentativi sono senz’altro Calligrapher (In-
terActive Softworks), già da diverso
tempo presente, e l'ultimo arrivato Font-
Work (ACS Software), decisamente più
evoluto.
presenza della modalità ColorFonts, in
via di standardizzazione, creato dalla
stessa società, ci permette di operare
tutta una serie di modifiche sul set di
caratteri mediante aggiunta di brush a
riempimento aree, brush come caratteri,
scelte da 2 a 16 colori, e tutta una sfilza
di possibilità tramite pattern inseriti, ol-
tre alle varie opzioni di spaziatura, pro-
porzionalità e ridimensionamento dello
stesso.
Effetti in 3D. shadow ed altro comple-
tano la sua dotazione, anche se non
troppo intuitive nell'uso.
Font-Works, invece, poderoso pac-
chetto di recente scrittura, viene da una
casa già famosa per i suoi prodotti
grafici, tra l'altro per la serie di moduli di
presentazioni TV che vanno sotto il no-
me di «Station Manager» come pure per
il nucleo principale di DeLux Produc-
tions. l'altrettanto glorioso «EF/X». Esso
si colloca senz’altro al disopra di Calli-
grapher. con tutte (e possibilità offerte
dai rivale ma con una marcia in più; la
capacità di «grab-are» da un'immagine,
secondo il pattern scelto, una porzione
di essa per farla diventare automatica-
mente un «carattere», da usare in modo
standard.
Pensate un attimo alle sue applicazio-
ni: abbiamo un’immagine digitalizzata
con un titolo ed un font che ci interessa,
sceglieremo le dimensioni volute, andre-
mo a ritagliare la parte stessa et voilà)
Essa è diventata un carattere, o simbolo,
associato al testo scelto.
Dotato anch’esso di possibilità Color-
Fonts, da un carattere standard se ne
potrà ottenere tutta una serie che va dal
3D allo shadow, neon, chrome, ecc. —
mediante un sofisticato uso di «macro
list» che in pratica automatizzeranno i
vari processi —, come pure rotazioni,
resize, range di caratteri (ASCII o estesi),
e le solite variazioni tipografiche specifi-
che; possibilità di lavorare con brush.
miscelazioni di font diversi in un unico e
gli strumenti di «painting» usuali com-
pletano la dotazione.
Senza dubbio è un ottimo prodotto
che, con l'aggiunta delle capacità Post-
Script nelle fasi della creazione, sarebbe
lo «state ot thè art» del settore, a tutti i
livelli. Peccato!
Concludendo questa veloce trattazio-
ne, per forza di cose sommaria e restrit-
tiva, abbiamo imparato certamente puaF
cosa; simili approcci a problemi di cosi
particolare natura non sono né improwi-
sabili né tantomeno eludibili con affer-
mazioni azzardate. Fermo restando che
un «vero» DTP sarà produttivo solo con
adeguati strumenti, è bene comunque
iniziare in un certo modo avendo padro-
nanza di quello che si ha a disposizione
per poi proseguire nei cammino.
La «situazione» font per Amiga è
ancora, tutto sommato, nebulosa solo
nell'ambito delle problematiche legate
alla stampa di un certo livello ma non
disperate troppo: basterà saper atten-
dere. ac
Il primo, che deve la sua fama alla
L'alira notevole possitxiiià allena da Foni-Works. abbiamo deciso di igtab^w una pane della
IFF caricala e di Iraslormada cosi in un ’carallerei a nostro ptacere. Da notare il pattern che
conlena il nsuliato dell'operazione
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
223
AMIGA
coordinamento di Andrea de Prisca
Programmare in C su Amiga m)
di Dario de Judicibus
Le dimerìsioni che il nostro
scheletro sta assumendo,
sono tali da richiedere una
ridefinizione della struttura
del programma. Ne
approfitteremo per ribadire
alcuni concetti irnportanti
relativi allo sviluppo di
grossi programmi. Il nuovo
scheletro implementerà in
più i testi alternativi, finora
non utilizzati, e proporrà
nuove ed interessanti sfide
al programmatore
Chi mi ha seguito nelle ultime quatto o
cinque puntate di questa njbrica. è pro-
babile che, cercando di riprodurre il pro-
gramma scheletro su! suo Amiga, si sia
reso conto come questo si sia evoluto
non solo in termini di codice, ma anche
di struttura. Nella scorsa puntata, inoltre,
abbiamo introdotto un file di tipo .Imk
per meglio gestire la tecnica degli hea-
ders precompilati da cui si ricavano le
tabelle simboliche da utilizzare in fase di
compilazione. Il tutto era stato fatto con
10 scopo di velocizzare i tempi di compi-
lazione. Durante un processo di svilup-
po, infatti, specialmente se si adotta la
tecnica a piccoli passi che permette di
andare avanti raggruppando le modifiche
e le aggiunte al programma in blocchi
logicamente connessi e generando di
volta in volta moduli che possono essere
seguiti pur non avendo ancora completa-
to il programma |se mancano cioè anco-
ra un certo numero di funzioni), ci si
ritrova spesso a compilare molte volte lo
stesso programma nel giro di poche ore.
Non solo. Quando la compilazione pro-
duce degli errori, od addirittura l’esegui-
bile perfettamente compilato si compor-
ta in modo diverso da quanto previsto e
magari manda in GURU il nostro Amiga.
11 numero di compilazioni all'ora sale
vertiginosamente. Classico é il caso in
cui una compilazione dia una sfilza di
errori. Si procede allora ad analizzare il
primo, si identifica il problema nel codice
sorgente, lo si corregge e si ncompila il
tutto. In genere a questo punto possono
succedere tre cose:
1 . il messaggio di errore relativo a quel-
lo specifico problema scompare;
2. sìa il messaggio di cui sopra, sia una
buona parte dei messaggi successivi
scompare (vedi nota 1);
3. il primo messaggio scompare, ma in
compenso ne compaiono molti altri (vedi
nota 2). Non preoccupatevi. Spesso ba-
sta eliminare quello che ora è il nuovo
primo messaggio per cancellare tutti gli
altri.
Negli ultimi due casi non bisogna farsi
prendere dal panico. Si tratta di situazio-
ni che si verificano spesso quando si
sviluppa un programma e che sono do-
vute al fatto che le capacità del compila-
tore di interpretare un sorgente sono
comunque limitate e spesso affette da
assunzioni che lo stesso compilatore
cerca dì fare a fronte di una istruzione
non corretta.
Due casi classici che m C prendono
spesso in contropiede anche chi svilup-
pa da anni in questo linguaggio sono
l'utilizzo dell'operatore uguale ai posto
dei doppio uguale nelle condizioni di
uguaglianza, ed il dimenticarsi un punto
e virgola in fondo ad una istruzione o
metterne uno di troppo dopo una istru-
zione #define o tra una istruzione ed il
Errata Corrige
Nella scorsa puntata, nel codice della procedura H_MenuPick() riportato in figura 10, c'é
una imprecisione che non permette di visualizzare i testi base delle voci e sotiovoci
durante l'esecuzione del programma. In pratica basta modificare tutte le istruzioni del tipo
case PRt_IT£H(iteBnate[NtHU_XOOI[rTEK_XYO]>; break;
case SUB1_XY2! PRT.SUBl (subinaiie!NENU_XO0j [ITEH_Xya] [SUB1_XYZ] ) ;
nel modo seguente;
case ITEH_XY0: PRr_IItH(tteanaae[MÉNU_XO0] [ITEH_XY0J .Ut) ; break;
case SUBI_XYZ: PRT_SUBI(subtnaae[HENU_XOO] [ITfH_XYD3 IS«BI_XYZ) .txt) ;
Si è trattato di una svista dovuta al fatto che ho riportato in figura una versione precedente
della procedura che funzionava pnma della definizione della struttura iDesc
224
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
successivo blocco racchiuso tra parente-
si graffe.
Dato che i tempi di compilazione cre-
scono con le dimensioni dei programma,
si capisce facilmente come non conven-
ga lasciare che un sorgente cresca trop-
po in lunghezza. Come ho già avuto
modo di dire quando abbiamo parlato di
LMK, la soluzione consiste nello spezza-
re il programma in più file. Ma quali
criteri logici vanno utilizzati nel fare ciò?
Se da un estremo c'è il singolo file per
tutto il programma, dall'altro c'è la suddi-
visione in un file per procedura. Vediamo
quali sono i vantaggi e gli svantaggi di
quesfultima. cioè nel caso che ogni
procedura sia mantenuta in un solo file.
I vantaggi
• Una maggiore facilità nell'individuare
gli errori nel codice, dato che ora ogni
gruppo di messaggi di errore si riferi-
sce ad una singola procedura, ridu-
cendo inoltre la possibilità di incappa-
re nell'effetto schermo {vedi nota 21.
• Una notevole riduzione dei tempi di
ricompilazione a fronte della correzio-
ne dei vari errori trovati, dato che
basta ricompilare solo il file contenen-
te la procedura interessata dalle mo-
difiche. e nassemblare il tutto con il
comando di link
Gli svantaggi
• Una minore visibilità del programma
nel suo complesso ed una maggiore
difficoltà in fase di edizione del codice
stesso, specialmente quando sorge
l'esigenza di effettuare una modifica
che interessa più file contemporanea-
mente. Un esempio sono le modifi-
che alle interfacce tra moduli.
• Una maggiore probabilità di introdurre
errori a fronte di modifiche del codice,
specialmente se queste non interes-
sano procedure del tipo a scatola
nera, e quindi richiedano un fasamen-
to del codice sotto modifica con bloc-
chi di istruzioni situati in altre proce-
dure.
• Un incremento dei tempi di compila-
zione a fronte di modifiche che hanno
interessato molte procedure, a causa
del maggior numero di chiamate al
programma di compilazione ed al-
l'aumentato numero di operazioni di 1/
O effettuate dal programma di as-
semblaggio 0 linkage editor. Questo
problema può essere notevolmente
ridotto qualora si utilizzi un program-
ma cache tipo FACC II.
MCmicrocompulern, 96 - maggio 1990
Come capita spesso, quindi, la solu-
zione ideale sta nel mezzo. In pratica,
consiste nel raggruppare le varie proce-
dure in vari file, secondo criteri che
dipendono generalmente dal tipo di pro-
gramma che si sta sviluppando. Ad
esempio, se un certo gruppo di funzioni
elementari è candidato a diventare una
libreria condivisibile Ishared library!, co-
me appunto quelle di sistema, viene
immediato raggruppare tutte le procedu-
re in un singolo file. In seguito si potrà
eliminare il file in questione, riconverten-
dolo nel sorgente di una libreria, ed
aggiungere al programma l'opportuna
istruzione di OpenLibraryO relativa alla
nuova libreria.
Il programma scheletro
Vediamo quale criterio abbiamo adot-
talo in questa puntata per il programa
scheletro.
Il codice del programma vero e pro-
prio è stato suddiviso in due parti. Da
una parte ci sono quelle funzioni che
sono candidate a diventare di tipo gene-
rale. slegate cioè dal programma in que-
stione e riutilizzabili cosi come sono, in
altri programmi. Un esempio è la Close-
SafelyWindowO Queste procedure,
che chiameremo d'ora in poi funzioni di
servizio, dovranno alla fine avere le se-
guenti caratteristiche;
• essere del tutto indipendenti dalla
logica del programma che le chiama;
• essere disegnate a scatola nera, non
utilizzare cioè alcuna variabile globale
ma solo i parametri passati dal pro-
gramma chiamante;
• se utilizzano costanti, macro. o tipi
utilizzati anche da altre funzioni o dal
programma principale, queste devo-
no essere raggruppate in uno o più
file di inclusione.
Questa suddivisione ha il vantaggio di
ridurre la ricompilazione quasi esclusiva-
mente al file che contiene il programma
Note
1. Si chiama effetto valanga quella situazione per cui un errore in un certo punto del
codice, oltre a generare un messaggio relativo a quel determinato errore, confonde a tal
punto II compilatore da impedirgli di interpretare correttamente buona parte delle istruzioni
successive. Questo provoca tutta una serie di messaggi di errore che non si riferiscono a
bachi veri e propri, ma che son solo la conseguenza del primo errore. Essi infatti spesso
scompaiono del tutto quando si corregge l’errore che aveva scatenato l’effetto valanga.
Questo è uno dei motivi per cui, quando vengono generati molti messaggi di errore, é più
pratico affrontarli uno alla volta, ricompilando il tutto dopo ogni modifica, piuttosto che
cercare di identificarli tutti. Il programmatore esperto, tuttavia, spesso acquisisce una tale
sensibilità nel riconoscere i messaggi relativi ad errori veri e propri da quelli generati
dall'effetto valanga, da identificare la maggior parte degli erron reali e ridurre cosi il
numero di compilazioni necessarie a cancellare tutti i messaggi prodotti dal compilatore. A
riguardo, raccomando di fare uno sforzo per eliminare sempre futt; i messaggi, anche
quelli di avvertimento [waming! anche se in linea di massima essi non fanno riferimento a
problemi tali da impedire il funzionamento del programma.
2. Si chiama effetto schermo quella situazione per cui un errore nel programma scherma
un certo numero di errori nelle istruzioni successive, facendo credere al compilatore che
esse siano corrette. In questo caso, nel momento in cui il primo viene risolto, il
compilatore si accorge di tutti o parte dei successivi, generando cosi molti messaggi di
errore là dove prima ce n'era solo uno. Quando tale effetto si somma, per uno o più degli
errori precedentemente schermati, a quella valanga, il risultato è tale da far prendere un
colpo ai programmatori meno esperti, e qualohe volta a far bestemmiare anche quelli più
esperti, specialmente se é già qualche ora che si sta lavorando per mettere a punto il
programma. Un fattore psicologico importante, con un risvolto anche pratico, è quello di
mantenere sempre copia deH’ultimo sorgente che non aveva dato errori di compilazione,
prima cioè delle ultime modifiche. Tale tecnica dà al programmatore la garanzia di essere
sempre in grado di ritornare ad un livello dello sviluppo da cui eventualmente ripartire, se
l’introduzione di nuove modifiche ha talmente sconvolto il codice da rendere più semplice
ricominciare da zero piuttosto che intestardirsi sulla matassa di istruzioni formatasi
Questa tecnica si chiama a soglia Icheckpointl. e ben si sposa con lo sviluppo a piccoli
3. Si dice che un oggetto é consolidato quando esso ha raggiunto la struttura finale come
da progetto, per cui eventuali successive modifiche sono dovute alla scoperta di errori
nella implementazione di tale oggetto oppure a variazioni del progetto ongmale.
4. D'ora in poi chiameremo fase di assemblaggio quella che in inglese é chiamata linkage
edidon. Fate attenzione quindi a non confonderla con la fase di compilazione di sorgente
scritto in linguaggi Assembler. La scelta di tale termine é dovuta al fatto che la traduzione
letterale del termine inglese linkage, e cioè legame, legatura, rilegatura, non suona molto
bene in italiano.
225
AMIGA
< Mteftle tor $KL
MNC • UcUton
PftOCS • sk)|>rocs
STDH • tkUtdh
USRH • skiusrh
LC • 1c:lc
LIKK ■ 1 c:b 1 lnk
ICDPTS ■ -»(STDl0.s}a -HJ(USRH).sy( -fl
SPARTUP - libic.o
ltB$ ■ libile. 1ib>lib!»ig<i. Kb
IKOPTS ■ sa K H VCR80SE
• SKl deMnitions
S(HAHE): i(NAIN).o S(PROCS).o
S(ailK) FROH S(STAIirUP)*S(IU[N).o*S<P«OCS).<i \
la S(NAHE) Eia S(LIBS) S(LKOPrS)
S<IUIN).Er S<NiUK).e S(ST0H).iyi S(USRK).syi
S(LC) S(ICOPTS) 5(WIN),C
SCPRaCS).*! S(P(IOCS).c S(STDM>.sys S(USRH}.sy*
S(LC) S(ECOPTS) l(PRIKS).C
i pre-CQBpllcd tdbles
S(SraH).tyi: S(STDH).c
1(LC) -pb -oS($rOH).syi S(STDK).c
S(U$RH).sya: S(USR>l).e S(STDH).syi
S(EC) -pb -HUSTOHI.syi -oS(USRH).sy« S(USRH).
Figura I - ski link
vero e proprio, dato che le funzioni di
servizio hanno un livello di stabilità nel
processo di sviluppo molto maggiore.
Una volta consolidate, inoltre, a meno di
errori nel codice, non devono più essere
ricompilate, anche se il programma prin-
cipale cambia pesantemente. Qualora
poi nasca l'esigenza di sviluppare nuove
funzioni di servizio, quest'ultime potran-
no essere mantenute in un terzo file
fino a consolidamento avvenuto (vedi
nota 3). per poi raggruppare i due file in
una singola unità di compilazione conte-
nente tutte le funzioni di servizio. Se tali
funzioni, poi. sono sufficientemente ele-
mentari e logicamente connesse — ad
esempio un insieme di procedure mate-
matiche per il calcolo delle funzioni di
Bessei, di Laplace, di xxxx, e via dicen-
do. oppure un set di funzioni per co-
struire piai di funzioni o dati sperimen-
tali — può valere la pena di assemblare
in una libreria di compilazione o di una
run-time a seconda del tipo di funzioni e
del loro utilizzo.
Vediamo ora la nuova struttura che
abbiamo dato al nostro scheletro. In
lutto ora abbiamo quattro file sorgente
più quello di specifiche per LMK:
Vediamo cosa contengono;
Figura 2 - sklstdh c.
tabelU SKLSTDH. STM
•• Tipi
typedef ptruct NMe MODE
typedef struct Hebsage ENSD
typrfef itruct lntu1M««age IHSG
typwlet struct IntuITcut ITXT
typdcf struct Nenu NENU
typedef struct Nenult» I7EN
I
lOCSCi
Figura 3 - skiusrfi c
7ZS
23841
366
333
skI.Uk
GkTproci.c
skUtdh.c
sklusrh.c
sklmain.c È il file principale, quello cioè
che contiene il main(). Contiene tutte le
procedure specifiche del programma, le
definizioni dei menu, e le variabili globa-
li. In particolare contiene le seguenti
funzioni:
• maini)
• StartAlKI
• CloseAIII)
• BuiidMenusO
• LetsGoO
• HandleEvent
• H_MenuPicW)
• H_CloseWindow()
e I seguenti tronconi:
• H_MenuVerifyl)
• H_MouseButtons(l
skiprocs.c Contiene tutte le procedure
generali, che cioè potranno alla fine
essere riutilizzate anche in altri pro-
grammi. Tra parentesi, una volta conso-
lidate, non sarà necessario ricompilare il
file ogniqualvolta vorremo introdurle in
un nuovo programma, ma basterà rias-
sembiare il programma con il file
sklprocs.o generato in precedenza. Ve-
diamo quali sono per ora queste fun-
zioni:
• SetupMenuO
• SetupltemListO
• CloseSafelyWindowO
sklstdh. c Questo è il file che contiene
tutti gli include da precompllare e che
nella scorsa puntata avevamo chiamato
skihdr.c. Esso serve a generare la ta-
bella simbolica contenente tutte le co-
stanti, le macro ed i tipi Itypedef e
stutture) fomiti dal sistema (eg Intuì-
tion, EXEC, AmigaDQS. e via dicendo),
skiusrh.c È l’equivalente di skistdh.c per
le costanti, le macro ed i tipi definiti dal
programmatore, Il fatto di mantenere le
226
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
due tabelle simboliche separate é dovu-
to al fatto che. mentre la prima é di
fatto consolidata (al più potremmo deci-
dere di aggiungere un nuovo file di
inclusione, a fronte di nuove funzionalità
nel programma), la seconda è continua-
mente soggetta a modifiche, evolven-
dosi con lo sviluppo del programma
principale.
Come sì può vedere in figura 1, ana-
lizzando cioè il file di specifiche per
LMK, la fase di compilazione genera
due moduli oggetto (skimain.o e
skiprocs.o) e due tabelle simboliche
(skistdh.sym e sklusrh.sym) utilizzate
nella generazione dei moduli oggetto
stessi (vedi figura 2 e figura 3). La fase
di assemblaggio finale utilizza come
sempre anche il modulo di avvio c.o,
generando il programma skeleton Da
notare l'utilizzo delle prime cinque co-
stanti per I nomi base dei file (quelli cioè
senza estensione).
La suddivisione del programma in
quattro file sorgente ha tuttavia richie-
sto qualche cambiamento anche ai codi-
ce dei singoli file, per evitare problemi
in fase di assemblaggio dei moduli og-
getto (vedi nota 4).
Innanzi tutto abbiamo separato i pro-
totipi delle funzioni riportate in testa al
file skimain.c in due blocchi: il primo si
riferisce alle funzioni esportate nei file
sklprocs.c e denominate d'ora in poi
esterne (la parola chiave extern è sot-
tintesa di fronte ad ogni prototipo); il
secondo riporta i prototipi delle funzioni
presenti più avanti nello stesso file, e
d'ora in poi dette interne (vedi figura 4),
Poi, come già detto, abbiamo scorpo-
rato I tipi definiti dal programmatore
creando cosi il file sklusrh.c per gene-
rare la tabella simbolica utente (vedi
figura 3).
Quindi abbiamo estratto dal prece-
dente scheletro le costanti usate da
SetupMenuO e SetupItemListO e la
struttura prototipo di tipo IntuiText e le
abbiamo messe in testa al file
sklprocs.c. come si può vedere m figu-
ra 5.
Nella stessa figura compaiono anche
due riferimenti esterni. In futuro do-
vremmo cercare di eliminarli. Essi infatti
evidenziano come le due procedure Se-
tupItemListO e CloseSafelyWindowO
non siano ancora completamente a sca-
tola nera come dovrebbero essere, ma
dipendono appunto ancora da due varia-
bili globali. Nella prossima puntata ve-
dremo di risolvere questo problema e di
rendere così più pulita l'interfaccia delle
funzioni di servizio.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
227
AMIGA
/ testi alternativi
Vediamo ora quali cambiamenti sono
stati apportati al codice vero e propri e
Quali nuove possibilità abbiamo intro-
dotto
Nella scorsa puntata avevamo visto
come associare a voci e sottovoci un
comando per la seleiione rapida, ma non
avevamo ancora implementato la possi-
bilità di avere un testo alternativo a
quello base associato airelemqnio in
questione. La SetvpItemListO si limita-
va infatti ad impostare il campo Select-
Fili a NULI. Vediamo adesso come
attivare tale campo.
Per prima cosa è necessario modifica-
re la struttura associata al tipo IDESC
come si può vedere in figura 5, aggiun-
gendo il puntatore alla stringa che con-
tiene Il testo alternativo e. per comodità,
spostando il carattere corrispondente al
comando di selezione rapida in testa alia
struttura. Di conseguenza i blocchi di
codice relativi a questa struttura vengo-
no modificati come riportato m figura 6
Come SI può vedere m figura, solo due
VOCI ed una sottovoce hanno il testo
alternativo non nullo. Questo è stato
fatto di proposito per evidenziare il se-
guente problema
Dato che per ogni testo base od
alternativo che sia. è necessario allocare
una struttura IntuiText, l'implemenla-
zione dei testi secondari avrebbe conse-
guenza. se utilizzassimo la tecnica già
adottata per i testi base, di raddoppiare
la quantità di memoria allocata per i testi
delle VOCI e delle sottovoci. Tuttavia,
mentre voci e sottovoci hanno sempre e
comunque un testo base (a meno che
non contengano elementi grafici), il nu-
mero di testi secondari è spesso di
molto inferiore a quello dei testi base
Ne risulta quindi uno spreco di memoria
allocata e non utilizzata.
Come fare allora a gestire i testi se-
condari e ad evitare contemporanea-
mente questo spreco di memoria?
Una prima soluzione è visibile in figura
7 (vedi ultima pagina) che riporta la
nuova SetupItemListO Vediamo i cam-
biamenti effettuati rispetto alla volta
scorsa.
In testa alla procedura abbiamo ag-
giunto un contatore che terrà il conto di
quanti testi alternativi abbiamo effettiva-
mente. ed un puntatore alla lista delle
strutture IntuiText che conterranno tali
testi Tale puntatore aitname e analogo
a quello già usato per i testi base litem-
namel ma, a differenza di quest’ultimo,
è una variabile locale, non globale. Viene
fuori così già una prima asimmetria.
Vedremo che essa non è assolutamente
necessaria, ma che è semplicemente la
conseguenza del tipo di soluzione scelta.
All'Interno del ciclo principale che
riempie le vane strutture Menultem.
abbiamo per ora lasciato l'assegriazione
a NULL del campo SelectFill É stato
pero aggiunto il conteggio del numero di
testi alternativi disponibili. A questo pun-
to, una volta usciti dal ciclo in questione,
se tale contatore non é nullo, la procedu-
ra alloca un numero di strutture Intiù-
Text uguale al numero di testi alternativi
desiderati, non una di più, non una di
meno. In questo modo, non solo allo-
chiamo esattamente la quantità di me-
moria necessaria, evitante sprechi, ma,
posizionando tale operazione fuori ciclo,
grazie al contatore, effettuiamo una sola
allocazione piuttosto che una sene di
allocazioni, una per testo alternativo.
Lo svantaggio di questa tecnica, tutta-
via, é il seguente: per evitare di compli-
care le procedure di fine-programma e
per avere una gestione semplice ed
efficace della memoria, abbiamo sem-
pre utilizzato il servizio di Intuition Allo-
cRememberO Risulta quindi naturale
utilizzarlo anche in questo caso. Questo
però implica la necessità di passare alla
procedura SetupItemListO il puntatore
alla struttura Remember utilizzato da
Intuition come punto di aggancio per la
lista dei blocchi di memoria allocati. Ci
sono due modi per far ciò; il primo
consiste nel passare tale puntatore co-
me parametro all'atto della chiamata, il
secondo consiste in un riferimento
esterno alla variabile globale all'interno
della funzione stessa. Il primo metodo è
il più pulito, ma allunga ulteriormente la
già lunga lista di parametri da passare
alla SetupItemListO, costringendoci a
rimettere per giunta mano al codice della
BuildMenusO. Il secondo metodo ci
evita pesanti modifiche al codice già
scritto, ma ci fa deviare dalla logica a
scatola nera che avevamo riservato alle
funzioni di servizio. In ogni caso, anche
la prima tecnica é concettualmente spor-
ca. dato che forza il programmatore a
definire un puntatore ad una struttura
Remember anche nel caso in cui questi
avesse deciso di utilizzare un’altra tecni-
ca di allocazione di memoria. In pratica,
SI lega una funzione di servizio alla logica
del programma specifico {ed in particola-
re della StartAIIO) perdendo cosi parte
del carattere generale di tale servizio e
limitandone l'utilizzo solo in quei pro-
grammi che fanno già uso della AllocRe-
memberl) Ma. direte voi, cosa impor-
ta? L’importante è che il programma
funzioni, no? Questo può essere vero se
ci limitiamo al singolo programma, ma
un programmatore deve, quando scrive
un programma, pensare ad ottimizzare
tutto il suo lavoro, anche quello futuro.
Una opportuna scelta di disegno di un
programma, garantisce un riutilizzo di
codice ed addirittura degli stessi moduli
oggetto, che semplifica sempre di più
con l’andar del tempo lo sviluppo di
nuovi programmi e la manutenzione dei
precedenti Se poi qualcuno pensa che
stia facendo più della filosofia che dei
discorsi pratici, libero di pensarlo, ma
queste tecniche sono il frutto di anni di
programmazione in vari linguaggi, sia
miei che di amici e colleghi, ed hanno
sempre dimostrato di valere lo sforzo di
disciplina effettuato.
Torniamo al codice. Effettuata l'alloca-
zione delle strutture IntuiText per i testi
alternativi, facciamo partire un secondo
ciclo che riempie tali strutture e le asso-
cia al campo SelectFill Notare la tecnica
che riutilizza il contatore usato nel ciclo
precedente per contare i testi alternativi
Questo, tuttavia non è sufficiente ad
attivare il testo secondano. Dato che
l'utitizzo di due testi per una singola voce
é di fatto una tecnica di evidenziazione
della voce selezionata, essa è mutual-
mente esclusiva con altre tecniche di
evidenziazione; è necessano cioè che il
campo Flags relativo alla voce m que-
stione cotenga HIGHIMAGE Dato pero
che in precedenza tale campo era stato
impostato per mezzo del parametro
itemflags passato nella lista dei parame-
tri Iparameter listi, è necessario assicu-
rarsi che questo e solo questo segnala-
tore sia attivo nel campo Flags Questo
è il motivo delle due istruzioni che se-
guono l'assegnazione del puntatore alla
struttura IntuiText al campo SelectFill
(vedi figura 7).
L’ultimo problema da affrontare é il
seguente, dato che il testo alternativo
può essere piu lungo di quello base, è
necessario tener conto anche di questa
possibilità nel calcolo automatico delia
larghezza delle liste delle voci e sottovo-
ci, cioè in itemwidth
La possibilità di avere testi base ed
alternativi di diversa lunghezza, pone
tuttavia un altro problema. Se lanciate il
programma e selezionate una voce con
doppio testo, VI accorgerete che quando
il testo piu corto copre quello piu lungo,
non cancella la parte finale di quest'ulti-
mo che rimane scoperta Nel nostro
caso ON diventa OFF e poi ONF. invece
di ON, Una soluzione potrebbe essere
quella di scrivere due testi della stessa
lunghezza fin daH'inizio, evitando cosi
del tutto il problema Tale soluzione,
tuttavia, costringerebbe il programmato-
re ad una certa cura nello scrivere i testi,
e soprattutto a ricordare che deve farlo.
Tanti sforzi per automatizzare il processo
di creazione dei menu ed ora questo...
Che fare allora? Beh, chi trova la soluzio-
228
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
AMIGA
La scheda tecnica
f- . , . „ . Se SI usano i caratteri di sostituzione (wildcard) con i comandi
Continua la nostra carrellata sui comandi dell'AmigaDos 7.3, Spe- COPY e DELETE é ora permesso di avere nomi di file (con
riamo di (are in tempo a vederli tutti prima che esca la versione eventuale percorso specificato esplìcitameniel più lunghi di 31
caratteri, a differenza di quello che succedeva con la versione 1.2.
1 cseopia una scheM Srid^eloard i disponibile >
io viene autenatieOMnte configurata ed è proni.
-•>] pDIVEH <fi1e>|
Visua1i22d ed inposta 1a data e
forniti dall'utente. TQ o VER servono a reindiriisare ti
‘0 specificati fino a
ì essere cancellati «
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1 990
229
AMIGA
Setup[terList: costruisce una lista di voci
d SetuplteBList(il ink,i1
1list[l).Hectlte«
il ist [i] .LeFt£dge
11ist [iJ.TopEdge
U {i1ink ■- NULI)
)
ie,iteaflags,it ,ìteenaoe,s1 ist)
/* Lista delle voci: vettore
/* Ituaero di voci nella lista
/* Caratteristicke dell ‘eleaento
/* Vettore di strutture IntuUeit da usare
!* Titoli delle voci della lista e coeandi
Puntatore alle liste delle sottovoci
/* Lartjhezta del l 'eloaento
Tiene traccia della presenta di coeandi
* lega alla voce successiva
* Spostaaento da sinistra
* Distonia dal bordo superiore
'D per sottovoci
i1ist{t] .Height > HIIEM'Z; T* Alteaia del I ' e1 eeento
tllstjiJ.Ftags « ìteeflags; /* Caratteristiche della voce
i1ist(i].Hutua1Cjcclude > dsDOM; /* Tutti Indipendenti, per ora
ilist(i].Coaaand ' lte*riaae[i] .ced; /* Eventuali couandi
if (siisi I* NULI) C’è una lista di sottovoci?
i1ist(i].Subltee • slist(t]: /* Sii Puntatore alle sottovDCi
r le selezioni aultiple
Attiva e visualizza il canai
f (i1ist[i).CoDsand i* ’\(l*)
i1lsC[l].FIags !• COmSEQ;
** della voce. Se è previsto un "checkiserk*, lasciauo suffiente spazio
'* Proviaas od allocare *
aUnane[a1tc]
■eiallci.ITejt
ee[altc].LeftEdge **
[iJ.SiTeetFill
itemaBe [i] .alt;
((iteeMags A CKECKIF)? CNECI(WIOIH:0) :
(APT»Aa1tnaae[iltc|i
Assicurati che solo HICHIHAGE sii iapostato por cuesta voce
llst(l].F1ags t* '(>l[G>reOI|)l[G>ICOI?)i
IlstClj.Flags I- NIGHIHAGC;
a larghezza aassiae tra guelle dolio singole vo
.0 alternativo pua infatti essere piu lungo del
If (anycad) itenldth •• P'COIfMIDFH:
for (I . di i < iteononj i**) il Ist |i].Uidth - itenwidth • WOELTAi
it[il > baseteat:
Itiij.ITekt • Ueenaae[i].tst;
Itìij.LeftEdge « ((iteeflegs A CHCCKII) ;
lllst(l].IteaFil1 - (APTR)Ait[i];
il lst[itennuu-l] .Nestiteu •
•à quelle delle singole vi
/* Ultieo eleeento
ne può farmela avere in casella via MC-
Link IMC2120).
Conclusione
Ormai il nostre scheletro ha già acqui-
sito un aspetto abbastanza profess/ona-
le eà è già in gratto cti coprire la maggior
parte delle funzioni Intuition relative ai
menu. Mancano ancora il campo Mu-
tual Exclude e le tecniche relative alle
voci grafiche e miste. Dobbiamo inoltre
risolvere il problema relativo alla alloca-
zione di memoria nella SetupItemListO
ed al riferimento esterno nella CloseSa-
felyWindowO. Inoltre sarebbe opponu-
no automatizzare anche la larghezza dei
menu tenendo conto di fonts differenti
da fopaz 8, eliminando cosi la costante
CHARWIDTH. Infine non abbiamo anco-
ra stabilito un meccanismo per inviare
messaggi di errore. Infatti, a' momento,
la CloseAIIO si limita a chiudere tutto in
modo pulito, ma non spiega il perché il
programma è terminato in modo anor-
male (non ha potuto aprire una libreria?
Non aveva abbastanza memoria? Non é
riuscito ad aprire la finestra principale?).
Questo e molto altro ancora nelle
prossime puntate.
230
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
ATARI ST
coordinamento di Andrea de Prisco
dBMÀNY
Database Relazionale
Tre anni orsono ero
impegnato nella realizzazione
di un progetto sperimentale
per la realizzazione di una
pratica ed efficiente
interfaccia di interrogazione di
Data Base Relazionali. Il
dipartimento di Informatica e
Sistemistica per cui lavoravo,
aveva imposto Tutilizzo del
dBase IH come linguaggio per
sviluppare l'applicazione
DBase III non era. e tuttora non lo é,
un prodotto disponibile per ST, per cui la
strada del prodotto compatibile con il
gioiello della Ashton-Tate e già sviluppa-
to per ST, rimaneva l’unica strada per-
corribile a meno di passare a lavorare su
di un PC compatibile (tre anni fa pc-
speed era un miraggio).
Sul mercato l'unico prodotto disponi-
bile era dBMAN versione 2.0. Lavorai al
progetto per 40 giorni, e nonostante
fosse la prima volta che lavoravo con
strumenti di tal tipo, i risultati furono
eccellenti] Di questi in larga parte ebbe-
ro mento alcune caratteristiche specifi-
che di dBMAN tra cui possibilità di
gestire menu grafici molto interattivi.
Nonostante ciò non ero molto sicuro
dell'evoluzione di dBMAN. Avevo l'im-
pressione che prima o poi la VersaSoft
Co. avrebbe abbandonato il proprio pro-
dotto perché... troppo anomalo nel pano-
rama ST. Si trattava di un prodotto
completamente character based ed as-
solutamente privo del feeling tipico dei
programmi GEM based.
Ho fortunatamente avuto la possibilità
di ricredermi ben presto; infatti il princi-
pale mercato deiI'ST, quello tedesco,
mostrò sempre molta attenzione per il
prodotto americano ed ha sviluppato per
dBMAN un insieme di ADD IN di estre-
mo interesse. Oggi sul mercato mondia-
le è disponibile la versione 5.2, ed è
questa che proveremo, arricchita oltre-
ché da un buon compilatore da un insie-
me di nuovi comandi specificatamente
implementati per sfruttare menu pull-
down e window di vano tipo.
In Italia l'importazione di dBMAN e
delle sue librerie é curata dalla EuroSoft
di Firenze.
Confezione ed installazione
La confezione comprende due manua-
li (in brossura) e due dischi da 3" 1/2.
Dei manuali non si può certo criticare
l'aspetto tipografico ma. come sarà
chiarito più avanti, ho più di una volta
avuto l'impressione che un utente alle
prime armi non si troverebbe a suo agio
con una manualistica cosi stringata.
Poiché dBMAN è disponibile sotto
più sistemi operativi il Reference Ma-
nual non è stato scritto pensando ad un
utente atansta, questo comporta una
certa superficialità nella trattazione di
alcuni argomenti come la grafica o i
menu a tendina.
Il Supplemental Manual contiene
tutte le specifiche riguardanti l'ST,
Nei dischetti oltre al programma vero
e proprio (DBMAN. PRG) sono contenu-
ti alcune utility per la conversione di
vecchi dati, il compilatore (GLGEN.TTP)
ed il Run Time Executor (GLEXE.PRG).
La configurazione minima, per utilizzare
in maniera perlomeno buona dBMAN é
costituita da un 1040 con Hard Disk,
Per un uso più professionale, m parti-
dBMAN V comprensivo di compilalore é eh-
siribuito dalla EuroSoft di Firenze a
L. 746.000 IVA esclusa.
232
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
ATARI ST
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colar modo per gli sviluppatori di appli-
cazioni, é consigliabile affiancare al pro-
gramma un buon text editor. È disponi-
bile un editor interno ma se ne può fare
tranquillamente a meno. Personalmente
ritengo un buon partner il programma di
pubblico dominio Maed sviluppato da
un nostro lettore {e già presentato nella
specifica rubrica). La Versasoft ha pen-
sato il proprio prodotto anche per un
utilizzo non solo "personal" ma anche
per Data Base distribuiti in rete. Eviden-
temente in questo caso è necessario
avere l'hardware per la gestione della
rete. In ambiente ST una rete che ulti-
mamente sta riscuotendo un notevole
successo è la BioNet 100 della Biodata.
Tra l'altro, una delle caratteristiche cer-
tamente più interessanti della BioNet, è
la capacità di far coesistere TOS. DOS
ed UNIX. In Italia BioNet è distribuita da
EuroSoft.
Caratteristiche tecniche
Vediamo alcune delle specifiche tec-
niche di dBMAN.
È possibile gestire contemporanea-
mente 10 Relazioni {Databases File),
ogni relazione può avere fino a 2 miliardi
di Record, ogni record può essere for-
mato da un massimo di 128 Campi
(Field) ed infine il numero di file Indice è
limitato dalla memoria ce.ttrale del si-
stema.
Pur essendo convinto che la maggior
parte degli ataristi ben conoscano i pre-
cedenti termini, un cenno esplicativo
sarà certamente di chiarimento.
Con il termine Relazione si qualificano
le strutture fondamentali di un Data
Base Queste non sono altro che file
strutturati per righe e colonne. In una
nga (Record) è conservata un'unità in-
formativa. Le specifiche delle varie uni-
tà sono conservate. aH’interno del Re-
cord, suddivise per Colonne (Campi).
In tal modo una Relazione risulta una
tabella strutturata, riempita con elemen-
ti aventi le stesse caratteristiche infor-
mative. Per caratteristiche informative
si intendono quegli attributi dei Record
che si vogliono memorizzare.
Per fare un esempio in una Relazione
per l'archiviazione di prodotti di cancel-
leria si possono considerare attributi il
nome del prodotto, il codice, la quantità
ecc-
Un Data Base è un insieme di Rela-
zioni; tra queste si possono creare dei
legami che permettono all'utente di
"navigare" tra dati contenuti in più Rela-
zioni.
In realtà molto spesso si identifica
con il termine Data Base, il programma
che permette di gestire i dati (nel nostro
caso dBMAN) che in verità andrebbe
idéntificato con il termine di Relational
Database Management System (RDM-
S). Per pignzia dattilografica e soprattut-
to per la pessima abitudine presa, conti-
nuerò ad identificare, a meno di evidenti
ambiguità, con il termine Database an-
che il programma di gestione.
L'uso interattivo
Per non limitare il range di utenza
dBMAN è stato sviluppato sia come
Data Base pronto all'uso, che come
potente generatore di applicazioni per-
sonalizzate.
Per permettere all'utente meno
esperto di usufruire di un semplice e
sicuro prodotto per l'archiviazione è sta-
ta sviluppata una prima modalità in cui
l'accesso alle varie funzioni è gestito
tramite menu pulì down e dialog box.
Questa modalità si attiva semplicemen-
te digitando, dopo aver lanciato il pro-
gramma, DO ASSIST.
In questo ambiente è possibile utiliz-
zare tutte le risorse di dBMAN senza
troppi sforzi. È possibile creare Relazio-
ni, indicizzarle, scegliere varie modalità
di inserimento ed estrazioni dati, di co-
struire interrogazioni su più Relazioni,
impostare Report di Stampa ecc.
L'Help è on-line e pur non ottenendo
un risultato eccellente, l'interfaccia gra-
fica è più curata di simili applicazioni
sviluppate ad esempio con dBKI,
Nota estremamente positiva dello
ASSIST è il controllo che viene effettua-
to sugli errori dell'utente inesperto. Il
programma é studiato in maniera tale
da non permettergliene imperdonabili.
ASSIST comunque risulta molto utile
anche ad utilizzatori esperti.
Poco prima ho citato il termine Re-
port di Stampa, con ciò tipicamente si
MCmicrocomputern. 96 • maggio 1990
233
ATARI ST
<: Liss tue sr Eguel Io
< Less ime
> (retter imn
>: Sreeter Ihen or Eque! ][o
<> Hot Equal la
intende uno Stampato in grado di visua-
lizzare. nella maniera più adeguata, i dati
contenuti in un Data Base. Poiché la
gestione dei Report è una delle caratte-
ristiche più avanzate di dBMAN. se ne
parlerà diffusamente più avanti.
Le modalità di lavoro permessa da
ASSIST è detta Interattiva. Questo per-
ché le varie funzioni vengono eseguite
una per volta ed il risultato è immediata-
mente visibile, inoltre ogni risultato ot-
tenibile da una funzione è sommabile al
precedente ed al successivo. Ad esem-
pio per saper se in un ipotetico file
(Relazione) ARTICOLI é presente un
prodotto denominato "QUADERNI" é
necessario prima attivare tale Relazio-
ne. clickando nel menu FILE la funzione
OPEN FILE e selezionando tramite l'i-
tem selector il file ARTICOLI DBF; a
questo punto la relazione è attivata.
Successivamente si va nel menu LOCA-
TE e si clicka su "Equal To”. in seguito
si digita la stringa QUADERNI e dopo
l'invio SI ottiene la visualizzazione del
dato cercato. Se si vuole una visione
tabellare dell'insieme dei dati al quale
appartiene quello che stiamo cercando
è sufficiente clickare su BROWSE.
Come evidente, ogni funzione benefi-
cia dei risultati ottenuti con la preceden-
te. inoltre il controllo del processo av-
viene passo per passo, è cosi possibile
sempre tornare indietro se non si è
contenti delle scelte fatte.
L’uso Batch
Come forse ben noto a tutti, una
delle tecniche più utilizzate per il con-
trollo delle scorte dei magazzini, dei
flussi di vendita ecc... è la generazione
di un tabulato che descriva lo stato di
un archivio.
Il linguaggio per eccellenza nella ge-
stione di grandi archivi é il CoboI e la
maggior parte dei comandi di questo
servono proprio per la generazione di
tabulati.
In dBMAN la gestione dei tabulati
passa attraverso il Report Writer (RW)
Si tratta di un sottoprogramma in
grado di gestire sempre tramite menù,
il layout e ogni forma possibile di calcoli
relativi ad un Report. Il programma in-
fatti, non si limita a schematizzare il
modo in cui dati compariranno sul tabu-
lato ma permette di svolgere operazioni
di raggruppamento per varie categorie,
stampare intestazioni di vario tipo, ge-
nerare capitoli di riepilogo, navigare at-
traverso le varie Relazioni per risponde-
re a domande complesse, calcolare
sommatone di prodotti rispondenti a
determinate condizioni. Tutte queste
operazioni vengono gestite in modalità
Batch, ovvero vengono prima formulate
tutte le richieste e successivamente.
senza che l'utente possa più interveni-
re, avviene il calcolo e la relativa stam-
pa. Si potrebbe fare un parallelo con
l'esercizio di ricerca svolto in modalità
Interattiva.
in modalità Batch bisognerà prevede-
re tutte le varie fasi senza vederne gli
sviluppi passo per passo: attivazione
della Relazione, ricerca del dato e stam-
pa del risultato.
Ciò viene fatto tramite il Report Wn-
ter, schematizzando le operazioni da
fare e poi mandando in esecuzione il
programma. Come evidente la genera-
zione di un Report é più complessa
rispetto all'accesso interattivo ma quan-
do si sono stabilite le procedure di
ricerca e visualizzazione la generazione
di un Report è sicuramente più rapida e
completa.
In dBMAN il Report Wnter può esse-
re gestito non soltanto tramite menu
ma anche tramite un macro-linguaggio
dotato di strutture condizionali (IF_
THEN_ ELSE) e npetitive (REPEAT.UN-
TIL).
La programmazione in dBMAN
Se le funzioni interattive e Batch per-
mettono di risolvere i problemi più im-
portanti di memorizzazione, ricerca e
conteggio dei dati, quale può essere la
reale utilità di "programmare in
dBMAN"?
Per molti la risposta sarà scontata,
per coloro che non hanno le idee molto
chiare do una mia giustificazione (peral-
tro motivata da svariate esperienze pra-
tiche).
Anche la più complessa ed efficiente
interfaccia di lavoro avrà, per assurdo,
come limite il fatto di non avere limiti!
Molti utenti non hanno bisogno di
funzionalità di base complesse, da ef-
fettuare complicate transazioni (movi-
menti di dati) da richiedere la completa
interattività, e conseguentemente "im-
parare" più cose, di un ASSIST o di un
Report Writer.
I) più degli utenti-operatori vuole usa-
re "tre tasti per fare quattro cose"
Questo perché si impara prima e si
sbaglia meno. Il buon programmatore in
dBMAN non farà altro che soddisfare i
bisogni dell'utente-operatore, utilizzan-
do soltanto i comandi necessari e cer-
cando di automatizzare il più delle volte
le procedure.
Tornando all'esempio dell'archivio di
prodotti per cancelleria, si può sviluppa-
re un programma (o meglio una breve
routine) che richieda all'utente soltanto
il nome del prodotto e renda trasparen-
te tutti i vari passaggi intermedi (apertu-
ra del file, procedura di ricerca, visualiz-
zazione tabellare).
234
MCmicrocompuler n. 96 - maggio 1990
ATAHI ST
La scrittura di programmi in dBMAN
cofìsiste nello "Strutturare" i vari co-
mandi disponibili in modalità Interattiva.
Per sviluppare il sorgente in maniera
Strutturata è possibile fare uso di co-
mandi di looping (DO WHILE_ENDDO),
di selezione semplice (IF_THEN_éLSE-
-ENDIF). di selezione multipla (DO CA-
SE_OTHERWISE_ENDCASE) di Proce-
dure con passaggio di Parametri. In
generale i comandi e le strutture dati
(variabili di memoria, di sistema...) pre-
senti in dBMAN sono simili a quelle di
un tradizionale linguaggio strutturato co-
me il Pascal: variabili globali (PUBLIC),
locali (PRIVATE), comandi I/O. Grande
rimpianto l'assenza (peraltro già dram-
matica in dBIII) di variabili vettonali.
Evidentemente la specificità dei dati
su cui SI lavora con un Data Base,
grandi file su disco, si riflette nella pre-
senza di comandi molto avanzati per la
loro gestione: creazione, editing, ordina-
mento, sicurezza, ottimizzazione degli
accessi (uso dei B-tree).
Nell'yso delle variabili tradizionali (di
caratten. numeriche, logiche) si fa ap-
prezzare la possibilità di dichiararle in
qualunque punto del programma (stile
Basic), di poter specificare le variabili
locali tramite il prefisso Y.var o Z.var e
globali tramite il prefisso X.var (permet-
te una più veloce ricognizione sui punti
di assegnazione dei vari valori), di poter
nlasciare lo spazio di memoria da loro
occupato (tramite il comando RELEASE
var) e di non avere praticamente limiti
concreti nel numero di queste.
Nonostante ciò l'assenza di Array è a
mio avviso imperdonabile. L'uso delle
funzioni di Input per i dati provenienti
dalla tastiera (o da una qualunque altra
periferica di ingresso) e quelli di Output
sono il vero e proprio fiore all'occhiello
di dBMAN,
Basta dire che non c'è cosa più sem-
plice che sviluppare un editor di ma-
schera con tanto di controllo sul valore
dei Singoli campi da riempire, di Help
on-line e gestione dei movimenti del
cursore.
Per fare quanto prima detto sono
necessarie due sole istruzioni: @r,cSAY
message GET var <opzionÌ> e
READ
La prima permette di posizionare tito-
lo e variabile di input ovunque nello
schermo, la seconda di leggere tutte le
variabili di input attivate, inoltre tramite
il comando CREATE SCREEN si posso-
no realizzare automaticamente degli
screen di Input utilizzando un editor
semi-grafico.
La stessa istruzione è disponibile in
dBIII ma (e <opzioni> disponibili in
dBMAN sono nettamente superiori. Ad
esempio l'opzione GETFILE nomefile
permette l'esecuzione, dopo aver riem-
pito un campo della scheda, di un pro-
gramma di controllo; in tal modo è
evidente che si può impedire l'inseri-
mento di dati inconsistenti. Applicazioni
potrebbero essere quella che verifica
immediatamente la presenza di un codi-
ce aH'interno di una lista predefinita
(come per le sigle delle province) oppu-
re per II calcolo di alcuni valori successi-
vi a quello inserito (si inserisce un prez-
zo senza IVA e si ottiene immediata-
mente la stampa del prezzo ivate) e chi
più ne ha più ne metta.
La maggior parte dei comandi è evi-
dentemente rivolta alla gestione dei file
CREATE per creare nuovi file, USE per
aprire file preesistenti, INDEX per indi-
cizzarli, SEEK per effettuare ricerche
binane, SORT per effettuare ordinamen-
ti rapidi (algoritmo Quick Sort). DELETE
per cancellare virtualmente dei Record,
ZAR per cancellarli fisicamente.
Seguono poi comandi per la gestione
multirelazionale; JOIN per fondere due
Relazioni, SHOP per muoversi (naviga-
re) aH'interno di una o più relazioni ecc.
Ancora di estremo interesse tra le
funzioni dì input ci sono quelle che
gestiscono la visualizzazione e gestione
di menu pull-down (PMENU), a visualiz-
zazione verticale (VMENU), a visualizza-
zione orizzontale (HMENU) in lutti i casi
selezionabili con mouse o cursore.
Una cura particolare è stata rivolta ai
comandi e funzioni di Output. Si parte
da quelle basilari Ca_SAY, TEXT_END-
TEXT. DISPLAY valide sia per la visualiz-
zazione di file che di variabili, a quelle
più complesse che fanno uso di WIN-
DOW virtuali e SCROLLINO automatico
del testo in vane direzioni, fino ad utili
funzioni per la giustificazione e centrag-
gio dei testi (CENTER. RTJUST).
A proposito dì WINDOW, ammirevole
non solo la praticità di queste, bastano
pochi parametri, ma soprattutto (a ge-
stione della sovrapposizione tramite
uno stack e le funzioni PUSH WINDOW
e POP WINDOW.
235
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
ATARI ST
Un argomento molto caro agli svilup-
patori di software è quello dei debug-
ger. Sfortunatamente dBMAN su que-
sto argomento, ed ancora una volta
condivide tale limite con dBIII, non è
dotato di un buon debugger. Si possono
si fissare break-point, eseguire il pro-
gramma passo-passo ma non c'é alcuna
integrazione con l’editor (che peraltro è
necessario abbia un contatore di linee di
programma).
Una caratteristica che si rimpiange di
dBIII, perché assente in dBMAN, é una
stona dei comandi: con F3 è possibile
richiamare l’ultimo comando ma niente
di più.
Sicurezza
Bisogna distinguere vari livelli di sicu-
rezza.
Il primo è quello relativo alla sicurezza
attiva che l’utente cerca di attuare nei
confronti dei propri dati, da occhi o mani
indiscrete (!). In questo ambito dBMAN
offre svariati comandi e funzioni (validi
soprattutto in rete) ad alto livello, in
grado di sgravare il programmatore da
eccessivamente laboriose routine di
contfollo-
Gli strumenti a disposizione si divido-
no in tre gruppi,
1) Accesso ai Data Base tramite Pas-
sword.
2) File di dati ed indici codificati:
3) Protezione per sola lettura o lettura/
scrittura su di un campo;
Estremamente interessante nel caso
delle password è la possibilità' di creare,
tramite un programma-utility, vari livelli
di accesso al Data Base, tramite una
"tavola dei diritti d’accesso" preparata
da un gestore del Data Base.
Il secondo livello di sicurezza è relativo
alle capacità di dBMAN di non creare
danni irreparabili agli archivi, nel momen-
236
to in CUI un utente inesperto vada in
panne. Grossi rischi non si corrono se si
utilizza ASSIST, ben diverso è il proble-
ma se si opera in modalità interattiva. In
quest'ultimo caso è infatti impossibile
salvaguardare i dati da comandi infausti.
Nel caso di applicazioni basate su
programmi utente, sono di notevole aiu-
to i TRAP-File. Questi non sono altro che
routine eseguite nel momento m cui si
creano situazioni di inconsistenza tipo
accedere a file vuoti, scrivere su campi
protetti ecc... ma nulla possono verso
blocchi di sistema.
Compatibilità con dBIII
Negli inserti pubblicitari su riviste,
dBMAN è sempre stato proclamato co-
me un dBIII compatibile con caratteristi-
che avanzate. Essere compatibile con il
Re dei DBMS non può che essere un
pregio, sfortunatamente da quando sen-
to parlare di "compatibilità evolutiva" nel
mondo dei personal computer, non ho
mai avuto la fortuna di imbattermi in una
compatibilità al 100%. Nel nostro speci-
fico caso dBMAN é in grado di fare tutto
quello che fa dBIII a livello di utente
esterno. Anzi molte cose risultano sicu-
ramente più semplici ed efficienti (AS-
SIST e REPORT). Alcuni problemi si
hanno invece a livello di comandi e
funzioni utilizzate dai programmatori. A
pagina 49 del manuale viene elencato
una lista di trenta comandi di dBIII inuti-
lizzabili in dBMAN. Molti di questi posso-
no tranquillamente essere recuperati at-
traverso l'uso di più comandi, altri no e
tra questi sento la mancanza del SET
HISTORY. SET FUNCTION e del CREA-
TE/MODIFY_QUERY/VIEW. Il problema
vero e proprio è comunque quello che
un file sorgente sviluppato in dBASE non
é sempre direttamente eseguibile sotto
dBMAN.
Nella struttura interna dei file. dBMAN
è in grado di leggere e scrivere Data
Base File in formato dBASE è inoltre in
grado di riutilizzare gli stessi file indice.
Per la lettura dei Report File è disponi-
bile il programma di conversione
CNVDB3RW.PRG. In generale si può
dire che in un modo o nell’altro, comun-
que senza eccessivi sforzi, è possibile
recuperare ogni tipo di informazione pro-
veniente da sistemi basati su dBASE.
Per il programmatore che non abbia
avuto una prolungata esperienza di lavo-
ro sui prodotto della Ashton Tate, nel
lavorare su quello della VersaSoft avrà
l'impressione di avere sotto mano uno
strumento più flessibile e ricco di co-
mandi, ben diversa é l'impressione di chi
é abituato ad interagire, magari sfruttan-
do caratteristiche a basso livello, da
molto tempo con dBASE. in tal caso
anche alcune piccole differenze, come
ad esempio gli identificatori dell’area di
lavoro, risultano un monumento all'in-
compatibilità.
In generale, e comunque per lo scopo
che ci SI prefigge di raggiungere con la
compatibilità e cioè il trasporlo sotto ST
di Basi Dati preesistenti sotto PC, il
risultato è certamente buono.
Conclusioni
dBMAN é stato il primo DBMS profes-
sionale disponibile sotto ST e questo ha
fatto sì che gli sviluppatori di tutta Euro-
pa SI dedicassero con impegno al suo
sviluppo.
In Germania gli ADD-IN a disposizione
sono innumerevoli; si parte da Debug-
ger integrati con Tempus Editor, per
passare a routine per la gestione avanza-
ta del GEM, di immagini grafiche (e cioè
possibile fare Data Base di immagini e
testo), di Utility Toolbox e per finire con
prodotti di aiuto alla programmazione in
tecnologia CASE.
Il confronto con prodotti di pari levatu-
ra come Superbase ed Adimens è senza
dubbio a favore di quest'ultimi per quel
che riguarda interfaccia grafica (estrema-
mente intuitive) e caratteristiche di base
(entrambi sono in grado di gestire grafica
e testo, 1 linguaggi di programmazione
sono più complessi ed articolali), per la
compatibilità con dBASE. la cura per la
sicurezza dei dati e la gestione di Data
Base distribuiti in rete dBMAN é senza
dubbio superiore.
Pensare a dBMAN come il Data Base
per la soluzione di ogni problema di
gestione dati è senza dubbio un’afferma-
zione fondata, è essenziale comunque
non dimenticare che la compatibilità con
dBASE. soprattutto nei confronti di altri
DBMS più raffinati, è senza dubbio la
carta vincente. ^
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
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L. 21.700
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211
220
230
252
704
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707
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111
110
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531
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721. IX
364. IX
1.02B.OX
135. OX
55. OX
26.270
1.557.2X
825. 5X
871. OX
137. 3X
1S0.9X
165. 9X
1X1
1X3
1004
12X
303
304
1504
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APPUNTI DI INFORMATICA
Architettura e programmazione
dei sistemi multiprocessore
di Giuseppe Cardinale Ciccotti
I sistemi multiprocessore sono le
architetture parallele sicuramente
più diffuse tanto che spesso tali
sistemi vengono indicati come «i
computer paralleli».
Come abbiamo visto, invece,
esistono diverse classi di strutture
parallele e i sistemi
multiprocessori costituiscono una
di Queste. Una classificazione
molto semplice, tuttavia per forza
di cose non esaustiva, è quella
fornita da Flinn riportata
in figura 1 .
In tale tassonomia i sistemi
multiprocessore cadono nella
classe dei MIMO computer.
La caratteristica fondamentale di
tale classe é appunto quella di
eseguire contemporaneamente
istruzioni differenti fra loro su dati
diversi. Tale possibilità consente
ovviamente il massimo grado di
flessibilità in quanto per sfruttare il
parallelismo non si é più costretti
(almeno in linea teorica) a
organizzare logicamente e
fisicamente i dati (e spesso anche
la sequenza delle istruzioni).
Tuttavia i limiti fisici delThardware
impediscono che questo concetto
trovi reale rispondenza nelle
capacità elaborative delle
macchine reali, analizzeremo
perciò tali problemi e le soluzioni
adottate
istruzioni
Singole
Multiple
singoli
SISD
UISD
Multipli
SIUI
m
Strutture funzionali
I sistemi a multiprocessore, o multi-
processori, si distinguorìo dalle altre
classi di architetture parallele per la ca-
ratteristica delle comunicazioni inter-PE.
Abbiamo visto come negli Array Proces-
sor le comunicazioni inter-PE fossero un
evento indesiderato e perciò il program-
matore deve evitare un numero eccessi-
vo di scambi di dati fra i PE, allocando i
dati stessi in modo opportuno. Nei multi-
processori le comunicazioni sono invece
parte peculiare del sistema stesso, tanto
che quasi mai il programmatore deve
preoccuparsi di gestire lo scambio di dati
e, stavolta, anche di messaggi. I mes-
saggi sono indispensabili poiché i PE del
multiprocessore sono asincroni fra loro,
e altrimenti non potrebbero essere visto
che in genere eseguono istruzioni diver-
se che quindi hanno tempi diversi. Que-
sto modo di processare le informazioni
porta ad implementare sofisticati siste-
mi hardware-software per la gestione
delle comunicazioni. Due differenti tipo-
logie di architetture risolvono il problema
con approcci diametralmente opposti: i
sistemi «accoppiati strettamenteu e
quelli «accoppiati lascamente». I primi
comunicano attraverso una memoria
principale condivisa fra i vari PE, perciò la
velocità con la quale i dati possono
essere trasmessi da un PE all'altro di-
pende essenzialmente dalla larghezza di
banda della memoria. Spesso ogni PE è
fornito da una memoria locale molto
veloce, ed é connesso direttamente alla
memoria. Per questo motivo la memoria
stessa deve essere di tipo multiporta
cioè permettere un accesso simultaneo
a due 0 più PE; l’alternativa consiste nel
predisporre una rete di interconnessione
tra i PE e la memoria e dei dispositivi che
ne disciplinino l'accesso. Uno dei fattori
limitanti all’espandibilità di un multipro-
cessore «strettamente accoppiato» è
quindi il progressivo degrado delle pre-
stazioni dovuto alla crescita delle collisio-
< Figura I ■ Tassonomia di Flinn Le macchine di
calcolo sono dmse m guailro categorie, secondo il
propno modo di tumionamenio
ni negli accessi a memoria quando il
numero dei PE aumenta.
Multiprocessori
alascamente accoppiati»
I sistemi multiprocessori «lascamente
accoppiati», invece, presentano, di nor-
ma. meno conflitti di memoria di quelli
«strettamente accoppiati» perché le co-
municazioni non sono gestite tramite
una memoria principale condivisa ma
avvengono tramite un «sistema a trasfe-
nmento di messaggi», che abbreviere-
mo con STM Ogni PE ha un insieme di
dispositivi di I/O e una memoria principa-
le locale dove mantiene dati e program-
ma. tutto ciò costituisce un «modulo».
Processi eseguiti sui moduli differenti
possono comunicare tramile l’STM In
figura 2 è mostrato un modulo di un
sistema multiprocessore lascamente ac-
coppiato non gerarchico. Consiste di un
PE, una memoria locale ML, alcuni di-
spositivi di I/O ed un'interfaccia verso
altri moduli. In genere quest'interfaccia
é un canale e un arbitro CA. Per canale si
intende un dispositivo logico di comuni-
cazione. che può essere realizzalo fisica-
mente con un bus, una memoria princi-
pale 0 secondaria, etc. Nella figura 3 è
illustrato il caso di connessione fra i
moduli e l'STM. Se le richieste da due o
più moduli collidono nell'accesso di uno
stesso segmento fisico delI’STM, cioè
se richiedono comunicazione allo stesso
modulo, l’arbitro di tale modulo accorda
il canale ad una delle richieste secondo il
tipo di politica di accesso stabilito dal
progettista in base alla carattenstiche
fisiche del sistema. L'STM può essere di
varia natura, un bus a partizione di tem-
po come nel PDP-11 o un sistema a
memoria condivisa. Fin dai primi articoli
di questa sene sulle macchine ed il
calcolo parallelo, abbiamo posto l'accen-
to sui canali di comunicazione fra PE e
memoria e abbiamo visto come il collo di
bottiglia risieda proprio nel limitato nu-
mero di canali disponibili. Anche nel
caso di sistemi multiprocessore, l'STM é
il fattore determinante della limitazione
delle prestazioni del sistema. Se l'STM è
un bus time-shared, le performance di-
238
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
APPUNTI DI INFORMATICA
pendono dalla frequenza dei messaggi
trasmessi sul bus, dalla lunghezza del
messaggio e dalla capacità del bus (bits/
s) Quando il numero dei moduli aumen-
ta, sicuramente il primo di questi fattori
cresce e l'ultimo può risultare insuffi-
ciente per assicurare le prestazioni ri-
chieste. Se invece l'STM è realizzata con
banchi di memoria condivisa, l'unico fat-
tore limitante, sono i conflitti di memoria
imposti dal grado di parallelizzazione del-
le connessioni fisiche moduli-memoria
condivisa. Per questo motivo sono state
introdotte le «memorie multiporta» che
permettono per la loro particolare strut-
tura l'accesso simultaneo di due o. rara-
mente. più PE. La contesa per l’accesso
a una stessa locazione è quindi risolta da
un circuito di arbitraggio integrato nella
memoria stessa.
Da un punto di vista concettuale un
sistema di comunicazione come l'STM,
può essere visto come un insieme di
«porte» per ogni PE. Processi allocati ad
un certo PE possono comunicare con
altri processi allocati allo stesso PE. o su
altri PE. tramite una porta di input ad essi
associata. Tali porte ovviamente devono
essere nello spazio di memoria risen/ato
ai PE, su CUI i processi sono eseguiti. In
questo modo i messaggi sono spediti
dal processo mittente alia porta di input
del processo destinatario.
Naturalmente se i due processi ven-
gono assegnali allo medesimo PE, la
comunicazione avverrà interamente nel-
la memoria locale; se invece, il processo
destinatario è allocato ad un altro PE. il
messaggio verrà diretto alla porta di
input propria del PE relativo al processo
destinatario, nella memoria condivisa e
da li smistato alla porta di input del
processo nella memoria privata del PE.
La figura 4 mostra la struttura logica
delle comunicazioni fra i PE.
Un processo allocato a PEI mette un
messaggio nella porta di input di un
processo relativo allo stesso PE con il
trasferimento indicato dalla freccia a. La
freccia b invece, illustra un'azione in due
passi che permette di trasferire un mes-
saggio tra processi allocati a PEI e PE2.
In particolare la freccia b1 manda il
messaggio alla porta di input del PE2
nella memoria condivisa e la frecca b2
indica il trasferimento del messaggio alla
parte di input, nella memoria locale di
PE2. del processo destinatario.
Sistemi multiprocessore
«strettamente accoppiati»
A causa della grande variabilità dei
tempi di interferenza fra ì processi, il
Bibliografìa
Hwang K.. Briggs F. "Computer archi-
tecture and paralisi proeessing>’. Me
Graw-Hill. 1988.
through-put dei multiprocessori «lasca-
mente accoppiati», può risultare troppo
basso per quelle applicazioni che richie-
dono risposte in tempi molto brevi (appli-
cazioni real-time). Multiprocessori più
adatti a questi compiti sono quelli detti
«strettamente accoppiati». Un'architet-
tura tipo è mostrata in figura 5. Essa
consiste di p PE, 1 moduli di memoria e
di canali di I/O. Queste unità sono con-
nesse attraverso un insieme di tre reti:
— la rete di interconnessione Processo-
re-Memoria (RIPM);
— la rete di interconnessione l/O-Pro-
cessore (RKOP);
— la rete di interconnessione dei se-
gnali di interrupt (RISI).
La RIPM può essere considerata co-
me una schiera di switch ciascuno con-
nettente un PE con un modulo della
memoria condivisa. Tale schiera può
essere realizzata crossbar con p ingressi
ed I uscite e quindi p*l «incroci». Tenete
presente che ogni incrocio è costituito
da (n-fk) singole connessioni dove n
sono i rili di indirizzo del modulo di
memoria e k i fili del bus dati. Perciò il
sistema crossbar ha una complessità
dell'ordine di p»l*(n-i-k}; per valori grandi
di p ed I, il costo della RIPM diventa
dominante rispetto al costo totale del
sistema multiprocessore. Naturalmente
anche in questo caso deve essere risolta
la richiesta contemporanea dell’accesso
di un modulo di memoria da parte di più
PE. Tale conflitto é in genere arbitrato
dalla RIPM stessa. Vengono presi diversi
accorgimenti per limitare i conflitti di
memoria, tra cui la possibilità di comuni-
cazione tra un PE e più moduli di memo-
ria contemporaneamente (broadcasting)
e spesso, il numero di questi ultimi, I. è
preso pari a p, numero dei PE. Mante-
nendo poi i dati e le istruzioni del kernel
del sistema operativo in una memoria
locale (ML), ogni PE ha necessità di
accedere ai moduli di memoria solo per i
dati e le istruzioni del programma uten-
239
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
APPUNTI Di INFORMATICA
te. In alcuni casi possono venire predi-
sposte «cache memorv'i, speciali me-
morie veloci che mantengono i dati più
frequentemente adoperati.
La RISI permette ad ogni PE, di asseri-
re un interrupt ad un qualsiasi altro PE
del sistema; tale rete permette una
efficace sincronizzazione dei processi su
differenti PE. La RIlOP consente la co-
municazione di ciascun processore con
un canale di I/O che è connesso ai
dispositivi penfenci La RISI può essere,
a sua volta, realizzata con un bus time-
shared o con un sistema crossbar. Per
esempio. nell'Univac 1100/80 e nell'Ho-
neywell 60/66, una connessione può
essere stabilita tra ciascuna coppia di
PE. Tuttavia anche se la soluzione su
bus comporta i problemi già esposti, la
relativa bassa frequenza degli interrupt
rende questa soluzione praticabile.
Sistemi simmetrici e asimmetrici
Il sistema multiprocessore si dice
«omogeneo» se le unità funzionali fisi-
che assemblate nel sistema sono identi-
che oppure «eterogeneo» se sono di
tipo diverso. Anche se omogeneo, un
sistema può essere «asimmetrico»,
quando, ad esempio, le unità funzionali
hanno diversa dimensione, spazio di in-
dirizzamento e/o di I/O differente. Nella
maggior parte dei casi, tale differenza è
trasparente ai processi utente, e interes-
sa soltanto le attività del sistema operati-
vo, specialmente rispetto al fattore di
carico, Se un sistema è asimmetrico
rspetto airi/0 SI ha una struttura tipo
quella m figura 6. Tuttavia tale sistema
presenta la caratteristica di rendere inac-
cessibili le periferiche connesse ad un
PE se questo va in errore o si rompe.
Viene perciò tollerata una certa ridon-
danza in modo da rendere il sistema
protetto da un certo livello di errori
Ovviamente la massima protezione si
ottiene connettendo i PE con i dispositivi
di I/O tramite crossbar.
Caratteristiche dei processori
per sistemi multiprocessore
La maggior parte dei sistemi multipro-
cessore della penultima generazione,
erano costruiti su PE non progettati
specificatamente per architetture paral-
lele. Negli ultimi anni sono stati presen-
tati processori che hanno caratteristiche
che li rendono molto adatti a strutture
multiprocessore. Vediamo perciò quali
sono queste essenziali caratteristiche
Recupero di processi
L'architettura dei processori usati in
sistemi multiprocessore, dovrebbe riflet-
tere il fatto che il processo e il processo-
re sono due entità differenti. Se il pro-
cessore, per un qualsiasi motivo si inter-
rompe, dovrebbe essere possibile per
un altro processore recuperare il proces-
so interrotto cosicché l'esecuzione dei
processo stesso possa continuare. Sen-
za tale caratteristica infatti, se di n pro-
cessi cooperanti o semplicemente co-
municanti. anche un solo è interrotto,
tutti I restanti processi vengono a catena
interrotti. Il problema può essere risolto
se I registri che contengono lo stato del
processo in esecuzione sono posti fisi-
camente fuori dal processore.
Efficiente «context switching»
Per «context switching» si intende il
cambio del contenuto dei registri di un
processore contenenti lo stato del pro-
cesso in esecuzione, quando tale pro-
cesso passa dallo stato di esecuzione a
quello di attesa (o terminazione) ed un
altro processo è mandato in esecuzione.
In un ambiente multiprogrammato carat-
teristico delle macchine MIMO, tale ope-
razione è eseguita assai di frequente e
richiede grandi aree per lo stack e la
240
coda necessan a mantenere l'ambiente
e l'ordine dei processi. Nel processore
Cyber-170, è prevista una istruzione ap-
posita chiamata centrai exchange jump
che scambia l'insieme dei registri interni
del processore con un'area di memoria
specificata. Una soluzione efficiente po-
trebbe essere quella di disporre un solo
registro interno nel quale memorizzare il
puntatore ad una zona di memoria vista
come insieme di registri di stato, in
questo modo si può nservare una zona
per ciascun processo. In ogni caso tale
operazione dovrebbe essere molto rapi-
da per non aggiungere overhead.
Supporto memoria virtuale
li frazionamento dei processi per sfrut-
tare il parallelismo di un algoritmo, spin-
ge verso una modularizzazione del codi-
ce e dei dati in segmenti logicamente
disgiunti. Se il processore supporta una
memoria virtuale, può indirizzare tramite
una unità MMU (Memory Management
Unit) più locazioni di quante fisicamente
sono disporribili, allora tale caratteristica
consente una efficiente programmazio-
ne ed esecuzione dei processi.
Primitive di sincronizzazione
La cooperazione dei processi e la loro
esecuzione contemporanea richiede una
efficiente sincronizzazione. In particolare
se i processi scambiano dati è necessa-
rio che la zona di memoria m cut essi
risiedono sia assegnata in mutua esclu-
sione. Potrebbe altrimenti accadere che
un processo legga dei dati parziatmer^te
aggiornati utilizzandoli altresì come cor-
retti Allora l'accesso alla zona di memo-
na in questione assegnata ad un proces-
so è vietato finché il processo stesso
non la rilascia. Questo meccanismo può
essere ottenuto tramite dei «semafori»
Ogni semaforo è una variabile booleana
con una coda associata in cui sono posti
I processi in attesa di accedere alla
risorsa. Sul semaforo possono essere
eseguite solo due operazioni, dove s è
un semaforo
l'operazione P(s) codificata come
if s=1 ihen s=0
l'operazione V(s) codificata come s— 1
L'operazione P(sl testa il semaforo, se
è «verde» allora lo mette a «rosso»,
questo indica ovviamente il possesso
esclusivo della risorsa. L'operazione V
(s) pone invece il semaforo a verde e
perciò indica il rilascio della risorsa Per-
ciò un processo che volesse usare una
risorsa, dovrebbe seguire questo tipo di
procedura:
P(s).
corpo istruzioni,
V(s);
corpo istruzioni.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
APPUNTI DI INFORMATICA
Dove con corpo istruzioni si intende
un generico insieme di istruzioni. Tutta-
via il sistema potrebbe perdere il suo
effetto se il processo fosse interrotto
durante l'esecuzione dell'IF THEN del
costrutto P(s). Una possibile codifica
Assembler 68000 di tale istruzione è
infatti divisa in più operazioni:
Figura 5 - Schema di
un mulliprocessore
isireitamenie accop-
Figura 6 ■ Sistema
multiprocessore con U
O asimmettrico ►
cmp S,0
breq test
move 0,S
Supponiamo che un processo PI ese-
gua questa sequenza e trovi s uguale a
t, prima che possa eseguire l'istruzione
move e mettere il semaforo a rosso,
viene interrotto da un altro processo P2.
che testando la variabile s e trovandola a
1 accede ai dati associati, modificandoli.
P2 rilascia poi la zona eseguendo una
V(s) e termina. PI è allora rimesso in
esecuzione ed esegue il move, acceden-
do ai dati. Tuttavia i dati stessi sono stati
modificati e PI non se ne è accorto
perdendo i dati precedenti!
La soluzione sta nel prevedere nel set
di istruzioni del microprocessore una
istruzione indivisibile, cioè che non pos-
sa essere interrotta in nessuna condizio-
ne, tramite la quale implementare l'ope-
razione P(s).
Questo tipo di istruzione è spesso
indicata come test-and-set, il 68000 per
esempio ha un’istruzione che assolve a
questo compito, che ha mnemonico
TAS.
Meccanismi di comunicazione
interprocessore
L'insieme dei processori usati in un
sistema multiprocessore deve avere un
efficace sistema di comunicazione inter-
processore.
Questo meccanismo dovrebbe essere
implementato in hardware, in modo da
ottenere la massima efficienza e sempli-
cità nella comunicazione. Tuttavia nei
sistemi «strettamente accoppiati» è
possibile avere meccanismi software di
comunicazione senza un esplicito mec-
canismo hardware.
Tale meccanismo è inefficiente per-
ché ciascun processore deve periodica-
mente controllare le sue porte di input
per verificare se c'è qualche messaggio
in arrivo: questo sistema è detto «pol-
ling mailbox».
Naturalmente non è possibile pensare
di adottare un sistema «mailbox» se il
numero di processori è grande; infatti,
maggiore è il numero di processori mag-
giore risulterà statisticamente il numero
di comunicazioni e perciò maggiore deve
essere la frequenza di interrogazione
della mailbox con aumento dell'overhe-
ad dovuto a tale operazione.
Adeguato set
di istruzioni macchina
Il set di istruzioni del processore do-
vrebbe facilitare l'implementazione di
linguaggi ad alto livello che permettano
un'effettiva concorrenza delle procedure
e una efficiente manipolazione delle
strutture dei dati. Dovrebbero essere
presenti anche istruzioni per creare e
terminare esecuzioni parallele di proces-
si relativi ad uno stesso programma.
Indispensabile si rivela un clock real-time
per generare identificativi dei processi
privi di ambiguità e per gestire segnali di
time-out per la sincronizzazione dei pro-
cessi. Un sistema multiprocessore infat-
ti può conservare un corretto funziona-
mento tramite dei «watchdog», vale a
dire timer associati con le varie risorse,
che impediscono il blocco del sistema m
attesa di eventi che ritardano o che non
SI verificano-
In definitiva un sistema multiproces-
sore é ben strutturato solo se ogni
componente può controllare gli altri in
maniera relativamente semplice e di-
retta.
Conclusioni
Le macchine MIMO presentano un
alto grado di flessibilità e potenziale
efficienza, tuttavia per questo si rivelano
anche le più complicate da gestire e
progettare, in quanto ogni componente
del sistema deve riflettere tale flessibili-
tà di funzionamento.
Nel prossimo articolo considereremo
in particolare le reti di interconnessione
e le organizzazioni di memoria che si
possono adottare per aumentare l'effi-
cienza del sistema: in seguito trattere-
mo gli aspetti software dei sistemi multi-
processore in particolare del sistema
operativo, dei linguaggi e delle strutture
di programmazione.
MCmlcrocomputer n. 96 - maggio 1990
24-
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rallentare lo svolgimento dei giochi fino al 20% della velocità originale, per aiutarvi negli schermi più complicali
usare il fnù potente monitor -dlsasscmbler per Amiga, con completo controllo dellìiardware e dei suoi registri (anche quelli
wrìtc-only"), uno strumento preziosissimo per il debugging dei vostri programmi: screen editor, breakpotni dinamici,
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di Raffaello De Masi
A cosa serve
un sistema esperto?
In questa puntata continuiamo a descrivere le tipologie di intervento
dei più diffusi e significativi Sistemi Esperti attraverso i campi di
applicazione cui essi sono riferiti. Ovviamente i tipi che stiamo
descrivendo sono solo degli esempi del vasto panorama oggi
disponibile nel campo dei sistemi esperti.
L'ultima volta abbiamo visto S.E. votati alla chimica, alla diagnosi dei
difetti di costruzione e funzionamento di reti di calcolatori,
all'elettronica. Continuiamo oggi nella disamina di tali categorie, che
rappresentano, lo ripetiamo, solo alcune esemplificazioni del vasto
campo d'interesse cui i S.E. sono rivolli
Ancora sul campo d'uso
dei sistemi esperti
Un sistema esperto utilizzato in cam-
po ingegneristico è Delta, un sistema di
diagnosi automatica sviluppato dalla Ge-
neral Electric intorno al 1980 e costruito
inizialmente per girare su un grosso
mainframe GÈ401. Scopo riuscito della
General Electric era quello di diagnosti-
care (successivamente lo shell fu modi-
ficato anche per fornire la migliore stra-
tegia di riparazione) guasti e pianificare
la manutenzione di locomotive elettri-
che alimentate da un gruppo diesel. Da
questo, che è stato il capostipite, sono
derivate poi successive release e inter-
pretazioni. fino a giungere, oggi a una
notevolissima implementazione, Judd,
che visualizza, attraverso una applicazio-
ne di Cad estremamente sofisticata,
non solo l'errore o il guasto, ma addirit-
tura la localizzazione nella circuitazione
elettrica di modelli estremamente com-
piessi, come ad esempio, il cablaggio di
un aereo.
Protector, un altro Shell dedicato a
questo argomento, analizza le richieste
di energia elettrica in reti di distribuzio-
ne interconnesse, ottimizzando I prelie-
vi; Reactor provvede a registrare e dia-
gnosticare I malfunzionamenti di un si-
stema di controllo di un reattore nuclea-
re. Sacon, che gira anche su macchine
delia fascia media, è di supporto alla
brarrca dell'ingegneria che si occupa di
problemi strutturali; ancora. Articon è
stato utilizzato per lungo tempo per
l'analisi dei processi di combustione dei
propellenti di veicoli spaziali.
Stranamente (anche se la cosa può
farmi solo piacere) nel campo della geo-
logia la tradizione dei sistemi esperti è
ampia e articolata. La prima realizzazio-
ne risale agli anni '70. con Prospector,
un S.E. ancora sulla breccia nella sua
ennesima release. sviluppato allo Stan-
ford Research Instituite; si tratta di uno
dei sistemi più famoso in assoluto; co-
struito per lo studio e la previsione di
strutture geologiche sepolte, permise di
prevedere con notevole accuratezza la
presenza di potenti giacimenti di molib-
deno (avremo modo di parlarne in una
prossima puntata a lungo). Attualmente
sono presenti sui mercato numerosi si-
stemi anche molto specialistici, come
Litho, che analizza i log petrografia di
perforazioni petrolifere, Hydro. un siste-
ma piuttosto complesso destinato a si-
mulare modelli geometrici e strutturali
di complesse situazioni idrogeologiche,
Drill Advisor, un pacchetto piuttosto
specializzato ed efficiente per la diagno-
si e la soluzione dei problemi collegati
con il bloccaggio delle punte di perfora-
zione delle sonde per la ricerca di idro-
cartDuri, Mud, che tratta i problemi cor-
relati all'uso dei fluidi di perforazione, e
addirittura Elas. un sistema di supporto
a un altro, inian, destinato alla interpre-
tazione di log stratimetrici, piuttosto
complesso nell'uso.
Con la medicina, i sistemi esperti
entrano net campo delle loro applicazio-
ni più ampie. Il capostipite di essi è
Mycin, ben noto per la sua efficienza,
specializzato inizialmente nella diagnosi
e nel trattamento di infezioni a carico
del sangue e successivamente impiega-
to in maniera estesa net campo della
ricerca e dell'insegnamento. Il campo
della medicina è, come dicevamo, uno
dei più ampi e articolati, per la notevole
difformità dei problemi che affronta;
alcuni esempi sono Cadouceous. desti-
nato al campo delle diagnosi delia medi-
cina interna. Ai/Reum, specializzato nel
campo della reumatologìa. Ai/Coag (e-
mostasi). VM destinato al monitoraggio
dei parametri di pazienti sottoposti a
terapie intensive SPE (ne abbiamo già
parlato) capace di diagnosticare condi-
zioni infiammatorie in base ai dati forniti
da un densitometro di massa. Puff che
legge e analizza i test di funzione pol-
monare, Ippocrates, anch'esso destina-
to alla medicina generale e interna. Blue
Box (malattie nervose — diagnosi e
cura delle depressioni), Anna, che con-
sente il dosaggio della digitalina in mala-
ti di cuore, Oncocin (oncologia e cura
dei tumori), Attending e Guidon, specifi-
catamente costruiti per l'insegnamento
(terapia anestetica e trattamento di pa-
zienti con infezioni virali). Glaucoma, de-
stinato aH’omonima affezione, Ortodont
(destinato alla gestione di studi odonto-
iatrici), ecc. Come si vede si spazia in
campi diversissimi, dalla diagnosi alla
cura, alla gestione, ecc.
L'ultimo grande campo dei sistemi
esperti è l'area militare. In questo cam-
po essi sono finalizzati a tre grandi aree,
l'interpretazione, la previsione e la piani-
ficazione. Il capostipile è stato Hasp/
Siap, anch'esso figlio della Stanford Uni-
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
243
INTELLIGENZA ARTIFìCIALE
versity in collaborazione con il Systems
Control Technology, che consentiva l'a-
nalisi e l'interpretazione di segnati pro-
venienti da una sene di idrofoni monito-
ranti un'area oceanica. Anche qui, come
in medicina, i campi di applicazione so-
no articolati e talora estremamente spe-
cializzati, come lettura di sensori, previ-
In una delle passate puntate parlammo
di un disastro che per poco non sfiorò la
tragedia a causa di una sene di errori
riconducibili in tutto o in parte alla contin-
genza di un ambiente altamente «disordi-
nato e confusionano»; come vedemmo la
centrale atomica di Three Miles Island n-
schiò di «saltare» per una sene di errori
umani imprevedibilmente accumulatisi a
causa dello stato di tensione e disordine
verificatosi negli addetti alla manovre Ve-
diamo ancora alcuni episodi di automatizza-
zione che. per cause imprevedibili, hanno
dato risultati negativi se non addirittura
prossimi all'apocalisse; fatto strano, ma poi
non tanto se si considerano le esatte com-
petenze deH'uomo e della macchina m que-
sti tipi di rapporto, in tutti gli episodi l'even-
to è accaduto o stava per accadere perché
l'elemento uomo ha vacillato, o ha deman-
dato alla macchina compiti che invece
spettavano a lui.
Nel 1975 H'aneddotistica che trattiamo in
queste note è tratta, nella maggior parte
dei casi, dal bel volume di Michie e John-
ston, «The Creative Computer» pubblicato
anche in Italia da Edizioni Comunità) le
acciaiane olandesi Hoogovens installarono
nel loro impianto di l|muiden. sulla costa
nei pressi di Amsterdam, un laminatoio a
caldo ad alto grado di automatizzazione Ci
si aspettava una redditività dell'azienda no-
tevole, con un aumento delle produttività
intorno al 75%; invece, fin dall’inizio, essa
si ridusse di circa il 20% con punte di oltre
il 30. Oa una attenta analisi della situazione
da parte della Briiish Steel Corporation,
fornitrice delle attrezzature dell'impianto, si
rilevò che la causa principale della riduzione
di produttività era rappresentata dalla scar-
sa interattività tra le attrezzature e gli ope-
ratori e. in pratica, proprio al modello d'in-
terfaccia tra macchina e operatore Circa
questo problema il «New Sciemist». in una
comunicazione scientifica che analizzava il
ferìomeno riferiva
«Gli operatori persero fiducia in loro stes-
si arrivando, in certi casi, al punto di abban-
donare la console di controllo lasciando
fare al sistema. Il fatto di non riuscire a
comprendere interamente i principi di con-
trollo dei processi alla base dei programmi
usati dal computer rafforzava la loro ten-
denza a 'starsene alla larga' dalle operazio-
ni, tranne quando le cose arrivavano a
situazioni davvero critiche La presenza di
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
sioni di risultati di battaglie, pianificazio-
ne di tattica e strategia. Esempi sono
Asta, che identifica tipi di sistema di
radar analizzandone i segnali, RTC. an-
ch'esso fianalizzato all’analisi di segnali
radar, Aces, un Cad finalizzato al dise-
gno e alla nomenclatura di mappe topo-
grafiche, Tatr, destinato a gestire una
battaglia aerea, HannibaI, destinato all’a-
nalisi delle radiocomunicazioni, Interea-
der, che farebbe la felicità di Corrado,
finalizzalo alla decrittazione dei docu-
menti, Dada che pianifica l'uso e il coor-
dinamento di osservazioni da satelliti,
ecc.
E con ciò abbiamo completato la no-
stra panoramica sulle aree di interesse
principale dei sistemi esperti commer-
ciali; la prossima volta analizzeremo, più
in dettaglio un sistema esperto, Pro-
spector, con cui ho avuto modo di lavo-
rare per motivi professionali. A risen-
tirci.
Ancora sulla storia dell'Incertezza
un sistema che rimediava anche a parziali
errori di gestione degli impianti allontanava
ancora di piu dalla macchina gli operatori che
intervenivano solo raramente e con notevole
lentezza Con i loro interventi tardivi gli ope-
ratori lasciarono deteriorare la situazione,
che conseguentemente portò al calo della
produzione, ben al di sotto di quella di
impianti che si servivano di più tradizionali
sistemi di controllo. L’automatizzazione ave-
va creato un clima di completo abbandono
da parte degli operatori, che si erano pratica-
mente alienati dal lavoro di verifica e super-
controllo»,
Una analisi più dettagliata della psicologia
degli operatori portò alla conclusione che il
vero problema era che la sequenza delle
operazioni era del tutto nascosta agli addetti
al controllo. Paradossalmente, il fatto che il
nastro da laminare rimaneva nascosto alla
vista degli operatori peggiorava ultenormen-
le la situazione: nel rapporto stilato dai con-
sulenti si consigliò di modificare l’impianto in
maniera da mettere gli operatori a più diretto
contatto con le fasi del processo, e rendere
meno oscuro il procedimento di automatiz-
zazione, in modo che l’operatore fosse m
grado di »capire>i volta per volta cosa la
macchina stesse svolgendo.
Il vero problema è che il sistema deve
essere sempre comprensibile, in tutte le fasi
del suo sviluppo e l’operatore d' ‘<e essere
in ogni momento capace di sapere quale
stadio di avanzamento è in corso nello svi-
luppo del processo stesso. Un altro esem-
pio, un poco più articolato di questo fenome-
no è rappresentato dal controllo del traffico
aereo, che oggi sta procurando gravi compli-
cazoni e notevoli preoccupazioni agli addetti
agli aereoporti. Guasti nei calcolatori lascia-
no completamente ciechi i controllori di volo
con conseguenze che potrebbero rivelarsi
catastrofiche se si tien conto che collisioni in
volo, nei pressi degli aereoponi, sono state,
in diverse occasioni, evitate per un soffio.
Tutto questo avviene, secondo il Coordina-
ted Science Laboratory della Università del-
rillinois, perché i sistemi computerizzati di
controllo sono divenuti tanto complessi che
gli operatori hanno sene difficoltà nel com-
prendere quanto effettivamente succede e
SI affidano, praticamente, alle macchine E
sulla soluzione del problema, tra l'altro, non
c'é neppure accordo: alcuni esperti deside-
rerebbero aumentare ancora l’automazione
dei sistemi, per eliminare del tutto il pur
debole margine di incertezza dell'operatore
umano altri invece sono fautori di un ridi-
mensionamento delle funzioni, con un con-
fronto paritetico, una specie di collaborazio-
ne, anche nel campo delle responsabilità e
delle decisioni, tra uomo e macchina. Ma
risulta imprescindibile, in ogni caso, che i
sistemi, nel prossimo futuro, siano realizzati
in maniera da essere in ogni momento com-
prensibili nel loro sviluppo e nelle loro fasi
operative, altrimenti l'operatore, impegnato
in una complessa analisi di ciò che sta
accadendo, potrebbe inten/enire in maniera
tardiva e insufficiente
L'apprendista stregone sv scala mondiale
La cosa che più mi spaventa, in una
immagine di tal fatta, é che episodi che
finora abbiamo descritto come localizzati
possono divenire significaiivi su scala mon-
diale Un esempio è quello che segue sem-
pre tratto dalla stessa bibliografia: in un
periodo di dicioito mesi a cavallo tra il 1979
e il 1980 le forze armate americane furono
messe m stato d'allerta da ire falsi allarmi
indicanti un attacco di missili russi I falsi
allarmi provenivano da North American Air
Defense Command, che, in ossequio alla più
spettacolare delie Iconografie, é situato in
un bunker sotterraneo nelle montagne del
Colorado. I tre allarmi rentrarono m pochi
minuti; nel primo caso si era trattalo di un
errore di un operatore, che aveva inserito
per sbaglio un nastro di dati utilizzato per
simulazioni; nel secondo caso si trattò del
guasto di un circuito integrato, nel terzo si
trattò di un esperimento, volto a verificare
gli effetti avuti nei casi precedenti <il tutto é
riferito in "New Scientista, voi. 86, n. 1207,
giugno 1980, pagg. 375-761.
La cosa fa pensare anche m funzione del
facto che, ancora oggi, gli effetti dello shock
sugli operatori che in quel momento erano ai
posti decisionali non sono ancora scompar-
si; e lo shock non é derivato, come potreb-
be sembrare, dalla responsabilità di chi, spo-
stando solo un interruttore, può distruggere
il mondo; gli effetti disastrosi sulla psiche
degli operatori sono dati dalla coscienza che
un "errore", sia esso guasto di macchina o
sbaglio di uomo può determinare conse-
guenze irreparabili. Il principio che si instaura
nell'operatore é quello della scarsa fiducia
verso la macchina che usa (é la stessa cosa
che accade in uno di noi quando guida una
macchina riparata dopo un incidente, e la
seme "tirare" anche se la riparazione è fatta
alla perfezione); e questo é solo la punta
dell'iceberg; esistono sistemi di gestione,
oggi, che sono praticamente del tutto incon-
trollabili se non da una équipe di specialisti,
che, per forza di cose, non possono essere
presenti continuamente accanto alla macchi-
na; è successo, lo ripetiamo, che sforzando-
ci di dare alle macchine sempre più efficien-
za e capacità di risolvere problemi sempre
più impegnativi, ne aumentiamo la comples-
sità fino a renderle del tutto mcomprensibili.
nella loro tecnologia, all'operatore.
L’apprendista stregone del 2000 si ritrove-
rà a mescolare le pietre filosofali e il flogisto
elettronici senza piu avere chiaro in mente i
loro principi di funzionamento; il pencolo e
grave in quanto ci si trova impotenti quando
si verifica un errore; il desiderio successivo
del progettista di eliminare la possibilità di
tale errore porta a introdurre nelle macchine
nuove routine che rendono ancor più com-
plessa la macchina stessa, il risultato finale
è che aumentando sempre di piu la potenza
di una architettura già vacillante, ci ritrovere-
mo, nel 2000, con macchine scarsamente
controllabili e altamente demoralizzanti II
principio dell'oliimizzazione in termini di
tempo e potenza, dei risultati deve essere
mutato; la macchina deve divenire antropo-
centrica, finalizzata a servire e non a sostitui-
re l’operatore
A conferma dell'interesse che la trattazio-
ne dei sistemi esperti sta determinando e
del fatto che essi, a buon motivo rappresen-
tano il campo di piu ampio e articolato
sviluppo dell'Intelligenza Artificiale; ho rice-
vuto, Sia tramite MC-Link che per lettera una
sene di note, commenti e proposte che ho
cominciato ad esaminare con attenzione Tra
tutte devo citare (onore al mento) il lavoro
svolto dal sig Donato Antonino, che mi ha
mandato, in due release sucessive, uno
Shell ben impostalo e realizzato che imple-
mentava anche una base di conoscenza per
la costruzione di un S.E in botanica, utilizza-
bile per il riconoscimento della famiglia di
una pianta, m base ai caratteri di ciascuna
specie.
Del lavoro del sig. Donato, che oltre tutto
ha il non diffuso mento di essere persona
modesta e molto cortese, mi riservo di
parlare in una delle prossime puntate, dato
che la sua è risultata una realizzazione molto
corretta e precisa nell'Impostazione
MCmicrocomputern. 96 - maggio 1990
245
Rimango ancora un mese
sull'argomento «linea di
comando» per presentarvi
un'interessante ed utilissima
routine clonata da una delle
funzioni di libreria dello Unix.
Si chiama getoptO e
permette di standardizzare la
gestione degli argomenti della
linea di comando. Essa
dunque, oltre a semplificare la
vita al programmatore,
permette di scrivere
programmi dal
comportamento più
consistente a tutto vantaggio
degli utenti.
Il listato che pubblico emula
perfettamente sotto MS-DOS
il comportamento della
omonima funzione di Unix
consentendo di scrivere
programmi assolutamente
portabili fra i due ambienti
c
di Corrado Giuslozii
Getopt
Il mese scorso vi ho parlato di come,
lavorando sotto MS-DOS col compilato-
re MSC Microsoft, sia possibile ottene-
re automaticamente l’espansione dei
wildcard sulla linea di comando. Questa
funzione, come abbiamo visto, è utile in
generale ma diventa addirittura preziosa
a chi ha necessità di scnvere program-
mi portabili da/verso Unix, dove l'espan-
sione dei wildcard viene fatta dalla
Shell.
Un ulteriore passo avanti nella realiz-
zazione di programmi portabili fra DOS
e Unix è quello del raggiungimento di
una certa standardizzazione nelle moda-
lità di interpretazione dei parametri della
linea di comando. E questo purtroppo è
uno dei grandi punti dolenti della pro-
grammazione in C sia sotto DOS che
sotto Unix, come avremo appunto mo-
do di discutere in questa puntata. Il
perché è presto detto: l'interpretazione
dei parametri della linea di comando è
per forza di cose regolata da convenzio-
ni che. in quanto tali, non vengono
spesso seguite da tutti o per intero.
Una reale standardizzazione, per quanto
auspicabile, é purtroppo praticamente
impossibile: e dunque spesso i criteri di
interpretazione variano da programma a
programma oltre che da piattaforma a
piattaforma.
A tale fatto ho già accennato piu volte
in passato e ne ho specificamente par-
lato nella puntata di giugno 88 (MC 75).
senza mai entrare però nel merito delle
strategie implementative legate alle dif-
ferenti convenzioni. In questa puntata
voglio dunque terminare di discutere
l'argomento, che come si vede é di
notevole importanza anche filosofica,
per presentarvi poi un notevole stru-
mento che permette di automatizzare,
sotto MS-DOS. il parsing ed II riconosci-
mento degli argomenti della linea di
comando in un modo che risulta com-
pletamente compatibile con quello adot-
tato come standard sotto Unix. Tale
strumento, che in pratica è costituito da
una sola funzione facilmente inseribile
nella propria libreria standard, semplifica
enormemente la gestione della linea di
comando sotto DOS e permette di ren-
dere i propri programmi più semplici e
modulari, oltre che consentire come
detto una completa portabilità dei sor-
genti da e verso Unix.
I parametri
della linea di comando
Prima di entrare nel merito del listato
debbo però inquadrare il problema del-
l'interpretazione dei parametri della li-
nea di comando. Lo farò assai breve-
mente, rimandando per maggiori detta-
gli tecnici alla citata puntata di due anni
fa.
Comincio con un’annotazione fonda-
mentale ma spesso poco evidente in
merito all’importanza concettuale del-
l'interpretazione della linea di comando.
A prima vista potrebbe sembrare che
una tale problematica sia in certa misu-
ra sorpassata in quanto legata esclusi-
vamente a quei programmi «command
line oriented" ritenuti da molti oramai
obsoleti. Ed invece non é cosi. Anzi a
ben guardare, praticamente tutti i pro-
grammi, anche quelli più fortemente
interattivi, prevedono di dover in certi
casi leggere ed interpretare dei parame-
tri passati loro mediante la riga di co-
mando. Magari si tratta di semplici
switch di configurazione (ad esempio
per adattare il programma alla particola-
re modalità di visualizzazione in uso) ma
è realmente rarissimo il caso di un
programma che non preveda nemmeno
un parametro- Dunque il discorso che
sto facendo riguarda l'intera classe di
programmatori DOS, anche quelli che
non tengono particolarmente in conto le
pur importanti istanze di portabilità del
software verso altri ambienti.
Tornando dunque aH'argomento prin-
cipale, sappiamo già che qualsiasi cosa
appaia al lancio di un programma sulla
riga di comando viene passata sotto
forma di stringa a! programma stesso
nell’arrav argv[]. Le modalità tecniche
di questo passaggio sono già state am-
piamente illustrate in passato ed ora
non ci interessano. Ciò che voglio inve-
ce sottolineare è che, dal punto di vista
concettuale, i parametri passati al pro-
gramma non sono tutti uguali ma si
dividono in due classi distinte: alcuni
rappresentano degli argomenti veri e
propri, quali i nomi dei file sui quali il
programma deve agire; altri invece so-
no solo dei flag, ovvero dei semplici
«modificatori» dell’azione del program-
ma stesso. Ovviamente il programma,
che li riceve tutti come stringhe, deve
246
MCmicrocomputer n, 96 - maggio 1990
C
saper distinguere gli uni dagli altri Per
fare ciò occorre stabilire delle apposite
convenzioni sintattiche che regolino la
struttura della linea di comando, per-
mettendo al programma {e aH’utente...)
di riconoscere gli argomenti dai flag.
Ciò che tipicamente si fa, almeno
negli ambienti Unix ed MS-DOS, è sta-
bilire che i Flag siano composti di una
singola lettera preceduta da un apposito
carattere speciale di riconoscimento
mentre gli argomenti siano scritti senza
modifiche. Purtroppo però li
ze fra Unix ed MS-DOS si fi
Infatti le rimanenti convenzic
alla linea di comando sono
differenti ed in certa misi
bili. Vediamo subito pere
cominciare, sotto Unix il carattere che
contraddistingue i flag è il segno meno
(“-"I mentre sotto DOS è la barra incli-
nata ("/"). Sotto Unix VI è poi differenza
fra lettere maiuscole e minuscole (per
cui ad esempio "-a" e "-A" sono due
flag diversi) mentre sotto DOS un flag
in maiuscolo o minuscolo. Ancora, sono
Unix é possibile raggruppare più flag
sotto un unico segno meno (ad esem-
pio “-abe" è equivalente a “-a -b -c" )
mentre sotto DOS ogni flag va indicato
separatamente. Infine sotto Unix i vari
flag debbono precedere gli eventuali
altri argomenti presenti mentre sotto
DOS tipicamente debbono seguirli.
Stanti queste differenze non è pensa-
bile di poter giungere ad un compro-
messo fra le due notazio
cioè un programma i
prendere entrambe. Ciò c
fare è assumere una delle due come
sia sotto DOS che sotto Unix. Siccome
quella più versatile delle due è la con-
venzione Unix mi sembra più sensato
tentare di emularla anche sotto DOS.
Quello che vi propongo oggi è appunto
un modo standard per implementare
sotto DOS il riconoscimento della linea
di comando tipico di Unix.
La funzione getopW
Già vi ho ripetuto, e probabilmente
fino alla nausea, che una delle linee
guida della programmazione sotto Unix
è la modularità. Modularità che viene
ò c^he però si può
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
247
implementata non solo a livello di pro-
grammi completi (ricordo le discussioni
SUI vari «tool») ma anche a livello di
singole funzioni riusabih in più program-
mi. Bene, siccome il compito di inter-
pretare la linea di comando ricorre mol-
to frequentemente, la comunità di pro-
grammatori Unix pensò ben presto di
standardizzarlo ed automatizzarlo dele-
gandolo ad una apposita funzione che
evitasse a ciascun programmatore di
dover «inventare la ruota» per conto
proprio. Tale funzione, chiamata getop-
t(), cominciò rapidamente a circolare
come software PD e finì ben presto col
diventare uno standard di fatto. Para-
dossalmente la sua diffusione contribuì
a sua volta a far utilmente convergere
su di un unico standard le differenti
convenzioni inizialmente sorte per quan-
to riguardava appunto la sintassi della
linea di comando, riflettendo anche le
raccomandazioni nel frattempo procla-
mate dall’organizzazione mondiale degli
utenti Unix, Questo notevole merito fu
infine riconosciuto dalla stessa AT&T
che, a partire dalla versione System V di
Unix, inserì getoptO nella libreria stan-
dard di sistema raccomandandone uffi-
cialmente l'uso. Oggi dunque l'uso di
getoptO è prassi comune nella pro-
grammazione sotto Unix in quanto
aumenta la standardizzazione e la porta-
bilità dei software.
Anche a tutti coloro i quali posseggo-
no versioni di Unix anteriori al System V
0 comunque prive di getoptO viene
suggerito di adeguarsi. Per costoro esi-
stono versioni di Pubblico Domìnio di
getoptO, una delle quali pubblicata dalla
stessa AT&T, che riproducono esatta-
mente il comportamento della routine
standard. E per quanto riguarda il mon-
do MS-DOS? Può sembrare strano ma
neppure il compilatore più attento alla
compatibilità verso Unix, e cioè il Micro-
soft MSC, dispone nella sua libreria di
una versione di getoptO. La cosa lascia
stupiti in quanto é proprio TMSC a di-
sporre invece dell'utile modulo setargv
■obj. discusso II mese scorso, col quale
SI può ottenere sotto DOS l'espansione
automatica dei wildcard sulla linea di
comando come avviene sotto Unix. (Al
contrario è questa vqlta la Borland a
fornire, col proprio compilatore Turbo C,
una propria versione di getoptO in sor-
gente). Bene, a beneficio di tutti coloro i
quali vogliono programmare sotto DOS
come si fa sotto Unix ho deciso questo
mese di proporvi una versione di get-
optO per MS-DOS. Il listalo che pubbli-
co é frutto di una mia modifica alla
versione Unix di getoptO distribuita dal-
la AT&T agli utenti del System Tool-
chesl: si tratta dunque di un sorgente di
Pubblico Dominio, anche se originaria-
mente protetto da Copyright, che ho
ripreso da una versione a sua volta
leggermente modificata da Augie Han-
sen e pubblicata nel suo ottimo anche
se datato libro «Proficient C» (Microsoft
Press, U.S.A.. 1987). Come si vede non
è molto lunga ma nonostante ciò svolge
egregiamente il suo lavoro; la ho speci-
ficamente adattata a girare sotto MS-
DOS e. naturalmente, la trovate libera-
mente su MC-Link.
Il funzionamento
Dalla discussione precedente risulta
sicuramente chiaro cosa fa getoptO
Essa si fa carico di scandire la linea di
comando (ncevuta mediante Tarray arg-
v[]), farne il parsing. separare i flag dai
parametri e ritornare i flag al program-
ma chiamante. É importante sottolinea-
re che getoptO elabora solo i flag. i
restanti parametri restano tah e quali in
argv[] pronti per essere elaborati dal
programma principale, Anzi, getoptO si
arresta appena trova un argomento che
non è un flag: la convenzione Unix
prevede infatti che i flag precedano tutti
i parametri sulla linea di comando
L'interfacciamento di getoptO al
maino si basa su tre variabili globali,
denominate optind, optarg e opterr, le
quali risultano visibili dal programma
principale che le deve dichiarare ex-
tern, le prime due di esse (rispettiva-
mente un int ed un puntatore a char)
tengono traccia della posizione alla qua-
le è giunta la funzione durante la scan-
sione della linea di comando, mentre la
terza (un int) condiziona la stampa dei
messaggi di errore da parte di getoptO
Alla funzione vanno inoltre passati ire
parametri: i primi due altro non sono
che argc e argvl], ossia i parametri
ricevuti in ingresso dal main(); il terzo
invece è una stringa che rappresenta, in
apposito formato, l'insieme dei flag ac-
cettabili.
L'uso della getoptO in un proprio
programma è semplicissimo. Essa va
chiamata ripetutamente dal mainO. co-
248
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
sa che si fa generalmente mediante un
ciclo while, e ad ogni chiamata restitui-
sce il valore del successivo flag valido o
un punto interrogativo nel caso di flag
non valido. Ad ogni chiamata la variabile
optind. che é un indice neH’array
argv[], viene automaticamente aggior-
nata per riflettere la posizione nella riga
di comando dell'elemento appena ela-
borato. Il valore ritornato da getopti)
viene generalmente testato mediante
una switch dotata di tanti case quanti
sono I flag validi più il punto interrogati-
vo. Da notare che è la stessa getopti)
ed emettere su stderr una segnalazio-
ne di errore nel caso di flag non valido,
e ciò al duplice scopo di liberare il
maini) da questa incombenza e di stan-
dardizzare il formato dei messaggi di
errore: tale segnalazione può tuttavia
essere soppressa assegnando alla varia-
bile globale opterr un valore uguale a
zero.
Quando tutti i flag sono stati infine
elaborati, (a getopti) ritorna il valore
convenzionale EOF A questo punto il
maini) può reiniziahzzare la propria riga
di comando basandosi sul valore di op-
tind e proseguire con l’elaborazione de-
gli ultenori argomenti eventualmente ri-
masti.
La sintassi con cui il maini) passa a
getopti) l'indicazione del flag validi è
molto semplice: la stringa relativa con-
tiene in successione i caratteri assegna-
ti ai flag stessi (ricordo che maiuscolo e
minuscolo sono significativi) ciascuno
dei quali può opzionalmente essere se-
guito dal simbolo di due punti. La pre-
senza dei due punti significa che il flag
è immediatamente seguito da un argo-
mento il quale va letto per intero; quan-
do la getopti) elabora un flag del gene-
re aggiorna la variabile globale optarg
facendola puntare a tale argomento in
modo che il maini) possa reperirlo facil-
mente.
Uso della getoptO
Quanto detto finora non è sicuramen-
te complicato ma un esempio chiarirà
ulteriormente le cose. Vediamo dunque
nel listato 2 un semplicissimo program-
ma che serve a controllare il funziona-
mento della getopti).
Esso innanzitutto ci mostra il modo in
CUI tale funzione viene chiamata dal
maini) Notiamo nelle righe 5-9 la di-
chiarazione di getopti) (con o senza
prototyping a seconda se stiamo compi-
lando sotto MS-DOS o Unix) e nelle
righe 20-21 quella delle tre variabili
esterne optind, opterr e optarg (in
effetti la dichiarazione di opterr può
essere omessa se non si intende sop-
primere la stampa dei messaggi di erro-
re). In riga 26 inizia il while con cui si
chiede a getopti) di fornirci in succes-
sione i flag trovati sulla linea di coman-
do. La stringa passata alla funzione si-
gnifica che i flag validi sono a. b, c, f e
z; si vede inoltre il flag f è seguito da un
argomento che va letto in modo lettera-
le dal programma (nei casi reali si tratte-
rò tipicamente di un nome di file). La
switch posta nel while si occupa di
elaborare in modo opportuno i vari flag
via via identificati: in questo semplice
esempio basta riconoscere il flag f e la
segnalazione di errore ma in un pro-
gramma reale i case sarebbero probabil-
mente stati tanti quanti i flag ammissi-
bili.
In figura 1 sono riprodotti tre lanci di
questo programma che permettono di
rendersi conto dei funzionamento reale
della getopti). La prima cosa che vorrei
far notare è che essa accetta sia il
segno meno che la barra come caratte-
re di identificazione dei flag. Questa è in
effetti una delle modifiche che ho ap-
portato al sorgente della getopti) origi-
nale per adattarla maggiormente al
DOS; in tal modo l’utente può usare sia
la notazione Unix che quella MS-DOS
senza scapito per il funzionamento del
programma.
In secondo luogo richiamo l'attenzio-
ne sul fatto che, come sotto Unix, i
messaggi di errore emessi dalla getop-
ti) sono preceduti dal nome del pro-
gramma correttamente formattato. Es-
so viene ovviamente preso dal primo
elemento di argv[] che convenzional-
mente dovrebbe appunto contenere il
nome del programma, tuttavia ho dovu-
to aggiungere alla getopti) una piccola
fase di formattazione del valore trovato
in argv[0] per ottenere una maggiore
somiglianza dell'output prodotto con
quello ottenuto sotto Unix. Sotto DOS
infatti il nome del programma viene
fornito in maiuscolo e con tanto di path-
name completo, per cui esso deve pre-
ventivamente essere trasformato in mi-
nuscolo e privato del pathname e dell’e-
stensione. Ricordo a questo proposito
che le versioni 1 e 2 di MS-DOS non
sono in grado di accedere al nome del
programma sulla linea di comando e
dunque pongono in argv[0] una stringa
nulla 0 la lettera C; attenzione dunque a
tali casi nei quali questa preparazione
può risultare superflua o addirittura erra-
ta. (Ma cosa aspettate a passare alme-
no al DOS 3?).
Tornando alla figura 1. appare perfet-
tamente chiaro dagli esempi come all’u-
tente sia lasciata un’ampia libertà nella
formattazione della linea di comando. In
particolare si vede che è possibile rag-
gruppare più flag sotto uno stesso tratti-
no e lasciare o no uno spazio fra un flag
C
dotato di argomento e l’argomento
stesso. Naturalmente la posizione dei
flag nella linea di comando non è signifi-
cativa, mentre conta invece la scrittura
maiuscola o minuscola.
I messaggi di errore emessi dalla
getopti) nel caso di flag errati o argo-
menti mancami sono in inglese: ho
preferito lasciarli cosi in quanto ricalca-
no esattamente quelli prodotti dalla ge-
toptO di Unix, ma ciascuno è natural-
mente libero di tradurli in italiano se
preferisce.
Il listato
II sorgente di questa getopti) per
MS-DOS è riportato nel listato 1. Non
posso purtroppo commentarlo m detta-
glio per problemi di spazio ma la sua
logica, per quanto un po’ involuta, non è
del tutto impossibile da seguire. La sua
complessità mostra comunque come
sia complicato elaborare m termini ab-
bastanza generalizzati ciò che può esse-
re scritto dall’utente sulla riga di coman-
do. In particolare un punto critico consi-
ste nel separare l'argomento opzionale
di un flag dal flag stesso in quanto i due
elementi non sono necessariamente se-
parati da uno spazio.
Ricordo che il listato è specificamen-
te adattato all'MS-DOS e dunque potrà
richiedere alcune modifiche nel caso si
intenda portarlo ad un altro ambiente.
Conclusione
Credo di aver presentato in questa
puntata un tool di supporto utile a tutti
coloro I quali scrivono programmi con
un occhio al DOS ed uno a Unix, Però
anche chi lavora solo sotto DOS può
trovare in questa getopti) uno strumen-
to per semplificarsi la vita e dare ai
propri programmi un aspetto standard
per quanto riguarda l'elaborazione del
parametri sulla linea di comando, lo
personalmente uso sempre la getopti)
anche in programmi fatti solo per il DOS
in quanto sono oramai talmente abitua-
to ad una certa filosofia della linea di
comando che difficilmente riesco a far-
ne a meno. Inoltre un programma scrit-
to sotto DOS sfruttando setargv.obj e
getopti) può essere all’occorrenza por-
tato sotto Unix senza modifiche e ciò
risulta spesso assai importante.
Bene, anche per questo mese lo spa-
zio mi impone di chiudere il discorso.
Ricordo solo che. come di consueto,
potete trovare il sorgente di getopti) su
MC-Link (il file si chiama GETOPT.ZIP) e
VI saluto tutti. Ci rivediamo il prossimo
mese.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
249
TURBO PASCAL
di Sergio Potmi
Come il DOS comunica con
i programmi residenti
Chiunque abbia sfogliato con
«normale» curiosità la
documentazione tecnica del
DOS. o testi come quello di
Duncan, ha capito
perfettamente il tema della
puntata dì questo mese.
Qualcun altro sarà magari
rimasto un po' perplesso: ma
i programmi residenti non
erano una sorta di
peccaminoso prodotto
dell'impudenza di arditi
programmatori? Non erano
altezzosamente ignorati dalla
Microsoft? Ebbene no: basta
ricordare l'ormai onnipresente
PRINT, comando del DOS con
evidenza realizzato come
programma residente, o
anche i vari ASSIGN.
APPEND. SHARE. eco.,
anch'essi prodotto della
stessa tecnica. Mi auguro che
la discussione di questo mese
aiuti i «perplessi» (e magari
anche gli altri...) a trarre
maggiore beneficio dalle
estensioni che il DOS si é
dato in tema di TSR
La volta scorsa avevamo quasi ultima-
to l'illustrazione della procedura Ese-
guiTSR, rimandando solo la discussione
degli ultimi dettagli. Prima di trattare del
«canale di comunicazione» annunciato
dal titolo, completeremo quindi quel di-
scorso. Sarà l'occasione per vedere a
quali trucchi si debba a volte ricorrere
per far fare al DOS quello che vogliamo
(sarà bene precisare, magari, che si
tratta di trucchi consigliati dalla MS-
DOS Encyclopedia, non dalla mìa sma-
nettomania; in altri termini; potete stare
tranquilli).
PSP e DTA
Nell'appuntamento dello scorso di-
cembre avevamo visto come il Program
Segment Prefix (PSP), pur essendo un
residuo del vecchio CP/M. si sia evoluto
al punto da rimanere componente es-
senziale del mondo MS-DOS in genera-
le e del «contesto» di un programma in
particolare. Ricorderete, tra l'altro, l'im-
portanza dei File Control Block (FCB)
che, pur essendo anch'essi di prove-
nienza CP/M, sono ancora essenziali
per alcune funzioni del DOS. Ricordere-
te anche la tabella degli handle, richiesti
dalle funzioni introdotte con la versione
2.0 del sistema operativo, e la Disk
Transfer Area (DTA),
Se un programma residente non ri-
manesse costantemente «associato» al
proprio PSP. potrebbe trovarsi ad usare
arbitrariamente il «contesto» del pro-
gramma interrotto: ciò può comportare
problemi, ovviamente, solo nel caso di
operazioni su disco, ma se non si voles-
sero eliminare alla radice tali possibili
problemi, vi sarebbero solo due alterna-
tive: chiudere gli occhi e sperare che
vada tutto bene, oppure limitare drasti-
camente le possibili applicazioni della
nostra unit TSR. Ecco perché nella pro-
cedura Installa (figura 3) viene subito
salvato nella variabile NuovoPSP il PSP
del programma residente, in modo che
la procedura EseguiTSR possa, al mo-
mento dell'attivazione, registrare in
PrevPSP il PSP del programma interrot-
to e restituire al TSR quello che questo
aveva al momento della installazione,
per poi rimettere tutto a posto dopo
l'esecuzione della procedura TSRProg.
Ci SI serve a questo scopo delle pro-
cedure illustrate nella figura 1, che ricor-
Figura I - Le procedure che leggono e imposterò il PSP
250
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
TUR80 PASCAL
fono, a loro volta, alle funzioni 50h e
51h del DOS. Queste richiedono qual-
che cautela in quanto, nelle versioni 2.x
del DOS, usano l'area di memoria chia-
mata lOStack, di cui avevamo discusso
a febbraio, cioè la stessa area usata
dalle funzioni DOS da 01 h a OCh, quelle
che. mentre aspettano che l'utente fac-
cia qualcosa, chi
riNT 28h, Sappit
questa è u
le che venga attiv
residente, il quale q
chiamare funzioni DOS (
Stack al fine di nor
mazioni parcheggiate in <
(che, ricordiamo, r
pno stack) dalla fi
impedirebbe l'uso
51 h. ma per forlur
n banale «tru
possa essere attivato, il flag ErrorMode
a febbraio) deve esse-
(anch'esso visto
re zero, se lo
il puntatore AddrFlagErrCrit,
credere al DOS che si sia v
errore critico: in t
funzioni che usar
Stack si avvalgor
memoria AuxSta
consentire alla i
associata all'INT 24h d
danni le funzioni DOS da 01 h a OCh, ma
può ovviamente anche aiutarci a risoive-
ce. nelle versioni successive del DOS.
in quanto in esse (e funzioni 50h e 51h
usano lo stack del programma chia-
mante.
Sono più sem
leggono e impos
DTA (figura 2). ‘
solo la scelta di d
DTA del program
di default (all'offse
tre. in generale, può ben capitare che
un programma sostituisca a questa una
Disk Transfer Area diversa e più ampia.
In realtà, tuttavia, «restituire» al TSR la
DTA di default ha il solo scopo di assi-
curare che in nessun caso venga usata
quella del programma interrotto; per il
MCmicrocompuler n. 96 -
TURBO PASCAL
Figura 4 • La unii PflINT. per l'uso dello spooler di stampa del DOS da perle di un qualsiasi programma
applicativo
usa per l’accesso ai file solo le funzioni
DOS che lavorano con gli handle. mai
quelle che presuppongono FCB e DTA.
Le uniche eccezioni sono rappresentate
dalle procedure FindFirst e FindNext,
che però provvedono autonomamente,
ogni volta che vengono chiamate, ad
impostare una DTA coincidente con il
loro parametro di tipo SearchRec. Se il
vostro programma (e perché mai?) do-
vesse usare direttamente le funzioni
DOS «vecchio stile», quelle che voglio-
no FCB e DTA, sarà vostra cura impo-
stare correttamente una eventuale DTA
diversa da quella di default.
Il Multiplex Interrupt
Voltiamo pagina. Con il DOS 2.0 ha
fatto la sua apparizione PR1NT.COM, un
programma residente che, una volta ca-
ncato in memoria, consente di inviare
alla stampante uno o più file senza
impedire la contemporanea esecuzione
di altri programmi. Tecnicamente si dice
che si tratta di uno spooler; in pratica,
rappresenta uno strumento tanto utile
quanto sottoutilizzato. Mi spiego me-
glio, L'utente esperto non ha ovviamen-
te alcun problema: è a conoscenza della
esistenza di PRINT.COM, sa dove ritro-
vare. se non la ricorda, la sintassi del
comando, lo userà ogni volta che ne
avrà bisogno. Altrettanto non può dirsi
del «normale» utente di programmi ap-
plicativi, quasi costretto a chiedere alla
sua macchina solo quello che l'autore
del programma ha previsto e messo a
sua disposizione. £ qui devo dire che mi
è capitato di vedere troppe volte pro-
grammi che impongono «tempi morti»
lunghi e non necessari, mentre una
scritta del tipo «Attendere» domina lo
schermo: l’esecuzione della stampa
blocca l'esecuzione anche per alcuni
minuti, senza che l'utente possa fare
altro che girare i pollici, Vi sono sì
programmi che consentono la stampa
«in background» di un file, ma si tratta
quasi sempre di programmi protagonisti
dei cataloghi di case illustn, a partire dal
glorioso Wordstar della MicroPro. Il nor-
male programma applicativo sembra
ignorare le possibilità di cui la Microsoft
ha da tempo dotato il DOS.
La colpa magari non é solo degli
autori, ma anche della stessa Microsoft,
che ha documentato l'interfaccia con il
PRtNT.COM solo a partire dal DOS 3.0:
SI tratta dell’INT 2Fh, ovvero del cosid-
detto Mulfiplex Interrupt. che mette a
disposizione appunto una sorta di cana-
le di comunicazione con PRINT. AS-
SIGN, SHARE e APPEND, ed in genera-
le con programmi residenti. Perché la
comunicazione possa avere luogo, oc-
corre che ad ogni programma venga
assegnato un byte di identificazione:
Olh per PRINT, 02h per ASSIGN, lOh
per SHARE, B7h per APPEND: in gene-
rale. si intendono riservati per il DOS i
valori fino a BFh, mentre sono a disposi-
zione di noi programmatori tutti i valori
compresi tra COh e FFh.
Una prima funzione dell'INT 2Fh è
quella di dirci se il programma residente
cui corrisponde un certo byte di identifi-
cazione è stato installato o meno. Per
far questo basta mettere quel byte in
AH e uno zero in AL; se ne otterrà un
valore in AL da interpretare come se-
gue: se è zero, il programma non è
Stato installato ma può essere installa-
to: se è 01 h non è stato installato e non
può essere installato, se è FFh il pro-
gramma è già residente in memoria. In
alcuni casi, come con PRINT o con
APPEND, sono presenti anche altre fun-
zionalità.
Avrete già intuito che uso fa la nostra
unit dell’INT 2Fh. Prima di vederne i
dettagli, tuttavia, vi propongo nella figu-
ra 4 una unit PRINT, PAS che potrebbe
aiutarvi a rendere più efficienti i vostri
programmi che fanno uso della stam-
pante. L'idea di base è piuttosto sempli-
ce: invece che mandare lunghi testi in
stampa, potete farne un file su. disco
(magari un RAMdisk) da stampare poi in
background mediante il PRINT del DOS,
se già installato, senza bisogno di ricor-
rere alla procedura Exec per dare il
comando.
A questo scopo, la unit PRINT propo-
ne una interface mediante la quale si ha
252
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
TURBO PASCAL
accesso a tutte le possibilità di uso di
un PRINT già installato: si può in primo
luogo verificare che rinstallazione sia
avvenuta, con la funzione Printlnstalla-
to. mentre la procedura StampaInBack-
ground aggiunge un file alla coda di
stampa; RimuoviFileDaCoda e Cancella-
TuniDaCoda tolgono un dato file, o tutti
I file, dalla coda di stampa, mentre
PrimoFilelnCoda e NextFileInCoda con-
sentono di verificare guai* file siano in
essa; poiché per fornire quest'ultimo
tipo di informazioni la stampa viene
congelata, con ContinuaStampa si può
provocare la normale prosecuzione del-
le operazioni.
Il tutto é brevemente esemplificalo nel
<idemo» della figura 5.
La procedura Installa
Possiamo a questo punto tornare alla
nostra unit TSR. per vedere come avvie-
ne l’installazione di un programma resi-
dente- Abbiamo già anticipato diversi
aspetti: l'assegnazione ad apposite va-
nabiii dei codici dei tasti che dovranno
attivare il TSR, del numero di versione
del DOS, dei valori dei registri SS e SP.
oppure la chiamata della funzione Cer-
caFlag. Accanto a queste istruzioni vi è
anche quella che assegna il valore del
parametro ID alla variabile MultìplexID.
il cui nome vi fa indovinare che quel
valore altro non è che il byte di identifi-
cazione che bisogna attribuire ad ogni
programma residente. Viene quindi su-
bito controllato che tale valore sia valido
(cioè compreso tra COh e FFh), cosi
come si controlla che non si stia ope-
rando sotto una versione del DOS ante-
cedente la 2.0.
A questo punto, tutto dipende da
quale versione dei DOS ospita il nostro
TSR. Se si tratta di una versione 2.x può
capitare che manchi del tutto un INT
2Fh; per questo motivo GetlntVec2F
non è una procedura, ma una funzione
che ritorna FALSE se all’INT 2Fh non è
associata alcuna routine: in questo caso
si usa Setlnt2FVuoto per associare al-
l'interrupt un semplice IRET (i relativi
sorgenti sono nella figura 6, che contie-
ne la seconda e ultima parte del file
TSRINT.ASM. la cui prima parte è stata
pubblicata a marzo). Le versioni 2.x del
DOS comportano inoltre che programmi
residenti scritti mediante la unit TSR, a
causa dell'uso che questa fa dell’INT
2Fh, devono essere installati prima di
PRINT.COM; si controlla quindi che
PRINT.COM non sia già residente in
memoria-
completati questi preliminari, st chia-
ma riNT 2Fh per verificare che il nostro
programma non sia già stato installato,
si pone tn AH il byte di identificazione e
in AL uno zero; se in AL rimane zero si
può procedere all'installazione. Per far
questo si salvano nelle variabili che ab-
biamo già visto gli indirizzi delle routine
associate agli interrupt 5h, 8h. 9h, lOh,
13h e 28h e si sostituiscono a queste le
rispettive procedure contenute in
TSR.PAS e TSRINT.ASM: Si procede
analogamente per l'INT 2Fh ila funzione
GetlntVec2F ritorna ora sicuramente
TRUE). associandovi una routine che,
se il byte di identificazione non è quello
del TSR salta alla routine originaria, Pre-
vlnt2F. altrimenti se AL è zero mette in
AL FFh per confermare ('avvenuta in-
stallazione.
MCmicfocomputer n. 96 - maggio 1990
253
TURBO PASCAL
L'ultima cosa da non dimenticare è la
chiamata della procedura SwapVectors.
Ne abbiamo già parlalo a proposito della
unii ExecSwap: qui ta situazione, pur se
analoga, è un po' diversa. Un program-
ma residente «non termina mai»; risie-
de permanentemente in memoria, pron-
to ad essere attivato. Un programma
scntto in Turbo Pascal inizia sempre con
alcune istruzioni (il codice di «start up»
cui abbiamo accennato la volta scorsa],
che, tra altre cose, associano ad alcuni
interrupt particolari routine. Un esem-
pio.. a caso: ogni volta che viene ese-
guita (con le istruzioni Assembler DIV o
Figura S - Un esempio di uso della uml PWNT
IDIV) una divisione per zero, scatta l'INT
0. In un programma Turbo Pascal que-
sto è associato ad una routine che
provoca l'arresto dell'esecuzione e la
comparsa di un messaggio di errore.
Chiaramente non vogliamo che, mentre
il nostro TSR dorme in sottofondo, un
DIV di un altro programma provochi...
l'arresto del TSR! 0, cosa ben più pro-
babile. l'impantanamento della mac-
china.
Per questo motivo, quando un pro-
gramma Turbo Pascal termina quegli
interrupt vengono rimessi a posto. Nel
caso di un TSR, però, dobbiamo pensar-
ci noi, appunto chiamando la procedura
SwapVectors. Dopo di ciò, possiamo
finalmente chiamare la procedura Keep
per lasciare residente in memoria il no-
stro programma.
Ultimo appuntamento
Nella figura 7 trovate l'ultima parte
del file TSR.PAS, la sezione di inizializza-
)gin
CtrlBreak
ClrlC
Errorecritico
InIntS
InIntS
InIntS
Inlntl3
InIntZS
InTSRKey
InTSRProg
0 :
EALSE ;
FALSE
Figura 7 La seaione di mnielizzatione della unii
TSR
zione delta unit: è talmente semplice
che non credo servano ulteriori com-
menti.
Vi do quindi direttamente appunta-
mento al mese prossimo. Tra trenta
giorni vedremo alcuni esempi di pro-
grammi residenti realizzati con la unit, il
cui scopo sarà soprattutto quello di mo-
strare come vanno gestite le situazioni
«non facili», quelle in cui non va tutto
per il verso giusto: in primo luogo,
come affrontare l’eventuale verificarsi di
«errori critici» (un drive aperto, una
stampante senza carta, ecc.). Discutere-
mo anche alcune possibili estensioni e
modifiche della unit.
A presto.
254
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
COnPUTER
XT8088. 10MHz, 1 FD 360. 1 HD20MB, 512 KB TASTIERA. SK MONOCR
L.
945.000
AT286. 16 MHz, 1 FD 1.2 HD 20 MB, 1024KB, TASTIERA, SK MONOCR
L.
1.390.000
386 25 MHz, 1 FD 1.2. 1 HD40 MB. 1024KB, TASTIERA, SK VGA
L.
2.730.000
HD20 MB
L.
310.000
HD 40 MB (veloce 1 9 m/s)
L.
750.000
HD 80 MB (veloce 1 9 m/s)
L.
1.370.000
DRIVE 1.2 MB
L.
158.000
DRIVE 720KB
L.
124.000
DRIVE 1.44
L.
158.000
CONTR. HD XT
L.
89.000
CONTR. AT
L.
150.000
SK HERCULES
L.
70.000
SK CGA
L.
70.000
SK DUAL
L.
85.000
SK EGA
L.
145.000
SK VGA {256 KB)
L.
260.000
SK SUPER VGA (512 KB, 16 bit)
L.
310.000
MONITOR
MONOCROMATICO BIFREQUENZA
L.
190.000
VGA MICROVITEC
L.
750.000
MULTISINC
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PRODOT 9 Telefonare
PRODOT 9X Telefonare
L; EPSON
CITIZEN
06/3651588 - 06/3651688
TURBO PROLOG
di Raffaello De Masi
Finestre e gestione dello schermo
con Prolog
In questa puntata vedremo
come manipolare alcuni tool
non proprio alfanumerici,
come il layout di schermo e le
finestre; sebbene non si tratti
di tool necessari in senso
stretto, essi si prestano in
maniera egregia a rendere più
interattivo l'ambiente, ad
avere un migliore controllo
delle fasi di I/O e, in definitiva,
a rendere più piacevole il
lavoro all'utente finale.
Vedremo per prima cosa,
come controllare lo schermo:
in altri termini come
maneggiare il contenuto e
l'aspetto dei dati mostrati
sullo schermo, come eseguire
un editing efficace, come
modificare e maneggiare nella
maniera più veloce il cursore,
il tutto, il che non guasta, in
relazione a finestre anche
multiple, presenti sullo
schermo e costruite dallo
stesso utente.
Successivamente vedremo,
come sarà possibile
assegnare a programmi
TurboProlog un aspetto
professional con la possibilità
di renderli, come dicevamo in
precedenza, facili da leggere e
da usare. Addirittura sarà
possibile penetrare nel mondo
della grafica e del suono per
rendere ancora più user-friend
I programmi costruiti
Predicau di controllo
dello schermo
In generale, in Turbo Prolog come in
tutti gli altri linguaggi, in default le infor-
mazioni. sullo schermo, non sono mo-
strate in maniera molto sofisticata; ogni
stringa, numero o altro occupano una
riga fino al CR, e i caratteri sono mostra-
ti bianco su nero (o con altri colori, a
seconda di quelli scelti nella finestra di
Setup presente al lancio).
Talvolta, comunque, può essere utile
o addirittura necessario avere particolari
forme di evidenziazione di informazioni
sullo schermo; ad esempio è necessa-
rio inviare un messaggio da evidenziare
in un riquadro di un certo colore, o
magari è opportuno far rilevare, attra-
verso forme particolari di messaggio,
che un particolare evento si è verificato
(è il caso tipico degli avvisi d'errore). Ad
esempio, per una macchina destinata al
controllo di strumentazione, può essere
necessario evidenziare sullo schermo
che la stessa é indaffarata, per tot se-
condi, a leggere i trasduttori delle peri-
feriche.
In questo caso è opportuno far ricor-
so a certe particolari prerogative di Tur-
bo Prolog servendosi di predicati artico-
lari per rendere più flessibile e efficace
l'apparenza di informazioni che appaio-
no sullo schermo. I predicati a disposi-
zione dei programmatore per controllare
queste possibilità sono descritti nella
figura a. Descriveremo uno per uno
questi predicati, con le loro specifiche
d'uso.
Il predicato [attribute]
Si tratta dell'attnbuto ad azione più
generale del gruppo; come si legge
dalla didascalia della figura a. appunto,
esso serve a definire lo schema dei
colon di default per Io schermo. Esso
maneggia un intero, che può essere
anche, ovviamente, custodito in una va-
cabile. Ma cosa significa questo intero?
La figura b evidenzia appunto >1 signi-
ficato dell'argomento del valore associa-
to a questo predicato. La prima parte
corrisponde all'uso di uno schermo mo-
nocromatico, la seconda nel caso in cui
[attributel sia destinato a un display a
colori.
Nel primo caso il significato è sempli-
ce; bianco, bianco su nero, nero su
bianco (non è ovviamente possibile
bianco su bianco): l'uso di (attnbutel
con monitor a colon è invece un tantino
più complesso. Per eseguire la combi-
nazione di colon desiderata, prima oc-
corre stabilire i colori da usare, per lo
sfondo e per la scritta; poi si cercano
questi nello schemtno allegato: la som-
ma rappresenterò l'argomento, appun-
to, del predicato: nel caso si desideri
avere un carattere lampeggiante sullo
schermo, è sufficiente aggiungere 128
al risultato. È tutto!
Per avere un esempio d'uso del pre-
dicato, battiamo, tn editor:
Goal: attribulelAttr).
Attr = 44
1 Solution
Goal:
col risultato di avere lo schermo con
caratteri rossi su sfondo verde.
L'uso inverso del predicato (quello di
(orzare un determinato colore) è esem-
plificato di seguito:
Goal: attnbute<72l
True
1 Solution
Goal:
Cosa succede? Immaginiamo di aver
lavorato finora con il valore di 18 (blu su
verde): passerà, a seguito del nuovo
comando, a rosso su grigio; il sistema
migliore d'uso di questo attributo è
quello di creare un loop che evidenzi
tutte le possibili combinazioni, abbinato
a una serie di messaggi che evidenzia-
no la combinazione e a una chiamata in
Input, per consentire la visualizzazione
di una stringa su sfondo, dei colon
scelti. Ciò può essere utile per scegliere
256
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
TURBO PROLOG
il default di visualizzazione (passando
aH'edilor e sellando il default nella fine-
stra di Setup), alterando permanente-
mente l'ambiente di lancio.
Accanto a questo tipo di attributo,
piuttosto generale, ce n'è un altro.
|scr_attrl (Screen_character_attributel.
che consente di definire o cambiare una
combinazione di colori specifica di un
particolare carattere. Questo predicato
maneggia tre argomenti, tutti numeri
interi; i primi due rappresentano l’indivi-
duazione (riga e colonna) della posizione
del carattere (qualcosa di simile al LO-
CATE di BASIC), il terzo argomento è
del tutto analogo a quello del caso pre-
cedente. Un esempio del tipo:
Goal- scr_attr(5,8,72)
1 Solution
Goal.
trasformerà il carattere presente alla 5.a
riga e alI'S.a colonna in giallo su sfondo
rosso. Quando si specificano, quindi, gli
indirizzi di riga e colonna di una posizio-
ne di un carattere sullo schermo, ci si
riferisce sempre alla posizione in alto a
sinistra della finestra in cui appare. Lo
spigolo in alto a sinistra è indirizzato
(0.0) Ma in ogni caso per schermi diffe-
renti il numero di righe e colonne sarà
diverso; ancora peggio avviene quando
l'utilizzatore cambia la grandezza della
finestra corrente durante il programma;
ma di questo parleremo tra breve. Se si
forniscono valori che capitano all’ester-
no della window viene generalmente
restituito un messaggio d'errore.
Un predicato analogo a quello prece-
dente è lscr_char| che permette di leg-
gere quale carattere è presente in una
particolare posizione (si tratta, in pratica,
dell'inverso di quello precedente). Co-
me questo, maneggia tre argomenti,
che funzionano allo stesso modo che
nel primo caso. La funzione, come pre-
vedibile, restituisce un intero che rap-
presenta il valore ASCII del carattere
presente alla locazione individuata dai
primi due numeri.
Generalizzando, tutto dipende dal ter-
zo membro del predicato; se esso è un
valore definito, (o è un vero e proprio
carattere ASCII, compreso tra singole
virgolette l'I) il carattere stesso viene
stampato (la locazione di schermo subi-
sce una forzatura, nel secondo caso la
locazione viene letta e le relative infor-
mazioni restituite): proprio l’uno il con-
trario dell’altro, e l’ago della bilancia è
dato dalla definizione del terzo termine.
C'è solo da precisare l'obbligatorietà
dell'uso della singola virgoletta |'], l'uso
della doppia virgoletta qui non è am-
messo, in quanto, in questo caso, quan-
to compreso tra esse viene visto come
una stringa, non come un solo caratte-
re, e la risposta è un messaggio d’er-
L'uso del predicato [display]
Lavorare con un carattere alla volta
può essere nella maggior parte dei casi
seccante, e talora inutile, talvolta è ne-
cessario, 0 semplicemente più utile, di-
sporre la lettura di una parte della riga.
Anche a questo hanno pensato gli im-
plementatori del linguaggio, che hanno
inserito diversi predicati destinati a lavo-
rare con caratteri in gruppo.
Quanto diremo di seguito rappresen-
ta, quindi, una serie di tecniche destina-
te a leggere e identificare gruppi di
lettere. Come nel caso precedente, tutti
I predicati lavorano in default con la
finestra attiva, ma esiste la possibilità di
ridigere le operazioni su altre finestre
anche lasciando attiva quella corrente.
Ci arriveremo nel corso della discus-
sione.
Cominciando dall'inizio, proprio dal fa-
cile facile, per scrivere nella locazione in
alto a sinistra dello schermo (per essere
precisi nella posizione dove si trova il
cursore) è sufficiente usare il comando
Idisplayt. Dei quattro predicati destinati
a questo genere di operazioni, questo è
il più facile da usare, essendo privo, tra
l’altro, di informazioni relative al punto
dove la stringa va posizionata, [display]
usa solo un valore, la stringa da scrive-
re. che, ovviamente, può essere rappre-
sentata anche da una variabile. L'esem-
pio più semplice è:
Goal' clearwindow
True
Goal:displav("Hellol").
Succedono tre cose diverse; primo, il
testo del messaggio è riportato alla pri-
ma linea della finestra, secondo il curso-
re non passa alla linea appresso, ma
resta in alto a sinistra, in corrispondenza
della lettera (H), terzo proprio per la
posizione assunta dal cursore è possibi-
le lavorare direttamente sul testo.
Attenzione, però, lavorare significa
muoversi; leggere lettere o stringhe
non è possibile. Sotto questo punto di
vista [display] non serve poi a molto.
L'uso di [display], comunque, non è
certamente elastico; ben altro è possi-
bile fare con altri predicati, che permet-
tono di lavorare con campi di dati; essi
sono, nell’ordine, fielcLattr e fielcLstr.
Ambedue manipolano quattro argomen-
ti: i primi due, come al solito contengo-
no la combinazione di indirizzo linea-
colonna, corrispondente alla posizione
di partenza del campo. Il terzo è la
lunghezza della stringa, in caratteri.
Fin qui i due predicati manipolano gli
stessi tre argomenti. Il quarto li differen-
zia in maniera abbastanza netta, specia-
lizzandoli. Nel caso di fielcLattr, l'argo-
mento è un intero costruito in accordo
alla tabella B, nel caso di field_str esso
è una stringa, o una variabile di stringa,
che. ovviamente, rappresenta il "mate-
riale'' da stampare
Il vero uso dei due predicati appare
chiaro quando sia necessario eseguire
un output formattato in maniera effi-
cace.
L'ultimo predicato di questa puntata è
window_str, che fornisce informazioni
circa la window in un modo particolare.
Esso utilizza una stringa come argo-
mento, e mostra informazioni nella fine-
stra corrente.
La stringa fornita come argomento
occupa l'intera finestra. Se questo non
avviene, per difetto di caratteri, il riem-
pimento viene eseguito con caratteri
bianchi, se invece la stringa è troppo
lunga essa viene troncata alla bisogna.
E anche stavolta abbiamo concluso
con i nostri predicati; la prossima ci
interesseremo di editing dello schermo;
a risentirci!
MCmicrocomputer n. 96 • maggio 1990
257
MSX
di Maurizio Mauri
I tasti di funzione
Osservando la tastiera di un computer MSX si nota che nella parte
alta vi sono alcuni tasti un po' anomali, nel senso che é abbastanza
difficoltoso accorgersi della loro pressione con le normali funzioni
fornite dal BIOS o dai vari linguaggi di programmazione.
Infatti, mentre di solito alla pressione di uno o più tasti corrisponde
un codice dell'alfabeto ASCII, a questi tasti particolari non é associato
nessun codice ASCII. Cosi le usuali funzioni addette alla lettura della
tastiera non riporteranno alcun valore
In particolare segue questa norma II
tasto STOP che in Basic ha la funzione
di sospendere momentaneamente l'e-
secuzione del programma oppure di in-
toerromperladefinitivamente nel caso sia
premuto insieme al tasto CTRL. La re-
gola invece non è seguita dal tasto INS
che equivale alla pressione contempora-
nea dei tasti CTRL e R,
Questo mese ci occuperemo in parti-
colare di quei cinque tasti contrassegna-
ti dalla lettera F seguita da un numero,
duplicabili per giunta con l'aiuto del ta-
sto SHIFT, chiamati usualmente tasti di
funzione. La loro caratteristica fonda-
mentale è quella di essere compieta-
mente e facilmente ridefinibili: ad ognu-
no di essi può essere assegnato uno o
più caratteri fino ad un massimo di 15:
alla pressione del corrispondente tasto
di funzione viene riportata tutta la strin-
ga ad esso associata, come se noi
avessimo premuto sulla tastiera tutti i
corrispondenti tasti.
Questa caratteristica può essere con-
venientemente utilizzata in un editor o
in wordprocessor assegnando ad ognu-
no dei tasti di funzione una parola più
frequentemente usata. Questo è il loro
normale utilizzo da Basic in cui ad essi
si fanno corrispondere i nomi di alcuni
comandi.
Di difficile soluzione, invece, è il pro-
blema del loro riconoscimento, poiché
apparentemente sembra che non esista
Il modo di accorgersi, daH'interno di un
programma, se è stato premuto uno di
questi tasti.
Nel Basic i tasti di funzione hanno
anche un'altra utilizzazione: la pressione
di ognuno di questi tasti può produrre
un'interruzione e cioè far si che venga
sospesa momentaneamente l'esecuzio-
ne del programma, in qualsiasi punto,
per mandare in esecuzione una su-
broutine il cui indirizzo sia sfato opportu-
namente definito in precedenza. Que-
sto tipo di interruzioni è di tipo software
nel senso che è l'interprete Basic e non
lo Z80 a verificare la pressione del tasto
e a mandare in esecuzione la subrouti-
ne; ben diverse quindi da quelle interru-
zioni hardware prodotte, per esempio,
dalla RS232 che all'arrivo di un carattere
in ingresso, costringono il microproces-
sore ad effettuare una chiamata ad una
apposita routine (quella ormai famosa
posta all'indirizzo 038H)
Questa caratteristica, a dire la venta,
non é stata molto sfruttata se non in
programmi hobbistici o dimostrativi a
causa soprattutto della nota lentezza del
Basic che porta ad un difficile controllo
del programma. Resta però il fatto che
l'MSX-Basic é stato il primo (e forse
l'unicol Basic a rendere possibile un
controllo delle interruzioni.
Resta il fatto del difficile riconosci-
mento delia pressione dei tasti di fun-
zione sia in ambiente Basic e maggior-
mente in ambiente DOS come risulta
evidente anche dalle richieste di un
lettore (Fabio Lodhni di Brescia) il quale
vorrebbe utilizzarli in un programma in
Turbo Pascal-
Secondo il mio parere, però, a parte
la difficoltà che si incontra nella loro
gestione, l'uso dei tasti di funzione do-
vrebbe essere ridotto al minimo e do-
vrebbe essere fatto soltanto in quei casi
dove se ne trae un effettivo vantaggio
per il semplice motivo che si trovano
dislocati in una posizione scomoda sulla
tastiera e costringono a spostare le ma-
ni dalla loro normale posizione interrom-
pendo il regolare ritmo di battuta. Non
trovo perciò conveniente richiedere, in
un menu, la pressione dei tasti di fun-
zione quando al loro posto possono
essere adoperati dei normali tasti, delle
lettere oppure dei numeri. Per contro li
trovo particolarmente adatti, in un pro-
gramma di comunicazione, a contenere
dei numeri telefonici oppure delle pas-
sword soprattutto quando questi siano
ripetuti più di una volta.
Indipendentemente dai gusti perso-
nali che si possono avere in questi casi
e dall'uso che se ne può fare, vengo
subito ad esporre quelli che secondo
me sono gli unici due metodi atti al
riconoscimento di questi tasti in am-
biente MSX-DOS.
Definizione dei tasti di funzione
Il primo metodo, concettualmente il
più semplice, anche se non sempre
sicuro, consiste nell'assegnare ad ogni
tasto uno o più caratteri. Con buone
probabilità il tasto di funzione risulta
premuto se da una lettura dei caratteri
in input vengono riportale le sequenze
assegnate.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MSX
La definizione di un tasto di funzione,
che può essere effettuata da Basic con
l’apposita istaizione: KEY n, stringa ri-
chiede, lavorando in ambiente DOS,
che la stringa sia posta direttamente
nell’apposito buffer aH’indirizzo 0F87FH
IFNKSTR). In questo buffer, lungo 160
byte, devono trovare posto le stringhe
da associare ai 10 tasti di funzione.
Ognuna di queste stringhe deve termi-
nare con 0, per cui dei 16 caratteri
disponibili nel buffer solo 15 sono effet-
tivamente utilizzabili.
Una semplice procedura in Turbo Pa-
scal che definisce un tasto di funzione
(in maniera analoga all'istruzione KEY
n, stringa del Basic) è quella riportata in
figura 1, Questa procedura potrebbe
essere utilizzata per costruire un sem-
plice programma che ridefinisca tutti i
tasti di funzione nella maniera più op-
portuna, visto che l'MSX-DOS non li
prende per mente in considerazione e li
lascia inalterati rispetto a come sono
stati nel Basic.
Il riconoscimento della pressione di
un tasto di funzione può essere fatto
leggendo i caratteri in input da tastiera
con le apposite funzioni presenti in ogni
linguaggio {INKEYS nel Basic, REA-
Dfkbd.d in Pascal o GETCHARO nel C),
La cosa può risultare semplice nel caso
che le stringhe con cui sono stati defini-
ti i tasti risultino molto corte (1 o 2
caratteri al massimo); la complicazione
cresce, ovviamente, con l'aumentare
della lunghezza delle stringhe.
Un programma che utilizza questo
metodo é il noto MED. il bellissimo
editor di testi. Qui tutti i tasti di funzione
possono essere sostituiti dalla pressio-
ne contemporanea di CTRL e dell'inizia-
le della funzione associata al tasto. Cosi
il menu Commands può essere attivato
premendo CTRL-C, al posto di F4, se-
condo il mio parere più comodamente.
Gli svantaggi di questo modo di pro-
cedere è che la stringa non indica in
modo univoco il tasto premuto: nel pre-
cedente esempio il programma MED
non è in grado di distinguere il CTRL-C
dal tasto F4. Si può utilizzare una strìnga
più lunga e complicata, ma la limitazio-
ne resta; si può al massimo rendere più
difficile l'individuazione di questa stringa
da parte dell'utente ma a prezzo di
grosse complicazioni nel programma.
In un programma in Turbo Pascal, poi,
può accadere che di questa stringa non
vengano riportati alcuni caratteri se non
è stata attivata la direttiva {$C-}. Infatti,
in questo caso, il Turbo Pascal effettua
continuamente delle letture del buffer
di tastiera per verificare se è stato pre-
muto un CTRL-C o un CTRL-S; ed ogni
carattere letto viene asportato dal buf-
fer di tastiera. Cosi, alta pressione de!
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
0FC4FR
0FC55R
0FC58H
0FC5BK
0FC5EK
0FC61K
OFC64H
0FC67B
0FC6M1
0FC6DH
0FC70H
0FC73H
0FC76B
0FC79B
0FC7FH
0FC82B
KEY 1
KEY 3
KEY 4
KEY 9
STRIO 4
INTBRVJil,
Figura 2 - TflPTSl, l’area di memoria riservala alle
Inlomwioni relative ai device che possono genera-
re inlerrupl
tasto F4, invece della strìnga list (come
è di default) vengano riportati solo alcu-
ni caratteri («Ist», o «It»; o altre cose a
seconda di quante volte il Turbo Pascal
abbia effettuato la lettura dell’input da
tastiera). Il BIOS si occupa dei tasti di
funzione con 3 routine che interessano
però soltanto la visualizzazione sull'ulti-
ma riga dello schermo quando è settato
in modo testo. Tutte queste funzioni, a
cui accenniamo brevemente, prendono
MSX
in considerazione un byte nell'area di
sistema (CNSDFG all'indirizzo 0F3DEH)
che assume la funzione di flag: il suo
contenuto é OFFH se i tasti di funzione
debbono essere visualizzati- Questo
CNSDFG, all'atto pratico, produce risul-
tati inaspettati perché viene a rappre-
sentare il numero di nghe che deve
essere aggiunto al numero di righe dello
schermo (contenuto in CRTCNT all'indi-
rizzo 0F3B1H1 per ottenere le linee ef-
fettivamente utilizzate. Cosi se «pokia-
mo<> in CNSDFG il valore OFOH (equiva-
lente a -16), le righe dello schermo
utilizzate dalle normali funzioni di stam-
pa saranno solo le prime 8; così un
LOCATE con un riferimento ad una riga
superiore a quelle utilizzate provocherà
soltanto uno scroll verso l'alto delle
prime 8 righe lasciando invariate le al-
tre. sulle quali si potrà scrivere qualcosa
solo con un accesso diretto al VDP.
Sarà però sufficiente una istruzione KEY
ON oppure OFF oppure anche una istru-
zione di cancellazione dello schermo
per riportare le cose alla normalià. Tutto
questo dà più l’impressione di un bug
del BIOS piuttosto che di una cosa
voluta. 0 forse no, visto che il nome di
questa variabile di sistema fa pensare
tanto a «CouNt Screen and DìSplay
FlaG«.
Veniamo alle funzioni del BIOS. La
prima, ERAFNK (ERAse FuNction Key,
aH'indirizzo OOCCH) che pone a zero
CNSDFG e cancella l'ultima riga dello
schermo se ci troviamo in modo testo.
La seconda funzione, DSPFNK (Di-
splay FuNction Key, all'indinzzo OOCFH)
che scrive il valore OFFH in CNSDFG e
visualizza i tasti di funzione nell'ultima
riga dello schermo in modo testo.
L'ultima routine, FNKSB (FuNction
Key display if enaBIed, all'indirizzo
00C9H) differisce dalla precedente solo
per il fatto di effettuare il controllo di
CNSDFG prima di visualizzare i tasti di
funzione; per cui, se la visualizzazione
non è dovuta, la routine termina senza
altre operazioni.
Ma prima di passare all'argomento
che più ci interessa, facciamo un picco-
lo appunto al MON dell'HiSoft (quello
che gira in ambiente Basic); questo
programma, quando viene richiesta l'u-
scita premendo CTRL-X o SELECT. ci
riporta in Basic visualizzando i tasti di
funzione anche se prima di richiamare il
programma erano stati disattivati. Il fat-
to è che a molti non piace che vengano
visualizzati i tasti di funzione, sia perché
portano via una riga utile sullo schermo,
sia per non vedere quello sfarfallio sul-
l'ultima riga ogni volta che si preme lo
SHIFT; e il volerli imporre a tutti i costi
dà veramente fastidio.
Riconoscimento diretto
dei tasti di funzione
Per superare le limitazioni esposte
potremo fare riferimento al modo di
procedere del Basic che è in grado di
riconoscere un tasto di funzione indi-
pendentemente dalla sua definizione.
In teoria l'unico modo di riconoscere
senza possibilità di equivoco qualsiasi
tasto premuto è soltanto leggendo di-
rettamente la matrice della tastiera. In
tal modo avremo la possibilità di distin-
guere, ad esempio, il tasto TAB dal
CTRL-I 0 il tasto BS da CTRL-H. Pur con
le facilitazioni delle routine del BIOS
(SNSMAT all'indirizzo 001 4H che legge
una riga della matrice della tastiera), il
metodo non è del tutto attuabile o. per
lo meno, é lungo e complicato.
D'altra parte, se pensiamo che la let-
tura della tastiera é effettuata pur sem-
pre da una routine del BIOS durante gli
interrupt, possiamo intuire che anche il
Basic non effettuerà mai una lettura
diretta della tastiera, ma si avvarrà sem-
pre delle indicazioni che la routine di
interrupt riporterà. Tutto sta a vedere
quali sono queste indicazioni e se c'è
effettivamente la possibilità di usufruir-
ne come fa il Basic.
Ricordiamo che in Basic, durante l'e-
secuziOne di un programma, i tasti di
funzione, oltre che a contenere delle
macro, possono anche svolgere la fun-
zione di generatori di interruzione dopo
che siano state eseguite le opportune
istruzioni («ON KEY GOSU8„.«, «KEY
n, ON»). Per svolgere queste funzioni il
Basic effettua soltanto il controllo di
alcune locazioni di memoria in area di
sistema, alcune delle quali, evidente-
260
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
MSX
mente, vengono scritte durante l'esecu-
zione della routine di lettura della ta-
stiera.
All'indirizzo OFBCEH (FNKFLG=
FuNction Key FLaG) vi sono 10 byte
corrispondenti ognuno ad un tasto di
funzione. Se il contenuto di questo byte
è 1, il tasto di funzione associato può
generare una interruzione, che è stata
resa attiva con l'istruzione:
KEY n ON.
In secondo luogo c'è da considerare
un'altra tabella di valori posta all'indiriz-
zo 0FC4CH (TRPTBL=TRaP TaBLe). In
essa ad ogni tasto di funzione sono
associati 3 byte. Il primo byte é il byte
di stato, in cui i primi 3 bit hanno il
seguente significato:
bit 0: se é 1, il corrispondente tasto
funzione è stato reso attivo tramite una
istruzione «ON KEY GOSUB...»:
bit 1: se è 1. il corrispondente tasto
funzione é stato «congelato»con l'istru-
zione «KEY n STOP»;
bit 2: se è 1 é già in corso una interru-
zione dovuta a questo tasto funzione. In
altre parole è stato già premuto il tasto
di funzione corrispondente.
I due byte successivi contengono il
numero di linea dell'istruzione Basic che
deve essere eseguita alla pressione di
questo tasto e non hanno interesse nel
nostro caso.
Questo buffer (TRPTBL) è ben più
lungo dei 30 byte che interessano i 10
tasti di funzione, in quanto vi è lo spazio
anche per (e informazioni relative agli
altri device possono causare delle inter-
ruzioni software, come riportato nella
tabella di figura 2.
Gli ultimi 24 byte di TRPTBL non
sono utilizzati. Probabilmente all'atto
della progettazione del Basic MSX era-
no stati previsti per future estensioni e
cioè per nuovi device che avrebbero
potuto causare interrupt.
La routine che legge la matrice della
tastiera allorché trova premuto un tasto
di funzione effettua un controllo delle
rispettive locazioni di memoria riservate
al tasto premuto sia in TRPTBL che in
FNKFLG, oltreché verificare che il pro-
gramma Basic si trovi in esecuzione. Se
tutti questi controlli hanno esito positivo
(e cioè se il corrispondente byte di
FNKFLG è 1 e se il bit 0 del corrispon-
dente byte di stato in TRPTBL e se
CURLIN, all'indirizzo 0F41CH, contiene
un valore diverso da OFFFFH, che sta,
appunto, ad indicare che nessun pro-
gramma Basic è in esecuzione) viene
settato il bit 2 del byte di stato.
Se tutte te precedenti condizioni non
sono verificate, invece di settate il bit 2,
viene inviata al buffer di tastiera la strin-
ga associata al tasto di funzione.
Per gli amanti dell'Assembler nella
figura 3 è riportato il disassemblato del-
la routine che effettua l'interpretazione
dei tasti di funzione.
Quindi all'interprete Basic rimane il
solo compito di verificare questo bit ed
effettuare, eventualmente, una chiama-
ta alla subroutine che inizia al numero di
linea indicato in TRPTBL.
Al di fuon di un programma Basic si
possono ottenere analoghe informazioni
dalla routine di interrupt purché si defi-
niscano tutte le variabili descritte sin'o-
ra, meno, ovviamente, il numero di linea
in cui può essere sostituita una qualsia-
si altra informazione di nostro interesse.
Quindi per il riconoscimento dei tasti
funzione potrebbero essere utili le pro-
cedure in Turbo Pascal di figura 4, nella
quale è riportato anche un piccolo
esempio di utilizzazione.
Alcuni programmi PD per MSX
Le novità di cui ci occupiamo non riguar-
dano l'uscita di nuove periferiche o di pro-
grammi commerciali, come purtroppo or-
mai non avviene più da molto tempo. Ri-
guardano, invece, alcune iniziative o idee
che SI stanno portando avanti nella bbs
MC-Link, nell'area riservata ai computer
MSX Dato il perdurare del silenzio attorno
al nostro computer alcuni dei frequentatori
piu assidui di quest'area si sono rimboccati
le maniche per fare nuovi programmi o per
adattare programmi CP/M che, per qualche
anomalia di programmazione, non volevano
funzionare su MSX.
Il primo programma che è stato adattato,
ad opera del sottoscritto, è stato ARC, un
programma di compattazione compatibile
con il noto programma per i computer MS-
DOS PKPAK, e il suo complementare
UNARC che ora sono disponibili su MC-
Link con il nome di MSXARK.ARC e
MSXUNARK.COM Attualmente MSXARC
é superato in quanto l'ultima versione del-
l'originale programma CP/M, ARK11.ARK,
funziona perfettamente su MSX e, inoltre,
essendo fatta completamente in Assem-
bler, è notevolmente più veloce della pre-
cedente
Un secondo interessante programma,
OSKUTl.COM di Giampaolo Ernquez. è una
utility per dischi: una piccola Norton Utility
per MSX, che consente di leggere e scrive-
re dati di ogni singolo settore oppure visua-
lizzare e copiare file. Interamente scritto in
Assembler per MSX2, sfrutta tutte le carat-
teristiche degli screen di testo del V9938
come le 80 colonne, i colori in inverso e le
finestre.
Il terzo programma, forse il più interes-
sante del gruppo, è ZMP15, un ottimo
programma di comunicazione per CP/M
che supporta i protocolli X. Y e Z modem. Il
programma ha richiesto oltre che una in-
stallazione, anche un lungo lavoro di adatta-
mento, perché alcune «stranezze» nella
programmazione non consentivano il fun-
zionamento sul nostro computer, Umberto
Perroni, che ha portato avanti il lavoro con
la mia collaborazione, ha apportato anche
alcuni miglioramenti come l'attivazione dei
tasti di funzione. Questo programma, che é
indubbiamente il migliore programma di
comunicazione per MSX e sul quale proba-
bilmente torneremo in seguito per una più
approfondita descrizione, può essere sem-
pre trovato su MC-Link con il nome di
ZMMSX153.LZH. Purtroppo per funzionare
richiede un modem Hayes compatibile ed
una RS232 e non può quindi essere utiliz-
zato con il modem Philips 1255.
Un altro interessante programma, LHarc
di Francesco Duranti, effettua la compres-
sione dei file secondo il metodo di Huff-
man. L'autore, dopo aver trovato un pro-
gramma in C che operava però su un solo
file, lo ha adattato per creare una libreria di
file compressi in maniera analoga al corri-
spondente programma MSDOS. Purtroppo
I tempi di elaborazione sono un po' elevati;
ma Francesco sta ancora lavorando per
tradurre in Assembler le routine «critiche»
del programma E questo dovrebbe portare
alla riduzione dei tempi di 4 o 5 volte.
L'ultimo programma in ordine di tempo è
stato GIFDUMP, per la visualizzazione di
immagini di tipo GIF, del quale Umberto
Perroni ha trovato i sorgenti in Turbo Pa-
scal su una bbs americana
Le immagini GIF sono immagini salvate
in un formato particolare in modo che
possano risultare indipendenti dal tipo di
computer sul quale debbono essere visua-
lizzate, In questo modo immagini create,
ad esempio, su computer Amiga o
MSDOS, possono essere facilmente visua-
lizzate su un MSX2 con risoluzione massi-
ma di 512 per 424 pixel (in modo interlac-
ciatol
Dopo le prime versioni per MSX fatte sia
da me che da Francesco Duranti, perfetta-
mente funzionanti ma troppo lente, rio ef-
fettuato la conversione del programma in C
deirASCII e m Assembler per le routine
«critiche» che decomprimono i dati. Ora
l'ultima versione del programma MSXGIF-
12 ZIP (il nome del file presente su MC-
Link) risulta almeno cinque volte più veloce
deH'originale.
Nel frattempo sto lavorando (piuttosto
lentamente) alla versione 2 del programma
che, oltre a sfruttare meglio le potenzialità
degli MSX, conterrà molte opzioni m più
Chi è interessato a questi programmi
può prelevarli (gratuitamente) direttamente
da MC-Link.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
261
cura di Andiea de Prisco
sgnwji^^i
Questo mese niente programmi da parte dei lettori, ma una «passeggiata
didattica» nei meandri del console.device di Amiga. In un certo senso si tratta
solo di un antipasto: credo che il problema andrebbe comunque trattato in
maniera più scientifica, visitando non solo qualche device di tanto in tanto I... e
in generale) ma effettuando una trattazione globale del «devicing» di Amiga
ponendosi in un livello d'astrazione ben maggiore. Vedremo...
Il Console.device
di Andrea Semi ■ Roma
Nelle righe che seguono vi parlerò di
come creare una comune console da
utilizzare nei nostri programmi, prima di
addentrarci all'interno dell’argomento
però, qualche informazione generale.
Sicuramente ciascuno di voi avrà visto
in funzione decine e decine di console e
saprà di che si tratta ma si sa. nessuno é
perfetto, per ciò ribadiamo il concetto:
molto semplicemente, e sinteticamen-
te, una console è un'interfaccia tra noi e
la macchina che ci permette di comuni-
care con essa prevalentemente attraver-
so la tastiera, meglio ancora, con un
esempio, é una console la finestra di un
word processor come lo è la window del
eli.
Vedremo come sìa possibile, anche
per noi comuni mortali, utilizzare te po-
tenzialità che Amiga ci offre in questo
senso e. cosa più importante, utilizzarle
a nostro vantaggio.
In realtà ci sono due modi di servirci di
una console, uno, piuttosto semplice,
consiste neil'utilizzo dei file handle che
CI permetteranno con una sola OpenO;
di crearci la console, tuttavia la sua
semplicità va senza dubbio a discapito
dell’efficienza, e per questo che vi pro-
pongo come valida alternativa un secon-
do metodo.
Vedremo infatti come, guadagnando
in efficienza, ci sarà possibile fare ciò
che desideriamo passando per il conso-
le.device, ma prima...
L’allegra banda dei device
Per device viene intesa una particolare
struttura di controllo che ci permette una
sorta di interfacciamento con entità di
Input/Output, come ad esempio la porta
seriale, una console, la traccia di un
disco.
Possiamo aprire, chiudere, estromet-
tere e sopratttutto comunicare con i
device con funzioni e particolari «struttu-
re» create appositamente per lo scopo,
ma vediamo una cosa per volta.
Innanzitutto affinché possiamo acce-
dere al device è necessario che sia stato
aperto con una OpenDevice, la sua sin-
tassi e:
OpenDevice(OEV)CENAME,unit.ìoRequest,
ffags)
DEVICENAME rappresenta il nome
del device che vogliamo aprire, ad esem-
pio "console.device".
Unit si riferisce all'unità del device che
vogliamo utilizzare, ad esempio UNIT_V-
8LANK 0 UNIT-MICROHZ nel caso del
timer.device, e ovvio che se il nostro
device non è composto da più unita
questo campo debba essere impostato
a 0.
lORequest, invece, è il puntatore ad
un normale lOStdReq che avremo previ-
dentemente inizializzato e riempito con
informazioni utili, in questo modo per le
future richieste di IO sarà necessario
utilizzare il solo blocco di I/O, risparmian-
doci un bel po’ di lavoro, infine il campo
flag varia di volta in volta per cui non si
può dargli un significato assoluto, in
generale è un flag (letteralmente bandie-
ra). settabile al bisogno, é bene per il
momento settate anche lui a «0»
Anche per la comunicazione con i
device utilizzeremo la struttura lOSt-
dReq 0 richiesta standard di I/O; come
potete vedere dalla figura contiene una
quantità di dati piuttosto ampia, tuttavia
non dovremo ogni volta inizializzare tutti
i suoi campi, come già detto, inoltre
exec da bravo riempirà i due campi
IO_device ed IO_Unit che non dovranno
essere neppure modificati, non dovremo
far altro quindi che utilizzare il solo
blocco lORequest ogni volta che sara
necessario dialogare con il device.
Alcuni device hanno bisogno di un
numero maggiore di informazioni di
quelle utilizzate nella struttura standard
di IO, in questi casi sono stati ideate
apposite strutture alternative con tutti i
campi necessari; vedremo più avanti
come il nostro sia uno di questi casi.
Come potete vedere osservando la
struttura dell’IOStdReq o meglio del
blocco di IO troverete un campo identifi-
cato come IO_Command commentato
con un semplice «comando», in effetti si
tratta del campo dedicato al comando da
inviare scelto nel set di comandi apposi-
tamente studiato per la gestione dei
de vice.
Con questo set di comandi, punto di
forza della gestione dei device, potremo
fare diverse cose, dalle semplici funzioni
di lettura/scrittura a funzioni strettamen-
te ideate per i singoli device.
Non mi dilungherà ulteriormente su
questo argomento anche perché se ne è
262
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
AMIGA
parlato in modo piuttosto esaustivo nel
numero 88 di MC che vi consiglio di
andare a ripescare, é giunto il momento!
A questo punto non ci resta che
entrare nel merito dell'argomento princi-
pale: il console.device.
// nostro obiettivo:
il console.device
Il console.device funziona in linea ge-
nerale come un qualsiasi altro device,
non dovrebbero quindi esserci problemi
particolari per accedere ad esso tuttavia i
più pigri possono andare a vedersi lo
stralcio di codice in figura 2 che mostra
come aprire correttamente il console.de-
vice.
Come accennato nelle righe prece-
denti il console.device non si accontenta
del solito lOStdReq. usufruisce invece di
una struttura appositamente fatta su
misura per luì, la ContlOBIocks.
Al suo interno troviamo altre due strut-
ture che sono due normali lOStdReq,
uno per la lettura ed uno per la scrittura.
Inizializzeremo quindi questa struttura
al momento dell’apertura dei device.
Ma non basta!
Abbiamo bisogno infatti di una finestra
perché la console sia utilizzabile, una
normalissima window intuition farà al
caso nostro.
Inizializziamo quindi la struttura di una
window e specifichiamo il suo puntatore
nel lORequest (vedere la sintassi di
OpenDevice) che chiameremo nella
OpenDeviceÓ; ossia:
c-*writeReq— •iO-Data = (APTR)
window:
c-»writeReq-*io_Length = sizeof
(struct Window);
OpenDevice! "console.device", 0,
c-»writeReq, 0);
dove writeReq sarà il puntatore di un
lOStdReq.
In figura 3 è riportata la funzione
NewCon che ci permetterà con una sola
chiamata di assegnare ad una qualsiasi
window intuition la nostra tanto sospira-
ta console! Comodo, vero? Il source
parla da solo per cui non spendo altre
parole a riguardo.
Prima di passare all'utilizzo vero e
proprio del nostro gioiellino però, un'ulti-
ma precisazione importante: se alleghia-
mo un IDCMP alia nostra window, esso
avrà priorità assoluta sulla console per
cui specificando ad esempio RAWKEYS
0 VANILLAKEYS, non riusciremo a far
giungere al console.device alcun mes-
saggio vanificandone la sua utilità I
Possiamo senz'altro dire a questo
punto che abbiamo nelle nostre mani
un'autentica console a tutti gli effetti,
non ci resta che vedere come riusciremo
a comunicare direttamente alla console
il nostro Volere-
Anche questa operazione non si disco-
sta dalle analoghe utilizzate dai suoi
«colleghin. inizializzeremo il solito blocco
lORequest (letteralmente richiesta di 1/
01 e lo invieremo, unica sostanziale
differenza sarà che dovremo riferirci al-
riORepuest contenuto nell'IOStdReq
per la lettura, se vorremmo leggere dati,
ed a quello per la scrittura se vorremmo
scrivere dati.
Vi ricordo che entrambi gli lOStdReq
sono contenuti a loro volta nel principale
ConlOBIocks che abbiamo inizializzato
all'apertura del device, se la cosa non è
chiara il listato dimostrativo di figura 3
sarà senz'altro illuminante.
Anche su quest'uitima operazione va
fatta un’altra considerazione: comu-
nemente abbiamo due modi per inviare
la richiesta di I/O il SendIO e il DolO, essi
differiscono per un unico particolare, il
primo invia una richiesta asincrona men-
tre il secondo una richiesta sincrona. Mi
spiego meglio: utilizzando il tipo di ri-
chiesta asincrona una volta inviato il
block il nostro task porta ad occuparsi di
Figura 3
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
263
SOFTWARE
AMIGA
Qualcos'altro mentre nel modo sincrono
ti task rimarrà in stato di attesa, e quindi
di inoperosità, finché non sarà esaudita
la nostra richiesta.
La scelta è. ovviamente, effettuata di
volta in volta dal programmatore e dalle
sue esigenze, sta a voi quindi decidere m
questo senso.
In realtà esiste una terza funzione, la
BeginlO che non sarà trattata in questa
sede in quanto presuppone una cono-
scenza dei device molto approfondita.
Chiusa la parentesi ritorniamo ai bloc-
chi lORequest. tramite il loro utilizzo,
dicevamo, possiamo controllare la no-
stra console utilizzando il set di comandi
per la gestione dei device riportato in
figura 4.
Come potete vedere possiamo prati-
camente fare di tutto con questi sempli-
ci comandi, unico neo è che ogni volta
sarà necessario inviare l'intero, e lungo,
blocco di richiesta di I/O... un’ottima
alternativa é crearci delle funzioni, da
utilizzare per l'uso, sullo stile del-
l'ADPmtlb, cosi che ci sia possibile solo
con la chiamata, leggere, scrivere e fare
tutto ciò ci sia necessario sulla nostra
console.
Proviamo subito a stampare qualcosa,
il solito «Hello World! » andrà benissimo,
a differenza del vostro primo programmi-
no analogo però questa volta avrete la
soddisfazione di aver creato da voi stessi
l'ambiente di lavoro, bel salto di qualitàl
Oltre alla possibilità di stampare e
leggere semplicemente, sulla nostra
console ci si presentano altre interes-
santi peculiarità.
Grazie a particolari e prestabilite se-
quenze di Byte definibili come «sequen-
ze di caratteri di controllo», che ci per-
mettono appunto di controllare nel mo-
do più assoluto la console, potremo fare
di tutto, dal semplice spostamento dei
cursore alla cancellazione della window.
L’elenco di alcuni di questi caratteri di
controllo e riportato in figura 5 e, come
potete vedere, il loro impiego é piuttosto
ampio-
Per farne uso basta semplicemente
inviarli al console.device tramite il co-
mando CMD-WRITE con una apposita
lORequest.
Potrebbe essere utile, per farvi un
esempio, associarli ad alcuni tasti in
modo da poter usufruirne semplicemen-
te con la pressione del corrispondente
tasto.
Sempre attraverso questo particolare
sistema oltre a poter controllare la con-
sole nel modo descritto potremo cam-
biare il colore di primo piano e dello
sfondo selezionabili tra i primi otto della
tavolozza in uso con l'invio dei numeri
esadecimali da 30 a 37 per il testo e da
40 a 47 per lo sfondo nonché seleziona-
re lo stile voluto mediante i codici ripor-
tati sempre in figura 5.
E non è tutto! Non è necessario
inviare volta per volta i singoli caratteri di
controllo, basterà inviare un'unica se-
quenza di byte per ottenere tutti gli
effetti voluti.
Inutile dire che con i clasici OpenFont
e SetFont potremo sceglierci il font che
più ci aggrada senza dover far altro visto
che autonomamente la console si ade-
guerà ricostruendosi, in parole povere,
con colonne e righe adeguate alia gran-
dezza dei font.
Porte di risposta
ed eventi complessi di input
Ancora un altro paio di considerazioni.
Utilizzare una porta di risposta nella
gestione dei device non è indispensabi-
le, tuttavia potete notare nell’esempio
che si fa uso di questa particolarità.
In effetti quando si lavora con i device
può essere utile implementare l’utilizzo
di una porta di risposta, soprattutto visto
che utilizziamo una macchina come l’A-
miga che fa larghissimo uso del multita-
sking. infatti è possibile che il nostro
task, a causa del non verificarsi di alcuni
eventi rimanga in stato di inattività, per
cui una porta di risposta può far si che
giunga un messaggio al task in uso,
inoltre in alcuni casi questa porta e
indispensabile affinché si possa dialoga-
re correttamente con il device
Tramite il console.device è possibile
anche gestire eventi complessi di input,
come la selezione di un menu o di un
gadget, tuttavia in questi casi è preferibi-
le l'utilizzo degli strumenti che Intuition
ci mette a disposizione più del device
stesso, visto che con IDCMP (Intuition
Direct Communication Message Pori
per intenderci- .) è semplicissimo con-
trollare questo tipo di eventi.
Conclusioni
Siamo giunti alla fine di questo «viag-
gio» nel console.device che spero vi
abbia interessato, lo spero soprattutto
perché a mio parere è una caratteristica
che non può essere trascurata nello
studio della struttura di Amiga.
Indubbiamente non ho detto tutto ciò
che potevo dire ma del resto quando si
paria di Amiga è praticamente impossi-
bile....
Prima di lanciarvi verso i vostri rispetti-
vi «gioielli», vi consiglio se volete saper-
ne di più. di andarvi a guardare anche il
sesto capitolo dell'Amtga Rom Kernal
Manual dove senza dubbio l'argomento
è trattato in modo mollo più approfon-
dito.
Buono studio.
264
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
THE BIG APPLE
386 33MHz
64 K CACHE
486 25 MHz
ANNO
1989
ANNO
1990
HSP
^ ANNO
i 1991
ij_n Uff Comm.: Via P. Fumaroli 12/A Tel. 06 - 2251517 - ROMA
* Conc. Centro Italia Info.Sist.: Via Malta 8 - Tel. 06 - 8842378/8411987 - 00198 RO
COMPUTER Centro ass. PC Service Via Malta 8 - Tei 06 - 8411987 - 00100 ROMA
SOFTWARE /?
di Vincenzo Folcarelli
Sembrerò ripetitivo a voler mostrare
continuamente software per il
tracciamento di funzioni ma devo
ammettere di essere rimasto
sinceramente colpito da questo
Pro-Function 1.0. L'autore ha già
annunciato la versione 2.0 che conterrà
addirittura estensioni al calcolo
simbolico.
Pro-Function 1.0
di Ugo Landmi e Gianni Calleiano ■ Roma
Chissà quanti di voi. studenti di Ma-
tematica, Fisica, Ingegneria, e fortunati
possessori di computer, hanno realizza-
to un programma in grado di plottare
sullo schermo una qualsiasi funzione
Y=F(x), Ebbene, Pro-Function 1.0 si
propone come un completo, elegante e
potente programma di questo tipo, con
moltissime facilitazioni e una interfaccia
utente veramente degna di questo
nome.
Naturalmente l'utilizzo delI'ST come
base per il nostro progetto ci ha molto
favorito, data la velocità e la versatilità
dei comandi dell'AES e del VOI. Il pro-
gramma utilizza menu pull-down e pop-
up in contemporanea, anche se alcune
routine del VDI sono state rimpiazzate
da altre di nostra creazione.
Abbiamo utilizzato il GFA-Basic 3.07
per il nostro lavoro, dato che a parer
nostro è il linguaggio che permette di
utilizzare appieno almeno il 95% delle
potenzialità del nostro computer.
Vorremmo approfittare dell’occasione
per spezzar una lancia in favore delI'ST.
spesso ingiustamente trascurato.
Nella versione con monitor monocro-
matico non ha rivali nel campo della
musica, della grafica, della velocità, del-
la professionalità, ecc. L'utente medio
Atari non si immagina neanche lontana-
mente la ricchezza e la qualità delle
periferiche e delle interfacce disponibili
all'estero e che spesso il loro prezzo è
tutf altro che proibitivo.
Comunque, chi volesse contattarci
per sapere quali sono le ultime novità o
per conoscere i giusti canali di distribu-
zione, può scriverci o telefonarci all’in-
dirizzo presente nella finestra di info
del programma Pro-Function.
Ma passiamo ora a descrivere le pe-
culiarità di P.F. 1.0. Appena caricato, il
programma disegna la funzione di de-
fault. Quando verrà stampato il mes-
saggio «Waiting» potrete accedere ai 3
menu pull-down e al menu pop-up. Il
primo menu contiene le info dei pro-
gramma e gli eventuali accessori instal-
lali luna buona idea è quella di installa-
re una calcolatrice), mentre il secondo
contiene i comandi. Alcuni di questi
possono essere richiamati anche dal
menu pop-up, comunque l’interfaccia è
molto chiara e non ci dovrebbero esse-
re molti problemi. Il terzo menu è inve-
ce quello delle opzioni e permette di
calcolare integrale definito (anche con
estremo che va a -finfinito o a -infini-
to), ascissa curvilinea, massimi, minimi,
flessi, intersezioni con l’asse x e lo
studio per punti della derivata prima e
seconda.
Su queste opzioni non c'è molto da
dire, tranne che in fase di editing degli
estremi il tasto ESC cancella ciò che
avete scritto e che per inserire un
estremo infinito basta premere un qual-
siasi tasto alfabetico preceduto dal
segno.
I tasti CTRL-l-FRECCIA (destra o sini-
stra) spostano il cursore da un estremo
all'altro.
Naturalmente il programma non cal-
cola niente se inseriamo un intervallo
in CUI la funzione è discontinua, e l’inte-
grale definito dà valori attendibili (alme-
no fino alta terza cifra decimale) solo
se, in caso di estremo infinito, la fun-
zione è asintotica all'asse x.
Se un calcolo è particolarmente labo-
rioso. potete interromperlo in qualsiasi
momento premendo un tasto qualsiasi.
li secondo menu (comandi) compren-
de invece le seguenti possibilità:
— Nuova funzione; è la procedura che
regola l'immissione della funzione. È
molto complessa e ne parleremo più
dettagliatamente in seguito.
— Reset: ridisegna la funzione con i
parametri iniziali.
— Griglia. Insieme di esistenza. Unità,
settano i flag corrispondenti. Questi co-
mandi sono eseguibili anche dal menu
pop-up.
— Auto scaling: scafa automaticamen-
te gli assi in modo da rendere comple-
tamente visibile la funzione. Non agi-
sce se la funzione va sia a — inf che a
-Finf 0 se la scalatura dovesse risultare
minore di 2 pixel. Anche questo co-
mando è eseguibile dal menu pop-up.
— Espandi finestra: apre compieta-
mente (o chiude) la finestra del grafico,
cancellando il menu pop-up. Lo stesso
effetto lo si ha clickando sull’icona in
alto a destra della finestra stessa.
— Hardcopy; effettua l'hardcopy dello
schermo, naturalmente solo se la
stampante é on-line. Questo è ottenuto
con l’utilizzo della funzione 17 del
GemDos.
— Menu Off; cancella la riga dei me-
nu, ripristinando il title della finestra,
dove è stampata la funzione attualmen-
te disegnata. Anche questo comando
può essere richiamato dal menu pop-
up,
— Ouit: esce dal programma (dopo
conferma). Lo stesso effetto lo si ha
È disponibile, presso la redazione, il disco
con il programma presentalo in questa
rubrica. Le istruzioni per t'acqwslo e
l'elenco degli altri programmi disponibili
sono a pag. 279
266
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
ATARI
dickando sulTicona in alto a sinistra.
Passiamo adesso ad analizzare la
parte di input della funzione, che si
presenta con un pannello in stile calco-
latrice.
In questo pannello troviamo dei tasti
(da premere con il mouse nel vero
senso della parolai dove ci sono tutte le
espressioni (trigonometriche e non) e
tutti gli operatori per comporre la fun-
zione.
Sono anche presenti, per comodità,
alcune costanti di frequente utilizzo. Ciò
inizialmente può creare confusione, ma
VI accorgerete che col tempo sarete in
grado di scrivere complesse funzioni in
pochi secondi, Abbiamo limitato a 60 il
numero di caratteri che compongono la
funzione; ciò permette di avere sullo
schermo, oltre alla stringa in caratteri
standard e perfettamente scroltabile,
anche una visione globale in caratteri
ridotti della funzione che stiamo edi-
tando.
Oal pannello di inserimento pos-
siamo;
— Caricare una funzione da disco.
— Salvare una funzione su disco.
— Cancellare una funzione dal disco
(notate l'estensione grafica del file se-
lector che permette di sapere, a tasto
già premuto, che tipo di operazione
stiamo effettuando sui disco).
— Lavorare in Insert e in Overwrite.
— Definire, spostare e cancellare bloc-
chi della funzione (anch’essi lavorano in
Insert e Overwnte).
— Premere Undo, che annulla l'ultima
operazione effettuata, riportando il cur-
sore alla giusta posizione.
— Leggere un comando Help on-line
che contiene coincise ma preziose in-
formazioni sulle modalità d'uso del pro-
gramma.
— Spostare il cursore in qualsiasi punto
della funzione dickando direttamente
su di essa o sulla sua rappresentazione
in visione globale. É anche possibile
spostarsi premendo ì tasti con le icone
a freccetta, che inoltre possono portare
il cursore all'inizio o alla fine della
stringa.
— Inserire e disinserire il suono che
viene emesso alla pressione di un tasto.
— Cancellare un carattere per volta la
funzione (in Delete e Backspace) o can-
cellarla completamente.
— Invertire tutti i segni presenti nella
stringa.
— Tornare alla parte di calcolo (Look)
senza disegnare la funzione che abbia-
mo editato oppure disegnarla (Draw).
Molte funzioni di uso frequente, co-
me X2. /3, ecc. sono inseribili tramite
la semplice pressione di un tasto [simu-
lato).
Inoltre sono disponibili tutte le funzio-
ni trigonometriche, le loro inverse,
(comprese tutte le iperboliche), il loga-
ritmo in base Neperiana e quello in base
10, ecc.
C'è da dire anche che usando il tasto
destro del mouse invece del sinistro, si
ottiene l'autorepeat (utile per Delete e
Backspace) e che nella finestrella in
basso a sinistra sono sempre indicati
eventuali sovrappiù di parentesi aperte
0 chiuse. Naturalmente potrete dise-
gnare la funzione solo se il conteggio
delle parentesi é equilibrato (vi indicherà
H problema un lampeggio delTindicatore
stesso) e se non ci saranno errori di
sintassi. In questo caso il cursore si
bloccherà nel punto in cui ha trovato
l'errore. Se la funzione da voi editata è
sintatticamente corretta, verrà compila-
ta (in pochi millesimi di secondo) per
rendere il tracciamento più veloce, e poi
interpretata e disegnata.
La fase di interpretazione della stringa
é una delle più complesse di tutto il
programma e si basa su algoritmi scritti
in modo da essere il più possibile effi-
cienti (c'è una tabella delle precedenze)
che non è il caso di analizzare in questo
contesto.
Comunque tutto il programma è forni-
to con il sorgente e potete benissimo
andarvi a studiare come io abbiamo
realizzato.
Per quanto riguarda il menu pop-up,
invece, oltre ai comandi precedente-
mente esaminati, c'è da dire che in
esso sono indicati gli estremi di entram-
bi gli assi; questi ultimi possono essere
editati in vari modi:
— clickandod sopra col mouse (apparirà
un cursore a forma di linea).
— spostando gli ascensorini della fine-
stra sia trascinandoli col mouse, sia con
le freccette poste ai lati della finestra (in
questo modo noterete che gli ascenso-
rini possono spostarsi anche oltre la
finestra stessa, dato che il range di
studio della funzione è molto ampio:
-9999.99999 e -1-9999.99999 per en-
trambi gli assi).
Ricordatevi che potete spostarvi da
un estremo all'altro anche premendo i
tasti Freccia (alto e basso) e CTRL-
Freccia (destra e sinistra) e che ESC
cancella. In basso a destra invece c'è
una finestrella dove viene indicato il
valore della y in corrispondenza della x,
che possiamo immettere sia scrivendo-
lo nel solito modo (dopo aver clickato
con il mouse sulla finestrella) sia andan-
do a clickare con il mouse direttamente
sul grafico della funzione.
Per spostare la posizione delle unità
invece basta trasportare le tacche (in
corrispondenza dei punti (1,0) e (0,1))
con il mouse alla posizione desiderata.
Un'altra importante caratteristica di Pro
Function è che è possibile effettuare
ingrandimenti variabili sulla funzione
con I tasti da FI a FIO (come in DEGA-
Sl) o dal menu Pop-Up. L'icona a forma
di delta posta sulla finestra m basso a
destra porta a 0 il fattore di ingrandi-
mento. A questo proposito facciamo
notare come, combinando l'ingrandi-
mento con la possibilità di spostare a
piacimento le unità, si ottengono delle
zoomate molto precise e dettagliate.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
267
SOFTWARE
Il primo dei programmi di questo mese
é un esempio di come sia possibile
dotare AUTOCAD, il più conosciuto
pacchetto CAD per MS-DOS. di nuovi
comandi utilizzando il linguaggio di
programmazione incorporato e
chiamato Autolisp.
Come sì può immaginare il linguaggio è
ovviamente molto simile al Lisp e in
questo caso la scelta, apparentemente
originale, è dovuta al fatto che un
disegno AUTOCAD (quindi vettoriale) è
una lista di oggetti e quindi facilmente
gestibile da Lisp.
Il secondo programma è invece una
utility in C per usare il mouse nei
programmi Clipper, lì Clipper infatti è
stato sviluppato in C e quindi consente
facilmente di aggiungere procedure o
funzioni personali hnkandole al
programma ".PRC": é addirittura
possibile riscrivere le procedure originali
del Clipper semplicemente usando lo
stesso nome per le proprie.
Infine un piccolo trucco per sproteggere
I programmi in GW-Basic salvati
erroneamente con ~.P"
con ! programmi presentali in questa
rubrica. Le istruzioni per l'acquisto e
l'elenca degli altri programmi disponibili
Tratteggio
di poligonaii
ir^Autolisp
di Mauro Serra - Cagliari
È noto che il tratteggio in AutoCAD
viene eseguito col comando HATCH
che richiede, contrariamente ad un pro-
gramma di grafica pittorica (ad ex. Dr.
Baio), che venga puntato tutto il peri-
metro dell'area da campire, operazione
che in certe circostanze é molto costo-
sa in termini di tempo.
La routine tratt che vi presento pone
rimedio, seppur con dei limiti, all'incon-
veniente suddetto facendo in modo che
venga campita un'area indicando sem-
plicemente un punto all'interno di essa.
Per poterla usare occorre possedere la
versione 10.0 in lingua inglese di Auto-
CAD: la routine certamente non funzio-
na cosi com'è con una versione in lin-
gua italiana; perversioni in lingua ingle-
se precedenti alla 10.0 il funzionamento
non è assicurato (provate!).
Per poterla lanciare caricare nella di-
rectory di AutoCAD il file tratt.lsp; do-
po. dall'Interno di AutoCAD digitate
(load "tratt") <Return>.
A questo punto la routine è m memo-
ria; digitate infine tratt <Return> per
farla partire.
La prima domanda che viene posta è
«Vuoi selezionare la regione con una
finestra? (S/N) <S>». Se rispondete
con <S> 0 con <Return> AutoCAD
cercherà la regione da campire dentro la
finestra che gli specificherete; se batte-
te <N> invece la cercherà in tutto li
disegno compreso nei limiti specificati
con il comando Limits.
Lo specificare la finestra è un’opera-
zione non necessaria per la ricerca della
regione da campire; essa fa pero rispar-
miare molto tempo poiché consente ad
AutoCAD di cercare le linee de! contor-
no solo tra quelle completamente rac-
chiuse nella finestra anziché in tutto il
disegno. Una volta specificata la fine-
stra puntando l’angolo inferiore sinistro
e superiore destro vi viene chiesto:
«Punto interno alla regione», rispon-
dete facendo click col puntatore in un
punto interno qualsiasi della regione da
campire. La domanda successiva é
«Tipo di tratteggio <Return— linee
paraltele>»
A questo punto potete digitare o un
tipo di tratteggio tra quelli disponibili in
AutoCAD (dots. zigzag, stars ecc,..) op-
pure u (o più rapidamente <Return>).
Se digitate un tipo di tratteggio vi
viene poi chiesto in sequenza:
«Fattore di scala del tratteggio <Re-
«Angolo del tratteggio<Return-0>»
a CUI potete rispondere con un appro-
priato valore numerico o battendo sem-
plicemente <Return> per impostare i
valon di default indicati tra le parentesi
“r
^ iiiinfiii;’::;::;
....
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
SOFTWARE
MS-DOS
MCmtcrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
MS-DOS
Se invece digitate u o battete <Re-
turn> vi viene chiesto in sequenza:
iiAngolo di traneggio -^Return »0>»
«Spazio fra le linee <Return-1>»
«Doppio tratteggio? (S/N) <Return-N>ii
a CUI potete rispondere col valore desi-
derato oppure battere semplicemente
<Return> per impostare i valori di de-
fault indicati tra le parentesi <>.
Esaurita la fase di input dovete solo
aspettare che l’algoritmo venga portato
a compimento. Il tempo d'attesa è mol-
to variabile in funzione del tipo di dise-
gno e dell'hardware a disposizione: può
andare da qualche secondo a diversi
minuti.
Limiti della routine
La routine tratt funziona solo in de-
terminate circostanze e cioè;
1) il contorno deve essere costituito
solo da linee: non sono ammesse altre
entità come polilinee o archi:
2) le linee devono trovarsi sul layer 0,
3) la figura deve essere perfettamente
chiusa;
4) una qualsiasi linea del contorno deve
appartenere totalmente a quel contor-
no; in altre parole non è possibile che
solo una parte di una linea appartenga
ad un contorno- o tutto o nulla, É invece
possibile che una linea che appartiene
ad un contorno appartenga anche ad un
altro contorno:
5) non vengono riconosciuti fon all'inter-
no di una regione.
Algoritmo
Una breve descrizione dell'algoritmo.
Esso consiste nel cercare dapprima la
linea più vicina in senso orizzontale al
punto interno scelto per identificare la
regione, dopodiché tra tutte le linee
all'interno dei limiti del disegno (o all’in-
terno della finestra di selezione se l’u-
tente ha scelto quest'ultima opzione) e
appartenenti al layer 0 vengono ricerca-
te quelle collegate al suo punto finale;
tra queste infine viene scelta quella che
forma l’angolo di apertura più piccolo,
intendendo con questo termine l’angolo
antiorario che la linea in questione deve
fare per sovrapporsi alla precedente. Il
procedimento va ripetuto fino a quando
il punto finale del segmento selezionato
non coincide co! punto iniziale del primo
segmento, quando accade questo la
figura si chiude ed il processo finisce.
Le routine TRONCA e XPLODE
a corredo della routine TRATT
Come già detto per poter lanciare con
270
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
successo ta routine TRATT non ci devo-
no essere linee che appartengono solo
parzialmente al contorno. Se questo ac-
cade SI rivela utile la routine TRONCA
che spezza due linee intersecantisi nel
loro punto di intersezione trasformando-
le cosi in quattro linee e consentendo
l'applicazione di TRATT. Se invece nel
disegno ci sono delle polilinee queste
possono essere esplose in blocco con
la routine XPLODE per poter consentire
l’applicazione di TRATT Chiaramente
queste routine per poter essere usate
più agevolmente andrebbero inserite in
un menu di schermo o di tavoletta.
CMOUSE
di Andrea Francescatli ■ Rovereto (TN)
CMOUSE é un driver scritto in As-
sembler per abilitare l'uso del mouse
net programmi scritti in Clipper versione
Summer 87.
Il driver prevede il passaggio di un
massimo di 4 parametri interi da parte
del programma chiamante. Per il mo-
mento ne vengono sfruttati solo 3. Do-
po aver ricevuto e memorizzato i 4
parametri, verifica il primo per decidere
l'operazione da intraprendere. Infatti nel
caso delle funzioni 0 e 3. il secondo
parametro indica quale dei registn si
vuole leggere.
Nel caso invece delle funzioni 4,7 e 8
il secondo e terzo parametro sono i dati
da passare alla funzione richiamata tra-
mite l’interrupt 33H,
Per utilizzare le routine nei vostri pro-
grammi Clipper, basterà LINKare il file
CMOUSE-OBJ come si può vedere nel-
l'esempio COMPILA.BAT o LIN-
KER.LNK (presenti nel disco).
Le funzioni messe a disposizione so-
no le seguenti:
CMOUSE(O.I) Azione; Resetta il
mouse. Da lanciare all'inizio deH'applica-
zione.
Ritorna: Viene ritornato un intero che
vale - 1 se il mouse è collegato e attivo.
CMOUSE(0,2) Azione: Come sopra.
Ritorna: Viene ritornato un intero che
vale 2 se il mouse è Microsoft o compa-
tibile, oppure 3 se il mouse é un Mouse
System.
CMOUSEI1) Azione: Attiva la visualiz-
zazione del cursore del mouse.
CMOUSEI2) Azione: Disattiva la vi-
sualizzazione del cursore dei mouse.
CMOUSE(3,2) Azione: Richiede infor-
mazioni
Ritorna; viene ritornato un intero che
MS-DOS
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
MS-DOS
Ritorna: viene ritornato un intero che
contiene (a posizione verticale della po-
sizione del cursore. Il valore varia tra 0 e
199. Valgono le stesse considerazioni
fatte per la funzione (3,3).
CMOUSE(4,X,Y) Azione: Setta la po-
sizione attuale del cursore del mouse
alle coordinate X,Y.
CMOUSE(7,m,M) Azione: Limita lo
scorrimento orizzontale del cursore del
mouse fra m ed M. I valori m ed M
devono essere compresi fra 0 e 639
(per gli stessi motivi visti in precedenza)
e deve essere m<M.
CMOUSE(8,m,M) Azione: Limita lo
scorrimento verticale del cursore del
mouse fra m ed M. I valori m ed IM
devono essere compresi fra 0 e 199.
Valgono le stesse considerazioni fatte
per la funzione (7,m,M).
Il file WENU.PRG presente nel disco
in vendita è un sorgente scritto in Clip-
per che illustra l'uso di alcune delie
funzioni di CMOUSE. Per la realizzazio-
ne di questo driver mi sono ispirato agli
articoli da voi pubblicati ed al manuale
fornito con il PC (MOUSE della (Mouse
System Corp.
SP-BUILD
di Marcello Amormmo - S. Giav Gemmi (AGI
mi sono accordo di una cosetta: se,
dopo avere caricato un file di sorgente
Basic protetto con l'opzione P, si carica
un altro file composto da due byte
(FF-t-09), la protezione scompare.
Non vi sembra un modo molto veloce
per risolvere questo problema? mc
contiene lo stato dei pulsanti del mouse
secondo il seguente significato:
0=nessun pulsante
1 =pulsante sinistro
2=puisante destro
3=pulsante sinistro-Fdestro
4=pu(sante centrale (se presente)
5=pu(sante centrale-Fsinistro
6=pu(sante centrale-fdestro
7=pulsante centrale-i-sinistro-Fdestro
C(MOUSE(3,3) Azione: Richiede infor-
mazioni.
Ritorna: Viene ritornato un intero che
contiene la posizione orizzontale della
posizione del cursore. Il valore (per le
schede CGA. Hercules e altre in emula-
zione delle precedenti} varia tra 0 e 639.
Per avere la coordinata in modo testo
usure la seguente formula
x=INT(cmouse(3,3)/8).
CIMOUSE(3,4) Azione: Richiede infor-
mazioni
272
(MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
n NEWEL s
per IBM PC COMPATIBILI
V^IDEON digitalizzatore d’immagine, consente ad un costo estremamente contenuto di
catturare immagini a colori che possono essere visualizzate su standard VGA.
lùinzionantc su computer della classe AT/XT, permette di digitalizzare immagini in
I isoluzioni di:
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II temp necessario alla cattura deH’immagine é di 5 secondi BAV e di 50 secondi in 256
colori.
' Le immagini catturate col VIDEON possono essere elaborate con i più diffusi pro-
, grammi: PC PAINT - PAGE MAKER - VENTURA - GEM ecc.
Le immagini possono essere salvate nei seguenti modi:
PCX - GIF - Pie
I Caratteristiche Tecniche:
Il VIDEON é provvisto di un BY PASS, per poter visualizzare l'immagine standard c
regolarne luminosità, colore, contrasto, sullo stesso monitor. Funziona con configura-
zione a 640 K di base, (consigliamo 2 Mb) livelli di grigio BAV 64, colori 256.
Elaborazione 24 bit, 8 per ogni componente RGB.
Il VIDEON funziona in standard parallela.
Tecniche di filtraggio e Dithering fanno si che si ottengano immagini ad altissima qualità.
Immagini che sfruttando tecniche di Dithering avranno apparentemente 200.000
colori.
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SOFTWARE
irz-j
PIKPOK
di Robeno Marassi - Pistoia
PIKPOK é un «monitor istantaneou. in
linguaggio macchina, che vi consentirà
di leggere in tempo reale tutti i registri
di memoria del C-64, e di modificarli
con la semplice pressione di un tasto. È
formato da due routine:
[PIK] (allocata nei registri 830-922).
Effettua la lettura e il display di un’intera
pagina di memoria (256 byte) in testa
allo schermo. L'inserimento di questa
routine nell'interrupt IRQ, con aggiorna-
mento del display 60 volte al secondo,
avrebbe comportato un eccessivo ral-
lentamento delle altre funzioni del com-
puter (compresa la stessa routine IPO-
Kj). Ho preferito quindi ricorrere all'inter-
rupt non mascherabiie (NMI), regolando
il timer del CIA2 in modo da generare
un internjpt 10 volte al secondo, fre-
quenza più che sufficiente per un di-
splay in tempo reale. Naturalmente, da-
to che I timer del CIA2 vengono usati
anche per la temporizzazione delle ope-
razioni di input/output, sarà necessario
disattivare PIKPOK con SHIFT-RETURN
(v. dopo) 0 con SYS 836 in modo diret-
to. prima di eseguire operazioni di lettu-
ra/scrittura (disco, registratore, stam-
pante ecc,).
|POK| (allocata nei registri 50694-
58471). Cambia la pagina di memoria
sullo schermo, visualizza in decimale o
esadecimale i valori dei registri, del loro
contenuto e degli indirizzi a doppio byte,
e ne permette la modifica istantanea.
Digitate il programma, salvatelo su
supporto magnetico e date il RUN. Se i
DATA sono stati introdotti correttamen-
te, premendo un tasto dopo la scherma-
ta iniziale avrete sullo schermo la pagina
«zero» (se non dovesse comparire, pre-
mete RUN-STOP/RESTORE, digitate
SYS 836 e ridate il RUN) Potete osser-
vare come alcuni registri si modificano
continuamente (sono quelli dell'orologio
interno TI del C-64), altri st modificano
in seguito alla pressione dei tasti, ecc.
Si può dedurre il valore dei singoli byte
dal loro «codice schermo», tenendo
presente che il display è nel modo
maiuscolo/mmuscolo: cosi, ad esem-
pio, una «h» minuscola corrisponde al
valore 8, una «H» maiuscola ai valore
72, e gli stessi caratteri in «reverse» ai
valori 136 e 200 rispettivamente.
Vediamo ora le possibilità offerte dal-
la routine |POK| che è stata attivata:
Cambio pagina - Il tasto-funzione |f7)
aumenta di 1 il numero della pagina
visualizzata; lo stesso tasto shiftato
(|f8|) lo diminuisce di 1.
Il puntatore - il carattere visualizzato
274
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
Reverse
Reverse
H
J
K
Q
R
S
T
U
9
10
12
13
15
16
17
le
22
23
27
28
30
ì (SHTT il
" (SHFT 21
♦ (SHFT 31
I (3HFT 41
* (SHFT 51
& (SHFT 6]
■ (SHFT 71
( (SHFT SI
1 (SHFT 91
> (SHFT .1
? (SHFT /I
33
34
35
37
38
39
40
shS a
SHFT D
SHFT E
SHFT F
SHFT 6
SHFT H
SHFT I
SHFT J
SHFT K
SHFT L
SHFT M
SHFT N
SHFT 0
SHFT P
SHFT 0
SHFT R
SHFT S
SHFT T
SHFT V
SHFT W
SHFT X
OTOR •
SHFT SPC
CMDR K
(TilDR I
CMDR T
CMDR t
CMDR 0
CMDR D
CMDR S
CMDR P
CMDR A
CMDR E
CMDR R
CMDR W
CMDR J
CMDR y
CMDR U
CMDR 0
SHFT e
CMDR F
CMDR C
102
103
104
105
lOS
107
103
109
no
117
118
119
120
125
127
Tabells di consullaiione psr sapere la combinatone dei tasti da usare per modilKare i vBton m memoria con PIKPOK
in nero, inizialmente nell'angolo in alto a
sinistra, è il «puntatore» usato da
[POKj. Lo si può spostare lungo la pagi-
È disponibile, presso la radanone, il disco
con il programma presentato in ijuesla
rubnca. Le istruzioni per l'acquisto e
l'elenco degli altri programmi disponibili
sanoapag 279.
na di memoria usando i tasti-cursore.
Lettura di un indirizzo - Posizionando
il puntatore sul low-byte di un indinzzo a
16 bit, e premendo Ifl], l'indirizzo viene
visualizzato m forma decimale. Questo
equivale all'istruzione Basic;
PRINT (PEEK(xl+256’PEEKIx + D)
Esempio: i registri 43-44 puntano alla
locazione di inizio del programma Basic.
Portando il puntatore sul registro 43 e
premendo [fi) sì ottiene il valore 2049,
cioè (1 -e 256*8), La stessa operazione
sui registri 45-46 vi darà l'indirizzo a cui
termina il programma Basic.
Valore del byte • Il valore del byte
sotto il puntatore viene visualizzato pre-
mendo [f3|.
Numero del registro - Il numero del
registro sotto il puntatore viene visualiz-
zato premendo [f5].
Esadecimali - Tutti i valori (indirizzo,
byte, registro) verranno visualizzati in
forma esadecimale anziché decimale,
premendo i rispettivi tasti shiftati (cioè
|f2j, [f4], e |f6) rispettivamente).
Modifica dei valori in memoria - Se si
preme un carattere stampabile, even-
tualmente preceduto da «rvs-on» o
«rvs-off» se necessario, il codice-scher-
mo dello stesso viene trasferito nel
registro che si trova in quel momento
sotto il puntatore. Se si tratta di una
pagina di ROM, il valore verrà trasferito
nella RAM sottostante. Esempio: spo-
statevi alla pagina 8 dove inizia il pro-
gramma Basic, e modificate alcuni byte,
li programma verrà effettivamente mo-
dificato, come potrete verificare con un
ritorno a! modo diretto e successivo
LIST (v. dopo).
Uscita dalla routine [P0K| - Premendo
il tasto RETURN viene disattivata la sola
routine [POK|, e cancellato lo schermo:
la routine [PIK] è sempre attiva, e conti-
nua a visualizzare la pagina di memoria
in tempo reale. Riportate il cursore in
vista, e provate a dare delle istruzioni
Basic per vederne l'effetto sui vari regi-
stri di memoria visualizzati da [PIK|. Allo
stesso modo potete vedere Come ven-
gono gestite le variabili, le stringhe, le
matrici ecc.
Uscita completa dalla routine [PIK-
POKI - Premendo SHIFTRETURN anzi-
ché RETURN, entrambe le routine [PIK]
-t-[POK] vengono disattivate, lo scher-
mo SI cancella, e i timer del CIA2 ven-
gono fermati e resettati.
Una volta tornati in modo diretto si
può dare il NEW della parte Basic del
programma e scrivere o caricare da un
supporto magnetico un altro program-
ma (in quest'ultimo caso, come detto, è
necessario resettare i timer con S'TS
836). [PIKPOK) può essere riattivato in
qualunque momento con i seguenti co-
mandi:
se [PIK) è disattivato:
SYS 830. riattiva |PIK| a pagina zero; pub
essere seguito da POKE 828, N (N=-255)
che cambia il numero N della pagina visualiz-
SYS 945, N; attiva [PIK|-f[POK] a pagina N
se [PIK] è attivato:
SYS 954: attiva [POKI senza cambiare il
nunnero della pagina. Notate che i numeri
visualizzati da (POK| compaiono ora nell'an-
golo in basso a sinistra.
SYS 945, N. attiva (POKI a pagina N.
SYS 636: disattiva [PIK], resella i timer del
CIA2 e cancella lo schermo.
Modifiche del sisteme operativo
(Interpreter + Kernal)
Le pagine 160-191 ($AOOO-$BFFF) e
224-255 (SEOOO-SFFFF) contengono, ri-
spettivamente, rinterpreter e il Kernal
del sistema operativo. Essendo in
ROM, possono essere tette da [PIK] ma
MCmicrocomputer n. 96- maggio 1990
275
SOFTWARE
C-64
ad esempio conoscere il contenuto del
byte N, prima di premere F3 dobbiamo
posizionarci sul byte N-1.
im
s
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276
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
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MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
SOFTWARE
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2S§?Sgg^S§SS?g^?§gS§3SS§S^S§gSS^S§SS^S§SSSSS3SS^^
278
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1990
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Elenco del software disponibile
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Per ovviare alle difficoltà incontrate da molti lettori nella digitazione dei
listati pubblicati nelle varie rubriche di software sulla rivista.
MCmicrocomputer mette a disposizione i programmi più signif fativi
direttamente su supporto magnetico. Riepiloghiamo qui sotto i programmi
disponibili per le varie macchine, ricordando che i titoli non sono previsti per
computer diversi da quelli indicati. Il numero della rivista su cui viene
descritto ciascun programma è riportato neU'apposiia colonna: consigliamo
gli interessati di procurarsi i relativi numeri arretrati, eventualmente
rivolgendosi al nostro Servizio Arretrati utilizzando il tagliando pubblicalo in
fondo alla rivista.
MCmicrocomputer n. 96 - maggio 1 990
279
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I prezzi riportati nella Guidacomputer sono comunicati
dai distributori dei vari prodotti e si riferiscono alla
vendita di singoli pezzi all'utente finale. Sui prezzi indicati
possono esserci variazioni dipendenti dal singolo
distributore. Peracquìsto OEM e comunque vendite
muitiple sono generalmente previsti sconti quantità. I
dati sono aggiornati a circa 20-30giornì prima della data
di uscita In edicola delia rivista. MCmicrocomputer non si
assume responsabilità pereventuali errori o variazioni.
Tutti i prezzi sono IVA esclusa.
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SHR-5200/161M-M - come SHR-520(V041 con HD 160M 10990000
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SHR.|12SA)71M-M - 80386 2SMH;. RAM 2M. FD 1 2M HD 70M mon 14'
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SHR-1125/I61M-M - come SHR-I12SAI7I con HO 160M 13190000
SHR-1125/341M-M • come SHR-1125AJ71 con HO 340M 15290 000
SHMlSariOIM-M - 80386 33MHt. RAM 2M. FD 1 2M HD 100M mon 14"
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Chtoma 335 - Scheda geniock pei Aichimedes
Chioma 345 - Scheda geniock per Atchimedes
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948000
1 610 000
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Glypoit 40/41 - 80C286 12MHz. 5401< FD 1 44M HO 40M display LCD
Olypoit 80/41 - 80C386 16 MHz 2M FD 1 44M HD 40M display LCD
1.590 000
2410000
5210000
7 010 000
9460 DOO
9660000
12260 000
13 560 000
18060000
3600 000
4900000
6900 000
6500 000
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ex 24 - Scheda MVGA 16 bit per AT/366 iis 600 x600 220000
ex 220 ' Scheda MVGA 16 bit pe' AT/AT ris 640 x 480 330000
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MB 18 ' Nuova scheda Baby 3S8-i- 25 MHz 1 700000
MB 20 - Super schei& 366+ CACHE MEM 32K 2 400 000
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MP4200-51 - Come MP41DD con menzione carta elettroslalua
MP43O0-51 - Conte MP4100 Con buNer 40K
MP4400-51 - Come MP4300-51 con drive per FO 1 2M
FP6302-51 - Plotler A3. 8 penne accelerazione IG. GPGL/HPGL RS232-C
Cenironics
FP6302R-51 ' Come FP6302'31 con adatlaloie per carta a rololp
FP6302T-51 • Come FP6302fi-5t con laglieina
FP7200-51 - Plotler A2. 8 penne/maliie. GPGL/ RS232-C Centronics
FP7100-51 - Come FP7200 formalo A1
FC2100-90-01 - Ptotter loglio singolo 200 x 864mm RS232-C
FC2200-90-51 - Plotler loglio plano 1200x920mm RS232-C
GP21Q2-01 - Pione a loglio mobile Al accelerazione 4 2G GPGL/HPGL
RS232-C Centronics
GP2002-51 - Come GP2102-01 formalo AO
GP1102-51 • Ploter loglio mobile Al, 8 penne acalerazione 5 6G GPGU
HPGL RS232-C Centronics
GP1I02R-51 - Come GP1102-S1 con adabalore per caria a rotolo
GP1002-51 - Pioiie loglio mobile AO. B penne acceteazione 5 6G GPGL/
HPGL RS232-C Centronics
GPl00^-5t - Come GP10O2-51 con adatlaloie pe cada a rotolo
KD3200 • DigiQlizzalote 297mtTu210mm, RS232-C
KD3300 - Digitalizzatole 305mmi305mm. RS232-C
XD3800 - Digitalizzatore 38imm«381mm. RS232-C
KD4300 - Oigitaiizzalore 380mmi26Gmm RS232-C
KD4600 - Digitalizzatore 460mm<310mm. RS232-C
KL4300 • Digitalizzatore 380mmx260mm. RS232-C
XC3300 - Digitalizzatore 30Smnu305mm. RS232-C
KC5500 - Digitalizzatore 506mnuS08mm. RS232-C
CD1650 - Monitor a colorì 15’ 1024i800 punti
CD1660 - Monitor a ctXon 15' I260>I024 punii
C02(S0 ' Monitor a ciXan 19* 1024i600 punti
CD2060 Monitor a cdon 19- 1280x1024 punii
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Tilan 2102 - come mod 2001 con RAM IM e HD 20M
Tiian 2202 • come mod 2001 con RAM 2M e HO 20M
Tilan 2404 - come mod 2001 con RAM 4M e HD 40M
TITMT 2001 - 80286 12/16 MHz, 512K FD 1 2M Mini Tower
riTMT 2102 - 80266 12/16 MHz, 1M, FD 1 2M HD 20M
TITMI 2202 • 80286 12/16 MHz. 2M FD 1 2M HD 40M
TIIMT 2404 - 80286 12/16 MHz. 4M. FD 1 2M HD 40M
Tilan 3202 - 60386 25/33 MHz, 2M FD 1 2M HD 20M
Titan 3404 - 80386 25i33 MHz. 4M. FD 1 2M HD 40M
TIQn 3804 - 80386 25/33 MHz. 6M. FD 1 2M HD 40M
Titan 5102 - B0386 2Sm MHz IM. FD 1 2M HD 20M Tower Case
Titan 5202 - 80386 25/33 MHz, 2M FD 1 2M HD 20M Towe Case
Titan 5404 - 60386 25/33 MHz. 4M FD 1 2M HO 40M Tower Case
Tilan 5804 - B0366 25/33 MHz 6M FD T 2M HD 40M Tower Case
MON R14 Monitor 14" monocromaltco
MON MS - Monitor 14" colore
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ogni annuncio (lunghezza massima; spazio sul retro di questo modulo). Non si accettano prenotazioni per più numeri,
né per più di un annuncio sullo stesso numero.
RICHIESTA ARRETRATI 96
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□ allego assegno di eie intestato a Technimedia s r I.
□ ho effettuato il versamento sul eie postale n, 14414007 intestato a Technimedia s.rl. Via C. Perder n 9
00157 Roma
□ ho inviato la somma a mezzo vaglia postale intestato a: Technimedia s.r.l. Via C. Perner n 9-00157 Roma
N.B.: non si effettuano spedizioni contrassegno
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Cognome e Nome
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(firma)
□ Nuovo abbonamento a 12 numeri
Decorrenza dal n
Prov.
□ Rinnovo
Abbonamento n, .
96
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□ L. 66.500 con dono 2 minifloppy Dysan 3,5"
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Scelgo la seguente forma di pagamento:
□ allego assegno di c/c intestato a Technimedia s.r.l
D ho effettuato il versamento sul c/c postale n. 14414007 intestato a : Technimedia s.r.l. Via C. Perner, 9
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□ ho inviato la somma a mezzo vaglia postale intestato a: Technimedia s.r.l Via C. Perner n. 9 - 00157 Roma
MCmìcrocomputer n. 96 - maggio 1990
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Testo dell'annuncio (max circa 350 caratteri)
MC 96
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speculativo e gli annunci Microtrade mancarli dell’importo saranno cesiinali sema che se data alcuna spectiica comunicarione
agli autori Per gli annunci rotativi a Microirade. MCmicrocomoufer si riserva il diruto di respingere, a suo insindacatJi/e giudizio e
seria spiegaiiani. qualsasi annuncio dietro semplice reshtuiione della somma inviala In particolare saranno respinte le ofierte
di vendila di copie palesomenle canlralfatle di soflware di produiione commerciale.
Per motivi pratlei. si prega di non lasciare comunìcaaioni a chiedere informaiioni Itelefoniche o scritte! ngoardanti gli
annunci inviati.
Scrivere a macchina. Per esigenze operative, gli annunci non chiaramente leggibili saranno cestinati.
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